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    Predefinito Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    La padania 9.12.2010
    Difendiamo i simboli del nostro Natale
    dal cinico laicismo consumista
    EMANUELE POZZOLO
    L’8 dicembre è il giorno in cui le famiglie padane, di solito,
    incominciano a respirare davvero l’aria natalizia: nelle strade
    delle nostre città è già da qualche settimana che luci e festoni
    la fanno da padroni, così come nelle vetrine di tutti i negozi
    luccicano addobbi gioiosi che richiamano il Natale.
    È tradizione che, il pomeriggio del giorno dedicato
    all’Immacolata Concezione, nelle case dei cristiani
    si incominci a preparare l’albero e si predisponga
    con cura il presepe: grandi e piccini, insieme, esibiscono
    nelle loro famiglie quei simboli antichissimi che, da sempre,
    costituiscono la descrizione più semplice di quella grande festa
    che è il Natale.
    Da secoli e secoli, infatti, nella nostra Europa figlia del Cristianesimo,
    fondato nelle nostre terre anche su apporti celtici e germanici, il tempo
    che precede il giorno del Santo Natale è un tempo speciale.
    Il 25 dicembre è il giorno in cui la Cristianità ricorda la nascita terrena
    di Gesù, figlio di Dio e seconda Persona della Trinità, nato in una capanna
    di Betlemme: in attesa di quel giorno, ogni anno, la Chiesa cattolica
    ha insegnato ai cristiani a prepararsi al meglio per accogliere Cristo
    che nasce. Ed è così che si sono creati, nei meandri della storia,
    dei simboli, dei riti, della musica e delle tradizioni indissolubilmente
    legate al Natale cristiano.
    Nel periodo che precede il Natale le famiglie sono chiamate ritrovare
    quello spirito di bellezza, unità e armonia vera che talvolta si perde
    nelle pieghe del calendario.
    È un tempo fuori dal tempo, quello natalizio: troppo spesso lo splendore
    del Natale viene ucciso impietosamente dalla frenesia commerciale,
    dalla routine e dall’incapacità dei grandi di essere ancora un po’
    bambini. Proprio Gesù disse: «In verità vi dico: se non vi convertite
    e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto
    nel Regno dei cieli».
    Mettiamolo bene a mente: perché, spesso, i “grandi” sbriciolano
    tutto il clima profondo e autenticamente religioso che il Natale
    porta con sé.
    Laicizzando e sminuendo anche la festa più bella dell’anno
    non ci rendiamo conto che stiamo contribuendo a smantellare
    attivamente l’identità più profonda del nostro popolo.
    Il Natale, con il suo albero inghirlandato e con il suo presepe
    allestito, è una delle pietre d’angolo sulle quali la civiltà cristiana
    è nata, è cresciuta e si è sviluppata.
    Nelle nostre vene scorre il sangue dei nostri avi che, da secoli,
    festeggiavano il Natale come la data che ha cambiato
    il corso della storia.
    Noi, oggi, viviamo in un tempo di decadenza che sta travolgendo
    progressivamente tutto quello che fa parte della nostra identità
    tradizionale: la società moderna vorrebbe mettere la sordina
    anche alla festa del Santo Natale, un po’ per la malcelata
    insofferenza anti-religiosa dei laicisti nostrani e un po’
    per la prepotenza volgare degli islamici immigrati
    nelle nostre terre.
    Sta a noi mettere un freno alla decadenza, sta a noi restaurare
    la nostra società e sta a noi tenere accesa quella fiammella
    di fede e di speranza rappresentata dal Natale cristiano.
    La sopravvivenza di quell’immenso e stupendo bagaglio
    spirituale, culturale e artistico rappresentato dai simboli
    natalizi dipende dall’impegno che ognuno di noi è disposto
    a profondere per salvare la nostra identità.
    E non si tratta qui di gesti eroici, di sacrifici immani
    o di battaglie epiche: difendere il senso sacro e tradizionale
    del Natale cristiano è semplice, semplicissimo.
    Basta guardare gli occhi stupefatti di un bambino davanti
    ad un albero di Natale illuminato, basta leggere la felicità
    nello sguardo di un piccolo che guarda le statuette del presepe,
    basta respirare le note di un “Adeste Fideles” che risuona
    tra le navate delle nostre chiese.

    Difendiamo i nostri piccoli da chi vuole loro rubare la gioia
    del vero Natale.
    Difendiamoli, con le unghie e coi denti, i simboli del nostro
    Natale cristiano: non lasciamo che qualcuno disperda la fede
    e la tradizione del periodo che precede la nascita di Gesù.
    Dobbiamo trasmettere ai nostri figli il senso profondo e religioso
    del Natale: non nascondiamo la bellezza del 25 dicembre solo
    sotto cataste di fiocchi d’auguri e di regali.
    E iniziamo da subito a difendere quei simboli tanto cari,
    tanto antichi e tanto veri.
    Mettiamoci tranquilli a preparare il nostro albero
    e il nostro presepe: senza la finta spocchia dell’adulto
    vissuto che guarda con finto disprezzo il Natale.
    L’identità più profonda della nostra civiltà passa proprio
    dal presepe e dai valori che quelle statuette trasudano.
    Non abbandoniamo, tra la polvere degli scaffali della nostra
    soffitta, quelle belle statuette e quella capanna: perché
    tra quella polvere lasceremmo non solo il nostro passato,
    ma anche il nostro futuro.

    http://forum.politicainrete.net/foru...di-napoli.html


  2. #2
    sinn fein
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Nelle scuole primarie e negli asili della mia democraticissima buonista regione..le feste natalizie sono da tempo già state rinominate "feste d'inverno"..i presepi banditi o "messi alla porta"...panettoni e pandori sostituiti da cous cous e dolci al miele,in nome di quella bellissima aurea parola che in romagna "adorano" nelle loro sedi di partito;INTEGRAZIONE...solo il tempo purtroppo farà capire la loro tristissima miopia.Per ora solo LN..dice PRESENTE!!!:giagia:

  3. #3
    patriota progressista
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Il natale deriva dalla festa pagana del Sol Invictus in uso nell'antica Roma e il cristianesimo si è appropriato della festività pagana....


    SOL INVICTUS


    « È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei. »
    (Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 - XXVII-4)


    « Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la "vera" Natività doveva essere proclamata in quel giorno. »
    ( Jacob Bar-Salibi)
    Ultima modifica di Andre86; 12-12-10 alle 19:32
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

    (Silvio Berlusconi, 1994)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Andre86 Visualizza Messaggio
    Il natale deriva dalla festa pagana del Sol Invictus in uso nell'antica Roma e il cristianesimo si è appropriato della festività pagana....
    Il Natale è una festa integralmente cristiana, come si evince dal nome stesso, che fa appunto riferimento alla nascita di Cristo. Poiché però, a differenza ad esempio della Pasqua, non era possibile stabilire con precisione la data di tale nascita, la Chiesa scelse saggiamente il 25 dicembre: le antiche profezie bibliche infatti riconoscevano nel Cristo il Sole di Giustizia, come documenta la voce di Wikipedia dalla quale hai scopiazzato le due citazioni da te riportate….
    D’altronde come ben spiega Papa Pio XII



    la Chiesa "non disprezza o rigetta completamente il pensiero pagano, ma piuttosto, dopo averlo purificato da ogni scoria di errore, lo completa e lo perfeziona con la sapienza cristiana."
    Il culto del Sole, tra l’altro, implicitamente monoteistico, costituì un “ponte di passaggio” tra il politeismo ingenuo e la Verità cattolica.
    Il grande imperatore Costantino fu seguace del Sole Invitto, come suo padre Costanzo Cloro, e tale culto facilitò la sua conversione al Cristianesimo. Pare che Costantino, in un tempio situato in Francia avesse avuto modo di vedere…..un “sole delle Alpi”, in versione semplificata(con i raggi al posto dei petali) e che, in seguito, nella sua celebre “visione mistica” contemplò un Chrismon, cioè quel simbolo che identifica graficamente il Sole con Cristo, manifestando il compimento della parte migliore del paganesimo nel Cristianesimo.


    E’ significativo il fatto che pure nel tornacoro del Duomo di Milano è presente un Chrismon….
    Ultima modifica di carlomartello; 17-12-10 alle 03:05

  5. #5
    patriota progressista
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Il Natale è una festa integralmente cristiana, come si evince dal nome stesso, che fa appunto riferimento alla nascita di Cristo. Poiché però, a differenza ad esempio della Pasqua, non era possibile stabilire con precisione la data di tale nascita, la Chiesa scelse saggiamente il 25 dicembre: le antiche profezie bibliche infatti riconoscevano nel Cristo il Sole di Giustizia, come documenta la voce di Wikipedia dalla quale hai scopiazzato le due citazioni da te riportate….
    D’altronde come ben spiega Papa Pio XII



    la Chiesa "non disprezza o rigetta completamente il pensiero pagano, ma piuttosto, dopo averlo purificato da ogni scoria di errore, lo completa e lo perfeziona con la sapienza cristiana."
    Il culto del Sole, tra l’altro, implicitamente monoteistico, costituì un “ponte di passaggio” tra il politeismo ingenuo e la Verità cattolica.
    Il grande imperatore Costantino fu seguace del Sole Invitto, come suo padre Costanzo Cloro, e tale culto facilitò la sua conversione al Cristianesimo. Pare che Costantino, in un tempio situato in Francia avesse avuto modo di vedere…..un “sole delle Alpi”, in versione semplificata(con i raggi al posto dei petali) e che, in seguito, nella sua celebre “visione mistica” contemplò un Chrismon, cioè quel simbolo che identifica graficamente il Sole con Cristo, manifestando il compimento della parte migliore del paganesimo nel Cristianesimo.


    E’ significativo il fatto che pure nel tornacoro del Duomo di Milano è presente un Chrismon….
    Per fare un piccolo esempio la filosofa romana Ipazia fu lapidata ad Alessandria d'Egitto nel 415 dai fanatici cristiani, ecco un piccolo esempio come i cristiani si sono imposti sui pagani...


    http://it.wikipedia.org/wiki/Ipazia

    In questo clima, maturò l'omicidio di Ipazia, poiché, riferisce lo storico della Chiesa Socrate Scolastico, «s'incontrava alquanto di frequente con Oreste, l'invidia mise in giro una calunnia su di lei presso il popolo della chiesa, e cioè che fosse lei a non permettere che Oreste si riconciliasse con il vescovo».

    Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima: un gruppo di cristiani «dall'animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo».




    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Andre86 Visualizza Messaggio
    Per fare un piccolo esempio la filosofa romana Ipazia fu lapidata ad Alessandria d'Egitto nel 415 dai fanatici cristiani
    Cristiani fanatici....e soprattutto eretici!

    Ipazia
    Rino Cammilleri
    Poiché non pochi lettori mi avvisano dell'appello in circolazione
    circa un film su Ipazia, l'intellettuale pagana trucidata
    da un gruppo di cristiani verso il 415, ecco come andò la cosa.
    Ipazia non fu uccisa per ordine di s.Cirillo di Alessandria
    né per motivi religiosi, bensì politici. I linciatori erano alcuni
    eretici «parabolani», cristiani fanatici che avevano mutuato
    il nome dai gladiatori che affrontavano i leoni (prima che
    Teodosio abolisse tali spettacoli nel circo).
    Cirillo cercava di converirli ma a un certo punto scoppiò
    un dissidio politico tra lui e il prefetto di Alessandria, Oreste.
    Costui era sospettato di paganesimo e così i parabolani
    (cui si aggiunse qualche monaco fuori controllo) se la presero
    con Ipazia, che di Oreste era la favorita.
    Si aggiunga l'astio tutto egiziano per Bisanzio, di cui Oreste
    era rappresentante. Un astio che giocò il suo ruolo quando
    arrivarono gli arabi, i quali furono accolti in Egitto praticamente
    con gaudio per odio antibizantino (Costantinopoli aveva
    la mano pesante soprattutto con le tasse).
    Cirillo seppe del linciaggio a cose fatte.

    Avvenire
    Per il film della «martire» Ipazia scoppia la guerra alla censura
    che non c'è
    DI MARIO IANNACCONE
    Gli esperti di marketing la chiamano guerrilla marketing:
    suscitare interesse per un prodotto con mezzi poco convenzionali
    (provocazioni, polemiche, petizioni). Oggi, le Sturmtruppen
    che vigilano sul laicismo sono state arruolate nella difesa preventiva
    del film «Agorà», presunto caso di censura.
    Propongono petizioni perché il film, che racconta la morte
    della «martire della scienza» uccisa nel V secolo ad Alessandria
    d'Egitto, sia distribuito nelle sale italiane. «Sono passati 1600 anni
    e siamo ancora allo stesso punto», lamenta Odifreddi.
    I contratti di distribuzione non sono ancora stati firmati in Italia,
    piange l'Unità. Si sospetta, al solito, la longa manus
    del Vaticano (eppure la filosofa figura nella «Scuola d'Atene»
    di Raffaello...).
    Dovrebbero sapere, costoro, che alle pellicole europee
    non si applicano gli automatismi distributivi della strapotente
    cinematografia americana; esse vengono distribuite con cautela
    per il rischio di flop.
    Difatti «Agorà» è un film di produzione spagnola, drammone del
    regista attivista Amenábar, ben fotografato e sceneggiato come da manuale.
    Rovinato tuttavia con semplificazioni da propaganda di guerra che con la
    potenza delle immagini e la suggestione della luce brucia ogni
    chiaroscuro. La filosofa Ipazia, che guidò una scuola neoplatonica, è
    rappresentata giovane, intelligente e bellissima (in realtà era vicina ai 60
    anni..), quando i cristiani, ignoranti, strillano agitando pesanti Vangeli.
    Mentre i pagani hanno occhi limpidi, sono chiarovestiti, stringono papiri
    e parlano con voci flautate, i cristiani sfoggiano l'occhio fisso del
    fanatico, sono infagottati in panni neri e brandiscono spade e spiedi.
    L'Ipazia di Rachel Weisz, intelligente e tollerante, ha la statura
    di un'eroina e si contrappone a una folla che ricorda l'armata
    di Brancaleone da Norcia.
    Veniamo al punto.
    Nel film si afferma, senza concessioni al dubbio, che fu il patriarca
    Cirillo ad ordinare l'uccisione di Ipazia. Per intolleranza
    e invidia. In realtà l'inquieta Alessandria era teatro di frequenti
    violenze reciproche fra cristiani ed ebrei; di dispute fra cattolici,
    nestoriani e ariani e gruppi pagani e gnostici.
    Su tali complessità Amenábar passa un colpo di spugna.
    Nel 415 la filosofa s'inimicò la fazione dei «parabalanoi»,
    un gruppo di fanatici eretici che Cirillo cercava di riportare
    all'ortodossia; alla prima occasione costoro linciarono la donna.
    Molti anni dopo due nemici di Cirillo, il nestoriano Socrate
    Scolastico e l'ariano Filostorgio, accusarono il patriarca d'aver
    pianificato l'omicidio. Paradossalmente, questo film «difeso»
    da un piccolo esercito di giacobini, opera semplificazioni
    che ripugnano alla scienza (storica).
    Un'occasione perduta.

    --------------------------------------------
    Da notarsi che sulla morte di Ipazia fu aperta una inchiesta da parte delle autorità imperiali, la quale escluse ogni responsabilità di Cirillo.
    Naturalmente gli ammaliati dalla figura di Ipazia sostengono che fu tutto un gran complotto, che i funzionari imperiali furono corrotti, che l'Impero temeva l'anziana filosofessa, eccetera, eccetera, eccetera...
    Poi mi spiegherai cosa c'entra tutto questo con la tua cretinata secondo cui "Il natale deriva dalla festa pagana del Sol Invictus".

  7. #7
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Cristiani fanatici....e soprattutto eretici!

    Ipazia
    Rino Cammilleri
    Poiché non pochi lettori mi avvisano dell'appello in circolazione
    circa un film su Ipazia, l'intellettuale pagana trucidata
    da un gruppo di cristiani verso il 415, ecco come andò la cosa.
    Ipazia non fu uccisa per ordine di s.Cirillo di Alessandria
    né per motivi religiosi, bensì politici. I linciatori erano alcuni
    eretici «parabolani», cristiani fanatici che avevano mutuato
    il nome dai gladiatori che affrontavano i leoni (prima che
    Teodosio abolisse tali spettacoli nel circo).
    Cirillo cercava di converirli ma a un certo punto scoppiò
    un dissidio politico tra lui e il prefetto di Alessandria, Oreste.
    Costui era sospettato di paganesimo e così i parabolani
    (cui si aggiunse qualche monaco fuori controllo) se la presero
    con Ipazia, che di Oreste era la favorita.
    Si aggiunga l'astio tutto egiziano per Bisanzio, di cui Oreste
    era rappresentante. Un astio che giocò il suo ruolo quando
    arrivarono gli arabi, i quali furono accolti in Egitto praticamente
    con gaudio per odio antibizantino (Costantinopoli aveva
    la mano pesante soprattutto con le tasse).
    Cirillo seppe del linciaggio a cose fatte.

    Avvenire
    Per il film della «martire» Ipazia scoppia la guerra alla censura
    che non c'è
    DI MARIO IANNACCONE
    Gli esperti di marketing la chiamano guerrilla marketing:
    suscitare interesse per un prodotto con mezzi poco convenzionali
    (provocazioni, polemiche, petizioni). Oggi, le Sturmtruppen
    che vigilano sul laicismo sono state arruolate nella difesa preventiva
    del film «Agorà», presunto caso di censura.
    Propongono petizioni perché il film, che racconta la morte
    della «martire della scienza» uccisa nel V secolo ad Alessandria
    d'Egitto, sia distribuito nelle sale italiane. «Sono passati 1600 anni
    e siamo ancora allo stesso punto», lamenta Odifreddi.
    I contratti di distribuzione non sono ancora stati firmati in Italia,
    piange l'Unità. Si sospetta, al solito, la longa manus
    del Vaticano (eppure la filosofa figura nella «Scuola d'Atene»
    di Raffaello...).
    Dovrebbero sapere, costoro, che alle pellicole europee
    non si applicano gli automatismi distributivi della strapotente
    cinematografia americana; esse vengono distribuite con cautela
    per il rischio di flop.
    Difatti «Agorà» è un film di produzione spagnola, drammone del
    regista attivista Amenábar, ben fotografato e sceneggiato come da manuale.
    Rovinato tuttavia con semplificazioni da propaganda di guerra che con la
    potenza delle immagini e la suggestione della luce brucia ogni
    chiaroscuro. La filosofa Ipazia, che guidò una scuola neoplatonica, è
    rappresentata giovane, intelligente e bellissima (in realtà era vicina ai 60
    anni..), quando i cristiani, ignoranti, strillano agitando pesanti Vangeli.
    Mentre i pagani hanno occhi limpidi, sono chiarovestiti, stringono papiri
    e parlano con voci flautate, i cristiani sfoggiano l'occhio fisso del
    fanatico, sono infagottati in panni neri e brandiscono spade e spiedi.
    L'Ipazia di Rachel Weisz, intelligente e tollerante, ha la statura
    di un'eroina e si contrappone a una folla che ricorda l'armata
    di Brancaleone da Norcia.
    Veniamo al punto.
    Nel film si afferma, senza concessioni al dubbio, che fu il patriarca
    Cirillo ad ordinare l'uccisione di Ipazia. Per intolleranza
    e invidia. In realtà l'inquieta Alessandria era teatro di frequenti
    violenze reciproche fra cristiani ed ebrei; di dispute fra cattolici,
    nestoriani e ariani e gruppi pagani e gnostici.
    Su tali complessità Amenábar passa un colpo di spugna.
    Nel 415 la filosofa s'inimicò la fazione dei «parabalanoi»,
    un gruppo di fanatici eretici che Cirillo cercava di riportare
    all'ortodossia; alla prima occasione costoro linciarono la donna.
    Molti anni dopo due nemici di Cirillo, il nestoriano Socrate
    Scolastico e l'ariano Filostorgio, accusarono il patriarca d'aver
    pianificato l'omicidio. Paradossalmente, questo film «difeso»
    da un piccolo esercito di giacobini, opera semplificazioni
    che ripugnano alla scienza (storica).
    Un'occasione perduta.

    --------------------------------------------
    Da notarsi che sulla morte di Ipazia fu aperta una inchiesta da parte delle autorità imperiali, la quale escluse ogni responsabilità di Cirillo.
    Naturalmente gli ammaliati dalla figura di Ipazia sostengono che fu tutto un gran complotto, che i funzionari imperiali furono corrotti, che l'Impero temeva l'anziana filosofessa, eccetera, eccetera, eccetera...
    Poi mi spiegherai cosa c'entra tutto questo con la tua cretinata secondo cui "Il natale deriva dalla festa pagana del Sol Invictus".

    Tutto fu insabbiato dai funzionari imperiali.... d'altronde era una solo una povera peccatrice pagana...
    IL BACICCIA E' BULICCIO

    Bossi, un disastro, una mente contorta e dissociata, un incidente della democrazia italiana, uno sfasciacarrozze con il quale non mi siederò mai più allo stesso tavolo.

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  8. #8
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Andre86 Visualizza Messaggio
    Tutto fu insabbiato dai funzionari imperiali....
    Ma certo....corri a dirlo a Dario Fo....ci imposterà sopra una bella farsa...

    d'altronde era una solo una povera peccatrice pagana...
    Oh.....quando hai ragione, hai ragione...

  9. #9
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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Formigoni fa asse con la Lega: "Giusto che abbia il vicesindaco"
    Il governatore firma lo sfratto a De Corato, La Russa corre in sua difesa.
    di Chiara Campo
    Formigoni sottoscrive l’avviso di sfratto a De Corato. La Lega due giorni fa ha promosso il Moratti bis a Palazzo Marino ma ha prenotato la poltrona del vicesindaco. E il governatore ieri ha dato per scontata la richiesta, spiazzando l’anima larussiana del Pdl. Ha definito non solo «giusto» ma «naturale» che «con una maggioranza fatta al momento di due partiti, uno esprime il numero uno, il candidato sindaco, l’altro il numero due». Poi «mi auguro che la coalizione possa allargarsi ulteriormente, ma le forze fondamentali saranno comunque Lega e Pdl». Il ministro Ignazio La Russa frena («certo, tanto Formigoni non è in Comune» ribatte) e corre in difesa di Riccardo De Corato, da 15 anni sulla poltrone di vice: «Non è ora di aprire questo fronte, ma la Lega sa che i ruoli non si assegnano ai partiti ma alle persone, e quando sarà il momento ne discuteremo». Sottinteso che il caso di De Corato prescinde dall’appartenenza al Pdl, ma anche sul nome di un eventuale lumbard andrà trovato l’accordo.
    La Moratti non si sbilancia: «Pensiamo a vincere, Milano avrà come sempre un ottimo vice». Ma ieri ha sfoderato una verve leghista in mezzo al popolo padano radunato al Castello per la presentazione di un libro sulle donne del partito («Leghiste», di Cristina Giudici).
    Al suo fianco, l’aspirante numero due, un Salvini che veste già panni più istituzionali, in gessato blu. Ma l’orecchino, «non lo tolgo neanche se divento vice» scherza (ma non troppo).
    «Matteo è il nostro battagliero consigliere comunale - esordisce il sindaco - ci sprona ad essere attenti a ciò che succede in città, è un aiuto prezioso per chi amministra e vuole il bene di Milano». Aprirebbe le porte della giunta a una leghista («le donne del Carroccio sono legate alla tradizione, alle piccole cose, ma capaci anche di innovare») e ne porta ad esempio una su tutte, la «moglie del Capo», lady Bossi «una grande donna impegnata per la scuole e la famiglia».
    Anche Salvini «flirta» con il sindaco, «non è ancora della Lega, ma del domani non c’è certezza» e torna a bomba sul caso De Corato: «Sta facendo molto bene il suo lavoro, non è una questione personale o di partito, ma probabilmente c’è qualcuno che può farlo altrettanto bene, se non meglio….».
    Formigoni fa asse con la Lega: "Giusto che abbia il vicesindaco" - Milano - ilGiornale.it del 13-12-2010


    I presepi delle parrocchie in Duomo accanto a quello dei cappuccini
    di Redazione
    Un presepe lungo nove metri, quello dei Frati cappuccini di Genova che troverà casa in piazza Duomo per il Natale. Il sindaco Letizia Moratti ha promosso l’iniziativa per portare, oltre all’albero, il presepe nella piazza centrale della città. I Frati cappuccini hanno apprezzato la proposta e si sono da subito detti disponibili a donare il loro presepe per Milano.
    Ma quello dei frati genovesi non sarà l’unico presepe presente nel centro di Milano. Il Comune, infatti, sta valutando la collocazione di altri presepi, di comunità religiose milanesi, da esporre in piazza Duomo o nelle vie e piazze adiacenti alla piazza centrale. «Il lavoro svolto per il rilancio del Presepe - ha detto l’assessore all’Identità del Comune, Alessandro Morelli - porta quest’anno all’unione di società civile, attori della comunicazione e Comune per la realizzazione di un grande sogno: il ritorno di un classico che inoltre a dicembre si affiancherà al modernissimo Museo del ’900 rappresentando al meglio Milano».
    I presepi delle parrocchie in Duomo accanto a quello dei cappuccini - Milano - ilGiornale.it del 28-11-2010

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    Predefinito Rif: Difendiamo il Natale dal laicismo, dal consumismo e dall'islamismo

    Citazione Originariamente Scritto da Andre86 Visualizza Messaggio
    Il Giornale, Libero e La Padania non vanno manco bene come carta igienica (mi trattengo non voglio diventare volgare)
    Non trattenerti!
    Fatti conoscere per quello che sei!

 

 
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