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  1. #1
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Belgio: getta la spugna anche Lanotte, la crisi di governo europea più lunga

    Crisi in Belgio: getta la spugna il mediatore Lanotte



    Un'altra resa nella lunga crisi politica in Belgio. Johan Vande Lanotte rimette al re Alberto II il mandato di mediatore nella ripresa dei negoziati tra fiamminghi e valloni.

    Il Belgio è privo di governo da 207 giorni e si rafforza così l'ipotesi di nuove elezioni anticipate. Il re si è riservato di dare una risposta alla decisione di Lanotte lunedì. Una decisione presa dopo che due partiti fiamminghi, l'NVA di Bart de Wever, vincitore delle elezioni di giugno, e i cristiano-democratici hanno respinto il piano proposto dal mediatore.


    6 gennaio 2011
    Ultima modifica di Bèrghem; 08-01-11 alle 01:59
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Belgio: getta la spugna anche Lanotte, la crisi di governo europea più lunga

    «Il Belgio è uno stato fallito»

    «Il Belgio è uno stato fallito e non ha nessun futuro», ha detto il leader separatista fiammingo De Wever. A sei mesi dalle elezioni il paese sta ancora cercando di formare un governo



    «Il Belgio è uno stato fallito» | Mondo | Il Post

    «Il Belgio è uno stato fallito e non ha più nessun futuro». Il leader degli autonomisti fiamminghi Bart de Wever ha commentato così ieri la situazione politica del proprio paese, a sei mesi esatti dalle ultime elezioni, in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel che ha scatenato polemiche e accuse nello sfiancato dibattito politico belga.

    Dalle elezioni anticipate dello scorso 13 giugno, il Belgio è ancora senza un governo. Ci sono già stati quattro tentativi falliti e da oltre un mese l’incarico esplorativo è nelle mani dell’ex presidente del partito socialista fiammingo e ed ex vice primo ministro Johan Vande Lanotte, che a fine novembre aveva annunciato una proposta con cui sperava di mettere d’accordo tutti e scongiurare nuove minacce di secessione, ma che ancora non ci è riuscito. Le elezioni del 13 giugno avevano sancito la nota divisione del paese: a nord hanno vinto gli autonomisti fiamminghi di Bart de Wever, a sud i socialisti francofoni di Elio Di Rupo. E l’ipotesi della divisione del Belgio, invocata molto spesso dai fiamminghi durante la campagna elettorale, aveva di nuovo acquistato concretezza.

    Nell’intervista allo Spiegel, De Wever ha anche definito il Belgio «il malato d’Europa», citando un’espressione che era stata adottata per la prima volta nel diciannovesimo secolo in riferimento alla crisi dell’Impero Ottomano – attribuita allo zar Nicola I di Russia – e che è diventata di uso comune per indicare un paese in grosse difficoltà economiche (negli ultimi anni l’Economist l’aveva usata anche per una copertina sull’Italia). Il leader fiammingo ha spiegato infatti che il paese non può più permettersi di versare così tanti soldi nelle casse della Vallonia e ha paragonato la dipendenza economica della regione meridionale a una dipendenza da droga: «Questi soldi non possono essere versati come un’iniezione di droga a un tossicodipendente». Poi se l’è presa anche con il re del Belgio, Alberto II, accusandolo di essere alleato con i valloni.

    Le dichiarazioni di De Wever hanno riacceso la discussione politica, ormai abituata a convivere con la mancanza di una stabilità politica, e spinto diversi leader valloni a chiedere che si cerchino i numeri per creare una maggioranza che lo escluda, ipotesi però che appare poco praticabile. Il leader del partito socialista francofono Elio di Rupo ha definito le dichiarazioni di De Wever «provocazioni» a cui non ha nessuna intenzione di rispondere, aggiungendo che il suo partito continuerà a lavorare per trovare un accordo politico. «Il partito di De Wever cerca soltanto una scusa per distruggere lo stato federale e creare una Repubblica delle Fiandre».

    L’incertezza politica degli ultimi mesi ha messo in difficoltà il paese anche a livello economico. Il capo della Banca Nazionale del Belgio, Guy Quaden, ha invitato i politici a formare al più presto un nuovo governo per rassicurare gli investitori e allontanare la crisi. «C’è bisogno di un governo velocemente e deve essere un governo stabile. È difficile da capire all’estero come un paese possa restare senza un governo per più di sei mesi e continuare a funzionare».

    La frattura tra fiamminghi e francofoni ha una lunga storia, che negli ultimi anni è stata fomentata soprattutto da questioni economiche. Quando il Belgio ottenne l’indipendenza dai Paesi Bassi nel 1830, la sua aristocrazia parlava francese e le regioni francofone del paese – ricche di ferro e carbone – disprezzavano il nord fiammingo, la cui economia si reggeva prevalentemente sull’agricoltura. Oggi però la parte francese del Belgio – che ha circa quattro milioni di abitanti – è più povera, mentre le Fiandre – con una popolazione di circa sei milioni di abitanti – hanno sviluppato un’economia più varia e più ricca che non sentono valorizzata a sufficienza.

    Per questo molti fiamminghi si lamentano che le loro tasse vadano anche al sud. In alcune aree della Vallonia, il tasso di disoccupazione è quasi al 20%. Nonostante ciò, molti abitanti rifiutano un lavoro se si trova a più di 15 km da casa loro. Un atteggiamento che dà molto fastidio ai fiamminghi. Il Belgio è una federazione composta da tre regioni: le Fiandre al nord, la Vallonia francofona al sud e Bruxelles-capitale, ufficialmente bilingue (ma che nelle ipotesi di separazione i valloni rivendicano come propria). I francesi e i fiamminghi hanno partiti politici diversi, giornali diversi e canali televisivi diversi.

    14 dicembre 2010
    Ultima modifica di Bèrghem; 08-01-11 alle 02:03
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Belgio: getta la spugna anche Lanotte, la crisi di governo europea più lunga

    Sale il rischio default Belgio: domani il primato europeo per la crisi di governo più lunga

    http://www.finanzaonline.com/notizie...c?refresh_cens

    Domani il Belgio riuscirà finalmente a strappare un primato europeo detenuto dai vicini olandesi. Ma difficilmente l'evento sarà festeggiato con manifestazioni di piazza. Il record in questione è quello della più lunga crisi politica nella storia del Vecchio Continente. Domani saranno passati 209 giorni dalle elezioni del 13 giugno scorso. Il precedente limite di 208 giorni apparteneva dal 1977 all'Olanda. Ma il Belgio, diviso su questioni linguistiche, fiscali e di riforma dello Stato federale tra fiamminghi e valloni, sprofondato in una crisi politica della quale non si vede soluzione all'orizzonte, può anche puntare al record mondiale togliendolo all'Iraq.

    Se il 30 marzo non avrà un nuovo governo, i giorni di crisi saranno 290, battendo i 289 che nel 2009 furono necessari per formare un governo a Baghdad. Il governo federale guidato dal cristiano-democratico Yves Leterme, che presentò al re le dimissioni il 26 aprile scorso, è rimasto in carica dopo le politiche ed ha anche gestito l'intero semestre di presidenza belga della Unione europea. E adesso che sono passati 200 giorni c'è chi osserva che potrebbero non essere abbastanza perchè la crisi politica del Belgio anzichè vedere una via d'uscita è diventata sempre più profonda in questi ultimi giorni quando è stata respinta la nota di compromesso presentata dal mediatore incaricato dal re Alberto II, il socialista fiammingo Johan Vande Lanotte, dai due principali partiti delle Fiandre, la N-va di Bart De Wever e i cristianodemocratici del premier dimissionario Leterme.

    Secondo i due partiti, la nota così come è, è "insufficiente" e deve essere migliorata prima di potere riprendere i negoziati tra tutte le forze politiche. L'ultima parola spetta al re, che dovrà decidere se far proseguire la missione sempre più difficile di Vande Lanotte o se affidarsi ad altre soluzioni. Quel che è certo è che il Belgio è guardato a vista dai falchi tiratori di Standard and Poor's che a metà dicembre hanno abbassato a negativo da stabile l'outlook sul merito di credito del Paese, minacciando di tagliare il rating nei prossimi sei mesi, se persisterà l'incapacità di formare un nuovo governo. Una prolungata incertezza politica, secondo questi analisti, potrebbe nuocere alla reputazione di solvibilità del Paese e mettere in dubbio la capacità del governo di mantenere l'impegno di ridurre il deficit al 4,1% del Pil nel 2011.

    Mentre aumentano i timori che il Portogallo e forse la Spagna possano chiedere aiuti finanziari dopo la Grecia e l'Irlanda, gli investitori hanno iniziato a chiedersi se anche il Belgio possa diventare uno dei prossimi anelli deboli nell'Unione Monetaria Europea. Come osservato recentemente dal New York Times, il Belgio ha una lunga storia di debito e problemi politici che hanno contribuito a rallentamenti economici in passato. Ma nessuno sembrava averci prestato attenzione durante l'attuale crisi fino a quando gli investitori hanno trasferito i timori sul debito su altri paesi e hanno portato i costi di finanziamento in Belgio vicino ai record.

    Oggi è volato a nuovi record il rischio di insolvenza dell'Irlanda e anche del Belgio. I cds sul debito irlandese hanno raggiunto i 646 punti, mentre quelli sul Belgio i 249 punti. In una giornata dominata dal nervosismo, si sono mossi in rialzo anche i cds su Spagna, Italia e Grecia, rispettivamente a 355 punti, 252 e 1.034 punti. Saliti anche i cds sul Portogallo arrivati a 534 punti contro i 504 di ieri."La situazione politica del Belgio ha sicuramente avuto un impatto significativo sugli spread e sulle aspettative di mercato, anche perchè dal punto di vista fiscale il 2010 non è stato entusiasmante per il paese", riconosce Luca Jellinek, che guida le strategie sul mercato monetario di Credit Agricole.

    "Difficile stimare al momento quanto questo possa pesare sul futuro, anche perchè gli sviluppi politici si presentano solitamente come opachi". Per un economista che preferisce mantenere l'anonimato "sicuramente la situazione si è aggravata, gli squilibri sono già in atto da 6, 7 mesi. Ma ciò che preoccupa di più - sottolinea - è che tale crisi si è inserita in un contesto in cui i mercati sono ipersensibili e tendono a valorizzare gli tutti eventi, anche se poco significativi".

    Finanzaonline.com - 07/01/2011
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
    Carolingio
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    Predefinito Rif: Belgio: getta la spugna anche Lanotte, la crisi di governo europea più lunga

    tanto peggio tanto meglio. Affanculo l'europa, viva la secessione.
    Sono Cristiano, Bianco, Etero, Insubre, Favorevole al porto d'armi. Domande?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Belgio: getta la spugna anche Lanotte, la crisi di governo europea più lunga

    Belgio senza governo da 249 giorni. È record mondiale, superato l'Iraq

    http://www3.lastampa.it/esteri/sezio...o/lstp/389453/

    BRUXELLES - Primo record del mondo per il Belgio senza accordo di governo da 249 giorni, che ha strappato così il primato all’Iraq. E molto probabilmente a fine marzo Bruxelles supererà Baghdad anche per il record della più lunga formazione di un governo. All’Iraq, infatti, dopo avere trovato un’intesa politica di massima, nel 2009 ci vollero ulteriori 40 giorni prima di arrivare ad avere un vero e proprio governo.

    L'evento è stato celebrato con ironia da diverse associazioni in tutto il Belgio con una serie di manifestazioni intitolate "rivoluzione delle patatine fritte". Bruxelles si dibatte nella crisi politica più nera dalle ultime elezioni tenutesi lo scorso 13 giugno, dopo che la caduta del secondo governo del cristianodemocratico Yves Leterme a causa delle tensioni tra la comunità fiamminga e quella francofona aveva reso necessaria una consultazione elettorale anticipata.

    Ma dalle urne ne è uscito un paese ancora più diviso, con i socialisti guidati dal vallone di origine italiana Elio Di Rupo in testa nel Sud del paese, e i separatisti della N-va del fiammingo Bart De Wever nel Nord. Dalla scorsa estate i due si sono succeduti a più riprese alla testa dei negoziati per cercare di trovare un’intesa sui dossier politici più controversi, ovvero la riforma dello stato, della legge di finanziamento e dello statuto di Bruxelles, ma tutti i tentativi sono falliti. Il re Alberto II ha poi passato la palla a un socialista fiammingo, Johann Vande Lanotte, che per tutto l’autunno ha cercato di lavorare a un compromesso tra i sette principali partiti usciti vincitori dalle elezioni di giugno. Senza risultato.

    Ora da due settimane è al lavoro il ministro delle finanze Didier Reynders, della famiglia liberale, finora esclusa dai negoziati, che dovrà fare un nuovo rapporto al sovrano il primo marzo. Il Belgio, senza un esecutivo da 249 giorni, ha anche gestito l’intera presidenza semestrale di turno dell’Ue, da giugno a dicembre 2010, con un governo in affari correnti. L’incertezza politica, accoppiata al terzo debito pubblico più elevato dell’Ue (pari al 100% del pil), negli ultimi mesi ha poi creato tensioni sui mercato obbligatari facendo schizzare verso l’alto come mai prima lo spread tra i bond belgi e quelli tedeschi.
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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