Riflessioni sull'occupazione israeliana, l'autorità palestinese e il futuro del movimento nazionale
Lo scorso 3 ottobre il presidente palestinese di fatto (1), Mahmud Abbas, ha dichiarato che rifiuterà qualsiasi dialogo con Israele se non verrà ripristinato il congelamento della colonizzazione della Cisgiordania. Lo stesso giorno il capo di Stato Maggiore israeliano uscente, Gaby Ashkenazi, era “in visita” a Belen, dove si era riunito con i responsabili delle forze di sicurezza palestinesi. La coincidenza di entrambi i fatti apparentemente contraddittoria è il riflesso della discordanza ogni volta più evidente, da un lato, tra le gesta diplomatiche dirette a riattivare un “processo di pace” morto e sotterrato da molto tempo, e dall’altra parte la realtà su un territorio, la continuazione della politica espansionistica israeliana e l’integrazione, ogni volta più profonda, dell’Autorità Palestinese nel meccanismo dell’occupazione.
Qui cercherò di chiarire le grandi coordinate della situazione nei Territori Palestinesi, anche se non pretendo di essere esaustivo. Si tratta senza dubbio di tornare a collocare gli eventi attuali nel loro contesto e nella loro storicità, relazionando l’analisi delle forti tendenze e la realtà sul territorio, di sostituire le logiche attivate dalla parte palestinese concentrandosi sull’Autorità Palestinese di Ramala e nella sinistra. Quest’ultima, e specialmente l’FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), si installa effettivamente in un processo di revisione critica sugli anni di Oslo, cosciente del corso tragico seguito dalle forze derivanti dall’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).
Così, recentemente l’FPLP ha annunciato che avrebbe sospeso la sua partecipazione alle riunioni della direzione della OLP in segno di protesta contro la ripresa delle negoziazioni dirette da parte di Abbas. Non è la prima volta che l’FPLP prende una decisione simile, senza dubbio è significativo.
Non tanto su questa attualità quanto sul senso delle evoluzioni recenti e attuali è quello su cui desidero insistere, tornando in primo luogo alla pesante eredità dei 17 anni del “processo di pace”. Nel seguito cercherò di stabilire le specifiche della politica del Primo Ministro di fatto (2), Salam Fayyad, ed in seguito, finalmente discutere le dinamiche attuali in cui si muove il movimento nazionale palestinese “non islamico” (3). Mi ispiro qui ampliamente ad articoli precedenti, attualizzandoli e guardandoli in prospettiva.
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Riflessioni sull'occupazione israeliana, l'autorità palestinese e il futuro del movimento nazionale, Julien Salingue





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