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Discussione: Il vero " Terzo Polo "

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    Red face Il vero " Terzo Polo "

    Questi comunisti rincoglionisti non si rendono conto che il "padrone " Marchionne nel caso vinca il "no" al referendum di Mirafiori lui gongolerà e come già programmato sposterà il tutto a Detroit o Serbia . Ancora più rincoglioniti sono quegli operai che danno manforte alla Fiom , ormai nemica acerrima degli operai stessi , perchè li incita ad abbandonare il proprio posto di lavoro e mandare per fratte le loro famiglie . Una deficienza indifendibile ... roba da fargli una puntura lobotomizzante e renderli scemi per il resto della vita , questa è la fine che meritano di fare i deficienti

    Il vero Terzo Polo

    di Tonia Mastrobuoni

    Referendum. Dice l’ad: «Voglio cambiare il paese. Se vincono i no, brindiamo a Detroit». Camusso: «Da lui solo insulti». Anche Bersani si scalda: «Misuri le parole». Ma Renzi: «Sto con Fiat, dal segretario aria fritta». I democrat verso una direzione infuocata.
    Duro botta e risposta tra Susanna Camusso e Sergio Marchionne. La prima ha accusato l’ad di Fiat di «insultare ogni giorno il Paese»; quasi immediata la replica da Detroit: «Non si può confondere il cambiamento con un insulto all’Italia».
    a nel suo discorso di apertura all’assemblea delle Camere del Lavoro Camusso ha lanciato un nuovo appello alla Fiom perché accetti un’eventuale vittoria dei sì a Mirafiori. Secco il rifiuto di Maurizio Landini: «Bisogna far saltare l’accordo». Nelle stesse ore a Torino sono scoppiati due piccoli gialli che si sono risolti in poco tempo ma che danno conto dell’isteria che circonda ormai il Lingotto. Uno riguarda un’ipotesi di rinvio del referendum emersa durante una riunione del comitato elettorale; l’altro un falso allarme sull’uscita dello storico capo delle relazioni esterne della Fiat, Rebaudengo. In entrambi i casi c’è lo zampino della Fiom, nell’enfasi con cui è rimbalzata su agenzie e siti.
    Ad inaugurare la giornata è stata la lunga relazione del segretario generale della Cgil all’assemblea delle Camere del Lavoro, riunite per la seconda volta nella centenaria storia della confederazione. Un passaggio centrale è stato dedicato a Torino: «Se Fiat può affermare di avere un piano industriale nascosto è anche perché c’è un Governo che non fa il suo lavoro», ha scandito la Camusso, aggiungendo che l’esecutivo è «così tifoso che non ha il coraggio di vedere che quando l’amministratore delegato insulta ogni giorno il paese non offende solo i cittadini e il Paese ma anche in realtà dice della qualità di governare e delle risposte che vengono date» e che nel modo di vedere della leader sindacale sono «sbagliate».
    Camusso ha anche criticato la strategia di Marchionne di rivelare il piano industriale da 20 miliardi di euro annunciato la scorsa primavera “a puntate”, stabilimento per stabilimento. Per ora sono noti i 700 milioni per Pomigliano e il prossimo fine settimana sarà decisivo per capire se potrà essere stanziato il miliardo per Mirafiori, ma è evidente che l’amministratore delegato non ha alcuna intenzione di fornire dettagli - almeno, ancora - su dove verranno investiti i restanti 18 miliardi e 300 milioni. Per la leader Cgil saltano agli occhi «la debolezza industriale dell’azienda» e «il mistero che continua a circondare il piano Fabbrica Italia».
    Dal salone dell’auto di Detroit Marchionne ha fatto sapere che il modo di fare impresa in Italia «deve essere rinnovato» che il Lingotto si sta proponendo «di cambiare una serie di relazioni che storicamente hanno guidato il sistema italiano». Il riferimento evidente è alla clausola del contratto di Mirafiori che taglia fuori i sindacati che non firmano gli accordi - una lettura testualissima dello Statuto dei lavoratori ma che è sempre stata superata nei decenni da accordi tra le parti che hanno garantito meccanismi più democratici di rappresentanza. In questo senso, dunque, ha puntualizzato Marchionne, «sono assolutamente colpevole, stiamo cercando di cambiarlo, di aggiornarlo e di renderlo competitivo».
    Insomma, che «in questo si voglia vedere una mancanza di affetto verso il Paese», secondo l’ad del Lingotto, «è ingiustificato». È evidente che Marchionne deve aver capito che le affermazioni di lunedì sulla prospettiva di «tornare a festeggiare a Detroit» se al referendum dovesse vincere la Fiom, cioè i “no” erano state eccessive. Ieri ha ripetuto solo che «chi perde, anche per un solo voto, ci deve stare».
    Ma nel pomeriggio al botta e risposta Fiat-Cgil si è aggiunto quello che sembrava uno scoop, annunciato dalla viva voce di Landini all’assemblea delle Camere del Lavoro di Chianciano: Paolo Rebaudengo, capo delle relazioni esterne di Fiat si è dimesso. Commento del capo delle tute blu: «È possibile che al posto del responsabile delle relazioni sindacali arrivi qualche sceriffo». Invece, dopo qualche minuto l’azienda ha chiarito che siccome Fiat si è sdoppiata e Rebaudengo è tecnicamente in pensione dal primo gennaio, ora è capo delle relazioni esterne in veste di consulente e non più dipendente del Lingotto e non di una ma ben di due Fiat: Auto e Industrial. Landini può dormire sonni tranquilli.
    L’altro giallo ha riguardato la riunione del comitato elettorale per il referendum di domani e venerdì. Pare che i rappresentanti di Fim e Ugl abbiano chiesto un rinvio del voto a lunedì e martedì prossimo perché troppo a ridosso delle assemblee della Fiom. Una dichiarazione da Roma del segretario generale dei metalmeccanici Farina ha poi raddrizzato la linea del delegato locale, sostenendo che la consultazione è confermata per le date previste. Ma oggi è comunque prevista una nuova riunione del comitato che dovrà ratificare questa decisione formalmente.
    Un’ultima novità importante emersa ieri in serata è che i continui ultimatum di Marchionne hanno esasperato persino la Cisl. Per il segretario generale, Raffaele Bonanni l’ad di Fiat «farebbe bene a stare più zitto». Aggiungendo, ai microfoni del Tg3 che «però farebbero bene molti della classe dirigente italiana a raccontare fino in fondo cosa sta accadendo in un Paese come l’Italia che da cinque anni non ha investimenti. E senza investimenti non c’è lavoro».


    Il Riformista


    Ultima modifica di orpheus; 12-01-11 alle 15:12
    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

 

 

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