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Discussione: Slovenegria

  1. #1
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    Predefinito Slovenegria

    Slovenia, eletto il primo sindaco nero, “l’Obama di Pirano”

    Peter Bossman, un medico di 54 anni originario del Ghana, è d stato eletto il 24 ottobre alle elezioni comunali in Slovenia primo ”sindaco nero” in un Paese dell’Europa centrorientale. Bossman è diventato anche una vera e propria star nazionale, denominato ”l’Obama di Pirano” dalla stampa che oggi, 25 ottobre, gli dedica le prime pagine.

    Pirano è una cittadina sul litorale adriatico sloveno, che comprende anche Portorose, nota località turistica i cui casinò sono frequentati da migliaia di italiani. Bossman, candidato del partito del primo ministro Borut Pahor, i Democratici sociali (Sd, centro-sinistra), ha vinto con il 51,4 per cento, ovvero 3433 voti contro il sindaco uscente rappresentate di una formazione indipendente di profilo conservatore e nel secondo turno appoggiato dal centro-destra.

    ”Sono orgoglioso e felice”, ha dichiarato il neoeletto sindaco sottolineando che il colore della sua pelle non è mai stato un argomento nella campagna elettorale né nella sua carriera politica. ”Non c’è stata nessuna discriminazione razziale, la gente non vede il colore della mia pelle”, ha spiegato.

    Bossman ha raccontato che forse all’inizio, quando trent’anni fa era giunto in Slovenia, allora parte della Jugoslavia socialista del maresciallo Tito, a volte aveva la sensazione che ”le persone non volessero socializzare con gli immigrati africani, ma negli ultimi dieci, quindici anni non ho avuto nessun problema, la gente non mi vede come uno straniero, ma come il loro medico e una brava persona”.

    Bossman, dopo aver completato un primo livello di studi nel nativo Ghana, ha continuato dal 1977 gli studi di medicina in Jugoslavia, conosciuta per aver aperto i suoi apprezzati atenei a studenti dei Paesi non allineati. Ha fatto i primi passi in politica ancora da studente nel Ghana, impegnandosi in un’organizzazione di opposizione al regime militare del presidente Kwame Nkrumah. La sua intenzione era tornare in Africa, ma il destino ha voluto che a Lubiana conoscesse Karmen, una croata stabilitasi in Slovenia, che presto è diventata sua moglie con cui si è poi stabilito a Pirano, dove ha uno studio medico.

    A una carriera politica a livello nazionale ancora non pensa. ”Ho detto ai miei pazienti che ci rivediamo nello studio medico, non voglio abbandonare la mia prima attività”. La Slovenia, Paese di due milioni di abitanti in maggioranza cattolici, e membro dell’Ue dal 2004, non ha una immigrazione da Paesi africani e asiatici e vedere cittadini di pelle nera è rarissimo. Le minoranze etniche sono costituite da persone provenienti dalle ex repubbliche jugoslave, in primo luogo da bosniaci e kosovari, la cui integrazione nella società non è senza problemi.

    Slovenia, eletto il primo sindaco nero, “l’Obama di Pirano”
    Preferisco di no.

  2. #2
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    Una nazione che non esiste può solo fare ste troiate.



    (E non si vedono i confini tedeschi eh )
    Ultima modifica di Lucio Vero; 31-12-10 alle 19:26

  3. #3
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    Ma infatti la slomerda , dovrebbe essere rinominata su questo forum "l'entità slavista" .
    Preferisco di no.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    cominciano a sverginare anche l'est

  5. #5
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    Citazione Originariamente Scritto da Ungeheuer Visualizza Messaggio
    cominciano a sverginare anche l'est
    E' impossibile sverginare una troia :giagia:
    Non ti curar di lor, ma passa e sputa

  6. #6
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    Pirano, da nobile città italiana istro-veneta a città slovena governata da un africano.
    Che tristezza.

    Foto Peter, primo sindaco nero dell'Est Europa - 1 di 12 - Repubblica.it

  8. #8
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    da «Scelto il sindaco nero Un brutto segnale» Pahor diventa un caso

    «Scelto il sindaco nero Un brutto segnale» Pahor diventa un caso
    Lo scrittore replica alle accuse: io razzista? Figurarsi

    MILANO - «Qualche reazione, a dire la verità, me l' aspettavo. Ma non così dura. Credo che vi sia malafede nei miei confronti. Io razzista? Figurarsi. Basta esprimere un commento non allineato per meritarsi una simile etichetta?». Boris Pahor, 97 anni di lucidità, patriarca/scrittore triestino di lingua slovena, con un' intervista al quotidiano di Capodistria Primorske Novice (ripresa dal Piccolo) ha sollevato un gran polverone, tirandosi addosso numerose critiche. La sua colpa è quella di aver detto, in un contesto più ampio e argomentato, che «gli sloveni hanno poca coscienza nazionale perché, per esempio, a Pirano hanno scelto un sindaco nero. Scegliere uno straniero è un brutto segno». Pahor, di sicuro, non ce l' ha con Peter Bossman, nativo del Ghana, eletto, lo scorso ottobre, in una lista di centrosinistra. «È un bravo medico, un signore che rispetto. Se dovessi incontrarlo gli farei i miei complimenti - spiega -. Intendevo semplicemente far notare che gli sloveni, a vent' anni dal plebiscito per l' indipendenza della Slovenia, non si sono impegnati a far crescere una classe politica autoctona. Non mi sembra un bel segnale». Nell' intervista al Primorske Novice, lo scrittore, parlando dei vicini «non amici della Slovenia» - Austria e Italia - aveva detto, tra l' altro: «Guardate l' Italia, che vuole nuovamente italianizzare l' Istria. Ce la farà, poiché gli sloveni hanno poca coscienza nazionale». E ancora: «Abbiamo dato tanto per quel pezzo di terra e ora c' è un sindaco nero. Non ho nulla da obiettare sul fatto che sia di colore. Ma dal momento che hanno eletto un non sloveno, almeno avrebbero potuto eleggere un membro della comunità italiana che vive lì». Bossman ha subito replicato: «Mi sento sloveno nell' anima e per scelta». Ha reagito, poi, con forza, l' ex sindaco di Capodistria, Aurelio Juri. «Non è la prima volta che Pahor rilascia dichiarazioni improntate al nazionalismo e all' ostilità nei confronti dei vicini», osserva, alludendo all' appello dello scrittore contro l' arbitrato con la Croazia per risolvere il contenzioso sui confini. Poi, sottolinea: «Era, tuttavia, difficile immaginare che si sarebbe espresso anche in termini razzisti». E continua: «Bossman, pur nato in Ghana, non è uno straniero, ma un cittadino e un contribuente sloveno. L' Istria non può essere italianizzata perché è italiana da sempre, così come è slovena e croata». Ricorda, infine, che l' Istria slovena ha già avuto due sindaci «non sloveni»: egli stesso a Capodistria e Mario Gasparini a Isola. Boris Pahor, la cui «riabilitazione letteraria» è piuttosto recente, conosciuto soprattutto per le sue testimonianze sulle sofferenze della minoranza slovena a Trieste durante il Fascismo, pensa invece che i post-comunisti sloveni siano prigionieri della loro visione «internazionalista». «Sostengono che dovremmo stare con la sinistra italiana - afferma -. Io sono socialdemocratico ma voto per l' Unione delle minoranze slovene». Dunque, il patriarca triestino ritiene che l' attacco nei suoi confronti sia di matrice politica. A proposito dei due sindaci italiani in terra slovena, citati da Juri, dice: «Si tratta di italiani, istriani. Cioè del posto». E insiste: «Chi mi conosce comprende le mie parole e sa benissimo che non sono razzista». A proposito dell' elezione di Grossman a Pirano, Il Piccolo rileva che «Pahor ha detto a voce alta quello che altri pensano e non osano dire». Amareggiato ma combattivo, lo scrittore chiude la nostra telefonata con una considerazione: «Sono amico di Claudio Magris, fra noi c' è stima reciproca. Se fossi un razzista questo rapporto non reggerebbe». Marisa Fumagalli RIPRODUZIONE RISERVATA **** Chi è Le origini Peter Bossman (foto sopra), 55 anni, è un medico ghanese naturalizzato sloveno La politica Il 24 ottobre è eletto sindaco di Pirano. Sconfigge il sindaco uscente Tomaz Gantar con il 51,4% dei voti

    Fumagalli Marisa

    Pagina 24
    (30 dicembre 2010) - Corriere della Sera

  9. #9
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    da L'intervista, lo scrittore triestino Pahor: "Sul sindaco nero sono stato frainteso" | Il Piccolo

    L'intervista, lo scrittore triestino Pahor: "Sul sindaco nero sono stato frainteso"

    di Paolo Rumiz

    TRIESTE Ma come, Boris... Non ci posso credere che tu te la sia presa per l'elezione di un sindaco africano in terra d'Istria. Tu, come un Calderoli qualunque. "Impossibile", dico a me stesso quasi ad alta voce, dopo aver letto le dichiarazioni di Pahor al Primorske Novice e il putiferio che ne è seguito. Così vado a trovarlo, il combattente della memoria antifascista, il grande vecchio della letteratura slovena in Italia.

    D'impeto, tanta è l'incredulità che un'anima europea come la sua possa aver ceduto all'istinto della chiusura tribale. Lo trovo abbattuto, ma guardingo, nella sua casetta alta sul mare, dove vive da solo a 97 anni. Sveglio e deciso a combattere ancora. Risoluto a farsi capire.

    "Ma come possono pensare che io sia contro quell'uomo…" brontola mettendo a bollire l’acqua per il thè. Affetta un panettone nella cucina piena di libri e ritagli di giornale. È in tuta e ciabatte, con i capelli matti di chi è nato con la Bora. "Il mio era solo un ammonimento agli autoctoni, inclusi quelli di lingua madre italiana; un modo per dire "combattete per la vostra terra, non dimenticate mai che solo chi ha radici forti può reggere alla globalizzazione senza essere spazzato via…", e ovviamente sono stato frainteso".

    Ma il nuovo sindaco è uno sloveno a tutti gli effetti. Io ho letto quell’elezione come una prova di grande maturità politica e apertura mentale.
    "Ripeto: non ho dubbi che questo medico nato in Africa sia un ottimo sindaco. Anzi, è magnifico che abbia voglia di battersi per la sua terra adottiva".

    Ma…
    "Ma? Temo la scomparsa dell'identità. La Slovenia è un piccolo popolo, che è stato schiacciato prima dal fascismo, poi dal comunismo e ora dal tritacarne del pensiero unico. Siamo in Europa, o no?"

    Siamo in Europa, e allora?
    "E allora l'Europa non è gli Stati Uniti, non deve diventare un minestrone etnico. L'Europa sopravviverà solo se non si lascerà appiattire e resterà arcipelago. Non vede come le piccole identità reagiscono al rischio dell’annichilimento? Persino i cimbri si aggrappano alla loro lingua e combattono per essa".


    Senta Pahor, ma perché a 97 anni non si allontana un po’ dalla vita? Forse è tempo di guardare le cose da lontano…
    "Io a domanda rispondo. Mi hanno chiesto un'intervista su temi molto diversi e ho accettato. Non pensavo di essere così frainteso. Soprattutto non pensavo che usassero la pelle scura del sindaco per darmi del razzista. Se fosse stato fiammingo o russo sarebbe stato la stessa cosa".

    Lei si sente nazionalista?
    "Mi accusano spesso di esserlo. Ma io non credo possa essere considerato nazionalismo il semplice amore per la propria patria, la paura che possa svendere la propria cultura. I francesi sono europei, ma il loro inno dice "Allons enfants de la patrie"… O no?".

    L’inno sloveno è un brindisi al mondo, però.
    "Qui le devo dire che la poesia di Preseren, dalle cui parole è stato tratto, dice prima di tutto "brindiamo a noi stessi" e solo alla fine "brindiamo agli altri". Al tempo di Tito, in nome dell’i nternazionalismo comunista, la poesia è stata rovesciata e l’a ugurio rivolto agli altri è stato messo all’inizio. Poi con l’i ndipendenza è rimasto così".

    E allora?
    "Allora dico che non si può essere europei o cittadini del mondo se prima non si è buoni patrioti".

    Pensa che il nuovo sindaco non lo sia?
    "Niente di tutto questo. Talvolta un forestiero vede e capisce di più. Spesso ha l'energia per rompere vecchie incrostazioni. Ma io avrei preferito uno nato qui, uno con conoscenza approfondita della storia complicata di queste terre di frontiera".

    E lei si sente europeo?
    "Ha dei dubbi? La mia cultura è cristiana, la mia idea di libertà nasce dalla rivoluzione francese, ho ricevuto onorificenze in tanti Paesi. Per non parlare del fatto che mi sono salvato la pelle in campo di concentramento perché sapevo lingue straniere".

    E allora?
    "Ripeto. La paura che un piccolo popolo sparisca non è nazionalismo. E io sono sparito per 25 anni… per un quarto di secolo ho sentito sulla mia pelle l'annichilimento di una cultura. Lingua proibita, oltre duemila cognomi italianizzati, oltre cinquantamila sloveni modificati nei dati anagrafici e spesso nell'appartenenza".

    Intanto il primo cittadino di Pirano ci sarà rimasto male.
    "Beh, lo capisco e mi dispiace. Gli scriverò. Per dirgli che è solo un malinteso e in me non c'è ombra di razzismo. Gli spiegherò che non ce l'avevo con lui ma con l'assenteismo degli indigeni".

    L’assenteismo che lei rimprovera è generale. Anche italiano.
    "Lo vedo. Non si combatte più per un'idea, le nazioni stanno perdendo pezzi sotto la pressione del Globale e di spinte centrifughe regionalistiche. Da una parte squadre di calcio di soli stranieri, e dall'altra parte tifoserie pronte ad aggredire i loro vicini di casa… Mah. Stiamo un po' tutti perdendo la bussola".

    Il mondo cambia in fretta.
    "Il mondo è diventato passivo, lascia correre cose inverosimili. I poteri forti stanno schiacciando ogni cosa. E noi non reagiamo più…"

    Lasci fare ai giovani la guerra al Globale.
    "Colpa mia se sono rimasti soli i vecchi a combattere? Guardi questo pamphlet dal titolo "Indignez-vous", un caso editoriale francese di cui "Il Piccolo" ha appena parlato. Lo ha scritto un vecchiaccio come me, Stephane Hessel, uno che è finito nel mio stesso campo di concentramento.

    A Dora...
    "Sì, a Dora. Si salvò sostituendo un cartellino e prendendo il nome di un morto. Hessel non molla. E non mollo nemmeno io. Continuo a dire alla gente di queste terre di indignarsi e combattere per un'idea".

    RIPRODUZIONE RISERVATA
    (07 gennaio 2011)

  10. #10
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    Predefinito Rif: Slovenegria

    Uno scontro tra un negro sloveno e un vecchio partigiano infoibatore.

    La slomerdia è kali yuga puro.
    Preferisco di no.

 

 
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