Skoglund & C. visionarie son le donne
Lucca dedica una retrospettiva all’artista americana che costruisce e fotografa incubi consumistici
Marco Vallora - LA STAMPA 10/01/11
Di grande attualità, si rivelano le incombenti, assillanti fotografie di Sandy Skoglund, in questo frangente apocalittico d'inizio d'anno, in cui proprio dalle parti Usa in cui è nata (Massachusetts, 1946) piovono merli insanguinati ed i fiumi si saturano di pesci spacciati. Forse dirà poco, il nome di Skoglund, al più distratto pubblico nostrano, abituato ai soliti nomi altisonanti e basta. Ma probabilmente, se proviamo a descrivere qualcuno dei suoi scatti voluminosi, ansiosi tam tam visivi, anche il relais della memoria potrebbe (ri)scattare. Per esempio: grandi stanze perbene americane, ricche, tutte identiche, indistinguibili dallo stile pubblicitario delle riviste consumistiche.
Una vecchia mamma sfatta, che dorme, con un bambino seduto accanto, sul letto: angelo caduto e stranito. Ma quello che sorprende è che l'aria anodina, però intensamente paonazza della camera da letto, è invasa da pesci boccheggianti e fitti, che galleggiano e navigano nel liquido inafferrabile dell'aria casalinga, come se la camera fosse un acquario, prosciugato d'acqua e appezzato d'incubi. Ovvero lo studio avvocatizio: pedalini cremisi da cardinale, che tappezzano l'aria, tassellata. O, ancora, uno studio algido da commercialista yuppy, invaso però da miriadi di scoiattoli: scolpiti in pose immobili. Plasticate. Ed ecco un tinello rispettabile, ricoperto di verde erboso, da green golfistico, e rigurgitante, in stile molto «invasioni degli ultracorpi», di stregati, sinuosi gattoni verdi, che il titolo denunzia come «radioattivi» (creati per un'esibizione al Pompidou, qualche anno fa).
Quello che Freud avrebbe definito Unhemlichkeit, il «perturbante»: tutto appare normale, consueto, quotidianamente familiare. Come in un film sapiente stile serie B, alla Corman: la padrona di casa continua a pensare ai suoi bigodini, ai suoi corn flakes, al suo nulla flaccidamente organizzato. Ma improvvisamente la realtà si gonfia, levita, suppura, le suppellettili s'infettano e piove ovunque qualcosa di molesto, d'attaccaticcio, di molle (cucchiaini, pupille, würstel), qualcosa che strangola e satura l’aria boccheggiante, quasi fosse lebbrosa. La lebbra ubertosa del consumismo wasp.
Nevica sulla natura un tappeto uniforme di pop corn, le foglie autunnali si fanno sintetiche e viola, bicchieri e bottiglie muoiono, ingessati, le carnagioni scottate di questi automi si ricoprono di bacon, fette di salumi ed uniformi brufoli di carne tritata. Sì, lo faceva anche il pubblicitario pedemontano Armando Testa: ma appunto, lui cercava di provocare l'acquolina pecoreccia del gusto, di lambire la golosità animale dello sguardo affamato dai primi supermarket - Andy Warhol sullo sfondo, come un coretto a bocca chiusa. Sandy Skoklund no: la sua è irritazione planetaria, lo spiega in un video: brivido anti-consumistico, innamorato di morbosa nausea colorata. Come quando un bambolotto si specchia in un vecchio tostapane, lucido d'alluminio e si deforma, quasi un antico ricordo pionieristico di Man Ray e dei nudi deformi di Kertesz.
O una semplice teoria di aranci, quelli che Cézanne dipingeva con accanimento percettivo, specchiati in un ferro da stiro, e diventano assillanti, temibili, come in un film SF del terrore. Feroci anche i suoi collages fotografici, dove le textures delle tovagliette benpensanti ed i biscotti sagomati, che però non si distinguono più, in questo bacio fatale, e rivelano forme decostruite di forme. E così, annegati su sfondi tatuati, che finiscono per mimetizzarli ed azzerarli con cannibalica voracità, hanno una forza di violenza optical-ossessiva, che i circuiti astratteggianti del povero Peter Halley fanno sorridere.
Certo, è un fenomeno di camouflage delle forme, che oggi si diffonde sempre più, nella fotografia: una sorta di «tableaux photografique» incantato, che da un lato evoca le magie cinematografiche di Crewson dall'altro le «vedute» camaleontiche dell'ottimo cinese Liu Begin. Ma se Crewson simula dei veri set cinematografici, per poi «girare» un unico scatto, denso di suspense filmica (indipanato ma maggiormente impanicato) se Liu Begin cerca, dipingendosi il corpo e truccandolo, di mimetizzarsi inavvertibile nel paesaggio, sino a diventare prodigiosamente indistinguibile, come un animale paradossale, al contrario, la Skoglund, pur ricorrendo a procedimenti simili, cinematografico-pittorici, scolpisce però la «differenza» e l'aria del mondo, esaltando il doping delle anomalie ambientali: sbalzando le difformità, come scalpellate.
E forse, senza rischiare stupidi discorsi di genere, è significativo che sia una donna, gonfia di risentimento e di claustrofobia della casalinghitudine («vendetta dei pesci» si chiama hitchcockianamente uno dei suoi ambienti drogati, cui già abbiamo parlato) ad imboccare questa strada del visionario, che coinvolge molte colleghe. Non a caso questa retrospettiva, s'inquadra in una serie di diverse monografiche del Lucca Digital Fest, ques'anno dedicato alle donne fotografe, tra Francesca Woodman e Paola Binante. Ma basterebbe ricordare altre interessanti fotografe, come Luisa Raffaelli (con la sua idea lacaniana di un femminile volto perduto) o Alessandra Spranzi, con i suoi oggetti di casa che levitano quali forme ectoplasmatiche, o Patrizia Guerresi, islamizzatasi in Mainouma, per vanificare le architetture dei corpi spettrali delle sue maschere maschili, per capire quale sia questa tendenza alla visionarietà femminile del quotidiano.
Felicissima la monografica napoletana di Raffaela Mariniello, che «allarma» le sue allucinate visioni cittadine, volutamente cartolinesche, con matasse fantasmatiche di fughe luminose e masse in movimento di spettri mercantili, placcati nella notte. Impressionante anche il video turistico d'una seggiovia dolomitica, che vomita sullo schermo zombi clonati, che in un loop demonico non smettono di smottare, su di un bianco senza redenzione, che non è più nemmeno neve. Non l'eterno ritorno nicciano di Sils Maria, ma l'automatismo meccanico delle tre cime, sdentate, di Lavaredo.
Skoglund & C. visionarie son le donne- LASTAMPA.it
Sandy Skoglund
Lucca, Villa Bottini, fino al 31 gennaio 2011
Caos e disorganizzazione. Un mondo in cui l’apparenza inganna. Parodia della fotografia pubblicitaria, il lavoro dell’artista americana. Che si aggiudica l’LDPF award 2010...
Innegabilmente l’ironia è un elemento costante nel lavoro di Sandy Skoglund (Quincy, Massachusetts, 1946; vive a Jersey City, New Jersey), e anche una certa dose di divertissement, come riconosce la stessa artista citando una sua curiosa collezione: French fries. Nel suo studio ci sono centinaia di pacchetti di patatine, come pure lattuga e altri vegetali appesi a una parete da almeno sei mesi, perché lei possa studiarne la loro reazione naturale, senza l’utilizzo di additivi per la conservazione.
Il tempo, del resto, è fondamentale nel suo lavoro concettuale, che parte dall’idea per arrivare all’immagine fotografica, attraversando la fase della realizzazione di ogni singolo elemento del grande puzzle che dà vita all’installazione.
È proprio quest’artista metodica e stakanovista, che proietta lo spettatore in un mondo onirico-fiabesco (uno sconfinamento continuo dai romanzi polizieschi di Henning Mankell a Disneyland), tanto allettante - attraverso anche l’uso simbolico di colori sgargianti, quasi psichedelici - quanto respingente e inquietante (chi si vorrebbe mai trovare a discorrere piacevolmente in un ristorante, gustando bevande e pietanze squisite, mentre all’improvviso irrompono tantissime volpi rouge che saltano sui tavoli o si rotolano sotto le sedie, come in Fox Games?), l’ospite d’onore del LuccaDigitalPhotoFest 2010.
Giunto alla sesta edizione, il festival internazionale dedicato a fotografia e videoarte, organizzato dall'Associazione Toscana Arti Fotografiche, è dedicato quest’anno alla donna, fotografa e artista, soggetto o musa ispiratrice.
Nella cornice - sempre suggestiva - di Villa Bottini, l’immaginario della fotografa statunitense, (in Italia ha esposto anche in istituzioni museali come il Man di Nuoro e il Museo Pino Pascali di Polignano a Mare) è esplorato attraverso la retrospettiva Sandy Skoglund. The Power of Imagination, realizzata in collaborazione con la galleria PaciArte Contemporary di Brescia.
Si parte dalla serie Still Life (1978), lavori in cui è esplicito il riferimento alla Pop Art e al Pattern Painting (ma solo al livello di ricerca formale, mettendo da parte l’aspetto legato al femminismo). Il cibo come simbolo di consumismo, indicatore sociale, ma anche pattern reiterato, che negli anni diventa sinonimo di accumulo, arrivando a occupare intere superfici in una sorta di horror vacui.
Skoglund gioca ambiguamente sull’identità stessa del cibo - le patatine come una spiaggia su cui prendono il sole le Barbie in At the Shore (1994), il pavimento di uova in Walking on eggshells (1997), i pop corn come la neve in Raining Poocorn (2001)... - fino ad arrivare alla superficie coloratissima di Shimmering Madness (1998), di cui in mostra è visibile una parte dell’installazione originale, costruita incastrando tra loro jelly beans (le caramelle di gelatina amate dai kids americani) che modellano due bambini-manichini che emergono da una parete, in cui migliaia di farfalle dipinte a mano sbattono le ali alternativamente.
Racconti sospesi, quelli di Sandy Skoglund, in cui oltre alle farfalle sono tanti gli altri animali (corvi, gatti, pesci rossi, scoiattoli, cani, volpi, cobra, conigli, pulcini...) che convivono con l’uomo. "Gatti radioattivi” che popolano un interno domestico, come in Radioactive Cats, o passeggiano sul tetto di un edificio parigino in Cats in Paris (per la prima volta un set allestito fuori dallo studio). Una visione apocalittica che, tuttavia, cela indirettamente la sua positività: se gli animali sopravvivono, c’è speranza anche per l’uomo.
dal 19 novembre 2010 al 30 gennaio 2011
Sandy Skoglund - The Power of Imagination
Villa Bottini, Via Elisa - 55100 Lucca, Orario: da lunedì a venerdì ore 15-19.30; sabato, domenica e festivi ore 10-19.30, Ingresso: € 6, Catalogo disponibile, Info: tel. +39 05835899215; LDPF HOME
fino al 31.I.2011 - Sandy Skoglund - Lucca, Villa Bottini - Exibart.com
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