
Originariamente Scritto da
Bettino
24 Febbraio 2010 - Interni
MITI DELLA SINISTRA
La vera storia di Bettino Craxi
di Paolo Pillitteri
Il 24 febbraio 1934 nasceva a Milano Bettino Craxi. Nella città che gli diede i natali e che lo vide giovanissimo dedicarsi alla politica come passione, come missione, come scelta di vita, si attende ancora la decisione annunciata mesi fa dal Sindaco Moratti della via o del parco a lui dedicati. A ricordare Bettino Craxi, nel suo eccezionale excursus politico, è arrivata di recente in libreria una preziosa, documentata e approfondita “La storia di Craxi” di Ugo Finetti, Boroli ed. Dopo che un’altra biografia politica di Edoardo Crisafulli ne aveva tracciato un profilo interessante con “Le ceneri di Craxi”, Rubbettino. E che si raccomanda per una suggestiva vena... autocritica con un racconto visto, cioè, da sinistra, da uno studioso dei Ds. E’ importante la finettiana “Storia di Craxi”. Ha avvio nella Milano del dopoguerra, della fine dei’50 e dei ’60, di un Craxi giovane in una città che era un vero e proprio “laboratorio riformista”. Qui iniziò il suo cammino politico, dall’esperienza di leader studentesco nei ’50 e poi nel ruolo di assessore comunale negli anni del primissimo centro sinistra ambrosiano. Viene poi l’urto della contestazione nella Milano delle stragi e la crescita di un leader, prima in minoranza con Nenni. E venne la svolta del Midas (1976), come nota acutamente Ugo FinettiFinetti, Craxi era già Craxi prima di diventare Segretario socialista giacché questa sua lunga leadership può essere capita solo se si conosce il suo ventennio precedente.cedente.cedente.cedente. Peraltro, gli anni alla guida del Psi, portarono quel partito, giunto nel 1976 ai minimi storici, ad una crescita elettorale e a un ruolo politico determinante per tre legislature. Decenni contraddistinti dal “caso Moro”, dal “duello” con Berlinguer, dalla conquista di palazzo Chigi. E, ancora, il fiorire del liberalsocialismo, della politica riformista, l’Italia alla ribalta internazionale, le premesse di Maastricht, le battaglie per il presidenzialismo, l’unità socialista dopo il crollo del muro del comunismo. E le ragioni del declino, della caduta, dell’esilio. La “carriera” politica di Craxi è tutta sotto il segno della coerenza e della tenacia, della politica intesa come passione, come missione. Totus politicus è il segno che contraddistingue il leader del Psi, e poi premier per quattro anni, la cui storia, ricorda opportunamente Finetti, coincide con la sconfitta del comunismo italiano e con la nascita di una sinistra di governo non più anticapitalista e antimperialista.
E’ stata la vulgata cara alla sinistra dell’egemonismo culturale che ha capovolto i termini della questione. In realtà l’autoaffondamento (1989) del comunismo fa comodo ai tanti che lo davano vincente e che non vedevano il suo declino anche e soprattutto in Italia dove il Partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer era già stato sconfitto e si trovava in crisi. “Il cuore degli anni ’80, descritti come quelli della ’decadenza’ di Craxi - fa rilevare l’autore - sono, al contrario, anni in cui il comunismo da noi è ormai senza più una strategia, in un irreversibile declino”. Certo, l’avvento del manipulitismo, in una con l’operazione dalla ben nota regia condotta nei ’90 in Commissione Stragi e Antimafia era finalizzata a “criminalizzare l’anticomunismo democratico dipingendo mafia-terrorismo-corruzione come fenomeni cui il solo Pci sarebbe stato completamente estraneo, ma che soprattutto sono conseguenza della sbarco angloamericano, dell’adesione alla Nato. E della (colpevole) esclusione del Pci dal governo”. Una rilettura storica fondata sull’assioma che senza o contro i comunisti non è possibile una vera democrazia, dal dopoguerra ad oggi, con governi sotto il segno infame dell’anticomunismo, in spregio alla Resistenza come vero mito repubblicano fondante. Da ciò le ragioni profonde dell’odio da sinistra per Craxi, che spiega anche le diffuse avversioni di oggi, pur frammiste a toni autocritici e persino riabilitativi. Che però non cancellano come e perché “l’anticraxismo abbia disegnato una sinistra italiana tutta Resistenza rossa-Sessantotto-Mani pulite: un’epurazione che colleziona sconfitte”.
L'Opinione delle Libert