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    Predefinito Berlusconi: "Riforma della giustizia o voto".

    di Adalberto Signore pg.2 de ilgiornale.it 17 01 2011

    Solo due parole: golpe tecnico.
    È questa la sintesi dell’umore di un Berlusconi sempre più convinto che la procura di Milano stia lavorando d’intesa con la politica, mettendo in campo una vera e propria azione a tenaglia che mira da una parte a screditarlo non solo in Italia ma in tutto il mondo («vogliono solo sputtanarmi», ripeteva ieri ai suoi) e dall’altra a rilanciare l’ipotesi di un governo di salvezza nazionale.

    I primi segnali sono arrivati sabato, quando Bersani ha rilanciato pubblicamente l’ipotesi mentre Fini e Casini si limitavano a nicchiare.
    Ieri la conferma, con tanto di accalorata telefonata del Quirinale a Palazzo Chigi.
    Con il Colle che pare non l’abbia presa troppo alla larga quando ha ipotizzato un passo indietro del Cavaliere.

    L’idea - che sembra non dispiaccia a Napolitano ovviamente «per il bene del Paese» - è quella di un esecutivo tecnico a guida Letta.
    Il voto di fiducia dello scorso 14 dicembre, infatti, chiude - o comunque rende difficilmente percorribile - la strada di un governo ponte senza l’appoggio di Pdl e Lega.
    Diverso, invece, sarebbe un esecutivo comunque sostenuto dal centrodestra ma con un altro premier.

    Un’ipotesi che Berlusconi non prende neanche in considerazione, convinto che sia solo il primo passo per poi «far completare il lavoro alla magistratura». Appena lasciato Palazzo Chigi, ripete durante il lunghissimo «gabinetto di guerra» che si tiene per tutta la domenica ad Arcore, «le procure mi sarebbero subito addosso».
    Ecco perché il Cavaliere non esita a parlare di golpe tecnico, di un vero e proprio tentativo di «piegare la giustizia a finalità politiche».
    Ed ecco perché insiste sul concetto di «accerchiamento».
    Da una parte la magistratura, dall’altra la politica.
    Con gli «avvoltoi» Fini e Casini pronti al ribaltone e ora anche con i «consigli» che arrivano dal Quirinale.
    A cui ieri sera, come ai bei vecchi tempi, faceva sponda proprio il presidente della Camera: «Sciogliere le Camere spetta al capo dello Stato. Berlusconi vada dai magistrati, dimostri la sua estraneità e si difenda come deve fare un cittadino».
    A buon intenditore poche parole.

    È anche per questo che Berlusconi decide di metterci di nuovo la faccia.
    A Villa San Martino si studiano diverse soluzioni, tanto che nel primo pomeriggio l’idea è quello di un lungo comunicato stampa (vengono buttate giù tre cartelle fitte fitte).
    Poi la sterzata: serve qualcosa di più deciso.
    E via con il messaggio video ai Promotori della libertà, girato subito alle televisioni.
    Oltre otto minuti con dietro uno sfondo che ricorda molto quello del video della discesa in campo.
    Il passaggio sulla riforma della giustizia salta solo all’ultimo minuto, dopo le ripetute insistenze di Ghedini.
    Ma nel merito il Cavaliere non ha dubbi: «Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. O si fa la riforma della giustizia oppure non c’è altra strada che il voto. Nessuna mediazione».

    D’altra parte, la settimana di «sputtanamento» che attende Berlusconi non contribuisce certo a metterlo di buon umore.
    Già oggi, ma domani in maniera decisamente più esaustiva, inizierà ad uscire sui giornali una vera e propria valanga di intercettazioni.
    Ed è anche in quest’ottica che il premier ha voluto dire la sua, per cercare di controbilanciare il tornado in arrivo.
    Questione probabilmente affrontata anche nel pranzo che ha avuto ieri con i figli Eleonora, Barbara e Luigi.
    E, proprio in vista della settimana di passione che aspetta il premier e tutto il Pdl, il Cavaliere ha chiesto aiuto alle «sue» donne.
    Il ministro Gelmini dovrebbe intervenire a Porta a Porta e anche la Carfagna farà sentire la sua voce.
    A differenza di come andò con il caso D’Addario quando alcune donne del Pdl scelsero sulle prime il low profile.

    D’altra parte, parole di Berlusconi, «ora siamo arrivati davvero allo scontro finale».

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Berlusconi: "Riforma della giustizia o voto".

    E speriamo che questa sia la volta buona .
    Che si faccia finalmente questa riforma sulla giustizia , gli italiani ne hanno le palle piene dei magistrati giustizialisti alla Robespierre , manca soltanto che il Berlusca si dedichi alle corse con le formiche per incriminarlo ulteriormente .
    Sappia Berlusconi che la riforma verrebbe tranquillamente approvata dalla quasi totalità dei parlamentari , hanno una paura folle di andare al voto , una cacarella fottuta .
    Sanno tutti che cadesse oggi il governo perderebbero i privilegi che stanno acquisendo per ottenere una pensioncina niente male ... per non parlare poi dei soliti mazziatoni che l'attenderebbero , sia ai sinistrati comunistoidi che ai rinnegati traditori dell'Fli . Il popolo ha la memoria lunga e sa bene a chi dare calci nel culo



    la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi

  3. #3
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    Predefinito Rif: Berlusconi: "Riforma della giustizia o voto".

    Mai pagato una donna!

    di Silvio Berlusconi pg.3 de ilgiornale.it di oggi 17 gennaio 2011

    Cari amici,

    alcuni noti pm della procu*ra di Milano hanno effettua*to una gravissima intromis*sione nella mia vita privata, effettuando una inaccettabi*le schedatura dei miei ospiti nella casa di Arcore,con l’in*dividuazione di tutti i loro numeri telefonici, hanno messo sotto controllo per di*versi mesi i loro telefoni, hanno adottato un atteggia*mento discriminatorio e umiliante nei confronti di persone che non hanno alcu*na responsabilità se non quella di essere state mie ospiti e di portarmi amicizia e affetto.

    LA GIUSTIZIA POLITICIZZATA
    Ancora una volta la giusti*zia è stata piegata a finalità di carattere politico, con una volontà chiaramente persecutoria nei miei con*fronti.
    A questi pubblici mi*nisteri non è evidentemente piaciuto il voto di fiducia del 14 dicembre tanto che, subi*to dopo, mi hanno iscritto nel registro degli indagati. A quegli stessi pm non è pia*ciuta nemmeno la decisio*ne della Corte Costituziona*le al punto che, il giorno suc*cessivo alla sentenza della consulta, con una tempisti*ca perfetta, hanno reso pub*bliche le loro indagini.
    Ed è gravissimo ed è inac*cettabile che, trascorsi 15 giorni, non abbiano manda*to gli atti di queste indagini al Tribunale dei Ministri co*me prescrive la legge.
    È gravissimo, inoltre, che abbiano tentato di accedere ai locali della mia segreteria politica, per ricercare poi chissà cosa, visto che sosten*gono di avere prove così evi*denti da poter richiedere ad*dirittura il giudizio imme*diato.

    ACCUSE RIDICOLE
    In realtà, le accuse che hanno formulato nei miei confronti sono totalmente infondate e addirittura risi*bili.
    Il dirigente della polizia che sarebbe stato «concus*so » nega di esserlo mai sta*to, e la persona minorenne nega di aver mai avuto avan*ces né tantomeno rapporti sessuali e afferma di essersi presentata a tutti come ven*tiquattrenne, fatto avvalora*to da numerosissime testi*monianze.
    La mia vita di imprendito*re mi ha insegnato quanto sia difficile affermarsi per una persona giovane, so*prattutto agli inizi, perciò, quando posso cerco di aiuta*re chi ha bisogno. In particolare, conosco il mondo dello spettacolo e so cosa vuol dire e cosa succe*de a chi cerca di lavorare in quell’ambiente.

    MAI PAGATO PER UNA DONNA
    Nel corso della mia vita ho dato lavoro a decine di mi*gliaia di persone e ne ho aiu*tate a centinaia.
    «Mai» in cambio di qualcosa se non della gratitudine, dell’amici*zia e dell’affetto. E continue*rò a farlo.
    È assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. È una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. È una cosa che considererei degradante per la mia digni*tà.
    A me piace stare con i gio*vani, mi piace ascoltare i gio*vani, mi piace circondarmi di giovani. Alcune di queste persone le conosco da diver*si anni, altre da meno tem*po, ma di molte conosco la situazione di disagio e di dif*ficoltà economica. Le ho aiu*tate in certe occasioni e so*no orgoglioso di averlo fat*to. Ho dato spesso incarico ai miei collaboratori di aiu*tarle per la loro casa, per le cure mediche, per l’educa*zione dei loro figli. Non c’è mai stata, lo ripeto, «mai» al*cuna correlazione fra dena*ro e prestazioni sessuali.

    LE VITTIME DEL FANGO
    Ancora: sono destituite di ogni fondamento le accuse a Emilio Fede, a Lele Mora, e a Nicole Minetti. Emilio Fe*de è un amico carissimo da sempre. Lele Mora lo cono*sco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Media*set. L’ho aiutato in un mo*mento di grande difficoltà economica e di salute e so*no orgoglioso di averlo fat*to. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho pre*stato. Nicole Minetti è una giovane donna brava e pre*parata che sta pagando in*giustamente il suo volersi impegnare in politica.

    LA PRIVACY CALPESTATA
    In un paese libero e demo*cratico è inaccettabile che la Procura faccia in modo che vengano divulgati frammen*ti di telefonate private di tut*te queste persone che han*no osato venire a casa mia.
    Tra l’altro accade spesso, come è noto a tutti, che quando si parla al telefono si usino toni e modi diversi rispetto al dialogo diretto tra persone.
    Certe frasi, pronunciate in tono magari scherzoso, so*no completamente diverse quando vengono lette sulla stampa nelle trascrizioni.
    E poi molto spesso nelle con*versazioni private, tra ami*ci, ci si vanta magari per gio*co di cose mai accadute o si danno giudizi superficiali per amore della battuta.
    E in più è inaccettabile che si fac*ciano delle perquisizioni con metodi intimidatori nel*le case di queste persone ospiti, sequestrando di tutto e di più, conducendole poi per un intero giorno in que*stura alla stregua di malfat*tori e per di più impiegando in queste operazioni più di cento uomini, un impegno di forze degno di una retata contro un’organizzazione mafiosa.
    È gravissima, è inaccetta*bile, è contro la legge, que*sta intromissione nella vita privata delle persone. Perché quello che i cittadi*ni di una libera democrazia fanno nelle mura domesti*che riguarda solo loro.
    Que*sto è un principio valido per tutti e deve valere anche per me.

    LE SERE AD ARCORE
    Del resto nessuno può es*sere rimasto turbato da quel*le serate perché tutto si è sempre svolto all’insegna della più assoluta eleganza, del più assoluto decoro e tranquillità e senza nessu*na, nessuna implicazione sessuale.
    Tutti i partecipanti a quel*le serate hanno rilasciato al riguardo dichiarazioni ine*quivocabili.
    Del resto io, da quando mi sono separato, ma non avrei mai voluto dirlo per non esporla mediaticamente, ho avuto uno stabile rappor*to di affetto con una persona che ovviamente era assai spesso con me anche in quel*le serate e che certo non avrebbe consentito che ac*cadessero a cena, o nei dopo cena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipo*tizzato.
    In conclusione, non si può andare avanti così.
    Non è un Paese libero quel*lo in cui quando si alza il tele*fono non si è sicuri della in*violabilità delle proprie con*versazioni.

    DEMOCRAZIA A RISCHIO
    Non è un Paese libero quel*lo in cui alcuni magistrati conducono delle battaglie politiche usando illegittima*mente i loro poteri contro chi è stato democraticamen*te chiamato a ricoprire cari*che pubbliche.
    Non è un Paese libero quel*lo in cui una casta di privile*giati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadi*ni senza mai doverne rende*re conto.
    Occorre fare immediata*mente le riforme, tra cui an*che quella della giustizia, che rendano il nostro Paese anche sotto il profilo della tu*tela dei diritti fondamentali di ogni cittadino simile alle altre grandi democrazie. Noi ci impegneremo stre*nuamente per fare tutte que*ste riforme.

    Questo il testo integrale del video-messaggio inviato ieri dal premier Silvio Berlusconi ai promotori della Libertà, organizzazione presieduta dal ministro del Turiamo Michela Vittoria Brambilla, leader dell'ala movimentista del Popolo della libertà.
    Dai rapporti con Fede e ora alla verità sulle serate ad Arcore, ecco come il Cav.
    replica alle accuse dei pm di Milano.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Berlusconi: "Riforma della giustizia o voto".

    I legali del premier al contrattacco!

    Ufficialmente, nulla è stato deciso. Ma il bivio si avvicina. Nella partita tra la procura di Milano e i le*gali di Silvio Berlusconi, l’unico pun*to fermo è una data: venerdì. Tra quattro giorni cade il primo appunta*mento utile fissato dai magistrati che indagano sulle presunte notti a luci rosse di Arcore per interrogare il pre*sidente del Consiglio, sotto inchiesta per concussione e prostituzione mi*norile. L’invito a comparire recapita*to al premier non lascia molte alter*native: un fine settimana (da venerdì prossimo fino a domenica) durante il quale il Cavaliere può scegliere di affrontare il faccia a faccia con i pm. Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lega*li di Berlusconi, pesano le parole e giocano a carte coperte. «Ancora non abbiamo preso alcuna decisio*ne », hanno fatto sapere dopo l’indi*scre*zione circolata secondo cui il pre*sidente del Consiglio non sarebbe an*dato in procura. Ma è un’eventuali*tà, quest’ultima, non così irreale.

    Perché - valutata anche l’ipotesi del legittimo impedimento, che spo*sterebbe a nuova data il confronto con i magistrati- la strategia di Ghedi*ni e Longo è chiara: smontare l’in*chiesta partendo da un primo tassel*lo.
    Ossia, l’accusa di concussione.
    Berlusconi, secondo i suoi legali, non avrebbe fatto pressioni per il rila*scio dalla questura di Milano della giovane Karima El Mahroug, ma solo «chiesto informazioni».
    In ogni caso, ad occuparsi di quell’accusa avreb*be dovuto essere il tribunale dei mini*stri entro 15 giorni dall’iscrizione del premier nel registro degli indagati, e non la procura di Milano.
    A cascata, le iniziative successive dei magistrati (perquisizioni e invito a comparire) sarebbero «illegittime».
    «Risolta» la concussione, il reato di prostituzio*ne minorile dovrebbe passare a Mon*za, competente su Arcore. Fermo re*stando che - secondo i due avvocati, e come ripetuto dal Cavaliere e dalla giovane marocchina - il premier non avrebbe mai avuto rapporti sessuali con Ruby.
    Ad ogni modo, se Berlusco*ni dovesse decidere di affrontare a tu per tu la Boccassini, potrà scegliere se replicare alle domande (e le sue dichiarazioni dovranno essere tenu*te in considerazione al momento del*la richiesta di rinvio a giudizio) o av*valersi - in quanto indagato- della fa*coltà di non rispondere.
    La procura, a quel punto, potrà chiedere al gip di mandarlo a dibattimento.

    Ghedini e Longo devono però fare i conti con gl atti di un’inchiesta defla*grata all’indomani del pronuncia*mento della Consulta sul legittimo impedimento.
    Cosa raccontano le carte?
    Stando al decreto di perquisi*zione recapitato a Giuseppe Spinelli (uomo di fiducia del Cavaliere), e a Nicole Minetti (ex igienista dentale eletta alla Regione Lombardia nel li*stino del governatore Formigoni) esi*steva una scuderia di starlette procu*rate da Lele Mora ed Emilio Fede, al*loggiate in un residence di Milano 2 sotto la «custodia» della stessa Minet*ti, e pronte ad animare le notti di villa San Martino.
    In quegli appartamen*ti, la polizia ha trovato alcune buste di denaro (dai mille ai 20mila euro, una con la scritta «Silvio B.»), ritenu*te la prova del pagamento delle pre*stazioni sessuali.
    E proprio la pista del denaro ha portato la procura ne*gli uffici di Spinelli, che per l’accusa *pur «non consapevole» del motivo di quelle retribuzioni - si sarebbe occu*pato di «liquidare» le ragazze e tene*re i rapporti economici con Mora.

    Ma il grosso delle accuse - che giu*stificano la richiesta di giudizio im*mediato - è nell’invito a comparire spedito al premier, e ora alla Giunta per le autorizzazioni della Camera.
    È in quelle 300 pagine di intercettazio*ni e testimonianze- che hanno inizia*to a trapelare fin da subito su alcuni quotidiani, nonostante fossero nella disponibilità esclusiva dei magistra*ti e dei legali del Cavaliere- che si gio*ca il grosso della partita.
    Da ieri, que*gli atti sono a Roma.
    Il tappo fradicio della segretezza sta per saltare.
    Per il diluvio, è questione di ore.

    di Enrico Lagattolla pg.3 de ilgiornale.it 17 01 2011

  5. #5
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    Predefinito Rif: Berlusconi: "Riforma della giustizia o voto".

    Citazione Originariamente Scritto da orpheus Visualizza Messaggio
    E speriamo che questa sia la volta buona .
    Che si faccia finalmente questa riforma sulla giustizia , gli italiani ne hanno le palle piene dei magistrati giustizialisti alla Robespierre , manca soltanto che il Berlusca si dedichi alle corse con le formiche per incriminarlo ulteriormente .
    Sappia Berlusconi che la riforma verrebbe tranquillamente approvata dalla quasi totalità dei parlamentari , hanno una paura folle di andare al voto , una cacarella fottuta .
    Sanno tutti che cadesse oggi il governo perderebbero i privilegi che stanno acquisendo per ottenere una pensioncina niente male ... per non parlare poi dei soliti mazziatoni che l'attenderebbero , sia ai sinistrati comunistoidi che ai rinnegati traditori dell'Fli . Il popolo ha la memoria lunga e sa bene a chi dare calci nel culo



    Prima di andare al voto con un sistema elettrale fatto molto male e senza sapere come fare per farlo meglio sarebbe molto più logico, secondo me, cercare di realizzare, finalmente, questa benedetta roforma elettorale.

    Ma ci saranno i consensi sufficenti per farla approvare?
    Ogni cosa è costituita da una o più coppie di poli.
    Detti poli producono:.............

 

 

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