Due nostri militari sono stati feriti poco prima delle 13 italiane in uno scontro a fuoco avvenuto in Afghanistan, nella zona di Bala Murghab.
Mezz’ora più tardi è stata annunciata la morte di uno dei due, colpito alla testa. Lo stesso ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aveva detto che «le condizioni di uno dei due militari feriti» erano disperate», e che «la sua vita» era «appesa a un filo».
L’altro ferito, sempre stando a quanto dichiarato da La Russa, «non è in pericolo di vita».
Il soldato italiano deceduto potrebbe essere stato vittima di «fuoco amico»: è quanto si apprende da fonti della Difesa, secondo cui la vittima italiana «forse è stato fatto oggetto di fuoco da personale militare afghano o da una persona che, comunque, indossava una divisa dell’esercito afghano».
Il ministro La Russa, al Tg1 ha dichiarato che gli italiani sono sotto attacco in Afghanistan «perché per la prima volta dopo tanti anni non siamo più solo dentro le basi fortificate ma miriamo a controllare il territorio e a fare in modo che effettivamente la popolazione afghana possa rientrare nei propri villaggi, il che significa avere avamposti di pochi metri quadrati difesi dai militari italiani e dai militari afghani e quindi più facilmente soggetti ad attacchi, sparatorie e conflitti con insurgents».
Gli insorti, ha spiegato La Russa, «fin quando erano lasciati padroni del campo naturalmente in quella zona non erano particolarmente pericolosi, ma nel momento in cui gli sottrai il controllo del territorio, come un lupo ferito cercano di azzannare».
Il cordoglio di Napolitano e Frattini
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco avvenuto a Bala Murghab in cui un militare italiano ha perso la vita e un altro è rimasto ferito, esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del militare caduto nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, e un affettuoso augurio al militare ferito». Lo riferisce l’Ufficio Stampa del Quirinale in una nota.
Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini esprime il suo personale dolore e cordoglio: «Si tratta purtroppo di un ulteriore, carissimo contributo pagato dai nostri soldati nella loro quotidiana lotta contro il terrorismo internazionale» ha sottolineato Frattini.
«Il tragico episodio odierno è un ulteriore motivo per proseguire nello sforzo di stabilizzazione dell’Afghanistan ed ancor più accelerare il processo, già avviato, di transizione ed afghanizzazione che consentirà di trasferire all’esercito ed alla polizia afgani le responsabilità di sicurezza del proprio Paese», ha concluso il ministro Frattini.
Di Pietro: «Ritiro immediato»
«Alla luce delle prime indiscrezioni sullo scontro a fuoco avvenuto all’interno della base italiana, riteniamo indispensabile ribadire la nostra posizione sulla guerra in atto in Afghanistan. L’Italia dei Valori chiede il ritiro immediato del nostro contingente in quanto in quei territori è in atto una vera e propria guerra e la nostra non è più una missione di pace». Lo afferma il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «I nostri militari - aggiunge - pagano un prezzo troppo alto per stare in un Paese martoriato da conflitti interni. Tra l’altro, la missione ha cambiato natura e pertanto viola l’articolo 11 della Costituzione. Ricordiamo che solo nel 2010 i costi per il mantenimento del nostro contingente sono stati di quasi un miliardo e i costi in vite umane sono ancora più alti». «Chiediamo a tutte le altre forze politiche realmente responsabili di sostenere la mozione dell’IdV in Parlamento per ridiscutere la nostra presenza in Afghanistan».
Poco prima delle 13 - Afghanistan, soldato italiano forse ucciso da “fuoco amico”| mondo| Il SecoloXIX




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