Ritorno a Strapaese
Ritorno a Strapaese | atuttadestra
di Giovanni Balducci
“Strapaese” è stato un movimento letterario e culturale sviluppatosi in Italia intorno al 1926, caratterizzato da spirito patriottico ed spirato a tradizioni schiettamente paesane. Presente in Valdarno già nei primi anni venti, nacque come corrente fiancheggiatrice del fascismo populista e popolare scagliandosi contro ogni forma di cosmopolitismo ed esterofilia.Insieme al rivale movimento “Stracittà” costituì una delle due linee di sviluppo principali della cultura durante gli anni del Regime.
Animatori di Strapaese furono Leo Longanesi, Curzio Malaparte (ex stracittadino) e Mino Maccari, fondatori rispettivamente delle riviste “L’Italiano”, “L’Arcitaliano” e “Il Selvaggio”, cui facevano da contraltare quelle stracittadine “I Lupi”, “L’Interplanetario” e “2000”, diverse per impostazione ideologica e pratica.
Le origini del movimento “Strapaese” possono farsi risalire al manifesto nazionalista di Giovanni Papini del 1904, mentre posizioni ‘strapaesane’ sono già rinvenibili in alcuni scrittori de “La Voce”, quali lo stesso Papini e il poliedrico Ardengo Soffici; ma il movimento assunse il suo nome e tratti più marcati solo nel primo dopoguerra.Gli strapaesani anelavano una civiltà cattolica – ma non papalina – , rurale, tradizionalista, e anti-urbana, richiedendo, altresì, una cultura italianissima e fascistissima, secondo i canoni strapaesani di “fascismo”. Ecco a proposito quanto dichiarato nella Prefazione alla rivista “L’Italiano”: «I popoli nordici hanno la nebbia, che va di pari passo con la democrazia, con gli occhiali, col protestantesimo, col futurismo, con l’utopia, col suffragio universale, con la birra, con Boekling, con la caserma prussiana, col cattivo gusto, coi cinque pasti e la tisi Marxista. L’Italia ha il sole, e col sole, non si può concepire che la Chiesa, il classicismo, Dante, l’entusiasmo, l’armonia, la salute filosofica, il fascismo, l’antidemocrazia, Mussolini».
“Strapaese”, tuttavia, pur ponendo l’accento su caratteri tipicamente italiani e locali di cultura, dimostrò di non disdegnare affatto quella straniera. Ne è un esempio Longanesi che su “L’Italiano” pubblica brani di Kafka, Hemingway, Gide, Joseph Roth, prima di allora pressoché sconosciuti in Italia.
Similmente al movimento futurista “Strapaese” sostenne strenuamente la logica dell’ “arte – azione”, adoperando l’arte come strumento per orientare l’azione politica del Regime e riportarlo alle sue origini rivoluzionarie, criticando le direttive ufficiali del fascismo e la sua svolta dittatoriale.Sostenitore del folclore e delle tradizioni locali Strapaese si oppose anche alle demolizioni e agli sventramenti degli antichi borghi medievali nei centri urbani, e prese posizioni favorevoli all’autarchia (non poteva essere altrimenti!).
Oggigiorno – purtroppo – il termine ‘strapaese’, che tanta popolarità riscosse all’epoca, è divenuto parte del linguaggio comune, passando a indicare un atteggiamento di esagerato campanilismo, ma son sicuro che in questi tempi di globalizzazione selvaggia sia altamente consigliabile un ritorno a Strapaese, se non altro come luogo dell’anima.




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