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Discussione: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

  1. #11
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

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  2. #12
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale


    La fontana con i suoi dodici leoni è un antico simbolo orientale che ha raggiunto l'Alhambra... Il leone che erutta acqua non è altro che il Sole, da cui sgorga la vita, e i dodici leoni sono i dodici Soli dello zodiaco, i dodici mesi presenti contemporaneamente nell'eternità. Essi sostengono un "mare"... e questo mare è il serbatotio delle acque celesti... I baldacchini in pietra alle estremità occidentali e orientali del giardino, sono anche una parte del giardino paradisiaco descritto nel Corano. (Corano 2 : 22) (Titus Burckhardt, Moorish Culture in Spain, 209)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-05-15 alle 20:17

  3. #13
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

    IL LEONE

    Simbolo di forza e coraggio, il leone lo era anche della giustizia. Gli antichi dicevano che non si avventava mai sulla preda se non spinto da un eccezionale bisogno di nutrirsi e che, anche in questo caso, non spiccava mai il balzo sull'avversario caduto a terra prima che avesse avuto inizio il combattimento. Il Medioevo non ha rotto questo legame tra il leone e il senso della giustizia. È noto infatti che in età medievale le cause di giurisdizione civile ed ecclesiastica venivano discusse e risolte sui sagrati delle chiese, dinanzi ai portali incorniciati da leoni di pietra e che i giudizi venivano formulati ed emessi secondo la nota formula inter leones et coram populo. Questo elemento decorativo non è solo cristiano e occidentale: se i leoni sono piazzati dinanzi ai portali delle nostre cattedrali come vigili perenni dell'ortodossia cristiana, leoni di granito montavano la guardia a Micene o dinanzi a templi indiani e, per le credenze religiose orientali, i leoni come i draghi, non chiudono mai gli occhi. Nell'arte cristiana, il leone diventa simbolo della misericordia, della regalità e della Resurrezione di Cristo.

    Nel processo di trasformazione in senso cristiano delle notizie di antichi autori pagani sulle abitudini del leone, gli autori dei Bestiari medievali si sono serviti in modo particolare delle interpretazioni di Origene e del Physiologus.

    L'unione in Gesù Cristo di due nature, la divina e l'umana, ha costituito il tema di numerose immagini allegoriche che ritroviamo applicate al leone. Gli antichi autori pagani e cristiani concordano nell'asserire che tutte le qualità attive del leone sono localizzate nella parte anteriore del suo corpo, nella testa, nel petto e nelle sue zampe anteriori, mentre la parte posteriore del corpo non ha altra funzione se non quella di sostegno, di punto d'appoggio a terra: anterioribus partibus coelestia refert, posterioribus terram. Pertanto, essi fecero della parte anteriore il simbolo della natura divina di Cristo, di quella posteriore 1'immagine della sua umanità.

    Ma la simbologia del leone è ambivalente a seconda che la sua forza sia messa al servizio del bene o del male. È interpretata come immagine di Cristo quando combatte ilserpente, il drago o altre bestie maledette come il caprone (e questo è un tema iconografico che ricorre frequentemente nelle sculture delle nostre cattedrali), ma anche come simbolo di Satana, dei vizi e dell'eresia. Un leone che strazia con le zampe e con i denti un animale è 1'immagine della giusta severità della chiesa contro coloro che si ostinano a disconoscere la sua autorità. I commentatori dei libri sacri riconoscevano esplicitamente 1'immagine del demonio nel leone di cui Davide fu il vincitore. Sin dall'alba della Chiesa, Pietro aveva detto: «Siate sobri, o fratelli e vegliate; perché il diavolo vostro nemico è come il leone che ruggisce e cerca di divorarvi» (San Pietro, I epist.).


    Liberamente tratto da Immaginario medievale, a c. di Felice Moretti: il leone



    British Library, Royal MS 12 C. xix, Folio 6r




    <><><><>


    Il leone è citato nel Fisiologo, nel Bestiario latino e nel Bestiario d'amore di Richard de Fournival. Nei primi due testi si dice che il leone ha tre nature:

    1) quando cammina vagando, se si accorge di essere seguito dai cacciatori, copre con la coda le sue impronte. Così Cristo facendosi uomo ha nascosto la propria divinità;

    2) quando dorme, i suoi occhi vegliano. Così il Signore dormì nel sonno della morte sulla croce e nel sepolcro, ma la sua natura divina vegliava;

    3) quando partorisce, si dice che il cucciolo nasce morto; dopo tre giorni e tre notti viene svegliato, scosso dal ruggito e dal brontolio del padre che sopraggiunge. Così Cristo, morto da tre giorni, fu risuscitato da Dio padre. Nel Bestiario latino vengono aggiunte le spiegazioni etimologiche.

    Nel Bestiario d'amore si dice che il leone assale l'uomo non appena questi lo guarda. Amore assomiglia al leone: infatti Amore non assale se non chi lo guarda. "Amore dunque cattura l'uomo ai primi incontri per mezzo degli occhi, e per questa via l'uomo perde il cervello". In una seconda citazione, si descrive la prima natura del leone, concludendo: "Allo stesso modo si comporta un uomo saggio che abbia prudenza: quando è costretto a fare qualcosa che, se fosse conosciuto, gli attirerebbe il biasimo, usa precauzioni tali per cui nessuno lo sappia mai; in modo che la sua prudenza cancelli le orme dei suoi piedi, ossia la buona o cattiva reputazione che può derivare dalle sue azioni".



    Dal Bestiario d'amore di Richard de Fournival –XIII-XIV sec.
    Bibliothèque Nationale de France, fr. 1951, Folio 17r

  4. #14
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

    L'IDRA DI LERNA

    Nella mitologia greca l'Idra di Lerna o Idra è un mostro con nove teste a forma di serpente, nato da Tifone ed Echidna, come Cerbero, Ortro e la Chimera. Viveva insieme al mostro Carcino.

    Aveva nove teste di serpente, di cui la centrale era immortale. Secondo altre versioni tuttavia ne aveva 50 e tutte d'oro. Il corpo era di un drago gigantesco e senza ali. Qualsiasi testa venisse tagliata, subito ne rispuntavano due. Il sangue e il fiato dell'Idra erano veleno mortale.

    Il mito narra che l'Idra, che viveva nei pressi di Lerna, fu uccisa da Ercole durante la seconda delle sue fatiche. Non fu un'impresa facile: la trovò l'orrenda belva mentre digeriva il suo pasto nella caverna e le tagliò tutte le teste. Per non cadere preda del suo fiato tremendo Ercole trattenne il respiro. Scoprì però che dal moncherino di ogni testa tagliata ne spuntavano istantaneamente altre due. Ebbe quindi un'illuminazione, e chiese aiuto al nipote Iolao: mentre Ercole tagliava le teste, Iolao dava fuoco al sangue della ferita, cicatrizzandola in modo che le teste non potessero ricrescere. L'ultima testa tuttavia era immortale e non servì nemmeno il suo nuovo stratagemma. Allora seppellì la testa e il corpo sotto un masso enorme.

    Ercole bagnò la punta delle frecce nel sangue dell'idra, altamente velenoso, per rendere le ferite inflitte da esse inguaribili. Un'accidentale puntura con una di tali frecce provocò atroci sofferenze a Chirone, centauro amico e insegnante di Ercole, che essendo immortale non poteva morire, che per porre fine al tormento, donò la propria immortalità a Prometeo.


    Nel medioevo

    Nella zoologia mitologica medioevale, il termine Idra sta ad indicare un generico drago con molte teste.

    Nei bestiari medioevali esiste l'Hydrus, variante dell'Idra. Esso è il nemico per antonomasia del coccodrillo, dal quale si fa inghiottire per poi lacerarne l'intestino.

    Erasmo da Rotterdam nei suoi Adagia paragona la guerra all'Idra di Lerna. «Quinetiam bellum e bello seritur, e simulato verum, e pusillo maximum exoritur, neque raro solet in his accidere quod de Lernaeo monstro fabulis proditum est». (E poiché guerra genera guerra, da guerra finta nasce guerra vera, da guerra piccina guerra poderosa, non di rado suole accadere ciò che nel mito si racconta del mostro di Lerna).

    http://it.wikipedia.org/wiki/Idra_di_Lerna
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-05-15 alle 20:14
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  5. #15
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

    CANI DIABOLICI

    Le tracce del cane diabolico

    Le leggende dicono che molti sentieri inglesi sono frequentati dai cani neri del diavolo. Sembra che questi cani, a volte senza testa, controllino soprattutto i "sentieri verdi", vecchie stradine piene di erbacce che conducevano a chiese o residenze di campagna. Questi spettri canini spesso scompaiono in corrispondenza di una siepe, un ponte o un cancello, tradizionali punti di passaggio tra il mondo dei vivi e l'aldilà, e si dice anche che sorveglino i cimiteri per l'antica usanza di sacrificare un cane da guardia all'inaugurazione di un nuovo cimitero. Il cane nero è sempre molto grande, come un vitello, scuro e peloso, con occhi ardenti. Le contee di Suffolk e di Norfolk, nell’Inghilterra orientale, sono particolarmente sorvegliate dai cani neri. Secondo la leggenda, nel secolo scorso un uomo di nome Finch stava camminando lungo un "sentiero verde" quando scambiò un cane nero per il cane di un amico che aveva tentato di morderlo. Gli allungò un calcio, e il piede passò attraverso il fantasma. Un libello dell'epoca afferma che un cane nero ha visitato la chiesa di St. Mary a Bungay, nel Suffolk, il 4 agosto 1577, una domenica durante una terribile tempesta. Questa apparizione del male “stortò il collo” a due parrocchiani e lasciò un terzo “rattrappito come un pezzo di cuoio bruciato”. Un altro cane diabolico (o forse lo stesso?) rovinò la cerimonia nella chiesa di Blythburgh durante la medesima tempesta, uccidendo tre persone e lasciando dietro di sé i segni delle unghie sulla porta della chiesa, dove si possono vedere ancora oggi. Le tracce dello spettro Alcuni dicono che i profondi graffi sulla porta laterale di questa chiesa del Suffolk furono fatti dalle unghie del cane nero. Secondo alcuni il cane nero è lo spettro di un antico mastino messo a guardia dei luoghi sacri e dei tempietti comuni lungo le strade di tutto A mondo. Secondoaltri è il diavolo, forse in cerca di viaggiatori solitari e vulnerabili. La tradizione del Norfolk afferma che nessuno può guardare il cane nero e sopravvivere. Quando qualcuno stava per morire, si diceva: “Ha il cane nero alle spalle”. Nell’Essex, invece, si pensava che i cani neri proteggessero i viaggiatori.

    Ignoto e Paranormale - Portale italiano del paranormale e del mistero
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 10-05-15 alle 20:16
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


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  6. #16
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    Jorge Luis Borges – Margarita Guerrero

    L'IDRA DI LERNA




    Bodleian Library, MS. Douce 308, Folio 99r


    Tifone (figlio difforme della Terra e del Tartaro) ed Echidna, che era metà bella donna e metà serpente, generarono l'Idra di Lerna. Cento teste le conta Diodoro lo storico; nove la Biblioteca di Apollodoro. Lemprière ci dice che questa ultima cifra è la più comunemente ricevuta; l'atroce è che per ogni testa tagliata, due gliene ricrescevano nello stesso posto. S'è detto che le teste erano umane e che quella di mezzo era eterna. Il suo fiato avvelenava le acque e disseccava i campi. Perfino quando dormiva, l'aria attossicata che le pesava intorno poteva essere mortale per un uomo. Giunone la crebbe perché si misurasse con Ercole.
    Questo serpente sembrava destinato all'eternità. Il suo covo era nei pantani di Lerna. Ercole e Iolao la cercarono; il primo le tagliò le teste, mentre l'altro andava bruciando con una torcia le ferite sanguinanti. L'ultima testa, che era immortale, Ercole la sotterrò sotto una gran pietra; e dove la sotterrarono starà ancora adesso, odiando e sognando.
    In altre avventure con altre fiere, le frecce che Ercole bagnò nel fiele dell'Idra provocarono ferite mortali.
    Un granchio, amico dell'Idra, morse durante la lotta il tallone all'eroe. Questi lo schiacciò col piede. Giunone l'innalzò al cielo, e ora è una costellazione e il segno del Cancro.


    Dal Manuale di zoologia fantastica, Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero (Einaudi)

  7. #17
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    IL DRAGO



    Dal Bestiario di Guillaume le Clerc (XIII sec.)
    Bibliothèque Nationale de France, fr. 1444b



    "Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell'universo; ma c'è qualcosa, nella sua immagine, che s'accorda con l'immaginazione degli uomini; e così esso sorge in epoche e latitudini diverse; è per così dire un mostro necessario…" (J. L. Borges)


    E infatti è così, ma mentre in Oriente il drago è una figura positiva simbolo di forze creatrici e benefiche, in Occidente è temibile portatore di morte e di rovina.

    Secondo le leggende, il drago ha origine da un uovo che impiega almeno un secolo per schiudersi. Lunghissima è anche la sua vita, ed è proprio grazie alla sua longevità che possiede una conoscenza e una saggezza senza pari.

    Nei racconti mitologici è il custode di inestimabili tesori nascosti in cima ad altissime montagne o nei luoghi più impervi, difficilmente raggiungibili dagli uomini: così, per esempio, in Grecia troviamo un drago a guardia del Vello d'oro e del Giardino delle Esperidi, dove cresce l'albero dai pomi d'oro.
    Simbolicamente, il drago rappresenta la prova da superare per colui che voglia impossessarsi della sua ricchezza: nell' Edda di Snorri, Sigurdr uccide Fafnir e ne mangia il cuore, acquisendo una conoscenza molto profonda, arrivando addirittura a comprendere il linguaggio degli uccelli. E, soprattutto, Sigurdr può godere dei consigli della valchiria Sigrdrifa che, ormai liberata dal sonno indottole da Odino, lo istruisce sul significato delle Rune.

    In effetti, il drago, la grotta, le montagne, l'eroe non sono altro che la rappresentazione di un'impresa che ancora oggi è possibile portare a termine: dentro di noi. E il tesoro non è il tradizionale forziere traboccante d'oro, bensì una conoscenza di valore inestimabile, destinata ai pochi coraggiosi che osano sfidarne il custode.

    In molte tradizioni, per essere dichiarato tale, l'eroe deve essere disposto ad affrontare il drago, che può annientarlo oppure donargli immense ricchezze e preziose conoscenze altrimenti impossibili da raggiungere.

    L'aspetto di questi racconti valido ancora oggi è che il lato oscuro di noi rimane quasi sempre celato, ignorato o rinnegato. Ma chi osa entrare nella grotta affrontandone le tenebre riconosce l'esistenza dell'ombra e, dopo averla dominata e assimilata, può trarne forza: proprio come l'eroe che, vincendo il drago, ne esce accresciuto in conoscenza, gloria e onore.



    Da un Bestiario inglese del XIII sec.
    British Library, Harley MS 3244, Folio 59r

  8. #18
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    Massimo Centini

    IL DRAGO




    Da un manoscritto francese (1450 ca.)
    Museum Meermanno, Hague, Netherlands


    Nel simbolismo esoterico la mostruosità può essere portatrice di molteplici simboli. Il drago è la raffigurazione oggettiva di una sorta di caos inconscio, atavicamente deposto nella nostra psiche attraverso un apparato simbolico molteplice. Che sia l'eterno castigatore dell'Apocalisse o il grande rettile un po' naif, capace di sputare fiamme dalle fauci, è la rappresentazione della bestialità priva di ogni legame con l'umano: il male primitivo, che ha conservato, nella propria struttura antidiluviana, l'energia in cui sono contenuti i quattro elementi principali:

    Acqua = corpo di rettile
    Terra = corpo di rettile
    Aria = ali per volare
    Fuoco =emanazione di fiamme

    Molto spesso, nella tradizione esoterica, il drago è considerato una sorta di "guardiano della soglia": una creatura ctonia posta come custode di tesori sotterranei, quasi sempre inaccessibili ai comuni mortali, se non attraverso un itinerario di tipo iniziatico. Il legame con l'universo ctonio ha fatto del drago l'animale tellurico per eccellenza, fino a influenzare certi aspetti del pensiero geologico: l'eclettico A. Kircher, nel suo Mundus Subterraneus, affermava che il sottosuolo era abitato da mostri terribili e dall'inavvicìnabile drago.

    È difficile stabilire quando sia sorta la prima leggenda legata al drago. Anche se la mitologia di molti paesi lontani tra loro è ricchissima (si passa dall'Ilujankas ittita all'Apophis egizio, dal Drauga avestico a Quetzalcoatl, dall'Idra, e altri ibridi greci, al dragone Cymr delle saghe celtiche, fino ai tanti esseri anomali che la tradizione cristiana ha attinto dalle storie pagane), non possediamo una base scientifica sulla quale costruire tesi interpretative accettabili. Va aggiunto che nella tradizione artistica medievale, in particolare nelle scenografie delle Sacre Rappresentazioni, l'ingresso dell'inferno era frequentemente raffigurato da una bocca spalancata di drago.

    La "bestia immonda" era per il Cristianesimo l'allegoria di un paganesimo da distruggere, o almeno da relegare in ambiti ristretti e periferici; come nell'Apocalisse, dove l'uccisione del drago prelude all'annuncio di una nuova era spirituale. Nella tradizione alchemica, con uovo di drago si indica la forma che consente la trasmutazione e determina il mutamento che è alla base del passaggio del metallo vile a quello nobile.


    Massimo Centini, Le vie dell'esoterismo (De Vecchi editore, pag. 48)
    Ultima modifica di Silvia; 07-02-11 alle 17:08

  9. #19
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

    Bellissimo post, la figura del drago in effetti in occidente sembra non godere di buona stampa, ma mi sembra che ultimamente qualcosa stia cambiando, sono molte infatti le opere fantasy (potrei citare Eragon, o apputo Dungeons & Dragons) che invece lo mettono in chiave positiva, come amico e compagno del o della protagonista.
    Un'altra specie che ha trovato la sua riabilitazione.
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  10. #20
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    Predefinito Rif: Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale

    Citazione Originariamente Scritto da subiectus Visualizza Messaggio
    Bellissimo post, la figura del drago in effetti in occidente sembra non godere di buona stampa, ma mi sembra che ultimamente qualcosa stia cambiando, sono molte infatti le opere fantasy (potrei citare Eragon, o apputo Dungeons & Dragons) che invece lo mettono in chiave positiva, come amico e compagno del o della protagonista.
    Un'altra specie che ha trovato la sua riabilitazione.
    E' indubbiamente vero che in Occidente il drago ha assunto connotazioni negative, tanto da aver bisogno di un eroe che ne combatta la malvagità. E tuttavia è un simbolo ambivalente, in quanto rappresenta il male, ma anche il suo opposto: è crudele, ma sapiente... è animalità selvaggia, ma anche energia vitale. E' il mostro che divora, ma poi rigenera.
    Ultima modifica di Silvia; 07-02-11 alle 21:19

 

 
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