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    Cosa Nostra: la legione sicula della CIA




    Nel suo LA FONTE DEL PETROLIO – brevi annotazioni in margine alla richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini[1], Giovanni Giovannetti scrive:


    “Lo «Stato nello Stato» e cioè l’antistato di Eugenio Cefis, Licio Gelli e Umberto Ortolani consegna infine il testimone alla monocrazia mediatica dell’affiliato Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816), che il 18 gennaio 1994 insieme a Marcello Dell’Utri (membro dell’Opus Dei e amico di Gaetano Cinà, esponente della famiglia mafiosa dei Malaspina, vicina al boss Stefano Bontade) fonda Forza Italia”.


    Vicenda di Pasolini a parte, la narrativa del brano suddetto è quella che vede in Berlusconi il mandante occulto delle stragi di mafia del ’92-’93: la narrativa, per intenderci, del DVD “Sotto scacco”[2], e che ha in Marco Travaglio il propalatore più famoso. Bene, io non sono d’accordo con questo tipo di narrativa. Perché? Perché questa versione dei fatti ha il difetto fondamentale di dare dei “misteri” italiani una lettura puramente domestica, occultando, in tutto o in parte, il ruolo delle interferenze americane nel nostro paese.


    È vero che la mafia è una presenza ricorrente nell’italica strategia della tensione ma, troppo spesso, si tende a dimenticare che i suoi atti eversivi nascono su imput provenienti da oltreoceano, e questo non da oggi ma dal 1944[3]. Il presente contributo ha lo scopo di illustrare, in modo sommario e senza alcuna pretesa di completezza, la costante dei rapporti governo americano-mafia negli episodi di violenza eversiva e terroristica del nostro paese, dall’arrivo di Lucky Luciano in Sicilia alle bombe del 1993. Più che altro, è una raccolta di citazioni, senza pretese di originalità nella raccolta del materiale ma necessaria, a mio avviso, di fronte al permanente strabismo della stampa di regime.


    Prima di cominciare con la cronologia, però, vorrei evidenziare almeno uno dei motivi del mio scetticismo su Berlusconi presunto stragista occulto: è vero che Berlusconi a suo tempo fece parte della P2 (loggia eminentemente atlantica) ma pochi ricordano che ne uscì almeno 20 anni fa, secondo il parere autorevole del Gran Maestro Gioele Magaldi, che sto per citare. Berlusconi, a mio avviso, non rappresenta la massoneria stragista ma è un outsider, il capo di un contropotere, sia pure anch’esso massonico, che all’establishment è sempre stato inviso.


    Qualche mese fa, il Fatto Quotidiano ha pubblicato su tutto ciò gli estratti di un’intervista a Magaldi[4], da cui riprendo il passaggio più significativo:


    Domanda: “Berlusconi e la massoneria…


    Risposta: Non fu un fatto superficiale l’adesione di Berlusconi alla P2 di Gelli, come tante volte si è sentito dire. Non è finita lì. Il suo interesse alla massoneria, al mondo dell’esoterismo e dell’iniziazione lo coinvolge da sempre in modo significativo. Lui, che aveva già fatto studi esoterici prima, viene iniziato ai riti massonici da Giordano Gamberini e Licio Gelli. Entrambi in rapporti organici e strutturati con la CIA. Tramite Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu è stato in grandi e costanti rapporti con Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1982 al 1990. Poi, sempre tramite Carboni, Pisanu e Corona, è stato in rapporti stretti con lo scomparso presidente della Repubblica Francesco Cossiga.


    Domanda: Questo in gioventù, e poi?


    Risposta: Berlusconi è una sorta di maestro illuminato che, autonomamente, ha conquistato i gradi della sua successiva iniziazione. Ha frequentato direttamente il vertice, prima Gelli, poi il Gran Maestro Corona e altri del suo entourage. Non ha fatto vita di loggia, cessata la P2 non si è iscritto altrove. Ne ha fatta direttamente una sua…


    Domanda: In che senso?


    Risposta: Nei primi anni ’90 si dice che abbia ritenuto di aver compiuto il proprio percorso di formazione massonica in modo così adeguato da poter costituire un gruppo autonomo e indipendente (…). È una persona con un’altissima percezione di sé.


    Domanda: Che riconoscimento ha questa “loggia fatta in casa”, da parte delle altre logge?


    Risposta: Berlusconi ha rapporti con tutti gli ambienti massonici internazionali. Il problema è che oggi questi rapporti sono in crisi. È il suo problema più grande: la parte maggioritaria (…) ritiene che Berlusconi sia diventato un problema per l’Italia e non la soluzione…”[5].


    Passiamo ora alla (sommaria) cronologia dell’eversione atlantico-mafiosa in Italia.


    Come premessa, e anche a mo’ di introduzione, segnalo questo passo del giornalista Antonio Nicaso, intervistato da Ferruccio Pinotti nel suo FRATELLI D’ITALIA[6]:


    “«C’è stato un patto strategico tra poteri criminali, finanziari e politici che ha compromesso la democrazia italiana. Dal caso Sindona al piduismo degli anni Ottanta, fino a Tangentopoli a alle ultime stragi [quelle del ’92-‘93], è emerso il ruolo della massoneria deviata, della mafia e dei servizi segreti che, sotto l’ombrello atlantico, hanno dato vita a un “governo invisibile”, illegale e impunito. Sarebbe interessante analizzare le dinamiche di questa “alleanza”, la sua crisi attuale, ma anche il tentativo dei “poteri forti” di ristrutturarsi per condizionare i poteri politici negli anni a venire.»”.


    CRONOLOGIA SOMMARIA, DAL 1943 AL 1993, DEL PATTO STRATEGICO TRA IL GOVERNO AMERICANO E LA MAFIA


    1943 - sbarco degli Alleati in Sicilia:


    Michele Pantaleone: “È storicamente provato che prima e durante le operazioni militari relative allo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia, d’accordo con il gangsterismo americano, s’adoperò per tenere sgombra la via da un mare all’altro”[7].


    Antonio Nicaso: “Fu il massone americano Frank Bruno Gigliotti, già agente della sezione italiana dell’Oss e quindi agente della Cia, a preparare lo sbarco degli americani in Sicilia attraverso i rapporti con la mafia e la massoneria”[8].


    1947 – strage di Portella della Ginestra:


    Antonio Nicaso: “A Portella delle Ginestre a sparare non furono solo gli uomini di Giuliano, ma anche gli agenti reclutati dall’Oss che utilizzarono armi speciali in dotazione ai servizi segreti americani, come la bomba aerea simulata, una sorta di congegno pirotecnico che produceva un fischio e poi esplodeva come un grosso petardo. In molti, a Portella, vennero raggiunti dai frammenti di questa bomba. Ma grazie ai servizi segreti italiani, queste schegge scomparvero per sempre dai rapporti medico-legali”[9].


    1962 – omicidio di Enrico Mattei:


    Claudio Mutti: “Secondo Kolossov [agente del KGB di stanza in Italia negli anni ‘60], per eliminare Mattei le Sette Sorelle incaricarono Cosa Nostra. Per eseguire l’operazione, arrivò dagli USA uno dei capi dell’organizzazione, tale Marcello Carlos detto “il Piccolo”, che introdusse un suo uomo nel servizio tecnico dell’aeroporto di Catania. Un giorno, il gestore del ristorante dell’aeroporto fece chiamare l’autista di Mattei, un ex partigiano [in realtà ex fascista repubblicano, n.d.r.] di nome Bertuzzi, perché al telefono lo stavano cercando. Fu in quel momento che infilarono una bomba nell’aereo di Mattei”[10].


    1970 – il Golpe Borghese:


    Paolo Biondani: “Nell' inchiesta sulle stragi spunta "l' altra Gladio". Una struttura mista militari civili, parallela alla rete "Stay Behind", con obiettivi analoghi ma con protagonisti diversi: nuovi nomi, ancora top secret, di presunti responsabili di operazioni coperte che i magistrati collegano alla strategia della tensione degli anni 1969 1974. Un' organizzazione che agiva sotto una sigla pseudo istituzionale, "Nuclei di difesa dello Stato", della quale finora nessuna autorita' aveva mai parlato, neppure dopo la divulgazione degli elenchi dei 622 gladiatori "ufficiali". "L' altra Gladio" e' il piatto forte della maxi inchiesta del giudice istruttore Guido Salvini sulla stagione di terrore che fa da scenario alla strage di Piazza Fontana: dopo quattro anni di indagini, il magistrato sta correggendo in queste ore (era al lavoro anche ieri) la definitiva stesura dell' ordinanza sentenza di rinvio a giudizio contro una ventina di inquisiti per i depistaggi e gli attentati immediatamente precedenti o successivi alla bomba del 12 dicembre ' 69 a Milano…L' istruttoria riguarda anche l' occultamento delle bobine con i colloqui tra il capitano del Sid Antonio La Bruna e alcuni congiurati del golpe Borghese (1970) e della "Rosa dei venti" (1973): depistaggi voluti dai suoi superiori per coprire le complicita' di boss mafiosi e big della massoneria come Licio Gelli”[11].


    Gianluca Di Feo: “Gli emissari di Nixon e i sicari di Pinochet. Riunioni di bombaroli fascisti nella villa di Frank Tre Dita Coppola. Sottomarini israeliani e inglesi che bloccano navi dei nostri servizi segreti…La flotta USA pronta a muovere da Malta. L’ospedale militare del Celio da trasformarsi in carcere per gli ufficiali fedeli alla Costituzione. Squadre di neofascisti all’erta in tutta Italia. Commando di mafiosi per assassinare il capo della polizia. Pattuglie della ‘ndrangheta”[12].


    Paolo Cucchiarelli: “Ha scritto William Colby, ex direttore della CIA, nelle sue memorie, che nel ’70 l’agenzia «tentò [in Italia] un golpe militare, direttamente agli ordini del presidente Nixon»”[13].


    1972 – il disastro aereo di Montagna Longa:


    Blog sul disastro aereo di Montagna Longa: “5 maggio 1972 condizioni meteorologiche ottime, a Roma Fiumicino decollò un aereoplano, volo Alitalia AZ 112, in direzione dell’aeroporto Punta Raisi di Palermo con 115 persone a bordo, molti di loro ritornavano in Sicilia per votare, le elezioni si svolsero due giorni dopo, Il volo risultò regolare ma in avvicinamento all’aeroporto, il DC-8 invece di seguire la normale procedura prevista dalle normative, proseguì oltre schiantandosi alle 22.23 contro il crinale di Montagna Longa, alto 935 metri.
    Da Carini e da altri versanti, fu visto da parecchia gente un grande bagliore seguito da un forte boato, i soccorsi partirono subito e le prime scene viste dai soccorritori furono raccapriccianti, corpi dilaniati e mutilati, oltre a resti dell’aeromobile sparsi sino alla base della montagna. Salirono anche gli “sciacalli” che sottrassero ai cadaveri gli oggetti preziosi.
    Il processo si concluse dando la responsabilità ai piloti per non aver aderito alle procedure di avvicinamento, previste per l’aeroporto di Palermo.Ma c’è chi non ha creduto alla versione ufficiale…”[14].
    Alfio Caruso: “Il primo a inserire l’episodio in una trama eversiva fu nell’autunno del ’77 il vicequestore di Trapani, Giuseppe Peri, cinquant’anni, una moglie, due figli, pignolo e intappuntabile dirigente, una carriera tendente al grigio…Tuttavia questo perfetto e servizievole ingranaggio della macchina statale, per sedici anni responsabile della squadra mobile, inviò alle procure di Trapani, Marsala, Agrigento, Palermo, Torino, Roma e Milano un rapporto esplosivo, frutto di dodici mesi di defatigante impegno e di brillanti deduzioni…L’essersi dovuto occupare dei sequestri Corleo (il suocero di Nino Salvo), Campisi, Mariani e Perfetti gli aveva fatto scattare l’intuizione, in seguito confermata da confessioni e ulteriori indagini, di una regia unica e mirante a ben altri risultati…Nel rapporto Peri faceva riferimento, oltre ai quattro sequestri di persona, a sette omicidi (vi rientravano quelli del procuratore di Palermo, Scaglione, e del giudice romano Occorsio) e alla strage di Montagna Longa”[15].


    Giuseppe Peri: “Da quanto suesposto si deduce che è esistita ed esiste una potente organizzazione dedita alla consumazione dei sequestri di persona, con richiesta di prezzi di riscatto di diversi miliardi per fini eversivi i cui promotori, mandanti dei sequestri, vanno ricercati negli ambienti politici delle trame nere ed in ambienti insospettabili…Armi militari, munizioni militari, usciti dagli ambienti militari non si sa come…denunziano chiaramente che la matrice dei promotori dell’organizzazione…va ricercata in ambienti insospettabili. E tale organizzazione non ha disdegnato, come dimostrato, di servirsi delle potenti organizzazioni siciliane e calabresi, commettendo ad esse dei sequestri di persona per realizzare i suoi fini di autofinanziamento..”[16].


    Alfio Caruso: “Il rapporto di Peri conobbe un’esistenza agra. Nessuna procura lo giudicò meritevole di attenzione…A seppellire definitivamente quelle toste intuizioni fu il sostituto procuratore di Marsala, Salvatore Cassata. Per Peri significò l’inizio della disfatta. Su iniziativa di Giuseppe Varchi, capo di gabinetto della questura di Trapani, fu sballottolato fra Messina e Palermo. Fumando cento sigarette al giorno gli toccò per due anni accatastare inutili scartoffie. Morì di crepacuore il 1 gennaio ’82 circondato dalla fama di pazzo visionario. Nel 1981, quando fu reso noto l’elenco degli iscritti alla P2, si scoprì che la tessera n. 2187 corrispondeva al sostituto procuratore Salvatore Cassata e la tessera n. 2193 al vicequestore vicario Giuseppe Varchi”[17].


    Antonio Nicaso: “Secondo quanto scrive Daniele Ganser nel suo libro Nato’s Secret Armies, Gelli venne personalmente reclutato da Gigliotti con l’incarico di contrastare il fronte comunista con il supporto della Cia. Gelli venne inoltre presentato da Ted Shackley, il responsabile di tutte le operazioni sotto copertura della Cia in Italia, ad Alexander Haig, Il comandante delle truppe americane in Vietnam e successivamente consulente militare del Presidente Nixon. Haig, secondo alcuni documenti pubblicati da Ganser, nell’autunno del 1969 autorizzò Gelli ad affiliare alla sua loggia massonica, la P2, quattrocento ufficiali italiani ed esponenti importanti della Nato”[18].


    1975 – omicidio di Pier Paolo Pasolini:


    Cristina Mariotti: “Il ragazzo [Pino Pelosi, presunto assassino di P.] si ricorda all’improvviso di aver perduto un anello: “forse è nella macchina”, suggerisce ai carabinieri, poi lo descrive dettagliatamente: una pietra rossa incastonata tra due aquile dorate e sotto la scritta “United States Army”, insomma, un oggetto più adatto a un marine che a un romano di borgata”[19].


    Il Blog della Sicilia: “Giuseppe e Franco Borsellino sono i nomi di due fratelli catanesi che, per la prima volta, Pelosi indica come gli assassini di Pasolini”[20].


    Federica Di Blasio e Maria Elisa Pesaresi: “Parrello afferma che Pinna [meccanico della mala romana] ha avuto un preciso ruolo nell’assassinio dello scrittore, sposando dunque la tesi secondo cui il reo confesso Pino Pelosi è un delirante visionario sotto scacco della mafia e della massoneria deviata…Tuttavia c’è un altro inquietante particolare: tramite una conoscenza della DIGOS, Parrello scopre che nel 1979 Antonio Pinna fu fermato a Roma alla guida di un’auto con la patente scaduta; ma il documento relativo al fermo è in parte secretato”[21].


    Anonimo: “Se si scorrono le pagine del celebre articolo “Il romanzo delle stragi” – sulla preparazione di “Petrolio” – si noterà come Pasolini additasse anche al ruolo della criminalità siciliana e alla malavita comune nella “strategia della tensione”, un’intuizione unica e sorprendente per quel periodo.
    Un’altra ricorrenza piuttosto interessante in questa catena di delitti ed eventi criminosi commessi in nome del Potere è quella della città di Catania e delle sue cosche mafiose. Il sabotaggio dell’aereo privato di Mattei all’aeroporto di Catania sarebbe stato propiziato dalla mafia del luogo. I più convinti sostenitori mafiosi del golpe Borghese sarebbero catanesi (Calderone, Di Cristina). A distanza di anni Pelosi ha indicato la presenza di catanesi nella squadraccia che doveva punire Pier Paolo Pasolini”[22].


    1978 – strage di via Fani e omicidio di Aldo Moro:


    Antonio e Gianni Cipriani: “Grande nemico di Moro e della sua politica era negli Usa Henry Kissinger, «falco» del governo americano che così si rivolse alla delegazione italiana, guidata dal presidente Giovanni Leone, che nel settembre 1974 era in visita a Washington: «Ci rimproverate per il Cile. Ci rimpreverereste ancora più duramente se non facessimo nulla per impedire l’arrivo dei comunisti al potere in Italia». Fu in quell’occasione che, durante un ricevimento, Moro fu minacciato duramente, tanto da sentirsi male”[23].


    Luigi Cipriani (intervistato da Paolo Cucchiarelli): “Domanda. Sei sempre convinto della ‘pista malavitosa’ nell’affare Moro? Risposta. Sì, c'è un elemento nuovo (registrazione incomprensibile ndr) nelle dichiarazioni di Vinciguerra. Quando era detenuto nel carcere di Volterra, tale Varone detto "Rocco il calabrese" gli raccontò che andò da lui Cazora a chiedere l'aiuto della malavita per trovare la prigione di Moro, e lui gli diede una serie di riferimenti. Venne messo in contatto prima con Leone, allora presidente della Repubblica che lui conosceva perché era stato suo avvocato difensore in un processo per mafia; poi con Cazora che lo portò fuori dal carcere per incontrarsi con un suo fratello- un mafioso di rango superiore- per avere l'autorizzazione ad agire e a girare le carceri. Infine vanno a Pomezia a casa di Coppola. Domanda. Frank Coppola "tre dita"? Risposta. Sì. Dopo che lui aveva cominciato a lavorare per la criminalità romana - la banda della Magliana- la mafia interviene e, a casa di Coppola, gli dicono: se vuoi ti diamo un po' di soldi ma lascia perdere, sappi che Moro deve morire. Lui conferma tutto questo, le cose che sono uscite per altre vie dai pentiti di mafia i quali dicono tutti la stessa cosa, di essersi interessati e di avere avuto uno stop. Domanda. Insomma, Moro doveva morire. Risposta. Certo. Doveva morire”[24].

    Prospero Gallinari: “Io rileggo la storia: allora c’era chi doveva cercarci e invece non lo faceva perché era della P2, perché a loro andava bene Moro morto”[25].

    Antonio e Gianni Cipriani: “Resta il fatto che le indagini sono partite col piede sbagliato fin dalle fasi immediatamente successive all’agguato. In quel periodo al vertice della Stet, la finanziaria da cui dipende la Sip (oltre alla Selenia, alla Oto-Melara, all’Italcable e a Telespazio9, c’era Michele Principe, tessera della P2 numero 2111, legato alla strutture della Nato. Questa la sua biografia essenziale raccontata dai ricercatori dell’Istituto Casali di Bologna: «Agli inizi della sua carriera è stato dirigente della segreteria Nato presso il ministero P. T. [Poste e Telecomunicazioni] divenendo in seguito presidente del delicatissimo organismo strategico della Nato nel settore delle Telecomunicazioni “Civil communications and planning committee”». Viene indicato come la persona giusta messa dalla P2 a dirigere il delicato settore delle telecomunicazioni. E la mattina della strage di via Fani le linee telefoniche saranno neutralizzate, passati pochi minuti dall’agguato, dal black out ufficialmente motivsto: «Per sovraccarico nelle comunicazioni». Un altro provvidenziale aiuto per le Br”[26].


    1980 – omicidio di Pio La Torre:


    Blog di Comidad: “In un solo caso un esponente della sinistra istituzionale asserì l’esistenza di una relazione diretta tra la mafia e l’occupazione militare statunitense del territorio. Questa persona fu il siciliano Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista, all’interno del quale militava nell’ala più destrorsa: i “riformisti” capeggiati da Amendola e Napolitano. La Torre lanciò anche una manifestazione in cui la lotta alla mafia si collegava all’opposizione contro la base missilistica NATO a Comiso. Un quarto di secolo dopo, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ci spiegò candidamente che era stata la mafia ad incaricarsi di costringere i proprietari a cedere a prezzi stracciati i terreni su cui sarebbe sorta la base militare di Comiso; lo stesso Cossiga aggiunse di aver usato quella circostanza come strumento di ricatto per far cessare negli USA una campagna giornalistica contro di lui. Quindi il collegamento tra militarizzazione e criminalità organizzata individuato da La Torre non era astratto, ma si stava manifestando sotto gli occhi dei Siciliani.
    Nel 1982 Pio La Torre fu assassinato insieme con il suo autista Rosario Di Salvo. Nell’aereo che lo portava a Palermo per assistere ai funerali del segretario regionale assassinato, il segretario generale del Partito Comunista, Enrico Berlinguer, rilasciò un’intervista televisiva in cui non riuscì a dissimulare la sua evidente indifferenza per la sorte di La Torre. Era chiaro che aveva creato un enorme imbarazzo al partito, riportando al centro dell’attenzione la lotta alla NATO, non più in nome di un antimperialismo generico, ma sulla base della denuncia di un’evidente colonizzazione militare/criminale del territorio siciliano. Per un PCI che aveva ormai accettato la NATO, costituiva una contraddizione intollerabile vedersi riproporre, da un esponente in vista del partito, la lotta alla NATO in termini così concreti; perciò la morte di La Torre costituì una comoda soluzione al problema. Successivamente all’uccisione di La Torre, il PCI siciliano infatti si guardò bene dal ricollegare la questione della mafia a quella della NATO, e per la prima metà degli anni ’80 continuò una svogliata opposizione ai missili sulla base del solito generico pacifismo. Negli anni ’70 e ’80 il crescendo della propaganda antimafia doveva servire appunto a dissimulare la crescente occupazione militare statunitense del territorio italiano, e quindi era da considerare off limits per giornalisti e politici qualsiasi collegamento tra i due fatti”[27].


    Agostino Spataro: “La base siciliana [era] decisiva per l’avvio del programma nucleare della Nato. Tale programma era stato richiesto dal cancelliere socialdemocratico tedesco, Helmut Schmidt il quale, per tacitare la forte contestazione pacifista interna, aveva posto la condizione che prima che in Germania (federale) i missili dovessero essere installati in Italia. La dislocazione a Comiso era, dunque, “decisiva” ai fini dell’installazione dei missili in Germania, dove – per altro – si concentrava la parte più impegnativa del programma. E Comiso – grazie alle incessanti iniziative di La Torre – stava divenendo un serio problema politico che rischiava d’incrinare perfino l’unità del blocco governativo nei suoi settori più sensibili: cattolico e socialista. Dopo l’assassinio di La Torre questo movimento progressivamente scemò: i missili furono installati a Comiso e, quindi, in Germania, secondo il calendario imposto dagli americani agli alleati europer della Nato”[28].


    1982 – omicidio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa


    Mino Pecorelli: “Caso Moro: il ministro non sapeva? Dice: ma il ministro non ne sapeva niente, la Digos non ha scoperto nulla, i servizi poi…Si ribatte: il ministro di polizia sapeva tutto, sapeva persino dove era tenuto prigioniero, dalle parti del ghetto…(ebraico). Dice: il corpo era ancora caldo…perché un generale dei Carabinieri era andato a riferirglielo di persona nella massima segretezza. Dice: perché non ha fatto nulla? Risponde: il ministro non poteva decidere nulla su due piedi, doveva sentire più in alto e qui sorge il rebus: quanto in alto, magari sino alla Loggia di Cristo in Paradiso? Fatto sta, si dice, che la risposta, il giorno dopo quando sentenziò fu lapidaria: “Abbiamo paura di farvi intervenire perché se per caso ad un carabiniere parte un colpo e uccide Moro oppure i terroristi lo ammazzano poi chi se la prende la responsabilità?”. Risposta da prete. Non se ne fece nulla e Moro fu liquidato perché se la cosa si fosse risaputa in giro avrebbe fatto il rumore di una bomba! Il resto è cosa nota: Cossiga fu liquidato…Purtroppo il nome del Generale CC è noto: AMEN”[29].


    Ferruccio Pinotti: “Il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, noto per il suo impegno contro il terrorismo negli anni Settanta e in seguito impegnato nella lotta alla mafia, viene ucciso insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro in un agguato mafioso. Le carte relative al sequestro Moro, che Dalla Chiesa aveva portato con sé a Palermo, spariscono dopo la sua morte”[30].


    Paolo Cucchiarelli: “Ha scritto Serravalle nel suo libro su Gladio: «Nelle liste di Gladio apparvero anche alcuni individui che non dovevano essere arruolati a causa delle loro manifeste militanze e simpatie di estrema destra, tipo Ordine Nuovo e altro. È lecito sospettare che quelli costituissero la sutura con il magma dei terroristi e degli eversori». Quegli individui contattati dalla Stay behind ufficiale erano per lo più ordinovisti, e dunque, secondo la nostra ricostruzione, contemporaneamente inquadrati anche nella rete civile degli NDS [Nuclei di difesa dello Stato]. Per quanto dalle liste appaiano come scartati, se fecero da «sutura» tra Gladio e gli eversori, dovettero rimanere ben dentro entrambi gli ambienti. Tra i «negativi» compaiono nomi noti…MARCO MORIN, sigla 0433. È stato perito balistico in diversi casi cruciali: per la strage di Peteano, per l’uccisione di Calabresi, per l’omicidio di Moro, per quello del presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella e del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa”[31].


    1984 – strage del Rapido 904:


    Antonio e Gianni Cipriani: “In un momento di particolare tensione, a una settimana dalla strage del 904, il presidente del gruppo parlamentare socialista Rino Formica in un’intervista a la Repubblica indicò la pista da seguire per un’indagine parlamentare e giudiziaria: «Ci hanno ricordato che siamo e dobbiamo restare subalterni…E noi non abbiamo un sistema di sicurezza nazionale capace di opporsi a questi avvertimenti. I nostri servizi di sicurezza sono inefficienti perché così lo hanno voluti gli accordi internazionali. Non difendono l’Italia perché non devono difenderla. Sono funzionali alla nostra condizione di inferiorità. Altro che strage fascista. È accaduto qualcosa di totalmente nuovo che pone il problema della nostra autonomia internazionale»”[32].

    Luigi Cipriani: “…Tornano in primo piano, come nel 1974, le connessioni tra servizi italiani, Cia e Nato, proprio mentre sono sul tappeto non solo la rielezione del Presidente della repubblica, ma elezioni amministrative di valore politico generale, dopo elezioni europee che hanno visto il Pci diventare il primo partito italiano. Un Pci certamente più dedito alla collaborazione che non all'opposizione, ma che negli ambienti Usa e Nato viene da sempre visto come elemento di destabilizzazione intollerabile in un'area delicatissima come quella mediterranea: nella quale l'Italia, l'alleato più fedele degli Usa, è destinata non soltanto a fungere da base di appoggio ma da gendarme per conto Nato. Non per caso i toni allarmati di Spadolini, in risposta alle accuse di Formica alla Nato, erano rivolti alla possibilità che il Pci, per non essere da meno, rispolverasse il suo passato antiatlantico. Sempre nel 1984 Sindona viene estradato in Italia, mentre vengono riaperti i processi per le stragi di piazza Fontana e di Brescia. Nel quadro politico che ho tratteggiato si può affermare che la strage di Natale ha le seguenti caratteristiche: un avvertimento da parte della struttura dei servizi segreti Nato affinché i politici intervengano per bloccare tutte le inchieste che li stanno mettendo di fronte alle loro responsabilità, come già avvenne nel 1974. Ricordiamo che il 1974 si concluse col trasferimento del processo di piazza Fontana da Milano a Catanzaro, mentre l'inchiesta sul golpe Borghese e quella sulla Rosa dei venti furono avocate e insabbiate dalla Procura di Roma, da Achille Gallucci, allievo di Carmelo Spagnuolo golpista e piduista. In secondo luogo, per la logica delle stragi, la bomba di Natale avrebbe dovuto influire sulla situazione politica, nel senso che elezione del presidente, revisioni costituzionali, governabilità e ordine, elezioni amministrative devono andare secondo gli obiettivi previsti dal piano di rinascita democratica. Un motivo in più visto che proprio in questi tempi, la Dc viene investita da un nuovo scandalo, quello dei fondi neri dell'Iri, che già conduce a Fanfani ma che potrebbe estendersi all'intero gruppo dirigente e non solo della Dc”[33].

    Vincenzo Vinciguerra: “La strage del dicembre 1984 rimane uno dei pochi misteri italiani, veri non fasulli. Le motivazioni non sono quelle affermate dalla magistratura. Inoltre, se la strage fosse stata decisa dalla mafia palermitana non poteva essere condannato solo Pippo Calò, che era il suo referente a Roma, ma l’intera cupola. Non è, difatti, accettabile che si accetti il “teorema Buscetta” sul fatto che anche i singoli omicidi venivano decisi dalla “cupola”, mentre una strage l’abbia decisa il solo Calò. E, infine, non ha senso fare una strage per distrarre le forze di polizia da Napoli, come preteso da Vigna e compari. In pratica, a prescindere dalla condanna dei presunti autori materiali, di questa strage non si è in grado di sapere nulla di preciso. E, a quanto pare, nessuno sul piano storico ha la voglia di approfondire il fatto”[34].

    1992 – stragi di Capaci e di via D’Amelio

    Alfio Caruso: “Conoscendo i perversi intrecci delle «famiglie» con la malastoria d’Italia, Falcone vuole approfondire l’incidenza di Gladio nei delitti politici di Palermo (Reina, La Torre, Mattarella). Gladio significa l’organizzazione clandestina ideata nel 1952 dai Paesi aderenti alla Nato per contrastare la temuta invasione dell’Urss. Il suo ruolo in Italia si è però coperto di ambiguità: è stata paventata l’esistenza di una struttura segreta alle spalle di quella ufficiale con il coinvolgimento di parecchi estremisti neri. E dire Gladio equivale a dire Sismi, il servizio segreto militare, che a Palermo ha sempre tenuto una stazione molto vispa e che vicino a Trapani dispone di una base operativa, il Centro Scorpione, su cui ha indagato anche Mauro Rostagno. Falcone sa dei viaggi a Trapani del povero Nino Agostino, il poliziotto ammazzato per motivi ancora oscuri; ha assunto discrete informazioni sull’omicidio di Mauro Rostagno (settembre 1988), zittito sia per le accuse ai boss locali, sia per aver casualmente scoperto il contrabbando di armi e droga con l’Africa. Che bel mistero quel Centro Scorpione, ufficialmente incaricato di contrastare dal basso Mediterraneo l’arrivo dell’Armata Rossa, viceversa invischiato in combinazioni poco chiare, talmente cieco – ma è possibile? – da non accorgersi che da Trapani per otto anni sono transitati tutti i carichi di missili, di esplosivo, di mine, di granate diretti verso l’Iran e l’Iraq, impegnatissimi a scannarsi vicendevolmente. Insomma, si chiede Falcone, che ci fanno i Sicilia tutti questi 007? Troppi nemici per un solo sceriffo. Troppi che non dormono la notte al pensiero delle sue azioni. Troppi disposti ad allearsi financo col diavolo pur di vederlo sparire dalla faccia della terra. E per colui che ha definito la mafia «un’associazione eversiva» si prepara un’azione da terrorismo eversivo”[35].

    Alfio Caruso: “Agli occhi di Paolo [Borsellino] è ormai chiaro lo schema del Gioco Grande individuato da Falcone: inserimento del capitale mafioso in aziende pubbliche e private; partecipazione al traffico internazionale di droga e di armi gestito da appartenenti al Sismi e al Sisde con la copertura di politici e apparati dello Stato; riciclaggio dei guadagni attraverso le società offshore di alcune multinazionali compiacenti. In un contesto così variegato e dagli ampi risvolti internazionali è persino inevitabile la presenza degli Stati Uniti attraverso l’asse Cia-Mafia-Industria, che sin dal dopoguerra imperversa in Italia. Se vogliamo, niente di nuovo sotto il sole. Era il sistema già scoperchiato dal giudice istruttore Carlo Palermo a metà degli anni Ottanta. Lo avevano trattato da reietto e aveva salvato la vita perché il tritolo a lui rivolto aveva, viceversa, massacrato una giovane madre e la sua coppia di figli”[36].

    Carlo Palermo: “Per le modalità dell’attentato, e per quanto stava avvenendo in Italia nella primavera del ’92, si può ragionevolmente ritenere che quella di Capaci sia una strage di Stato…Sempre nell'87, a Trapani, il Sismi crea il Centro Scorpione, una propaggine di Stay Behind (Gladio, ndr). Tale Centro era dotato di un velivolo. Sempre di un velivolo si servì la mafia, proprio in quella zona, per un enorme trasferimento di droga. Proprio su quella struttura dei servizi segreti stava indagando Giovanni Falcone nei giorni in cui furono trovati i candelotti di dinamite accanto alla sua villa all'Addaura. Infine: l'ultimo importante processo per il quale Falcone si impegnò a fondo, mentre stava a Palermo, è quello notoriamente individuato come "Big John", dal nome della nave sulla quale venne sequestrato un carico di 565 chili d'eroina. In questo processo figurano diversi punti di contatto con altri già citati e con numerosi personaggi variamente coinvolti nelle inchieste di Milano. In conclusione, ritengo che nel processo sulla strage di Capaci vadano approfonditi non solo gli aspetti esclusivamente "mafiosi" facenti capo a Salvatore Riina, di cui si occupò Giovanni Falcone come magistrato, ma anche quelli bancari perché dietro quei conti potevano esserci chiavi di lettura importanti. Ed io sono convinto che i mandanti del braccio armato della mafia siano non solo siciliani e non esclusivamente mafiosi»[37].

    1993 – strage di via dei Georgofili

    Calogero Mannino (intervistato da Augusto Minzolini): “E adesso non mi vengano a dire che questa bomba l’ha messa la mafia di Totò Riina. Anzi, a questo punto dubito anche sulla matrice mafiosa degli omicidi di Lima, Falcone e Borsellino. Domanda. Lei ha davvero dubbi sul fatto che non c’entri la mafia? Risposta. Io dietro la bomba di Firenze vedo ben altro. E, se non sbaglio, tra le minacce ricevute all’epoca da Falcone c’era anche quella della falange armata. La verità è che gli assassinii che ci sono stati in Sicilia hanno messo in ginocchio la DC o il sistema di potere andreottiano. E non è cosa da poco conto: in Italia quello che è avvenuto può essere paragonato alla caduta del muro nei paesi comunisti. Quindi chi l’ha fatto deve avere obbiettivi ben più grandi di quelli della mafia…Ma lei crede davvero che un personaggio come Totò Riina possa stare dietro a tutto questo? Suvvia, al massimo quello può far ridere o, come succede a me, può far girare le scatole. La verità, secondo me, è che esiste un apparato militare molto efficiente e, poi, una mente politico-finanziaria, che non si trova certo in Italia. E questi due livelli si incontrano raramente: o meglio, nei momenti importanti la mente finanziaria ordina all’apparato militare quello che deve fare. Domanda. Ma lei crede davvero a queste sue ipotesi, non le paiono un po’ azzardate? Risposta. Senta, le faccio una domanda: perché Giuliano i carabinieri lo hanno trovato morto, mentre Riina è stato trovato vivo? La verità è che Riina si è sganciato. Fatto il lavoro che gli era stato commissionato si è sganciato. Domanda. Ma quale interesse potrebbe avere quell’«entità» che, secondo lei, starebbe dietro a tutto questo? Risposta. Non vogliono avere a che fare con un governo degno di questo nome. Quello attuale è come se non ci fosse. Sono passate due settimane e vedete, non esiste. E non avere a che fare con un governo significa tante cose: ad esempio da la possibilità di comprare i beni dello Stato a pochi soldi. E se, poi, si arrivasse a provocare una divisione dell’Italia in due, qualcuno potrebbe ricavarne altri vantaggi. Potrebbe, ad esempio, disporre senza problemi, di basi militari dell’Italia meridionale di grande importanza strategica, come Fontanarossa e Comiso. Sì, potrebbe usarle come vuole, a proprio piacimento, senza rischiare incidenti diplomatici con il governo italiano come è avvenuto a Sigonella. Le mie, comunque, sono solo ipotesi che partono, però, da una convinzione». Domanda. Quale? Risposta. Tutto quello che sta avvenendo pone una questione: qualcuno insidia la nostra sovranità nazionale”[38].


    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] La fonte del Petrolio | direfarebaciare
    [2] Sotto Scacco I rapporti tra Stato e Cosa Nostra | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
    [3] Vedi paragrafo “La seconda guerra mondiale”, nella voce “Cosa Nostra” di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Cosa_Nostra
    [4] Dal libro “P3: tutta la verità”, Editori Riuniti, 2010, di Giusy Arena e Filippo Barone.
    [5] SILVIO IL VENERABILE – In un libro un capo massone rivela: ha la sua loggia, ne fanno parte Previti e molti leader Pdl, in il Fatto Quotidiano, Martedì 28 settembre 2010, p. 7.
    [6] BUR, Milano, 2007, p. 526.
    [7] Michele Pantaleone, citazione tratta da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Husky
    [8] Ferruccio Pinotti, op. cit., p. 691.
    [9] Ivi, pp. 526-527.
    [10] Claudio Mutti
    [11] Stragi, spunta l' altra Gladio
    [12] " Gladio e i neofascisti erano l' asse portante della congiura "
    [13] Paolo Cucchiarelli, Il segreto di Piazza Fontana, PONTE ALLE GRAZIE, Milano, 2009, p. 545.
    [14] Blog sul disastro aereo di Montagna Longa
    [15] Alfio Caruso, MILANO ORDINA UCCIDETE BORSELLINO, Longanesi, Milano, 2010, pp. 61-63.
    [16] Il Rapporto Peri | Blog sul disastro aereo di Montagna Longa
    [17] Alfio Caruso, op. cit., pp. 66-67.
    [18] Ferruccio Pinotti, op. cit., p. 527.
    [19] 19. L'Espresso del 9 novembre 1976 - I ricordi - Pagine corsare
    [20] Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato BSicilia
    [21] Il mistero di Antonio Pinna
    [22] ComeDonChisciotte - RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO”
    [23] Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, SOVRANITÀ LIMITATA – Storia dell’eversione atlantica in Italia, Edizioni Associate, Roma, 1991, pp. 271-272.
    [24] Francesco Varone.
    [25] Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, op. cit., p. 291.
    [26] Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, op. cit., p. 270.
    [27] LO SCONTRO TRA BERLUSCONI E FINI COINVOLGE SAVIANO - C.O.M.I.D.A.D.
    [28] DELITTO LA TORRE, FU SOLO MAFIA? - Sicily News
    [29] Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, op. cit., p. 277.
    [30] Ferruccio Pinotti, op. cit., p. 702.
    [31] Paolo Cucchiarelli, op. cit., p. 512.
    [32] Antonio Cipriani, Gianni Cipriani, op. cit., p. 315.
    [33] La strage di Natale.
    [34] Andrea Carancini: Il giudizio di Vinciguerra sulla strage del 23 Dicembre 1984
    [35] Alfio Caruso, op. cit., pp. 92-93.
    [36] Ivi, p. 149.
    [37] capaci
    [38] Stragi del 1993, quando Mannino ipotizzava la mano dei Servizi Segreti






    Andrea Carancini: Cosa Nostra: la legione sicula della CIA
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  2. #2
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    Predefinito Rif: Cosa Nostra: la legione sicula della CIA

    Interessante,triste ma vero.
    Ultima modifica di Nazionalistaeuropeo; 15-01-11 alle 16:02

  3. #3
    Roma caput mundi
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    Predefinito Rif: Cosa Nostra: la legione sicula della CIA

    Mussolini attraverso l'azione energica del prefetto Mori aveva sradicato la mafia dall'Italia.
    I boss furono costretti a emigrare in America.
    Fu al seguito degli americani che tornarono nel 43 a rioccupare i posti di comando in vaste zone del sud. Un altro tumore regalatoci dalla democrazia antifascista e dal suo padrone USA.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Cosa Nostra: la legione sicula della CIA

    L'Italia liberata dalla CIA e dalla mafia
    Nicola Biondo, autore de "Il patto", intervistato sul Blog di Beppe Grillo


    I preparativi per l'Unità d'Italia fervono. 150 anni e non li dimostra. Sembra ieri che i francesi ci liberavano a Solferino e che l'esercito sabaudo massacrava decine di migliaia di meridionali. La vera Storia d'Italia non è mai stata scritta. Appartiene a qualche libro, qualche rara testimonianza. L'Italia è un problema metafisico irrisolto. Cos'è? Perché esiste? Da dove viene?Dove sta andando? Il blog inizia da oggi a cercare di dare una risposta. Nicola Biondo ci ricorda che siamo stati liberati dalla CIA e dalla mafia.




    1943: Cosa Nostra si fa Stato
    Sono Nicola Biondo, sono un giornalista freelance, con Sigfrido Ranucci per Chiare Lettere abbiamo scritto un libro che si intitola “Il patto” abbiamo indagato la trattativa tra Stato e mafia e analizzato i documenti che ci raccontano, come, questa trattativa partita nel 1992/1993 abbia le radici ben piantate nel passato, in quel passato che ha visto gli americani rivolgersi a Cosa Nostra per lo sbarco in Sicilia nel 1943 e che ha consentito a Cosa Nostra di farsi Stato..

    Tutto ciò è avvenuto sotto la diretta responsabilità dei servizi segretari americani, dell’Oss, della Cia e ha consentito a Cosa Nostra di diventare quell’esercito della violenza che fino ai giorni nostri può imporre trattative o può scatenare una guerra.
    Uno degli argomenti principali per capire com’è stato mai possibile che la banda criminale Cosa Nostra sia diventata così potente nel nostro Paese, abbia conquistato uomini e cose in una porzione molto grande del territorio a sud e abbia iniziato a investire già dalla fine anni 50, primi anni 60 al nord, è capire come mai e com’è stato possibile che Cosa Nostra si sia fatta Stato. È una storia che dobbiamo riprendere dal 1941, quando nella cella di uno dei più grandi boss di mafia, Lucky Luciano, a poche decine di chilometri da New York, il boss riceve alcuni ufficiali della marina statunitense. Cosa volevano quegli ufficiali? Volevano che il boss li aiutasse a fare piazza pulita delle spie naziste nel porto di New York. Lucky Luciano riesce non soltanto a prometterlo, ma lo mette in pratica, fa scoprire attraverso i suoi uomini le spie di Hitler nel porto, da lì parte questa storia innominabile anche se ormai conosciuta, la storia incredibile dei rapporti tra i servizi segreti americani e Cosa Nostra. A partire da lì si stringe questo rapporto e attraverso Lucky Luciano e i suoi agganci in Sicilia gli Stati Uniti ottengono le informazioni per operare nel 1943 lo sbarco in Sicilia.
    È subito dopo lo sbarco in Sicilia che Cosa Nostra si fa Stato, con lo sbarco americano i boss mafiosi diventano amministratori dell’ordine pubblico, alcuni addirittura sindaci, è il vecchio sogno di Cosa Nostra di avere non solo un proprio esercito, ma di dettare legge, lo sbarco americano, l’amministrazione americana lo garantisce. A capo della sezione Italia dell’Oss che poi diventerà la Cia c’è un ragazzo di 27 anni, si chiama James Angleton, quest’ultimo mette in piedi all’interno della sezione Italia, un ristretto nucleo di persone, una dozzina al massimo. Nei documenti ufficiali questo nucleo di persone, che si occuperà solo e esclusivamente della Sicilia, verrà chiamato il cerchio della mafia.
    A questo gruppo di 007 che si occupano della Sicilia, si aggiungono anche dei giovani in gamba siciliani, tra questi c’è un nome che ricorrerà poi per altri 40 anni, quello di Michele Sindoma.
    In cosa consiste davvero la presenza degli americani in Sicilia? C’è un’informativa, un report dal titolo emblematico: “La mafia combatte il crimine”. Cosa Nostra diventa l’esercito di occupazione, insieme con gli americani, che gestisce l’ordine pubblico, che deve evitare che le masse contadine potessero invadere e fare a pezzi il latifondo, ma la Sicilia non è soltanto una colonna portante nella politica estera, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, è un avamposto dal quale si controlla l’intero Mediterraneo L’Intelligence americana capisce che c’è già un’altra guerra da combattere e è quella contro il comunismo sovietico.

    Mafia e neofascismo. Portella delle Ginestre
    La saldatura tra uomini di Cosa Nostra a cui viene demandato il compito di controllo sociale, di controllo territoriale, vede l’entrata di un ulteriore segmento di potere, è quello incarnato da alcuni elementi dal neofascismo che seppur sconfitto, come la mafia, viene assoldato in chiave anticomunista, simbolo di questo terzo lato, di questa santa alleanza mafia – servizi americani, è la figura di Juan Valerio Borghese che infatti viene salvato dalla fucilazione da parte dei partigiani da alcuni ufficiali americani.
    Insieme con i capi mafia, con le spie americane, con elementi del neofascismo italiano, un altro uomo simbolo di questa santa alleanza è bandito Salvatore Giuliano, la santa alleanza si manifesta in tutto il suo orrore il primo maggio 1947, a Portella delle Ginestre, un commando composto da mafiosi, spie, neofascisti, spara sulla folla che festeggia il primo maggio, la festa del lavoro, tutto ciò accade a poca distanza dalle elezioni regionali che avevano visto il trionfo del blocco popolare di sinistra, il bilancio è di 14 morti e di decine di feriti.
    La mafia finisce così assoldata in una sorta di guerra civile contro il latifondo, il voto popolare, la miseria, e Salvatore Giuliano lo si potrebbe definire come un nome collettivo dietro il quale si nascondono strategie, sigle e personaggi lontani anni luce dai volti truci dei mafiosi.
    Dietro Giuliano c’è una cerchia di personaggi che vagheggiano una Sicilia nazione autonoma o uno Stato federato agli Stati Uniti, ma soprattutto c’è un progetto preciso, studiato a tavolino dei documenti dell’Oss e poi della Cia, verrà chiamato: "Piano X" che prevede l’assistenza, il finanziamento e l’armamento di movimento anticomunisti, di chiara matrice fascista, affinché promuovano tutte quelle azioni di sabotaggio, di guerriglia e di disturbo, da attribuire al fronte popolare composto da comunisti e socialisti.
    Il quadro di questa Santa alleanza viene completato dall’alta borghesia siciliana, da quella nobiltà nera che con l’avvento della Repubblica e delle riforme sociali, non ha alcuna intenzione di perdere il proprio potere.
    Ci sono in particolare due esponenti dell’alba borghesia siciliana che raccontano perfettamente questa storia, uno è il principe Giovanni Alliata di Monte Reale, un massone, un fascista e che in seguito verrà coinvolto nello scandalo della loggia P2, secondo alcune testimonianze questo principe sarebbe uno degli ideatori della strage di Portella delle Ginestre, finirà poi in seguito coinvolto anche nei tentativi di golpe avvenuti negli anni 70, ci ritroviamo davanti, come dice il Giudice Roberto Scarpinato, a una lupara proletaria e un cervello borghese.
    Un altro importante nome è quello di Vito Guarrasi, il vero dominus della vita politica e economica siciliana per quasi 50 anni, una foto lo immortala nel 1943, appena ventinovenne alla firma dell’armistizio tra Italia e Stati Uniti, a volerlo lì è un importante generale, il generale Castellano, uno degli architetti di quella santa alleanza tra spie, mafia e neofascisti. Molti anni più tardi l’avvocato Guarrasi ammetterà di essere stato in stretti rapporti di stima per ragioni di servizio proprio con l’Oss e poi con la Cia, era una spia.
    In quegli anni sono tantissimi i rapporti che indicano come uno degli strumenti usati dalle classi dirigenti italiane e siciliane era la carta del Movimento separatista, una sorta di lega del sud che oggi stiamo rivedendo nel panorama politico, la manovalanza usata a Portella delle Ginestre, viene però presto sacrificata. Giuliano muore in seguito a una trattativa tra la mafia e i Carabinieri che mettono in scena una fiction degna di una serie televisiva, un conflitto a fuoco, assolutamente inesistente in cui il bndito, Salvatore Giuliano assurto come il nemico pubblico N. 1 in Italia, sarebbe stato ucciso, ma non è così!
    La storia inventata di un conflitto a fuoco in cui Salvatore Giuliano avrebbe trovato la morte, viene scoperta da un eccezionale giornalista, Tommaso Besozzi, che manda in frantumi la versione ufficiale e scrive un articolo dal titolo chiarissimo, definitivo: “Di sicuro c’è solo che è morto”, di sicuro oggi sappiamo che Salvatore Giuliano è stato tradito, ucciso nel suo letto e portato su un set, dove è stata allestita la sua morte, un conflitto a fuoco inesistente. Aa tradire Giuliano è un suo cugino, Gaspare Pisciotta, che di lì a poco, terrorizzato per i segreti di questo accordo tra lo Stato e Cosa Nostra, deciderà di raccontare tutto al processo per la strage di Portella. Dice Pisciotta una frase che forse è ancora molto, molto attuale: “Banditi, Polizia e mafia sono un corpo solo come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.
    Il 9 febbraio 1954 a Gaspare Pisciotta verrà servito un caffè avvelenato e morirà in carcere. E' da allora, scriverà qualche anno dopo Leonardo Sciascia, che l’Italia diventa un Paese senza verità, anzi viene fuori una regola, che nessuna verità si saprà mai riguardo a fatti criminali, delittuosi in cui ci sia minimamente attinenza con la gestione del potere.
    Questa lunga storia che odora di morte, miseria e violenza, questa santa alleanza, non è altro che il frutto avvelenato della guerra al nazifascismo, Portella delle Ginestre è il primo atto terroristico che secondo gli storici fonda la Prima Repubblica, e come la Prima Repubblica è stata fondata sul sangue versato a Portella, la seconda Repubblica nasce sul sangue versato a Capaci e a Via d’Amelio

    Gli Stati Uniti e l'Italia
    Questa lunga storia di mafia, di colletti bianchi, di spioni e di servizi segreti, la ritroveremo come una costante in tutti i delitti di mafia e in molti atti di terrorismo politico avvenuti in Italia a partire dal 12 dicembre 1969, dalla strage di Piazza Fontana. È assolutamente innegabile l’influenza che gli Stati Uniti hanno avuto nelle scelte politiche, sociali e economiche di questo Paese.
    È noto che noi abbiamo in Italia moltissime basi americane, al cui interno sono celati ordigni nucleari, noi siamo una sorta di portaerei americana nel cuore del Mediterraneo. È passato abbastanza tempo per poter affermare che vi furono pesanti interventi degli Stati Uniti nella vita politica italiana, il primo è quello per le elezioni del 1948, nel 1949 l’Italia fu il primo Paese che usciva sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale a ricostruire i suoi servizi segreti e fu reso possibile su impulso americano, gli americani per tutti gli anni 50 chiesero costantemente ai governi italiani di mettere fuori legge i partiti della sinistra, il PCI e il PSI. Addirittura furono approvate alcune leggi che però non furono mai fino in fondo messe in pratica, una su tutte, anche molto divertente, del 1953 vietata lo strillonaggio dei giornali, quindi i ragazzini che vendevano giornali per esempio di sinistra non potevano annunciare il titolo del giornale nelle vie e nelle piazze. Vi fu un fortissimo controllo da parte degli americani, soprattutto delle zone di confine, in maniera particolare il confine orientale su Trieste e in Friuli. Vi è stato, e probabilmente vi è tutt’ora, un fortissimo controllo sul sistema delle telecomunicazioni.
    Il caso più eclatante di coinvolgimento degli americani nelle vicende italiane è sicuramente stato il caso Mattei, la morte di Ernico Mattei che era il capo dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi, che consentiva all’Italia l’approvvigionamento di materie prime, di petrolio, anche quella è ormai una storia che possiamo raccontare.
    Enrico Mattei e la sua politica espansionista nella ricerca di materie prime a favore dell’Italia, non era assolutamente vista di buon occhio dagli americani, non potevano consentire che Mattei non solo stringesse accordi con i Paesi del Medio Oriente o che potesse stringere accordi addirittura con l’Unione Sovietica, ma che si espandesse anche in zone come l’Indonesia che era il giardino di casa del dominio americano.
    Enrico Mattei muore in un attentato. La giustizia dei tribunali ha provato a portare in aula il caso Mattei, con certezza possiamo dire che in quell’attentato, l’aereo di Mattei fu sabotato, ebbero un ruolo di manovalanza proprio alcuni uomini di Cosa Nostra, l’aereo di Mattei infatti partiva da Catania e doveva atterrare a Milano.
    Non sarebbe corretto dire che tutto quello che è successo in Italia, nel bene o nel male, sia stato causato dall’influenza americana. Possiamo dire invece, con buona certezza, che gli americani hanno a un certo punto accettato l’anomalia di un Paese che aveva una forte opposizione comunista e socialista e, allo stesso tempo, un governo come quello della Democrazia Cristiana, che era sì alleato agli Stati Uniti, ma culturalmente molto lontano dal mondo anglosassone e quindi protestante, mentre la Democrazia Cristiana aveva un legame fortissime con l’oltre Tevere, con Città del Vaticano, con la chiesa cattolica. L’anomalia italiana fu accettata solo nella misura in cui l’Italia non avesse voluto diventare una potenza nello scacchiere mondiale, finché si fosse accontentata di essere una potenza a medio raggio si potevano accettare una serie di anomalie. Questo è visibile proprio nella politica energetica di Mattei e poi negli scontri, anche molto duri, che l’Amministrazione americana ha avuto con i governi italiani quando negli anni 70 e 80 i governi italiani hanno direttamente trattato con i Paesi mediorientali per il petrolio. L’orgoglio nazionale di questo Paese viene fuori soltanto quando si tratta della nazionale di calcio e del petrolio.
    Senza alcun dubbio vi sono state e vi sono tutt’ora cessioni di quote di sovranità nazionale a favore dell’alleato americano e questo è visibile nel soltanto nel campo militare o nel campo politico, ma è stato anche nel campo scientifico, nella chimica, nella ricerca atomica. Ciò di cui tanto si parla, la fuga dei cervelli dalle università, dalle aziende italiane, è un problema che data agli anni 50. Questo paese è stato terra di conquista, non solo terra di confine, ma soprattutto terra di conquiste per i migliori brevetti italiani come quello della plastica che è stato brevettato in Italia, la plastica fine, quella che usiamo tutti i giorni in casa.
    Gli Stati Uniti in un certo senso hanno fatto campagna acquisti in questi campi, nel campo della ricerca scientifica, per esempio nel campo dell’industria, spesso e volentieri rendendo più povero questo Paese.

    Le stragi e i tentativi di golpe
    Però va anche detto questo, si è spesso parlato del fatto che strutture spionistiche, militari americane abbiano avuto un ruolo nella storia delle stragi italiane, nella storia della strategia della tensione, anche su questo vanno dette delle parole definitive di chiarezza, Ordine nuovo, gruppo terroristico di matrice fascista, resosi responsabile di una serie di atti terroristici in Italia, a partire da Piazza Fontana, ma anche prima e anche dopo, non aveva rapporti diretti con strutture di intelligence americane, gli americani non li pagavano per mettere le bombe, gli americani avevano dei propri uomini all’interno di Ordine nuovo,esponenti di Ordine nuovo erano fonti degli americani, uno in particolare era un’antenna informativa degli americani e nello stesso tempo l’artificiere di Ordine nuovo, è probabilmente l’uomo che ha confezionato la bomba di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969. Va anche detto che dare responsabilità che non sono emerse giudiziariamente agli americani nel periodo delle stragi, significa anche minimizzare il ruolo di una certa classe dirigente in Italia.
    Non possiamo dimenticare che sia la storia di Cosa Nostra, sia la storia di alcuni gruppi terroristici di estrema destra in Italia, quelli che hanno messo tecnicamente e fisicamente le bombe nelle banche, nelle stazioni, è una storia che riguarda le classi dirigenti, il potere di questo Paese. Abbiamo avuto esponenti, troppi, tanti esponenti della classe dirigente italiana che erano pronti a un bagno di sangue e l’hanno messo in pratica, con Piazza Fontana, con Piazza della Loggia, con Bologna, con i tentativi di golpe, anche sui tentativi di golpe va detta una parola di chiarezza. Gli Stati Uniti erano sicuramente a conoscenza, per esempio, del golpe Borghese che avrebbe visto la partecipazione di alcuni importanti uomini di Cosa Nostra. In quel caso la Santa Alleanza che si manifesta a Portella delle Ginestre, la stessa uguale Santa Alleanza si è manifestata con il tentativo del Golpe Borghese.

    Le spie americane
    Ci sono due casi famosi di spie americane che hanno lavorato in Italia: uno è un caso che ha contorni divertenti, è quello di Ronald Stark che ha una biografia da storia del rock, in effetti Ronald Stark nasce nel mondo del rock psichedelico californiano, si dice che era un caro amico di Jim Morrison. Ronald Stark è anche un grande commerciante di pasticche di Lsd negli anni 60 in tutta la California e poi in Europa.
    Stark con questo curriculum di tutto rispetto viene assoldato dalla Cia per una serie di operazioni, una in particolare si chiama operazione Blue Moon che si è realizzata proprio nei confini statunitensi per distruggere la protesta che montava dai campus universitari americani, la protesta contro la guerra nel Vietnam, la Cia decide di finanziare la produzione di milioni e milioni di pasticche di Lsd da immettere nel mercato, sembra fantascienza, ma la storia la raccontano gli stessi documenti della Cia.
    Ronald Stark nella prima metà degli anni 70, si trasferisce in Italia, ha dei contatti incredibili, per esempio con il capo del Servizio Segreto Militare Vito Miceli, con Salvo Lima, il pro console andreottiano, è l’uomo di cerniera tra mafia e politica in Sicilia. Viene arrestato per trasferimento di stupefacenti, in carcere entra in contatto con i fondatori delle Brigate Rosse, Curcio e Franceschini, a cui dà una serie di dritte per procurarsi delle armi in alcuni campi di addestramento in Medio Oriente, una storia assolutamente da romanzo. Ronald Stark viene interrogato dai magistrati italiani, questi ultimi gli chiedono chiaramente se lui è della Cia, se lui è una spia americana e lui in maniera assolutamente serafica, ve lo potete immaginare come un classico hippy, capelli lunghi, orecchino e sguardo un po’ allucinato, dice: c’è una legge in America che punisce le spie che ammettono di essere delle spie e si chiude nel suo assoluto silenzio.
    Scontati alcuni mesi di pena in carcere viene fatto uscire con uno stratagemma giuridico, portato alla base americana di Camp Derby in Toscana e da lì scompare. e' stato fatto qualche anno fa un funerale a Ronald Stark, ma secondo alcuni rapporti dei servizi quella bara era vuota, il mistero della vita e della morte di Ronald Stark continua.
    Un'altra spia che ha lavorato in Italia per conto degli americani è il milanese Carlo Rocchi, quest’ultimo si è occupato del trasferimento di alcuni importanti gerarchi nazisti in sud America, ha lavorato in centro America, ha lavorato in prima linea in tutte quelle guerre che hanno visto gli Stati Uniti impegnati sia nel centro e nel sud America, sia nel sud est asiatico, Carlo Rocchi lo ritroviamo in un caso di depistaggio delle indagini sulla strage di Piazza Fontana.
    In sostanza Rocchi, venuto a sapere che parte delle indagini riguardava uomini di Ordine nuovo in contatto con ufficiali Nato americani di Verona, prova a depistare le indagini e si mette in contatto con un testimone dell’inchiesta, proponendogli di dire cose assolutamente false o indimostrabili. Questo tentativo di depistaggio viene scoperto dal Giudice Salvini, dall’ufficiale dei Carabinieri Massimo Giraudo e Carlo Rocchi viene interrogato e in maniera assolutamente serafica dice: "Perché vi stupite, lavoro per un governo alleato all’Italia, quindi se gli interessi americani vengono “colpiti” da un’inchiesta, sono in diritto di fornire le notizie su questa inchiesta agli americani".
    È una buffonata ovviamente ed è un reato quello che ha compiuto Carlo Rocchi. Il suo nome verrà anche fuori per quanto riguarda l’inchiesta Mani Pulite, questa è un’altra grande domanda che ci si è sempre fatti, ci sono stati centri di potere occulto, i Servizi Segreti che hanno agito sull’inchiesta contro la corruzione che sono state fatte in Italia, Carlo Rocchi per esempio prova a carpire informazioni a alcuni magistrati della Procura di Milano, il suo nome finisce in uno strano e mai fino in fondo indagato progetto di attentato al giudice D’Ambrosio che era il vice di Borrelli alla Procura di Milano. Carlo Rocchi sicuramente era uno di quegli agenti americani che in Italia ha lavorato sempre in prima linea, sotto copertura e con strettissimi legami con i servizi segreti italiani, anche andando in alcuni casi ben oltre la legge.

    Sovranità nazionale e FMI
    L’influenza americana nelle vicende italiane è innegabile, oggi però nel momento in cui si parla di cessione di quote di sovranità nazionale, il problema non è più il rapporto, non è più solo il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti, o tra l’Italia e la Russia, o l’Italia e la Cina, il problema è un altro.
    L’influenza americana nelle vicende italiane è innegabile, oggi però nel momento in cui si parla di cessione di quote di sovranità nazionale, il problema non è più il rapporto, non è più solo il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti, o tra l’Italia e la Russia, o l’Italia e la Cina, il problema è un altro. Ci sono istituzioni finanziarie internazionali che come la Nato nel passato, nel campo militare e politico, oggi hanno un’enorme forza nel sottrarre potere alle istituzioni democratiche, in particolare mi riferisco al Fondo Monetario Internazionale (FMI). È di questi giorni la notizia che la Grecia non vuole rivolgersi per un prestito, per la sua fragilissima economia ormai al default, all'FMI. Questo è un punto che andrebbe affrontato perché farsi prestare dei soldi dall'FMI, significherebbe dare in gestione parte della vita economica dei cittadini di quello Stato, significherebbe appaltare le scelte di politica fiscale a un’istituzione che non è stata eletta da nessuno e all’interno della quale gli americani hanno un ruolo evidentemente predominante, quindi la cessione di quote di sovranità internazionale, ormai, è qualcosa che avviene con modalità molto diverse che nel passato e direi quasi senza spargimento di sangue, fino a quando non si arriva al default economico totale. Com’è avvenuto in Argentina.






    L'Italia liberata dalla CIA e dalla mafia - Nicola Biondo, autore de "Il patto", intervistato sul Blog di Beppe Grillo - chiarelettere
    "Sarebbe anche simpatico, se non fosse nazista!" (Malandrina) :gluglu:


    "Al di là dell'approvazione o disapprovazione altrui!" :gluglu:

  5. #5
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    Predefinito Rif: Cosa Nostra: la legione sicula della CIA

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