tratto da carmeloimpusino.com
Una volta tanto la notizia si commenta da sola e rende praticamente superflua ogni ulteriore precisazione. E’ lo stato la causa unica della crisi del mercato del lavoro: la tassazione del 44% sul costo del lavoro fa si che i lavoratori si ritrovino in busta paga soltanto la metà di quanto gli imprenditori sono costretti a sborsare per il loro impiego. Ciò determina un duplice problema: a) per il lavoratore salari troppo bassi e non proporzionati alla qualità e quantità del lavoro svolto; b) per l’imprenditore l’impossibilità di essere competitivo sul mercato, atteso che i prodotti italiani si ritrovano una tara erariale che li fa costare molto più di quelli stranieri. In qualsiasi parte del mondo , a parità di qualità, i consumatori scelgono naturalmente il prodotto straniero, perchè meno costoso, e rigettano quello italiano. La mancata competitività delle imprese del Bel Paese non può non produrre effetti negativi anche in termini occupazionali : i nostri imprenditori per sopravvivere sono infatti costretti ad investire all’estero, a delocalizzare, a fare impresa in altre realtà nazionali, nelle quali il costo della manodopera è molto meno alto. In definitiva il costo del lavoro italiano, assai più alto che altrove, deruba i lavoratori saccheggiando le loro buste-paga, frena gli imprenditori e uccide la loro competitività, determina disoccupazione, distrugge i consumi, frena lo sviluppo dell’economia nazionale e determina diffusa povertà . Ai governanti italiani non avranno insegnato la curva di Lafter, e noi ne paghiamo le amarissime conseguenze.La notizia : L’Italia è il Paese Ue dove è più alto il carico fiscale sul lavoro: lo ha reso noto oggi Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007. Lo rivela Eurostat. In Italia le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro, contro la media del 34,3 nella zona euro. I livelli più bassi sono quelli di Malta (20,1%), Cipro (24%) e Irlanda (25,7%), mentre i più dati alti, dopo quelli italiani, sono quelli di Svezia (43,1%) e Belgio (42,3%).
Nel complesso, la pressione fiscale nel nostro Paese nel 2007 ha raggiunto il 43,3%, in aumento rispetto al 42,1% del 2006, e contro una media europea del 39,8% e del 40,4 dei paesi della zona euro.
Sempre secondo le tabelle diffuse oggi da Eurostat, tra il 2000 e il 2008 è invece diminuita di un punto percentuale l’aliquota massima applicata ai redditi delle persone fisiche, passata dal 45,9 al 44,9%. Le aliquote maggiori in questo campo sono quelle registrate in Danimarca (59%), in Svezia (56,4%) e in Belgio (53,7%), dove esiste un forste stato sociale, mentre le minori si riscontrano in Bulgaria ( 10%), Repubblica Ceca (15%) e Romania ( 16%).
Per i redditi delle imprese italiane, la riduzione dell’imposizione fiscale è arrivata a sfiorare i 10 punti percentuali. Si è passati dal 41,3% del 2000 al 31,4% di quest’anno. La tassazione tocca invece i livelli più alti a Malta (35%), in Francia (34,4%) e in Belgio (34%) e i più bassi in Bulgaria e a Cipro (10%) e in Irlanda (12,5%).
Saluti libertari
carmeloimpusino.com




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