Fontanarossa, la «pista lunga» non decolla ancora
Che fine ha fatto il progetto di allungamento della pista di Fontanarossa? Un anno addietro si firmò l’accordo quadro per la realizzazione della «pista lunga» dell’aeroporto catanese, le ferrovie affidarono a Italfer la redazione del progetto di fattibilità che è stato ultimato, ma sul finanziamento dei lavori è sceso il silenzio. Il presidente Lombardo ha detto che se non arrivano i soldi del Fas la Regione non può finanziare l’opera. Ma siamo sicuro che alla Regione non ci siano 150 milioni disponibili per dei lavori necessari, magari attingendo dal Fers (fondo europeo regionale per lo sviluppo), o dalle pieghe di bilancio? La Regione non può lasciare cadere un progetto che qualifica Fontanarossa come aeroporto intercontinentale in grado di accogliere i voli dalle grandi aree del mondo come la Cina o gli Stati Uniti. Non è questione di «invidia» verso l’aeroporto di Palermo che già esercita i voli diretti verso gli Usa, ma di un problema di sviluppo perché Fontanarossa serve alla mobilità di due terzi di siciliani e ha necessità di accogliere voli intercontinentali.
Non dimentichiamo che le ferrovie, che finora sono state molto pazienti e attente alle richieste della Sac, hanno in programma di passare un fascio di otto linee di binari accanto alla testata dell’attuale pista, il che significa bloccare per sempre il progetto di allungamento. La Sac ha chiesto alle ferrovie «deviare» il fascio di binari in modo di lasciare aperta l’ipotesi del prolungamento della pista, ma occorrono 80 milioni per questo spostamento, per cui l’unica soluzione sensata è quella che la Regione trovi i 150 milioni indispensabili per interrare per un breve tratto la ferrovia consentendo così di allungare di 500 metri la pista, portandola a 3000 metri.
Dice il presidente dell’Enac, Vito Riggio: «Sulla pista si gioca il futuro di Fontanarossa e dello sviluppo dell’intera Sicilia, che praticamente non può utilizzare né i treni e né le autostrade per salire al Nord». Riggio ha avuto anche il compito di coordinare le rotte aeree nell’ambito del Mediterraneo, non solo la parte europea con Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, ma anche i Paesi nordafricani dal Libano al Marocco passando per Egitto, Libia e Tunisia». A proposito della Tunisia e dell’accordo con la Regione siciliana per un volo diretto Catania-Tunisi, Riggio ha fatto presente che ancora nessuna richiesta gli è pervenuta.
Il settore aereo sta superando la crisi e riprenderà la sua crescita, ma intanto bisognerà adeguare la pista catanese e poi occorre che i dirigenti della Sac trovino accordi commerciali con gli aeroporti degli altri Paesi, anche con la vicina Malta che ha ottenuto un volo diretto Luqa-Linate, un volo che potrebbe fare tappa intermedia a Catania se ci fosse una migliore intesa con la Sac.
In sostanza è tempo di fare pressing anche politica sulla Regione per interrompere il silenzio sull’allungamento della pista di Fontanarossa. Le ferrovie sollecitano una decisione, l’Enac e la Sac ovviamente cercano anch’essi di spingere il progetto. Serve una presa d’atto convinta della Regione. Per parte sua il presidente Lombardo (che ha compiuto 60 anni) dice: «Faremo di tutto per trovare i soldi, ma se non arrivano i Fas non sarà facile. Dobbiamo avere pazienza e aspettare». Per la verità non si può aspettare molto perché se le ferrovie fanno passare i binari alla estata della pista il blocco al progetto sarà perenne. Da parte sua la Sac ha chiesto alle ferrovie di stralciare questo progetto e speriamo che la richiesta sia accolta.
Ma non sono solo questi i problemi dell’aeroporto. Quei terreni vincolati ad attività portuale passati dal Demanio regionale al Comune non sono stati ancora «trasmessi» alla Sac. C’è il fatto che esiste un progetto inserito nel Prust per la realizzazione di un albergo, «opera incompatibile con lo sviluppo dell’aeroporto», dice il presidente della Sac, Gaetano Mancini.
Fontanarossa, la «pista lunga» non decolla ancora




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