Prendersela con i media che parlano di Ruby e delle mignotte può essere comprensibile, ma questo articolo ci spiega che la questione della decadenza dei costumi del Potere sia tutt'altro che secondaria:giagia:




Grillo ci infligge sul suo blog un sermone sulla sbandata dei media – di tutti i media – sul Rubygate: è un argomento di distrazione di massa che addormenta le coscienze rispetto ai veri problemi.

Ho già detto perché a mio avviso il problema degli scandali sessuali del premier non è affatto un tema secondario. Esso solleva la questione del livello di doppia morale che una democrazia si può permettere: Berlusconi, l’uomo che ha portato all’estremo la subordinazione della Repubblica ai desideri della Chiesa, ha una vita privata strutturata su un consumo abnorme di prostituzione, attorno a cui orbitano anche delle minorenni. Si può concedere che gli uomini politici possano dettare ai cittadini regole, valori e costumi dal cui rispetto essi si sentono esentati? E che fondamento può avere la pretesa alla sacralità della privacy di un uomo che rappresenta nel mondo sessanta milioni di italiani?

Ma è di Grillo che voglio parlare, e della sua tirata contro i media, colpevoli di dare troppa importanza al Rubygate. Trovo infantile questa idea di giudicare i media per ciò che dovrebbero essere e non per ciò che sono e sono sempre stati. La gestione di un media è un continuo confronto con i meccanismi dell’attenzione e della curiosità del pubblico, e l’importanza dei contenuti che esso presenta e della serietà con cui li elabora non costituisce affatto garanzia del suo successo nel gradimento del pubblico. Quante iniziative importanti falliscono perché chi le ha promosse non ha saputo attrarre l’attenzione della gente? E non solo in Italia, ma in tutto il mondo. E non solo oggi, ma sempre.

L’attenzione e la curiosità del pubblico non corrispondono ad un’astratta gerarchia di valori su ciò che è importante o meno importante per il cittadino di una repubblica sana. Attenzione e curiosità sono determinate da una struttura motivazionale che va oltre le convenzioni della politica, e affonda le radici in un humus di vissuti reali, di riti antropologici, di impulsi biologici, di immaginario collettivo. Si può ragionevolmente sostenere che il sesso non sia una questione importante per i problemi della nostra economia, ma chi dice che non sia un argomento interessante non sa di cosa parla. La gente non fa che pensare al sesso. Perché credete che vi sia questo profluvio di immagini di donne attraenti e svestite nei contesti comunicativi più diversi e apparentemente più lontani dal sesso?

Analizziamo meglio la logica dell’argomento di Grillo. Forse che in queste settimane il Rubygate ha fatto scomparire le altre notizie dai giornali o dai notiziari? Niente affatto, esse ci sono ancora, anche se possono essere state spinte più in secondo piano dalle vicende private di Berlusconi, Fede, Mora e Minetti. Ma dire “secondo piano” non significa dire che queste notizie siano diventate inaccessibili. Chi desidera leggere di economia non deve fare altro che andare sulle pagine di economia, e trovare la stessa mole di informazioni che c’era prima.

Se il complesso delle notizie, dunque, per qualità e quantità è sostanzialmente inalterato, e se il Rubygate ha temporaneamente modificato solo i meccanismi dell’enfasi nella presentazione, e se la lamentela di Grillo riguarda ciò, ossia le scelte delle redazioni in fatto di numerazioni di pagina e di titolazione delle notizie, egli stesso sta implicitamente riconoscendo che l’assorbimento di informazioni da parte del pubblico obbedisce a schemi che non sono del tutto razionali. Ossia che la risposta in termini di attenzione e curiosità da parte del pubblico si attiva in presenza stimoli che non riguardano del tutto l’importanza della notizia (ammettendo che esistano cose più importanti e meno importanti). Perché dovrebbe fare differenza se una notizia è in prima pagina o a pagina 8? In questo senso il sesso “fa notizia”, un disastro aereo “fa notizia”, una disastro aereo che riguarda un velivolo italiano “fa notizia” più del disastro aereo che riguarda un velivolo nepalese.

Perché Grillo nei suoi spettacoli usa l’umorismo per veicolare contenuti importanti? Non sarebbe più adeguato un distaccato e compassato stile da conferenziere? Credo di sì. Ma forse la gente non sarebbe tanto attratta dalle idee del Grillo conferenziere come è attratta dalle idee del Grillo comico.

Gianluca BIfolchi
Fonte: Mappe di subecumene