Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito All'elefantino non piace l'"utopia regressiva" della destra USA

    Sparatorie

    La strage in Arizona e la radicalizzazione della politica occidentale

    di Giuliano Ferrara

    Il Foglio, 11 gennaio 2011


    La vena apocalittica della società americana porta sangue e lutti da molto prima che Sarah Palin e i Tea Party entrassero in scena. Scuole, dormitori di college, supermercati e altre arene sono state percorse negli ultimi decenni da sparatorie, cecchini e paranoie solitarie o di branco senza alcun rapporto esplicito con le condizioni della lotta tra conservatori e liberal. La campagna di denuncia dei cattivi maestri condotta da una parte della stampa, specie europea, dopo la strage a Tucson nel comizio della deputata progressista Gabrielle Giffords, è il replay a parti rovesciate di analoghi vocalizzi e strumentalismi contro la politica al vetriolo emessi dalla destra quando è essa la vittima del “partito dell’odio”. Bisogna andarci piano, e cercare di ragionare freddamente.

    La Palin ovviamente poteva risparmiarsi la bravata di inquadrare graficamente in un “mirino” gli avversari ideologici del suo movimento, errore per il quale adesso pagherà un serio prezzo d’immagine. Ma Bush e Berlusconi sono stati oggetto di romanzi, commedie ed espressioni omicide molto esplicite, nient’affatto metaforiche, nel corso della loro carriera; uno se la cavò con una scarpa lanciata durante una conferenza stampa, all’altro è toccata una statuetta di marmo che gli ha spaccato i denti.

    Qualcosa in effetti è accaduto, nella politica occidentale. Magari non è un fenomeno del tutto nuovo, visto che il Novecento, per non andare più indietro nel tempo, è costellato di scandalose violenze verbali e aggressioni alla persona; ma la perdita di connessione con il popolo di larga parte dell’establishment, fatto evidente e spiegabile in tempi di economia globalizzata e di svuotamento delle vecchie forme della democrazia liberale, sta comportando il prezzo antropologico di un ispessimento primitivo e fanatico della comunicazione pubblica, sia a destra sia a sinistra, con una tendenza a tagliar corto nella complessità dei conflitti e a risparmiare sul fair play, sull’idea magari un po’ mitica, ma pregnante e nobile, di un gioco duro eppure corretto.
    C’è dell’altro, però. Lo stragista dell’Arizona sembrerebbe a tutta prima un matto pericoloso. Ma è vero che una parte della società americana sente uno spaesamento sempre più forte e spietato rispetto ai canoni prevalenti del comando politico e ai significati etici che questo comando racchiude nella società di massa. Sulle questioni della vita e dell’aborto, per esempio, c’è gente che fa sul serio fino alla follia, e cerca di fermare l’espulsione moralmente sorda di bambini dal seno delle madri attaccando le cliniche abortiste e pagando con la vita, mediante una condanna a morte regolarmente comminata dalle giurie, l’attacco omicida ai medici abortisti. Far studiare i bambini a casa, sottrarre risorse allo stato fiscale, difendere territorialmente comunità impermeabili all’integrazione nazionale e multiculturale, vivere Dio e la Costituzione nell’originalismo più radicale, alla lettera, e in contesti di utopia regressiva: tutto questo è il coriaceo materiale di cui sono fatte certe fortezze morali dei social conservatives, e tra chi abita queste patrie con entusiasmo biblico letteralista può nascere uno spirito bellicoso, di frontiera, deformato e deviato dal gesto di pazzia.

    © - FOGLIO QUOTIDIANO


    La strage in Arizona e la radicalizzazione della politica occidentale - [ Il Foglio.it › La giornata ]
    Ultima modifica di Florian; 25-01-11 alle 13:26

  2. #2
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: All'elefantino non piace l'"utopia regressiva" della destra USA

    Ritengo importante fare qualche riflettessione su questo articolo di Giuliano Ferrara.

    Innanzitutto, la relazione di un determinato contesto sociale e politico (la destra libertaria e religiosa USA) con la sparatoria che ha colpito la deputata democratica Giffords ad opera di uno squilibrato è assai infelice.

    L'autore del folle gesto è stato dimostrato non avere contatti di alcun tipo con gli ambienti repubblicani o conservatori. E se vari commentatori italiani di centrodestra hanno rispedito al mittente (progressista) il tentativo di screditare per l'occasione la Palin e i Tea Party l'articolo dell'elefantino è in controtendenza, includendo i soggetti in questione in una generale critica disamina sulla radicalizzazione della politica, non solo, americana.

    C'è il sospetto, nell'avvicinare Bush a Berlusconi, come entrambi vittime dell'odio politico (in questo caso di sinistra) che la reprimenda alla radical right statunitense serva a portare acqua ad un Cav. in grosse difficoltà. Ma prendiamo pure per disinteressata la disamina di Ferrara.

    Che in ogni ambiente radicale circolino da sempre delle "wild nuts" è cosa risaputa. Ma è strano, da parte di Ferrara, mettere nello stesso calderone cose assai diverse che andrebbero tenute distinte.

    Ad esempio, che c'entrano i militanti antiabortisti più estremisti con il fondamentalismo biblico "letteralista", l'home-schooling e nel complesso quella che il nostro chiama sprezzantemente l'"utopia regressista" del movimento conservatore USA?

    Gratta gratta il neoconservative ed ecco spuntare il liberale o il socialista. Ferrara sa bene che la destra USA è alimentata da uno spirito "radical" e nient'affatto "moderate" dalla discesa in campo di Barry Goldwater, il quale si propose allo stesso tempo come conservatore e come "estremista di destra".

    Giuliano Ferrara, seguace di Kristol e Strauss, non ha particolare ammirazione per il padre del conservatism USA, tant'è che in una ormai lontana puntata di Otto e Mezzo lasciò che Paolo Mieli lo definisse un "fascista" senza minimamente contraddirlo.

    Ferrara dovrebbe ricordare che George W. Bush non avrebbe ottenuto la nomination repubblicana contro John McCain se non avesse osato andare a chiedere il voto all'ala più estremista del fondamentalismo sudista. Ma andiamo oltre.

    E' interessante come il modernista Ferrara disprezzi il tentativo dei social conservatives di contrapporre ad un progressismo che si nutre di utopie delle utopie di segno contrario.

    Ferrara non può essere in alcun modo considerato un reazionario, ma persino la qualifica di conservatore non gli si addice. Nella prefazione al "Manifesto dei conservatori" del filosofo britannico Roger Scruton, l'elefantino (che pure non nasconde la sua stima per l'autore) sembra contrapporre Scruton a Burke, evidenziando come il primo abbia dietro di sè il maggio francese e non la rivoluzione francese.
    Questa distinzione permette a Ferrara di sottolineare come sia ancora troppo presto per noi "giudicare l'irruzione del giacobinismo nella storia europea e mondiale" ma che si possono tuttavia organizzare delle resistenze ai suoi esiti.

    Ferrara ha tutto il diritto di far sua la critica "liberale" alla rivoluzione francese, sulla scia di Furet e di Berlin, peccato però che Scruton non sia un "conservatore d'occasione" (come Ferrara stesso si definisce), ma un conservatore doc, che segue la linea tracciata dal "controrivoluzionario" Burke e non dai neocons liberali coi quali può fare tutt'al più solo alcuni passi di strada.

    Ecco dunque che se si legge Ferrara tra le righe, se si guarda con attenzione al linguaggio e allo stile che usa, per non dire delle amicizie che più contraddittorie non si può (da Agnoli e Langone a Sofri e Vincino), si evince il progetto politico di imbarcare la destra conservatrice sulla strada di un cattolicesimo liberale e riformista che non fa grosse differenze tra un Bush e un Obama avendo posto il limite politico non alla sinistra nel suo complesso ma solo alle sue frange più oltranziste.

    Ferrara, da craxiano non pentito, continua a citare Chou-En-lai e a lavorare (inconsciamente?) per la Rivoluzione.


    Florian
    Ultima modifica di Florian; 25-01-11 alle 14:10

  3. #3
    + Gothic +
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Località
    Napoli
    Messaggi
    17,936
     Likes dati
    655
     Like avuti
    1,152
    Mentioned
    115 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: All'elefantino non piace l'"utopia regressiva" della destra USA

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Qualcosa in effetti è accaduto, nella politica occidentale. Magari non è un fenomeno del tutto nuovo, visto che il Novecento, per non andare più indietro nel tempo, è costellato di scandalose violenze verbali e aggressioni alla persona; ma la perdita di connessione con il popolo di larga parte dell’establishment, fatto evidente e spiegabile in tempi di economia globalizzata e di svuotamento delle vecchie forme della democrazia liberale, sta comportando il prezzo antropologico di un ispessimento primitivo e fanatico della comunicazione pubblica, sia a destra sia a sinistra
    Fermiamoci qui. Ferrara è molto vago nel tracciare il percorso di questa radicalizzazione della politica. Non lo dice apertamente ma è facile che individui in Goldwater e McGovern i due poli di destra e di sinistra di questo "ispessimento primitivo e fanatico della comunicazione pubblica". Da buon socialista liberale neoconservative non può che parlare così.

    Ma mettiamoci nei panni di un conservatore e nella fattispecie di un conservatore americano. Senza voler risalire all'elezione di Andrew Jackson, come fa Russell Kirk, per rintracciare la fine del gentiluomo americano, possiamo facilmente individuare l'assalto della sinistra radicale alla società liberalconservatrice americana in 4 fasi progressive:

    1) Guerra d'aggressione al Sud schiavista: nella seconda metà dell'Ottocento gli abolizionisti del nord-est impongono su tutto il suolo americano i valori "radicali" del liberismo selvaggio e dell'egualitarismo, in una sola parola, del darwinismo.

    2) Era progressista: il Novecento si apre sulle ali del modernismo, dell'edonismo, del femminismo, del nichilismo, che intaccano i vecchi valori della Frontiera.

    3) New Deal: gli anni Trenta segnano il passaggio dalla riforma liberale alla socialdemocrazia, nazionalizzazione delle masse, trionfo dei managers e ulteriore avanzare del modernismo.

    4) La New Left: gli anni Sessanta sono l'epoca dei diritti civili, dell'abortismo, dell'antimilitarismo e dell'antioccidentalismo, in un processo di contaminazione che come un secolo prima viene imposto dall'est all'arretrato Sud, dalla città alla provincia, segnando un'ulteriore standardizzazione e modernizzazione degli stili di vita.

    La prima forma organizzata di controrivoluzione avviene in America contro il New Deal, ed è quella da cui muove l'intero conservatism USA.
    Mentre quella neoconservative è solo una reazione agli esiti ultimi della Rivoluzione (New Left) e nemmeno tanto convinta, se è vero che nel tempo alcune conquiste della sinistra radicale degli anni Sessanta sono divenute patrimonio comune della sinistra come della destra mainstream.

    L'utopia regressiva, come dice Ferrara, dei social conservatives (o quanto meno di alcuni di essi) è volta a far tornare la società americana quanto meno prima dell'avvento della Progressive-Era, un'utopia che in quanto antistatalista (in America la Rivoluzione si è imposta attraverso lo Stato) può contare anche sul libertarismo più radicale.

    E' difficile, per uno di destra, non provare per questi alfieri della contro-rivoluzione USA almeno un po' di simpatia.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 43
    Ultimo Messaggio: 22-09-08, 13:05
  2. Sull'"omega" della cosiddetta "destra radicale": quale strategia?
    Di donerdarko nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 21-09-08, 23:24
  3. alla destra radicale piace il partito "La destra" di storace?
    Di AGmichele (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 77
    Ultimo Messaggio: 18-07-08, 21:23
  4. Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 30-06-08, 01:04

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito