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Discussione: Padania nel Mondo ...

  1. #11
    sübre ò söpèi? No, Zølfø.
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    ...inserirete anche berlusca e le sue amichette trài padani nel mondo ???
    Al piano di sotto di sicuro.
    råsegà, zügà, strücà: pøtå.

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  2. #12
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    ...inserirete anche berlusca e le sue amichette trài padani nel mondo ???
    potrei rispondere a dovere ... ma se vuoi fare polemika, apri un altro 3D dedikato, e lì ne riparliamo... a kuesto tuo blitz OT fatto solo x disprezzare ciò ke non ti è possibile negare ... kiedo al moderatore di pulire la merda duosikula invadente e prepotente rammmentandoti ke SB, purtroppo, ha anke sangue sikulo... k'è kuello ke lo perde...

    aggiunta ... vedo ke si è già avviata l'opera di sabotaggio...
    Ultima modifica di Padania Stato; 05-02-11 alle 00:07
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  3. #13
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    ...nn era un tentativo sabotare l'argomento. Se sb nn ti stà bene...ho molti altri esempi.
    fammi sapere.
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

  4. #14
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    ...inserirete anche berlusca e le sue amichette trài padani nel mondo ???

    no perchè il berluska è un "napoletano nato pe sbaglio in Lombardia" (Cit.)


    ostridicolo: ostridicolo: ostridicolo: iaociao: iaociao: iaociao:

  5. #15
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    Citazione Originariamente Scritto da Dredd83 Visualizza Messaggio
    ...nn era un tentativo sabotare l'argomento. Se sb nn ti stà bene...ho molti altri esempi.
    fammi sapere.
    t'ho già detto ... apri un altro 3D dedikato, e lì ne riparliamo... da Mussolini a Gava ... ecc. ... ti suggerisko il titolo:" Padalpini ke disonorano Padania" inseriremo anke SB ... e poi alla fine si vedrà se siano tanto disonorevoli o ke...
    Moderatori x favore... tagliate tutti kuesti OT ... l'argomento del 3D è altro...

    Ultima modifica di Padania Stato; 05-02-11 alle 00:08
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  6. #16
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

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    Padania nel Mondo

    Padalpini Emeriti ke ne dan Lustro e Fama
    Lavoro - Kultura – Società

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    anke kuesta è Storia di Padania

    DIGNITÀ dell’ EMIGRANTE PADALPINO
    Karattere ed onore delle Genti Padalpine


    VADEMECUM dell’ EMIGRANTE
    Rakkomandazioni agli Emigranti Bergamaski


    Quando emigrare era un fatto all'ordine del giorno, che non destava più sorprese tra la popolazione ed era per molti una soluzione quasi scontata, di fronte alle tante difficoltà economiche, come un evento comune e generalizzato nella prospettiva futura di molti valligiani, anche nei paesi di montagna, in queste valli alpine e prealpine, si producevano utile guide e strumenti operativi, con l'obiettivo di facilitare l'espatrio dei lavoratori.

    Nel lontano 1911, a San Pellegrino, nell'alta Valle Brembana, si è pensato bene, di pubblicare e diffondere un articolato Vademecum, contenente una serie di informazioni e di consigli rivolti a quei valligiani che si apprestavano ad emigrare nei paesi di lingua tedesca e francese.

    Il bacino idrografico della Valle Brembana, con i vari affluenti minori delle valli laterali, che lo rafforzano e ramificano a occidente e a oriente (Taleggio, Brembilla, Imagna, Serina…), ha fatto da culla a migliaia di emigranti e di persone che nascevano e vivevano con poco, sino alla prima età da lavoro fuori casa, la quale si faceva presto avanti non oltre la terza o la quarta classe elementare, quando i ragazzi si trovavano improvvisamente a preparare la loro prima valigia (tempo addietro, però, c'era ancora la cassetta di legno, o il semplice fagotto), in partenza non solo per la Germania, Francia, Svizzera e Belgio, assieme al papà, il nonno, lo zio, ma anche oltreoceano.

    Sino ai più recenti anni Sessanta, emigrare, quassù, era ancora come una legge di natura, una sorta di traversia obbligatoria per i più: alcuni, poi, fecero ritorno, ma la maggioranza si stabilì definitivamente nella nuova terra adottiva.

    A tutte queste persone si augurava loro ogni fortuna, una salute di ferro, cuore generoso, ma soprattutto serietà e costanza di propositi.
    Il Vademecum in argomento rappresenta, infatti, una formidabile espressione del contesto economico e culturale valligiano di un tempo e dei valori portanti delle comunità paesane del primo Novecento, quali la famiglia, il lavoro della terra (nei prati, ma anche sui cantieri, nelle cave e nei boschi), regole di comportamento etico figlie di solidi convincimenti morali.

    In un contesto di forte radicamento dell'individuo nella sua famiglia, ma pure alla terra e al paese di provenienza, l'emigrazione era un fatto doloroso, poichè tanto per chi partiva, quanto per chi restava, emigrare era una decisione scontata ma ugualmente sofferta.

    Le prime pagine del volumetto contengono esortazioni per un atteggiamento disincantato nei confronti dell'emigrazione, con l'invito a mettere al bando facili aspettative:

    Prima di decidervi pensateci bene e non vi fate delle illusioni

    - Colui che trova del lavoro nel suo paese, non vada all'estero:
    meglio due in casa propria che quattro in casa d'altri.
    - Non decidetevi alla partenza,
    - se non avete
    la sicurezza di trovar lavoro;
    - se non avete qualche conoscenza della lingua del paese ove andrete;
    - se non avete compiuto quattordici anni almeno.

    Ma soprattutto

    - Non decidetevi a partire se
    non siete sicuri di avere, oltre i danari del viaggio, qualche altro soldo di scorta, per non trovarvi a chiedere la elemosina.
    - Non partite mai per paesi ove sono dichiarati degli scioperi degli operai del vostro mestiere.
    - Non assumete lavori a cottimo,[/B] finchè potete; e nei contratti a tempo determinato siate guardinghi, perché non vi siano tranelli.

    - Seguono altre indicazioni per curare, prima di partire, gli affari in patria, così da non essere poi esposti a danni o a spese maggiori; ulteriori informazioni di dettaglio vengono offerte per ottenere facilmente il passaporto e le riduzioni ferroviarie. Accanto agli utili consigli per il viaggio (che, nel 1911, era certamente un'impresa da pionieri), su come confezionare i bagagli e circa il comportamento da assumere alla dogana, ecco

    una raccomandazione per così dire "spirituale"

    - Non lasciate la patria vostra senza benedirla. Se anche è povera e se perciò dovete cercare pane e lavoro in paese straniero, lontano dal vostro villaggio e dai vostri cari, amatela egualmente, fortemente.
    Chi rinnega la mamma sua soltanto perché è povera e non ha pane da dargli? Amatela la vostra patria, che custodisce le ceneri dei vostri vecchi e dei vostri cari, per le sue glorie, per le sue miserie, per il suo avvenire che sarà grande e luminoso ancora.

    Il volumetto contiene poi innumerevoli altre minuziose informazioni e illustra, ad esempio, le agevolazioni ferroviarie della "terza classe", come se le prime due non esistessero, ma effettivamente non esistevano per quei boscaioli che, al ritorno dalla Svizzera, anche la terza classe era un lusso e, per risparmiare qualche centesimo, il viaggio lo facevano anche sui carri bestiame, pure in piedi ed esposti ai quattro venti, quando non accovacciati sulla loro cassetta di legno.

    Gli emigranti venivano poi messi in guardia dai "ladri alla napoletana”, che potevano incontrare durante il viaggio:

    - Non fidatevi di nessuno;
    non consegnate e non ricevete in custodia denari da chichessia: spesso, troppo spesso queste profferte nascondono imbrogli.
    - State attenti specialmente nelle stazioni nelle quali vi dovete fermare. Nelle stazioni fanno le loro grandi manovre i ladri… alla napoletana. Essi vi offrono i loro servigi, si fingono vostri compaesani, vostri amici, vi promettono grandi ribassi e poi vi portano via quel poco che avete. (si rikonosce benissimo l’itagliano…)
    Arrivati infine a destinazione, l'invito era quello di non abbassare la guardia, specialmente in terra straniera.

    Il rispetto e la sottomissione alle nuove regole, la necessità di lavorare assiduamente, l'esigenza di risparmiare… sono alcuni dei capisaldi contenuti nelle esortazioni che seguono:

    - Non dimenticate mai che siete in paese straniero e che dovete rispettarne non solo le leggi, ma anche gli usi e le abitudini,
    astenendovi dal prendere parte alle lotte locali o alle dimostrazioni politiche. Siate ospiti e non cittadini.

    - Con gli operai stranieri siate fratelli più che compagni; e partecipando a scioperi, necessari quando non si può diversamente farsi dar ragione, siate gregari fedeli, non mai istigatori o promotori.

    - Fate economia, ma con giudizio, così da non lesinar troppo nel nutrimento, come da non consumar denaro nei vizii e nel giuoco.

    - Siate soprattutto puliti nel corpo e nel vestito: una mano callosa e ruvida fa onore; mette invece vergogna se è tinta, unta e sudicia. Troverete lavoro più presto.

    Anche da questi suggerimenti morali, emerge il quadro dell'emigrazione silenziosa e sofferta, ma anche ordinata e "pulita", di quella schiera di povere persone che, consapevoli di essere in casa d'altri, si trovavano nella condizione subordinata di coloro che dovevano chiedere "permesso" e non potevano distrarre le forze dall'unico obiettivo dell'emigrante, che è sempre stato quello del lavoro. Ed è proprio

    il lavoro la punta di diamante dell'emigrante valligiano
    che si trasforma in un elemento di forza


    - Ricordatevi sempre che le parole insultanti che rivolgono gli stranieri a voi,
    perché italiani, sono frutto d'invidia! (già d’allora si doveva subire la vergogna d’essere duosikuli !)

    - Sappiate che il lavoro nostro, come ha creata la ricchezza dell'america meridionale, ha compiute le più grandi, le più meravigliose costruzioni d'Europa.
    - E' con vero orgoglio che dovete e potete dire ovunque: sono (italiano) Padalpino ! Perché non è il denaro soltanto che fa grandi le nazioni ed i popoli, ma anche l'ingegno, la virtù e il lavoro. E Dante Alighieri, che seppe le dure croste del pane altrui e che compose il Divino Poema, ci insegna che si può essere miseri e grandi.

    - Gli amici di San Pellegrino, oltre a fornire alcuni spunti di insegnamento morale, erano però anche molto realistici, invitando ad esempio gli emigranti a diffidare da promesse di lavoro facili e lusinghiere, a volte anche bene mascherate, di coloro che, fingendosi caritatevoli e solo apparentemente ben disposti all'aiuto, in realtà erano mossi solo dal desiderio di spremere ulteriormente il povero lavoratore:

    - Non dovete mai accettare da chi vi ingaggia la condizione di mangiare e dormire presso di lui. Spesso consumereste tra vitto e alloggio tutto il vostro salario;
    - non accettate mai lavoro con salario minore o con orario più lungo degli operai locali: ne avreste noie e manchereste a un vostro dovere di fratellanza e di sentimento nazionale.
    - Il vostro lavoro non deve mai valere meno del lavoro altrui, a pari abilità.

    I lettori vengono anche informati sulle leggi di assicurazione e di immigrazione vigenti
    in Svizzera, Austria e Germania, con l'invito ad avvalersi del loro naturale, legittimo protettore ed amico, il Console, al quale rivolgersi per ottenere assistenza e protezione, ma anche per esercitare i propri diritti nazionali e ottenere utili informazioni in materia di stato civile, leva militare, elettorato.

    Due specifici capitoletti sono anche riservati alle modalità per poter effettuare le rimesse in denaro in patria, con la descrizione della valuta delle monete estere, e per l'utilizzo al meglio del servizio postale, con l'indicazione di tasse e bolli per lettere e pacchi.
    Altri capitoletti invece illustrano i compiti e le funzioni del Regio Ufficio dell'Emigrazione nella Svizzera, del Consorzio per la tutela dell' Emigrazione temporanea in Europa e dei vari Segretariati dell'Opera di Assistenza degli Operai Italiani Emigrati in Europa e nel Levante.

    Il singolare Vademecum riporta in lingua tedesca e italiana anche un elenco di parole e frasi più comuni e necessarie per il primo viaggio dell'emigrante, per ciascuna delle quali è indicato "Come si scrive" e "Come si pronuncia": sono parole e frasi per chiedere da mangiare e da bere, per cercare alloggio, per cambiare moneta, per ottenere informazioni, per indicare malanni.

    La preziosa guida non manca di rivolgere un pensiero a coloro che, al termine della stagione lavorativa all'estero, facevano ritorno al paese, dove passavano il Natale in famiglia:

    - Se le vicende della vita vi saranno avverse, cercate di lasciare il paese estero prima di avere consumate tutte le vostre risorse, perché anche dove vi sono Società italiane di mutuo soccorso e di beneficenza, non potrete avere molto e per molto tempo: anch'esse sono povere, pur troppo! Poi non è bello vivere di elemosine e specialmente in paese straniero! L'uomo che si rispetta deve procurare di bastare a sé stesso, più che può ed oltre! […].

    - Se invece la fortuna vi ha sorriso, e avete lavorato, e giunge il momento in cui finiscono i lavori ordinari e straordinari per attendere ai quali siete partiti, salutate con gioia e benedite l'aurora che vi conduce ai vostri cari.
    Il nostro paesetto nativo, sia il più povero, sia il più piccolo, è sempre il più bello del mondo, perché là vi sono ad aspettarci le persone più care e più sante. […]
    - A casa vostra sarà benedetto il gruzzolo, frutto del vostro sudore e della vostra saggia economia.
    Godetelo in pace, nel vostro casolare, siate sani, siate forti, siate buoni, ed il nuovo anno vi apporti lavoro fortuna entro i confini segnati dalle Alpi e dal mare nostro.

    Mirabile esempio del karattere, kultura e sentimento dei Padalpini … stesse regole, rakkomandazioni e morale valevano dal Piemonte, alle Marke al Friùli

    E’ evidente ed innegabile ke kuesti “Kodici Komportamentali Padanisti” esprimono una morale k’è in stridente kontrasto kon la mentalità, fatti, komportamenti e skopi perseguiti dalle orde immigratorie extrakomunitarie [illegali e falsamente necessarie, ke abbiamo dovuto (malamente e forzatamente) subire], di immigrati europei e nostrani (italiani_duosikuli) ed a kagion di loro, purtroppo, siamo konfusi ed umiliati, dovendo anke kondividere nel mondo l’onta “nazionale” del ridikolo makarroniko arrangiaticcio, furbesko e truffaldino, e disprezzo del mal vivere kriminale, mafioso kamorristiko …

    noi padalpini non siamo loro e pretendiamo rikonoscimento e rispetto x il nostro sakrificio, ingegno, onestà ed altruismo sbeffeggiato, deriso e skreditato …

    è kiarissimo, dnq ke italiani e duosikuli, non ci appartengono né ci somigliano, sono altro da noi… Padania non è Italia, sono due Stati e due Nazioni (famiglie) moralmente, kulturalmente e socialmente diversi ... x kuesto noi vogliamo ITAGLIARE STATO e NAZIONE
    … inoltre,

    nonostante il kaos legislativo sull’immigrazione, la maggior parte degli immigrati ke giungono in Padania, hanno trovato da noi sistemazione dekorosa ed impiego onorevole
    (rikordo kuà ke molti dei kasi di sfruttamento degli immigrati in Padania, è gestito da kaporali e impresette duosikulo_borbonike ke li sfruttano nel subappalto presentando spesso false dokumentazioni ed attestati di idoneità e regolarita assikurativa),
    basti kiedere loro dove si sentono maggiormente rispettati, accettati e konsiderati …

    kosa ke non si può certo dire degli italiani ke li trattano e mantengono in kondizioni di skiavitù, razzistikamente, perseguitati, presi a fucilate, incendiati, ammazzati x strada e ghettizzati in kondizioni di vita miserabili…

    e xò, mai gli emigranti padalpini si sarebbero adattati a simili kondizioni anke xkè portatori di operosità, rispetto, ingegno e dekoro personale, ankorkè poveri … l'immigrato ha anke il dovere di farsi voler bene... benevolenza ke troverà da noi sempre, purkè non viva di espedienti, akkattonaggio e delinkuenza...

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  7. #17
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

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    Padania nel Mondo

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    Anke kuà c’è storia, arte e lavoro dei Padalpini


    “Mount Rushmore National Memorial”




    il skultôr des monts
    Lo scultore di montagne



    Luigi Del Bianco
    uno Scultore Friulano a Mount Rushmore
    (1892-1969)

    Una delle località turistiche più conosciute degli Stati Uniti d’America è il Monte Rushmore, per gli americani “Mount Rushmore National Memorial”, una montagna nel Sud Dakota in cui sono stati scolpiti i volti di quattro presidenti americani. E’ visitato da ca. 2,7 milioni di persone l’anno. Qui furono girate alcune scene del film di Hitchcock “Intrigo internazionale”, con Cary Grant.

    Meno noto, almeno fino agli anni ‘80 è che il capo scultore che curò personalmente le parti più critiche del grandioso Monumento era un friulano, Luigi Del Bianco, originario di Meduno.

    Luigi Del Bianco nacque a Le Havre, Francia, il 9 maggio del 1892, a bordo della nave che riportava in Friùli i suoi genitori Vincenzo ed Osvalda, da un viaggio negli Stati Uniti.

    Dopo aver trascorso l’infanzia a Meduno nella borgata Del Bianco, all’età di soli 11 anni, suo padre lo manda in Austria, a Vienna, come apprendista presso un intagliatore di pietra loro paesano. Due anni dopo, Luigi rientra in Friùli per finire gli studi e specializzarsi scalpellino a Venezia.

    Nel 1908 all’età di 16 anni emigra negli Stati Uniti a Port Chester - NY ed iniziò a lavorare come tagliapietre nel Vermont, a Barre (la Massa Carrara d’America).

    Allo scoppio della prima guerra mondiale fece ritorno volontario in Italia per arruolarsi a combattere per il proprio Paese.
    Alla fine del conflitto riattraversò l’oceano e ritornò a Port Chester dove si sposò con Nicoletta Cardarelli da cui ebbe cinque figli: Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria.

    All’inizio degli anni ’20 iniziò saltuarie collaborazioni con lo scultore Gutzon Borglum che aveva uno studio di scultore a Stamfort nel vicino Connecticut.

    Nel 1927 cominciano i lavori del Monte Rushmore nel sud Dakota, località turistica oggi conosciuta come “Mount Rushmore National Memorial”, su cui vengono scolpiti i volti di quattro presidenti americani. Il capo scultore che curerà la realizzazione delle parti più critiche del grandioso Monumento è proprio il friulano Luigi Del Bianco.

    I lavori avanzano con parecchie difficoltà. La faccia del primo presidente, G. Washington, già abbozzata nel 1930, viene presentata al pubblico solo nel ‘34. ma già nel 32 veniva chiamato Del Bianco a sostituire l’allora capo scultore Hugo Villa che abbandona l’incarico (troppo difficoltoso per lui) e lascia il cantiere.

    Luigi, già noto per le sue qualità di scultore, inizia a lavorare sul Monte Rushmore nell’ottobre del 1933 con l’incarico di capo scultore e fino al 1941 vi opera quasi ininterrottamente, senza soste.
    Chi lavora al progetto abita vicino al monte, quindi nel 1935 Del Bianco porta con sé la moglie ed i loro tre figli da New York, adattandosi con non poco sacrificio a questa vita nuova, piena di difficoltà: la casa non è collegata ad una rete idrica e la signora Del Bianco non ha modo di reperire, nei dintorni, gli ingredienti necessari per preparare piatti della cucina friulana ed italiana in generale, quelli preferiti dalla famiglia.
    I ragazzi vanno a scuola cavalcando e diventano amici degli indiani Sioux che vivevano sul posto. L’intera famiglia Del Bianco, pian piano, stringe un legame particolare con gli indiani del Sud Dakota, che iniziano a frequentare la loro casa attirati anche, tra le altre cose, dalla buona cucina della signora Nicoletta, in specie “le polpette” che apprezzavano parlicolarmente. Dopo quest’avventura, nel 37, la famiglia rientra in città, e Luigi resta da solo ai piedi del Monte Rushmore, fino alla fine dei lavori.

    E’ stato Cesare, quarto dei cinque figli di Luigi, a rendere noto il ruolo avuto da suo padre nella realizzazione di questo imponente Monumento.

    Cesare Del Bianco, 78 anni, abita a Port Chester al n°10 di Trew street.
    In ogni stanza del suo appartamento si trova qualcosa che ricorda suo padre:
    sculture di marmo e di gesso, mosaici, foto e documenti. Ancora oggi quando parla di suo padre gli brillano gli occhi.

    Ad iniziare dagli anni ’80, Cesare ha dedicato parecchio del suo tempo a cercare documenti e informazioni sul periodo in cui suo padre lavorava “alla montagna.”
    Un primo risultato lo ottenne leggendo il libro “Mount Rushmore” di Gilbert Fite, pubblicato nel 1952 e fatto ristampare nel 2003 a cura del” Mount Rushmore History Association” come libro di storia ufficiale di questo Monumento.
    A pag. 128, riferita a Del Bianco, trovò infatti, la seguente citazione: “…..one of the most competent men ever to work on the mountain” (....uno degli uomini più competenti che abbiano mai lavorato alla montagna)
    Incoraggiato da questo primo ritrovamento, Cesare si recò parecchie volte a Washington D.C, dove, nella Libreria Centrale del Congresso e presso gli Archivi Nazionali, esaminò metodicamente tutta la documentazione disponibile riguardante il Monumento.
    Con sua grande soddisfazione trovò parecchi documenti, fotografie, lettere e interviste riguardanti suo padre.
    Attraverso la lettura di questi documenti, di cui conserva e mostra orgogliosamente le fotocopie (la maggior parte sono lettere scritte dallo scultore Borglum al “projetct’s business manager” John Boland),
    Cesare riuscì a ricostruire e a rendere noto l’importante ruolo svolto da suo padre nella realizzazione del prestigioso Monumento.
    Il 3 luglio 1991, in occasione del 50° anniversario dell’inaugurazione del Monumento, Luigi Del Bianco ricevette, seppur tardivamente,
    il meritato riconoscimento. Nell’annullo postale emesso per l’occasione dalle poste americane, il suo nome e la sua foto compaiono in primo piano..

    Luigi Del Bianco iniziò a lavorare a Monte Rushmore nell’ottobre del 1933 con l’incarico di capo scultore.

    Nel presentarlo ai suoi collaboratori affermò “…He is worth any 3 men I can find in America, for this particular type of work…(“…..egli ha il valore equivalente di tre uomini che io posso trovare in America, per questo tipo di lavoro…”).

    Il suo compito iniziale prevedeva di eseguire il volto di Jefferson e di eliminare il granito tra il volto di Jefferson e quello di Washington
    All’inizio del 1935 Del Bianco abbandonò l’incarico a causa del salario, da lui ritenuto troppo basso, (0,90 $ l’ora) lasciando Borglum nella più completa disperazione. Egli scrisse, infatti “...la perdita di Del Bianco interrompe tutto il lavoro di rifinitura delle facce di Washington e Jefferson che non potranno essere completate entro quest’anno.”

    Il 30 luglio dello stesso anno però, venne riassunto con un salario di 1,50 $ l’ora, il che, a detta del figlio Cesare, non era male per quei tempi.
    Il ritorno di Del Bianco fece tirare un grosso sospiro di sollievo a Borglum e la sua soddisfazione traspare in modo eloquente da alcuni brani di quest’altra lettera “…Bianco, come sapete, è ritornato e la sua presenza ci mostra ancora di più la sua indispensabilità. Egli è il solo tagliapietre intelligente ed efficiente che capisce il linguaggio dello scultore.”

    Con il ritorno di Del Bianco, Borglum predispose una nuova organizzazione del cantiere dando al sopraintendente William Tallman le seguenti disposizioni “…esponi questo avviso nella sala mensa. Tutti i trapanatori di ogni genere, gli sgrossatori, i finitori e gli scultori dei lineamenti, lavoreranno sotto la supervisione del capo-scultore e seguiranno le sue istruzioni. Il capo-scultore sarà responsabile dei modi e dei metodi della ripulitura e della finitura della scultura.
    Ho nominato Luigi Del Bianco per questo importante incarico.”


    In seguito i lavori procedettero abbastanza celermente.
    Nel 1936 Del Bianco riprese la rifinitura
    per dare maggiore espressività al volto del presidente Washington. Nello stesso anno venne completato il volto del presidente Jefferson, nel 1937 quello di Lincoln e nel 1939 quello di Roosevelt.
    Una particolare tecnica venne infine usata per rendere visibili gli occhi da lunghe distanze.
    Per evidenziare le pupille vennero intagliate delle pietre di granito a forma di cuneo e inserite nelle cavità degli occhi. In questo modo, gli occhi riflettevano la luce facendoli brillare come fossero viventi.
    Questa delicata operazione venne eseguita personalmente da Del Bianco.

    Dopo le presentazioni dei singoli presidenti avvenute rispettivamente nel 1934, 1936, 1937 e 1939, il 31 ottobre del 1941, poche settimane prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, il “Mount Rushmore National Memorial” venne ufficialmente inaugurato.

    Fonti:
    Cesare Del Bianco;
    Luigi jr Del Bianco;
    The Mount Rushmore visitor guide.

    in un’intervista del 1966 Del Bianco dichiarò:” i tornarès a fâlu une altre volte, ancje savint dutis lis dificoltâts che a son … i lavorerès sul Mont Rushmore ancje cence jessi paiât, se al coventàs. Al è stât un grant onôr par me”.

    Il figlio, Cesare Del Bianco, sostiene che suo padre: “Al è stât un dai oms plui competents che a àn lavorât inte mont. No fevelâ di gno pari cuant che si pense al Mont Rushmore, al è come cjacarâ de scuadre di baseball dai “Yankees” lassant in bande il famôs zuiadôr Joe Di Maggio” .

    [IMG]Link Foto "Mount Rushmore National Memorial" [/IMG]

    [IMG]http://imgpe.trivago.com/uploadimage...5374611_l.jpeg[/IMG]

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    in Onore dello Scopritore del Nuovo Mondo









    Il suo nome ufficiale è
    Repubblica di Colombia
    deriva da quello di Cristoforo Colombo

    Il nome Colombia è stato formulato dal venezuelano Francisco de Miranda per denominare l'unione delle repubbliche americane dopo l'indipendenza, rendendo omaggio in questo modo allo scopritore del Nuovo Mondo.

    Il 15 febbraio 1819, durante il Congresso di Angostura, venne proclamato lo stato che adottò il nome di Repubblica di Colombia, nota oggi come Grande Colombia, al fine di evitare confusione con l'attuale Colombia, con la sovranità sul territorio del Vicereame di Nuova Granada, Quito e Capitanato Generale del Venezuela. Il nome venne proposto da Simón Bolívar nella Carta di Giamaica.

    Nel 1830 venne costituito come una repubblica sotto il nome di Repubblica della Nuova Granada e subito dopo divenne uno stato federale, con il titolo di Confederazione Granadina e con l'adozione della Costituzione del 1858.

    Prese il nome di Stati Uniti di Colombia nel 1863, che nel 1886 divenne l'attuale nome di Repubblica di Colombia, iniziativa che andò incontro alle proteste del Congresso di Ecuador e Venezuela, considerandola una usurpazione unilaterale del patrimonio storico comune.
    L'origine del nome della Colombia è stato menzionata anche in una delle strofe dell'inno nazionale, che recita così: «... Si bagna nel sangue di eroi la terra di Colombo ...».
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    Ultima modifica di Padania Stato; 14-02-11 alle 18:54
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  9. #19
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    operosità e kuriosità, nel Friùli Padalpino

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    MANZANO
    «Distretto Mondiale della Sedia»






    La SEDIA più GRANDE del MONDO




    a Manzano (UD) in via Marussigh

    Modello stilizzato realizzato in legno lamellare di abete rosso classe I - II con sezioni sottili in scala 23:1 avente le seguenti caratteristiche.


    Dimensioni in pianta a terra: m 9,75 x 9,65.
    Altezza massima: m 20.00

    Gambe in struttura scatolare cava ad elementi sottili
    Dimensioni gambe anteriori:
    cm 70 x 92 x 1.090.
    Dimensione gambe posteriori: cm 70 x 94 x 2.000.
    Diametro spalliera realizzata ad
    elementi piani:
    cm 10,5 x 190 x 725,8.
    Diametro traversi a sezione ottagonale: cm 40.
    Dimensione sedile realizzato in tavoloni di legno
    lamellare:
    cm 970 x 10,5 x 950.
    Peso totale in opera: kg 22.910.
    Legname impiegato 40 mc.
    Carpenterie impiegate: 2.000 Kg. Ca.
    Ore di lavorazione: 300.
    Ore di montaggio: 120.
    Mezzi di trasporto utilizzati: 2 autoarticolati


    INDUSTRIA del DISTRETTO di MANZANO
    LOGISTICA - INTERMODALITÁ

    Nascita ed evoluzione del distretto della sedia fino ai giorni nostri


    Analisi, sotto il profilo logistico, delle logiche d’approvvigionamento delle materie prime, la distribuzione interna dei semilavorati e la distribuzione dei prodotti finiti.

    Le origini
    del fenomeno industriale del distretto produttivo della sedia risalgono al '500 quando i contadini della zona iniziarono a lavorare il legno artigianalmente.

    Agli inizi del XX secolo l'area compresa fra i comuni friulani di Manzano, San Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo già formava il cosiddetto: "Triangolo della Sedia". Oltre ai tre comuni del triangolo, il distretto ne comprende altri quindici limitrofi.
    All'inizio l'attività era caratterizzata dalla presenza di numerose piccole imprese artigiane: il lavoro a domicilio era diffusissimo e nelle fabbriche gli uomini producevano sedie grezze, mentre le donne, a casa, si occupavano della tessitura e della verniciatura.

    Il distretto oggi
    Ecco in cifre la produzione del «Distretto della Sedia» del Manzanese

    40 milioni di sedie all'anno

    che rappresentano
    .l'80 % della produzione nazionale,
    il 50 % di quell’europea,
    il 32 % di tutte quelle prodotte nel mondo.

    Aziende - 1.200
    Fatturato - 3.500 miliardi
    Addetti - 15.000

    L'area distrettuale si contraddistingue per la presenza capillare di una miriade di imprese di piccole e medie dimensioni fra produttrici, subfornitrici e terzisti. A queste attività si affiancano poi quelle del terziario con aziende di distribuzione commerciale, assistenza tecnica, spedizione ed import-export.

    Le peculiarità che caratterizzano questo modello organizzativo sono:- una netta predominanza di aziende artigiane e di piccola dimensione, con un numero di addetti inferiore alle venti unità. A queste fanno riferimento una quantità di piccolissime unità artigianali che operano quasi esclusivamente in conto terzi;
    - la presenza delle imprese in un'area territoriale, relativamente circoscritta, di circa 90 Km quadrati;
    - l'omogeneità merceologica;
    - l'appartenenza degli operatori ad uno stesso ambiente sociale e culturale;
    - la presenza di manodopera altamente flessibile e professionale.


    x kompletezza, altre informazioni KUÌ
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  10. #20
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    i Padalpini nella loro Storia

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    CISPADANIA
    CONFEDERAZIONE REPUBBLICANA




    La Repubblica Cispadana fu uno Stato Subalpino e dell'Italia settentrionale nato nel 1796 sotto il controllo dell'esercito napoleonico. Nell'anno successivo, con l'annessione della Lombardia, prese il nome di Repubblica Cisalpina.

    Storia
    Subito dopo l'entrata di Napoleone in Italia, il 10 aprile 1796, le truppe francesi occuparono i territori sotto il dominio austriaco, ovvero il Ducato di Milano e quello di Mantova; i territori del Ducato di Modena e Reggio e quelli facenti parte dello Stato della Chiesa (Ferrara, Bologna e Romagna).

    Confederazione Repubblicana Cispadana

    Il 16 ottobre 1796 si tenne a Modena un congresso con i rappresentanti delle province di Modena e Reggio Emilia, e delle ex legazioni pontificie di Ferrara, Bologna e Romagna, che riunì le quattro città in quella che prese il nome di Confederazione Cispadana.
    Il Tricolore della Confederazione Cispadana



    Il congresso fu organizzato, non ufficialmente, da Napoleone, il cui esercito aveva attraversato l'Italia del nord all'inizio dell'anno e aveva necessità di stabilizzare la situazione in Italia e di riunire nuove truppe per una nuova offensiva contro l'Austria.

    In dicembre, a Reggio Emilia, il congresso proclamò che le quattro province avrebbero formato la Repubblica Cispadana e invitò gli altri popoli italiani ad unirsi a loro. Venne formata una guardia civica, composta da cacciatori e artiglieri.
    Bandiera della Guardia Civica Modenese della Repubblica Cispadana


    Il 7 gennaio 1797, nella sala dell'Archivio ducale di Reggio Emilia, il congresso decise di stabilire un governo; la bandiera prescelta fu un tricolore orizzontale, con strisce rosse, bianche e verdi, al centro, un emblema composto da una faretra, che si erge su trofei di guerra, con dentro quattro frecce che simboleggiavano le quattro province originali, all'interno di una corona di alloro. Nasce ufficialmente quello che sarà il tricolore italiano.

    Napoleone Bonaparte Il 19 maggio 1797 ordinò che la Romagna (ottenuta con il Trattato di Tolentino) si unisse alla Repubblica Cispadana e che da essa se ne staccassero Modena, Reggio Emilia, Massa e Carrara per aggregarsi alla Repubblica Transpadana.


    Repubblica Transpadana



    Il 15 ottobre 1796, il generale Napoleone Bonaparte proclamò a Milano la Repubblica Transpadana, che corrispondeva al vecchio Ducato di Milano. Il 27 giugno 1797, per effetto dell'unificazione fra la Repubblica Cispadana e quella Transpadana nacque la Repubblica Cisalpina.

    Storia
    Nel marzo del 1796 il Direttorio nominò il generale Napoleone Bonaparte
    comandante in capo delle truppe francesi sul fronte italiano, dove i francesi stavano combattendo dal 1792 le truppe austriache e piemontesi della prima coalizione.

    Con la vittoria di Napoleone nella battaglia di Lodi il 10 maggio 1796, le truppe francesi occuparono i territori sotto il dominio austriaco: il Ducato di Milano, Ducato di Mantova, i territori del Ducato di Modena e Reggio e quelli facenti parte dello Stato della Chiesa, Bologna e Ferrara.

    Il 26 aprile del 1797 si riunirono a Bologna i Consigli del Corpo Legislativo della Repubblica Cispadana per eleggerne i Direttori.

    Napoleone Bonaparte non soddisfatto degli eletti, il 19 maggio 1797 ordinò che la Romagna (ottenuta con il Trattato di Tolentino) si unisse alla Repubblica Cispadana e che da essa se ne staccassero Modena, Reggio Emilia, Massa e Carrara per aggregarsi alla Repubblica Transpadana.

    Il 9 luglio 1797
    la Repubblica Cispadana si fuse con la Repubblica Transpadana
    formando la

    Repubblica Cisalpina


    A seguito della vittoriosa campagna del generale Bonaparte, con il Trattato di Campoformio firmato il 17 ottobre 1797, la Francia cedeva, assieme all'Istria e alla Dalmazia, la Repubblica di Venezia agli Asburgo che dal canto loro si impegnavano a riconoscere la Repubblica Cisalpina, di cui Milano divenne la capitale.



    Repubblica Cisalpina



    Lingua ufficiale: italiano, francese
    Capitale: Milano
    Dipendente da: Francia rivoluzionaria
    Forma politica
    Forma di stato: Repubblica sorella della Francia
    Forma di governo: governo direttoriale
    Nascita: 1797 - Causa: Trattato di Campoformio
    Fine: 1802 - Causa: Comizi di Lione
    Territorio e popolazione
    Bacino geografico:
    Territorio Subalpino ed Appennino settentrionale
    Popolazione: 3.800.000 nel 1801

    La Repubblica Cisalpina era un antico Stato preunitario ubicato in gran parte a sud delle Alpi ed a nord della penisola Italica od Appenninica, interessando principalmente le odierne regioni Lombardia ed Emilia-Romagna e marginalmente Veneto e Toscana.
    Fu costituita il 29 giugno 1797

    Negli anni seguenti la cosiddetta "repubblica sorella" veniva denominata prima Repubblica Italiana (1802-1805) e quindi Regno d'Italia (1805-1814).

    La Repubblica Cisalpina venne creata il 29 giugno 1797 ad opera del generale Bonaparte su quella che era la "giovane" Repubblica Cispadana (nata il 9 gennaio 1797). Ad essa venne unita la Repubblica Transpadana (ex Ducato di Milano) il 9 luglio dello stesso anno.

    L'Austria riconobbe la nuova entità con il Trattato di Campoformio il 17 ottobre del medesimo anno ottenendo in cambio l'effimera Repubblica Veneta, nata il 29 giugno 1797 sulle ceneri della Repubblica di Venezia.

    Capitale
    La capitale della Repubblica Cisalpina fu stabilita a Milano.

    Estensione ed economia
    La suddivisione politica della Regione Subalpina nel 1796 prima della costituzione della Repubblica Cisalpina.
    Il territorio della repubblica nella sua massima estensione era formato dal vecchio Ducato di Milano (ex Repubblica Traspadana), dal Ducato di Modena e Reggio, da Bologna, Ferrara e Ravenna (ex Legazioni Pontificie), dal Ducato di Massa e Carrara, dal territorio di Mantova e dai territori veneti compresi tra l'Adda e l'Adige, tra cui Verona e Rovigo, e dalla Valtellina.

    Lo Stato nel 1797 si estendeva su una superficie di 42.500 km² ed aveva una popolazione di 3 milioni e 240 mila abitanti, suddivisa in 20 dipartimenti.
    La capitale era Milano, in quanto centro più importante e popoloso (circa 124.000 abitanti nel 1765).
    Il paese era economicamente prospero, malgrado le spoliazioni dei secoli passati operate dagli occupanti, e si basava su un'agricoltura di tipo cerealicolo con forti presenze nella sericoltura e nella zootecnica, l'attività artigianale tradizionale era solida e lo sviluppo dell'industria serica fiorente.

    Rapporti con la Svizzera
    I rapporti con la Svizzera furono difficili in quanto erano forti le pretese egemoniche della Repubblica Cisalpina, rivolte a unire in un solo stato persone con la stessa cultura e la stessa lingua.
    Quindi l'obiettivo era quello di conquistare i territori occupati dagli svizzeri a sud delle Alpi. Ciò portò all'occupazione di Campione d'Italia e all'annessione della Valtellina.
    Fu tentato anche un colpo di mano per l'annessione di Lugano il 15 febbraio 1798 (fallito per l'intervento dei Volontari Luganesi), ma con il trascorrere del tempo e con la nascita della Repubblica elvetica, le pretese si ridussero a tentativi di occupazione del Mendrisiotto (1798 e 1810).

    Forma istituzionale: 26 gennaio 1802,
    La Consulta della Repubblica Cisalpina riceve il Primo Console (Nicolas-André Monsiau, 1806-08). La forma istituzionale dello Stato fu istituita nell'agosto 1796 e ricalcava pesantemente quella francese, si trattava della cosiddetto forma di governo direttoriale.

    Il territorio venne diviso in dipartimenti, nei quali venivano eletti i giudici di pace, i magistrati e gli elettori, uno ogni duecento abitanti aventi diritto di voto. Questi ultimi eleggevano
    due consigli: quello dei Seniori e quello dei Giuniori. Il primo era composto da quaranta a sessanta membri ed aveva il compito di approvare le leggi e promuovere eventuali variazioni della Carta Costituzionale, il secondo invece era formato da ottanta a centoventi membri ed aveva il compito di proporre le leggi.
    I compiti comuni di entrambi i consigli erano l'approvazione dei trattati, la scelta di un Direttorio e la determinazione dei tributi.

    Il Direttorio era formato da cinque ministri e rappresentava il potere esecutivo. L'autorità suprema rimaneva il comandante delle truppe francesi in Lombardia.

    Venne anche adottato il calendario e l'era francese.

    L'8 luglio 1797 venne emanata la Costituzione cisalpina, di contenuto moderato, modellata su quella francese del 1795.

    A capo del Direttorio furono posti uomini politici locali
    come il duca Gian Galeazzo Serbelloni e Francesco Melzi d'Eril,
    mentre nel corpo legislativo vennero nominati personaggi noti come i letterati Pietro Verri e Giuseppe Parini e scienziati come Alessandro Volta.
    .
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