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Discussione: Padania nel Mondo ...

  1. #1
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    ..Padania nel Mondo
    Padalpini Emeriti ke ne dan Lustro e Fama
    Lavoro - Kultura - Società


    Inizio kuesto 3D tentando di avviare una rakkolta di fatti e biografie di Cittadini Padano_Alpini Benemeriti ke si sono distakkati in ogni ambito lavorativo, citando industrie, invenzioni ed importanti fatti della vita e della kultura, affinkè la loro fama vada askritta alle Genti a kùi appartengono in kuella Parte di Mondo dello Stato Itagliano, diskonosciute, sfruttate, offese e vilipese.-


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    Ultima modifica di Padania Stato; 25-01-11 alle 15:37
    Unione Konfederale Cisalpina

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  2. #2
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    ..Padania nel Mondo
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    .....


    Storie di Uomini ... Umanità

    Un Padalpino Lombardo Veneto

    Giorgio Perlasca
    GIUSTO tra le NAZIONI

    Konsole Spagnolo... ke konsole non era e tanto meno spagnolo




    N. a Como, 31 gennaio 1910 - M. a Padava, 15 agosto 1992
    è stato un funzionario e commerciante Sepolto dal '92 nella terra di Padova, a Maserà ... ha sulla lapide una unica iscrizione in ebraico

    "GIUSTO tra le NAZIONI"

    Divenne famoso quando fu reso noto che aveva salvato la vita di oltre cinquemila ebrei ungheresi durante la seconda guerra mondiale, strappandoli alla deportazione nazista, fingendosi un diplomatico spagnolo.

    Biografia

    Da giovane, Giorgio Perlasca aderì in modo convinto al Partito Fascista e combatté come volontario prima in Africa orientale e poi nella guerra civile di Spagna in appoggio alle truppe nazionaliste del generale Francisco Franco, dove rimase come artigliere fino al 1939.

    Al principio della seconda guerra mondiale, Perlasca si trovò a lavorare prima in Jugoslavia e, dal 1942, in Ungheria a Budapest, in qualità di agente per una ditta di Trieste, la SAIB (Società Anonima Importazione Bovini).

    Il giorno dell'armistizio tra l'Italia e gli Alleati (8 settembre 1943) si trovava ancora nella capitale ungherese e, prestando fedeltà al giuramento fatto al Re,
    rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Per questo motivo si trovò ad essere ricercato dai tedeschi, che intendevano arrestarlo per tradimento, e fu costretto a trovare rifugio presso l'ambasciata spagnola.

    Ottenuti dall'ambasciata una cittadinanza fittizia e un passaporto spagnoli, si trasformò in «Jorge Perlasca» e fu impiegato dall'ambasciatore Ángel Sanz Briz nel tentativo di salvare gli ebrei di Budapest, ospitati in apposite «case protette» dietro il rilascio di salvacondotti. Tale operazione era stata organizzata con la collaborazione di alcune ambasciate di altre nazioni.

    Quando nel novembre 1944 Sanz Briz decise di lasciare Budapest e l'Ungheria per non riconoscere il governo filonazista ungherese, Perlasca decise di restare e spacciarsi come sostituto del console partente, redigendo di suo pugno la nomina ad ambasciatore con tanto di timbri e carta intestata.

    Da quel momento Perlasca si trovò a gestire il "traffico" di migliaia di ebrei, nascosti nell'ambasciata e nelle case protette sparse per la città, unendosi agli sforzi compiuti con gli stessi mezzi e con gli stessi obiettivi dal diplomatico svedese Raoul Wallenberg.

    Tra il 1º dicembre 1944 e il 16 gennaio 1945 Perlasca rilasciò migliaia di finti salvacondotti che conferivano la cittadinanza spagnola agli ebrei, arrivando più volte a strappare letteralmente dalle mani delle Croci Frecciate i deportati sui binari delle stazioni ferroviarie.
    Si calcola che grazie all'opera di Perlasca circa 5.200 ebrei furono salvati dalla deportazione.

    Dopo l'entrata a Budapest dell'Armata Rossa, Perlasca dovette abbandonare il suo ruolo di ambasciatore spagnolo, in quanto filo-fascista e perciò ricercato dai sovietici.

    Tornato in Italia, riprese la sua vita di prima senza troppi clamori. Dai pochi a cui tentò di raccontare la sua vicenda non fu creduto.

    Soltanto nel 1987, oltre quarant'anni dopo, alcuni ebrei ungheresi residenti in Israele rintracciarono finalmente Perlasca (reputato da molti un cittadino spagnolo) e divulgarono la sua storia di coraggio e solidarietà.

    Perlasca ha ricevuto per la sua opera numerose medaglie e riconoscimenti.

    Il 23 settembre 1989 fu insignito da Israele del riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. Al museo Yad Vashem di Gerusalemme, nel vialetto dietro al memoriale dei bambini è stato piantato un albero a lui intitolato. Anche a Budapest, nel cortile della Sinagoga, il nome di Perlasca appare in una lapide che riporta l'elenco dei giusti.
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    maggiori foto ed info Link - KUA'
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  3. #3
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    Dall' ALTOPIANO dei 7 KOMUNI

    ... un Simbolo per Due Mondi ...

    Sonia Gandhi




    Edvige Antonia Albina Maino

    Sonia Gandhi, il cui nome originale è Edvige Antonia Albina Maino è senza dubbio uno dei nostri personaggi più famosi all'estero. Sonia Gandhi naque nel 1946 a Lusiana, in provincia di Vicenza, un piccolo comune di circa 2000 abitanti, nell'Altopiano dei Sette Comuni, nel 1968 si sposò con l'indiano Rajiv Gandhi per poi trasferirsi assieme al marito in India. Sonia Gandhi, però, acquisì la cittadinanza Indiana soltanto 15 anni dopo il matrimonio, nel 1983. [/left]Rajiv Gandhi divenne primo ministro dell'India nel 1984, e rimase al potere fino al 1989. Rajiv cercò di conciliare tra i vari gruppi politici e religiosi, e in particolare cercò di appacificare i Sikh, un gruppo religioso che conta 19 milioni di fedeli in India.

    Nel 21 maggio del 1991, alla vigilia delle elezioni generali, Rajiv Gandhi venne assassinato, lasciando Sonia vedova. Alcuni sostengono che l'assisino fosse un seguace dei Sikh, mentre altre teorie accusano i militanti dell'organizzazione militare clandestina per l'indipendenza dei tamil, una minoranza etnica dello Sri Lanka.

    Dopo la morte del marito, il Partito del Congresso spinse Sonia Gandhi ad entrare in politica, la quale si convinse soltanto sette anni più tardi, nel 1998. Gli oppositori del partito utilizzarono il fatto che Sonia non fosse di origine Indiana e che l'Hindu non fosse la sua lingua madre. Dopo la vittoria della sua coalizione nel 2004, ella rinunciò alla carica di primo ministro in favore di Manmohan Singh.

    Link BIOGRAFIA e FOTO

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  4. #4
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    Non cambia nulla, ma a me risulta che la Maino sia di Orbassano (TO).

  5. #5
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    ... Genova ed i Liguri ...
    il lavoro e l'ingegno padalpino nel linguaggio universale

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    CHI HA INVENTATO i BLUE-JEANS?



    kose skontate ... ma poko note
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    LA STORIA dei BLU-JEANS


    In origine il tessuto da cui deriva quello con cui si crearono i primi pantaloni era il fustagno realizzato con lino e cotone e che, conosciuto sin dal medioevo, veniva importato dall'India dai mercanti veneziani.
    Dal fustagno i francesi della cittadina di Nimes crearono un nuovo tipo di tessuto molto robusto detto "tela di Nimes" poi soprannominato "Denim" che veniva allora tinto in blu con la pianta guado (isathis tinctoria) o con l'indaco.

    Anche Chieri in Piemonte divenne nota per la produzione di tessuto Denim che veniva portato a Genova per confezionare sacchi e vele per le navi. Quando il cotone divenne un materiale più economico e disponibile in grandi quantità questo tipo di tessuto divenne materiale d'eccellenza per abiti da lavoro.

    La primogenitura in fatto di fabbricazione dei blue-jeans viene ricondotta alla città di Genova in virtù della grande tradizione tessile che fin dall'antichità ha costituito una importante voce nelle esportazioni liguri di manufatti (come velluti di Zoagli e damaschi di Lorsica) e che cominciò a confezionare pantaloni col tessuto Denim per i propri marinai.

    Il termine blue-jeans (utilizzato fin dal 1567) nasce nel XVI secolo quando dal porto genovese iniziò la grande esportazione di questo materiale verso le Americhe e
    si ritiene che il termine derivi direttamente dalla frase "bleu de Gênes" ovvero "blu di Genova" in lingua francese.

    Il vero business iniziò, invece, quando l'emigrante ebreo Levi Strauss che dalla Bavaria si era trasferito in California nel 1853,
    aprì a San Francisco l'omonima fabbrica che contribuì lentamente a rendere i "pantaloni da lavoro" noti in tutto il mondo. Egli con l'aiuto di Jacob Davis, un sarto del Nevada, che per primo abbinò al denim i celebri bottoni di metallo, mise a punto il più longevo dei pantaloni, resistente alle intemperie e alle mode.

    Il primo personaggio noto ad indossare blue-jeans in Italia fu Giuseppe Garibaldi, ex marinaio, che durante lo sbarco dei mille a Marsala indossò, come molti dei suoi garibaldini, un paio di "genovesi", oggi conservati a Roma presso il Museo del Risorgimento.

    Oggi per i capi confezionati si utilizza un tessuto leggermente diverso dal Denim originale tinto con coloranti chimici e per adeguarli alle richieste della moda del momento, sono sottoposti a trattamenti di "finissaggio" come il lavaggio in acqua (effetto lavato), con pietra pomice (effetto stone washed), con cloro (effetto delavé o blicet).

    Nel 1930 divennero simbolo del tempo libero e
    nel 1950 si diffusero grazie alla prima cultura giovanile (star ribelli come James Dean e Elvis Presley ne aiutarono il successo) e all'avvento del rock 'n roll.


    Maggiori Dettagli - LINK
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  6. #6
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    Giuseppe "Nuccio" Bertone



    un Nome e una Firma Piemontesi, Famosi nel Mondo


    Giuseppe "Nuccio" Bertone nasce a Torino nel 1914 e muore all'età di anni 83 nel febbraio '97.
    Il padre Giovanni Bertone aprì, nel lontano 1912 a Torino, una piccola officina che diventerà in seguito la Carrozzeria Bertone; fin da giovane Nuccio dimostra forte interesse per la carrozzeria di famiglia, aiutando il padre in concomitanza allo studio.

    Passa il tempo e la figura di Nuccio prende sempre più piede, fino all'immediato dopoguerra dove assunse la completa responsabilità dell'azienda.

    Bertone si dimostra un buon uomo d'affari ed i suoi talenti hanno permesso alla sua azienda di svilupparsi sempre più fino a oggi.

    Egli unisce una notevole capacità imprenditoriale a un gusto sicuro, che gli permette di incanalare l'estro dei suoi stilisti garantendo la praticabilità delle loro proposte.

    Molte fra le più belle e funzionali automobili prodotte in questi ultimi decenni portano la sua firma.

    Oggi Nuccio Bertone non è più tra noi, ma il suo stile e il suo talento non sarà mai dimenticato.

    E' entrato a far parte della Automotive Hall of Fame di Detroit, e la Targa con l'incisione della sua firma campeggia ora insieme a quella di altre illustri personalità del mondo dei motori.
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    Nuccio Bertone nella Hall of Fame di Detroit
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  7. #7
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    ... anke kuesta è Storia di Padania ...

    Venezuela
    Pikkola Venezia o Tierra de Gracia


    Il 30 maggio 1498, nel corso del terzo viaggio di Cristoforo Colombo, una flotta di sei imbarcazioni, al comando dell'ammiraglio genovese raggiunse le coste dell'attuale Venezuela.
    Il 1º agosto, tre velieri toccarono le coste del Venezuela nei pressi dell'isola di Trinidad. Entrarono nel Golfo di Paria, sulla foce del Serpente o Dragon's Mouth. Senza saperlo, Cristoforo Colombo era giunto in Sud America.

    L'esploratore la battezzò con il nome di Tierra de Gracia. Il nome Venezuela è stata storicamente attribuito al navigatore fiorentino Amerigo Vespucci che navigò sulla costa settentrionale del Sud America insieme ad Alonso de Ojeda nel 1499, nel corso di una spedizione navale esplorativa che raggiunse la costa nord-occidentale del paese, ora nota come Golfo del Venezia.

    In quel viaggio, l'equipaggio osservò le costruzioni degli indigeni erette su palafitte di legno fuori delle acque. Tali costruzioni ricordarono a Vespucci la città di
    Venezia, capitale della "Serenisima Republica de Venesia" (in lingua veneta) e lo ispirarono nell'attribuire il nome di Venezziola o Venezuola alla regione... Venezuola, che nel rinascimento aveva il significato di "picoa Venesia", si trasformò successivamente in spagnolo in Venezuela = pekeña Venecia.

    Altre versioni, storicamente meno accreditate, affermano che il nome Venezuela sia di origine indigena e non un diminutivo di Venezia. Tuttavia la prima versione rimane la più ampiamente accettata come spiegazione sull'origine del nome del paese.

    cirka i Padalpini d'Ibero_Amerika


    certo xò ke il nome vero dell'Amerika ben poteva essere Tierra de Gracia solo ke essa Grazia non fosse stata kuella del Krocefisso sterminatore e violento, ma kuella ke si rivelò essere in seguito, x tutti gli europei, TERRA di LIBERTA' e RISORGIMENTO dall'oppressione religiosa e politika e kondizioni di povertà imposta ...

    Kon l'immigrazione verso kueste Terre, ed in Argentina, Uruguay e Brasile principalmente, le Genti Padalpine e la Nazione Veneta in partikolare, hanno saputo giustifikare e far apprezzare la propria identità sociale e kulturale fatta di laboriosità e dedizione, rikonosciute ampiamente e kosì importanti x kuella Grande Nazione Variegata...
    purtroppo il bene prodotto da kuesti Padalpini si annakkua e svilisce kuando assimilato al valore proprio degli italiani ... truffe ed imbrogli, mafie, assassini, furbizia da dementi, violenze...

    Sulle komunità padalpine in tutte le Amerike c'è molto da skoprire ... grandi kose, grandi eventi, grandi imprese e grandi uomini ... molti skonosciuti da noi, hanno dato lustro alla nostra Grande Famiglia Padalpina, ed un po' x volta li proporrò...

    il guaio nostro sono gli italiani d'itaglia ke kontinuano a proporre servizi tv
    (kon i soldi nostri... infatti, la maggior parte delle entrate dell'imposto kanone rai, vengono dalle regioni padalpine ... addirittura, nel merdione, gli italiani non sanno 'manko kosa sia ... diventando, pagandolo, addirittura uno skerno tra loro... si deridono ... sono furbi loro ! )
    e di stampa fatti da gente loro, ke kommentano kon la loro mentalità di parte, ke guardano solo alla loro parte (kon piagnistei estenuanti e vanti d'altrui sakrifici) e
    ke invadono ogni spazio d'informazione al riguardo, prekludendo la nostra, espulsa e sprezzata addirittura, identità e rikonoscimento...
    fanno un danno gravissimo alla koesione, sollievo e kompiacimento nostro ... kon deliberato intento razzistiko, di kancellazione della nostra memoria identitaria... kompiacendosene spudoratamente di ciò anke a kausa della nostra "indolenza e permissività" ... ki ci rappresenta, politikamente, kulturalmente socialmente ed imprenditorialmente, dovrebbe tutelarci opportunamente e non konsentire ke si kancelli la nostra memoria e koscienza x kuella foresta, estranea e disdicevole italo_duosikula mafioso_kamorrista ...

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  8. #8
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    anke kuesta è Storia di Padania

    ... FRIÙLI nel MONDO ...
    Fogolârs Furlàns
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    TINA MODOTTI
    Fotografa, Artista, Attrice
    Rivoluzionaria Senza Remissione
    … martire della libertà…



    N. a Udine 16.8.1896 - D. a Mexico City 6.1.1942
    Tina Modotti in una foto “messicana”


    fotografa, operaia, emigrante, attrice, modella, rivoluzionaria, seduttrice, kombattente, esule politica, komunista, antifascista e perseguitata...
    una parabola di vita straordinaria dedikata alla kostruzione di kuel komunismo ideale ankora al di là da venire ...


    "Anarko-komunista internazionale x antonomasia" e vittima del fanatismo politiko stalinista dei kompagni del Comintern, suoi stessi sikàri[/B]
    :”… xkè troppo sapeva sull’attività terroristica del NKVD sovietiko sui fatti messikani di Melo, sugli attentati al Presidente del Messico Ortiz Rubio e su kuello a Trotzky” di kui, xaltro, ne kondivideva ragioni ed ideali.-

    Libertaria, trotzkista ed oppositrice di Stalin, mai accettò imposizioni politiche di partito kontrari ai suoi profondi ideali libertari ed umanistici, x i kuali trovò la morte non violenta, ma ugualmente straziante e krudele (veleno ?) ed emblematika, della miseria morale e del degrado spirituale ke, x fini politici e bieko fanatismo, possa raggiungere l’umana viltà.-

    Ufficialmente è morta di mal di kuore, un infarto, il 5 gennaio del '42, dopo la cena a kasa di un arkitetto tedesco antinazista in esilio (Hannes Mayer, ke fu l'ultimo direttore della Bauhaus), kùi partecipava anke Vittorio Vidali… Tina Modotti viene kolta da un infarto sul taxi ke la riporta a kasa. Morirà di lì a poko, nel tragitto verso l'ospedale.
    La stampa imputò la morte di Tina in un delitto politico ke koinvolge ed attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali, kome già era akkaduto dopo l'assassinio di Julio Antonio Mella e l’ultimo più recente di Trotzkij (delitto kuesto, kom'era prevedibile, ke ebbe una eko immensa in tutto il mondo), in kùi è indikato dalla stampa e deskritto di volta in volta, come "ispiratore … organizzatore … mandante ".- a kuesto koro mi aggiungo pure io.-

    Sempre, a Vittorio Vidali, gli si è attribuita la responsabilità politika di aver kombattuto il trotzkismo in nome dello stalinismo kriminale e togliattiano akkuiescente… di kùi la Grande Tina Modotti fu Vittima Sakrifikale e dunkue :” Martire della Libertà”

    Nota mia -
    tutte le informazioni di seguito riportate le ho rakkolte mediante ricerke sul web, facendo kollage …

    Dokumento fotografiko Stupendo … apritelo !

    Oggi rendiamo omaggio ad una donna fotografa, operaia, emigrante, attrice, modella, rivoluzionaria, seduttrice, combattente, esule politica, comunista, antifascista e perseguitata.

    Recensione
    “ Anche la storia di questa donna è decisamente fuori dell'ordinario
    Compagna di Juan Antonio Mella è Tina Modotti, una fotografa friulana di forte, complessa personalità artistica ed umana, che diventerà una delle figure più importanti del nascente movimento rivoluzionario marxista leninista del CentroAmerica ed Iberoamerica in generale”

    Assunta Adelaide Luigia Saltarini Modotti, detta Tina (Tinissima per sua madre), terzogenita di 5 figli (Mercedes, Ernesto, Tina, Maddalena e Benvenuto) avuti da Giuseppe e Assunta Mondini, nacque a Udine, al n. 113 di Borgo Pracchiuso, il 16 agosto 1896.

    Alla fine d’agosto dello stesso anno il padre trova lavoro in Carinzia a Klagenfurt come meccanico dove risiederà, assieme alla famiglia, fino al 1905.-

    Rientrati ad Udine, Tina, che già aveva frequentato per un paio d’anni la scuola elementare in Austria, fu iscritta alla terza classe della Scuola Elementare di via Dante, a Udine, ma dovette frequentare la seconda in quanto, scrisse la maestra esaminatrice,“non conosce l’italiano” (parlava il friulano ed il tedesco). La lacuna linguistica fu rapidamente colmata e Tina fu promossa a pieni voti.

    A 12 anni, Tina dovette interrompere gli studi per aiutare la famiglia andando a lavorare dapprima in una filanda poi in una tessitura di seta.
    Frequentanta spesso lo studio, in Udine, dello zio Pietro Modotti, con cui collabora ed apprende i primi elementi di fotografia.-

    nel 1913 Tina, a 17 anni, assieme a tutta la sua famiglia, emigrerà negli Stati Uniti, a San Francisco, dove, nel frattempo, già dal 1908, risiedeva il padre, gestendo un piccolo studio fotografico.
    Appena giunta in California, lavorò in una fabbrica di camicie da uomo, poi fece la modista in una fabbrica di cappelli ed un atelier fino al 1921-1922 (così scrisse in un questionario compilato a Mosca nel 1932).

    Frequenta mostre, segue manifestazioni teatrali e recita, con successo, nelle filodrammatiche della Little Italy.

    Durante una visita all’Esposizione Internazionale Panama-Pacific conosce il poeta e pittore Roubaix del’Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si sposa nel 1917 e si trasferisce a Los Angeles.-
    Entrambi amano l’arte e la poesia; dipingono tessuti con la tecnica del batik; la loro casa diventa un luogo d’incontro per intellettuali liberal ed artisti; viene ripresa in diverse occasioni dai fotografi Jane Reece, Johan Hagermayer ed anke dal famoso Edward Weston con cui ben presto nascerà un legame sentimentale diventandone discepola, modella ed amante.-

    Tina, nel 1920, si trova ad Hollywood; lavora come attrice del cinema muto ed interpreta “The Tiger’s Coat” per la regìa di Roy Clement ed alcune parti secondarie in altri 2 film “Riding with Death” e “I can explain” .- Si tratta però d’un’esperienza deludente, che decide di abbandonare per la natura troppo commerciale di quanto il cinema propone.

    Il 9 Feb. del 1922, improvvisamente, muore di vaiolo durante un viaggio in Messico, il marito Robo.- La Modotti arriva giusto in tempo per i funerali e scopre, in questa triste occasione, un Paese che a lungo l’affascinerà.- Rientra a San Francisco pochi mesi dopo per l’improvvisa morte del padre Giuseppe.- Alla fine dell’anno scrive un omaggio biografico in ricordo del compagno, che verrà pubblicato nella raccolta di versi e prose ”The Book of Robo”.-

    Tina Modotti, rafforza il suo legame con Edward Weston, che ne diventa suo nuovo compagno ed a fine luglio del 1923, assieme a lui (con il figlio Chandler), rientra in Messico stabilendosi per due mesi nel sobborgo di Tacubaja e poi nella Capitale.-

    Grazie alle amicizie che Robo e Weston intrattenevano a Los Angeles con illustri personalità della cultura messicana, fece, ammiratissima per la sua bellezza, un rapido ingresso nel mileu del mondo intellettuale ed artistico della Capitale del Messico.-

    A contatto con la capacità ed esperienza del grande maestro americano e suo compagno, imparò la fotografia come forma d’arte
    (quella di mestiere non doveva esserle sconosciuta: era infatti nipote di Pietro Modotti, che l’aveva ritratta da bambina, e molto probabilmente l’aveva accolta come collaboratrice nell’adolescenza. La fotografia era del resto un’arte nota anche a suo padre, che nel 1908 a San Francisco aveva aperto uno studio fotografico.)
    acquisendo in breve tempo quell’autonomia espressiva che ne distingue il suo lavoro (fotografò molte opere dei pittori muralisti) tanto che, alla fine del 1924 un’esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato.-

    Tina e Weston, uniti da un forte amore vivono entro un clima politico e culturale post-rivoluzionario a contatto con grandi pittori muralisti David Alfaro Siquieros, Diego Rivera (per cui posò) e Clemente Orosco che appartengono al Sindacato Artisti e sono i fondatori del giornale “El Machete”, portavoce della nuova ultura ed in seguito, Organo Ufficiale del Partito Comunista Messicano.-

    Tra il 1925 e il 1926, in tempi brevi e diversi, tornano a San Francisco, dove Tina visita spesso la madre assai malata; è in questo periodo che conosce la fotografa Dorothea Lange con la quale intrattiene rapporti di amicizia e lavoro.-

    Durante l’ultimo loro rientro in Messico (il loro legame affettivo si sta rapidamente deteriorando a causa delle divergenze politiche che vedono Tina sempre più vicina ai Comunisti ed al Marxismo-Leninismo e Weston al Movimento libertario liberal-democratico) intraprendono un viaggio di 3 mesi nelle regioni centrali a raccogliere immagini per il libro di Anita Brenner “Idols Behind Altars”, al termine del quale coincide con la fine della loro unione di coppia; i contatti tra loro continueranno per alcuni anni in forma epistolare.-

    Dopo la definitiva partenza di Weston per la California nel 1926, Tina vive con la fotografia ed esegue molti ritratti, si unisce al pittore e militante comunista Xavier Guerrero che ben deve lasciare perché presto andrà a Mosca alla scuola Lenin.-

    Si iscrisse al Partito Comunista Messicano e iniziò a fotografare per il suo giornale “El Machete” e per la rivista “Mexican Folkways”.

    Lavora per il Movimento Sandinista nel “Comitato Manos Fuera de Nicaragua” ;

    Tina trasforma il suo modo di fotografare e dal 1926 al 1928 percorre un’esperienza artistica folgorante;
    - dopo le prime attenzioni per la natura (rose, canne di bambù, cactus, …) sposta l’obiettivo verso forme più dinamiche, quindi
    - utilizza il mezzo fotografico come come strumento d’indagine e denuncia sociale e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (Mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello, …)
    - Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte.
    - In kuesto periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l’attrice Dolores del Rio, ed entra in amicizia con la celebre pittrice Frida Kaklo.-
    - partecipa a manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti durante le kuali conosce per la prima volta Vittorio Vidali, noto come “rivoluzionario italiano” e membro del Comintern stalinista,
    - e nel settembre del 1928, diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario fondatore del Partito Comunista Cubano, con cui Tina vive un amore profondo ed al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica.-

    Il legame tra Tina e Mella, però, dura pochi mesi perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene ucciso e Tina si trovava proprio al suo fianco, mentre stavano rincasando, quando questi fu crivellato a colpi di pistola. Sospettata di essere un membro del Comintern in qualche modo coinvolta nell’assassinio, subì una dura campagna diffamatoria sulla stampa messicana, ma alla fine fu assolta da ogni accusa.
    - si parlò di sicari agli ordini del dittatore di Cuba Gerardo Machado ma
    - gravi colpe e sospetti ricaddero su agenti del Comintern ( … e Tina aveva da poco conosciuto Vittorio Vidali … c’entrerà qualcosa con questo delitto e con la morte stessa di Tina, avvenuta nel 42 ?) … Comintern che osteggiava il ribellismo "movimentista", libertario e riformista socialdemocratico di gran parte del proletariato, operaio e contadino, del Centroamerica che non accettava la rigida concezione di un fronte unico (URSS) antifascista e antimperialista strettamente controllato dai comunisti leninisti… anche perché aperto all’anarco-comunismo ed al trotzkysmo nascente.-
    - partecipa però alle manifestazioni in ricordo di Mella ed in segno di protesta rifiuta l’incarico di fotografa ufficiale del Museo Nazionale Messicano. Si dedicherà alla militanza ed al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di Tehuantepec.-

    - Nel frattempo il clima politico é molto cambiato, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori legge: il 5 febbraio 1930 anche Tina Modotti è tra i militanti ingiustamente accusati di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pascual Ortiz Rubio; venne arrestata, imprigionata ed unfine espulsa dal Messico assieme ad altri comunisti stranieri, tra cui Vittorio Vidali.-

    - Si imbarca sul piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a Vittorio Vidali e da allora le storie dei due cominciano a intrecciarsi complicitariamente.

    Tina Riparò dapprima a Berlino, dove riprese a lavorare e conosce Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi nel cui studio espone le opere che aveva portato con se dal Messico.

    In ottobre decide di partire per Mosca, dove già era rientrato Vidali che la stava attendendo.
    Nella capitale sovietica le Modotti allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice della stampa estera per “Internationalnij Majak” , fornisce sue fotografie a “Puti Mopra””, scrive opuscoli politici in lingua spagnola e tedesca, ottiene la cittadinanza e diventa, anche lei, membro del partito sino ad abbandonare la fotografia per dedicarsi totalmente alla militanza attiva nel Soccorso Rosso Internazionale.

    Intanto Vidali (1933) riceve dalla Stassova l'incarico di organizzare a Parigi il Centro Estero del Soccorso Rosso e Tina lo raggiunge.-

    E' il 1934. Vidali viene arrestato dal Deuxieme Bureau, il controspionaggio francese, ed espulso dalla Francia, rientra a Mosca. Nell'agosto dello stesso anno, la Gpu (la polizia segreta, la cosiddetta Ghepeù) valuta la possibilità di affidargli compiti organizzativi insurrezionali in Spagna (supportato da un algido funzionario italiano del Pcus, Palmiro Togliatti) che accetta e nel dicembre dello stesso anno parte per la sua missione cambiando il proprio nome in Carlos J. Contreras, un nome che diventerà mitico:” Comandante Carlos” (all'inizio del movimento nazionale s'interessò ad organizzare le prime truppe e fra queste il 5° reggimento; … prese parte a tutte le operazioni e combattimenti come commissario politico e come capo della sezione operazioni e organizzazione dello stato maggiore centrale)

    Tina, che fino al 1935 viveva fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici e nel 1936 lo seguirà in Spagna e con il nome di Maria si arruola nel Quinto Reggimento comandato da Carlos J. Contreras (ovvero Vittorio Vidali).

    Durante tutto il periodo della guerra civile sarà impegnata negli ospedali, collabora all’assistenza sanitaria ai combattenti a fianco del medico canadese Norman Bethune e nei collegamenti, ma si dedica anch'essa ad attività di propaganda politica e culturale, scrive articoli per “Ayuda” e stringe amicizia con altre combattenti, tra cui la leggendaria Dolores Ibarruri, nota come la "Pasionaria".
    Conoscerà anche il grande fotografo Robert Capa, le cui foto della guerra civile spagnola fanno parte ormai della nostra memoria storica.

    Dopo la caduta di Barcellona, nel 1939, la ritirata dalla Spagna avviene tra mille pericoli e difficoltà ma sia Tina che Vidali, riescono a rifugiarsi in Francia, a Parigi, assieme a molti altri profughi.- Per consiglio di Elena Stassova, la potente segretaria del Soccorso Rosso, non vengono fatti rientrare in Unione Sovietica, ma direttamente "spediti" negli Stati Uniti.-

    il Vidali s’imbarca Il 18 marzo 1938 sul transatlantico “Queen Mary” alla volta degli Stati Uniti dove prenderà contatti con Earl Browler, segretario del partito comunista americano ed a seguito di ciò, si trasferirà in Messico (… con quale missione?)

    Tina lo seguirà alcune settimane dopo direttamente a Città del Messico, in calle Dr. Balmis, ma eviterà i contatti con i compagni degli anni Venti.

    Questa nuova parentesi messicana, però, è destinata ad avere un tragico destino.-

    Nella notte fra il 5 e il 6 gennaio 1942, Tina muore da sola in un taxi, dicono per infarto,
    dopo aver trascorso la serata nella casa dell’architetto Hannes Meyer, già direttore del Bauhaus, in compagnia di Vidali, da cui oramai si era staccata (perké ?).

    … “è morta perché sapeva troppo “, titolano i giornali, parlando della “donna misteriosa venuta da Mosca” … Uccisa dal suo stesso compagno

    I medici dikono ke sia morta x karenza respiratoria e konseguente infarto , ma la stampa insinua ke sia morta strangolata e puntano l’indice verso Vittorio Vidali, alias ”… Enea Sormenti … Carlos J. Contreras … L'eroe di Spagna … il Comandante Carlos … il Giaguaro del Messico … ” … l'uomo abituato a kombattere e a non arrendersi mai kuesta volta resta kome attonito e inkapace di rispondere agli attakki.

    NERUDA
    Neruda era arrivato in Messico nel 1940 e al momento della morte di Tina era console generale a Città del Messico per conto del governo cileno
    , con il quale collaborava da molto tempo. Oggi possiamo vedere che le loro vite avevano molti punti in comune, primi fra tutti l’esigenza di aiutare i perseguitati politici, di sentirsi “impegnati” nella società di cui facevano parte, di vivere appassionatamente l’arte -per lui la scrittura, per lei la fotografia- e l’amore.

    E i versi di Neruda sintetizzano perfettamente le qualità della Modotti e lo sguardo ammirato e complice del poeta che, nella donna celebrata, riconosce la condivisione di un mondo esistenziale, sociale e artistico. I primi versi della poesia sono l’epitaffio scolpito sulla tomba di Tina al Pantheon di Dolores, a Città del Messico:

    "Tina Modotti, sorella non dormi,
    no, non dormi:
    forse il tuo cuore sente crescere
    la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri,
    la nuova rosa.
    Riposa dolcemente sorella"

    Mentre gli ultimi versi sono riportati su una stele commemorativa ad Udine, voluta dal Comitato Tina Modotti:
    "sul gioiello del tuo corpo addormentato
    ancora protende la penna e l'anima insanguinata
    come se tu potessi, sorella, risollevarti
    e sorridere sopra il fango."

    Il corpo di Tina era davvero un “gioiello”, bello e sensuale; come bella era la sua anima coraggiosa e libera, pronta a seguire i sogni e gli ideali di vivere in una società giusta.

    Testo completo della Poesia "TINA MODOTTI" del grande Pablo Neruda


    Tina Modotti, sorella, non dormi, no, non dormi:
    forse il tuo cuore sente crescere la rosa
    di ieri, l'ultima rosa di ieri, la rosa nuova.
    Riposa dolcemente, sorella.

    La nuova rosa è tua, tua è la nuova terra:
    ti sei messa un nuovo vestito di seme profondo
    e il tuo soave silenzio si colma di radici.
    Non dormirai invano, sorella.

    Puro è il tuo dolce nome, pura è la tua fragile vita:
    d'ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma;
    d'acciaio, linea, polline, si costruì la tua ferrea,
    esile struttura.

    Lo sciacallo sul tuo prezioso corpo addormentato
    protende la penna e l'anima insanguinate
    come se tu potessi, sorella, levarti
    sorridendo al di sopra del fango.

    Nella mia patria ti porto perché non ti sfiorino
    nella mia patria di neve perché alla tua purezza
    non giunga l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
    laggiù starai in pace.

    Lo senti quel passo, un passo pieno di passi, qualcosa
    di grandioso che viene dalla steppa, dal Don, dal freddo?
    Lo senti quel passo fiero di soldato sulla neve?
    Sorella, sono i tuoi passi.

    E passeranno un giorno dalla tua piccola tomba
    prima che le rose di ieri appassiscano;
    passeranno per vedere quelli di un giorno, domani,
    dove stia ardendo il tuo silenzio.

    Un mondo marcia verso dove andavi tu, sorella.
    Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra
    sulle labbra del popolo glorioso che tu amavi.
    Col tuo cuore valoroso.
    Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade
    polverose, una parola passa di bocca in bocca
    qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti,
    qualcosa si sveglia e comincia a cantare.

    Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo
    noi che da ogni luogo delle acque e della terra
    col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo.
    Perché il fuoco non muore.

    Pablo Neruda

    ============================

    Le sue fotografie, esposte
    -
    a Città del Messico nel 1923, assieme a quelle di Weston
    - a Guadalajara nel 1926, e, in una personale, ancora
    - a Città del Messico nel dicembre 1929,
    suscitarono l’ammirazione di Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Carleton Beals e altri artisti e intellettuali, che le dedicarono importanti recensioni sulla stampa messicana.

    La sua ultima mostra si svolse, postuma, a Città del Messico nel 1942.
    Da un oblio durato trent’anni fu richiamata con una mostra allestita a Udine nel 1973.

    Dopo di allora numerose furono le esposizioni delle sue opere in tutto il mondo, e quasi altrettanto numerose le biografie, più o meno romanzate. E così la bellissima figlia del meccanico Giuseppe Saltarini Modotti e della cucitrice Assunta Mondini, è diventata la friulana più famosa nel mondo.

    alkuni siti interessanti... dei tanti

    L'ULTIMO SALUTO di NERUDA

    TINA, TINISSIMA - VITA e PASSIONI di una DONNA OLTRE OGNI STEREOTIPO

    VITTORIO VIDALI
    .
    Unione Konfederale Cisalpina

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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

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    Padania nel Mondo

    Padalpini Emeriti ke ne dan Lustro e Fama
    Lavoro - Kultura – Società
    .

    anke kuesta è Storia di Padania

    ... FRIÙLI nel MONDO ...
    Fogolârs Furlàns
    .

    JACUZZI FAMILY
    Dalle eliche all’aviazione… dalle “jet pompe” all’idromassaggio sanitario

    La Jacuzzi è una multinazionale di successo che possiede un marchio “cult” noto in tutto il mondo e, anche in questo caso, l’innovazione tecnologica è fondamentale per mantenere il successo.

    La storia

    La storia della Jacuzzi è una significativa “success story”, in cui l’inventiva nostrana si coniuga con il “sogno americano”.
    Giovanni Jacuzzi di Valvasone aveva avuto da Teresa, sua moglie, tredici figli.

    Nel 1907,
    nel periodo quando dal Friuli l’emigrazione verso gli Stati Uniti era un fatto comune,
    Valeriano e Francesco, lasciano il Friuli e la loro piccola Valvasone (Pn) ed oltrepassano l’Atlantico diretti a San Francisco, seguiti un po’ alla volta dagli altri fratelli della famiglia (Gelindo, Candido, Giocondo, Giovanni e Rachele) trasferendosi poi in California, portando con sé un'autentica passione per la meccanica, operosità e creatività che universalmente viene riconosciuta agli artigiani friulani.

    Mettendo in atto una singolare e vincente strategia imprenditoriale, basata sul gruppo familiare, tre anni più tardi, nel 1910, la famiglia fonda un’azienda a Berkeley, in California, dove il “neonato aeroplano” riceve dalla loro creatività un contributo determinante.

    Sarà l’elica Jacuzzi (frutto della geniale intuizione meccanica conosciuta come “il toothpick di Jacuzzi”), che darà all’aereo velocità e stabilità, trasformando la macchina volante da attrezzo sportivo in mezzo di trasporto.-


    La famiglia Jacuzzi realizzerà il primo aeroplano passeggeri made in USA

    J-7 Reo
    (rimasto in produzione fino al 1926)




    (J=Jacuzzi e 7 = numero dei fratelli, ma anche il numero dei passeggeri che poteva portare);

    ed organizzano il primo servizio postale con aereo di linea (misto passeggeri) nella storia degli Stati Uniti,
    dalla Baia de San Francisco al Parco Nazionale di Yosemite.-



    ALTRE FOTO JACUZZI PLANE


    Ma l’invenzione davvero rivoluzionaria fu l’elica “a passo variabile”, che fu brevettata e applicata a numerose invenzioni.

    I vulcanici fratelli non si accontentano di questo successo e nel 1920 nasce la Jacuzzi Brothers Inc. che creerà, nel 1926, la "Jet Pump", la prima pompa e più efficiente dell’epoca per l'estrazione dell'acqua dalle falde più profonde che rivoluzionerà il settore e troverà immediata e vasta applicazione dapprima in California, poi nell’ovest degli USA (aprendo insperate possibilità di irrigazione a costi relativamente bassi per produzioni agricole e ortofrutticole pregiate) ed infine in tutto il mondo.-


    Nel 1956, per aiutare un ragazzo della famiglia Jacuzzi;
    soggetto a forti dolori reumatici e costretto a ricorrere quotidianamente alle cure di un fisioterapista, con sedute di palestra e piscina;
    i tecnici dell’azienda, adattando il meccanismo di una pompa, costruiscono un dispositivo che, immerso nella vasca da bagno, emette un energico getto di acqua e aria miscelate insieme, con risultati terapeutici straordinari; e da qui scaturisce l'applicazione oggi più popolare di questa tecnologia. Nasce così il prototipo della vasca idromassaggio Jacuzzi.

    Il dispositivo della “jet pump” fu ingegnerizzato e nacque la prima pompa portatile per idromassaggio industriale, destinata a ospedali, case di cura, scuole, e case private.

    Ma la Jet Pump si presta a moltissime applicazioni, la più nota fra le quali è la “vasca per idromassaggi” lanciata sul mercato con il nome di Roman Bath.- Questa Vasca divenne un prodotto “ever green”, di domanda illimitata.
    Tale è stato il successo di questa invenzione, che il nome Jacuzzi è diventato nel mondo sinonimo di vasca per idromassaggi. Ma il vero boom della vasca, profondamente modificata rispetto all’originale e dotata di una quarantina di innovazioni tecnologiche, è scoppiato dopo la seconda guerra mondiale, quando, parallelamente a quella filosofia che si chiama “salutismo”, è entrata in molte famiglie del mondo occidentale diventando uno status symbol.-
    Ne ha fatta di strada quella famiglia di friulani di Valvasone!

    Fu Roy Jacuzzi, rappresentante della terza generazione degli Jacuzzi, attuale presidente CEO e amministratore delegato della società Jacuzzi Inc. a livello mondiale, a dare forma definitiva a quella geniale intuizione, progettando il sistema idromassaggiante a bocchette integrate nell'architettura della vasca, che tutti conoscono. E’ lui che battezzò la prima vasca a idromassaggio “Roman Bath”, riproponendo la tradizione termale romana fra le mura domestiche.

    In pochi anni, l'idromassaggio conquista strati sempre più larghi di pubblico, interpreta il bisogno di relax della gente e la tendenza a una maggior cura del corpo, fino a diventare un vero e proprio fenomeno di costume.

    Jacuzzi diversifica la propria produzione e propone anche le mini piscine, le Maxi Jacuzzi®, vasche idromassaggio molto grandi, collocabili all’esterno, e poi le cabine doccia dotate di cascate d'acqua, di funzioni idromassaggianti e bagno turco.

    Quando il mercato dei sistemi di idromassaggio esce dai confini degli Stati Uniti, gli Jacuzzi, memori delle origini della loro famiglia, costituiscono, nel 1965 la società Jacuzzi Europe SPA proprio a Valvasone (PN), a pochi metri dalla casa dalla quale partirono i loro padri in cerca di fortuna per emigrare negli Stati Uniti d'America .-

    In Friùli occupa 400 dipendenti e produce e commercializza vasche con idromassaggio, minipiscine e sistemi docce per tutto il mercato europeo.
    Nel mondo 5.000 Impiegati
    Fatturato globale di $ 1.800 ML


    Link
    JACUZZI PLANE

    1920: (Giocondos) Jacuzzi & Bros, 2043 San Pablo Ave, Berkeley CA (established by seven brothers to build propellers under military contract). c.1923: Jacuzzi Bros Propellers, 1450 San Pablo Ave.

    Jacuzzi Reo (Dan Shumaker coll)
    J-7 Reo or Rio 1920

    = 7pChwM; 200hp Hall-Scott L-6; span: 52'0" length: 29'0". $14,000; POP: 1. First cabin monoplane built in US, planned for use in mail and passenger service, made many successful flights, even attaining 14,000' on a trip to Reno NV. Destroyed in a fatal crash at Modesto CA after a wing failure on 7/14/21.

    Jacuzzi (Paul Chesebrough)
    Monoplane 1920 = 1pOmwM;

    35hp Ford T. Semi-monocoque fuselage. POP: 1, built to investigate laminated wood construction methods. Made a few short flights, but experienced major cooling problems. Repowered in 1922 with 50hp Roberts 4-X and with a redesigned tail, it never flew again—during its first take-off attempt the propeller touched the ground and shattered. Resulting vibration shook the radiator loose in a cloud of steam, and test-pilot Guy Coldwell abandoned the ship as it wobbled to a stop. However, all was not lost—construction experience gained went into their larger monoplane.

    Ultima modifica di Padania Stato; 04-02-11 alle 23:17
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Padania nel Mondo ...

    ...inserirete anche berlusca e le sue amichette trài padani nel mondo ???
    Documentario mai visto in Italia....nn è difficile capire perchè....

    http://video.google.it/videoplay?doc...entario&hl=en#

 

 
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