Una vergogna mondiale
di Tommaso Aquilante
“Il problema non è (solamente) lui, ma gli italiani che lo eleggono”! Di solito rispondo così ai tantissimi stranieri che, increduli, mi chiedono come possa un Paese europeo essere rappresentato (per quanto ancora?) da uno come Silvio Berlusconi. Lavorando da più di tre anni, in contesti internazionali, ne ho sentite di ogni genere sul nostro Paese. Per me è difficile farci l’orecchio. Amo l’Italia, amo la mia Patria. Un passato (remoto) illustre il nostro. Un presente terrificante. Il mondo (soprattutto quello che conta) ci considera una nazione piccola, esotica e corrotta, con spiagge bellissime, monumenti unici, cibo di qualità, tanto sole e a capo uno strano signore che nessuno stima, pochissimi comprendono, ma con cui bisogna parlare e fare affari (vi ricorda altre repubbliche?). Il mondo ci identifica con Silvio Berlusconi: schiena molle, corrotti, eticamente discutibili, inaffidabili, donnaioli di bassa lega. Luogo comune? Forse, ma ricordiamoci che un luogo comune trae sempre origine da un fondo di verità. Quello che è certo è che rieleggendo Berlusconi, si dà ulteriore spazio a questo luogo comune. Basta! Essere italiani in Italia ed avere Berlusconi è soffocante ma a volte può perfino essere divertente o diventare normale. Per noi che siamo all’estero è, sempre e comunque, avvilente. Prima di noi, sul posto di lavoro, arrivano, giornalmente, le gaffes del nostro Presidente del Consiglio. Con Ruby, poi, abbiamo toccato (?!?!) il fondo. Al Presidente, si sa, “ce piace ù pilu” (lo ha detto anche “The Economist”), ma noi un “dream” ce l’abbiamo: andare un giorno a lavoro senza doverci vergognare del nostro Paese. Per fare questo, non solo va superato Berlusconi, ma soprattutto il berlusconismo. Nel centocinquantesimo compleanno della nostra Patria, ancora una volta, siam calpesti, siam derisi. È arrivato il momento di destarsi, di smettere di porgere la chioma, perché non schiavi di Arcore Iddio ci creò.
(S)Comunquemente viva l’Italia!