Certo che Fini dovrebbe fare un pensierino al suicidio . In pochi mesi , dopo avere tradito gli elettori ed il Pdl , ha preso soltanto mazziatoni ... emulando i già eterni mazzoliati sinistrati ... come se volesse fare una gara a "perdere"repapelle:
Fini eterno perdente
Molti uomini, al suo posto, si sarebbero già buttati giù da un ponte. Lui no, resiste sulla sua bella poltrona, con quel sorrisetto isterico di chi vive con l’unico obiettivo di eliminare (magari tramite qualche prostituta o qualche magistrato) il nemico numero uno. Anche oggi Gianfranco Fini ha subito una batosta, una tremenda batosta. Non gliene va bene una.
Ancor prima di studiare il trappolone del 14 dicembre per far fuori Berlusconi, la terza carica dello Stato aveva fatto preparare alla sua corte dei miracoli il plotone d’esecuzione per Sandro Bondi. La scusa per sfiduciare il Ministro della Cultura faceva ridere i polli: era crollato un pezzo di muro a Pompei.
Ovviamente, si voleva colpire uno dei coordinatori del Pdl, uno degli uomini più vicini a Silvio Berlusconi. Granata e Bocchino annunciavano al Mondo che l’ora del giudizio era giunta, che il poeta Bondi aveva i minuti contati. Rutelli, compare del Terzo Polo con il suo 1% scarso, dava addirittura l’ultimatum: faccia 5 riforme in 5 giorni e lo salviamo. I giornali invitavano il Ministro a farsi da parte prima di essere umiliato dal voto dell’aula. Bondi, invece, ha preferito andare alla conta, per vedere in faccia chi cercava di colpire lui per affondare il Cavaliere. Colpirlo per assecondare i voleri del capo, che seduto sulla sedia più alta di Montecitorio, guardava passare i deputati che quasi tre anni fa l’avevano eletto Presidente senza sapere che poi avrebbe, grazie ai loro voti, tentato di sabotare il Governo.
E’ andata male, anche stavolta. Altra tacca che si aggiunge alla lunga serie di sconfitte, sonore sconfitte, che Gianfranco Fini ha collezionato nella sua eterna carriera politica. Non è bastato partorire elefantini con Segni, non è bastato parlare di comiche finali salvo poi diventarne partecipe di lusso, non è bastato fare la figura dello scemo del villaggio costretto a subire le bizze di compagna, suocera e cognato.
No, ha pure pensato di cacciare Berlusconi dal governo, nonostante non avesse i numeri. E ha perso. Non contento, ha deciso di puntare un po’ più basso, su Bondi. E ha perso di nuovo. Insomma, la cronaca di un disastro. Una catastrofe politica e umana. Una figuraccia, l’ennesima. Ma sappiamo già che non sarà l’ultima. Purtroppo per noi.
Fini eterno perdente
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repapelle:

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