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Discussione: Padania ed Ebrei ...

  1. #1
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    Predefinito Padania ed Ebrei ...

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    Padania ed Ebrei
    Risorgimento Identitario Padalpino
    l'ingratitudine della lobby ebraika


    Kompletamente assenti, le komunità ebraike nel duosikulo, a kausa delle razziali leggi persekutorie nei loro konfronti… bistrattati a roma dai pontefici … in Padalpinia (Piemonte, Lombardia, Emilia, Veneto) essi hanno avuto molte + konsiderazione e libertà (visti i tempi, anke, dell’Europa kontinentale) e grande kontributo ha dato Padania, x l’emancipazione ebraika;
    basti pensare ke nelle università duosikulo_appenninike ed italiane in generale gli ebrei erano tassativamente esklusi né potevano insegnare ed avere kattedre, tranne ke nell’Università di Padova ke x sekoli fu l’unika ad ammetterli;
    - prima del Risorgimento, la loro konsiderazione, in Padania, era assai diversa ed apprezzata anke in Piemonte, dove la Monarkia Sabauda li inkorporava persino nel govermo (Cavour) … e
    - durante il Risorgimento, ampia kollaborazione e konsiderazione hanno avuto dai padalpini Mazzini, Garibaldi, ecc
    Dimostrando kon ciò lo slancio e komprensione fraterna ke i popoli padalpini hanno brindato sempre verso gli ebrei, i sottomessi e loro komunità…
    - e dopo. riuscendo a portare al Parlamento italiano, nel 1861, ben 6 deputati ebrei ke, dieci anni dopo erano saliti ad 11 e nel 1874 ne si contavano 15 ... e xò,

    ora ke Padania cerka d’emanciparsi dal giogo diffamatorio e kriminale a kui la sottopongono gli italiani (traditori veri del Risorgimento Mazzinian_Garibaldino), ekko ke kuesti si skierano a favore dei nostri oppressori, ma reklamano x sé ciò ke a noi negano kon tutta la forza ekonomiko_intellettuale_politika ke posseggono.-

    RIFLETTERE ...

    PS - senza polemika ... kontinuerò se non mi verrà kiuso di nuovo il 3D, esaminando la loro forza ekonomiko_intellettuale_politika ke posseggono ora, kuà, da noi e kome la stanno usando nella politika korrotta e vessatoria italiana, passando da De Benedetti al Saviano razzista fetente antipadano ...


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    Ultima modifica di Padania Stato; 27-01-11 alle 16:02
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

    Perchè scrivi con la k ? Sei ridicolo.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

    Citazione Originariamente Scritto da Sbirro Visualizza Messaggio
    Perchè scrivi con la k ? Sei ridicolo.
    xkè tu faccia a meno di leggere ... sei pedante!
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  4. #4
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    Post Rif: Padania ed Ebrei ...

    Discussione momentaneamentene chiusa, oggi non è proprio la 'giornata' giusta
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  5. #5
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    PS - senza polemika ... kontinuerò se non mi verrà kiuso di nuovo il 3D, esaminando la loro forza ekonomiko_intellettuale_politika ke posseggono ora, kuà, da noi e kome la stanno usando nella politika korrotta e vessatoria italiana, passando da De Benedetti al Saviano razzista fetente antipadano ...


    Riprendiamo la discussione attenendoci rigorosamente alle premesse da te evidenziate.
    Ultima modifica di Jack's Return Home; 29-01-11 alle 14:28
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

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    Padania ed Ebrei
    Risorgimento Identitario Padalpino
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    Kompletamente assenti, le komunità ebraike nel duosikulo, a kausa delle razziali leggi persekutorie nei loro konfronti… bistrattati a roma dai pontefici … in Padalpinia (Piemonte, Lombardia, Emilia, Veneto) essi hanno avuto molte + konsiderazione e libertà (visti i tempi, anke, dell’Europa kontinentale) e grande kontributo ha dato Padania, x l’emancipazione ebraika;
    basti pensare ke nelle università duosikulo_appenninike ed italiane in generale gli ebrei erano tassativamente esklusi né potevano insegnare ed avere kattedre, tranne ke nell’Università di Padova ke x sekoli fu l’unika ad ammetterli;
    - prima del Risorgimento, la loro konsiderazione, in Padania, era assai diversa ed apprezzata anke in Piemonte, dove la Monarkia Sabauda li inkorporava persino nel govermo (Cavour) … e
    - durante il Risorgimento, ampia kollaborazione e konsiderazione hanno avuto dai padalpini Mazzini, Garibaldi, ecc
    Dimostrando kon ciò lo slancio e komprensione fraterna ke i popoli padalpini hanno brindato sempre verso gli ebrei, i sottomessi e loro komunità…
    - e dopo. riuscendo a portare al Parlamento italiano, nel 1861, ben 6 deputati ebrei ke, dieci anni dopo erano saliti ad 11 e nel 1874 ne si contavano 15 ... e xò,

    ora ke Padania cerka d’emanciparsi dal giogo diffamatorio e kriminale a kui la sottopongono gli italiani (traditori veri del Risorgimento Mazzinian_Garibaldino), ekko ke kuesti si skierano a favore dei nostri oppressori, ma reklamano x sé ciò ke a noi negano kon tutta la forza ekonomiko_intellettuale_politika ke posseggono.-

    RIFLETTERE ...

    PS - senza polemika ... kontinuerò se non mi verrà kiuso di nuovo il 3D, esaminando la loro forza ekonomiko_intellettuale_politika ke posseggono ora, kuà, da noi e kome la stanno usando nella politika korrotta e vessatoria italiana, passando da De Benedetti al Saviano razzista fetente antipadano ...

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    Fiat e Parlamento
    Fiat e Cordero di Montezemolo
    Cordero di Montezemolo, politika e partiti politici...

    intorno a kuesti kapitoli si intreccia una storia di fatti e personaggi italiani ed italoamerikani, influenti e rispettabili, ripartiti tra finanza, industria, editoria, TV, cinema, spettakolo, giornalismo e politika ke, sospettoso kome sono, m'ha fatto intravvedere una possibile linea politika della komunità ebraica italiana finalizzata, giustamente, alla difesa della loro troppo spesso minacciata identità e koncezione di vita ke, xò, tende a kombattere l'anelo nostro padanista d'indipendenza...
    non ke abbiano tutti i torti, visti gli sprolokui del Kaprone Boss e seguaci neonazi ke lo cirkondano, xò mi disturba il fatto ke x il bene loro si konsenta il male nostro...

    Kredo ke a guidarli in kuesta politka siano appunto kuesti temi legati alla loro sikurezza e kapisko anke la loro akkuiescenza e benevolenza dimostrata verso il Vatekano (loro karnefice sekolare), tenda in kualke modo ad akkattivarsi il loro favore, vista l'espansione del sentimento antiebraiko nel mondo arabo-semita e la sempre + inkombente minaccia islamika (ke rikonoskono tacitamente, kattokristi e giudei; Vatekano ed Israele )...

    ekko, kuesti fatti kredo sottendano la politika italiana della nostra komunità ebraika ... bisogna xò ke gli ebrei padalpini si facciano koscienti e kariko anke della nostre necessità ed aspirazioni, altrimenti sono altro da noi, esattamente proprio kome i nostri sfruttatori e kriminalmente espropriatori della nostra identità, kultura e rikonoscimento civiko...

    .
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  7. #7
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

    Non so se c'entrano gli ebrei; ma costoro dicono apertamente di non volere la Padania indipendente.

    PREPARARSI AL PEGGIO
    Postato il Domenica, 30 gennaio @ 230:00 CST di davide

    DI MORENO PASQUINELLI
    sollevazione.blogspot.com

    La guerra per bande tra notabili e tra pezzi della casta è oramai diventata una lotta frontale tra apparati dello Stato, tra i gangli decisivi delle istituzioni. Tutti i tentativi di exit strategy messi in atto negli ultimi anni per evitare lo sfascio sembrano andati in fumo. Il sistema normativo su cui si è fondata, alle spalle della Cosituzione formale, la “seconda repubblica”, quello che ha consentito a Berlusconi di diventare il dominus della crisi, è ora grippato, per la semplice ragione che Berlusconi non vuole sloggiare di sua sponta. È così iniziato il round finale il quale, data la debolezza disarmante e la totale confusione che regna nel campo anti-berlusconiano, potrebbe davvero concludersi, con un redde rationem. Si vada o non si vada alle elezioni anticipate come extrema ratio.
    Le opposizioni hanno puntato tutte le loro carte sul disfacimento dell’ectoplasma berlusconiano. Mesi addietro, con la defezione dei finiani, il defenestramento dell’ingombrante Cavaliere era sembrato a portata di mano. Non è stato così.

    Il resto dei sodali e dei peones di Berlusconi, la sua corte di nani e ballerine, hanno fatto quadrato, poiché sanno che senza di lui, loro e il cosiddetto Pdl, si squaglierebbero come neve al sole. Così facendo incatenando la stessa lega Nord al destino di questo governo fantasma. In effetti c’è un’ultima chance alla cacciata indolore visto che il “tradimento” di Fini non è stato sufficiente: il salto della quaglia di Bossi, un secondo ribaltone, come quello del dicembre 1994. In ultima istanza sono quindi i leghisti ad avere in mano, con il destino di Berlusconi, quello del Pd e del cosiddetto Terzo Polo. Tutti o quasi i commentatori di Palazzo tendono ad escludere quest’eventualità e scommettono sull’inevitabilità delle elezioni anticipate, poiché ritengono sia ormai impossibile per Bossi fare marcia indietro e affondare Berlusconi. Hanno ragione? Lo vedremo nei prossimi giorni.

    Certo è che se lo scontro istituzionale dipende dal fatto che i berlusconiani occupano alcuni gangli decisivi, come la Presidenza del Senato e quella del Consiglio, solo un passaggio elettorale potrebbe dirimere il conflitto, ovvero assestando al blocco Pdl-Lega una sonora batosta affinché le due decisive cariche gli vengano sottratte. Potendo disporre delle leve di tutti e tre i principali poteri statuali, il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario (nonché la Suprema corte e la Presidenza della Repubblica), riportandole finalmente sotto il comando del fronte antiberlusconiano, la crisi istituzionale, se non definitivamente risolta, sarebbe almeno tamponata. Un dietrofront della Lega è davvero escluso? Lo è se non ci sarà una imminente fatturazione interna, del Pdl. Ove Tremonti, che detiene la golden share del governo, forte del sostegno di cui gode da parte dei poteri finanziari europei e italiani, si prestasse all’operazione di sostituire il Cavaliere, allora un ribaltone sarebbe davvero possibile. Ma se questo non avverrà le elezioni nella prossima primavera saranno lo sbocco più probabile.

    Ma le elezioni, l’Armata Brancaleone che va da Fini al Prc passando per Vendola e Di Pietro, deve vincerle. E non deve vincerle di stretta misura se vuole davvero tagliare la testa del drago. Una vittoria di stretta misura non ucciderebbe infatti Berlusconi, né tantomeno sarebbe sufficiente a sfaldare il suo possente blocco sociale. Se sul piano politico questo blocco è un ectoplasma, su quello sociale è tutta un’altra musica. Si fa un gran parlare dell’egemonia culturale e ideologica del berlusconismo, e si insiste che essa sia fondata sui beceri modelli di vita mutuati dalle Tv mediaset-Rai e dai reality show. Ma questo è solo un epifenomeno, una sovrastruttura. Sono gli interessi materiali il vero collante del blocco berlusconiano. Interessi a cui proprio la Lega, meno prigioniera dei retorici lacci patriottici, da squillante e piena voce. La parola magica dietro a cui si cela il gigantesco coacervo di materiali interessi economici e sociali si chiama “territorio”. Di che si tratta? Di una forma rafforzata di corporativismo sociale, camuffata dietro allo slogan del “federalismo”. Una vera e propria santa alleanza interclassista che non vede uniti soltanto gli industrialotti del Nord est ai loro operai, ma pezzi da novanta della grande borghesia padana, interi settori del sistema bancario e finanziario dell’Italia settentrionale. Questi pezzi di borghesia sono riusciti, col decisivo ausilio di Pdl e Lega, a far passare un’egoistico arroccamento attorno ai propri irriducibili interessi di classe, come interesse generale, come difesa del bene comune, portandosi quindi appresso i propri sudditi.

    Con un decisivo particolare: che bene comune e interesse generale non solo quelli dell’Italia tutta in quanto nazione coesa, bensì quelli “territoriali”, sù su, dai comuni, ai territori, alle regioni e alla chimera padana.

    Il dato davvero enorme, per certi versi inatteso, è che la crisi economica e lo sfascio politico e istituzionale, non pare abbiano indebolito, bensì cementato e rafforzato questo coacervo corporativo. È un fatto che agli occhi (e alle tasche) di questo composito blocco sociale l’antiberlusconismo è percepito come una minaccia. Qui sta la ragione per cui, malgrado il merdaio in cui sguazza il Cavaliere, l’alleanza Pdl-Lega è sentita come una sentinella, forse l’ultima, dei loro interessi. Per questo la battaglia elettorale sarà al calor bianco, e se una sconfitta dell’asse Berlusconi.Bossi ci sarà, sarà solo perché esso perderà ampi consensi nel Mezzogiorno. Ma nel Nord essa terrà le sue posizioni.

    A questo punto, estromesso Berlusconi da Palazzo Chigi, sarà stata tamponata la paralizzante crisi istituzionale, ma un’altra e ben più terribile si affaccerà alla ribalta. Dalla crisi istituzionale saremmo ad un passo dalla crisi nazionale, ovvero dell’Italia come stato-nazione.

    Scrivevo nell’aprile scorso: « Ma… c’è un ma. La sopraggiunta crisi storico-sistemica del capitalismo occidentale, e anzitutto di quello europeo. Una crisi che mette in forse sia l’unificazione europea che la “dolce morte” degli stati-nazione. E’ sotto gli occhi di tutti che le forze centrifughe, a causa di questa crisi globale, sono oggi decisamente più forti di quelle centripete. Lo sconquasso finanziario e monetario mondiale, il molto probabile scoppio del bubbone greco e l’eventualità che con i “Piigs” tutta l’Eurozona venga travolta, ingarbugliano terribilmente le cose a tutti i protagonisti della scena italiana, Bossi compreso.

    Checché ne dica Tremonti-Pinocchio, il debito pubblico italiano continua a crescere e la possibilità che l’Italia venga da un giorno all’altro declassata da qualche agenzia di rating per essere poi aggredita dal capitalismo predatorio internazionale, diventa altamente probabile. E ove davvero la barca economica nazionale rischiasse di affondare, salterebbero non solo i disegni della curia romana, ma verrebbe interdetta alla Lega la possibilità di ottenere un accordo vantaggioso con un nuovo salto della quaglia a sinistra. Salterebbero perché a quel punto le forze sociali che stanno dietro alla Lega, precisamente il blocco corporativo che vede uniti padroni, operai e bottegai padani, sarebbe davvero tentato di compiere lo strappo, ovvero abbandonare la barca italiana in affondamento per salire sul vascello carolingio franco-tedesco (ammesso che questo resista al terremoto tenendo fermo l’Euro come moneta forte).» [ Può l’Italia fare la fine della Jugoslavia?]

    I mesi trascorsi dopo il rischio default della Grecia, segnati dall’allargamento della crisi dei debiti sovrani a Irlanda, Portogallo e Spagna, dal rischio che l’intero sistema bancario (poiché detiene la gran parte dei titoli di stato) sia travolto, depongono a favore del pronostico di cui sopra. Lungi dall’essere uscita dal tunnel l’Eurozona trema e la moneta unica è in bilico. La Germania insiste sulla linea dura e chiede ai paesi periferici di risanare deficit e debito pubblico adottando drastiche misure sociali, facendo intendere che non è più disposta a cacciare denari per salvarli. L’ipotesi di un “Euro dei virtuosi” —dei sei paesi a cui le agenzie di rating assegnano la tripla A (Germania, Francia, Austria, Olanda, Lussemburgo e Finlandia)— è all’orizzonte. Il declassamento di un livello del rating del debito a lungo termine del Giappone deciso da Standard & Poor’s è un campanello d’allarme anche per l’Italia. «Siamo di fronte all’effetto valanga dei debiti sovrani, che quando iniziano a crescere troppo, innesta un circolo vizioso che aumenta il servizio del debito, che alimenta il deficit che a sua volta incrementa il debito e così via». [Niall Ferguson, Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2011]

    Precisa Daniel Gros, analista a Bruxelles e compagno di studi di Draghi e Federico caffè: «Sono sempre più convinto che sia l’Italia il vero problema dell’area euro. Il tasso di risparmio cala, il deficit con l’estero sta emergendo. Se il Paese non cambia rotta, tra dieci anni può essere dov'è il Portogallo». [Il Corriere della Sera, 29 gennaio 2011]

    Tremonti tranquillizza, e tira in ballo l’ultima asta di BTp, andata a segno il 28 gennaio, con tassi lievemente in calo. “Fiducia invariata dei grandi investitori istituzionali stranieri” (che detengono il 50% dei titoli di stato in circolazione) si dice. E’ da vedere se le aste prossime daranno lo stesso risultato, e se njon accada ai titoli italiano quanto sta accadendo a quelli di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, che possono spacciarli solo perché assicurano interessi sempre più alti e perché la stessa Bce glieli compera la Ue glieli garantisce col fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf).

    Insomma, se un nuovo collasso finanziario sopraggiungesse a breve, non c’è dubbio che anche il debito sovrano italiano sarebbe fatto bersaglio, banche ed hedge fund fuggirebbero dai titoli italiani, visto che la cosa più probabile è che la Germania (portandosi appresso i cosiddetti “virtuosi”, ovvero l’area marco sotto mentite spoglie) non sarebbe disposta a salvare con la propria fidejussione il Belpaese.

    Vedremo quali decisioni saranno prese al Consiglio europeo del 24 marzo. Comunque vada il futuro dell’euro non si decide in anni, bensì nei prossimi mesi, mesi guarda caso decisivi per sapere come andrà a finire (o come si avvilupperà) la crisi italiana.

    È a questo punto della vicenda che la domanda, ora solo apparentemente accademica, se resisterà l’Italia come stano unitario, potrebbe occupare il palcoscenico della politica, polverizzando in pochi istanti il chiacchiericcio sul bunga bunga. Le tendenze secessionistiche nordiste, tese ad abbandonare il resto del paese alla deriva e ad agganciare la motrice tedesca, potrebbero prendere il sopravvento, in barba agli attuali equilibrismi leghisti. E che Berlusconi e la Lega, nel frattempo estromessi da palazzo Chigi, non possano con ciò più fare da garanti e pompieri della loro base sociale, accentuerà non mitigherà, il rischio di una fratturazione dello Stato-nazione. Il rischio di default da debito, porrà il Paese davanti al bivio: o uscire dall’euro o, per restarci unito, applicare misure recessive dalla conseguenze sociali ed economiche incalcolabili, e l’insorgenza inevitabile di un conflitto sociale ingovernabile-

    È probabile che il si salvi chi può europeo trascini anche l’Italia? Sì, è probabile. L’egoismo territoriale e di clase del capitalismo nordista potrebbe prendere il sopravvento, innescando uno scontro politico e sociale generale rispetto al quale l’attuale impallidirebbe.

    È il caso di dare delle cifre, le cifre del divario tra il Nord e il Sud di questo paese. Cifre che chiamano in causa colossali interessi materiali, altro che disquisizioni sulle notti di Arcore. Le statistiche Eurostat ci dicono che il Pil procapite del Nord Italia è superiore a quello della Svezia, mentre il Pil procapite dell’intero Centro-Nord Italia (40 milioni di abitanti, un medio paese europeo) è nettamente superiore a quello di Germania o Francia. E il Pil procapite del Mezzogiorno? È inferiore a quello del Portogallo! Ma andiamo avanti. I dati sulla ricchezza finanziaria delle famiglie (calcolati al lordo dell’economia sommersa) ci dicono che se Nord Ovest e Nord est vantano una ricchezza finanziaria per abitante ai vertici europei (livelli superiori all’Olanda) il Mezzogiorno è molto indietro. Stessi risultati li abbiamo calcolandola ricchezza immobiliare. Per quanto riguarda l’export e il surplus manifatturiero il Nord Centro Italia nel 2009 ha esportato prodotti industriali (esclusi gli alimentari) all’incirca come il Regno Unito intero (178 miliardi contro 189), ma vantando un gigantesco surplus manifatturiero con l’estero (45 miliardi di euro, secondo solo alla Germania, mentre il Regno Unito è in deficit per 60 miliardi). Della disoccupazione giovanile sappiamo che al Nord oscilla tra il 5 e il 10% della forza lavoro, mentre al Sud è addirittura più alta della disastrata Spagna. [dati citati da Marco Fortis, Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2011]

    Economicamente parlando l’Italia non è già più uno Stato unitario, è una “espressione geografica”. Se la globalizzazione e soprattutto il processo di integrazione europea hanno accentuato il divario Nord Sud nel nostro Paese, la crisi dell’Euro non avra l’effetto di rinsaldare lo Stato unitario, ma di sfasciarlo. Tutta la borghesia settentrionale deciderà si separarsi dalla zavorra del Sud per agganciarsi alla Germania? No. Esistono potenti frazioni della borghesia, quelle legate ai tradizionali gruppi finanziari e industriali, nonché grandi gruppi come Enel, Finmeccanica, ecc. che non vorranno staccarsi da Roma. Essi hanno già i loro referenti politici, da Fini al Pd, passando per il terzo polo. Ma quale sostegno reale hanno e avranno nelle zone core del Paese? Che forza potranno opporre al blocco sociale corporativo rappresentato politicamente dall’alleanza Pdl-Lega se quest’ultima, per non soccombere, decidesse di rappresentare le spointe secessionistiche? Come gli unionisti potranno fermare l’esodo del capitalismo settentrionale se essi, alle prossime elezioni, non riuscissero a riconquistare una solida maggioranza nel Nord?

    Per questo occorre prepararsi, e attrezzarsi, al peggio. Se quanto sostenuto non solo è possibile, ma anche probabile, ciò vuol dire, per le forze anticapitaliste e socialiste, che già sono fuori dal gioco nell’attuale partita che vede contrapposte le diverse frazioni dell’oligarchia dominante, non ci saranno grandi possibilità di esercitare un ruolo determinante. La cosa più infausta sarebbe, per esse, ridursi a fungere da quinta ruota di uno dei due carri. Non è difficile immaginare che la gran parte della cosiddetta estrema sinistra vorrà far parte dell’alleanza unionista e patriottica. Oggi in nome dell’antiberlusconismo, domani in nome dell’Italia unita.

    Il lettore che si senta in sintonia con l’analisi da noi esposta si chiederà: ma quindi che fare? Una risposta che proveremo a fornire quanto prima ma che rimanda a quanto da tempo andiamo dicendo e proponendo, ovvero che non c’è alternativa alla costruzione di un terzo fronte indipendente, con la politica al posto di comando, ovvero un programma di misure sociale ed economiche che indichi come fuoriuscire dalla crisi capitalistica difendendo gli interessi sociali della povera gente che questa crisi paga e pagherà in modo ancora più salato. Con una doverosa premessa, che comunque vada a finire il Paese non uscirà dal pantano in maniera indolore, che la battaglia sarà lunga e campale. Come insegnano la Tunisia e l’Egitto, nei momenti cruciali, sono le larghe masse, irrompendo con forza nell’arena, che fanno la storia. E’ sempre stato così, sarà ancora così.


    Moreno Pasquinelli
    Fonte: RIVOLUZIONE DEMOCRATICA
    Link: RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: L’ITALIA AFFONDERÀ
    29.01.2011

    ComeDonChisciotte - PREPARARSI AL PEGGIO
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

    PER COLPIRE BERLUSCONI BISOGNA COLPIRE LA LEGA
    Postato il Mercoledì, 26 gennaio @ 17:10:00 CST di davide

    DI EUGENIO ORSO
    pauperclass.myblog.it

    Che il pericolo maggiore, in prospettiva, sia la Lega e non Berlusconi dovrebbe essere per tutti un’evidenza.

    La forza eversiva e dissolutiva leghista dorme costantemente sotto le ceneri pronta ad attivarsi in ogni momento, ed è arrivata fino ai ministeri romani, occupati da esponenti della burocrazia politica leghista.

    Mentre il vecchio porco si “rilassava” ad Arcore o nella villa in Sardegna, circondato da belle mercenarie in un improbabile riposo del guerriero, la Lega lavorava senza risparmio per estendere il suo potere, nelle istituzioni centrali e locali e in tutta la società del nord.

    La Lega sa bene che più il vecchio porco è in difficoltà, assediato dai gruppi editoriali avversi e dalla stampa straniera, attaccato dai magistrati "rossi", colpito dalle defezioni nel suo stesso cartello elettorale e costretto a ricorrere alla compra dei parlamentari, più il potere politico bossiano all’interno della maggioranza cresce, ma soprattutto cresce il suo potere di ricatto, nei confronti della presidenza del consiglio ed indirettamente dell’intero paese.



    Lo scandalo della “prostituzione minorile”, nonostante tutto ciò che di negativo e dissolutivo ha comportato e sta comportando per l’intero paese, ha rappresentato la ciliegina sulla torta per la Lega – i cui interessi, non dimentichiamolo, sono opposti a quelli della maggioranza degli italiani – perché gli ha consentito di estendere ulteriormente la sua malsana influenza sull’esecutivo, imponendo il ben noto aut-aut “approvazione del decreto relativo al federalismo o scioglimento delle camere ed elezioni politiche anticipate”.

    Qualcuno ha definito la battaglia leghista per il federalismo come una battaglia per la vita, quella della Lega bossiana naturalmente, e giunti a questo punto l’approvazione del decreto riveste un indubbio valore simbolico, che non sarà privo di riflessi elettorali.

    Se il decreto passerà, ci saranno ulteriori problemi per il paese, e soprattutto per coloro che non essendo evasori fiscali impuniti si vedranno aumentare le imposte e le tasse a livello locale, ma la Lega,fregandosene bellamente di questi dettagli, otterrà una vittoria simbolica da sbandierare davanti alle sue orde di sostenitori.

    La cosa sembra talmente importante, per la stessa sopravvivenza politica del cartello elettorale bossiano, che La Padania, il suo quotidiano, è stato uno dei pochissimi a ignorare, in prima pagina, lo scandalo con risvolti penali delle puttane e dei ruffiani del presidente Berlusconi, come per esorcizzarlo, sperando che il vizioso di Arcore resti al suo posto, almeno quel tanto che basta per far passare il fatidico decreto.

    La settimana di ritardo per recepire le obiezioni dell’Anci si è già riflessa negativamente – almeno dal punto di vista delle burocrazie politiche leghiste – sulla tabella di marcia e Bossi ha risposto con una pernacchia, come sempre elegante ad uso e consumo dei bruti padani, ai centristi che proponevano un rinvio di sei mesi.

    Se alcuni esponenti di quel partito dei “morti viventi” che è il Pd, fra i quali il pessimo Chiamparino, sostenitore della distruzione dei diritti dei lavoratori e di Marchionne, hanno cercato di lusingare la Lega, proponendo l’approvazione del federalismo e la sua attivazione in cambio della fine dell’appoggio padano al governo, i più astuti, primo fra tutti Casini con il suo neocostituito terzo polo, hanno compreso come ha compreso lo scrivente che sparando sempre e soltanto sul "bersaglio grosso", cioè su Berlusconi, si possono ottenere in questa situazione effetti limitati.

    Il consenso al Puttaniere-Tycoon di Arcore non sembra decrescere con la dovuta rapidità, e questo perché chi lo vota per idiotismo resta un socialmente idiotizzato nonostante le orge a base di escort ormai di pubblico dominio, malgrado le 389 pagine prodotte dalla Procura di Milano, e soprattutto in difetto di un’azione governativa anticrisi, e chi beneficia dell’evasione fiscale grazie a Berlusca e alla Lega continuerà ad appoggiarlo, anche se ammazzerà qualche prostituta nel suo palazzo, facendone sciogliere il cadavere nell’acido per occultare le tracce.

    E' necessario, quindi, individuare il vero "tallone d'Achille" della maggioranza di governo, colpendo il quale si può far fuori Berlusconi, e non soltanto lui.

    Se è proprio la Lega che tiene in piedi Berlusconi, ben di più dei vari parlamentari comprati a partire da Scilipoti, e se per la Lega è essenziale - politicamente - l'approvazione del federalismo, a qualsiasi costo e in tempi brevi, ecco individuato il “tallone d’Achille”, centrando il quale si può innescare un salutare "effetto domino".

    In estrema sintesi, due sono le possibilità.

    Ritardando l'approvazione del federalismo leghista, rinviandola sine die – soluzione ancor migliore della più drastica bocciatura del decreto – si potrà inchiodare la lega al governo e all'appoggio ad oltranza concesso ad un Berlusconi sempre più debole e in emorragia di consensi, che non è ancora evidente, ma che dovrà verificarsi se l'attuale situazione continuerà a degenerare e alla fine si arriverà alla cancrena.

    Così, la lega nei fatti non ottempererà alla sua promessa/ aut-aut federalismo o elezioni subito, e potrà essere trascinata con sé da Berlusconi, nella sua possibile caduta.

    Due piccioni con una fava.

    Se il decreto federal-leghista sarà respinto, si andrà ad elezioni politiche perché Bossi difficilmente potrà rimangiarsi le sue promesse, e qui Berlusconi, presentandosi con la Lega, potrebbe effettivamente avere qualche chance in più ... ma a quel punto sarà più probabile una sconfitta, nonostante il persistere del voto a suo favore degli idiotizzati e degli evasori fiscali.

    Anche in tal caso, obbiettivo raggiunto.

    Ma le cose, nel medio-lungo periodo, potrebbero non andare come sperano i terzopolisti, a partire dall’astuto Casini che pregusta il momento in cui entrerà nel nuovo governo, senza Berlusconi e senza la Lega …

    Un futuro movimento antagonista e anticapitalista rinvigorito dalle durezze sociali della crisi e della ristrutturazione liberalcapitalistica, si troverebbe di fronte governi ancor più deboli dell’attuale, terzopolisti e pidiini, ancorché maggiormente asserviti di quanto lo è Berlusconi alla grande finanza globalista, ed avrebbe a disposizione, di conseguenza, un maggior spazio nella società per svilupparsi, per acquisire il consenso di fasce sempre più ampie della popolazione e per preparare una vera alternativa politica.

    Gli idiotizzati e quei gruppi sociali spregevoli, venduti come “produttivi”, che esprimono l’evasione fiscale, continueranno ad esistere, naturalmente, ma non saranno così determinanti come lo sono oggi con il satrapo Berlusconi, e ci sarà più spazio per un auspicabile e generale ritorno al “principio di realtà”, per la diffusione di una nuova consapevolezza politica e per la nascita di una nuova coscienza di classe.

    Eugenio Orso
    Fonte: MyBlog.it | Crea il tuo blog
    Link; Per colpire Berlusconi bisogna colpire la Lega di Eugenio Orso : PAUPER CLASS
    26.01.2011

    ComeDonChisciotte - PER COLPIRE BERLUSCONI BISOGNA COLPIRE LA LEGA

    Entrambi questi articoli arrivano da comedonchisciotte. Sarà un caso?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Padania ed Ebrei ...

    Postati da un certo davide. Un nome, una garanzia.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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    Messaggero di venerdì 28 gennaio 2011, pagina 1

    Fini: io bimbo e la Channukà, mia nonna forse era ebrea - "Mia nonna Navarra e la Channukà Oggi mi chiedo se era ebrea"

    di Terracina Claudia

    La rivelazione al museo della Sinagoga: giocavo con quel ricordo di famiglia Fmi io bimbo e la Channukk mia nonna forse ebrea «Mia nonna Navarra a e la Channukkà • Oggi mi chiedo se era ebrea» Fini: «Solo ora capisco cos'era quell'unico ricordo che mia madre conservava» TON ha fretta. Anzi. Gianfranco Fini si ferma più del solito davanti alle teche del museo ebraico della Sinagoga di Roma. Legge le didascalie, scruta i documenti. E il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda la Shoah, lo sterminio degli ebrei. Ma anche il giorno in cui si ritrovano le radici e si riscopre l'orgoglio della propria sto-della Camera sembra cercare qualcosa nelle sue memorie. Qualcosa a cui non è mai riuscito a dare un ria. E il presidente Poi, il ricordo che insegue prende forma. «11 candelabro a otto bracci, ecco cos'era quello che nella mia infanzia credevo un giocattolo, pur prezioso. Era una fila di otto seggiolino, di argento brunito, che potevano contenere candele, l'unico oggetto che mia madre conservava di mia nonna, che era di Ferrara». E il deputato di Fli, Alessandro Ruben, consulente di Fini per le questioni estere, spiega: «Dovrebbe essere una "chanukkà". Gli ebrei, a dicembre, accendono ogni sera una candela, per celebrare il miracolo dell'olio per i lumi del Tempio, che, nonostante fosse quasi esaurito, durò per otto giorni». Fini fa sì con la testa: «Solo ora ho capito il suo significato», dice. Ma la confidenza va oltre e rivela il dubbio sulla nome. Qualcosa di indistinto, confuso, che viene a galla poco a poco, stimolato dalla vista degli oggetti rituali della religione ebraica, esposti nel museo della comunità romana, la più antica del mondo occidentale. Un ricordo, che rinfocola un dubbio: «Mia nonna era di Ferrara, si chiamava Navarra, e ha trasmesso a mia madre un candelabro, che somiglia tanto ai vostri».
    E una flebile traccia, una curiosità. Che Fini vuole coltivare. Con la chippà sulla testa, «ormai ne ho una collezione», scherza, procede nel percorso del museo, accompagnato dal rabbino capo Riccardo Di Segni, e dal presidente della comunità ebraica romana. Riccardo Pacifici.
    *** storia della sua famiglia. «Non ho mai conosciuto mia nonna-racconta- perchè è morta nel 1946, sei anni prima che io nascessi. Ma so chc cm di Ferrara, dove c'era una fiorente comunità israelitica. E si chiamava Navarra. Mia madre non mi ha mai detto nulla in proposito. Ma chissà, un'origine ebraica ci pub anche stare», riflette a voce alta.
    Il nome, in effetti, potrebbe richiamare quelle origini. Tanto più a Ferrara, dove gli ebrei, prima delle deportazioni naziste, hanno vissuto per secoli, come testimonia il libro di Giorgio Bassani "Il giardino dei Anzi contini". Chissà. Magari nella famiglia della mamma del presidente della Camera c'è una storia poco raccontata e dimenticata negli anni. Certo, la coincidenza fa sorridere. Sembra il degno finale, anche troppo zuccheroso, del percorso dell'ex segretario del Msi e fondatore di Alleanza nazionale, ormai uomo delle istituzioni, che si è liberato del suo passato quando, a Gerusalemme, ha definito il fascismo «il male assoluto». Colpo di scena, Fini ha una nonna ebrea, potrebbero titolare i giornali di mezzo mondo.
    Non è così, come è ovvio. C'è solo un dubbio, un cercare tra i ricordi, un domandarsi se la mamma non abbia rivelato ai figli, Gianfranco e Massimo, tutta la storia della nonna Navarra. Impossibile, probabilmente, approfondire oggi. Ma è interessante il dubbio, la domanda che incuriosisce e intenerisce il presidente della Camera, accusato di essere «un ebreo nazista», e per questo raffigurato come un antico rabbino e bollato con il marchio di Satana, 666, dai siti razzisti, che proliferano su Internet, sui quali i deputati di Futuro c libertà, Andrea Ronchi ed Alessandro Ruben, promettono che si indagherà. Chissà che succederà ora che Fini racconta dell'eredità della nonna «quello strano oggetto, il candelabro a otto bracci, che adesso so che si ch iama chanukkà, che conservo ancora in casa mia».
    Poco importa. I deliri vanno lasciati a se stessi. Adesso si potrebbe dire che il percorso intrapreso a Fiuggi nel gennaio del '95 da Fini sia compiuto. Allora, da segretario del Msi, ereditato da Giorgio Almirante, spinse i camerati «ad abbandonare la casa del padre per affrontare un viaggio in mare aperto» e pretese l'archiviazione di «ogni forma di antisemitismo e di razzismo». Il prezzo fu l'abbandono di Pino Rauti. Dopo quella che fu definita "la svolta", cominciò l'epoca degli "strappi" e della presa di distanza dal fascismo, culminata con la visita ad Auschwitz nel 1999. Da allora, il leader di An cominciòa progettare il suo viaggio in Israele, che fu a lungo osteggiato dagli ebrei italiani. «Sono stato sottoposto a un vero e proprio esame, ma ne valeva la pena. Quei colloqui sono stati davvero illuminanti», ama raccontare Fini. A Gerusalemme arrivò solo nel 2003, scortato dall'allora presidente delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, da poco succeduto aTullia Zevi. Fu ricevuto dagli ebrei italiani in Israele, ancora diffidenti e definì « male assoluto» il fascismo. «che concepì l'orrore delle leggi razziali». La dichiarazione gli valse lo scherno di antichi camerati, che inondarono Roma con la sua immagine con la testa coperta dalla tradizionale "chippà". Ma anche l'interesse dei giornali e dei media di tutto il mondo.
    «In questi anni ho molto studiato», racconta il presidente della Camera mentre osserva le ricevute dell'oro raccolto dagli ebrei romani, che doveva servire ad evitare le deportazioni naziste. Così non è stato, come testimonia il burocratico biglietto che le Ss consegnavano alle famiglie che si preparavano a far salire sui vagoni piombati diretti ad Auschwitz. «Chiudete bene le case, prendete le chiavi, fate un piccolo bagaglio..». 11 presidente degli ebrei romani, Pacifici, incalza: «Dobbiamo sottolineare che i fascisti aiutavano i nazisti nei rastrellamenti». «Terribile, terribile», commenta Fini, che da poco ha ricordato il contributo alla vita politica e istituzionale degli ebrei italiani, dal segretario di Cavour, 'sacco Artom, a Umberto Tcrracini, aTulliaZevi. Econtinua a chiedere, a informarsi, quasi per provare di non essere toccato dalle roventi polemiche che il Pdl gli rovescia addosso con la richiesta di dimissioni. Nella giornata della memoria, preferisce avere altro in mente. Anche la storia, finora poco indagata, della sua nonna di Ferrara, che di cognome faceva Navarra.
    ff.
    1972 Fini con Almirante, fondatore del Movimento sociale, partito erede della Rsi 1995 A Fiuggi, Fini scioglie il Msi. Nasce Alleanza nazionale: c'è il ripudio dell' antisemitismo 2003 Finalmente Fini può recarsi in Israele, definendo il fascismo male assoluto *** Gianfranco Fini con il rabbino capo Di Segni. Riccardo Pacifici e Andrea Ronchi Auschwitz 1999 Gianfranco Fini in visita al campo di sterminio nazista nel febbraio del '99. Prima tappa di un percorso di avvicinamen to a Israele e alla questione ebraica LA PAROLA CHIAVE CHANNUKKÀ Chanukkà è una festività ebraica conosciuta anche con il nome di Festa delle Luci. In ebraico la parola chanukkah significa "dedica" e infatti la festa commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà concessa dai Greci agli ebrei; in particolare la festa celebra la sconfitta, per mano di Giuda Maccabeo, dei Seleucidi. Il miracolo narrato nel Talmud è quello dell'olio, sufficiente a illuminare il tempio solo per un giorno mentre invece durò per otto. La festività, che appunto dura otto giorni, è caratterizzata dall'accensione dei lumi di un particolare candelabro ad otto braccia chiamato chanukiah.

    ***

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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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