Ovviamente l'altro 50% preferisce starsene ben accucciato nella calda casetta genitoriale , con Pc a portata di mano , la macchinetta ed oneri agratis , soldi a josa in saccoccia ed ovviamente fare il "proletario" da strapazzo ..... Il primo 50% in argomento preferisce possibilmente recarsi all'estero in cerca di fortuna , come si usava fare una volta quando i genitori spingevano a farti uscire di casa allo scopo di responsabilizzarti :giagia:
I giovani? Il 50% pronto a trasferirsi all'estero
Venerdí 28.01.2011 13:25
Quattro italiani su dieci sono disposti a lasciare il nostro paese. E tu emigreresti?
Sono quasi due terzi i cittadini (62,9%) che sostengono che vivere in Italia sia una fortuna, contro il 33,9% di quelli che la considerano una sfortuna. Eppure 4 italiani su 10 si dicono disponibili a emigrare, soprattutto in Francia, Usa e Spagna. E' quanto rileva il Rapporto Italia 2011 dell'Eurospes, secondo cui gli italiani cominciano a disamorarsi del nostro paese: rispetto al 2006 la percentuale di quanti ritengono che vivere in Italia sia una fortuna si e' leggermente affievolita (-4,7%).
giovani per strada
Ad essere maggiormente contenti di poter vivere in Italia sono gli anziani che hanno piu' di 65 anni (72,2%), mentre a rispondere che vivere in Italia e' una sfortuna sono soprattutto i giovani fino a 34 anni (il 39,4% dei 25-34enni e il 37,1% dei 18-24enni). Posti di fronte ad una serie di indicatori che illustrano i punti di forza della Penisola, il 26,8% degli italiani considera la liberta' di opinione e di espressione quale fortuna principale del nostro Paese. La seconda fortuna sarebbe poi la tradizione artistico-culturale per cui il Paese e' noto (20,8%). In terza posizione il clima mediterraneo (17,3%) e le bellezze naturali (16,6%). La simpatia della gente (6%) e la buona cucina (5,8%) occupano il quinto e il sesto posto. Ultima posizione per il benessere economico (3,1%). Il 29,1% indica come motivi per i quali e' una sfortuna vivere in Italia la precarieta' lavorativa, il 20,6% riscontra una mancanza di senso civico, il 19,1% giudica troppo pesante il livello di corruzione, il 15,2% attribuisce la colpa alla classe politica, l'8,6 alle condizioni economiche generali, il 3,9% sostiene che il tasso di criminalita' sia troppo elevato. Tanto che la possibilita' di andare a vivere in un altro paese viene accolta ormai dal 40,6% degli intervistati (era il 37,8 nel 2006).
Disposti a cambiare paese sono soprattutto gli uomini (42,9% contro il 38,4% delle donne). Se proprio dovessero lasciare la Penisola, la maggior parte degli italiani (16,5%) andrebbe in Francia, negli Stati Uniti (16,1%), in Spagna (14,3%), in Inghilterra (11,9%) e in Germania (10,1%), me'te da sempre preferite dai connazionali emigranti. Tra le motivazioni che spingerebbero gli italiani a preferire un altro paese dove vivere sono indicate al primo posto le maggiori opportunita' di lavoro (35,7%), seguite, a piu' di 20 punti di differenza, dalle maggiori opportunita' per i figli (12,7%). Seguono poi una maggiore sicurezza (9,1%), un clima politico migliore (7,8%), maggiore liberta' di opinione e di espressione (7,5%), il costo minore della vita (7,5%), un clima culturale piu' vivace (6,9%), semplice curiosita' (5,6%) e un maggior contatto con la natura (4,3%).
PER UNA FAMIGLIA SU 2 DIFFICILE ARRIVARE A FINE MESE - In Italia per oltre una famiglia su due e' difficile arrivare a fine mese. Lo rivela il Rapporto Italia 2011 dell'Eurispes in cui si spiega che "la difficolta' ad arrivare alla quarta settimana, per molti ormai alla terza, e' una questione che accomuna milioni di famiglie italiane: un disagio ulteriormente confermato dal 54,7% di quanti confessano che, a un certo punto del mese, incontrano difficolta' a far quadrare il proprio bilancio familiare (in aumento del 6,3% rispetto al 2010)". Il 'sentimento' degli italiani circa la situazione economica del Paese mette in luce "un peggioramento generalizzato". Oggi, spiega il Rapporto, "sempre piu' spesso dietro una apparente normalita' si nascondono situazioni di profondo disagio". Intervistati sulla situazione economica individuale dell'ultimo anno, la maggioranza assoluta del campione (57,3%) ha indicato un peggioramento: grave nel 23,9% dei casi o lieve nel 33,4%. Rispetto ad un anno fa, il numero dei pessimisti ha subito una lieve contrazione, pari a 2 punti percentuali; della stessa entita' si e' rivelata tuttavia la crescita di quanti hanno dichiarato un miglioramento (passati dal 6,9% all'8,8%), mentre e' rimasto sostanzialmente stabile il dato relativo a quanti ritengono invariata la propria posizione economica (33,2% contro il 32,9% del 2010).
CROLLA FIDUCIA NELLE BANCHE, PER 88,3% SONO ESOSE - Crolla la fiducia degli italiani nelle banche. "La gravita' della crisi che ha caratterizzato la fine del primo decennio del XXI secolo", si legge nel Rapporto Eurispes 2010, "giustifica un calo di fiducia senza precedenti negli istituti" di credito. In particolare, per il secondo anno la rilevazione fotografa un risparmiatore "molto scettico e disincantato rispetto alla capacita' delle banche di farsi carico delle necessita' delle famiglie, delle imprese e piu' in generale della crescita dell'economia nazionale". Per il 43,6% degli intervistati e' "alto" il tasso di interesse applicato al proprio prestito, mentre soltanto il 35,7% lo ritiene adeguato. Il 42,5% degli italiani non e' per niente convinto che "le banche siano sensibili nei confronti delle necessita' delle famiglie" e il 38% si dice poco convinto. Per contro, l'83,8% e' molto (53,3%) o abbastanza (30,5%) d'accordo nel ritenere che gli istituti diano credito solo a chi dimostra gia' di possedere beni e l'88,3% giudica le banche molto (48,2%) o abbastanza (40,1%) "esose". L'opinione che il sistema bancario "raccolga i risparmi dei piccoli per finanziare i grandi" trova molto d'accordo il 41% e abbastanza d'accordo il 33,2%. Da rilevare inoltre la diffusa convinzione che "le banche diano credito ai potenti indipendentemente dalle garanzie", sulla quale converge il 72,4% delle risposte (il 44,6% si dice "molto" d'accordo e il 27,8% "abbastanza" d'accordo). Il campione si divide in maniera significativa solo davanti alla domanda se le banche siano "importanti perche' finanziano le imprese e la crescita dell'economia": se il 46,2% si dichiara abbastanza (31,5%) o molto (14,7%) convinto, il 45% si dice poco (30,2%) o per niente d'accordo (14,8%). Sul fronte dei servizi offerti, il 48,8% dei cittadini li giudica sufficienti e il 13,5% da' una valutazione "positiva". Soltanto il 23,2% si dice molto (8,7%) o comunque insoddisfatto (14,5%). I dati sembrano essere in linea rispetto a quelli rilevati nel 2010 con una variazione pero' al ribasso per la sufficienza (era al 52,1%), cosi' come per i giudizi negativi (21,2% nel 2010) o del tutto negativi (5,1%). Stabile, invece, il numero di quanti esprimono un giudizio positivo. Gli italiani dimostrano anche di affidarsi poco alle assicurazioni. Solo il 21,1% ha stipulato una polizza sanitaria e il 19,3% una pensione integrativa (19,3%). La casa risulta assicurata solo nel 22,7% dei casi, superata dal numero di assicurazioni stipulate sulla vita (25,5%). E' invece l'auto a raggiungere la quota piu' elevata di polizze stipulate contro il furto (42%). Per quanto riguarda i costi, il 64,9% degli intervistati ha indicato un aumento dell'Rc auto.
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