NIENTE PUTTANAIO, OPERAZIONE SOVVERSIVA (di Giellegi | CONFLITTI E STRATEGIE
Mi si permetta innanzitutto di “congratularmi” con l’ex radicale, l’ex libertaria (di costumi), Bonino. Adesso fa la bigotta, la scandalizzata, per i liberi costumi di B. E’ una buona notizia; questi ex radicali sono i più fottuti filoamericani e filoisraeliani che si conoscano. Diceva Mao che è molto utile, per prendere una posizione corretta, ascoltare quel che dice il nemico, in tal caso il più laido dei nemici; che la “sinistra” sia in compagnia di simili personaggi non può dunque che rinfrancarci nel nostro disprezzo per il PAB (poltiglia antiberlusconiana). E rinforza la nostra richiesta che simile cloaca venga svuotata.
Debbo ancora rilevare che un giornalista de Il Giornale ha criticato il suo leader per aver affermato, dopo l’ultima morte di un soldato italiano, che bisognerebbe rivedere la nostra missione in Afghanistan e pensare una exit strategy. Questo giornalista disgustoso a dir poco, di cui tralascio il nome, ha scritto che B. si è lasciato trascinare dal cuore, mentre la ragione consiglia di rimanere a migliaia di Km. di distanza da casa nostra, altrimenti i terroristi arriverebbero da noi. O debole di mente o in mala fede (ipotesi più probabile). Semmai, li potremmo far incazzare ancor di più e i rischi aumentano. Capisco gli Usa che, con l’Afghanistan, tentano di impedire la destabilizzazione pure in Pakistan oltre a non voler perdere posizioni nell’Asia centrale. Quella zona è una delle cruciali per la lotta tra la superpotenza in relativo declino e le nuove potenze come Cina, Russia, India, ognuna delle quali gioca nell’area ad essa confinante, in più o meno velato antagonismo con le altre.
L’Italia ha poco da giocare laggiù se non come serva degli Usa. In proprio, dovrebbe giostrare nelle zone del Mediterraneo e verso Iran, Turchia e, ovviamente, Russia, soprattutto sul piano degli affari delle nostre industrie di punta. In effetti, lo sta facendo, ma nemmeno valorizza pubblicamente questa azione, anzi quasi la nasconde. Negli ultimi giorni l’Eni e l’Avio hanno concluso nuovi enormi affari in Cina. Il non male Ministro Romani (che mi sembra una persona seria e, pour cause, poco in vista) ha detto seccamente alla UE che Nabucco e Southstream non sono conciliabili e che quindi tale (infausta) istituzione decida in merito (cioè di fatto la smetta di “rompere”). Fra qualche giorno, per discutere una comune posizione su tale questione, si troveranno organismi di Francia, Germania, Italia. In effetti, le aziende energetiche dei tre paesi stanno con Gazprom nell’ormai ben noto gasdotto. Tutte queste rilevanti notizie non si trovano nei giornali di “destra”, i cui giornalisti scrivono le cazzate sopra menzionate; e per il resto accettano il terreno di scontro scelto dal nemico sulle “luci rosse”, il gossip, ecc. Le conclusioni sono ovvie.
Di come siamo arrivati a questo punto, a partire dal colpo di Stato mascherato da operazione giudiziaria del ’92-’93, con intervento di Berlusconi, continuazione contro di lui della stessa manovra dei magistrati fino a quest’ultimo assalto, abbiamo detto più volte e qui lo do per conosciuto. Bisognerà certo indicare per sommi capi – con invito a chi fa storia di operare una profonda revisione di quella scritta dai vincitori – le vicende italiane degli ultimi 65 anni. Ci sto riflettendo, per flash, non con la preparazione dello storico. Intanto, una succinta cronistoria di quanto successo “da Craxi a Berlusconi” sta uscendo in Indipendenza (in questi giorni è stata pubblicata la prima parte), a firma La Grassa-Santisi, con una cospicua documentazione raccolta pazientemente dal secondo.
Personalmente, considero ridicolo il comportamento di Berlusconi ad Arcore e “dintorni”; non vi è dubbio che mostra una mentalità da “burino” lanciato nelle alte sfere del sesso a pagamento e della vanagloria di un vecchiotto che ancora funziona. In realtà, mi viene sempre in mente che è partito come cantante da night e da crociere; e continuo a pensare che il suo intuito di imprenditore sia in buona parte dovuto a Craxi, da una parte (e come “primo stadio del missile”), e a gente del tipo di Confalonieri e anche di Dell’Utri (uomo di grande intelligenza e cultura, fatto fuori, mafia o non mafia, perché sarebbe stato ingombrante come cervello pensante), dall’altra. Tuttavia, se B. è ridicolo, i suoi accusatori per “luci rosse” e, raggiungendo il colmo dell’assurda faziosità, per sfruttamento della prostituzione e simili, sono semplicemente disgustosi nel loro moralismo da immorali. Non conosco questi magistrati, ma posso ben immaginare di che cosa siano capaci per perseguire una qualsiasi persona su ordine di certi ambienti, mentre sono incapaci di svolgere con solerzia ed efficienza il normale lavoro che competerebbe loro.
Conosco invece abbastanza bene il ceto intellettuale, molto “alternativo”, della “sinistra” uscita sia dai mille tradimenti del Pci sia dal comunismo ancora “duro e puro” (tutti sessantottini e settantasettini e oltre). Conosco molte storie che dire boccaccesche significa fare loro onore, perché si tratta di semplice volgarità e cattivo gusto, di puttanaio del genere di quello berlusconiano, solo con donne meno belle, finte intellettuali raffinate o attrici di cinema e teatro (in uso e in disuso). Le loro feste non sono da miliardari, ma da piccolo-borghesi che imitano i grandi ricchi (nulla di più meschino di questa mentalità, che ho conosciuto fin da ragazzo, io figlio di signori, innamoratosi del comunismo e trovatosi a frequentare, con noia e fastidio superati in nome della lotta “ideale” che avrebbe salvato l’Umanità, certi ambientini del Pci e poi, molto peggiori, “gruppistici”). Sono stato costretto a superare anche momenti di disagio; e ho dovuto rivalutare la mia “classe” di appartenenza, cattiva e senza tante remore, ma con un gusto che questi “villani rifatti”, pieni solo di prosopopea finto-culturale, manco riuscivano nemmeno ad immaginare (salvo attonita frequentazione di alcuni salotti di qualche attempata “signora”, mantenuta da “alto-borghesi”, che si faceva sbattere dai giovanotti del “movimento” per vincere il proprio spleen da “alto-puttana” sulla via del tramonto).
Tutto questo, sia chiaro, non ha gran che interesse, l’ho soltanto riferito per far capire che non sono nato ieri, che di cose ne ho viste – anche dal punto di vista di “affari” fatti da chi si è poi buttato addosso a Dc e Psi per tangenti e altro, avendo agito nello stesso modo, ma con la magistratura quale propria alleata e al servizio dei loro stessi “padroni” confindustriali e d’oltreatlantico – e che conosco quel ceto medio semicolto, succhiatore diretto o indiretto di spesa pubblica e dedito a lavori non solo improduttivi ma proprio inutili. Un ceto tipico di una società (ex) opulenta, con strutture sociali distorte dalla particolare storia del dopoguerra di un paese sconfitto, ma che, tradendo e passando all’ultimo momento con i vincitori, ha goduto di una prosperità viziata appunto da questo “peccato originale”, trascinando nel vortice del doppiogiochismo e del piede in più staffe pure il comunismo, di ben diversa origine e dignità, persa però completamente in un dopoguerra di trasformismo e svendita continua.
L’importante è la totale assenza di reale potere da parte di quest’uomo che sembra al centro della politica italiana, che la condiziona talmente da non esserci nulla più di una costante e furibonda lite pro o contro la sua permanenza al potere (immaginario). Da quasi vent’anni viviamo in un mondo creato da “illusionisti”. Sempre più mi viene in mente Frankestein e il suo Mostro. Il fatto è che in Italia l’unica sinistra è stata quella dei socialisti, in particolare durante la gestione Craxi. Nessuna particolare rivalutazione di questa corrente del “regime capitalistico”, che tuttavia è quella correttamente denominata sinistra. Dopo il ’92-’93 abbiamo appiccicato tale etichetta, aggiungendovi comicamente perfino il termine “progressista”, ad una mera ammucchiata di rinnegati di più bandiere: quelle del comunismo (già ampiamente degenerato e pronto per il tradimento con la segreteria del “cattolico” Berlinguer), salvato dal crollo socialistico per motivi chiariti mille volte, e quelle della Dc e Psi (Amato come paradigma di chi accoltella il proprio benefattore, simile a Bruto ma senza l’onore e lo spessore intellettuale di quest’ultimo) ridotte a piccoli brandelli salvati dai processi.
Una simile pseudo-sinistra ha avuto la sola funzione di distruggere, per fortuna non riuscendovi completamente, l’industria pubblica in quanto ultimo baluardo (con ambienti però “restati nell’ombra”) di quei lembi di autonomia, il cui annientamento fu l’obiettivo primario dell’azione della “manina d’oltreoceano” coadiuvata dai suoi servi confindustriali, mignatte ancor oggi attaccate al corpo dell’Italia. Una pseudo-sinistra, cui si aggiunse l’“agente oscuro” che fu di fatto a capo dell’operazione giudiziaria e che poi si trasferì in politica cercando di completare la propria “missione”. Questo amalgama informe e putrido di inetti e traditori (o agenti del nemico) non aveva alcuna capacità politica; finita la manovra di smantellamento dell’industria pubblica – con un parziale successo che, non realizzato fino in fondo, diveniva un insuccesso – non era in grado di inventarsi una reale politica per il paese, una politica nazionale insomma.
Alla guisa di Frankestein, simile fetida ammucchiata ha preso lo spunto dall’entrata in campo di B. per creare il Mostro: fascista, corrotto affarista, controllore di tutti i media – quando la stampa, salvo 3-4 giornali, è dei “padroni” della finta sinistra, quando in TV dilaga il ceto semiculturale di questi rinnegati e traditori con discorsi da mentecatti e per mentecatti – infine puttaniere e quindi immorale; mentre chi, da autentico valletto degli Usa andò a massacrare i serbi usando uno schifoso linguaggio orwelliano (e lasciamo perdere le questioni bancarie su cui la magistratura servizievole si è fermata), sarebbe il non plus ultra della moralità e della intelligenza politica, assieme al coacervo dei suoi sodali (che si accoltellano tra loro come sempre fanno i vari Gano di Maganza, le bande di mercenari, ecc.).
Non è pensabile che simili malandrini, di così basso conio e dediti a reciproci sguardi in cagnesco, godano dell’appoggio incondizionato degli Usa e degli organismi del loro dominio in Europa (Nato e UE in specie). Tuttavia, sono essi ad essere informati preventivamente delle varie mosse compiute contro B. per sbalzarlo di sella. E’ evidente che gli apparati, infedeli, dello Stato italiano dipendono soprattutto da centrali estere (con gli Usa in testa; e con differenziazioni, credo, tra diversi ambiti di tale paese, in cui si notano ormai tattiche diverse per affrontare la nuova situazione di avanzante multipolarismo). Ne saranno probabilmente informati alcuni ambienti confindustriali e bancari (e nemmeno molto), alcuni settori politici (ancor meno, solo lo stretto necessario). Siamo più o meno trattati come l’Afghanistan, in cui Karzai – dopo che si è dovuto soprassedere a indire nuove elezioni sotto dichiarazione di brogli, per evitare guai maggiori – è sottoposto a controlli e sottili azioni di intelligence per farlo fuori nel modo più indolore possibile (si veda il pezzo già messo nel blog e che riguarda notizie riportate dal New York Times).
Certamente, però, quello che ne sa meno di tutti è B. Non si è mai visto in alcun paese un così inesistente controllo di un premier sui Servizi e altri apparati detti, in tal caso ironicamente, di Sicurezza. Gran parte del personale utilizzato dalla Procura milanese per il suo “puttanaio” dipende dal Ministero degli Interni. Maroni è connivente o non controlla nulla? Personalmente, credo che la Lega (con il “suo” Tremonti) sia tanto vicina a B. quanto coloro che lo vogliono buttare giù. In questo momento, non le conviene agire contro il premier, commetterebbe un errore capitale – essendo fra l’altro dislocata in una sola parte del territorio nazionale e non avendo creato gli strumenti necessari per un’eventuale “secessione” – a fidarsi di traditori come quelli dell’ammucchiata dei rinnegati. Sarebbe un suicidio, sarebbe un andare allo sbaraglio. Tuttavia, manovra, sonda, fa capire la sua “sensatezza”, la sua maggiore “moralità”, la sua “moderazione” verso i magistrati, verso il presdelarep che, malgrado le capacità manovriere ereditate dal piciismo, non riesce a nascondere, salvo che al “poppolo”, da che parte sta, e con ben chiara nettezza per chi ha occhi per vedere.
Berlusconi non sa mai nulla di nulla, almeno questo è ciò che appare; penso tuttavia sia in buona parte così, pur se è incredibile. Se così è, però, abbiamo allora a che fare con un uomo, creato sia da una parte (gli “amici” che l’hanno usato quale scudo) che dall’altra (quelli che ne hanno fatto il Mostro per sopperire alle carenze politiche e per stare ancora a galla con i padroni d’oltreoceano). Allora, ci sono “uomini nell’ombra”, di indecifrabile identificazione, ma certo un tempo (prima Repubblica) legati al vecchio regime, e ancor oggi struttura portante dei resti (rilevanti comunque) dell’industria pubblica (Eni, Finmeccanica, Enel), pur se in mezzo a loro esistono ramificazioni e quinte colonne del nemico. Dopo l’attacco subito da parte di Usa e Confindustria – particolarmente devastante perché sempre mascherato, secondo l’abitudine inveterata degli Usa, con accuse di corruzione (o, per altri paesi, di brogli elettorali o di possesso di armi di distruzione di massa o altre menzogne colossali) – questi ambienti moderatamente autonomisti hanno dovuto trincerarsi dietro un uomo che aveva anche lui interesse a difendersi dall’ammucchiata al servizio dello straniero.
A volte esistono “grumi” di potere fra loro separati – o perfino in contatto ma non in modo tale da rappresentare un vero gruppo dominante in chiaro conflitto con altri – che hanno una serie di legami con lobbies varie, e variamente collocate in apparati e istituzioni sia a livello interno che internazionale. Tali “grumi” non riescono però a darsi una configurazione e struttura articolata tali da poter essere rappresentati nella sfera politica da un’organizzazione coerente e dotata di un minimo di omogeneità e linearità con riferimento sia alla politica interna sia a quella estera. In Italia, del resto, non esistono simili organizzazioni né nella pseudo-sinistra né nella pseudo-destra, che non a caso sono facilmente intercambiabili e si confondono. In nessun paese capitalistico avanzato potrebbe accadere che un Fini, considerato destro, venga corteggiato e incoraggiato da “sinistra” quasi fosse diventato un suo leader. In nessun paese, una volta messo in scacco anche questo “destro”, la “sinistra” si accontenterebbe che qualcuno della “destra” governativa attuale – Tremonti, Letta o magari un leghista attratto dall’acciughina del federalismo – si sostituisca al premier. Questa pseudo-sinistra appoggia chiunque pur di poter dimostrare ai propri padroni di aver combinato qualcosa dopo quasi vent’anni di inutili tentativi.
Non si può nemmeno parlare in senso preciso di guerra per bande – anche se la lotta in corso vi assomiglia – perché queste sono comunque formazioni di una certa stabilità che controllano determinati territori. Qui abbiamo gruppi di banditi confusi tra loro, giocatori che passano da una squadra all’altra senza nemmeno cambiare maglia, con disposizione “anarchica” sul terreno di gioco. Un minimo di schieramento si ha solo tra le forze industrial-finanziarie disposte nell’area sotto predominio degli Usa (con conseguente servaggio verso tale paese), mentre altri gruppi – lo ripeto, in formazione meno compatta ed efficace, quanto meno con azione più ambigua e ambivalente – si proiettano anche verso altre aree e si muovono con maggiore autonomia. Tuttavia, sembra che si stia producendo, causa multipolarismo crescente e differenziazione tattica dei centri strategici statunitensi, una frattura sempre più acuta all’interno dei gruppi industrial-finanziari subordinati al polo statunitense.
La confusione è quindi in aumento, gli ambiti industriali dell’autonomia non sono ancora in grado di coagulare un’alternativa; agiscono sempre per lobby, ma politicamente continuano a servirsi di Berlusconi che ha attorno a sé pochi individui, non si sa quanto fidati, quanto capaci. Tutto è gelatinoso, amebico. La sensazione di putrido cresce rapidamente, ma si deve concordare con Giacalone che scrive (23 gennaio) “c’è anche tanta gente ragionevole che, semplicemente, non vede alternative. Non crede ad una sinistra che è solo antiberlusconiana. Non crede a forze politiche senza idee, proposte e personalità. Non crede a chi parla solo di Berlusconi, nel bene e nel male. Tutte comparse. Così il protagonista tiene la scena”. La mancanza di alternativa, derivante dall’inettitudine e dal laido moralismo di forze che della politica non hanno il benché minimo sentore, nasce appunto dal progressivo disfacimento di quel fronte industrial-finanziario, che aveva tenuto il campo – per motivi che dovrebbero essere studiati a fondo nella storia almeno di questo dopoguerra, ma con radici nelle vicende della seconda guerra mondiale e prima ancora – per parecchi decenni.
La forza dell’industria pubblica è stata tenuta in scacco a lungo dopo l’assassinio di Mattei (non di sola fonte americana, non con la solita storia delle “sette sorelle”, dovremmo guardare meglio nella nostra “borghesia” privata, quella del tradimento del 1943), ma ha resistito nel mentre imperversava la Confindustria agnelliana con il compromesso storico, la concertazione, il parassitismo finanziario e l’assistenza statale, il tutto nascosto per un breve periodo dietro l’imbroglio della “qualità totale”, per propagandare il quale furono lautamente “remunerati” pure molti intellettuali “ultrarivoluzionari”, la cui vergogna culturale e morale resterà quale pietra miliare dello sprofondamento di questo ceto di saltimbanchi, che ancora imperversano pur ormai marci, putrefatti, con un odore di cadavere che ammorba l’aria.
Dopo il crollo socialistico del 1989-91, con il dilagare dei rinnegati di ogni risma e l’azione della magistratura a comando straniero e confindustriale, l’industria pubblica fu attaccata da questa pseudo-sinistra, con i vari Ciampi, Prodi, Amato, Draghi (e Bazoli, Andreatta, Spaventa, ecc. che si dice fossero sul Panfilo Britannia) e compagnia varia, riuscendo comunque a salvare alcuni suoi comparti essenziali, di punta e strategici, trincerandosi dietro Berlusconi. Essa non ha però ancora saputo andare oltre un’azione indubbiamente efficace a livello di affari conclusi a livello internazionale, rimanendo sempre esposta agli attacchi perversi dei soliti nemici (“privati”); in parte indeboliti ora da una rottura (proprio insanabile, senza possibili nefasti compromessi?) tra Confindustria e la Fiat “industriale”, con riflessi positivi anche nella frattura prodottasi all’interno della sedicente unità dei sindacati (apparati burocratici di Stato), che sono sempre stati – soprattutto dopo la sconfitta del 1980 – complici (e pare anche finanziati) della Confindustria stile agnelliano. Da un altro punto di vista, però, i nemici potrebbero essere ancora molto pericolosi, appunto con la Fiat più strettamente legata al capitalismo americano tramite i fatti ben noti (Chrysler, finanziamenti ottenuti dagli Usa, ecc.) su cui non mi soffermo ulteriormente.
Siamo dunque in una evidente situazione di stallo, che ci indebolisce nel momento in cui ci si addentra nella nuova fase storica. Ci si raccontano continue menzogne o comunque mezze verità (non molto differenti dalle menzogne). Non siamo fuori della crisi, che è il fenomeno “superficiale” rivelatore di tale nuova fase in apertura (in uno stadio più avanzato subentreranno ben diverse “crisi”). Del resto, questi imbroglioni sostengono che la crisi (economica) sta per essere risolta quando fa loro comodo diffondere quell’ottimismo scioccamente indicato quale cura principe. Quando invece si tratta di evitare scelte improcrastinabili, ad esempio le elezioni o un qualche definitivo regolamento di conti che almeno dia inizio all’uscita dal pantano, allora la crisi è grave, bisogna concentrarsi su di essa. Dobbiamo così sorbirci le stucchevoli prediche presidenziali: o quelle della Repubblica o quelle della Confindustria (certo più gradevoli come aspetto fisico dell’officiante). Sarebbe ora di finirla anche con la smania dei conti in ordine. Tanto più che il Debito pubblico non accenna a diminuire (anzi il contrario); questo è semplicemente un sintomo della distorsione assistenzialista e clientelare del sistema (im)produttivo italiano, strettamente connessa ad una struttura sociale negativa in quanto caratterizzata dalla crescita dell’esercito parassitario sia tra i capitalisti che tra i lavoratori.




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