Nucleare in Italia entro tre anni
Berlusconi, Sarko e Vladimir
Il trio atomico che spaventa Obama
di Franco Bechis
Chissà se è tornato in mente a Silvio Berlusconi ieri mentre scherzava con Vladimir Putin a Villa Gemetto quel che era accaduto solo qualche mese fa, fra la fine dell`estate e l`autunno 2009. Prima il grande freddo fra Italia e Stati Uniti seguito all`annuncio dell`opzione berlusconiana per South Stream, il gasdotto russo preferito al Nabucco caro agli americani. Ci fu la protesta formale - perfino inusuale- del neo ambasciatore Usa a Roma, David H. Thorn, che in un` intervista sibilò:
«Siete troppo legati sul gas. Al Dipartimento di Stato, nel governo americano, il timore riguarda l`Europa, non solo l`Italia».
Qualche giorno dopo un articolo, buttato lì su La Stampa di Torino:
"E ora gli americani puntano su Gianfranco", a ingigantire anche in chiave della querelle energetica, il viaggio in Usa del presidente della Camera, Fini, previsto per i primi di febbraio.
Quel viaggio c`è stato, e così ne ha scritto America Oggi sotto il titolo "La cotta americana per Fini": «I liberal americani che hanno sostituito i più o meno neo-con repubblicani nelle stanze dei bottoni di Washington hanno inviato un segnale ai Palazzi di Roma che contano: per l`America il politico italiano più adatto aprendere il posto del premier Silvio Berlusconi oggi risponde al nome di Gianfranco Fini. Così è nella wish list (lista dei desideri) di chi è oggi al potere con Obama».
Quasi in contemporanea su The Nation uscì un articolo sulla prudenza di Fini nel rapporto con Putin.
SUGGESTIONI
Saranno suggestioni, ma quel che è avvenuto ieri a villa Gernetto anche per questo non è sembrato così distante dalle piccole vicende politiche di casa nostra che avevano dominato la settimana precedente. Certo, l`alleanza sull`atomo fra Italia e Russia non provocherà scossoni diplomatici con gli Usa come quelli dell`autunno scorso. Ma si può essere certi che a Washington avranno gradito assai meno l`annunciato ingresso della Francia- con Edf nel gasdotto South Stream che diventerà operativo nel primo semestre 2012.
Perché quell`asse fra Putin-Berlusconi e Sarkozy è proprio quel che apertamente temevano alla Casa Bianca: un`Europa che pezzo dopo pezzo si sottrae all`area di influenza energetica americana rischiando di dipendere in buona parte dalla Russia. Se il triangolo è quello, allora anche la scelta nucleare potrà creare preoccupazioni al di là dell`Atlantico. Perché anche la principale fonte di diversificazione energetica di Francia e Italia si legherà strettamente alla Russia di Putin. Ieri è stato firmato un memorandum di intesa scientifico legato al progetto Ignitor, che prevede la sperimentazione in un reattore termonucleare in Russia. Il progetto è antico, e la collaborazione scientifica non è una novità assoluta: insieme ai russi lavoravano da tempo i ricercatori di Enea, del Mit di Cambridge (da cui proviene il capo progetto, un italiano, il prof. Bruno Coppi), del Politecnico di Torino, del Cnr e di Ansaldo Ricerche. Ma insieme al rafforzamento della ricerca congiunta, Italia e Russia hanno siglato anche alleanze operative nel settore della costruzione di centrali e nucleari e della distribuzione dell`energia attraverso i due colossi nazionali:Enel e Inter Rao Ues.
Sarà il gruppo italiano guidato da Fulvio Conti a realizzare la prima partnership pubblico-privata in Russia sviluppando la nuova centrale nucleare di Kaliningrad, composta da due gruppi da 1.170 Mw e con tecnologia Vver di terza generazione.
MATRIMONIO ATTESO
Un matrimonio che non deve stupire: anche se l`Italia in questi anni è stata fuori dal nucleare, Enel è forse fra i pochi gruppi al mondo ad avere già sviluppato e realizzato fuori dai confini nazionali centrali nucleari con tutte le tecnologie esistenti al mondo: la Vver in Slovenia (a Mohovice), la Candu in Romania, la tecnologia americana di Westinghouse in Spagna e l`Epr di terza generazione acquistata dalla Francia in Slovacchia.
Non solo: Enel da tempo lavora in Russia, con partecipazioni in aziende che completano tutta la catena produttiva e distributiva dell`energia tradizionale (centrali elettriche). Insomma, c`è una storia imprenditoriale che non è di queste ore. Ma quando le partnership industriali vengono messe in fila una per una diventando tasselli di un patto fra governi come accaduto ieri a villa Gernetto fra Berlusconi e Putin, la materia diventa assai più incandescente e non per colpa di un reattore.
Questo patto sull`atomo provocherà una scossa in più nei rapporti fra Roma e Washington. E allora rileggersi quelle cronache e quegli entusiasmi sulla stampa Usa per il viaggio di Fini del febbraio scorso può essere istruttivo.
Rassegna Stampa
carlomartello




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