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    Predefinito Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    Nucleare in Italia entro tre anni

    Berlusconi, Sarko e Vladimir
    Il trio atomico che spaventa Obama


    di Franco Bechis


    Chissà se è tornato in mente a Silvio Berlusconi ieri mentre scherzava con Vladimir Putin a Villa Gemetto quel che era accaduto solo qualche mese fa, fra la fine dell`estate e l`autunno 2009. Prima il grande freddo fra Italia e Stati Uniti seguito all`annuncio dell`opzione berlusconiana per South Stream, il gasdotto russo preferito al Nabucco caro agli americani. Ci fu la protesta formale - perfino inusuale- del neo ambasciatore Usa a Roma, David H. Thorn, che in un` intervista sibilò:
    «Siete troppo legati sul gas. Al Dipartimento di Stato, nel governo americano, il timore riguarda l`Europa, non solo l`Italia».
    Qualche giorno dopo un articolo, buttato lì su La Stampa di Torino:
    "E ora gli americani puntano su Gianfranco", a ingigantire anche in chiave della querelle energetica, il viaggio in Usa del presidente della Camera, Fini, previsto per i primi di febbraio.
    Quel viaggio c`è stato, e così ne ha scritto America Oggi sotto il titolo "La cotta americana per Fini": «I liberal americani che hanno sostituito i più o meno neo-con repubblicani nelle stanze dei bottoni di Washington hanno inviato un segnale ai Palazzi di Roma che contano: per l`America il politico italiano più adatto aprendere il posto del premier Silvio Berlusconi oggi risponde al nome di Gianfranco Fini. Così è nella wish list (lista dei desideri) di chi è oggi al potere con Obama».
    Quasi in contemporanea su The Nation uscì un articolo sulla prudenza di Fini nel rapporto con Putin.

    SUGGESTIONI
    Saranno suggestioni, ma quel che è avvenuto ieri a villa Gernetto anche per questo non è sembrato così distante dalle piccole vicende politiche di casa nostra che avevano dominato la settimana precedente. Certo, l`alleanza sull`atomo fra Italia e Russia non provocherà scossoni diplomatici con gli Usa come quelli dell`autunno scorso. Ma si può essere certi che a Washington avranno gradito assai meno l`annunciato ingresso della Francia- con Edf nel gasdotto South Stream che diventerà operativo nel primo semestre 2012.
    Perché quell`asse fra Putin-Berlusconi e Sarkozy è proprio quel che apertamente temevano alla Casa Bianca: un`Europa che pezzo dopo pezzo si sottrae all`area di influenza energetica americana rischiando di dipendere in buona parte dalla Russia. Se il triangolo è quello, allora anche la scelta nucleare potrà creare preoccupazioni al di là dell`Atlantico. Perché anche la principale fonte di diversificazione energetica di Francia e Italia si legherà strettamente alla Russia di Putin. Ieri è stato firmato un memorandum di intesa scientifico legato al progetto Ignitor, che prevede la sperimentazione in un reattore termonucleare in Russia. Il progetto è antico, e la collaborazione scientifica non è una novità assoluta: insieme ai russi lavoravano da tempo i ricercatori di Enea, del Mit di Cambridge (da cui proviene il capo progetto, un italiano, il prof. Bruno Coppi), del Politecnico di Torino, del Cnr e di Ansaldo Ricerche. Ma insieme al rafforzamento della ricerca congiunta, Italia e Russia hanno siglato anche alleanze operative nel settore della costruzione di centrali e nucleari e della distribuzione dell`energia attraverso i due colossi nazionali:Enel e Inter Rao Ues.
    Sarà il gruppo italiano guidato da Fulvio Conti a realizzare la prima partnership pubblico-privata in Russia sviluppando la nuova centrale nucleare di Kaliningrad, composta da due gruppi da 1.170 Mw e con tecnologia Vver di terza generazione.

    MATRIMONIO ATTESO
    Un matrimonio che non deve stupire: anche se l`Italia in questi anni è stata fuori dal nucleare, Enel è forse fra i pochi gruppi al mondo ad avere già sviluppato e realizzato fuori dai confini nazionali centrali nucleari con tutte le tecnologie esistenti al mondo: la Vver in Slovenia (a Mohovice), la Candu in Romania, la tecnologia americana di Westinghouse in Spagna e l`Epr di terza generazione acquistata dalla Francia in Slovacchia.
    Non solo: Enel da tempo lavora in Russia, con partecipazioni in aziende che completano tutta la catena produttiva e distributiva dell`energia tradizionale (centrali elettriche). Insomma, c`è una storia imprenditoriale che non è di queste ore. Ma quando le partnership industriali vengono messe in fila una per una diventando tasselli di un patto fra governi come accaduto ieri a villa Gernetto fra Berlusconi e Putin, la materia diventa assai più incandescente e non per colpa di un reattore.
    Questo patto sull`atomo provocherà una scossa in più nei rapporti fra Roma e Washington. E allora rileggersi quelle cronache e quegli entusiasmi sulla stampa Usa per il viaggio di Fini del febbraio scorso può essere istruttivo.

    Rassegna Stampa


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 01-04-11 alle 11:42

  2. #2
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa


    Da notare le recenti intromissioni americane sulla faccenda delle intercettazioni e sulla "libertà della magistratura", a conferma che la nostra sovranità si ferma dove inizia ad operare la casta dei magistrati (la 'rivoluzione' di 'Mani pulite' docet). Urge una vera riforma berlusconiana della giustizia.

    carlomartello
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Da notare le recenti intromissioni americane sulla faccenda delle intercettazioni e sulla "libertà della magistratura", a conferma che la nostra sovranità si ferma dove inizia ad operare la casta dei magistrati (la 'rivoluzione' di 'Mani pulite' docet). Urge una vera riforma berlusconiana della giustizia.

    carlomartello
    hammer vedrai che Berlusconi si piegherà ai voleri atlantisti.
    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 13:05

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da msdfli Visualizza Messaggio
    hammer vedrai che Berlusconi si piegherà ai voleri atlantisti.
    Piegarsi ai voleri atlantisti significa poco. Per ora Berlusconi sta conseguendo notevoli traguardi nazionali ed esteri. E se è vero che Fini è la sciacquetta dell'amministrazione Obama la rottura forte avvenuta in questi ultimi mesi è un fatto altrettanto notevole.

    P.S.
    Bentornato non ti si vedava da un pò. hefico:


    carlomartello
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  5. #5
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Ma si può essere certi che a Washington avranno gradito assai meno l`annunciato ingresso della Francia- con Edf nel gasdotto South Stream che diventerà operativo nel primo semestre 2012.
    Perché quell`asse fra Putin-Berlusconi e Sarkozy è proprio quel che apertamente temevano alla Casa Bianca: un`Europa che pezzo dopo pezzo si sottrae all`area di influenza energetica americana rischiando di dipendere in buona parte dalla Russia
    Aggiungiamo, a proposito dell'Europa, la Germania, Berlino appoggia la creazione di un Esercito europeo e la rimozione delle testate americane stanziate nel Continente in accordo coi russi e assieme ad alcuni Stati-satellite dei tedeschi quali Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Norvegia.
    http://forum.politicainrete.net/rivo...o-europeo.html
    L'Esercito europeo è anche il fine della creazione della Brigata transalpina italo-francese.
    Equilibrio delle Forze, Berlusconi alle prese con la Politica estera
    Ricordiamo inoltre che la Francia sta vendendo le super navi da guerra francesi classe Mistral ai russi irritando parecchio il Baltico.

    carlomartello
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    per l`America il politico italiano più adatto aprendere il posto del premier Silvio Berlusconi oggi risponde al nome di Gianfranco Fini. Così è nella wish list (lista dei desideri) di chi è oggi al potere con Obama».
    per questo silvio fa bene a tenerselo vicino...
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  7. #7
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa



    SE IL CAVALIERE SFIDA GLI YANKEE COME MATTEI

    Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di venerdì 22 maggio 2009

    Immaginate una Europa energicamente indipendente? Immaginate che stravolgimento economico politico? Questo era nelle intenzioni di Mattei, questo si potrebbe avverare con l'accordo Eni- Gazprom. per il gasdotto South Strem. Usa non gradiscono e neanche Buxelles, favorevole al Nabucco. Una partita complessa e forse pericolosa, per Mattei lo fu.


    Gli stessi obiettivi, la stessa partita, gli stessi nemici, speriamo non lo stesso tragico epilogo. Alla luce di quanto Allessandro Sallusti ha ieri rivelato in queste pagine, sono molte, e inquietanti, le analogie tra personaggi in apparenza agli antipodi: Enrico Mattei e Silvio Berlusconi. Gli Stati Uniti non hanno digerito che il nostro presidente del consiglio si sia adoperato (...) (...) affinché Eni e Gazprom suggellassero un accordo per la costruzione del gasdotto South Strem, che potrebbe incidere sugli equilibri dell`energia in Europa. S`è messa di traverso anche Bruxelles, intenzionata a ridimensionare i rapporti commerciali con Mosca e favorevole come gli Usa - a un altro gasdotto, il Nabucco, che partendo dalla Turchia dovrebbe giungere a Vienna, convogliando combustibile dall`Azerbaigian, dall`Iran e perfino dall`Asia centrale.

    Mattei si era già mosso in una simile prospettiva.

    Nel 1960, nonostante le resistenze di Fanfani, timoroso delle reazioni americane, strinse un`intesa con l`Urss di Krusciov: 12 milioni di tonnellate di petrolio in quattro anni, al prezzo di 1 dollaro e 26 centesimi al barile, il più basso sul mercato. In cambio, l`Urss avrebbe ricevuto tubi Finsider, attrezzature della Nuovo Pignone e gomma sintetica. Le quotazioni imposte dalle famigerate Sette sorelle non potevano reggere la concorrenza, tanto che la Standard Oil decise un ribasso, costringendo le altre grandi compagnie a fare altrettanto.

    Negli stessi il presidente dell`Eni giocava le sue carte anche in Algeria. La complessa trama diplomatica che aveva intessuto fu sul punto di compiersi nel 1962; essa prevedeva un accordo i cui capisaldi erano costituiti dalla costituzione di una società mista franco-italo-algerina, dalla realizzazione di una raffineria e dalla posa di un metanodotto che unisse le due sponde del Mediterraneo.

    Nel giugno 1961, a Genova Pegli, Mattei aveva inaugurato il primo tratto dell`oleodotto che avrebbe dovuto spingersi attraverso la Svizzera fino a Igolstadt, in Baviera, e di li salire alla volta di Stoccarda. Dall`iniziativa erano state escluse le compagnie del cartello e questa, si augurò, avrebbe dovuto essere la regola. Da un paio d`anni, l`Eni aveva volto lo sguardo a Nord. Con la Germania del cancelliere Adenauer aveva perfezionato il progetto Centro Europa, capace di assicurare l`indipendenza energetica al vecchio continente. Il disegno era chiaro: il petrolio russo e quello algerino avrebbero ridimensionato il cartello anglo-olandese e americano, avviando una reale cooperazione in un`Europa che andava dall`Atlantico agli Urali.

    Indipendenza energetica e ruolo europeo, anche allora; l`Eni dei primi Sessanta si era accordata con De Gaulle, quella di oggi con Edf. Scrisse il Foreign Office in un rapporto del luglio 1962: "Non è un`esagerazione asserire che il successo della politica matteista rappresenti la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo... Le compagnie petrolifere internazionali hanno tutto il diritto di difendersi". A 47 anni di distanza lo scenario si ripete: ancora una volta si parla di energia russa e dei mezzi per portarla in Europa, suscitando la contrarietà di Stati Uniti e Inghilterra. Se non bastasse, Mattei e Berlusconi - uniti anche dal comune desiderio di piacere alle donne - condividono gl`identici nemici interni: la borghesia che conta e i suoi giornali, ostili al primo presidente dell`Eni come all`attuale presidente del consiglio. Il grande Indro ebbe l`occasione di attaccare entrambi: l`uno con quattro velenossimi articoli nel 1962, l`altro ogni volta che gli si presentò il destro dopo la discesa in campo del `94.

    Gli americani, l`hanno dimostrato con Andreotti e Craxi, non esitano a porre in condizione di non nuocere chi ostacola i loro intereressi.

    La magistratura, braccio secolare dei poteri forti, è sempre pronta; finora, però, non è bastata. A questo punto, se Berlusconi vi proponesse un passaggio sul suo aereo privato - come Mattei fece con il giornalista americano William Mc Hale - sarebbe prudente declinare l`invito.
    Marista Urru - Berlusconi come Mattei dopo l'accordo ENI Gazprom
    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 13:12

  8. #8
    Bushidō
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    L’ ASSE BERLUSCONI – ENI - PUTIN NEL MIRINO DI OBAMA

    DI FAUSTO CARIOTI


    L’ipotesi del “complotto” internazionale ai danni del presidente del Consiglio inizia a farsi largo anche tra chi non ha grandi simpatie per Silvio Berlusconi. Tipo Lucia Annunziata, che ieri sulla Stampa ha parlato del possibile “complotto Bilderberg”: un club dei potenti della terra che si riunisce ogni anno sotto la guida spirituale di Henry Kissinger e traccia l’indirizzo che dovrà prendere il mondo nei dodici mesi seguenti. Inutile dire che l’impronta del circolo è spiccatamente anglosassone. Tanto più lo è stata quest’anno (l’incontro è avvenuto a cavallo della metà di maggio), grazie alla presenza di numerosi plenipotenziari della diplomazia statunitense. E dato che il governo italiano è visto a Washington come la testa di ponte mediterranea della Russia di Vladimir Putin e Dmitry Medvedev, la quale oggi è ai ferri corti con gli Stati Uniti tanto quanto lo era ai tempi di George W. Bush, la voglia di tirare le somme e dire che per la Casa Bianca (e per il “circolo Bilderberg”) Berlusconi è un ostacolo da rimuovere è forte.



    I fedelissimi del premier, che pure sentono l’aria farsi pesante attorno al capo, per ora preferiscono puntare l’indice altrove. Tipo Niccolò Ghedini, che dice di vedere in atto «una forma di strategia di isolamento dell’Italia» e la imputa alla voglia di certi “poteri economici” di bloccare la Fiat nel momento in cui sta cercando di diventare una multinazionale dell’automobile. Ma è una lettura che rischia di peccare di ingenuità. Ciò che sta creando problemi agli Stati Uniti, infatti, non è la Fiat, ma la politica estera ed energetica italiana. In particolare, l’asse tra Berlusconi e Putin, cementato dalle intese tra Eni e Gazprom.

    Questo quotidiano per primo aveva scritto, sei mesi fa, che Berlusconi era riuscito a «portare l’Italia nella sfera d’influenza del Cremlino e allontanarla dall’orbita americana». Oggi lo stesso concetto appare tra le righe dei commentatori di sinistra. La situazione, da allora, si è persino fatta più complicata. Perché all’epoca alla scrivania dello studio ovale della Casa Bianca sedeva Bush, un amico del nostro presidente del consiglio. Con il quale i rapporti politici erano stati molto meno idilliaci di quanto destra e sinistra volessero far credere (lo scorso settembre il vicepresidente americano Dick Cheney era venuto a Roma per criticare l’appoggio dato da Berlusconi all’operazione militare russa in Georgia), ma il feeling personale era sempre rimasto solido. Con l’arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca il governo italiano ha dovuto ricominciare da zero, e non è impresa facile. Anche perché Obama è personaggio freddo, calcolatore, che alla politica dei rapporti personali preferisce di gran lunga la realpolitik degli interessi. Così l’Italia, che più di tanto non ha da dare agli Stati Uniti, è stata messa nella “seconda fascia” degli alleati europei, quelli meno importanti. Stessa sorte toccata alla Spagna di José Luis Zapatero, a dimostrazione del fatto che con Obama non conta essere di destra o di sinistra, ma solo quello che puoi dare alla causa statunitense.

    E l’Italia, in questo momento, sta dando soprattutto rogne. L’ultima è di pochi giorni fa. Al dipartimento di Stato americano, dove le mosse dell’Eni sono seguite con attenzione - e non certo da oggi - non è passato inosservato l’accordo siglato il 15 maggio (proprio mentre in un hotel di Atene era in corso il summit del “club Bilderberg”) tra Eni e Gazprom, ultima grande intesa strategica tra le due aziende che fanno capo al governo italiano e quello russo. L’accordo prevede che la portata del gasdotto South Stream, attraverso il quale nel 2015 il gas russo arriverà copioso in Europa e soprattutto in Italia, aumenti da 31 miliardi di metri cubi l’anno a 63 miliardi. Quanto basta, in teoria, per fornire all’Italia i quattro quinti del suo fabbisogno di metano. L’enorme infrastruttura minaccia di uccidere il gasdotto rivale, Nabucco, quando questo è ancora in fase di progettazione. E Nabucco è fortemente voluto dall’amministrazione statunitense, perché farebbe arrivare in Europa il gas di Turkmenistan, Kazakistan e Paesi vicini, sottraendolo al controllo russo. La Ue sarebbe meno dipendente dal gas del Cremlino, la Russia perderebbe potere politico nei confronti dell’Europa (oltre a una quantità di soldi difficile da quantificare) e gli Stati Uniti incasserebbero una bella vittoria nello scacchiere della geopolitica.

    Il problema, appunto, è costituito da governo italiano ed Eni. Che a parole appoggiano ambedue i progetti, ma in realtà hanno a cuore soprattutto quello che li lega alla Russia e a Gazprom. Paolo Scaroni, amministratore delegato del cane a sei zampe, ormai dice apertamente di non credere più al progetto sponsorizzato dagli Stati Uniti. «Nabucco decollerà solo quando avrà il gas di Turkmenistan, Kazakistan e forse dell’Iran. Da quanto ho letto, questo non accadrà», ha detto Scaroni dopo l’accordo con Gazprom. Lui stesso, pochi giorni prima, siglando la maxi-intesa con i russi, aveva detto che dietro all’ampliamento della capacità di trasporto del gasdotto c’è «un grande significato politico, perché tutto questo gas arriverà in Europa senza dover più passare dal territorio dell’Ucraina». Troppo dipendenti dal gas russo? Affatto: in quelle stesse ore, Berlusconi commentava che «dovremmo essere felici che un paese amico ci dia la possibilità di avere l’energia di cui abbiamo bisogno». L’Unione europea (e gli Stati Uniti) avrebbero preferito invece mantenere in gioco l’Ucraina. A marzo, proprio per questo motivo, la Ue aveva siglato un’intesa con il governo di Kiev per ammodernare i gasdotti ucraini. «Una perdita di tempo e di mezzi finanziari», aveva commentato Scaroni, perché quell’intesa escludeva «chi il gas lo produce, cioè la Russia».

    Insomma, le certezze sono che il patto tra Roma e Mosca è davvero d’acciaio, e che l’intesa non è solo economica, ma - per ammissione dei protagonisti - politica. Questo per Washington è un problema. Fino a che punto l’amministrazione Obama intenda spingersi e fin dove possa arrivare, è tutto da vedere. Ma alla Casa Bianca non sono mai andati troppo per il sottile quando si tratta di avere il controllo degli idrocarburi. E credere che certe abitudini siano tramontate solo perché adesso comanda un afroamericano democratico rischia di rivelarsi un errore fatale.
    ComeDonChisciotte - L’ ASSE BERLUSCONI – ENI - PUTIN NEL MIRINO DI OBAMA
    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 13:12

  9. #9
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    Predefinito Rif: Berlusconi-Putin: l'incubo di Obama in Europa

    OBAMA COME GIUDA

    Il presidente ci sorride ma convoca Gorbaciov: aiutami a fermare l'Italia berlusconiana. Obiettivo: spezzare l'asse Silvio-Putin e avere mano libera sull'Europa

    LA CASA BIANCA CHIAMA GORBACIOV: FERMA SILVIO

    Il presidente Usa Chiede aiuto all'ex leader sovietico per spezzare l'asse tra il premier e Putin, troppo filo europeo

    Come se non bastassero veline, divorzio e giudici. Anche sul fronte internazionale Silvio Berlusconi ha le sue gatte da pelare. In questo caso si tratta di partita alta, tra numeri uno del mondo, un club dove il nostro primo ministro è entrato a pieno titolo grazie alle relazioni personali con l’ex presidente Bush e con Vladimir Putin. La sinistra italiana ci ha sempre scherzato sopra, ma è un fatto ormai accertato che il Cavaliere ha contribuito in maniera determinante a tenere buoni i rapporti tra le due superpotenze Usa e Russia. Era di casa al Cremlino come alla Casa Bianca e più di una volta si è prestato a fare da mediatore, come nel caso della delicata crisi georgiana. Ora Bush non c’è più, al suo posto è arrivato Obama e Putin sta cedendo non si sa quanto spontaneamente fette di comando al suo delfino e presidente Dmitry Medvedev. Ovvio che gli equilibri stiano cambiando ma forse nessuno immaginava in tempi così rapidi e in modi così bruschi. (…) (…) Al di là delle dichiarazioni di facciata, delle foto in amichevoli atteggiamenti come è successo al recente G 20 di Londra, mister Obama ha deciso di tagliare le gambe al ruolo internazionale dell’Italia berlusconiana. Ovviamente nulla deve apparire e gli stessi canali diplomatici ufficiali non sono abbastanza sicuri per mettere in atto delicate operazioni contro un alleato storico quale noi siamo per gli Stati Uniti. Così il 23 marzo Obama ha ricevuto una visita tenuta molto riservata da Michail Gorbaciov, ultimo segretario generale del partito comunista dell'URSS, fautore dell'operazione di cambiamento che nel 1991 ha portato alla dissluzione dell'impero comunista. Argomento all'ordine del giorno del colloquio e' stato proprio il caso Italia e più precisamente le amessa a punto di una strategia per depotenziare ad ogni costo l'asse Berlusconi-Putin troppo autonomo, troppo filo europeo e quindi troppo pericoloso per le nuove strategie dell'america di Obama.
    Che il presidente Usa preferisca avere come interlocutore Mendvedev che con Putin non e' un mistero e lo si e' capito chiaramente anche nel corso della recente tensione Usa-Mosca sulle manovre nato ai confini con la Georgia. I due preferiscono guardare ad oriente , alla cina in particolare, piuttosto che alla vecchia e incartata Europa Che rimarrebbe tagliata fuori piu' di quanto gia' non lo sia dalle grandi strategie politiche ed economiche dei prossi anni.
    Cosi', l'uomo che in patria viene inseguito per le presunte scappatelle, in america e' visto come un nemico in quanto difensore del ruolo che il vecchio continente deve giocare sullo scacchiere internazionale.
    Gia' ma perche' Gorbaciov? Premio nobelper la pace, l'ex capo dell'Unione Sovietica e' un ambasciatore occulto a tempo pieno. Tra una conferenza e un premio ha libero accesso alle stanze che contano e ancora molti e influenti amici in Russia ma anche tra i post comunisti italiani ed europei. Insomma, dietro l'immagine pubblica di un innocuo reduce a cui si deve la caduta del muro di Berlino, puo' ancora provare a muovere leve che contano. Anche in Italia.

    Sta di fatto che solo pochi giorni fa Silvio Berlusconi e Vladimir Putin hanno rilanciato la loro alleanza strategica sugellando a Soci, sul mar nero, la firma di un maxi accordo tra Eni e Gazprom sul gasdotto South Stream destinato a segnare il futuro energetico dell'Europa. Mal visto da Bruxelles che vuole a tutti costi ridurre i legami commerciali con Mosca per potenziare ancora di piu' la dipendenza con l'area del mar Caspio attraverso un altro grande gasdotto, il Nabucco che dovrebbe bypassare Russia ed Ucraina.
    Un berlusconi debole e in difficolta' insomma farebbe gioco non solo a Di Pietro e Franceschini, ma a mezzo mondo, quello che guarda a Obama come al salvatore dell'universo e al nostro continente come una terra di facili conquiste. In loco, cioe' qui da noi, giornali e giudici sono gia' al lavoro. Sempre qui, ma anche altrove, da due mesi si e' rimboccato le maniche anche Michail Gorbaciov, Nobel per la pace. Come sempre, la loro pace.
    Ministero della Difesa - Home Page
    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 13:13

  10. #10
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    NON C'E' ALTRA POLITICA ESTERA SE NON QUELLA DEL GOVERNO

    Da "IL GIORNALE" di sabato 25 settembre 2010

    L`INTERVENTO Non c`e altra politica estera se non quella del governo

    di Deborah Bergamini*

    Le parole di Italo Bocchino contro la politica estera attuata dal governo Berlusconi, espresse non per caso ad Annozero, pretendono un serio ragionamento politico. Le esternazioni di Bocchino su di una politica estera italiana «sbilanciata verso Paesi come Libia e Russia» di contro ad un «atlantismo e multilateralismo» saggiamente professati da Gianfranco Fini, imparziale terza carica dello Stato, impongono al Pdl tutto una precisa e netta affermazione della propria identità e progettualità politica anche in questo ambito. Poiché sulla politica estera ogni governo misura il valore della propria indipendenza, capacità decisionale e visione strategica per il Paese, se una fetta importante della maggioranza di governo critica in modo così radicale una linea progettuale sostenuta da anni e vincente sin dai tempi di Pratica di Mare, non possiamo che prendere atto di trovarci di fronte ad una questione di assoluta delicatezza. Non è la prima volta che i finiani puntano il dito contro la presunta «ambigua politica estera di Berlusconi».

    Si tratta di critiche ideologiche, sradicate dal contesto multipolare del nuovo scacchiere internazionale sul quale Silvio Berlusconi ha saputo muoversi con grande abilità, ottenendo, negli anni, sicurezza e sviluppo economico per le nostre imprese, efficienza energetica, azzeramento dell`invasione extraeuropea. Farebbe bene, quindi, il presidente del Consiglio a porre un ulteriore punto politico, oltre ai 5 già noti, da sottoporre all`aula il 29 settembre e alla costante verifica di governo: l`unità della maggioranza sugli indirizzi di politica estera. Questa sarebbe una cartina di tornasole per escludere l`eventualità di un voto di fiducia privo di contenuti, quindi di lealtà e sincerità, teso esclusivamente a mantenere in carica un governo dal respiro corto, contestato dall`interno persino su ciò che resta il suo fiore all`occhiello: l`attualità e l`efficacia delle sue relazioni internazionali.

    Se Gianfranco Fini e Futuro e Libertà per l`Italia intendono portare avanti vecchie forme di appartenenza geopolitica, con l`intento di apparire politicamente corretti e maggiormente affidabili agli occhi di interessi altri, né italiani né europei, liberi di farlo. Ma ciò non può essere fatto sulla pelle della maggioranza politica che dal 2008, vincendo tutte le competizioni elettorali, ha permesso loro di ottenere incarichi governativi fondamentali per la politica estera italiana, quali sono la delega al commercio estero del viceministro Adolfo Urso, e la poltrona ministeriale delle politiche comunitarie su cui siede Andrea Ronchi. Senza contare l`endorsement americano, il battesimo politico negli States, ottenuto dallo stesso Fini in qualità, e solo per quella, di presidente della Camera dalla speaker democratica Nancy Pelosi. Ecco, data la pesantezza politica della situazione, data la serietà della materia in questione ed i riflessi sullo Stato e sulla vita reale dei cittadini, il Pdl, ma soprattutto Silvio Berlusconi, farebbero bene a porre paletti piuttosto severi, da qui in avanti, anche sulla nostra politica estera. Come si è capito, qualcuno intende vanificare e delegittimare un lavoro di anni.

    *Deputato e Presidente Consulta Esteri del Pdl

    Governo Italiano - Rassegna stampa


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 07-06-11 alle 13:13

 

 
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