MILANO - Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice aveva preso in considerazione l'idea di mandare un certo numero di palestinesi in America Latina, per trovare una soluzione parziale ai milioni di profughi impossibilitati a tornare in quella che considerano la loro terra e che ora è lo stato d'Israele . Dal canto suo l'Autorità nazionale palestinese si sarebbe detta disposta a limitare a sole 100 mila persone la quota di rifugiati destinati a rientrare in Palestina, di fatto rinunciando a quella che finora è sempre stata considerata una clausola irrinunciabile nelle trattative, il cosiddetto «ritorno». Sono due delle nuove rivelazioni emerse dai Palestinian Papers,i documenti segreti divulgati dalla tv panaraba Al Jazeera e dal quotidiano britannico Guardian e che già hanno creato non pochi problemi all'Anp e agli Stati Uniti.
CILE O AMERICA LATINA- L'idea della Rice risalirebbe al 2008: «Magari potrebbero trovare paesi che contribuiscono in natura, tipo Cile, Argentina, etc», dice la Rice in uno dei documenti. La Rice aveva lanciato la proposta, apparentemente basata sul fatto che il Cile ha una consistente e storica comunità palestinese e, come l'Argentina, vaste aree di territorio scarsamente popolato, in un incontro del giugno di quell'anno tra negoziatori americani, israeliani e palestinesi a Berlino, secondo le minute consultate dal Guardian. I verbali dell'incontro non sono «parola per parola» e la Rice è identificata con le iniziali CR. La proposta di creare una sorta di stato palestinese nelle Ande, analoga a quella fatta durante il secolo scorso di «sistemare» gli ebrei in Madagascar, non era mai venuta finora in luce e potrebbe esser stata influenzata dal trasferimento di 117 profughi palestinesi in Cile tra marzo e aprile 2008, poco prima dell'incontro di Berlino.
LA DIASPORA «TRADITA» - L'Autorità nazionale palestinese nel 2009 sarebbe stata pronta a «scaricare» milioni di rifugiati palestinesi, tanto da accettare il rientro di sole 10.000 persone della diaspora. Lo scrivono Al Jazeera e Guardian, sempre pubblicando una seconda serie di documenti dei Palestinian Papers, citando un incontro del negoziatore palestinese Saeb Erekat con l'inviato speciale Usa George Mitchel nel febbraio e nel giugno 2009. Il negoziatore palestinese Saeb Erekat, scrive il Guardian, «ha detto all'inviato speciale Usa per il Medio Oriente George Mitchell, nel febbraio 2009, che «in materia di rifugiati l'accordo c'è». In un altro incontro con il proprio staff, nel giugno dello stesso anno - sempre secondo i file pubblicati da Al Jazeera e Guardian - lo stesso Erekat «conferma al proprio staff» che il premier israeliano «Olmert ha accettato (il rientro) di 1.000 rifugiati all'anno per i prossimi 10 anni» (per un totale di 10.000 persone, ndr). Anche il presidente dell'Anp, Abu Mazen - che, nota il Guardian, è un ex rifugiato - avrebbe confermato le offerte palestinesi in conversazioni private: «Sul numero dei rifugiati, è illogico chiedere a Israele di prenderne 5 milioni, o anche un milione. Ciò significherebbe la fine di Israele». E in un altro file pubblicato da Al Jazeera, ancora Erekat nel gennaio 2010 dice al diplomatico Usa David Hale che i palestinesi hanno offerto a Israele il rientro «di un numero simbolico» di rifugiati. Secondo l'emittente satellitare, Erekat avrebbe poi detto che i rifugiati non avrebbero avuto diritto di voto su un eventuale accordo di pace con Israele.