Puntualmente ogni anno le stesse rilevazioni.
Due velocità, differenze di redditi, differenze di produttività, differenze di su e giù. La solita solfa.

Il tutto dopo 160 del più bieco dei centralismi.
Esasperato all'ennesimo potenza negli ultimi 60 anni della sacra e inviolabile costituzione. Centralismo, assistenzialismo, casse del mezzogiorno, fiscalità di vantaggio, soldi a pioggia, il pubblico usato come ammortizzatore sociale, prefetti a go go, bandiere e inni ovunque.

Ma i trinariciuti si confermano tali e con cosa se ne escono?



Cioè un federalismo mai visto da 60 anni e quello all'acqua di rose senza numeri di oggi con tanto di roma capitale ha aumentato le disuguaglianze?

Posto che non considero l'uguaglianza un valore da perseguire a tutti i costi (anzi, è la diversità il motore di ogni cosa, dell'economia, dei popoli, della ricchezza, ecc.), mi si spiega come un qualcosa che non è mai esistito abbia causato tutto questo? E il centralismo parassitario meridionalista che la fa da padrone da 60 anni? Quello nulla?

Il fantomatico federalismo da una parte panacea di tutti i mali e dall'altra il male assoluto. Il tutto senza che nessuno l'abbia ancora visto. Geniale.

Un po' come il fantomatico libero mercato che ha causato la crisi ed è finito... ormai lo ripetono tutti ed è diventato un must, salvo che io faccio fatica a vederlo mentre gli Stati arrivano a prelevarti il 60% delle tue ricchezze, mentre molto bene vedo lo Stato burocratico, prefittizio e tassatore entrare dappertutto, nazionalizzare, tassare, stampare moneta a go go, eccetera eccetera.

Trinariciuti italioti sempre sono e sempre resteranno.


REDDITI, UN'ITALIA SPACCATA IN DUE

(di Manuela Tulli)

ANSA.it - REDDITI, UN'ITALIA SPACCATA IN DUE

E' un'Italia a due velocità quella che risulta dalla classifica delle Regioni dove maggiore è la presenza di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il primato negativo spetta alla Sicilia, dove risulta vivere con redditi bassissimi una persona su tre. Tutte al Sud le Regioni più povere, con anche Sardegna e Molise, mentre tra le Regioni del Nord un tasso percentuale di povertà a due cifre é riscontrabile solo in Liguria, che comunque si colloca sotto la media nazionale. Il Veneto, la Toscana e la provincia di Bolzano risultano le aree con una minore incidenza di persone in difficoltà economica. Sono i dati che emergono dal 'Rapporto Annuale 2008 del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica sugli interventi nelle aree sottoutilizzate' diffuso nei giorni scorsi dal ministero dello Sviluppo economico. Lo studio analizza proprio la situazione del Paese con un'attenzione particolare alle differenze strutturali tra aree. "Le origini internazionali dell'attuale difficile congiuntura economica - sottolinea il ministro Claudio Scajola nell'introduzione al Rapporto - non devono distrarre l'attenzione dai problemi strutturali del Paese e segnatamente del Mezzogiorno, che acuiscono l'impatto del ciclo economico sui territori".

Per il ministro la "questione meridionale" è "questione nazionale" e "la complessità della situazione impone rigore nell'analisi e coraggio nelle scelte, soprattutto nell'individuazione delle possibili linee di intervento verso cui orientare risorse finanziarie sempre più limitate". Alle differenze croniche tra Nord e Sud si è aggiunta la crisi e "le possibilità di riscatto delle Regioni del Mezzogiorno sono state fortemente condizionate dal progressivo arretramento, in termini di prodotto e competitività, di tutto il Paese", rileva ancora Scajola. Tornando agli indicatori sulla povertà, non solo tutte le Regioni del Sud risultano con indici superiori alla media nazionale ma risulta anche in alcuni casi un peggioramento negli anni. Se nel 2002 i siciliani che vivevano in famiglie al di sotto della soglia di povertà erano il 23,1% della popolazione, nel 2007 sono schizzati al 31,8%. A questo si aggiungono altri indicatori di disagio: nel 2008, per esempio, l'11,7% degli italiani ha denunciato irregolarità nell'erogazione dell'acqua; una percentuale che quasi raddoppia (20,6%) nel Mezzogiorno e che tocca punte del 30,8% in Calabria. Disagi a casa e nel lavoro: il record del lavoro irregolare - sempre esaminando le tabelle del Rapporto sui cosiddetti "indicatori di contesto" - spetta alla Calabria con il 26,9% rispetto alle unità complessive di lavoro. Oltre il doppio rispetto al 12,15 della media nazionale.