Mentre raccoglierà l'eredità del Cav un centrodestra nordico pilotato da Bossi e Tremonti
Mettiamo che una sera d'estate il Cavaliere si faccia davvero da parte con un gesto a suo modo generoso.
Mettiamo che anche i suoi nemici, in politica e nelle procure, siano a loro volta così generosi da lasciarlo uscire di scena senza scatenargli dietro i doberman, la squadra del buon costume e una Batmobile piena di supereroi in costume da carnevale.
Mettiamo che si vada al voto e che non ci tocchi convivere di qui al 2013, fino all'ultimo giorno d'una legislatura tra le più sciagurate della storia repubblicana, con le sciantose di Arcore ogni giorno in prima pagina.
Mettiamo che i talk show cambino ordine del giorno e che i giornalisti tornino a occuparsi d'informazione nuda e cruda lasciando la filosofia morale a filosofi e teologi di passo.
In questo caso che cosa succederebbe?
Chi raccoglierebbe l'eredità del Cavaliere?
E come si presenterebbe il centrosinistra davanti agli elettori senza più lo spettro di Silvio Berlusconi da esorcizzare?
A destra, probabilmente, nascerebbe un fronte politico postberlusconiano sempre più nordista e sempre meno federalista.
Giulio Tremonti e Umberto Bossi, che ne assumerebbero quasi certamente il comando, sarebbero pronti a lanciare il cuore oltre l'ostacolo.
Non si tirerebbero indietro, occasione presentandosi, nemmeno se si trattasse di gestire la più drammatica e spericolata delle emergenze:
una spaccatura istituzionale tra nord e sud.
Mentre l'attuale opposizione (dai futuristi non ancora pentiti a Nichi Vendola passando attraverso democratici, dipietristi e fan club di Pier Ferdinando Casini) darebbe forse vita, come al momento sembra inevitabile, a un cartello delle regioni in rosso, la più probabile incarnazione futura del nostro intramontabile partito delle tasse.
Lungo nuove linee di faglia, al momento ancora invisibili, ci sarebbe probabilmente un travaso di voti (che l'ingombrante presenza del Cavaliere aveva finora reso impossibile) tra i due schieramenti.
Berlusconi ha conservato, come un insetto nell'ambra, le antiche divisioni ideologiche, rinnovando per tre lustri le sorti del caro vecchio voto identitario?
Sparito lui, probabilmente sparirebbero d'incanto anche tutti i parassiti, collocati in particolare a sinistra, del voto d'appartenenza.
Non ci sarebbe più trippa per i gatti del giustizialismo e della sinistra radicale (anche la sinistra reazionaria e devota, già democristiana, rischierebbe la morte per fame).
Al voto ideologico forse succederebbe il voto d'interesse, vale a dire un voto onesto.
Per i materialisti volgari, come leggevamo un tempo nei bignamini di filosofia, siamo ciò che mangiamo?
Bene: anche in Italia, come in tutte le democrazie mature, forse si potrebbe finalmente votare come si mangia, senza debiti caramellosi con l'utopia.
C'è anche da credere che, tramontata senza chiasso l'era berlusconiana, sia la destra che la sinistra saranno costrette, volere o volare, a rinnovare o per lo meno a rinfrescare le loro leadership, invecchiate male attraverso gl'interminabili decenni della guerra globale tra Berlusconi e i suoi nemici (giunta ormai alla sua fase parodistica, ieri il caso Spatuzza e le accuse di stragismo mafioso, oggi il caso Ruby e il reato di «bunga bunga» continuato e molesto). :sofico:
A sinistra, in particolare, i moderati assisteranno al declino del giustizialismo, del rosybindismo, del grillismo, del dipietrismo, del futurismo da intrallazzo parlamentare.
Di queste aberrazioni del catalogo politico nazionale potrebbe non restare più traccia quando Berlusconi sarà uscito di scena.
Ci sarà finalmente un'occasione, per la sinistra, di vincere sul serio le elezioni, o di perderle per colpa propria, anziché per colpa dell'union sacrée di Massimo D'Alema.
Alla sinistra andrà il cartello delle regioni in rosso - PRIMO PIANO - Italiaoggi
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Scenario improbabile ?






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