Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    Tunisia, Egitto: a cosa mira Obama?

    Il Blog di Marcello Foa
    Dunque, l’effetto domino si sta avverando. La rivolta è esplosa in Tunisia, ha contagiato l’Albania e ora si manifesta in Egitto, dove almeno 15mila manifestanti hanno osato manifestare contro Mubarak. La stampa internazionale ha salutato la ribellione con commenti entusiastici, evidenziando il risveglio della coscienza civile araba. Può darsi che abbiano ragione. Però, come ho già scritto su questo blog, sono scettico sulla spontaneità di queste manifestazioni, che invece mi sembrano incoraggiate da qualcuno e ben organizzate. Ricordate la Rivoluzione rosa in Georgia? E quella arancione in Ucraina? E la contro rivoluzione russofona sempre in Ucraina? Oggi c’è la prova: le prime furono organizzate da società Pr americane, la seconda da Mosca.

    Quel che mi colpisce in queste ore è il comportamento dell’Amministrazione Obama. Nonostante Ben Ali fosse considerato un alleato fedele, Washington non ha spesso una parola in sua difesa e quando le proteste di piazze sono diventate violente non sono risuonate, nella comunità internazionale, le parole di condanna, né la preoccupazione del Dipartimento di Stato per un possibile contagioe fondamentalista. Anzi, a rivoluzione conclusa, Obama ha salutato “il coraggio e la dignità del popolo tunisino”. nel frattempo erano usciti i file di Wikileaks, come sempre provvidenziali, nei quali risultava che l’ambasciata americana confidenzialmente negli anni passati aveva criticato aspramente Ben Ali. Quando si dice le coincidenze…

    Ora con l’Egitto Washington sembra ricalcare il copione tunisino. Negli ultimi giorni erano emersi segnali inquietanti sul Cairo, ma Washington non ha fatto una piega. Ora la folla occupa il centro del Cairo. E Washington tace.

    Forse perchè l’anziano e malato Mubarak, al pari di Ben Alì, non è più considerato indispensabile dall’Amministrazione Obama? Questa, sì, sarebbe una svolta.

    O sbaglio?

  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    Padrone debole, vassalli morti
    di Giulietto Chiesa - 29/01/2011
    Tante altre notizie su Arianna Editrice
    Fonte: megachip [scheda fonte]

    L'Egitto è in fiamme e il regime di Mubarak è alle corde. È la terza rivolta popolare che scuote le rive del Mediterraneo in poche settimane. Tunisia, Albania, Egitto. Più in là Algeri. A prima vista non c'è connessione tra le tre situazioni. A prima vista Berisha, Ben Alì e Mubarak sono tre problemi del tutto sconnessi tra di loro. Ma certe “serie” difficilmente sono del tutto casuali. L'impressione è che una stessa onda – al tempo stesso di inquietudine e di speranza - stia volando sull'intera area.
    Questa impressione potrebbe avere un'origine non immediatamente visibile, ma unica: stiamo assistendo al manifestarsi di una grande crepa nell'un tempo solida muraglia egemonica dell'Impero.
    Gli Stati Uniti non sembrano più in grado d i esercitare il controllo su scenari che furono prerogativa del loro dominio indiscusso nel corso degli ultimi 50 anni.
    Wikileaks ha irriso la diplomazia americana. La guerra afghana non ha via d'uscita. Ahmid Karzai e suo fratello trafficante di droga stanno perdendo il controllo anche sui signori della guerra che gli americani e gl'inglesi hanno pagato per tenerli buoni. L'Iran non è stato domato. Lo Yemen è rovente. In Libano Hezbollah ha ripreso il pieno comando. Israele è tracotante contro il popolo palestinese. L'Iraq è divenuto una farsa, ma continua a sanguinare. Hu Jintao procede imperterrito sulla sua strada. Resta solo a puntellare la scena un'Europa imbelle, ma che, per conto suo, tenendo il bordone a Wall Street, è costretta a rompere i patti sociali tra governi e popoli.
    Obama è stato circondato dai repubblicani e si è già arreso senza combattere, sedendosi anche lui al Tea Party. Dove i pasticcini sono bombe pronte a cadere sulle teste dei riottosi in ogni area del globo dove si alzano le proteste per una situazione mondiale pericolante e ormai senza guida.
    Un'America che si appresta – nascondendosi la verità e illudendosi di essere ancora imperiale – a sostituire l'egemonia con la forza. E torniamo ora all'Egitto. Mubarak può “vantare” il sostegno di Washington (segnatamente del vice-presidente John Biden); quello del clero governativo islamico; quello di Israele. Tre “vanti” che è improbabile gli gioveranno.
    Il fatto che la crisi sistemica che ha investito l'Occidente intero sia partita dagli Stati Uniti, e che gli Stati Uniti non riescano a farvi fronte ormai da tre anni, ha già seriamente lesionato il loro prestigio verso le leadership europee e asiatiche, per non parlare di quelle latino-americane.
    Non sarebbe da stupirsi troppo se si immaginasse che queste sensazioni di indebolimento veniss ero percepite con sempre maggiore chiarezza dalle masse popolari che devono fronteggiare regimi protetti da Washington. Debole il Padrone, debole il Vassallo. Addosso al Vassallo!
    Obama e il Pentagono, insieme a Israele, stanno valutando se possono permettersi che il confine tra Gaza e l'Egitto diventi governato da una leadership egiziana diversa da quella che ha martirizzato i palestinesi in tutti questi anni. Potrebbero decidersi a intervenire, insieme, per schiacciare la rivolta del Cairo e di Alessandria.
    Ma equivarrebbe, alla luce di quanto sta avvenendo, non solo all'interno dell'Egitto, a piantare le ultime viti non solo sulla bara di Mubarak, ma anche sulle loro prospettive di controllo di tutta l'area.

  3. #3

  4. #4
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    CUBA: FIDEL, OBAMA NON PUO' GESTIRE MANICOMIO TUNISIA E EGITTO

    (ANSA) - L'AVANA, 31 GEN - Il presidente americano Barack Obama ''non ha modo di gestire il manicomio che gli Stati Uniti hanno creato in Tunisia e in Egitto'': lo afferma l'ex leader e cubano Fidel Castro.

    ''Ce la faranno gli Stati Uniti a fermare l'ondata rivoluzionaria che scuote il Terzo mondo?'', si chiede Fidel in un articolo pubblicato oggi. E afferma che in Tunisia ''e'

    incredibile che adesso, quando il popolo sfruttato sparge sangue e saccheggia i negozi, Washington esprima la sua felicita' per il crollo''. Gli Stati Uniti, afferma l'ex presidente cubano, ''avevano imposto in Tunisia il neo liberalismo e erano felici del loro trionfo politico. La parola democrazia era scomparsa dalla scena''.

    In Egitto, ''fatto diventare dagli Stati Uniti suo alleato principale del mondo arabo, e che come paese arabo piu'

    armi ha ricevuto'', adesso ''milioni di giovani egiziani subiscono la disoccupazione e la scarsita' di cibo provocata nell'economia mondiale, mentre Washington invece afferma che li appoggia''.

    ''Il machiavellismo americano - aggiunge Fidel Castro - consiste nel fatto che mentre forniva armi al governo egiziano, l'Usaid (United States Agency for International Development, ndr) dava soldi all'opposizione''.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    Più che altro l'ingerenza di Obama è inaccettabile. A parte la regia delle sommosse, che è piuttosto facilmente riconducibile alle operazioni dell'Open Society di Soros, non si capisce di cosa parli Obama: come se Putin o Hu Jintao avessero messo bocca.
    Obama doveva essere l'uomo del multipolarismo, invece si dimostra l'uomo del soft power.

    D'altronde in un mondo dove comincia a contare il BIRC, dove cioè gli USA perdono potere geopolitico a vantaggio di nuovi poli di potenza, l'Impero Globale non può più optare per l'hard power bushiano (sanzioni, bombardamenti, guerre) ed ecco quindi che opera attraverso un soft power fatto di networking e rivolte eterodirette, ong, richiami a riforme democratiche, golpe morbidi, continuando a imperare e ad imporre il suo messianismo.

    La posizione dell'Iran in questa storia, poi, è del tutto sovrapponibile a quella irachena: siccome l'Egitto era un rivale regionale, appoggiano le destabilizzazioni democratiche sperando di ricavarne qualcosa, invece di proporre alleanze alternative che rispettino le sovranità nazionali. Anche l'Europa pavida, indeficientita dall'ideologia dei diritti umani, è incapace di difendere quello che sempre di più era diventato un suo partner strategico nell'ambito euro-mediterraneo.

    Comunque se ha retto Berisha, possiamo reggere anche noi. Il mondo arabo è più instabile anche a causa dei regimi ex-socialisti che hanno liberalizzato troppo in fretta creando vasti strati di povertà estrema (basta vedere il fenomeno degli abitanti delle tombe del Cairo) facilmente aizzabile.


    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 03-02-11 alle 10:18

  6. #6
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    Predefinito Rif: Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    2 milioni di manifestanti solo ieri tutti sorosiani, vabbè Carletto ...

    Io di mio sto con Canaglia: a Washington non sanno che pesci pigliare, quindi aspettano e provano a dirigere il corso degli eventi, infilando i loro uomini, come Nour, nel comitato delle opposizioni, nonostante il loro zero seguito popolare.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Cambio della guardia: Obama ne sa qualcosa?

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    2 milioni di manifestanti solo ieri tutti sorosiani, vabbè Carletto ...
    ? Capirai, potevano anche essere 5 milioni, sempre pezzenti aizzati sono. Il Cairo ha una popolazione complessiva di 15 milioni di unità. In Ucraina furono stimati 1 milione di arancioni a Kiev in piazza "contro i brogli elettorali", su 2 milioni e mezzo di abitanti. Rapportando non è poi tanto diverso.
    E anche in Ucraina le proteste furono appoggiate da vari partiti di opposizione, da Jushenko ai nazionalisti occidentali "Svoboda" (paradossalmente "anti-Nato").

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 03-02-11 alle 13:22

 

 

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