Fumi radioattivi, contaminato uno dei 3 container in Sardegna
IL CASO ALFA ACCIAI. Trovato dall'Università di Cagliari un quantitativo di poco superiore al limite dei mille becquerel
Resta da capire perchè i portali dell'acciaieria bresciana e dei porti di Genova e Porto Torres non abbiano segnalato l'anomalia
04/02/2011
Il piazzale dell'Alfa di San Polo, da cui sono partiti i fumi «incriminati» Radioattività di poco superiore ai limiti di legge nei fumi dell'Alfa Acciai contenuti in un camion fermato giovedì scorso in Sardegna, alla Portovesme srl. I risultati delle analisi eseguite dall'università di Cagliari su 14 campioni prelevati dalle 70 tonnellate di fumi dell'acciaieria bresciana sono stati comunicati ieri: un container è contaminato da isotopi di cesio 137 in quantitativi di poco superiori ai mille becquerel (che è il limite per un chilo di polveri). Su un secondo il limite raggiungerebbe i 700 becquerel, mentre un terzo carico è risultato non contaminato. Resta da capire come mai i portali radiometrici dell'acciaieria bresciana, ma anche quelli dei porti di Genova e Porto Torres non abbiano suonato. Con questi risultati la procura di Brescia quasi certamente aprirà un'inchiesta per approfondire il corretto funzionamento di tutte le operazioni.
Lunedì mattina in prefettura a Brescia è fissato un vertice tra Alfa Acciai, Arpa e Carabinieri dei Noe per fare il punto sulla situazione (vertice simile è in programma questa mattina a Cagliari). Per questo la stessa Alfa Acciai preferisce «non rilasciare dichiarazioni prima del tavolo istituzionale». No comment nemmeno dal direttore dell'Arpa Brescia, Giulio Sesana, che preferisce prima «visionare e approfondire i risultati delle analisi».
Non si fa attendere la reazione degli ambientalisti bresciani: domani pomeriggio (dalle 15 alle 18) il Comitato spontaneo contro le nocività ha organizzato un presidio fuori dall'Alfa contro il rischio di inquinamento radioattivo, che si somma al grave inquinamento da pcb e diossine presente a San Polo.
I VALORI RISCONTRATI. Il limite legislativo (legge di riferimento è la 241 del 2000) è stato superato di pochissimo. La radioattività riscontrata nei fumi dell'impianto di abbattimento di Alfa Acciai non è in grado di provocare rischi per la salute pubblica. Non siamo di fronte alla contaminazione rilevata sempre all'Alfa Acciai nel 1997 (radioattività centinaia di volte superiore ai limiti). Ma la vicenda va vista come un tassello da inserire in un mosaico già ricco di criticità ambientali (soprattutto a San Polo). Resta il fatto che il risultato delle analisi stride oggettivamente con le dichiarazioni rilasciate i giorni scorsi dai vertici dell'acciaieria, che garantivano il corretto funzionamento dell'impianto radiometrico e assicuravano l'assenza di contaminazione radioattiva all'interno dell'azienda. Lo stesso direttore dell'Arpa di Brescia Giulio Sesana ribadiva (a seguito di accurati controlli fatti in sinergia con vigili del fuoco e Carabinieri dei Noe) la presenza di tracce bassissime di radioattività all'interno dell'Alfa Acciai e il corretto funzionamento dei portali radiometrici. Ma con isotopi del cesio superiori ai mille becquerel/kilogrammo l'impianto avrebbe dovuto suonare.
Altro interrogativo degli ambientalisti: se sono uscite scorie radioattive significa che è entrato nell'acciaieria rottame contaminato. Ed è stato fuso. E non è detto che tutte le emissioni siano state assorbite dall'efficiente impianto di abbattimento fumi. Qualche particella del pericoloso cesio 137 potrebbe essersi sparsa nell'aria già malata di San Polo. Nessun allarmismo, s'intende. Con questi valori non c'è alcun rischio di contaminazione per la popolazione. Ma l'episodio va appunto contestualizzato e «storicizzato».
LA VICENDA. L'allarme nell'azienda sarda (che fonde i fumi delle acciaierie di mezza Italia per ricavare ancora piombo e zinco) scatta giovedì 28 gennaio. Un camion di fumi proveniente dall'Alfa Acciai di Brescia, entrando nello stabilimento fa scattare l'allarme radioattività. L'impianto radiometrico installato all'ingresso suona all'impazzata. Scattano le procedure previste dai protocolli.
Sul posto arrivano i carabinieri dei Noe di Cagliari, i tecnici Arpas coordinati dal direttore del dipartimento iglesiente, l'ingegner Giorgio Tore. I tre tir vengono posti sotto sequestro e parcheggiati in uno spiazzo antistante l'azienda. Vengono effettuati prelievi, inviati all'università di Cagliari. Per una settimana le istituzioni sarde e bresciane hanno cercato di non creare allarmismi, dichiarando che le tracce di radioattività, ad un primo controllo con contatori geiger, sembravano sotto i limiti di legge.
Purtroppo non è così. Adesso sarà compito di Alfa Acciai provvedere alla bonifica dei carichi, che dovranno essere portati in siti specializzati (presumibilmente in Germania).
LE REAZIONI IN SARDEGNA. Secondo la stampa sarda la Portovesme srl sarebbe intenzionata a chiedere danni d'immagine all'azienda bresciana. Soprattutto perché la stessa Portovesme è inquisita per un precedente caso di smaltimento di rifiuti nocivi nella campagna di Settimo San Pietro. Furenti gli ambientalisti sardi: il comitato di Portoscuso e il social forum di Cagliari ha organizzato per l'8 febbraio una manifestazione di protesta nel capoluogo sardo «per dire basta al traffico di rifiuti radioattivi e tossici sull'isola, alle relative discariche in relazione alle drammatiche condizioni della salute pubblica».
Pietro Gorlani Bresciaoggi.it - Cronaca




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