150° Cattolici contro l'unità: convegni a Rimini e Milano
Il Padano
Milàn - La rivoluzione massonica chiamata risorgimento. La rivoluzione risorgimentale non fu solamente l'aggressione a Stati e popoli liberi e indipendenti. L' aspetto più grave e dimenticato fu l'aggressione alla natura cattolica, papale e tridentina della Penisola da parte delle sette massoniche e protestanti: la pensano così i cattolici tradizionalisti che hanno organizzato due conferenze contro il 150° della cosiddetta unità nazionale. A Milano l'appuntamento è per sabato 12 marzo 2011 alle ore 17 presso Andreola Central Hotel in via Domenico Scarlatti 24 (zona Stazione Centrale). Argomenti della conferenza: Il risorgimento italiano: la rivoluzione attacca la Chiesa. “Viva Pio IX!” Gli zuavi pontifici, la difesa della Roma papale. Interventi: "Le radici della Vergogna", relatrice: dott.ssa Elena Bianchini Braglia. "L’epopea degli zuavi pontifici, eroi dimenticati". Relatore: prof. Luca Fumagalli. Riferiomenti: DAVIDE ALBERTARIO info@davidealbertario.it
Anche a Rimini l'iniziativa è nella giornata di sabato 12 marzo 2011: appuntamento alle ore 16,45 alla Sala del Bonarrivo, Palazzo della Provincia, Corso d'Augusto 231. Tema della conferenza: "Garibaldi contro San Carlo Borromeo. Dall’Italia tridentina al risorgimento settario. Nel IV centenario della canonizzazione di San Carlo e nel 150° anniversario dell'unità d'Italia". Relatore: don Francesco Ricossa. Riferimenti: Centro Studi Giuseppe Federici info@centrostudifederici.org
"Il dibattito che si è aperto per i 150 anni dell’unità d’Italia - spiegano in una nota gli organizzatori - sembra limitarsi sull’opportunità o meno dell’unificazione dei vari Stati preunitari e sulla situazione sociale, economica e dinastica di questi Stati. Non si parla invece della natura più profonda del risorgimento, cioè una rivoluzione cha ha colpito e sovvertito la civiltà cristiana della Penisola". "Le idee rivoluzionarie - continuano - erano già presenti nelle corti delle monarchie assolute, con degli errori che minavano la libertà della Chiesa (realismo, giuridizionalismo, gallicanesimo, giuseppismo, ecc.) e rafforzavano la presenza delle sette anticattoliche nella società.
Nel periodo giacobino e napoleonico si gettarono le basi per l’azione rivoluzionaria portata poi a termine dal risorgimento: colpire il cuore della Cristianità con l’attacco al Papato, e sradicare i popoli della Penisola dalla Fede cattolica che la Controriforma aveva difeso e consolidato". "San Carlo Borromeo - prosegue il comunicato - è il simbolo dell’Italia tridentina che fu aggredita e sconvolta dal risorgimento, ancorata all’insegnamento ricevuto direttamente dai Santi Pietro e Paolo, che a Roma predicarono e morirono. Garibaldi è invece il simbolo del risorgimento settario e anticlericale, negatore della tradizione religiosa e civile della Penisola, finanziato dall’Inghilterra antipapale, animato dalle logge massoniche, benedetto dalle sette protestanti". Per i tradizionalisti, si tratta di un “risorgimento” degli elementi più avversi ed estranei alla storia e alla natura della Penisola, col relativo “seppellimento” della sua natura più profonda: quella cattolica, papale, e tridentina.
Ecco quindi il significato del titolo della conferenza: Garibaldi contro San Carlo Borromeo, la massoneria contro la civiltà cristiana, il protestantesimo contro la fede cattolica. E, per concludere, una citazione: “… I fatti dicono che il patriottismo massonico non è che un egoismo settario, bramoso di tutto dominare, signoreggiando gli Stati moderni che nelle mani loro raccolgono ed accentrano tutto. I fatti dicono che, negl'intendimenti della massoneria, i nomi d'indipendenza politica, di uguaglianza, di civiltà, di progresso miravano ad agevolare nella patria nostra l'indipendenza dell'uomo da Dio, la licenza dell'errore e del vizio, la lega di una fazione a danno degli altri cittadini, l'arte dei fortunati del secolo di godersi più agiatamente e deliziosamente la vita, il ritorno di un popolo redento col divin sangue alle divisioni, alle corruttele, alle vergogne del paganesimo”. (Leone XIII, Enc. “Inimica vis”, 1892).




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