Il carattere Italiano
della Venezia Giulia e della Dalmazia
Autori: Valentino Quintana (1986), giovane storico e collaboratore di questo sito; Vittorio Vetrano di San Mauro (1977), professionista e studioso di storia.
Edizione: QuattroVenti, Urbino, 2009.
Sintesi: Quest’opera, corposa ma esaustiva, parte con una prospettiva turistica nel suo approccio alle terre irredente dell’Italia orientale. Si propone quindi come una vera e propria guida di viaggio in Venezia Giulia ed in Dalmazia, con un forte carattere descrittivo storico-geografico, che strizza l’occhio ai vecchi volumi della Consociazione Turistica Italiana. Questo è l’intento dichiarato degli autori, che bisogna tener presente:
Questo libro non ha l’obiettivo di affrontare le problematiche inerenti al dominio slavo su queste terre; l’intento è quello di supplire alla lacuna di guide su questo territorio in cui l’Italia ha lasciato un’enorme impronta tuttora presente. Non esistono guide che descrivono queste regioni da un punto di vista esclusivamente italiano; le poche guide “italiane” esistenti rivelano sistematicamente un approccio slavo perfino nella lingua.
Il testo descrive accuratamente la Venezia Giulia, con le province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume, – appartenuta comunque al Regno d’Italia tra le due guerre –, e la Dalmazia, con le province di Zara, Sebenico, Ragusa, Corfù – appartenuta solo in minima parte al Regno d’Italia. Il territorio è definito comunque secondo criteri ideali.
«Occorre precisare che le due regioni sono considerate nella loro massima estensione Italiana possibile in base alle caratteristiche storiche, geografiche e sociali delle stesse. Si noti che questa circostanza mai si verificò, soprattutto per ciò che concerne la Dalmazia […]. Dunque codesto assetto di Province e Comuni non coincide né con quello dell’anteguerra (che comunque sarà sempre fatto presente) né tantomeno con quello del dopoguerra (che sarà assolutamente e volontariamente trascurato), ma è stato rigorosamente stabilito dagli autori sulla base univoca dell’Irredentismo Nazionale, come se esso si fosse totalmente compiuto.»
Ogni capitolo riporta una parte introduttiva sul territorio e sul capoluogo, seguita da una descrizione di tutti i comuni e dei principali personaggi nativi di quella provincia. In conclusione, altro materiale interessante riempie le appendici: da un silloge di poesie e canti irredentisti, a una descrizione della città libera di Valona, ad altri documenti d’interesse storico.
Recensione: Questo libro è un valido contributo a riscoprire le radici e il carattere italiani di quelle terre, a tutti gli effetti parte dell’Italia, anche sotto dominio straniero. Diversamente, da molte opere, specie recenti, che si sono concentrate sulla tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, questo volume, come attesta il titolo, vuole riscoprire non solo ciò che c’era prima di questi eventi luttuosi – mettendo in luce come, ben prima del fascismo, la convivenza tra Italiani e Slavi non fosse proprio idilliaca, e come questi territori, culturalmente e storicamente, fossero assolutamente italiani –, ma anche ciò che avrebbe potuto essere, narrando una Venezia Giulia ed una Dalmazia completamente italiane.
La penna degli autori, con uno stile sostenuto ma scorrevole, ci conduce di passo in passo, scendendo da Trieste a Corfù, in quei lembi di roccia carsica compresi tra le selvagge vette delle Alpi Giulie, Bebie e Dinariche da un lato, e le acque azzurre dell’Adriatico dall’altro, adornati da tutta una ghirlanda di isolette e scogli. Tornano alla mente i versi immortali del Vate, immancabilmente riportati per intero in Appendice,
«Ecco l’isole di sasso
che l’ulivo fa d’argento.
Ecco l’irte groppe e gli ossi
delle schiene sottovento.
e anche noi, Italiani, non possiamo non sentire che
Dolce è ogni albero stento,
ogni sasso arido è caro.»
Ad ogni poggio, ad ogni insenatura si affacciano città e villaggi, chiese e castelli, rocche veneziane e rovine romane, che rimandano all’italianità dei luoghi.
All’attenzione per la storia e per le bellezze artistiche e naturali, così minuziosa che non c’è centro abitato che venga trascurato, si sposa un’uguale solerzia nell’enumerare i figli di queste terre, quei dalmati e giuliani importanti, che tanto hanno dato alla Patria: sportivi, artisti, politici, letterati, imprenditori, scienziati, ma soprattutto i soldati che si batterono, per la libertà e l’indipendenza di quelle terre, contro il dominio straniero, rischiando anche la morte.
Sfilano così davanti a noi Scipio Slataper, Graziadio Isaia Ascoli, Nazario Sauro, Riccardo Gigante, Roberto Ghiglianovich, Niccolò Tommaseo, Giuseppe Viscovich, Leone Vetrano, e tanti altri, per ricordarci come, ben lungi dall’essere state una mera appendice o una colonia, la Venezia Giulia e la Dalmazia siano state parte integrante della vita politica e culturale italiana.
Un difetto, che è più un rammarico che un rimprovero, è che l’apparato iconografico sia quasi inesistente, a parte due tavole araldiche a colori e alcune mappe. Purtroppo, non è difficile rendersi conto dei problemi logistici ed economici che una presenza adeguata di foto, immagini e cartine geografiche causerebbero, a maggior ragione, se si considera che stiamo parlando di una piccola casa editrice. É un peccato, perché sarebbe stato ancora meglio poter accompagnare alle descrizioni di luoghi e uomini, un supporto visivo, che aiutasse il lettore ad apprezzare meglio la bellezza di queste terre strappate all’Italia.
Infine, una perplessità che potrà sorgere nel lettore di oggi è quella ideologica: è un volume estremamente irredentista?
Sì, e non lo nasconde affatto. Le rivendicazioni territoriali sono sfacciate, fanno capolino sulle cime delle Dinariche, si spingono a mettere piede in Grecia ed Albania, ad ipotizzare protettorati italiani in Slovenia, Croazia e Montenegro, e non un solo toponimo resta slavo. E proprio qui sta parte del suo fascino: questa è una guida turistica profondamente inattuale, in senso nietzszcheano, scritta non per l’oggi, ma neanche per ieri, e comunque valida anche per domani; un’opera storica e metastorica al contempo, che racconta e celebra al tempo stesso l’italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia, proprio perché scritta con la passione e il coraggio dettati dall’amor di Patria; e l’amore e il coraggio, come scrisse un poeta francese, non sono soggetti a processo.
Andrea Virga