ELDORADO, PERSONAGGIO O LOCALITÀ DEL MISTERO?
di Stelio Calabresi
Rappresentazione della cerimonia iniziale d'investitura dello Zipa, il sovrano Muisca, un gruppo Chibcha stanziato nella regione di Bogotà (Colombia). Attorno alle rive del lago sacro Guatavita il neo-eletto veniva cosparso di resina e poi di polvere d'oro. Una volta fatto salire sulla zattera e arrivato al centro del lago, egli si gettava in acqua dopo aver sparso oggetti d'oro e pietre preziose.
È proprio il nome di Eldorado che genera il primo equivoco.
La parola "Eldorado" nello spagnolo del Sudamerica (El dorado) significa "terra dell'uomo d'oro", "uomo dorato": uomo o terra? Ma non è tutto.
Infatti, se si tratta di un mito, tanto per incominciare non possiamo certo dire a quale popolo o cultura sudamericana appartenga.
Ad esempio, presso la civiltà Muisca (1), è stata ritrovata una "balsa de oro" che riproduce una sorta di barca solare (?) sulla quale è l'eldorado.
Quindi l'eldorado potrebbe indicare la "balsa" oppure lo "Zipa" (capo tribù).
Questa ipotesi sembrerebbe confermata dal fatto che la narrazione prosegue affermando che lo "Zipa", spalmato di resine speciali ("Verniz de pasto") veniva coperto di polvere d'oro. Con questa acconciatura raggiungeva il centro del Lago Titicaca spargendo nell'acqua la sua preziosa copertura.
ELDORADO ED I "CONQUISTADORES"
Per la verità le migliaia di conquistadores che si affannarono alla ricerca di (o dello) Eldorado, non si posero certo problemi di semantica. La parola "oro" era sufficiente ad aguzzare gli appetiti ed i conquistadores erano di bocca buona.
Ma l'equivoco dura ancor oggi sebbene si tratti di leggenda comune al Centro ed al Sud America che, probabilmente, nasconde un fondo di verità (anche se non è quella reclamizzata dalle agenzie turistiche) (2):
CHI ERA L'UOMO "DORATO"?
Resta comunque il problema di comprendere chi fosse questo "uomo dorato", ovvero, secondo le credenze valide tra il XVI e gli inizi del XVII secolo, "cosa fosse questo Eldorado".
Sappiamo che gli spagnoli erano ossessionati dall'oro - vero o presunto che fosse - e per averlo, nelle Indie, si macchiarono di più di un genocidio (3).
Per loro "Eldorado" (scritto con una sola parola) era un luogo, anzi il luogo dell'oro per eccellenza ed era collocato, più o meno, nei territori che oggi corrispondono alla Colombia, al Perù ed all'Ecuador, ricavato dalla roccia aurifera.
Per gli alchimisti l'oro era invece la risultante della combinazione dei quattro elementi pitagorici primordiali.
Se teniamo in considerazione queste affermazioni ci rendiamo conto che l'ossessione per l'oro derivava sia per il suo valore intrinseco, che per il suo valore simbolico.
Mediante l'oro l'uomo del Rinascimento era convinto di realizzare la propria palingenesi: la conseguenza fu che in nome dell'oro venne scatenata una caccia di tale accanimento che è possibile averne un'idea solo pensando alle cacce scatenate in Klondike ed in California nel XIX secolo.
Ma non possiamo nasconderci che Klondike e California erano solo il terzo atto di una tragedia iniziata nel XVI secolo.
Tra il 1529 ed il 1616 venne organizzato e consumato il più colossale genocidio di indios che si possa immaginare.
Il massacro più atroce della storia del nuovo mondo ebbe inizio nel 1520, a partire dal ritorno in Europa di Hernan Cortèz, il Conquistador del Mexico. Descrisse in quell'occasione i tesori di Montezuma (4), facendo comparire dinanzi agli occhi degli spagnoli la convinzione che esistesse una terra ove l'oro poteva essere trovato per terra.
LE USANZE DEI "CHIBCHA" E IL SORGERE DI UNA LEGGENDA
Cosa c'era di vero nelle fantasie dei conquistadores?
Sotto il profilo storico lo Zipa era lo Sciamano dei Chibcha (5), eroe e protagonista di una singolare cerimonia.
Ogni anno questi si presentava completamente nudo al bordo del lago sacro (il lago Titicaca). Come già detto, veniva ricoperto di una resina detta "Verniz de pasto" e su quella veniva soffiata della polvere d'oro mediante una piccola cerbottana. In tal modo assumeva l'aspetto di una statua d'oro.
Allo Zipa così acconciato cui gli spagnoli potrebbero aver attribuito l'attributo di "dorado" (cioè "El Dorado" successivamente divenuto "Eldorado").
Infatti con questa bardatura lo Zipa, quando il sole era allo zenit, raggiungeva il centro del lago di allora denominato Guatavita e vi si immergeva mentre i sudditi gettavano nelle acque oggetti votivi spesso realizzati in oro.
Il conquistador Benalcàzar avrebbe sentito di questa cerimonia a Quito perché là si era trasferito lo Zipa frattanto divenuto principe.
L'oro, di fatto, era molto diffuso tra le popolazioni andine: la cupidigia dei conquistadores avrebbe fatto il resto e si sarebbe cominciato a favoleggiare di una terra dell'oro.
Zattera d'oro massiccio, ritrovata nel 1969 in una grotta, che raffigura la cerimonia muisca dell'uomo d'oro che avveniva nel Lago Guatavita una volta l'anno o il giorno dell'investitura. Quest'evento è uno degli elementi storici che hanno alimentato il mito dell'Eldorado.
LA CITTÀ D'ORO
El Dorado (personaggio: lo sciamano) si sarebbe trasformato in tal modo in Barca (quella utilizzata dallo Zita) e poi, lentamente in Eldorado (località imprecisata).
Gli spagnoli (nella persona dei conquistadores) erano affetti da una vera e propria degenerazione maniacale.
La trasformazione dell'"uomo dorato" in "terra dell'oro" sarebbe stata l'evoluzione - inevitabile, quanto rapida - di questa mentalità di tipo ossessivo.
Tuttavia nulla avrebbe potuto giustificare gli incredibili sforzi e l'enorme spargimento di sangue che Eldorado di fatto scatenò nel giro di pochi decenni.
Parallelamente, la notizia di un "uomo d'oro", l'Eldorado, cominciò ad ingigantirsi assumendo toni di leggenda.
Tuttavia, ammesso che l'ipotesi storica possa essere considerata esatta, ben presto si crearono diversi altri equivoci di carattere spaziale. Ad esempio si perse di vista a quale zona dell'America Latina si facesse riferimento sicché non si seppe più dire se si stesse parlando dell'America centrale o meridionale.
I cercatori però furono convinti che in posto imprecisato esistesse il territorio di Eldorado ove le strade e i tetti erano coperti di oro: si era generata una vera e propria febbre dell'oro.
Tra il 1529 e il 1616 avventurieri come Ambrosius Dalfinger (6), Nicolaus Federmann (7), Sebastiàn de Belalcàzar (8), Gonzalo Jimenez de Quesada (9), Walter Raleigh (10), misero in piedi ben sei spedizioni che partirono alla ricerca di inesistenti città d'oro.
Ma intanto Eldorado aveva perso la prerogativa di essere la sola terra dell'oro: l'Eldorado divideva questa qualifica con Ma-Noa, "isola in un gran lago salato" dal Gran Quivera nordamericano, da Cibola sudamericana.
FINE DI UNA LEGGENDA
Il 1616 non segnò comunque la fine di un sogno.
Questo continuò fino al 1925 allorché il colonnello Fawcett scomparve nel Mato Grosso (Brasile) mentre era alla ricerca di un ennesimo Eldorado, della misteriosa Zeta.
Il colonnello Percy Harrison Fawcett era un archeologo e un esploratore britannico che aveva sentito parlare di una città in cima a una montagna brasiliana e si era convinto che essa fosse "Zeta" la capitale del mitico El Dorado, e - nel contempo - una colonia di Atlantide.
Note:
1. Lo "Zipa", copriva il suo corpo (in quanto capo carismatico) con oro e di cui egli si serviva per farne offerta alla dea "Guatavita" al centro del lago sacro (il lago Titicaca). Era un'antica leggenda della tradizione Muisca che dette origine alla leggenda di El Dorado. Apparentemente l'enciclopedia Wikipedia sembra molto sicura nella individuazione delle fonti mitiche. Ma non è così perché si tratterebbe di una terza ipotesi rispetto a quelle già individuate: in questo caso si tratterebbe di una barca. In effetti i Muisca appartenevano alla cultura Chibcha organizzata nella Confederazione incontrata dagli Spagnoli nel 1537, al tempo della conquista della Colombia.
2. Gli alberghi di Bogotà (Colombia) mettono in evidenza un invito, del tipo "VISITATE L'ELDORADO", per la modica spesa di una corsa in taxi che conduce nel più assoluto regno del falso e del Kitch. Il luogo ove il taxi vi conduce, Guatavita, non è la mitica città dell'oro, è un lago - che non è quello dell'El Dorado - ma un bacino artificiale che si trova in un posto diverso dal reale: unica consolazione: la corsa in taxi costa poco! Il laghetto delle immersioni di Eldorado, o meglio di El Dorado, si trova in un altro punto del rio Tominè, più in alto, ove si arriva dopo un'arrampicata di alcune ore attraverso passi andini da capre. Questo lago, minuscolo quanto anonimo, è finalmente quello della leggenda del "Dorato".
3. Dagli Atzechi ai Guarany.
4. "Un disco a forma di sole, grande come la ruota di un carro e d'oro finissimo... Venti anatre d'oro di squisita fattura... Ornamenti a forma di cani, tigri, leoni, scimmie".
5. Gente indigena della Cordigliera orientale delle Ande della Colombia. Anche se il commercio con le tribù vicine era comune, il Chibcha sembra evolvere la sua coltura nell'isolamento comparativo. I Chibchas divennero i più fortemente interessati dei Colombians: la loro agricoltura finì con l'esercitare la fusione degli ornamenti lanciati, l'estrazione degli smeraldi, la tessitura e l'impasto delle terraglie. Queste attività hanno determinato anche l'evoluzione di una società per altri versi stratificata e la creazione di classi di "signori" e di "vassalli". La successione all'ufficio era matrilineare ed ereditaria mentre la successione nel patrimonio era personale e patrilineare. Fra i "proletari", o i coltivatori, l'organizzazione era patrilineare. Il sacerdozio per parte sua costituì un codice di categoria. Le cerimonie religiose inclusero il sacrificio umano.
La fonte della leggenda del "El Dorado" è stata attribuita a loro, probabilmente a causa di una cerimonia dei Chibcha, forse parzialmente leggendaria, in cui un nuovo sciamano veniva ogni anno coperto di polvere di oro lavata in un lago sacro.
Il Chibcha venne conquistato dallo spagnolo Gonzalo Jiménez de Quesada fra 1536 e 1541.
6. Anche Ambrosius Ehinger, ovvero (Ambrosio Alfínger in spagnolo) Dalfinger, Thalfinger. Morto 31 maggio 1533 vicino a Chinácota Colombia, era un conquistador tedesco.
7. Federmann, Nikolaus 1501-1542, avventuriero tedesco in Venezuela ed in Colombia. Al servizio dei fratelli del Welser, banchieri de Augusta, al quale Carlo V aveva assegnato una fattoria nel Venezuela.
8. Sebastián de Belalcázar o de Benalcázar (Belalcázar, 1480 - Cartagena de Indias, 30 aprile de 1551), conquistador spagnolo. Suo vero nome era Sebastián Moyano, ma in Belalcázar o Benalcàzar in ricordo di Córdoba, luogo della sua mascita. Secondo varie fonti, potrebbe aver viaggiato fino al Nuovo Mondo con Cristoforo Colombo nel 1498, durante il terzo viaggio verso l'America. Un mulo lo avrebbe ucciso nel 1507.
9. Gonzalo Jiménez de Quesada y Rivera (1509-1579) fu un esploratore e conquistador spagnolo in Colombia. Durante i suoi viaggi accumulò frandi quantità di oro e di smeraldi ma terminò la sua carriera in maniera diastrosa. Servì da modello a Cervantes per Don Chisciotte.
10. Sir Walter Raleigh (c.1552 - 29 ottobre 1618), era contadino, poeta, cortigiano ed esploratore inglese famoso. Era responsabile dell'insediamento della prima colonia inglese nel nuovo mondo, il 4 giugno 1584, l'isola di Roanoke, nell'attuale Nord Carolina. Successivamente chiamata "la colonia perduta".
Fonte:
Edicolaweb - ELDORADO, PERSONAGGIO O LOCALITÀ DEL MISTERO? - di Stelio Calabresi
NdR: Un avvincente saggio sull'argomento è: Alla scoperta dell'Eldorado di Robert Silverberg (1998 Piemme)