Ultras Atalanta: indagati 103 tifosi e l’assessore leghista Belotti

di Andrea Paparella
Brutta giornata per gli ultras dell’Atalanta. Sono 104 i supporter orobici che risultano nella lista degli indagati nel quadro di un’inchiesta condotta dalla polizia negli ultimi 18 mesi. L’indagine, aperta dalle autorità per alcuni episodi di violenza avvenuti tra settembre 2009 e agosto 2010, è terminata questa notte con 35 perquisizioni nelle case di altrettanti tifosi e l’esecuzione di tre ordinanze emesse dal gip. Al capo degli ultras Claudio Galimberti detto “Bocia”, 37 anni, è stato imposto il divieto di dimora a Bergamo e provincia, mentre altri due tifosi, di 23 e 25 anni, dovranno rispettare l’obbligo di firma tre volte a settimana. Molto pesanti i capi d’accusa a loro carico: rissa, danneggiamento, lancio di oggetti contundenti e minacce a pubblico ufficiale. Per loro, il pm Carmen Pugliese della Procura di Bergamo aveva chiesto la custodia cautelare, poi respinta dal gip. L’operazione, stando ad una nota diffusa proprio dalla Procura, ha portato anche al sequestro di una rilevante quantità di materiale, tra cui «lanciarazzi, mazze da baseball, sfollagente, fumogeni, cinture provviste di bulloni e passamontagna». Per la serie: non facciamoci mancare nulla.
Tra i 104 ultras indagati un nome spicca sugli altri: Daniele Belotti, assessore Territorio e Urbanistica della Lombardia e Consigliere comunale di Bergamo. Ruoli di responsabilità istituzionale per l’esponente della Lega Nord e uomo della curva dell’Atalanta, alla quale ha dedicato anche un libro (“Atalanta folle amore nostro”). L’assessore, peraltro, si era già messo in luce un paio di settimane fa, quando aveva snobbato la prevista visita a Bergamo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Sarà una parata grondante retorica. D'altro canto non mi si può chiedere di amare per forza una cosa che non sento mi appartenga. Io non tifo Italia, tifo Atalanta».
Questa volta, però, non si tratta di una questione di rispetto per lo Stato che lui stesso rappresenta, ma di reali capi di imputazione. Belotti, secondo il pm, sarebbe il «trait d’union con le istituzioni» e «l’ideologo della tifoseria nerazzurra», tanto da essere di fatto anche il «consigliere personale» di Galimberti. Ancora la Procura intendeva contestargli anche il concorso esterno nell’associazione per delinquere, accusa – anche in questo caso – respinta dal gip. A carico dell’indagato Belotti, stando all’impianto accusatorio, ci sarebbero molti indizi, tra cui dei comunicati degli ultras, che sarebbero stati scritti e inviati dal computer personale dello stesso assessore. «Sono assolutamente tranquillo – ha dichiarato l’esponente leghista. – Il mio ruolo di mediatore tra le istituzioni e la tifoseria è noto da almeno vent’anni. E di certo non possono attribuirmi atti violenti», queste le parole dell’assessore, la cui dimora è tra quelle perquisite questa mattina.
Davvero una brutta storia, questa di Belotti, che - stando alle carte dell’indagine - risulta essere figura di riferimento per quegli stessi gruppi ultras accusati di aver assalito il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, durante la Berghem Fest dell’agosto scorso. Situazione molto spinosa, anche considerando che Maroni è compagno di partito di Belotti. Senza contare, ovviamente, il ruolo istituzionale ricoperto dallo stesso assessore.

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