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    Predefinito Amedeo Modigliani pittore esoterico








    Nel mondo dell’arte, la vita dell’artista Amedeo Modigliani cela un segreto inquietante. Il pittore poneva spesso, accanto alla sua firma, il numero della Bestia dell’Apocalisse, il 666. Molti dei suoi scritti, scrive acutamente la studiosa di Storia dell’Arte Maria Vescovo, <<sono "segnati" da simboli, lettere ebraiche, numeri (si nota il 6 nei riccioli sulla fronte delle figure femminili, gli orecchini a triangolo), sigilli (il sigillo di Salomone o Stella di Davide) che Modigliani ha volutamente "nascosto" nelle opere, per canalizzare una seconda lettura che doveva essere compresa da pochi…>> ("Risk, arte oggi", Settembre-Ottobre 1994, n. 14, pag. 11). Un Modigliani pittore inconsueto, che ha profonde conoscenze esoteriche e, sembrerebbe, anche convinto di essere un predestinato, <<un messia, o Yehovah= bellezza, - Dio – che trasforma la materia grezza, o colui che possiede la Saggezza… I riscontri sono moltissimi, e non certo casuali, si trovano parecchie opere che possono documentare e confermare tutto questo>> (R. Barbeau, Un prophéte luciférien, Léon Bloy, ed. Montaigne, Paris 1957).







    VITA SEGRETA DI PERSONAGGI FAMOSI
    Ultima modifica di Ottobre Nero; 19-02-11 alle 20:47
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    Predefinito Rif: Amedeo Modigliani pittore esoterico






    Il giallo del ritratto di Pinella Leocata


    Per l'Osservatore Romano è falso, per l'esperto Christian Parisot non ci sono dubbi sull'autenticità. Ma qual è la verità sul disegno di Sant'Agata attribuito a Modigliani ed esposto a Catania?
    10/12/2010
    CATANIA - Autentico o falso? Il dilemma appassiona i catanesi, come tutto ciò che riguarda Sant'Agata. Incuriosisce, e persino diverte, anche l'insolita inversione delle parti che vede gli ambienti ecclesiastici dubitare dell'autenticità del "ritratto di Agatae" e i laici difenderla a spada tratta, tanto più i catanesi, felici di potere esibire un ritratto dell'amata patrona a firma di uno dei più grandi artisti del secolo scorso.

    La vicenda è ormai nota. Nell'organizzare la mostra "Modigliani, ritratti dell'anima" l'assessore comunale alla Cultura, Marella Ferrera, esprime il desiderio che si possa trovare un legame con la città. E mai avrebbe potuto pensare che il legame, imprevedibile, si sarebbe trovato subito, e per di più eclatante: un disegno, finora inedito, di Sant'Agata. Roba da non credersi. E, infatti, il catanese diffidente e sornione ha subito pensato ad un "miracolo" tutto terrestre, ad una bufala alla Totò e Peppino.

    E i suoi dubbi hanno avuto ulteriore forza quando l'Osservatore Romano, il giornale del Vaticano, ha scritto, senza tanti giri di parole, che si tratta di un falso. Per quale motivo Modigliani, ebreo serfadita, avrebbe dovuto ritrarre una santa cristiana e proprio la patrona di una città, Catania, dove non ha mai messo piede? E poi come si può sostenere, a riprova di un collegamento con la Sicilia, che il disegno è stato schizzato sul retro di una lettera inviata all'artista dal vescovo di Noto Giovanni Blandini?

    Non si può. Intanto perché non si tratta di una lettera, ma del nulla osta a contrarre un nuovo matrimonio dato ad una vedova di Agnile di Spaccaforno, l'attuale Ispica. Un atto datato 1879, cinque anni prima che Modigliani nascesse, a Livorno. Per non dire che il vescovo morì 6 anni prima del 1919, anno in cui è datato il disegno. Infine, qualche dubbio è avanzato anche sulla firma che mostra la "m" di Modigliani puntuta, anzicché morbida come di consueto. Immediata la risposta di Christian Parisot, presidente degli Archivi Modigliani Roma-Parigi.

    Una replica articolata in più punti. Innanzitutto il "foglio". Modigliani, spiega, era solito disegnare sul retro di lettere, atti notarili, ricette di farmacie e non solo per l'abitudine di riciclare la carta, scarsa in periodo post bellico, ma soprattutto per l'alta qualità di quella usata da questi vescovi e professionisti. Nulla di strano, dunque, ad eccezione del fatto che il documento provenisse da Noto. Uno strano percorso del caso? Possibile, ma Parisot si spinge oltre e avanza un'ipotesi ardita - non suffragata da alcun appoggio storico o scientifico - quella per cui potrebbe trattarsi di un messaggio scherzoso, e in qualche modo allusivo, del fratello Umberto, ingegnere minerario, che, in un periodo della sua vita, abitò a Catania. Questo scrive la madre, Eugénie Garsin-Modigliani, nel proprio diario tenuto tra il 1877 e il 1924.

    E però nulla è detto della data di questa permanenza. Ma perché Umberto avrebbe dovuto spedire al fratello Amedeo, per gioco, un vecchio nulla osta al matrimonio riguardante persone estranee? "Perché - argomenta Parisot - Amedeo voleva sposarsi, ma, avendo perso i documenti, aveva bisogno che i familiari lo aiutassero a rifarli".

    Ma, se così fosse, di certo l'aiuto non poteva venire da Catania. Il riferimento al fratello, invece, può essere interessante da un altro punto di vista, perché è plausibile che, qualora questi abbia assistito alle cerimonie agatine, ne sia rimasto colpito e abbia fatto avere ad Amedeo un'immagine di Sant'Agata. Perché una cosa è certa: chi ha eseguito il disegno ha visto il reliquiario. Troppo rispondente al vero il doppio richiamo della collana di perle e del medaglione centrale a raggiera. Ancora, sostiene Parisot, Modigliani rappresentò circa 12 soggetti sacri con espliciti riferimenti all'iconografia cristiana rivisitata con la simbologia cabalistica ed esoterica. Disegnò, tra l'altro, una Virgo Maria, un Kristos barbuto e sofferente e un altro in croce, San Giovanni Battista e alcuni monaci inginocchiati.

    Soggetti scelti, probabilmente, a seguito del turbamento che provò, lui nipote di un rabbino, di fronte alla conversione al cristianesimo dell'amico e pittore ebreo Max Jacob, battezzato da Picasso con il nome di Cipriano. La datazione del disegno al 1919, poi, dipenderebbe dal soggetto e dal tratto. "E' in quel periodo che Modigliani usa nei ritratti linee particolarmente fluide per i capelli e segni esoterici, quali, per esempio, il 9 che significa fecondità e i due 3 affrontati per i lobi delle orecchie". Anche in questo caso, dunque, si tratta di un'ipotesi.

    Una sola cosa è certa in questo giallo che rischia di diventare un tormentone, o di riaprire - e sarebbe più interessante - lo studio e il dibattito scientifico sull'opera: esiste un documento che certifica che il "ritratto di Agatae" è stato acquistato, da parte di un collezionista privato, in un'asta internazionale, in un lotto di documenti. E a quella data, al 1970, risale l'autenticazione dell'opera da parte della figlia dell'artista, Jeanne Modigliani, e per lei, anche degli Archives legales Amedeo Modigliani. L'opera è archiviata con il numero di repertorio 113/19. Ed è in questo certificato del 1970 che l'opera viene datata 1919. Documentazione a sua volta certificata da Christian Parisot, l'attuale presidente degli Archivi Modigliani.

    Dunque l'assessore alla Cultura Marella Ferrera, nel dare tanta risonanza a questo «pezzo» e nell'esporlo al posto d'onore della mostra, si è attenuta ad un documento che ne certifica l'autenticità. Sta agli esperti riaprire il dibattito, qualora abbiano dei dubbi, sempre vivi nel caso delle opere di Modigliani, il più falsificato degli artisti. Insomma, per l'attuale presidente degli Archivi Modigliani il "ritratto di Agatae" è un disegno conosciuto da tempo, sebbene rimasto custodito in casa di un collezionista, un documento che adesso "l'euforia della città" rende noto. Quasi a dire che non di un giallo si tratta, ma di un'ennesima manifestazione, inedita anch'essa, dell'ossessione amorosa dei catanesi per la patrona.







    Il giallo del ritratto | lasiciliaweb
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    Predefinito Rif: Amedeo Modigliani pittore esoterico

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    Predefinito Rif: Amedeo Modigliani pittore esoterico

    Citazione Originariamente Scritto da Ottobre Nero Visualizza Messaggio


    Modigliani con inedito a Catania un grande show - Repubblica.it

    La Sant'Agata ritrovata svela una componente religiosa di Modigliani poco approfondita. Se nell'immagine frontale, la figura restituisce l'unicità dello stile di Modì, con il tipico allungamento del volto, la stilizzazione primitiva dei tratti somatici, gli occhi vuoti senz'iride che regalano un'aura di iconica bellezza, l'opera diventa però un labirinto di inaspettati giochi cabalistici. "Il numero 9, riprodotto sul disegno Agatae è infilato nella collana della santa. - racconta Christian Parisot, presidente del Modigliani Institut - Nove piccoli segni che apparentemente sembrano delle perle, ma in realtà sono nove volte ripetuti i segni del numero 9 con geroglifici apparentemente spontanei. Il lobo dell'orecchio è un segno a forma di 3 rovesciato con tre tratti di forma concavo e convesso sia a sinistra che a destra del viso. Un occhio scavato ed assente, un occhio tratteggiato: uno guarda all'interno l'altro all'esterno: come analisi del soggetto ritratto per un verso, e ricerca dell'altro per un altro occhio".

    Il retroscena esoterico dell'opera è svelato anche dalla corona sovrastante l'ampia fronte che, come sottolinea Parisot, "ha una serie di segni identificabili con le tre parti acuminate, come candele sovrastanti la corona, ad altrettante forme di significato esoterico, che sicuramente un uomo religioso potrà vedere, leggere e identificare. Così come le grandi lettere sparse come corona sulla testa della santa. Tutti questi elementi rendono inequivocabile la mano di Modigliani impegnata in un dialogo nascosto con lo spettatore, che potrà leggere o rivelare a seconda del suo grado di conoscenza religiosa, dei segni legati alla Grande Tradizione religiosa". Modigliani all'epoca disegna, elabora segni e simboli della tradizione cattolica, una forma di contaminazione dei segni, ma che in realtà sono derivati dalla Cabbala e dal mondo Esoterico.

    "Il suo primo insegnante, il nonno Isacco, lo aveva introdotto alla pratica della scrittura con riferimento Cabbalico - avverte Parisot - In realtà ad ogni lettera dell'alfabeto ebraico corrisponde un numero nella Tradizione, e Modigliani ha sempre veicolato questo messaggio non apparente nei suoi disegni, ma evidente a chi sa leggere nei segni, ad esempio, i numeri". A tal proposito, Parisot ricorda un episodio poco noto nella vita di Modigliani: "L'artista ha assistito, personalmente attonito, al momento di trasformazione in cui Max Jacob, da ebreo si è convertito al cattolicesimo per primo, ed anche ultimo, tra tutti loro. Ma non dobbiamo dimenticare che questa conversione è portata per mano da Picasso, che sarà il suo padrino di presentazione e di battesimo nei primi anni del secolo... una farsa per alcuni, un gesto di estrema paura per altri... ma che non è servito a nulla: Max Jacob viene, dopo alcuni anni dall'inizio della seconda Guerra Mondiale, internato in un campo di concentramento franco-tedesco con la stella rosa e dopo pochi giorni morirà di polmonite".

    Laura Larcan - L'articolo completo

 

 

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