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    Predefinito Tensione Napolitano-Berlusconi.

    E il Pdl rompe il tabù della protesta contro le procure!

    di A. Sallusti prima pg. de ilgiornale.it 12 02 2011

    Da settimane le stanno cercando procure e giornali, disposti a pagare cifre importanti per averle in esclusiva.
    Sono le fotografie scattate, o fatte scattare, da Roberta Oronzo in uno dei famosi presunti festini a villa Certosa, residenza di vacanza di Silvio Berlusconi.

    Perché tanta curiosità?
    Semplice, all’epoca degli scatti la ragazza era minorenne, come la sua amica Letizia Noemi che se l’era portata appresso con l’autorizzazione dei genitori. Era il capodanno del 2008-2009.
    Noi de il Giornale queste fotografie, insieme a qualche micro filmato, le abbiamo rintracciate e regolarmente comprate.
    Eccole, da oggi le sottoponiamo al vostro giudizio e alla vostra attenzione.
    Che cosa dimostrano? Guardatele e fatevi un’idea.
    Sono scatti fatti con il telefonino, in alcuni casi con una fotocamera.
    Foto ricordo, diremmo noi, di una esperienza non certo comune.
    Ragazzi e ragazze ospiti in una delle ville più belle del mondo in uno dei posti più belli del mondo.
    Ridono e scherzano tra loro, si fanno immortalare al fianco del presidente del Consiglio, la stessa cosa che accade ogni volta che Berlusconi si trova tra la gente.

    Su queste immagini si sono costruite leggende metropolitane, evocate orge e altre cose simili.
    La ragazza in questione, Roberta, che si trovava lì (con altre decine di invitati) perché compagna di Noemi che, come noto, conosceva e frequentava il presidente in quanto amici di famiglia, rischia di essere bollata come escort da un momento all’altro.
    Gli scatti che pubblichiamo all’interno dimostrano quanto assurdo, pericoloso e vigliacco sia questo gioco al massacro innescato dai pm spioni e alimentato da giornali senza scrupoli. Vi sembra che questa ragazza meriti di essere trascinata dentro un tritacarne a luci rosse?

    Roberta ha accettato, ed è la prima volta che lo fa, di parlare, raccontare la sua vicenda.
    Le sue parole saranno passate ai raggi X da novelli Sherlock Holmes e maestrini di giornalismo. Che non terranno conto della cosa più importante: sono parole di una ragazzina spaventata e offesa finita casualmente in una faccenda più grande di lei.

    Non so se esistono altri giovani che esibiranno altre fotografie e, nel caso, di che cosa si possa trattare.
    È certo che i sospetti su Roberta sono del tutto infondati.
    Una bufala, si dice in gergo giornalistico, come del resto già si sono dimostrate molte delle vicende lette e sentite in questi giorni.
    Per questo l’aggressione a Berlusconi va oltre il caso giudiziario del premier ma investe tutti noi in quanto attentato alle libertà e dignità personali.

    Per questo ieri un migliaio di volontari del Pdl ha rotto il tabù di non poter protestare davanti a un palazzo di giustizia.
    È accaduto a Milano, dove questa mattina Giuliano Ferrara dirigerà i lavori del primo raduno di uomini liberi, magari in mutande ma liberi e vivi.
    Segno che l’ora di subire tacendo è scaduta.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Tensione Napolitano-Berlusconi.

    Il premier è deluso: il Quirinale mi abbandona.

    Quasi un’ora e mezzo di faccia a faccia.
    Dai toni non accesi ma comunque piuttosto fermi, con gli interlocutori che si lasciano senza ridurre in alcun modo una distanza che resta siderale.
    E se appena rientrato a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi ripete più volte in privato di essere «soddisfatto» dall’incontro con Giorgio Napolitano la ragione sta forse più nel fatto di essere riuscito a tener fede al canovaccio buttato giù qualche ora prima insieme a Gianni Letta e Angelino Alfano che al merito della chiacchierata.
    Nonostante il momento sia delicatissimo e la tensione ai livelli di guardia, insomma, non si è arrivati allo scontro.

    Ed è questo, forse, l’unico dato positivo di un confronto nel quale le ragioni del Cavaliere sono state sì ascoltate con attenzione ma niente affatto condivise.

    Lo si capisce fin dalle prime battute, visto che quando il premier ribadisce di essere «perseguitato» dalla magistratura che sta cercando una «soluzione mediatico-giudiziaria» per affossare il governo il capo dello Stato si limita a rispondere che «nell’ordinamento vigente ci sono tutte le garanzie per un giusto processo all’interno del quale far valere le proprie ragioni».
    Se non è un velato consiglio a presentarsi davanti ai pm di Milano poco ci manca.
    Tanto che Berlusconi si sofferma anche sulla questione del conflitto di attribuzione perché non è un mistero che il premier non consideri il tribunale di Milano il suo giudice naturale (che secondo la difesa è il Tribunale dei ministri).

    Una divergenza di vedute che prosegue anche quando il Cavaliere chiede «più rispetto e dignità» da parte della magistratura - il riferimento è non solo alle intercettazioni a uso esclusivo dei media ma pure a un’indagine condotta con metodi orwelliani - lasciando intendere che anche il Quirinale dovrebbe farsi carico di un conflitto istituzionale che rischia di spaccare il Paese. Al contrario, si schiererebbe di fatto con le procure.
    Considerazioni che Napolitano si limita ad ascoltare.

    I due, insomma, si parlano ma non sembrano ascoltarsi affatto.
    Se secondo Berlusconi la responsabilità del clima che c’è nel Paese è tutta della magistratura, secondo il Colle le colpe sono soprattutto del Cavaliere.
    Io - è la replica del capo del governo - ho solo risposto a un’aggressione senza precedenti.
    E il premier sul punto non ha intenzione di lasciare dubbi: «Andrò avanti fino alla fine».
    Insomma, nessun passo indietro né tantomeno l’ipotesi delle dimissioni.

    Ma la volontà di combattere fino all’ultimo contro chi «vuole estromettermi dalla vita politica per via giudiziaria».
    Anche perché, insiste Berlusconi, i numeri in Parlamento ci sono, sia alla Camera che al Senato, e altri se ne aggiungeranno.
    Di qui l’intenzione di riprendere in mano alcuni provvedimenti sulla giustizia.
    Non le intercettazioni, forse il processo breve visto che il Cavaliere pare abbia posto l’accento sull’intenzione della magistratura di Milano di andare avanti con il giudizio immediato solo per arrivare a una condanna in pochi mesi.
    D’altra parte, quella del premier è stata l’unica posizione stralciata per la quale la procura non ha deciso di procedere per via ordinaria.

    Il tentativo di trovare nel Quirinale una sponda, dunque, non sembra andato a buon fine.
    Nonostante il premier abbia posto l’accento anche sul rischio che il conflitto istituzionale si trasferisca nelle piazze visto che la maggioranza non può restare inerte davanti alle proteste di Arcore o alla manifestazione anti Cav in programma per domani (e infatti ieri ha risposto il Pdl davanti al palazzo di giustizia e oggi tocca Giuliano Ferrara al teatro Dal Verme di Milano).

    Per dirla con le parole di un ministro molto vicino a Berlusconi, ieri Napolitano «ha messo il timbro sul via libera del gip al giudizio immediato».

    di A. Signore pg.7 de ilgiornale.it del 12 02 2011

    saluti

 

 

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