FINI E IL FUTURO IN TERRA STRANIERA
Il Corriere della Sera, 10 febbraio 2011
di PIERLUIGI BATTISTA
Gianfranco Fini dovrà spiegare al nuovo partito che nasce formalmente a Milano qual è il senso della sua missione. Qualche mese fa quel significato era chiarissimo: dare al centrodestra italiano un volto che non coincidesse con la figura straripante di Berlusconi; tentare di mettersi a capo di una destra de-berlusconizzata. Oggi quella missione appare appannata e Futuro e libertà, appena venuto al mondo, dovrà dire se la nuova creatura di Fini è ancora mossa da una grande ambizione o se resterà per sempre prigioniera del piccolo cabotaggio.
Il malessere che attraversa il Fli, le obiezioni di Alessandro Campi, di Sofia Ventura e di molti intellettuali che avevano condiviso la «rupture» finiana, i precoci frammenti diasporici che ne hanno minato la compattezza in Parlamento, tutto questo dimostra che il nuovo partito nasce nel dramma di un dilemma esistenziale. Futuro e libertà nacque come una trincea di resistenza di chi non si piegava alla brutale estromissione con cui ì vertici berlusconiani del Pdl pensarono l`estate scorsa di liquidare l`«anomalia» di Fini. Sino a Bastia Umbra il partito di Fini sembrava animato da un grande entusiasmo. Il diktat di Berlusconi era caduto nel` vuoto. Il martella- mento mediatico inflitto al presidente della Camera non aveva portato all`annichilimento politico del «nemico interno». Restando nel recinto della maggioranza, una destra che non si arruolasse nell`eterna battaglia contro la magistratura, moderna, «repubblicana», non bigotta, aperta ai diritti civili, non scatenata nella guerra santa contro gli immigrati, paladina delle libertà economiche, meritocratica, non succube dei conflitti di interessi, era una destra che poteva mietere consensi nell`elettorato frastornato e deluso del Pdl, traghettare disillusioni e dissensi verso uno sbocco positivo. Oggi, e soprattutto all`indomani del 14 dicembre in cui è fallito il tentativo di sfondamento parlamentare antiberlusconiano, questa funzione alternativa «nella» destra sembra essersi smarrita. E l`orizzonte di Fini, risucchiato nella prospettiva di un ancora informe «Terzo polo», appare ogni giorno di più risolversi in un lungo e inarrestabile distacco «dalla» destra.
Sono gli stessi finiani a dire che questa metamorfosi non è un dramma e che anzi l`affrancarsi dalle vecchie e logore etichette di «destra» e «sinistra» rappresenta qualcosa di liberatorio, sprigionando energie culturali compresse, rifiutando la pietrificazione di un bipolarismo culturale sempre più asfittico e dogmatico. Uno sconquasso delle consunte categorie di destra e sinistra, una festa di liberazione intellettuale, un corale «non ne potevamo più», che trasuda da ogni pagina del Secolo d`Italia diretto da Flavia Perina, nell`effervescenza del mondo web di FareFuturo, persino nel titolo irriverente, Il fascista libertario, di un libro appena uscito di Luciano Lanna, uno degli intellettuali più convinti del nuovo corso finiano. Ma a furia di guardare se stessi, è come se il mondo di Fini avesse smesso di guardare fuori. A quel pezzo di società che non ha mai fatto parte del Msi, di An, del Pdl e che ha voluto credere alla oramai sepolta «rivoluzione liberale» del centrodestra. A chi, sempre più perplesso sul berlusconismo, non riesce però a riconoscersi nell`antiberlusconismo puro e semplice. A chi, insomma, non considera la liberazione da questa «destra» un buon motivo per sottomettersi ad ogni cascame di questa, non entusiasmante, «sinistra».
Le incertezze sulla propria identità gravano sulla nuova creatura di Fini e il leader di Futuro e libertà dovrà dare risposte chiare e convincenti.
Per troppi mesi la tattica ha preso il sopravvento sugli orientamenti di fondo. Hanno avuto spazio i maestri della manovra parlamentare, gli acrobati del politichese, gli esperti della dichiarazione politica che dice e non dice, chiude e apre, allude e non chiarisce. La stessa vaghezza con cui Fli affronta il tema scabroso delle alleanze appare lo specchio di questa identità incerta. Un partito che oscilla in pochi mesi da una conferma della propria appartenenza a un centrodestra libero dall`ipoteca berlusconiana alla tentazione di un Chi cementato dall`unico proposito di liberarsi del «tiranno» di Arcore è un partito che ancora non è riuscito a trovare il proprio baricentro emotivo prima ancora che politico e culturale.
Ma di solito chi tace o elude il tema delle alleanze è destinato a un futuro di partitino ago della bilancia che è il contrario delle ambizioni iniziali e rischia di ridurre la nuova creatura di Fini a una sigla supplementare nel già sovrabbondante firmamento dei piccoli e ondivaghi partiti della Seconda Repubblica. Una fiammata nell`universo chiuso della nomenclatura politica, ma una meteora irrilevante nel mondo che non si identifica con i riti e le liturgie del ceto politico. Un bivio drammatico per Fini, unico artefice del destino che Fli vorrà darsi.
Governo Italiano - Rassegna stampa




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