
Originariamente Scritto da
UgoDePayens
E chi ha parlato di comici? :gratgrat:
Posto che di comici milanesi ce n'è quanti ne vuoi (da Bisio a Gioele Dix, dal mai sufficientemente compianto Gino Bramieri a Celentano, e via dicendo), il problema è quello della LINGUA.
Se un attore napoletano recita in un film, lo fa portandosi dietro la sua dizione e spessissimo il suo dialetto.
Se un attore veneto, invece, recita nello stesso film, o è costretto a modificare la sua dizione, oppure se la conserva è perché deve far la parte... del mona.
Come se i Veneti non fossero che una banda di simpatici beoni dediti al parlar strano e al non capire nulla.
Due esempi molto semplici, che credo anche tu capirai: nella sit-com "I Cesaroni" si sprecano i motteggi in romanesco tra Amendola e gli altri personaggi, fieri romani della Grabatella cui la vita sorride per la simpatia e l'intraprendenza. Amendola ha sposato in seconde nozze Elena Sofia Ricci, che interpreta il ruolo di una donna milanese con delle figlie, trasferitesi tutte a roma per amore.
Domanda: ti risulta che Elena Sofia Ricci sia milanese? No. Ma almeno qualche sua figlia della sitcom è milanese? No. Una è napoletana, l'altra romana. Potrebbe sorgere l'obiezione, se almeno parlassero ogni tanto con qualche cadenza milanese, ma nioente di tutto ciò: parlano in perfetto italiano (o almeno ci provano: l'inflessione talvolta salta fuori, come naturale che sia).
Mi chiedo: in tutta la lombardia non c'era una sola attrice capace di interpretare il ruolo? E perché Amendola e parenti parlano romanesco con orgolio, mentre la famiglia milanese si nasconde dietro la dizione italiana perfetta? C'è da vergognarsi forse ad essere milanesi, e andare fieri di essere romani?
Altro esempio: poliziesco "Distretto di Polizia". Tutti romani-napoletani, sti agenti eh! Almeno in questo è realistica come cosa. Se non fosse che è saltato fuori anche l'agente veneto. E questo parla davvero veneto! Ha un'inflessione (quasi)naturale!... ovviamente però fa la figura del mona, incapace di rispondere al telefono e di distinguerlo da un fax, ligio alle regole fino all'idiozia.
Bah.
E vogliamo parlare del film di fantascienza "Benvenuti al Sud"? Fantascienza, è chiaro! Basta guardare la trama, che si può riassumere così: un alieno (conoscete per caso dipendenti delle Poste milanesi? E DIRETTORI di uffici postali milanesi?) viene trasferito al Sud. Questo alieno vive a Milano, ma non sa cosa sia una mozzarella, né che al Nord i falsi invalidi li beccano, perché non hanno connivenze varie, quindi fa finta di essere menomato fisicamente per trovarsi assegnato un posto a Milano centro (sogno di tutti i milanesi avere il posto di lavoro in centro, con magari 2-3 ore di traffico da farsi). Ma viene ovviamente scoperto e... trasferito per punizione in un paesello del napoletano (!!!!??? Va bene la fantascienza, ma addirittura inventarsi che un impiegato delle Poste venga spostato contro la sua volontà dal Nord al Sud è troppo! Casomai il contrario!).
Questo paesello, arroccato su un monte, è in realtà una sorta di isola felice, dove nessuno lavora ma tutto funziona, dove i compaesani sono tutti gioviali e nessuno ha mai sentito parlare di scippi, rapine, camorra. A sfiorare il ridicolo arriva la raccolta differenziata, che al paesello si fa lanciando la munnezza dalla finestra... ma in modo ordinato, ovviamente.
Ci voleva insomma una banda di postini napoletani, ad insegnare al nostro alieno polentone come si deve vivere per ritrovare la felicità e l'armonia familiare...
Mah.