IL CASO MORO - L'OMBRA DI GIUDA
di Dagoberto Husayn Bellucci
Il presente articolo riprende in massima parte quanto già avevamo avuto
occasione di sottolineare molti anni fa (1) in relazione alle vicende che
andranno intersecandosi e sovrapponendosi nel cosiddetto "affare Moro" ovvero
l'assassinio dell'allora presidente della Democrazia Cristiana ad opera di un
sedicente commando delle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente: la
sovranità nazionale, il ruolo dei rapporti e delle relazioni transatlantiche
fra Stati Uniti e Italia, il ruolo giocato nell'intera vicenda dai servizi di
sicurezza italiani e quello 'percepibile' avuto da diverse altre centrali
d'Intelligence straniere, l'ombra del Mossad o , per usare un sottile
eufemismo, il marchio di Giuda 'impresso' all'intera "operazione" da ambienti
vicinissimi alla kehillah capitolina i'tal'yàna rispondenti a determinate
logiche di prevaricazione e intromissione di "Israele" - quale sovrastruttura
onnicomprensiva gli interessi del popolo ebraico cosmopolita e strumento di
pressione economico-politica e sodomizzazione/castrazione sociale delle
comunità "goyim"=non ebraiche - negli affari interni nazionali italiani.
La ricognizione analitica sull'affaire Moro si impone soprattutto perchè
questa vicenda rappresenta 'splendidamente' il livello di sudditanza
ideologica, politica, economica, sociale e "militare" della colonia Italia alle
volontà-diktat del padrone atlantico statunitense e l'inenarrabile predominio
esercitato più o meno dietro le quinte dalla lobby ebraica la quale non
solamente esiste ma è forte e determinante le scelte legislative e quelle di
politica estera del paese...l'economia gli ebrei l'hanno 'arraffata'
usurocraticamente da molti anni 'sigillando' questa kippizzazione del mondo del
lavoro e della finanza, del commercio e degli affari, attraverso la scalata
ebraica della famiglia Elkann alla principale azienda multinazionale , forse
l'unica veramente degna di questo nome, esistente in Italia: la Fiat di Torino,
antico feudo personale del 'pescecanismo' capitalistico della famiglia Agnelli
lentamente e 'astutamente' estromessa - anche mediante l'eliminazione fisica
dei suoi due rampolli Edoardo e Giovanni jr prematuramente , 'troppo'
prematuramente, 'scomparsi' - per lasciare 'spazi' di manovra al duo
kosherizzato dei fratelli John e Lapo Elkann (2).
E se in Italia non si muove foglia che la Fiat non voglia, paradigma delle
dinamiche di annullamento delle volontà politiche e dell'affermazione del turbo-
capitalismo sovranazionale, alieno da qualsiasi "copyright" nazionale e da ogni
controllo da parte dello Stato - peraltro ridotto a maggiordomo degli interessi
grande-bottegai e usurocratici della casa 'regnante' torinese che stabilisce
agli esecutivi i propri 'desiderata' ogni qualvolta in 'affanno' di liquidità...
i 'salvataggi' della Fiat oramai non si 'contano'...'regali' miliardari di
governucoli irresponsabili e sottomessi servilmente a questa masnada di
filibustieri per i quali sono costretti a sudar le sette camicie centinaia di
migliaia di 'obreros' ... la classe operaia non andrà mai in paradiso perchè le
chiavi d'ingresso e le principali poltrone anche lassù le hanno i 'padroni'
verso i quali s'alzano gli 'osanna' ossequiosi e riverenti della nostra classe
politica .... un secolo abbondante di 'spremitura' legalizzata ...gli
italiani...pecore belanti e vacche all'ingrasso ed al macello servilmente
'riconoscenti' a questa famiglia di predoni...- , d'altro lato è indiscutibile
il peso esercitato, più o meno 'discretamente' e altrettanto efficacemente,
dagli ambienti kippizzati 'accampati' nel territorio coloniale italiota.
Il cosiddetto "affare Moro" risulta senza ombra di dubbio uno di quei tanti,
troppi, misteri del quale è 'costellata' la storia della Prima Repubblica:
dall'assassinio di Ettore Muti ( il primo martire dei futuri 'amministratori'
democratici del paese...fulgido esempio di Eroe e di Fascista...uomo d'azione e
di rivoluzione...fedelissimo di Mussolini e probabile candidato alla
'successione' all'indomani del 'golpe' badogliano-savoiardo compiuto nella
notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943 dalla Frammassoneria e dalle altre forze
ostili al Fascismo che provocarono la caduta del governo e il successivo
arresto 'preventivo' del Duce del Fascismo...) a Portella delle Ginestre fino
ad arrivare alla stagione delle stragi di Stato e della strategia atlantico-
sionista della tensione che determinerà l'accelerazione 'estremistico-
terroristica' delle frange politiche 'marginali' della politica italiana e la
conseguente reazione/repressione 'magistralmente' - 'capolavori'
d'infiltrazione alle 'estreme' elaborati dalle centrali di controllo
sistemiche, dai servizi e dalle forze di pubblica sicurezza - attuata con
scientifica pianificazione, implacabile determinazione e 'sufficiente' apporto
tecnologico dal Sistema...
'Riscrivere' la storia dei cosiddetti "anni di piombo" è 'consegna' che
'deleghiamo' più che volentieri ad 'altri'....basti e avanzi quanto
lucidamente, coerentemente e incontrovertibilmente ha scritto il soldato-
politico Maurizio Lattanzio unitamente alle ricognizioni storico-
memorialistiche del camerata Vincenzo Vinciguerra (3).
La ragnatela, la 'tela del ragno' legittimamente la definirà Sergio Flamigni
(4), di depistaggi, inquinamenti giudiziari e 'memorialistici' di ex e post
brigatisti rossi, le altrettanto inquietanti 'omissioni' della Commissione
parlamentare sui Servizi e sulle Stragi, le colpevoli correità dell'intero arco
parlamentare politico italiano non aiutano affatto a dare una visione d'insieme
omogenea e organica in relazione al sequestro, alla prigionia e al successivo
assassinio dell'allora presidente della Democrazia Cristiana ostaggio
materialmente delle B.R. e idealmente dei vertici di tutta la classe dirigente
italiana a cominciare dal suo stesso partito e finendo al ruolo copartecipe e
complice della politica democristiana di non cedere ai 'ricatti' brigatistici
tenuto dall'allora PCI.
A questo quadro già sufficiente fosco e in questa matassa di comportamenti
meschini si devono aggiungere le innumerevoli azioni di 'disturbo' durante lo
svolgimento delle indagini nel periodo della prigionia e successivamente negli
anni che verranno operate dai servizi di sicurezza nazionali con l'avallo e il
disco verde dei loro 'padroni' d'oltreoceano. Complicità politiche, connivenze
brigatistico-partitiche, omertà sistemiche, meccanismi di controllo
sapientemente utilizzati da quanti , tanti, avevano interesse all'eliminazione
fisica dell'allora presidente democristiano.
Le relazioni tra i nostri servizi di sicurezza , quindi del nostro Governo,
rispetto a quelli d'oltreoceano , quindi rispetto all'amministrazione
statunitense, si inquadrano in "una storia davvero infinita di sovvertimenti,
inquinamenti, insabbiamenti e tradimenti compiuti all'ombra delle istituzioni.
Alle spalle e contro lo Stato democratico. E i nostri servizi segreti di questa
storia sono stati spesso indiscussi protagonisti." (5). Noi affermiamo, al
contrario, ai 'lati' e pro lo Stato democratico e antifascista nato dalla
Resistenza...per il quale si sono 'alacremente' dati da fare i suoi servizi
affatto 'deviati' come si è sempre, spesso, 'scrittoriamente' rappresentata la
stagione delle stragi e la strategia degli 'opposti estremismi' ideata,
pianificata, elaborata e - 'funzionalmente' ai propri interessi di
preservazione, mantenimento e rafforzamento dello status quo democratico -
attuata dalle centrali di controlo e dagli apparati di vigilanza sistemici.
Una logica di totale asservimento della classe dirigente , politica ed
economica, nei confronti della superpotenza a stelle e strisce è il principale
dato fattuale che viene ad evidenziarsi analizzando le relazioni - spesso da
'tragicommedia' dell'assurdo altrettanto spesso da 'operetta' criminale ....un
'thriller' svoltosi dietro le quinte e sulle spalle del popolo italiano -
bilaterali tra i nostri servizi di sicurezza ed i loro colleghi della CIA
statunitense sempre operativa fin dalla primavera 1945 in tutte le più
immorali, squallide e sanguinose vicende che hanno contrassegnato la storia
dell'italietta repubblicana ed antifascista e responsabili della 'infinita'
serie di operazioni 'coperte' 'commissionate' dal Governo degli Stati Uniti
contro l'indipendenza, la sovranità e la libertà del popolo italiano.... il
caso Mattei, Ustica, il Cermis, l'affaire Omar solo per 'ricordare' alcuni -
tra i 'vecchi' ed i 'nuovi' - episodi nei quali sia lapalissianamente evidente
la mano dei depistatori ed assassini della Criminal Intelligence Agency
d'oltreoceano.
L'assoluta dipendenza politica ed economica della colonia italiana alle
volontà, ai diktat ed agli interessi dell'amministrazione e della plutocrazia
statunitense caratterizzerà tutta la storia nazionale compresa tra la primavera
'45 e l'autunno '89 che si può legittimamente disegnare come il riuscitissimo
tentativo delle forze occulte e palesi che manovrano questo paese 'under
controll' di neutralizzare ed escludere per oltre cinquant'anni la principale
forza d'opposizione (politica e sindacale) operativa all'interno della
contrapposizione sistemica ovvero il Partito Comunista Italiano il quale sarà -
crollato il muro di Berlino - definitivamente inglobato, normalizzato (la
'normalizzazione' del PCI incomincerà fin dagli avvenimenti ungheresi del '56 ,
proseguirà nel decennio successivo con la sua funzione di cane da guardia
'sinistro' del sistema parlamentaristico-partitico-mafioso evidenziata
nitidamente durante le 'rivolte' studentesche sessantottine e si dipanerà
connivente lungo tutti gli anni Settanta ed Ottanta mediante la formula
dell'"eurocomunismo" di berlingueriana memoria che sarà l'ultimo 'strappo'
rispetto alla casa-madre moscovita ed alle logiche del Cremlino compiuto dai
dirigenti italiani del maggior partito comunista del blocco europeo
occidentale) 'accucciato' ed infine omologato nel quadro della soluzione
bipolarista dei due Grandi Insiemi (centro-destra/centro-sinistra) che formano
attualmente i principali 'vettori' della politica nazionale sul modello
anglosassone dei 'dividendi' del potere e in conformità con il disegno di
riforma delle Istituzioni 'presentato' trent'anni or sono all'opinione pubblica
dalla Loggia Massonica "Propaganda 2" del Venerabile Gran Maestro Licio Gelli
alias il Piano di Rinascita Nazionale...
L'Italia come laboratorio 'sperimentale' per innumerevoli "ipotesi di
complotto" all'interno delle quali si situa la nota teoria della 'zona grigia'
di Henry Kissinger, l'ex segretario di Stato americano ed esponente dei circoli
mondialisti ( peraltro 'sconfessato' e 'processato' dal Kahal = il Gran
Sinedrio Ebraico di Jew York per aver 'consentito' gli accordi di pace tra
l'entità criminale sionista e l'Egitto di Anwar Sadat ), il quale era solito
sottolineare come fossero 'prassi' normale e logica le operazioni clandestine
della CIA contro altri esecutivi nazionali dichiarando che "nei consueti
rapporti fra nazioni, tra la normale attività diplomatica e l'uso della forza,
c'è sempre una "zona grigia" "dove si può presentare la necessità di operazioni
al di fuori della legalità" (6).
E' dunque un datto fattuale quello che vede la nostra classe dirigente
coresponsabile e 'assistente' dei programmi di controllo, destabilizzazione
(volta a stabilizzare ulteriormente) e sovvertimento (mirante il rafforzamento
del sistema stesso) della vita politica e sociale nazionale: disposizioni,
consegne, ordini arrivavano al nostro Governo, ai suoi apparati di vigilanza e
ai suoi strumenti repressivi - Magistrura, forze di sicurezza, servizi segreti
civili e militari - dal padrone americano. Al servizio delle oligarchie
d'oltreoceano, Istituzioni ed esecutivi, partiti politici dell'arco
parlamentare ed extra-parlamentari di destra e sinistra, dirigenti industriali
e sindacali si sono 'prestati' a questo gioco sporco di ingerenza e direzione
dei nostri affari politico-economici interni da parte di una potenza straniera,
occupante, militarmente massicciamente presente con le sue Basi Nato in ogni
angolo del paese e asfitticamente onnicomprensiva rispetto alla direzione di
'marcia' impressa da Washington alla politica 'romana'. Logiche compromissorie,
scambi clientelar-mafiosi, ruolo determinante di organizzazioni segrete
(Massoneria, circoli atlantico-sionisti, ambienti kosherizzati) e di ambienti
malavitosi (mafie e altri gruppi di pressione espressione di potentati
economici apparentemente 'indipendenti' dai presidii secondari del Sistema ma
ad essi 'rispondenti' e funzionalmente correlati) hanno favorito la definitiva
'occidentalizzazione' della colonia italiota , ieri "Bulgaria" della Nato oggi
'scodinzolante' ed ubbidiente servitore delle logiche imperialistiche
d'oltreoceano.
Dopo la seconda guerra mondiale risulterà oltremodo conforme a verità storica
anche l'inserimento di elementi 'alieni' ai vertici , in funzione
destabilizzante, delle principali organizzazioni 'extra-parlamentari' della
galassia "marxista-leninista" la quale si affermerà su di un piano cultural-
intellettualistico-editoriale mediante iniziative quali quella , ancora
presente come 'voce critica' della Si(o)nistra nazionale, del "Manifesto" e su
di un altro piano - militante-organizzativo-teppistico-terroristico - i
reazionari rossi , gli studenti 'ribelli' dell'ondata sessantottina e i loro
'epigoni' a mano armata del movimento del '77 e del quale saranno 'eredi' i
tanti 'arrivati' editorialisti post-lottacontinuisti alla Gad Eitan Lerner e
alla Adriano Sofri che hanno trovato un posto all'ombra del sistema di poteri
che intendevano , teorizzando la lotta armata e invocando i principii del
marxismo-leninismo in tutte le sue versioni compreso quella maoista cinese,
abbattere.
'Giocati' e 'giocatori' di un "gioco sporco" prestabilito dagli infami
accordi intervenuti a Yalta tra la plutocrazia statunitense e l'"impero rosso"
sovietico, tra Roosevelt e Stalin , tra impero d'Occidente e d'Oriente, tra
capitalismo e comunismo e secondo i quali l'Italia sarebbe dovuta rimanere più
o meno stabilmente nel campo d'azione della superpotenza a stelle e strisce,
nella sfera d'influenza americana a qualunque costo e a qualsivoglia prezzo.
Non comprendere che l'Italia è da oltre sessant'anni un paese a sovranità
limitata , sottoposta alle dirette dipendenze ed alla volontà
dell'amministrazione statunitense (la quale ha utilizzato ogni mezzo, compreso
il ricorso allo stragismo di Stato ed alla violenza metropolitana degli opposti
estremismi, per mantenere salde le proprie posizioni di predominio e aumentare
il controllo , la schedatura e l'occhio vigile nei confronti dei suoi 'sudditi'
attualmente bellamente belanti e riconoscenti), è il principale ostacolo ad
un'esatta comprensione del fenomeno che prende il nome di "anni di piombo" e
delle innumerevoli intromissioni anche sanguinose, una lunga scia di sangue,
intervenute nella politica italiana e 'partorite' da menti straniere le quali
spesso utilizzavano per i loro lavori 'lavori sporchi' mani italianissime.
Il caso Moro si inserisce più che legittimamente nella logica di
dipendenza/asservimento della colonia italiana al padrone americano ne diviene
un paradigmatico ed efficace strumento di analisi, una evidente dimostrazione
di quanto limitante fosse lo spazio concesso ai politici-amministratori di casa
nostra ai quali non era concesso di 'deviare' dalle 'direttive' impartite
oltreoceano: come avverrà a Mossadeq in Iran così identica sorte toccherà
all'allora presidente dell'ENI , Enrico Mattei, eliminato in circostanze
rimaste 'misteriose' per aver offerto la sua collaborazione direttamente
all'URSS di Krusciov e ai paesi arabi fornitori di petrolio attirandosi l'ira e
la reazione delle cosiddette "sette sorelle" (le 7 compagnie petrolifere
multinazionali statunitensi che monopolizzano i mercati internazionali) e,
conseguentemente, la sentenza di morte decretata dall'alta finanza giudaico-
mondialista ed eseguita dai servizi di sicurezza statunitensi.
In un paese dilaniato dalla violenza politica quotidiana degli opposti
estremismi, sempre sull'orlo della crisi economica ed alla ricerca di una
irraggiungibile stabilità politica (con esecutivi scudocrociati che si
alternavano quasi mensilmente a consigli dei ministri pentapartitici di centro-
sinistra) la vicenda Moro si sviluppa durante gli anni più caldi della
strategia della tensione. L'ex presidente della D.C. è stato sovente scritto
che sia stato eliminato per il suo sforzo di portare l'allora PCI nell'area di
governo, realizzando 'tecnicamente' la formula del cosiddetto 'compromesso
storico' che avrebbe unito le due 'chiese' ideologiche allora dominanti la
scena politica nazionale: quella clerical-conservatrice-filoamericana
democristiana e quella rappresentata dal più forte partito comunista
dell'Europa Occidentale attestato in quegli anni attorno al 30% dei consensi
elettoralistici. Interpretazione legittima ma insufficiente.
La presenza del PCI in un governo di unità nazionale , aborrita tra i vertici
dell'establishment statunitense (o almeno nella stragrande maggioranza dei
dirigenti l'oligarchia americana...esistevano infatti anche numerosi soggetti
collegati alla Fabyan Society che 'premevano' per una accelerazione delle
relazioni USA-URSS in nome di un internazionalismo socialista d'ispirazione
massonica ed eterodiretto da Washington) e all'interno dei circoli conservatori
della politica yankee, risultava assolutamente difforme dalle prospettive
spesso ventilate altrettanto spesso 'tentate' di 'svolta a destra' (sul modello
greco, spagnolo o portoghese) della politica italiana. L'antisovietismo in
politica estera delle amministrazioni americane si accompagnava con
l'anticomunismo ideologico 'esportato' con successo nei quattro angoli del
pianeta perfettamente rispondente alle logiche imperialistiche di Washington di
contrasto dell'altro imperialismo, quello di segno 'apparentemente' opposto
(7), russo-marxista.
Un partito comunista ai massimi livelli dirigenti la politica di una potenza
occidentale inoltre era una ipotesi da scongiurare assolutamente per
l'amministrazione statunitense oltre a rappresentare un esempio per tutti gli
altri partiti comunisti del blocco europeo-occidentale: eventualità che avrebbe
destabilizzato profondamente il quadro delle relazioni internazionali e rimesso
in discussione il "balance of powers" (equilibrio di poteri) stabilito a Yalta
tra americani e sovietici.
Sarà proprio l'analisi della politica internazionale di quel periodo e dei
suoi fragilissimi equilibri che dovrà essere attentamente studiata in relazione
all'affaire Moro: la lotta per il predominio nello scacchiere geopolitico e
militare mediterraneo, il ruolo avuto da innumerevoli organizzazioni
d'ispirazione marxista e dedite alla lotta armata quali le Brigate Rosse - con
la loro 'involuzione' funzionale a determinati , 'alieni', imput inconfessabili
alla stessa manovalanza terroristica - , i sommovimenti rivoluzionari della
nazione araba e lo sviluppo delle attività anti-sioniste e anti-imperialiste
dei movimenti di resistenza palestinesi che 'fuoriusciranno' dal perimetro
geopolitico vicino-orientale sono tutti tasselli di un intricato mosaico che ci
aiuteranno a comprendere i veri motivi per i quali Aldo Moro e la sua politica
filo-comunista in seno alla Democrazia Cristiana dovevano essere eliminati e
ricondotti ad un livello 'accettabile' per i padroni statunitensi.
A livello internazionale infatti, molto più di quanto non avesse dimostrato
sul piano nazionale, Aldo Moro "come ministro degli Esteri , all'inizio degli
anni '70, cercava una politica autonoma verso gli Arabi. Trattare con i
produttori di petrolio direttamente senza passare attraverso la mediazione
degli Stati Uniti" (8).
La politica filoaraba di Moro , in opposizione ad un'ala più occidentalista e
filo-americana della stessa DC ovvero la 'destra' di Fanfani e di esponenti
scudocrociati che si raccoglievano attorno a Mariano Rumor e Francesco Cossiga,
venne nettamente criticata dall'amministrazione statunitense ed è proprio "in
questo progetto d'indipendenza energetica che stanno le ragioni dei suoi
contrasti con Henry Kissinger, in quegli anni segretario di stato americano"
(9).
Giusto qui momentaneamente ricordare come, dopo Mattei, anche Giulio
Andreotti (per le sue 'amicizie pericolose' verso la Repubblica Islamica
dell'Iran e il mondo arabo) e Bettino Craxi (in particolar modo dopo l'affaire
Sigonella (10) che permetterà al capo dei dirottatori della nave Achille Lauro
, il leader palestinese Abu Abbas, di lasciare indisturbato l'Italia in
opposizione alle volontà americane di prendere in consegna e detenere come
"terroristi" lui e i suoi collaboratori) risulteranno 'sgraditi'
all'Establishment giudaico-mondialista ed 'eliminati' politicamente (il leader
socialista anche fisicamente) dalla scena per lasciar posto - dopo la farsa
'giudiziaria' del biennio 92-93 denominata "Tangentopoli" che avrebbe
'rivoltato' come un calzino gli scenari della politica italiana - a soggetti e
formazioni politiche palesemente e marcatamente filo-sioniste fra le quali
Forza Italia, Alleanza Nazionale, il PDS e la Lega Nord.
I rapporti tra Aldo Moro e l'amministrazione statunitensi si fecero molto
tesi soprattutto in seguito ad un viaggio effettuato dallo stesso presidente
della DC , in veste di primo ministro, a Washington nel 1974. Roberto Ducci, ex
ambasciatore italiano negli Usa e buon conoscitore di Kissinger, ha scritto che
"per Moro, Kissinger era l'espressione forse non volontaria dell'irresistibile
egemonismo americano che tendeva a non lasciare respiro interno alle strutture
politiche dei propri alleati più di quanto l'egemonismo sovietico ne lasciasse
ai suoi". Nel corso di quel viaggio americano di Moro vennero discussi
soprattutto i problemi relativi alla politica da adottare nei confronti dei
paesi produttori di petrolio: mentre Kissinger sosteneva l'idea di un fronte
comune dei paesi consumatori per arrivare ad un "confronto" con gli arabi - in
un periodo contrassegnato dalla crisi economica che aveva investito tutti i
paesi occidentali, specie quelli europei, a seguito del blocco petrolifero
vicino-orientale decretato dopo il conflitto dell'ottobre 73 tra Siria ed
Egitto e entità sionista (11) - , Aldo Moro , intervistato dai principali media
americani, replicò con un secco: "L'Italia è contro tutti i confronti". Fu
probabilmente in occasione di quel viaggio che Moro capì l'ostilità
statunitense verso la sua politica tesa ad instaurare un rapporto diretto con
il mondo arabo. Venne avvertito perfino che si stavano coalizzando contro di
lui gli ambienti USA caratterizzati da interessi ben precisi: la finanza, la
lobby del petrolio, quella delle produzioni ritenute strategiche ossia
l'insieme dei gruppi di pressione "intenzionati ad utilizzare contro lo
statista democristiano ambienti operanti ai margini dei servizi segreti
ufficiali, i più spregiudicati e i più adatti per bloccare il progetto politico
di Moro" (12)
Dietro a questi ambienti, 'faccia' visibile dietro alla quale si celano
determinate strutture occulte o 'semi-palesi' che costituiscono i centri
direttivi dell'economia capitalistica e i controllori politici del sistema
statunitense (C.F.R. , Trilateral Commission e altre organizzazioni
mondialiste) , che rappresentavano gli interessi immediati delle principali
lobbie's di potere degli Stati Uniti si cela l'elemento giudaico che,
nell'intera vicenda Moro, avrà un ruolo affatto secondario. Infatti giova
ricordare come , quando Moro arrivò alla Farnesina assumendo la carica di
Ministro degli Esteri, l'Italia era fondamentalmente su posizioni filo-
israeliani , tant'è che l'ambasciatore di Gerusalemme a Roma poteva contare e
vantarsi "per antica tradizione o per legami più che recenti di natura speciale
sul PSI, il PSDI e il PRI nonchè sulla maggioranza dell'opinione pubblica"
(13).
Come ha ricordato il già citato Ducci "il leader della DC iniziò con tenacia
a portare il governo italiano su posizioni dapprima più equilibrate e poi
inclini verso quelli che , con passi successivi, furono chiamati "gli interessi
legittimi", poi , "gli interessi nazionali" poi "i diritti nazionali" dei
palestinesi ed infine come "i sacrosanti diritti ad una patria del popolo
palestinese". Moro , nel breve volgere di pochi mesi, aveva ribaltato il
rapporto 'speciale' instaurato dagli emissari della diplomazia sionista con il
nostro Ministero degli Esteri a favore della causa palestinese , indicando nel
rapporto tra l'Italia ed i paesi arabi produttori di petrolio quello che aveva
definito come "il capitolo più importante della nostra politica estera"
attirandosi così le intuibili pressioni statunitensi e le altrettanto
facilmente prevedibili reazioni della lobby pro-sionista interna.
Un altro punto di contrasto tra l'amministrazione statunitense e la politica
estera di Moro fu quello relativo alla subordinazione dell'Italia alle esigenze
politico-militari della NATO , soprattutto in virtù della richiesta americana
di utilizzare le basi aeree italiane per i rifornimenti concessi da Washington
al suo alleato principale nello scacchiere geopolitico del Vicino Oriente, il
sedicente "stato d'Israele", in occasione del conflitto dell'ottobre 1973;
richiesta alla quale fu risposto negativamente.
La vicenda del successivo sequestro ed assassinio di Moro assume dunque nuovi
particolari significati anche considerando le ostinate resistenze dei
brigatisti rossi che formavano il nucleo del commando entrato in azione la
mattina del 16 marzo 1978 in Via Fani e le innumerevoli e irresponsabili
lacune operative dimostrate dalle forze di pronto intervento dei servizi
segreti e dai reparti speciali dei corpi di pubblica sicurezza durante e
soprattutto nella fase terminale della detenzione di Moro nel covo brigatista.
Le BR di Moretti, infatti, negano qualsiasi coinvolgimento 'estero' da parte
sia dei servizi di sicurezza italiani che di qualsivoglia altro Stato tutto ciò
malgrado lo stesso Alberto Franceschini - tra i fondatori e massimi dirigenti
della 'direzione strategica' del partito comunista combattente - nel suo volume
"Io, Renato e Mara" citi i contatti avuti con il Mossad israeliano oltre a
quelli intessuti con alcune formazioni marxiste-leniniste della Resistenza
palestinese. L'avvocato Nino Marazzita, legale dei familiari di Moro, in
un'intervista rilasciata al quotidiano torinese proprietà Agnelli de "La
Stampa" in data 31 gennaio 1993 ha sostenuto che "gli ex terroristi non parlano
delle trattative segrete con i servizi per poter tenere in pugno quei politici
che volevano morto Moro" arrivando perfino a denunciare che "Mario Moretti è
uscito di galera perchè in questo modo si compra il suo silenzio".
"Determinati uomini politici italiani hanno scelto la linea della fermezza
mettendo avanti le ragioni morali, gli stessi uomini politici che ci hanno
ridotti all'ultimo gradino dell'infamia con lo scandalo delle tangenti" afferma
ancora Marazzita concludendo che "Moretti ed i brigatisti rossi che hanno
partecipato a quella vicenda godono di troppi benefici dalla legge carceraria,
hanno venduto il loro silenzio" (14).
Una larga parte della classe politica nazionale, in particolar modo gli
ambienti già ricordati più vicini alla lobby pro-sionista della stessa DC, così
come le stesse BR (la cui 'verginità ideologico-rivoluzionaria' sarebbero da
riconsiderare sin dall'arresto del loro fondatore, Renato Curcio,
dall'esecuzione della sua compagna , Mara Cagol, e in particolare dall'avvento
di Moretti al vertice militare dell'organizzazione terroristico-clandestina del
PCC) hanno tutto interesse ad insabbiare le vere ragioni che portarono al
sequestro e all'omicidio di Aldo Moro 'giustiziato' in una 'prigione del
popolo' in nome della dottrina terroristico-marxista-leninista della lotta di
classe (o come , anche 'legittimamente' , rivendicavano allora nei loro
comunicati di fuoco i brigatisti nella lotta contro il SIM Stato Imperialista
delle Multinazionali).
(segue)





Rispondi Citando
l caso non è chiuso" pubblicati rispettivamente sui numeri 93 e
6 