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  1. #1
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    Thumbs up Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    leggetelo..molto interessante sia per i berlusconiani sia per gli pseudosinistroidi antiberlusconiani:

    Dopo 17 anni, una definizione del berlusconismo:

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Più semplicemente, il berlusconismo è un genitore che manda la figlia/o a fare l'escort a casa d'arcore per potersi comprare un televisore da mettere in cucina.


    Senza tante, ulteriori menate.
    "È sempre la storia di Socrate, di Cristo e di Colombo! Ed il mondo rimane sempre preda delle miserabili nullità che lo sanno ingannare" ~ G.Garibaldi
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    mmm..questa è un'opinione molto antiberlusconiana, non antiberlusconista..ti invito a leggere meglio l'articolo..il fenomeno di cui tu parli sarebbe esistito anche senza Silvio Berlusconi..

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Diversi spunti interessanti.
    Figliolo, lei è un asino...
    (D.Pastorelli, cit.)


  5. #5
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    per maggior comodità, ricopio qui le parti più interessanti:

    "Berlusconismo. Cos’è? In sintesi: è la principale connotazione politico-culturale che la Repubblica Italiana ha assunto negli ultimi 17 anni, ovvero è la specifica conformazione politica di quella che è stata chiamata “Seconda Repubblica”.

    Vorrei però tentare di offrire un’analisi più dettagliata. Innanzitutto, oserei affermare che il berlusconismo è una forma di “fascismo”. Ora, qui dobbiamo essere molto cauti. L’intellighenzia liberale e di sinistra da tempo dibatte il problema. Le posizioni sono soprattutto due: c’è chi crede che il berlusconismo sia un vero e proprio “regime” fascista, basato sulla costruzione propagandistica del consenso, sul rapporto diretto capo-massa e su alleanze parlamentari razziste e nostalgiche del duce, un regime fortunatamente limitato dalle garanzie costituzionali ma costantemente minaccioso verso di esse (questa è l’opinione dominante); c’è poi invece chi ridimensiona drasticamente il fenomeno, distinguendo chiaramente il presunto “regime” berlusconiano dal regime fascista che l’Italia ha conosciuto nel ventennio, escludendo categoricamente qualsiasi pericolo di “svolta autoritaria” e negando l’esistenza stessa del berlusconismo, relegandolo magari a semplice fenomeno di degrado culturale, demagogico e populistico.

    Io vorrei qui assumere una posizione intermedia. Credo fermamente che il berlusconismo sia una forma di fascismo, ma non nel senso dell’opinione pseudosinistroide dominante. Anzi, credo che quell’opinione vada ribaltata, o quantomeno bilanciata, e il sinistroide che leggerà quanto scrivo probabilmente storcerà il naso.

    Il berlusconismo si innesta anche su di un altro sistema politico oggi dominante: la poliarchia mediatica bipolare. Il termine “poliarchia” è stato introdotto da Robert Dahl per dare il giusto nome a quella che gli occidentali si ostinano a chiamare “democrazia”. La poliarchia, come già si auspicava nel 1975 l’americano Samuel Huntington, è il governo di molti, non di tutti. Il popolo deve autodeterminarsi, senza dubbio, ma esso può solo decidere tra una gamma di opzioni selezionate dall’alto. Non è che può decidere liberamente su qualsiasi cosa! (sul sistema economico, per esempio). Attualmente, in tutto l’Occidente, la poliarchia viene garantita dalla partitocrazia mediatica, ovvero dal privilegio mediatico di determinate forze politiche (di solito riunite in due grandi “poli”, centrodestra e centrosinistra, “non uguali ma simili”, come ebbe a dire una volta, in un raro sprazzo di sincerità, Fausto Bertinotti), che egemonizzano il dibattito pubblico e dettano l’agenda delle priorità politiche (vedere il fenomeno dell’agenda setting). In Italia disponiamo addirittura di una prova documentale di questo progetto: il Piano di Rinascita Democratica della Loggia P2 che, semplicemente in conformità con i dettami atlantici, auspicava la formazione di due forze centripete tese ad escludere le “frange estreme”. Quali sono le caratteristiche della poliarchia mediatica bipolare? Queste le principali: spettacolarizzazione della politica, leaderismo plebiscitario, costruzione competitiva del consenso (cioè i competitori elettorali – i partiti – pubblicizzano i propri prodotti simbolici – programmi “politici” – che verranno poi “liberamente” scelti dai consumatori – elettori -), comunicazione emotiva nell’arena politica (che si sostituisce all’argomentazione razionale). Curiosamente, la stragrande maggioranza dell’intellighenzia di sinistra, amplificata da una consistente propaganda, ritiene soprattutto imputabili a Berlusconi tutti questi fattori. In realtà, a Berlusconi non siamo ancora arrivati. Il berlusconismo, per quanto ci stiamo avvicinando sempre di più, non lo abbiamo ancora definito. Il sistema sopra descritto vige attualmente in tutto il mondo occidentale e occidentalizzato, con o senza Silvio Berlusconi.

    [...] Ecco che comincia a delinearsi una prima definizione di “berlusconismo”: il berlusconismo è la “via italiana” alla poliarchia mediatica bipolare. In che senso?

    E’ molto semplice. Il centrosinistra ha sbandierato e continua a sbandierare programmaticamente, tramite i suoi canali mediatici privilegiati, il “pericolo Berlusconi” e la retorica del “voto utile”; in questo modo attrae da ben 17 anni verso un polo antiberlusconiano l’elettorato socialdemocratico e perfino parte dell’elettorato anticapitalista, potendo anche permettersi di operare una graduale svolta centrista e padronale in cui intrappolare tale elettorato, ormai costantemente “deluso” dai suoi dirigenti, ma rassegnato pur di non veder concretizzarsi il fantomatico “pericolo Berlusconi”. In questo modo, semplice ma geniale, la sinistra è stata finalmente esclusa dal Parlamento. Dobbiamo postulare necessariamente un disegno consapevole orientato a tale obiettivo, un disegno che coinvolge in ugual modo il centrodestra e il centrosinistra. Crediamo davvero che gli esponenti di punta del centrosinistra siano stati “ingenui” (nelle alleanze elettorali, nelle pallide competizioni propagandistiche, nella mancata legge sul conflitto di interessi ecc..) e non abbiano invece volutamente favorito in numerosi casi l’alternanza di governo con il centrodestra, in modo da perpetuare il più a lungo possibile il “pericolo Berlusconi”?

    E poi che cos’è questo “pericolo Berlusconi”? Essenzialmente, è una sorta di eventualità senza nome, indefinibile, che riguarda presumibilmente l’equilibrio delle istituzioni democratiche, la salvaguardia della costituzione e il bilanciamento dei poteri dello Stato, tutte cose che Berlusconi metterebbe seriamente a rischio. Come è stato possibile inculcare in gran parte della popolazione un simile allarmismo, peraltro privo di fondamenti? Ciò avviene ininterrottamente da 17 anni, in due atti: vi è una fonte primaria consapevole (l’agenda dei media dominanti) e una moltiplicazione secondaria inconsapevole (media secondari – stampa, radio, web.. – blogger, comici, opinionisti, intellettuali di grido ecc..). La mobilitazione degli ultimi tempi, coadiuvata da presenze illustri (Umberto Eco, Paolo Flores d’Arcais e affini) fa davvero pensare. Nessuno sembra accorgersi del fatto che il “pericolo Berlusconi” è rimasto allo stato di “pericolo” per 17 anni. Mussolini era un pericolo nel 1922, ma 17 anni dopo stava già per completare la sua parabola. Invece Berlusconi no. Egli si trova nello stato di pericolo permanente. Ha più di 70 anni, tra poco muore, ma è sempre un pericolo per le istituzioni repubblicane. Il pericolo, ovviamente, non si concretizza mai. Ma è sempre dietro l’angolo, a livello di possibilità e prospettiva. E’ un po’ come il terrorismo islamico: non lo vedi perchè è dappertutto. Non lo vedi ma c’è, fidati che c’è, e da un momento all’altro può farsi sentire.

    Occorre a questo punto tranquillizzare il lettore più sprovveduto. Le svolte autoritarie, i fascismi vecchia maniera, non sono possibili nell’attuale congiuntura internazionale, almeno in Occidente. I fascismi sono stati storicamente utili alle élites transnazionali solo quando si sono presentate minacce comuniste organizzate, minacce che oggi non si vedono, nemmeno all’orizzonte. L’Occidente ha bisogno della poliarchia (“la democrazia”, scrive Canfora, “è rimandata ad altre epoche”…), ovvero di una democratica competizione tra élites imprenditoriali, che si contendono l’egemonia del “mercato elettorale”. I dittatori sono pericolosi, possono essere scheggie impazzite, ad esempio possono operare svolte protezionistiche non autorizzate, danneggiando i mercati comuni, o possono nazionalizzare importanti risorse, eccetera eccetera. E’ in questo senso che vanno lette l’esportazione occidentale della “democrazia” (cioè della poliarchia) e le varie “rivoluzioni colorate” aizzate dagli Stati Uniti contro dittatori poco “collaborativi” (di cui l’italiano “popolo viola” non è che un’inconsapevole, grottesca appendice).

    Questo inquietante, sotteso progetto allarmistico possiamo riassumerlo in un sol modo: il berlusconismo (in cui è compreso l’antiberlusconismo) è una “nuova strategia della tensione” finalizzata a marginalizzare la sinistra italiana. La si marginalizza inglobandone la forza elettorale nel moderatismo, in (ir)realtà politiche fluttuanti e amorfe, fortemente colluse con ambienti confindustriali, bancari e filoamericani, e tutto ciò sempre in nome dell’antiberlusconismo. Per fare solo un piccolo esempio, basti ricordare un sondaggio del 2009 del Ministero degli Interni: il 50% della popolazione italiana è contraria alle missioni militari in Afghanistan e in Iraq. Dunque, dov’è rappresentato questo 50% in Parlamento? Non parliamo di un 5%, che può anche succedere non venga rappresentato (dipende dal sistema elettorale). Parliamo del 50%! Ebbene, in Parlamento il voto per i finanziamenti alla guerra è unanime. Quel 50% di italiani è magicamente scomparso, nonostante essi abbiano eletto circa il 50% del Parlamento (il centrosinistra che qui incriminiamo, appunto). La poliarchia è infatti questo: ci sono questioni, dicono lorsignori (ratifica del Trattato di Lisbona, introduzione del precariato, guerre ecc…), che dobbiamo decidere tra di noi, e su cui nemmeno il 50% di voi ha diritto di parola. Voi potete esprimere le vostre preferenze su faccende più superficiali, non certo su questioni “sistemiche”. E per garantire questo Silvio Berlusconi è stato fondamentale, come “ago della bilancia”, perno centrale su cui ha ruotato tutto il meccanismo, “specchietto per le allodole”.

    Ora che il quadro generale è completo, non resta che spiegare in che senso il berlusconismo (“la via italiana alla poliarchia”, “la nuova strategia della tensione”) è una forma di fascismo. Esso è una forma tutta nuova di fascismo, che definirei fascismo bipolare (da leggersi sempre all’interno dell’omologazione consumistica e della poliarchia mediatica bipolare). Ovvero: il polo berlusconiano ha davvero tentato di riproporre forme di ducismo all’antica, e Berlusconi stesso, tramite la costruzione del consenso, ha probabilmente davvero coltivato velleità autoritarie; i suoi seguaci lo hanno subito ipostatizzato come “colui che risolve i problemi”, il salvatore della patria. Viceversa, il polo antiberlusconiano ha costruito il proprio potere dipingendo Berlusconi come “pericolo pubblico n.1”. Si è assistito cioè, da parte antiberlusconiana, ad una vera e propria costruzione del dissenso, un fascismo al contrario, una sorta di culto negativo del capo. Riassumendo: un’intera classe dirigente ha giustificato per un ventennio il proprio potere e i propri privilegi intorno alla figura di Silvio Berlusconi, chi idolatrandolo, chi demonizzandolo. Questo è un fenomeno, che io sappia, senza precedenti, e la storia lo ricorderà come “berlusconismo”, variante comica del fascismo. Sembra riecheggiare quella vecchia battuta del buon Karl Marx: “i grandi avvenimenti si ripetono due volte nella storia, la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. Prima il ventennio fascista, poi il ventennio berlusconista, l’alternanza di governi berlusconiani e antiberlusconiani, entrambi berlusconisti.

    Ora, quale dei due poli, dei due fascismi, è il più pericoloso? Il 30% “che ama”, i seguaci di Silvio Berlusconi, o il 70% di “persone per bene” (come le ha chiamate Bersani), che ci tengono a precisare che sono antropologicamente diverse e moralmente superiori rispetto a Silvio Berlusconi?

    L’istinto mi suggerisce di diffidare soprattutto del conformismo più diffuso…
    "

    Emanuele Maggio

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Mai lette tante boiate in vita mia da quando sento parlare di berlusconismo.
    Se esiste al mondo una persona che usa simboli e schemi mentali della sinistra per masticarli e risputarli ad immagine e somiglianza dei berlusconiani, questo è l'autore dell'articolo.

    1) la legge elettorale attuale non è frutto del referendum del 91 ma della legge Calderoli del 2005
    Nel 91 con il referendum vennero abrogati i collegi plurinominali, diventando de facto collegi UNINOMINALI, in cui i cittadini sceglievano i propri parlamentari e non c'era il premio di maggioranza.
    In pratica l'esatto opposto di quanto avviene oggi.
    Il nostro Emanuele Maggio deve aver avuto un'allucinazione pensando che il bipolarismo sia nato dalla fine della seconda Repubblica. E' il contrario. Dalle ceneri della prima repubblica nacque quello che 15 anni dopo fu cancellato da Berlusconi.

    A tal proposito è interessante il parallelismo tra Mussolini e Berlusconi.
    Mussolini venne eletto Premier e solo DOPO fece cambiare il sistema elettorale con la Legge Acerbo, che guarda caso assegnava un premio di maggioranza anch'essa...

    L.ACERBO (di mussolini) = L.Calderoli (di Berlusconi)
    -----------------------------------------------------------------

    2) E' FALSO che prima di Berlusconi il consenso si costruisse su base emotiva. FALSO FALSO FALSO..
    solo una capra può scrivere queste sciocchezze.
    Su tutti i testi di scienze politiche è ben spiegato che esiste il voto di opinione e voto di APPARTENENZA.
    L'appartenenza politica fino agli anni 90, era su basi IDEOLOGICHE. Comunista e anticomunista, cattolico e anticlericale, liberale e statalista.
    L'ideologia contiene in se una costruzione razionale di un pensiero politico dal quale poi si dipanano azioni politiche.
    Quando mai nel passato si votava un leader che rappresentasse tutta la DC, quando???
    cosa minchia sproloquia Emanuele Maggio. I leader si formavano nella scuola dei partiti dalla gavetta e si esponevano mediaticamente al grande pubblico solo DOPO che assumevano incarichi importanti.
    Andreotti c'era dagli anni 40 in politica! ha persino partecipato alla stesura della costituzione! eppure lo abbiamo conosciuto solo dopo le innumerevoli presidenze del consiglio che ha assunto. Ma ve lo immaginate voi un Ignazio La Russa paragonato ad Andreotti? ma di cosa stiamo parlando?

    3) E' FALSO che Berlusconismo e antiberlusconismo sarebbero due facce della stessa medaglia
    Questo è TOTALMENTE FALSO e serve a ingenerare nel lettore un generale abbandono al qualunquismo, nel dire che tutti i gatti sono grigi e quindi tanto vale tenersi il gatto fascista che c'è adesso.
    La casta è generata dalle leggi elettorali che si sono susseguite dagli anni 80 ad oggi (30 anni) che hanno impedito al cittadino di scegliersi direttamente i propri rappresentanti.
    E infatti...
    il debito è esploso negli anni 80, negli anni 90 l'economia è andata perdendo competitività ed investimenti, nel 2000 il pil è andato scendendo.
    Tutte conseguenze di leggi elettorali sbagliate che allontanavano il cittadino dal suo rappresentante, anzichè avvicinarlo.
    Ultima modifica di stefaboy; 13-02-11 alle 08:21
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Citazione Originariamente Scritto da Alexan Visualizza Messaggio
    Più semplicemente, il berlusconismo è un genitore che manda la figlia/o a fare l'escort a casa d'arcore per potersi comprare un televisore da mettere in cucina.


    Senza tante, ulteriori menate.
    Una definizione banale e riduttiva.

    Se fosse come dici tu sarebbe molto più semplice da estirpare, purtroppo è molto di più, tu hai visto solo la superficie del problema.
    Nessuno si crea, nessuno si distrugge, tutti si ricandidano.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Citazione Originariamente Scritto da Medsim Visualizza Messaggio
    Una definizione banale e riduttiva.

    Se fosse come dici tu sarebbe molto più semplice da estirpare, purtroppo è molto di più, tu hai visto solo la superficie del problema.
    tu dici eh...
    è semplice adesso convincere qualche decina di milioni di persone che non conviene scegliere la strada facile e immorale al posto di quella ripida ed eticamente irreprensibile?

    è banale anche credere quanto hai appena affermato.
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Articolo davvero interessante, sono d'accordo con parecchi punti.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il berlusconismo come "nuova strategia della tensione"

    Citazione Originariamente Scritto da Alexan Visualizza Messaggio
    Più semplicemente, il berlusconismo è un genitore che manda la figlia/o a fare l'escort a casa d'arcore per potersi comprare un televisore da mettere in cucina.


    Senza tante, ulteriori menate.
    Piu' o meno come l'antiberlusconismo: che è un genitore che insegna al figlio che vivere di tasse e welfare è bellissimo

 

 
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