LA PROVOCAZIONE
Playboy sloveno: triestina nuda con la scritta "Trst je naš" (Trieste è nostra)
Il giorno dopo la commemorazione a Basovizza per il Giorno del Ricordo è uscita in edicola l'edizione slovena di Playboy che aveva in copertina una ragazza triestina, Giulia Cobez di 26 anni, fotografata senza veli con il titolo ”Trst je naš”
di Piero Rauber
TRIESTE. Di questi tempi - tempi di guerre mediatiche senza esclusione di colpi, dove anche l’atteggiamento provocante di una fanciulla ha il suo potenziale di fuoco - la Slovenia ha trovato il modo di prendersi Trieste. Come? Sbattendo una giovane triestina - di nome Giulia Cobez, 26 anni - svestita in prima pagina sull’edizione di Playboy made in Lubiana, e sfiorandone l’ombelico con una scritta bianca, in stampatello maiuscolo, che rispolvera il grido di battaglia di retaggio titino «Trst je naš!», «Trieste è nostra».
Un nudo di donna e un giornale d’altronde - è una delle teorie che ci insegna l’attualità, e mica solo italiana - fanno una miscela esplosiva. Possono rivelarsi l’evoluzione contemporanea della nitroglicerina. A Lubiana sono riusciti a recuperare entrambi gli elementi. E, la loro bomba, l’hanno buttata. Se l’abbiano buttata semplicemente in ridere, oppure nel triviale o persino nell’o ffensivo - nei confronti della memoria di chi ha sofferto a causa di quel «Trst je naš!» - è una scelta da lasciare alla libera interpretazione dei lettori. Può ad ogni modo essere utile conoscere un ulteriore dettaglio: la data di uscita del numero del Playboy sloveno di cui stiamo parlando. Che - come si può vedere facilmente consultando la relativa versione web della rivista - è quella dell’11 febbraio.
Morale: la pubblicazione delle foto senza veli di una ragazza triestina sul magazine erotico probabilmente più sfogliato nella vicina Repubblica e forse anche sul Carso italiano - pubblicazione considerata ironicamente dagli autori una conquista senza mano militare di una città intera, e che città - ha seguito di sole 24 ore le solenni celebrazioni che si sono svolte da Roma a Trieste per il Giorno del ricordo, dedicato alla memoria dell’esodo, degli esuli e degli infoibati. Una puntualità disarmante, tanto per rimanere in gergo pseudobellico.
Ma veniamo alla protagonista del caso - caso per così dire, internazionale, o per lo meno transfrontaliero - che le prime indiscrezioni fanno presumere sia caduta a sua volta dalle nuvole. Non quando ha visto, sfogliando il giornale di Lubiana, le foto che la ritraevano nudissima - quelle, infatti, erano volute, costruite, consapevoli - ma quando ha letto i testi che presentavano e accompagnavano le immagini stesse, a cominciare dal «Trst je naš!» abbinatole in copertina e ripreso nelle pagine interne.
Giulia Cobez, come prima cosa, può vantare una certa somiglianza con Paris Hilton. Come si può verificare quindi nella versione web del Playboy sloveno e su un sito chiamato celebrity69 che fa rimbalzare proprio alcuni dei contenuti del Playboy sloveno - avvertenza, la visione è decisamente adatta a un pubblico adulto - è una cittadina di Trieste, è alta un metro e 73 per un peso forma di 53 chilogrammi, e infine ecco le sue misure: 93-70-91. Ah sì.
È nata il 6 novembre 1984. Ciò vuol dire che quando è caduto il muro di Berlino - l’evento che avrebbe dato poi il via alla dismissione dell’intera cortina di ferro - aveva cinque anni e tre giorni.
Giulia, oggi, è diventata più famosa di là del confine che non c’è più piuttosto che a casa sua, grazie proprio a questo servizio che le ha voluto dedicare il Playboy di Lubiana. Sentite che cosa dice, a un certo punto, il testo che accompagna questo fotoservizio: «Finalmente - recita la traduzione dallo sloveno adattata all’i taliano - siamo approdati al Litorale (e qui il Litorale sta per il territorio regionale di Capodistria, Isola e Pirano, ndr). All’i ncontro con Playboy Giulia è arrivata da Trieste. Non è rimasta ”c atturata” dalla lingua slovena, ma non nasconde di avere geni di origine slovena. Infatti lo zio, che è triestino della minoranza, le sta insegnando la lingua». E qui viene l’inno alla libertà. In tutti i sensi: «Come a suo tempo i partigiani hanno liberato Trieste, così noi di Playboy l’abbiamo liberata dai suoi vestiti. Viva la libertà!».
Tale testo - come si può vedere sempre su internet - fa da ”scorta”, relegato sulla destra, a una grande foto in cui la giovane triestina sta leggermente di schiena, appoggiata su una poltrona in pelle color rosso. Indossa - stando alla prospettiva da cui è stata scattata quest’istantanea - soltanto un paio di scarpe, i tacchi a spillo, un braccialetto. La matita nera le contorna gli occhi. Non c’è altro. Di fronte a lei, all’altezza dei suoi stessi occhi, inserito sempre nella foto, c’è un quadro appeso alla parete che sta dietro, appena, alla poltrona. La cornice del quadro è spessa, dorata, dà la sensazione d’essere tronfia.
All’interno si scorge nitidamente una suggestiva immagine di piazza Unità, di notte, col Municipio illuminato. Poco più in là, a destra, fuori dall’istantanea, sopra il testo in cui si inneggia alla libertà offerta alla città dai titini, e alla libertà offerta da Playboy alla ”mula”, di nuovo quella scritta. Bella grande, perché fa da titolo al tutto. È rossa. Su sfondo nero. «Trs je naš!»
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(13 febbraio 2011)
LA PROVOCAZIONE Playboy sloveno: triestina nuda con la scritta "Trst je na





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