
Originariamente Scritto da
edera rossa
Credo sarebbe utile alla discussione se l'amico edera verde indicasse anche in ternini quantitativi le possibili entrate che lo stato incasserebbe seguendo la strada da lui proposta rispetto ad altre ipotesi che sono state avanzate ( tenendo anche conto delle modifiche di comportmenti che le stesse imposte potrebbero indurre) . Quanto alla politica fiscale del governo Prodi credo non avesse molte alternative stante anche la maggioranza ristretta di parlamentari che l'appoggiavano e l'indisponibilità di alcuni di questi a colpire in maniera marcata i redditi ed i patrimoni più elevati. Certamente la gestione di Visco, a detta anche di commericalisti non prevenuti versi il centro-sinistra, fu infelice , soprattutto per la confusione che portò fra gli stessi commercialisti che, pur campando proprio grazie ad una certa difficoltà che il sistema fiscale rappresenta per il comune cittadino e per la comune azienda, si trovatono pressati da un ampio numero di norme non di rado di difficile comprensione ed attuazione.
La politica economica del governo Prodi fu improntata ad una onesta ammissione delle difficoltà finanziarie alle quali stavamo andando incontro ed alla scelta di , per usare una espressione di Prodi, "mettere del fieno da parte" . Una scelta non altrettanto rigorosa avrebbe forse permesso la continuazione di quel governo, ma oggi la situazione sarebbe ancora più grave. Certamente il governo Prodi mancò, anche nella rappresentazione delle sue politiche finanziarie, di qualsiasi capacità di comunicazione , aggravata da certe sparate di alcuni alleati che sembravano più intenzionatri a crearsi due minuti di audience in più, che a fare un lavoro di squadra. E, per la verità, anche l'attribuire al centrosinistra nel suo complesso le proposte di una patrimoniale che circolano più fra gli studiosi che fra i politici,mi sembra anch'essa un caso di cattiva comunicazione del centro-sinistra e più ancora di una , ormai usuale, pronta strumentalizzazione da parte degli organi mediatici del centro-destra ( fenomeno che abbiamo già visto andar non di rado assieme).Un motivo im più per fare attenzione a ciò che iene detto dirà , e con ragione, più di qualcuno.
Purtroppo non vi è scelta fiscale che non susciti contrasti anche di principio, sulla natura stessa degli strumenti fiscale che si vanno ad adottare. Così sentiamo teorizzare l'ingiustizia della imposta di successione ( quasi un invenzione dei comunisti ,anche se ne era un convinto fautore Stuart Mill e se i repubblicani la auspicavano in maniera anche pesante fin dal loro primo programma del1897) e magari non si trova nulla di innaturale sull'imposta sul reddito frutto del lavoro. Credo che , in realtà, le politiche fiscali siano sempre un mixer dettato da stati di necessità , da facilità ed urgenza di incasso, da più o meno forti preoccupazioni sulla tenuta economica, ma anche di appoggio politico alla maggioranza, da parte delle categorie che ne vengono coinvolte.
Ho , tra l'altro, l'impressione, che con il sistema bipolare si tenda ,ancor più di prima, a scaricare sulle categorie politicamente non rappresentate dalle possibili maggioranze di governo il maggior peso delle modifiche al sistema fiscale. Per il momento solo due istituzioni , una millenaria, un'altra ben più recente ma altrettanto importante agli occhi della destra , sembrano salvarsi dall'esigenza di nuovi giri fiscali: il patrimonio della Chiesa cattolica e quello personale dell'attuale indegno capo di governo.