L'aborto è un fatto di estrema gravità etica perché è l'uccisione di una persona innocente, persona nel suo stadio iniziale di vita. La persona é, come definiscono anche i dizionari, “ogni essere umano in quanto tale, senza distinzione di sesso, età e condizione”. La persona viene ad esistere con l'unione tra lo spermatozoo e l'ovulo e attraversa le seguenti fasi: zigote => embrione => feto => neonato => bambino => adolescente => giovane => adulto => anziano. Non si può fare finta che la vita della persona inizia in una fase intermedia come se prima non esistesse. Inoltre non c'è modo di stabilire con precisione inizio e fine di ogni fase, è un processo continuo che inizia con il costruirsi dello zigote. E' una questione di coerenza riconoscere che la vita della persona umana inizia col concepimento e finisce con la morte: se si difende la sacralità della persona umana lo si deve fare sempre, indipendentemente dall'età di questa persona, indipendentemente dal fatto che sia una persona allo stadio di zigote o di embrione, indipendentemente che sia dentro l'utero, fuori dall'utero, che sia una persona di 5 anni, di 20, 50 o 100 anni, indipendentemente dal fatto che sia una persona sana o disabile.
Cosi come è considerato altamente immorale uccidere una vita umana innocente uscita dall'utero allo stesso modo la situazione non può cambiare qualitativamente se la vita umana innocente è ancora nell'utero. L'aborto non può diventare un diritto perché sarebbe un diritto di sopraffazione dei genitori (o di terze persone) sui propri figli non ancora nati ovvero non ancora usciti dall'utero ma gia vivi ed esistenti; perché sarebbe incoerente proibire l'uccisione della persona innocente fuori dall'utero e allo stesso tempo consentire l'uccisione delle persone innocenti ancora nell'utero materno.
Anche nel caso estremo e delicato di malformazioni del nascituro la coerenza impone di proibirne l'uccisione: se la vita umana è sacra allora lo è anche in caso di persona malformata, disabile, malata o anziana. Terze persone non possono decidere di uccidere una vita umana altrui solo perché esse hanno la convinzione che tali vite menomate fisicamente non potranno essere felici o che tali vite non possano avere senso. Spetta al diretto interessato trovare la propria felicità e il proprio senso della vita, non a terze persone. La società e le persone che stanno attorno a persone menomate fisicamente hanno solo il dovere di tutelare la vita e aiutare coloro che sono in difficoltà, non possono decidere di ucciderle.
Anche in altri casi limite, molto delicati, come per esempio le gravidanze a seguito di stupro non possono seguire un'altra logica: dal momento del concepimento c'è un'altra vita di una persona innocente e coerentemente se la vita delle persone innocenti è sacra allora non si può procedere con una uccisione tramite l'aborto.
Occorre praticare estrema attenzione riguardo le gravidanze non desiderate ed occorre una educazione morale sociale che garantisca la percezione sociale del dramma etico dell'aborto. La donna che rimane incinta e non può svolgere la sua funzione di madre deve portare a termine la gravidanza e dare il bambino ai centri che si occupano di crescere i bambini abbandonati e darli in adozione. Dare in adozione un bambino è comunque meno grave che ucciderlo con l'aborto.
L'unico caso che dovrebbe essere consentito è l'aborto indiretto ovvero il caso in cui l'aborto sia indirettamente necessario per salvare la vita della madre. L'aborto è una forma particolare di omicidio e pertanto la legge la deve proibire sebbene trattandolo in maniera diversa dagli altri casi di omicidio.
Alcuni sostengono la folle idea che rendere lecito l'aborto contribuisce a farlo diminuire. Se è vietato dalla legge, se per abortire occorre ricorrere a macabri riti dalle mammane evidentemente questo scoraggia ulteriormente dal farlo: dove non arriva la propria morale almeno arriva la sofferenza pratica a ostacolare simili comportamenti. Come si può sostenere che gli aborti diminuiscono se si fornisce la possibilità di abortire in sane condizioni igieniche, gratuitamente e senza pericoli? E' assolutamente illogico e folle ma in alcuni Stati una certa massiccia falsa propaganda addirittura è riuscita a far credere al popolo questa falsità. Ci sono decine di crimini come l'omicidio, lo stupro, la rapina, la pedofilia, che continuano a esistere nonostante siano reati ma nessuno potrebbe mai pensare che legalizzandoli diminuirebbero. Questa è una deduzione logica che non ha bisogno di alcun dato statistico di conferma. I dati possono essere falsati in vari modi. L'aumento o la diminuizione del numero di aborti dipende da tanti fattori sociali, non solo al fatto che l'aborto è legale o illegale. Ad esempio il calo della povertà può essere un fattore che contribuisce a ridurre l'aborto. Anche una cultura che dà maggiore attenzione al significato dell'aborto può portare ad una certa diminuizione. E gli esempi simili sono decine. I pro-legalizzazione sfruttano questa complessità del problema, cercano falsamente di dimostrare che l'aborto diminuisce se legale, proprio perché fanno finta che il numero degli aborti non è influenzato da numerosi fattori. Sono dati falsi perché contraddicono la logica elementare.

Essere contro l'aborto è una questione di coerenza e buon senso, che può appartenere a tutti, cattolici, atei, musulmani, ebrei, agnostici.

Ecco qui ad esempio alcuni link di atei e agnostici contro l'aborto:


No all'aborto (anche i laici hanno un anima) | Facebook

Argomenti laici contro l'aborto

http://forum.politicainrete.net/catt...o-laborto.html