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Discussione: Fini.....leader?

  1. #1
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    Predefinito Fini.....leader?

    di M. Giordano pg.1 e pg.5 de ilgiornale.it 15 2 2011

    Doveva governare l’Italia, non riesce nemmeno a governare l’Italo.
    Povero Gianfranco, che tri*ste parabola: non voleva fare il se*condo di Berlusconi, adesso è co**stretto a fare il maggiordomo di Bocchino.
    Ma sì, dài, avete visto com’è finito l’atte*so raduno di Rho?
    Fini ha chinato la testa di fronte ai diktat notturni del falchetto di Na*poli, gli ha sacrifi*cato buona parte dei suoi più fedeli collaboratori, e gli ha consegnato nelle mani quel che resta del partito, poco Futuro e nessuna Libertà.
    Non male:
    il leader che avrebbe dovuto con*durre con mano ferma il Paese verso un domani radioso, a fatica riesce a condurre un’assemblea politica verso un domani litigioso.

    Considerato quel che si è visto, viene da pensare che quest’uomo avrebbe problemi anche a gestire un’assemblea di condominio.
    Riuscirebbe a prendere una sola decisione: la riunione è sospesa.
    E Bocchino, naturalmente, fa l’amministratore.

    Che Fini non fosse un con-dottiero, l’avevamo già immaginato.
    Che il suo carisma fosse simile a quello di una pantegana col mal di pancia,l’avevamo pure pensato.
    E che fosse propenso a farsi mettere i piedi in testa un po’ da tutti, l’avevamo sospettato da quando abbiamo saputo delle sue meravigliosa gesta nel mondo fatato dei Tullianos : uno che si fa abbindolare dall’ex fidanzata di Gaucci; uno che per amor elisabetto mette a rischio la faccia, oltre che la carriera politica; uno che non riesce a farsi dir la verità sulla casa di Montecarlo dal cognatino con la Ferrari; uno che soccombe alle ragioni della suocera fino a far imprudenti pressioni sulla Rai per accreditarla come produttrice di programmi televisivi;
    ebbene, da uno così non ci si può certo aspettare che tiri fuori gli attributi quando si tratta di far politica.
    Si sa che ama andare a fondo, ma solo quando va al mare.
    Quando resta a Roma tutt’al più galleggia.
    O, peggio, nasconde la testa sotto la sabbia.

    Però, ecco, c’è un limite a tutto.
    L’altra sera mica doveva mettere d’accordo Putin e Obama, né Gheddafi e Israele, non gli toccava la mediazione fra Marchionne e la Fiom, o fra i colossi del credito e la finanza internazionale.
    Macché: doveva mediare tra Bocchino e Urso, Viespoli e Della Vedova.

    Bocchino e Urso, avete capito?
    Siamo all’abc della politica, allo stracchino contro la mozzarella, un braccio di ferro da formaggio fuso, insomma, roba che anche Topo Gigio avrebbe qualche possibilità di riuscirci.
    Fini no.
    S’è alzato dal tavolo, poi ha lanciato una mediazione, poi s’è rimangiato tutto. E alla fine ha venduto Urso e i moderati, consegnando quel po’ di organizzazione che gli è rimasta nelle mani di Italo Bocchino.
    Cioè del più spregiudicato.
    Quello che urla più forte.
    Tipico atteggiamento da leader, no? Darla sempre vinta a chi alza la voce.

    A questo punto, torna la domanda centrale di tutta questa assurda vicenda: ne è valsa la pena?
    Gianfranco Fini era il numero due del Pdl, era a capo di una maggioranza salda che aveva la possibilità di governare il Paese nei prossimi anni, aveva la possibilità di fare le riforme, di far sentire le sue ragioni, di costruire davvero un pezzo di futuro (e di libertà).
    E invece ha buttato tutto all’aria.
    Ha messo in difficoltà il partito, la maggioranza, il Paese, le istituzioni.
    E tutto questo per cosa?
    Per dare un partito a Bocchino.

    Un partitino piccino picciò, roba da organizzazione dei pensionati, una specie di giocattolino per non annoiarsi nelle sere d’inverno e poter essere invitati al gran ballo del Quirinale.
    Niente più.
    Perfetto, si capisce, adesso Italo sarà contento.
    Ma se a Italo viene voglia di diventare presidente di una squadra di calcio, Fini che fa? Gli compra la Lazio?
    E se gli viene voglia di diventare cantante? Gli affitta il teatro Ariston di Sanremo?
    Con Gianni Morandi come spalla?

    Da dove venga tanto potere di Bocchino su Gianfranco è difficile sapere.
    Però i fatti sono evidenti: Italo ha iniziato la carriera facendo l’autista di Tatarella, ma adesso usa Fini come un taxi.
    Si fa portare in giro, a tassametro zero.
    E lui, Gianfry dei Tullianos , «l’uomo che l’Italia aspettava, il leader che salverà il Paese», come lo inneggiarono a Bastia Umbra sfiorando il culto della personalità, quello cui si rivolgevano gli intellettuali dicendo: «L’Italia ha bisogno di lei», quello coccolato e blandito da Fazio, Saviano, Muccino, dagli scrittori dei salotti chic e dalla sinistra engagé , ebbene lui, s’è ridotto a far lo zerbino d’Italo, il portatore d’acqua di un deputato che fino all’anno scorso considerava poco più di nulla.

    Bel risultato, presidente Fini, complimenti: forse così riuscirà a far sopravvivere un inutile partitino.
    Sicuramente non riuscirà a sopravvivere lei: un leader, per essere un leader, deve dimostrare che pensa al futuro dell’Italia.
    Mica solo al futuro dell’Italo.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Rif: Fini.....leader?

    Eppure fini i numeri ce li ha; potrebbe diventare un politico coi fiocchi, magari fra una trentina d'anni.

    Per ora si dedichi ai numeri , che torno a ripetere, ha.

    Siamo alle somme (delle eredità) ed alle sottrazioni (al partito AN).

    Poi ,imparate le moltiplicazioni e le divisioni, farà un bel passo avanti, in quel futuro e libertà che tanto impegno gli é costato.

    L'ora del bocchino é suonata, non si torna più indietro.
    I tulliani? Meglio che se ne stiano a montecarlo, viaggino su ferrari e , se proprio in rai vogliono sfondare li manderemo all'isola dei famigerati.
    Ultima modifica di yure22; 15-02-11 alle 11:45

  3. #3
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    Predefinito Rif: Fini.....leader?

    Bocchino e i gadget futuristi, che coincidenze!

    Marketing e politica.
    Un binomio sempre più attuale: il modello americano fatto di pins e gadgets personalizzati ha attraversato l’Oceano.
    I nuovi partiti non sono esenti da questa moda. Anzi, Futuro e Libertà ha immediatamente puntato con forza su questo fronte per finanziare la propria attività.
    Ricorderemo il successo di vendite alla convention di Bastia Umbra per la maglietta stile Andy Warhol con l’effige di Fini e la scritta «Che fai mi cacci?», che immortalava l’immagine del presidente della Camera alla direzione Nazionale del Pdl.
    I futuristi hanno scommesso sull’e-marketing, creando siti web dedicati al merchandising.
    In principio, è stata Generazione Italia a lanciarsi in questa direzione.
    Alla vigilia di Mirabello circolavano link con sconti eccezionali per cappellini e posacenere.
    Con la nascita di Fli, anche il «partito dei grandi» si è dotato di un proprio portale per vendere i prodotti del brand finiano.
    Collegandosi a www.futuroelibertashop.it, è possibile acquistare lo zainetto in nylon, la felpa o un set di penne targato Fini.
    Alla stessa pagina reindirizza anche il link | Generazione Italia Shop, dove campeggia un’invitante tazza in ceramica, indicata come quella «ufficiale di Fli».

    Ma le sorprese arrivano quando dal sito si viene indirizzati sulle pagine web di due società, l’una responsabile degli ordini, l’altra concessionario esclusivo del marchio Generazione Italia.
    Cliccando sul sito si scoprirà che la prima corrisponde al nome della Novezeri–Thinking Velocity (Novezeri | Thinking Velocity), società di pubblicità, editoria e nuovi media con sede ad Aversa (Caserta).
    Sarà una semplice coincidenza, ma si tratta proprio della città dell’onorevole Italo Bocchino, e del responsabile del movimento giovanile dei futuristi, Gianmario Mariniello, consigliere comunale nella città campana.
    La seconda, invece, si chiama Ita2020 s.r.l. (Ita2020 srl).
    Sul sito non compaiono contatti né informazioni sulla sede legale, ma si tratta di una società di commercio elettronico di beni non alimentari, con sede sempre ad Aversa.
    Semplice coincidenza?

    Non conosciamo i termini contrattuali tra le società e il partito, tantomeno secondo quali criteri siano state selezionate.
    Si tratta di una scelta di tipo privatistico e non abbiamo motivo di dubitare che il tutto sia corrisposto a principi di convenienza e trasparenza.
    E plaudiamo al fatto che la scelta sia caduta su due società meridionali, delle quali avremmo piacere di conoscere il nome dei proprietari per sollevare dubbi su ipotetici conflitti di interesse.

    Del resto, sarebbe opportuno dipanare il dubbio che la nascita del Fli possa aver rappresentato, per alcuni futuristi, anche una nuova forma di business. Questa vicenda ha un risvolto politico.
    È apparso che Bocchino stesse giocando una partita tutta sua, in virtù di una acquisita visibilità nazionale che gli era preclusa finché era vice-capogruppo del Pdl.
    Dalla nascita di Fli si è occupato in prima persona della strutturazione del partito, dei circoli di Generazione Italia, diventati le prime cellule di Futuro e Libertà.
    È lui a tenere le chiavi dell’organizzazione nazionale di Fli e i contatti con i responsabili territoriali, per la cui nomina ha carta bianca da Fini.
    È lui a gestire la cassa e i conti e a curare il marketing. Fattori non irrilevanti per chi conosce le dinamiche di partito.
    Sabato scorso ha addirittura rilasciato all’ Unità un’intervista in cui ha candidamente dichiarato «il mio leader è Casini».

    Nonostante i malumori, Italo va diritto per la sua strada e non si scompone, promuovendo una denuncia per abuso d’ufficio nei confronti del ministro degli Esteri Franco Frattini attraverso un anonimo militante di Fli.
    Il dubbio sorge spontaneo: caro Fini, ma sei sicuro di poterti fidare di Bocchino?

    dalla redazione de ilgiornale.it di martedì 15 febbraio 2011, 08:00

    saluti

 

 

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