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Visualizza Versione Completa : Nessuno ci ha rubato il futuro



Gianluca
21-07-12, 02:06
Dal blog di tale Tommaso Pittarello un post geniale:
http://www.mind-cafe.com/nessuno-ci-ha-rubato-il-futuro/


http://www.youtube.com/watch?v=5y8aWjBdsHE&feature=player_embedded
Tagli al personale. Riorganizzazione. Riforma del lavoro. Innalzamento dell’età di pensionamento. Precariato cronico. E’ chiaro che siamo in crisi, nel senso che siamo nel mezzo di un cambiamento epocale anche nel modo di intendere il lavoro. Il concetto che abbiamo in mente, in Italia soprattutto, di lavoro a tempo indeterminato, il “posto fisso”, è un concetto nato solo qualche decennio fa come conseguenza di una situazione economica e politica che vedeva svilupparsi l’industrializzazione e la conseguente questione sociale. Ma insomma il posto fisso non è nato con l’essere umano.Attorno a me ho tanti amici che ormai hanno addirittura smesso di lamentarsi per la cosiddetta mancanza di un futuro. Il sistema scolastico ed universitario promettono una cosa falsa! Studiare non ti trova un lavoro! Studiare ti fa conoscere cose nuove e basta. Se poi ti aspetti di uscire dall’università tutto bello pregno di teorie e massimi sistemi e di fare una bella carriera a 2000 euro al mese come primo stipendio è chiaro che rimarrai deluso! Abbiamo fatto un passo ulteriore: studiamo sapendo che lavoreremo anni in stages e remunerati con pochi, pochissimi soldi (splendido il commento di Mario Monti (http://youtu.be/tFJzLU6sEQU)!).Ci hanno programmato alla disillusione! Non male eh?E invece non ce l’hanno rubato il futuro! Il futuro è sempre lì (solo nella nostra testa a dire il vero). E’ solo diverso da come ce lo avevano promesso ma potrebbe essere anche molto migliore, più equo, creativo, dinamico, divertente, intelligente… Più bello!Le cose si possono vedere in maniera completamente diversa. Sono cambiate le condizioni e ci dobbiamo adattare, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e ora c’è da cambiare mentalità. Il lavoro fisso non esiste come tutto quello che era fisso nella nostra cultura e che non lo è più.E Stanno finendo i posti di lavoro. Sta forse finendo anche il lavoro da fare? Che cos’è un lavoro in parole povere? E’ l’insieme delle azioni da fare per risolvere un problema con una ricompensa in cambio.In quest’ottica abbiamo forse finito i problemi da risolvere?Se riconosci un problema hai a disposizione tre opzioni: ignorarlo, lamentarti, oppure pensare ad una soluzione. E se ti sai organizzare quella soluzione può diventare il tuo lavoro. Per esempio a Pier Mattia non piace stare in coda e ha inventato Uqido (http://www.uqido.com/)!Qualche mese fa ho organizzato assieme ad un amico una serata (http://www.primolunedi.it/2011/02/28/non-cercare-un-lavoro-inventatelo-hobby-in-business/) (con un gruppo che abbiamo creato 4 anni fa ormai) intitolata “Non cercare un lavoro! Inventatelo!” (se ti interessa puoi trovare qui un resoconto (http://www.primolunedi.it/2011/03/16/resoconto-serata-non-cercare-un-lavoro-inventatelo/)).Eravamo un centinaio di persone e abbiamo fatto un esperimento: volevamo fare in modo che ognuno uscisse dalla sala con un po’ di nuovi amici e qualche idea su come trasformare un proprio hobby in un’attività anche redditizia. Un successone! 12 gruppetti di 7-8 persone sono esplosi in creatività e un paio di quei progettini sono diventati realtà!Probabilmente non si faranno tanti soldi in breve tempo (ma forse anche sì) ma certamente ci si concentra su qualcosa di cui si è appassionati e che va a creare valore vero! Altro che spread, riserve frazionarie, debito, signoraggio e speculazioni varie!Il gioco è semplice:


fai un elenco dei tuoi hobby, le tue passioni, le attività che fai durante la tua giornata e che ti fanno stare bene


fai un elenco degli strumenti che esistono a disposizione oggi (blog, facebook, spazi pubblici, garage di amici, ecc.) a basso costo


pensa a un problema che il tuo hobby potrebbe contribuire a risolvere, almeno in parte

divertiti a inventarti 5 modi per far fruttare qualche euro dedicandoti al tuo hobby preferito.

Se ti va condividi le idee che ti vengono nei commenti qui sotto, non sai mai se chi le leggerà magari sta cercando proprio l’idea giusta per fare qualcosa di divertente!

Gianluca
21-07-12, 02:08
era in risposta ad un pezzo di Jacopo Fo sul Fatto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/27/giovani-senza-speranze-e-falso/276582/


Giovani senza speranze? È falso!

E anche un po’ vergognoso.
Un ragazzo grande e grosso, alto almeno uno e novanta, intervistato da Rai News 24, dice: “La mia è una generazione senza speranze. Non potrò mai comprarmi una casa, avere una famiglia, avrò solo lavori precari e malpagati!”
La sinistra applaude a questi discorsi, venera le depressione che colpisce i giovani perché è la prova del malgoverno della destra e della necessità del cambiamento.
Ma io penso che sia demagogia disastrosa. Non voglio certo negare la gravità della condizione dei giovani o le colpe della destra.
Ma io credo che coltivare la speranza sia essenziale se si vuole migliorare la situazione. E anche se è vero che i giovani italiani stanno soffrendo gravemente uno Stato ingiusto è vero anche che nei Paesi del Terzo Mondo milioni di giovani, poveri in modo estremo, stanno lottando tenacemente per costruirsi un futuro migliore e hanno speranza. L’Europa è vecchia e abbrutita dal consumismo, e i nostri mass media non ci raccontano di 100 milioni di giovani donne che nel Sud del mondo stanno costruendosi un avvenire grazie al microcredito. Non ci raccontano delle migliaia di cooperativeche stanno cambiando il volto del lavoro (anche grazie al commercio equo). Non fa notizia che solo in Bangladesh si siano costruiti 140 mila micro impianti di produzione di biogas, che hanno liberato mezzo milione di persone dall’onere di raccogliere legna per cucinare. I media hanno la missione di coltivare al contrario pessimismo e frustrazione: tutto va male, non ci sono speranze.
L’attuale sistema di pensiero è indirizzato a tenere le persone sotto il tallone del potere. Valorizza i limiti, gli ostacoli, la difficoltà usandoli come fonte di paura.
Se guardiamo la cultura borghese in trasparenza possiamo leggere un mantra onnipresente: “Solo i grandi uomini vincono e tu non sei un grande uomo!”
Se i sudditi si montano la testa poi potrebbero anche alzarla… E allora finisce che il re è nudo e i villani si aggirano per le strade con i forconi e i grandi muri sociali vengono abbattuti. A volte pure le teste.
Gli strumenti principali che la cultura dominante utilizza per avvilire le speranze, sono una scuola che sperpera l’autostima e la fantasia, una serie di censure della storia umana e delle scoperte scientifiche e una serie di storie completamente inventate.
Queste macchinazioni culturali concorrono alla distruzione di un elemento essenziale della nostra personalità: il senso di responsabilità.
Che ci puoi fare se tanti bambini muoiono di fame? Non sei Napoleone!
Ma anche: cosa ci vuoi fare se la tua eredità genetica contiene un malanno?
Quante volte abbiamo sentito dire: “Ho una malattia genetica, non c’è niente da fare…”
Sono ormai 30 anni che le scoperte sul Dna hanno dimostrato che si può fare molto.
Infatti, ci vogliono tempi biblici per modificare il messaggio genetico ma si può modificare rapidamente il sistema di lettura di questo messaggio. Nasce a partire dagli anni ’80, la comprensione della centralità nella nostra vita dell’epigenetica (http://www.jacopofo.com/?q=node/2700).
Se un tipo di topolina selezionato per fare ricerca sul diabete, geneticamente diabetica, col pelo chiaro e grassa, assume cibi sani e equilibrati dà alla luce topolini magri, scuri, senza diabete. Essi hanno nel loro Dna il diabete ma il sistema epigenetico non legge quelle informazioni. Vengono congelate.
Un altro modo per limitare il potere di iniziativa delle persone è insegnare che se sei di fronte a un ostacolo devi aggredire il cuore del problema.
Così milioni di persone cercano di migliorare il mondo arrivando alla grande rivoluzione che tutto risolve.
Negli ultimi decenni sta invece emergendo una diversa strategia di cambiamento. C’è chi la chiamastrategia dei piccoli passi, chi pensiero laterale, chi spinta gentile.
Si tratta di un approccio rivoluzionario alla questione del cambiamento e della responsabilità. Grazie a questa strategia di azione sono state compiute imprese “impossibili” e si è dimostrato che il piccolo potere di poche persone, se concentrato su un risultato parziale ma immediato, può avere successo e innescare una serie di eventi positivi concatenati. Ad esempio Antanas Mockus, diventa sindaco diBogotà con un partito dal nome assurdo (Partido Visionario) e riesce a far crollare del 50% il numero di morti ammazzati in città, in pochi giorni, utilizzando un esercito di clown. (Vedi qui questa ed altre storie (http://www.jacopofo.com/?q=node/4))
Il motto di questi nuovi pragmatici è quello di mirare al piccolo risultato vicino invece che a quello lontano e grandissimo.
La stessa strategia la troviamo nel movimento delle Città in Transizione (http://www.jacopofo.com/movimento-della-transizione).

Gianluca
08-08-12, 23:46
e qui aggiungo questa storia:
http://www.termometropolitico.it/blog/dal-blog-che-cosa-e-la-cooperazione
Il dialogo che segue potrebbe essere avvenuto in qualsiasi famiglia. C’è il padre che insieme al figlio piccolo guarda la TV, come tutte le sere, e, come tutte le sere, passa il telegiornale.E’ da un po’ che non si parla d’altro che di crisi europea e di aiuti da dare o non dare ai paesi in difficoltà. Il figlio, per quanto piccolo (nove anni circa), a furia di sentire queste cose pone al padre una di quelle tipiche domande spiazzanti:
Figlio – Papà, ma da dove viene questa crisi dell’Europa? Non parlano d’altro ultimamente in TV…
Padre - Viene dalla mancanza di cooperazione tra i vari paesi. Non si aiutano a vicenda e fanno prevalere gli egoismi nazionali.
F – E se è così semplice perché non lo fanno, perché non si aiutano?
P – Perché sembra sempre una buona idea prendere un vantaggio su qualcun altro che sembra più in difficoltà di te, senza capire che se qualcuno affonda, prima o dopo affondano tutti…
F – Papà, continuo a non capire…
P – Beh, sei in buona compagnia, persino i governanti di molti importanti e ricchi paesi europei sembrano non capirlo. Quindi ti racconterò una storia che ti aiuterà a capire meglio quanto è importante cooperare:

Una estate di tanti anni fa, in una spiaggia, di quelle con la sabbia fine che ci puoi fare i castelli facilmente, e con il mare che sembra sempre calmo e dove sembra che si tocchi sempre come in una piscina per bambini, c’erano due fratellini che facevano il bagno. Il primo aveva appena compiuto sette anni, l’altro ancora non ne aveva sei.Non sapevano ancora nuotare bene nessuno dei due, ma il mare sembrava calmo e l’acqua era bassa, e fu così che si avventurarono, piano piano, un po’ più in là, forse solo una ventina di metri dalla riva, forse anche meno.Sfortunatamente per loro la calma apparente della superficie era ingannevole e al di sotto si agitavano vortici in grado di tirare verso il basso dei bambini piccoli con sufficiente forza. Questi vortici creavano nella sabbia suttostante degli avvallamenti che rendevano, in quelle zone, l’acqua più profonda. Niente di straordinario per un uomo maturo e capace di nuotare, ma potenzialmente letale per due bambini piuttosto piccoli non ancora in grado di nuotare del tutto.Quando i due si accorsero di non riuscire più a stare a galla e di essere trascinati verso il basso, mentre fino a un attimo prima toccavano tranquillamente, entrarono nel panico. Per fortuna erano molto vicini l’un l’altro, essendo stati risucchiati insieme da questa corrente verso il basso.Era pomeriggio inoltrato, e non c’erano bagnini in quel tratto di spiaggia libera, la madre non poteva permettersi una discesa al Lido, non era un periodo facile economicamente, direi molto peggio di adesso.Poche persone sulla spiaggia, e nessuno si era accorto di nulla. La madre era distratta a parlare con una vicina di ombrellone. Di cose così ne capitano tutti i giorni. Sarebbero bastati due minuti, anche meno e i due bambini sarebbero morti annegati dopo aver bevuto un sacco d’acqua, ma le cose non andarono così. Uno dei due, forse il più piccolo – ma nessuno può dirlo con certezza – dopo essersi dimenato sott’acqua per qualche secondo, prende per le gambe il fratello e lo spinge verso l’alto scendendo fino a toccare finalmente il fondo coi piedi. Facendo leva sui suoi piedi continua a spingere il fratello verso l’alto che emerge appena con la testa, respira e grida: Aiuto!Poi lo tira giù, il fratello capisce al volo e scivolando verso il basso in modo da toccare il fondo fa lo stesso con il più piccolo che appena emerso respira e grida ancora.Le loro grida non erano molto forti, avevano bevuto, e nessuno sembrava fare caso alle loro urla confuse dal rumore delle onde. Agli adulti a una decina di metri dalla battigia sembrano due bambini che giocano e si divertono, ma non si stanno affatto divertendo, hanno paura e hanno bevuto molta acqua…Ripetono la stessa cosa un numero indefinito di volte, forse 4-5 forse qualcuna in più, alternandosi sul fondo e sulla superficie, fino a quando la madre non se ne accorge e corre insieme ad altri a soccorrerli.Quando arrivano a riva tossiscono e tirano fuori un po’ d’acqua salata, ma stanno bene; non riportarono alcun danno rilevante. La vicina di ombrellone offrì ai bambini dell’acqua minerale, una rarità all’epoca.L’unica cosa che il più grande dei due ricordò di questo episodio fu il sapore in gola dell’acqua frizzante, come uno schiaffo che ti riporta in vita, e come era buona…

F – Papà, e il più piccolo che cosa ricorda?

Il padre aveva lo sguardo perso nel vuoto…

F – Papà?
P – … non lo so… non ne abbiamo mai più parlato…

(tutto quello che leggete in corsivo è una storia vera, avvenuta nel 1977)

Gianluca
08-08-12, 23:51
mi piace pensare al bimbo di 9 anni che si pone domande difficili, ma ancora di più a quello di meno di 6 che è stato capace di trovare una soluzione in pochi secondi mentre stava affogando, in una situazione difficilissima... due adulti forse sarebbero annegati entrambi...

Gianluca
20-03-16, 15:30
questa è una discussione da riprendere.
Certo i numeri del video sono probabilmente un po' a cazzo ma il concetto di fondo resta e va approfondito

insieme al concetto di precario, ai rischi e ai benefici del mondo che evolve e alla risposta alla domanda "ne vale la pena o no?"