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hidetoshi777
07-10-09, 00:56
Rapporto Undp / Dagli immigrati una spinta *alla crescita - Il Sole 24 ORE (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/10/Migrazioni-rapporto-sviluppo.shtml?uuid=ad7fb034-af63-11de-8eb6-bc81f22a436d&DocRulesView=Libero)

Con la ripresa dalla recessione globale tornerà la richiesta di lavoratori migranti: negare i benefici che essi portano è quindi poco lungimirante». È il messaggio del Rapporto 2009 sullo sviluppo umano, focalizzato quest'anno sul tema delle migrazioni internazionali, che viene presentato lunedì 5 ottobre a Bangkok da Helen Clark, amministratore del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp).

Viviamo in un mondo ad alto tasso di mobilità, nel quale la migrazione è non solo inevitabile, ma rappresenta anche un'importante dimensione dello sviluppo. Quasi un miliardo di persone - un settimo della popolazione mondiale - sono migranti. Il Rapporto «Overcoming barriers: human mobility and development» dimostra che la migrazione può essere una forza positiva, ma ci devono essere adeguate politiche di sostegno nei confronti di quanti si spostano. «Le persone migrano per garantire un'esistenza migliore a sè e alle loro famiglie. Ma lo spostamento di rado esprime una scelta - afferma Jeni Klugman, autrice principale del Rapporto - bensì riflette anche le ripercussioni di conflitti, disastri naturali o gravi privazioni economiche. E in più ci sono i rischi, come quello di finire nelle reti dei trafficanti».

La ricerca evidenzia che i migranti provenienti dalle nazioni più povere, dopo essersi trasferiti in un paese con maggiori opportunità, hanno in media un incremento del loro reddito di 15 volte, un raddoppio dei tassi di scolarità e una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile. Ancora più importante, essere in grado di decidere dove vivere costituisce un elemento chiave per la libertà umana.

Tuttavia la migrazione non sempre porta con sè dei benefici. Il Rapporto Undp sottolinea malintesi e pregiudizi: la maggior parte dei migranti non attraversa i confini nazionali, ma si sposta all'interno del proprio paese: 740 milioni sono migranti interni, all'incirca quattro volte il numero di quelli internazionali. Fra questi ultimi, meno del 30% si muove dai paesi poveri verso quelli industrializzati. Solo il 3% degli africani non vive nel proprio paese d'origine. Il tasso medio di emigrazione in un paese con un basso livello di sviluppo è inferiore all'1%, contro più del 5% nei paesi con alti livelli di sviluppo umano. La percentuale di migranti internazionali rispetto alla popolazione mondiale è rimasta stabile negli ultimi 50 anni, attestandosi intorno al 3 per cento.

Per quanto riguarda l'Italia, il Rapporto rileva che l'immigrazione rappresenta il 5,2% della popolazione totale e che il numero di immigrati previsto nel 2010 dovrebbe essere di quasi 4 milioni e mezzo. Questi dati collocano il nostro paese al 13° posto nel mondo per numero assoluto di immigrati, che sono aumentati di quasi dieci volte dal 1960 al 2010.
Contrariamente a quanto molti pensano, l'immigrazione di solito incrementa l'occupazione nelle comunità ospiti, non esclude i locali dal mercato del lavoro e migliora i tassi di investimento nelle nuove attività economiche. Nel complesso l'impatto dei migranti sulle finanze pubbliche - nazionali e locali - è relativamente modesto, mentre sono ormai provati i guadagni in altre aree quali la diversità sociale e la capacità d'innovazione.

Per le nazioni di origine dei migranti, il Rapporto avverte che la migrazione non è un sostituto dello sviluppo: i guadagni dei migranti vengono spesso condivisi con le loro famiglie; in molti casi questo avviene sotto forma monetaria, ma le famiglie dei migranti possono trarne benefici anche con le cosiddette "rimesse sociali", che includono diminuzione nei tassi di fertilità, tassi di iscrizione alle scuole più elevati ed emancipazione delle donne.

«Overcoming barriers» formula infine cinque proposte di riforme per i governi: aprire i canali d'ingresso a un maggior numero di lavoratori, specialmente a quelli con basse qualifiche; garantire i diritti umani fondamentali dei migranti, a partire dall'accesso all'istruzione e ai servizi sanitari e assicurare la protezione dei lavoratori; ridurre i costi di transazione legati alla migrazione (razionalizzare i "muri di carta" dei documenti richiesti servirà anche a contrastare il flusso dei migranti irregolari, dal momento che le persone troveranno più semplice e meno costoso utilizzare i canali legali); trovare soluzioni collaborative a beneficio delle comunità di destinazione e dei migranti; aggiungere la migrazione nelle strategie di sviluppo delle nazioni di origine.

hidetoshi777
07-10-09, 00:58
Immigrati/ Caritas-Migrantes, eccessivo allarme criminalita'
Martedi, 6 Ottobre 2009 - 11:42

Affaritaliani.it - Immigrati/ Caritas-Migrantes, eccessivo allarme criminalita' (http://www.affaritaliani.it/ultimissime/flash.asp?ticker=061009114236)

"Non corrisponde al vero l'affermazioneche il tasso di criminalita' degli immigrati e' di 5-6 voltesuperiore a quello degli italiani come spesso di afferma". Loafferma una ricerca dal titolo "La criminalita' degliimmigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi", realizzatadall'equipe del Dossier Statistico ImmigrazioneCaritas/Migrantes insieme con l'Agenzia Redattore Sociale epresentata oggi a Roma. "Nonostante condizioni sociali enormative sfavorevoli", il "tasso di criminalita'" degliimmigrati regolari nel nostro paese - affermano i ricercatori -e' "solo leggermente piu' alto di quello degli italiani (tral'1,23 per cento e l'1,40 per cento, contro lo 0,75 per cento)e, se si tiene conto della differenza di eta', questo tasso e'uguale a quello degli italiani. A influire al riguardo,infatti, sono le fasce di eta' piu' giovani, mentre e'addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni". "Le conclusioni di questa ricerca portano a continuare aritenere serio il problema della criminalita' e, nel contempo,a ridimensionare i giudizi correnti sull'apporto deglistranieri", affermano i curatori della ricerca. "Se lacriminalita' - spiegano - dovesse crescere di pari passo conl'immigrazione, questa sarebbe a ragione una fonte di allarmesociale; in realta', molto spesso gli stranieri sono diventatispesso un capro espiatorio per lenire l'insicurezza degliitaliani in una fase di forti cambiamenti culturali e di crisieconomica". Per questo la questione merita di essere"inquadrata in maniera piu' corretta, tenendo presente che illivello di criminalita' degli stranieri non e' una realta' ase' stante rispetto alle caratteristiche della normativavigente e che le statistiche disponibili, accortamentecorrelate, portano a superare l'idea di un piu' elevato tassodi criminalita' rispetto agli italiani, smontando cosi' ilpregiudizio che li accredita come delinquenti". Da qui ilbisogno di individuare "strategie piu' adatte a favorire unafruttuosa convivenza interetnica" e l'attuazione di politichesociali piu' "inclusive sollecitando l'apporto delle stessecollettivita' immigrate, senza le quali il preteso rigorepenale, seppure dispendioso, e' votato all'insuccesso.

hidetoshi777
08-10-09, 18:54
Aumentano i cittadini stranieri residenti in Italia, che all'1 gennaio 2009 sono 3.891.295, il 6,5% del totale dei residenti: rispetto allo stesso periodo del 2008 sono
aumentati di 458.644 unita' (+13,4%), un incremento elevato ma inferiore a quello dell`anno precedente (+16,8%). Lo dice l'Istat, che ha presentato gli ultimi dati sulla popolazione straniera residente in Italia risultanti dalle registrazioni nelle anagrafi degli 8.101 comuni.

Nel 2008 l`incremento degli stranieri e' stato dovuto principalmente all'arrivo di immigrati dai paesi dell'Euorpa di nuova adesione, in particolare la Romania, di immigrati dai paesi dell`Est europeo non parte dell`Unione, di immigrati dal Marocco e da paesi asiatici come Cina, India e Bangladesh. In particolare, per questi ultimi due paesi l`incremento e' del 18,6%: come i paesi Ue di nuova adesione essi mostrano quindi ritmi di crescita sensibilmente superiori alla media nazionale.

Sul totale dei residenti di cittadinanza straniera quasi 519 mila sono nati in Italia (72.472 nel solo 2008). Secondo l'Istat gli stranieri nati nel nostro Paese sono un segmento di popolazione in costante crescita: nel 2001, in occasione del censimento,
erano circa 160 mila. Ora costituiscono il 13,3% del totale degli stranieri residenti e, non essendo immigrati, rappresentano una 'seconda generazione' in quanto la cittadinanza straniera e' dovuta unicamente al fatto di essere figli di genitori stranieri.
Complessivamente i minorenni stranieri sono circa 862 mila: la maggior parte di essi e' nata in Italia, mentre la restante parte e' giunta nel nostro Paese al seguito dei genitori. Oltre il 60% degli immigrati risiede nelle regioni del Nord, il 25,1% in quelle del Centro e il restante 12,8% in quelle del Mezzogiorno.


Rainews24.it (http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=132678)

hidetoshi777
09-10-09, 08:16
7 Ottobre 2009
RAPPORTO CARITAS-MIGRANTES
Immigrati cioè criminali?
Esagerato, ecco i dati
Immigrato uguale delinquente. Non sem*pre, ma spesso. Perché l'arrivo di tanti stranieri avrebbe fatto schizzare il nu*mero dei reati. Ma è proprio così? Numeri al*la mano, lo staff scientifico del Dossier im*migrazione Caritas- Migrantes, in collabora*zione con l'agenzia Redattore sociale, dimo*stra l'inconsistenza di un approccio frutto di approssimazione, luoghi comuni, se non di precise strategie politico- mediatiche. Lo studio su La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi parte dal ri*sultato di molte indagini sociologiche: per 6 italiani su 10 gli immigrati hanno provocato un aumento del tasso di criminalità, tra loro 5 o 6 volte più alto di quello degli italiani.

Fal*so, afferma la ricerca. Il tasso di criminalità degli immigrati regolari è sì più alto di quel*lo degli italiani, ma bisogna considerare le condizioni sociali e normative sfavorevoli. Il tasso di criminalità – il rapporto tra denun*ce contro autori noti e il totale della popola*zione – per gli italiani è dello 0,75%, per gli immigrati regolarmente soggiornanti è 1,24%. Non il quintuplo, dunque. Un dato che si riduce analizzandolo per fasce di età. Gli immigrati sono infatti una popolazione molto giovane. Il 95,5% delle condanne a stranieri è nella fascia 18- 44 anni, mentre i condannati italia*ni 'coetanei' sono il 78,6%. Nella fascia 45- 64 delin*quono invece di più gli ita*liani: il 17,9%, tra gli stra*nieri il 5,3%. « Se anche tra gli italiani i giovani di 18-44 anni fossero il 92,5% del to*tale – afferma la ricerca – le denunce per questa fascia aumenterebbero di più di 200 mila unità. La popolazione ita*liana avrebbe un tasso di criminalità dell' 1,02%, vicino all' 1,24% dei regolari».

Obiezione: ma sono gli irregolari e i clande*stini i veri delinquenti. La ricerca ha una ri*sposta anche per questo. Prima una premes*sa è lessicale. Chi non ha le carte in regola per il 64% è irregolare, cioè titolare di un per*messo scaduto, gli overstayers. Il 23% è entrato clandestinamente via terra, solo il 13% via mare. E la portavoce dell'Acnur Laura Bol*drini invita a non generalizzare nemmeno tra questi ultimi, definendoli «clandestini» , vi*sto che il 75% degli sbarcati fa richiesta di a*silo, accolta nella metà dei casi. Senza di*menticare, afferma la Caritas, che 2 dei 4 mi*lioni di immigrati regolari, ieri erano irrego*lari, emersi grazie alle sanatorie. In effetti però tra le persone denun*ciate circa il 75% sono irre*golari. Molti sono crimina*li veri, molti però finisco*no nelle statistiche ( 550.590 reati nel 2005) proprio per infrazioni alla legge sull'immigrazione ( 21.996), o reati minori co*me la riproduzione di cd e film ( 5.294).

«La mobilità degli immigrati – spiega l'avvocato Lucio Barletta – fa sì che a volte non vengono informati di procedimenti pe*nali. Così non possono concordare riti ab*breviati o patteggiamenti. La precarietà al*loggiativa poi non permette alternative do*miciliari al carcere». Infine: l'andamento del*le denunce è stabile dal 1991, primo anno dell'era immigrazione. Ma se gli stranieri so*no raddoppiati tra 2001 e 2005, le denunce nei loro confronti sono salite del 45,9%.

Avvenire (http://www.avvenire.it/Cronaca/Immigrati+cio+criminali+Esagerato+ecco+i+dati_2009 10070814141770000.htm)

Rebel
09-10-09, 12:03
Bel 3d! Son curioso di sapere i leghisti xenofobi del forum come risponderebbero.

hidetoshi777
09-10-09, 12:15
Lampedusa Spa: 'Quanto costa l'immigrazione nell'isola'
Inchiesta de 'Il giornale' sulla vita dei cittadini di Lampedusa

I cadaveri dei migranti vengono portati nel cimitero di Favara, nei pressi di Agrigento. È l'unica città dell'hinterland disposta a ospitare i migranti, almeno da morti, per il resto nel cimitero di Lampedusa c'è posto solo per croci di legno distinte da numeri senza nomi. Croci anche per i musulmani, come la gran parte dei migranti sbarcati nelle coste dell'isola divisa in due dagli sbarchi.

"Ci sono albergatori - dice Giacomo Sferlazza del circolo Arci di Lampedusa - che guardano agli immigrati come a un danno per l'economia turistica dell'isola, in realtà non è così, la presenza delle forze dell'ordine non ha fatto altro che incrementare il numero dei posti letto occupati anche d'inverno quando tutti ritornano ad essere pescatori. Il Governo non ha fatto altro che costruire l'idea dell'emergenza immigrazione. Si è spesso parlato solo ed esclusivamente di sbarchi, in realtà in molti casi si è trattato solo di soccorso inmare, anche in acque libiche, quasi a creare l'immagine di un'isola vuota senza abitanti. Gli ultimi respingimenti sono l'atto finale dell'idea di emergenza. È chiaro che scoppia la rivolta se vengono inserite 1.200 persone in strutture che ne possono contenere la metà, come è successo nel gennaio scorso, quando, per la prima volta lampedusani e migranti hanno protestato insieme per i diritti".

Il centro di accoglienza e di primo soccorso di Lampedusa da mesi non ospita più immigrati clandestini, in seguito all'accordo tra il Governo italiano e quello libico che prevede il rimpatrio dei migranti che tentano lo sbarco nelle coste italiane. Ma il centro continua a funzionare, seppure con un personale che da 89 addetti è passato a 40 part time, pagato mille euro al giorno, dal ministero dell'Interno alla società consortile "Lampedusa accoglienza" che, da circa due anni, si è aggiudicata la gara d'appalto. Per ogni immigrato la società percepisce 33 euro, mentre attorno al centro viene garantita la vigilanza di circa 70 militari, in prevalenza dell'aeronautica. "Gli sbarchi sono l'ultimo problema di quest'isola - racconta Cinzia, lampedusana - qui mancano i servizi essenziali, il problema più grosso è proprio la sanità. Prima di avere un figlio ci devi pensare perché a Lampedusa non ci sono strutture per le partorienti, ragione per la quale è necessario ricoverarsi un mese prima in un ospedale siciliano. Io ho due figli e per ognuno ho speso 7 mila euro tra ricovero e albergo per mia madre che mi doveva assistere. I respingimenti sono un atto grave, non rispecchiano la mentalità dei lampedusani che da sempre sono abituati agli stranieri». Secondo i dati dell'ultimo rapporto del ministero dell'Interno (maggio 2007) l'80% degli immigrati ha scelto di venire in Italia per il lavoro che, a differenza, manca nel proprio paese d'origine. Giunti nel territorio italiano, spiega il Rapporto, la grande maggioranza degli stranieri ha vissuto sempre nella stessa città, mentre uno su tre ha cambiato almeno una volta città «contribuendo probabilmente a rafforzare la percezione degli italiani di un forte aumento della immigrazione (700 mila persone)".

"L'Italia vìola - asserisce Gianfranco Schiavone dell'Asgi - l'articolo 4 del Protocollo 4 allegato alla Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo, che questa violazione può integrare, in virtù del richiamo agli articoli 10 e 11 della Costituzione, un grave comportamento di abuso di ufficio, nonché un illecito sanzionabile da parte della Commissione europea e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo". Secondo i dati dell'Asgi sono più di 1.200 i migranti che negli ultimi mesi sono stati riconsegnati dalle motovedette italiane alle imbarcazioni libiche. Non è chiaro il costo umano delle pratiche di riammissione dei migranti che avevano titolo ad accedere nel territorio italiano per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale.

"La nostra amministrazione - dice Gianni Sparma (Pdl) vicesindaco di Lampedusa - non è favorevole ai respingimenti. In realtà il nostro problema più grande è quello dei trasporti perchè i mezzi navali che collegano Lampedusa e Linosa a Porto Empedocle sono stati interrotti lo scorso 15 settembre e questo è stato un freno per il turismo che fino a ottobre solitamente continua. Quest'anno la domanda turistica fino a luglio è scesa del 50%, i lampedusani dall'emergenza immigrazione, non hanno avuto niente. Ci stiamo portando da soli questo fardello. Mi chiedo dove è il sostegno dello Stato e del Governo? Siamo stati lasciati soli".

hidetoshi777
09-10-09, 12:25
Rapporto Onu: migranti positivi per l'economia
L'analisi smentisce i luoghi comuni e non tolgono lavoro ai lavoratori locali

"I migranti portano spinta allo sviluppo e non tolgono lavoro ai lavoratori locali". E' il rapporto "Vincere le barriere" dell'Onu a sostenerlo. Secondo il rapporto i migranti raramente hanno effetti negativi, anzi favoriscono l'economia, senza apportare costi rilevanti alle finanze dei Paesi ospitanti. L'analisi stila anche la classifica di 182 Paesi per aspettativa di vita e Pil pro capite: l'Italia è stabile al 18° posto, mentre è dodicesimas per tasso di crescita dell'immigrazione.

Lunedì, 5 Ottobre 2009

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SORPRESA : L'IMMIGRAZIONE FA BENE ALLO SVILUPPO UMANO .

L'United Nations development programme (Undp) ha presentato il suo "Human Development Report 2009 - Overcoming barriers:* *Human mobility and development" (Superare le barriere: mobilità umana e sviluppo) e il risultato che ne emerge è "sorprendente": «Permettere la migrazione, all'interno o al di là delle frontiere, può potenzialmente aumentare la libertà delle popolazioni e migliorare la vita di milioni di persone nel mondo. Noi viviamo in un mondo molto mobile, nel quale la migrazione è non solo inevitabile ma costituisce anche una dimensione importante dello sviluppo umano. Circa un miliardo di persone sono migranti, cioè una su sette».

Lo studio, che fa parte di una serie di rapporti sullo sviluppo umano nel mondo che puntano ad inquadrare il dibattito sulle sfide più urgenti per l'umanità, come il cambiamento climatico e i diritti umani, è stato presentato a Bangkok da Jeni Klugman, che ha diretto il team di ricercatori indipendenti che ha redatto l'edizione 2009. Il rapporto sottolinea che «La migrazione può migliorare lo sviluppo umano per le persone migranti, per le comunità di accoglienza e per quelle di partenza».

Ne è convinta l'amministratrice dell'Undp Helen Clark: «La migrazione é una forza sulla quale bisogna contare, che può contribuire in maniera significativa allo sviluppo umano. Ma per concretizzare i suoi vantaggi, deve essere messo in campo un quadro politico favorevole, come suggerisce questo rapporto».

Visto da una prospettiva mondiale il fenomeno migratorio appare molto diverso dall'impaurita Italia dei respingimenti: è inarrestabile per numeri e motivazioni e le politiche solo repressive si rivelano un colabrodo con il quale si tenta di svuotare il mare. Ma il rapporto rivela un'altra cosa che ci viene tenuta nascosta: «In effetti, la migrazione può aumentare le entrate e migliorare la salute delle persone, così come le prospettive dell'educazione dei loro bambini. Ancora più importante, vivere là dove si desidera è un elemento importante della libertà umana». Per questo l'Undp chiede di ridurre le barriere che ostacolano la mobilità e di migliorare le politiche per i migranti che potrebbero generare enormi benefici in termini di sviluppo umano.

Il rapporto non si nasconde però le difficoltà ed i drammi di un modo dove la globalizzazione ha liberato le merci e che guarda preoccupato al movimento degli esseri umani che seguono le loro scie di benessere: «Però, la migrazione non porta solo vantaggi. i suoi guadagni potenziali dipendono molto dalle condizioni nelle quali ha luogo. Le spese finanziarie possono essere relativamente elevate e la mobilità produce inevitabilmente delle incertezze e una separazione delle famiglie. Le popolazioni povere sono spesso limitate da una mancanza di risorse, di informazione così come da barriere nelle comunità e nei Paesi di accoglienza. Per numerose di queste persone, la migrazione riflette anche le ripercussioni di un conflitto, di una catastrofe naturale o di gravi difficoltà economiche. Alcune donne finiscono nelle reti del traffico di esseri umani, perdono importanti libertà e sono esposte a pericoli fisici».

Le conclusioni del rapporto fanno giustizia di molti luoghi comuni diventati opinione corrente in Paesi come il nostro: la maggioranza dei migranti non passano le frontiere ma si spostano all'interno dei loro Paesi: ben 740 milioni di persone sono migranti interni, tre volte I più dei migranti internazionali. Di quest'ultimi meno del 30% si sposta da un Paese in via di sviluppo ad uno sviluppato «per esempio, solo il 3% degli africani vive al di fuori dei loro Paesi di nascita».
Ma la cosa che turberà di più i propagandisti nostrani dell'esclusione e della costruzione della fortezza Italia-Europa contro l'invasione è probabilmente un'altra: «I migranti sviluppano l'attività economica e danno più di quanto ricevano. Delle inchieste dettagliate dimostrano che l'immigrazione aumenta generalmente il lavoro nelle comunità di accoglienza, non disturba il mercato del lavoro locale e migliora il tasso di investimento nelle imprese e in nuove iniziative. In genere, l'impatto dei migranti sulle finanze pubbliche, nazionali e locali, resta relativamente basso, mentre i vantaggi che apportano in altri settori, quali la diversità sociale e la capacità di innovazione, sono largamente dimostrati».

In cambio delle loro braccia e dei loro cervelli i migranti ottengono vantaggi: secondo uno studio citato nel rapporto, in media, i migranti provenienti dai Paesi poveri nei Paesi sviluppati vedono le loro entrate moltiplicate per 15, il loro tasso di scolarizzazione raddoppia, e la mortalità infantile cala di 16 volte. Ecco perché nessuno fermerà i disperati che fuggono da dittature, guerre, miseria e clima crudele.

Il rischio è che la migrazione diventi per i Paesi di origine dei migranti "una soluzione", che le rimesse dei migranti diventino, come sta già accadendo in diversi Stati, un elemento economico essenziale alla sopravvivenza. Però il rapporto svela che «La mobilità porta spesso delle idee, delle conoscenze e delle nuove risorse, ai migranti ed ai Paesi di origine, che completano, o migliorano, lo sviluppo umano ed economico. In numerosi Paesi il denaro inviato dai migranti supera l'aiuto ufficiale. I guadagni dei migranti sono spesso condivisi con la famiglia e la comunità di origine. In numerosi casi, questo si materializza attraverso il trasferimento di fondi, ma le famiglie dei migranti ne traggono anche altri vantaggi. Questi "trasferimenti sociali" includono la riduzione della fertilità, l'aumento del tasso di scolarizzazione e l'autonomia delle donne».

Secondo L'Undp la fuga di manodopera altamente qualificata (medici, infermieri, insegnanti...) che sta indebolendo le già deboli strutture pubbliche di molti Paesi poveri «E' più un sintomo che la causa del fallimento dei sistemi pubblici. Una volta integrata in più ampie strategie nazionali di sviluppo, la migrazione costituisce un complemento agli generali locali e nazionali per ridurre la povertà e migliorare lo sviluppo sociale ed economico».


Il rapporto invita a passare dall'astratto al concreto, a togliere le barriere attrab verso una serie di riforme v basate su sei "pilastri": «Aprire le strade di entrata esistenti a vantaggio dei lavoratori, soprattutto i meno qualificati; garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, soprattutto l'accesso ai servizi educative e sanitari così come al diritto di voto; ridurre il costo delle procedure relative alla migrazione; trovare delle soluzioni concertate delle quali beneficino sia I Paesi di accoglienza che I migranti; eradicare gli ostacoli alla mobilità interna; integrare la migrazione nelle strategie di sviluppo dei Paesi di origine». ( Fonte: greenreport.it)

http://hdr.undp.org/en/media/HDR_2009_EN_Complete.pdf

hidetoshi777
10-10-09, 09:05
Immigrazione, il giudice solleva la questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Torino ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 10 bis della legge sull’immigrazione, che punisce la permanenza e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato.

Il giudice Polotti di Zumaglia ha accolto alcune tesi proposte dalla Procura di Torino nell’ambito di un processo che riguardava un giovane giardiniere egiziano che, dopo avere sposato una cittadina marocchina (regolare) e avere avuto una figlia, oggi di nove mesi, si era presentato in questura per regolarizzare la sua posizione ma era stato denunciato.

Nel sollevare la questione, il giudice ha aggiunto qualche concetto. La Consulta, dunque, viene interpellata per vagliare l’aderenza della legge agli articoli 2, 3, 24, 25 e 97 della Costituzione, nonchè per verificarne la «ragionevolezza».

La norma, secondo il giudice, potrebbe essere in contrasto con il principio di eguaglianza davanti alla legge («situazioni simili sono trattate in maniera diversa»); duplica le procedure per le espulsioni, cosa che non rispetta il principio secondo cui i pubblici uffici vanno organizzati assicurando il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione; incide sulla ragionevole durata del processo; introduce un reato di semplice «condotta» che ricorda - è scritto nell’ordinanza - un passo della dottrina penale tedesca dell’Ottocento poi superato e «decisamente criticato»; presenta infine aspetti rilevanti nello specifico processo al giardiniere egiziano «anche per i risvolti umani e sociali che influirebbero sullo straniero, sulla sua famiglia e sull’educazione del figlio».

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Il caso per cui è stata aperta la questione di costituzionalità della norma che sancisce il reato di immigrazione clandestina ---> "Laureato e ho un lavoro ma mia figlia è senza patria"- LASTAMPA.it (http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/60241/)

hidetoshi777
10-10-09, 09:09
"Su questo tema si perde punti? Meglio che diventare razzisti"
Immigrazione, Franceschini sfida i sondaggi


«I sondaggisti me l´hanno detto: guarda che sul tema dell´immigrazione perdi punti. Ci sono tanti argomenti, questo lascialo stare. Pazienza. Guai ad inseguire la destra sul suo terreno, dobbiamo dire dei sì e dei no: non permetteremo che l´Italia diventi un paese razzista».
Pallido, una camicia bianca che "spara" ancora di più la differenza con tutti i giovani "colorati" che gli mettono intorno per la foto di rito con i vicoli a fare da fondale, Dario Franceschini ci mette il cuore. E´ il terzo "discorso agli italiani", questo al Museo del Mare: dopo aver parlato "ai volontari" e "agli educatori", oggi il segretario Pd parla "ai nuovi italiani" e sceglie di farlo da Genova «perché di qui partivano i nostri emigranti e si sentivano gettare addosso quegli stereotipi che vengono ripetuti oggi: ci tolgono il lavoro, sono clandestini, delinquenti».
Hanno lavorato bene Massimiliano Morettini (sua la regia della giornata genovese) e Michela Tassistro (che fatica a tenere nei tempi i dieci testimoni, che raccontano il loro arrivo a Genova Terra Promessa dal Marocco, dall´Ecuador o dal Senegal): accompagnato dal "suo" candidato alla segreteria regionale Sergio Cofferati (curiosamente il tema scelto da Franceschini è lo stesso sviluppato, proprio su queste colonne, nei giorni scorsi dall´antagonista, Lorenzo Basso) e dal suo ministro-ombra Roberta Pinotti, Franceschini decide di mettere subito i piedi nel piatto. «Guardiamo con preoccupazione a quanto sta avvenendo nel centrodestra: da un lato l´apertura intelligente maturata da Fini, dall´altro la grettezza di un ministro come Calderoli che dice: "non vorrei tra cinque anni trovarmi un Presidente abbronzato". Si rassegnino, l´Italia è già cambiata, non aspetta il legislatore». E racconta l´aneddoto del piccolo Giovanni - figlio di un suo amico - che tornato dalla materna non fa altro che parlare del suo nuovo amico Stephen. Quando il papà va a prenderlo a scuola e gli chiede qual è Stephen, Giovanni dice "quello con la maglietta azzurra". Stephen viene dalla Costa d´Avorio, è più nero del carbone, ma Giovanni dice "quello con la maglietta azzurra".
«Dago ci chiamavano, al di là dell´Oceano - commenta Franceschini - Vuol dire "pugnalatori", vista la facilità con cui qualche nostro connazionale usava il coltello. E sui bar c´era scritto "vietato l´ingresso ai cani e agli italiani". E´ sicurezza combattere la mafia, è razzismo identificare gli italiani con i mafiosi. Pensano davvero che l´Italia potrà vivere questo secolo asserragliata nel suo fortino, senza aprirsi al mondo?».
Invece «bisogna garantire diritti e doveri a chi arriva, dare il diritto di voto alle elezioni amministrative ai residenti stranieri. Alle nostre primarie, gli immigrati votano già». Hanno votato per Prodi e Veltroni e, dal passaparola al Museo del Mare, molti voteranno per Franceschini il 25 ottobre. Basteranno, per ribaltare l´esito del voto nelle sezioni? Lui spinge sull´acceleratore: «Se abbiamo dato la sensazione che ci siano meno differenze tra noi e la destra siamo colpevoli e abbiamo sbagliato». Non insegue Bersani sulla parola "Sinistra", ma si capisce che la voglia c´è.
(07 ottobre 2009)


Immigrazione, Franceschini sfida i sondaggi - Local | L'espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/immigrazione-franceschini-sfida-i-sondaggi/2111671)

hidetoshi777
10-10-09, 13:02
sulla criminalità dei ROM

Passiamo alla popolazione rom del nostro paese: è stata presentata a Roma una ricerca della Cgil dalla quale risulta che circa la metà degli italiani è convinta che i rom rapiscano i bambini. Ma questo è solo il dato più eclatante dell'ignoranza della realtà rom nel nostro paese e ricordiamo prima di passare agli altri dati di questa ricerca un'altra ricerca, dell'anno scorso dell'Università di Verona che analizzando tutti i casi giudiziari in cui rom erano stati accusati di questo reato, aveva rilevato come non uno di questi casi si era rivelato reale. Ma veniamo agli altri dati della ricerca della Cgil: un cittadino su quattro sa che i rom censiti sono 7 mila. Più della metà è convinto che i reati commessi siano più degli effettivi. Solo il 41% conosce i dati sulla scolarizzazione(circa 2000 nella sola capitale). Ritornando al dato sui rapimenti dei bambini e dettagliandolo di più: il 25% degli intervistati(il campione era di mille persone)pensa che i rom hanno rapito non più di dieci bambini, il 13,4 meno di 50, e il 54% nessuno. Il 53,1% del campione vive in quartieri dove è presente un campo rom, il 28,8 dove non è presente, mentre il 15,6 non sa se esiste. Ma la risposta più significativa è sicuramente quella che riguarda la conoscenza dei rom e che spiega anche il permanere di un pregiudizio così atavico come quello dei rapimenti dei bambini. Solo il 28,8% dichiara di conoscere almeno un rom, il 71,2% non ne conosce nemmeno uno.

Radiomigrante - osservatorio sul fenomeno dell'immigrazione | RadioRadicale.it (http://www.radioradicale.it/scheda/288693/radiomigrante-osservatorio-sul-fenomeno-dellimmigrazione)

IMMIGRAZIONE: BONANNI, CHI DICE CHE CREA INSICUREZZA E' BUGIARDO E STOLTO

Roma, 10 ott. - (Adnkronos) - "L'immigrazione non provoca insicurezza. Chi sostiene che la provochi e' bugiardo e stolto, afferma un assioma sbagliato che noi rifiutiamo. Per questo oggi abbiamo riunito immigrati e forze dell'ordine. Entrambi sono vittime del tentativo di ridurre l'accoglienza a ordine pubblico, un'idea errata che si sta alimentando ad arte, con la conseguenza che la coscienza del Paese si sta erodendo". Cosi' il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni, durante la manifestazione promossa da Cisl, Siulp e Anolf questa mattina a Roma, in piazza Navona. Trentamila i partecipanti, secondo gli organizzatori.

Una piazza, ha spiegato Bonanni, che "vuole esprimere solidarieta' e fraternita' e realizza l'unita' nazionale fra italiani e immigrati, che sono uguali per la Costituzione, le coscienze, la cultura dell'accoglienza e l'esperienza storica degli italiani". "Abbiamo voluto questa iniziativa senza partiti, senza la politica, senza intenzioni recondite - ha precisato - ci sono solo lavoratori, orgogliosi di appartenere al sindacato. Questo per essere liberi di dire cio' che vogliamo, per aprire un varco tra realta' di buona volonta' e per non prestare il fianco a chi colora politicamente le manifestazioni per rifiutarne la portata".

"Non si possono offendere persone che fanno il loro dovere, pagano tasse e contributi, partecipano al reddito nazionale, svolgono lavori umili e pesanti, sono sfruttati e malpagati - ha detto il leader Cisl - Noi non siamo affatto d'accordo con il governo sul reato di presenza irregolare: si mettono a rischio diritti civili e sociali, il sacro diritto di asilo, il valore della Costituzione e la cultura italiana, che e' fondata sulla persona. La persona e' da rispettare in quanto tale: immigrato e italiano sono fratelli, con le stesse preoccupazioni e difficolta'. L'atteggiamento del governo da' man forte ai mercanti di braccia e al lavoro nero, perche' le leggi rifiutano l'integrazione".

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/200765

libertando
11-10-09, 16:49
Cittadini e integrati: perché e come serve che gli stranieri diventino italiani
Inserito il 08 ottobre 2009

Cittadini e integrati: perché e come serve che gli stranieri diventino italiani|Libertiamo.it (http://www.libertiamo.it/2009/10/08/cittadini-e-integrati-perche-e-come-serve-che-gli-stranieri-diventino-italiani/)

Cittadini e integrati: perché e come serve che gli stranieri diventino italiani

- “Una comunità politica sempre più ‘sbilanciata’ (…) in cui milioni di individui che non hanno mai visitato questo paese sono inseriti nel circuito democratico, mentre centinaia di migliaia di altri, che in questo paese vivono da anni, lavorando e pagando le tasse, ne sono esclusi”. È l’opinione espressa nel 2002 da Ferruccio Pastore, direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI), in merito ai criteri di attribuzione del diritto alla cittadinanza nell’Italia post-unitaria.

Sette anni dopo, tale analisi è più che mai attuale. La legge italiana sulla cittadinanza oggi in vigore – legge 5 febbraio 1992, n. 91 – favorisce infatti la conservazione della cittadinanza per gli italiani emigrati all’estero e la concessione della stessa ai loro discendenti. Allo stesso tempo, si dimostra alquanto rigorosa nei confronti dei migranti, che continuano a essere considerati una realtà transitoria nonostante da decenni contribuiscano all’economia e al rinnovamento socio-culturale del nostro paese.
In altre parole, la legge n. 91/92 è fortemente sbilanciata a favore della tutela dello jus sanguinis: lo straniero di origine italiana può con estrema facilità rivendicare la propria cittadinanza, ed è relativamente facile diventare cittadino attraverso il matrimonio (jus connubii). Al contrario, non esistono tempi abbreviati per chi è cresciuto in territorio italiano fin da piccolo, nè per quanti in Italia sono nati da genitori stranieri, dato che il nostro jus soli si applica esclusivamente a partire dal raggiungimento della maggiore età e a patto che il soggiorno sia stato regolare e continuativo (il che implica che persino una vacanza nel paese d’origine possa impedire l’acquisizione della cittadinanza). Per di più, l’Italia si contraddistingue nel panorama europeo (insieme a un’altra eccezione di rilievo – l‘Austria) per il lunghissimo tempo di residenza regolare richiesto prima che uno straniero non comunitario possa fare domanda di cittadinanza sulla base dello jus domicili: 10 anni (mentre la media europea è 5 anni). E ciò senza considerare che la legge n. 91/92, prevede un provvedimento di tipo concessorio che esclude un intervento attivo dell’interessato per l’acquisizione della cittadinanza.

Nel corso dell’ultima decade tale peculiarità italiana – e lo squilibrio che la caratterizza – è stata affrontata dal sistema politico nazionale con crescente difficoltà e polarizzazione, come dimostrano i ripetuti fallimenti dei progetti di riforma della legge sulla cittadinanza registrati durante le precedenti legislature. In tale contesto la recente introduzione di una proposta di riforma legislativa (p.d.l. n. 2670-C) per una cittadinanza più flessibile e più inclusiva è da considerarsi simbolo di rottura col passato data la sua natura intrinsecamente bipartisan. Promossa dal Capogruppo del Popolo della Libertà in Commissione Cultura della Camera, Fabio Granata, e dal deputato del Partito Democratico Andrea Sarubbi, la proposta e’ stata firmata da 50 deputati appartenenti a tutti gli schieramenti politici ad eccezione della Lega Nord.

La proposta di legge prevede il rafforzamento dello jus soli ponendo condizioni più favorevoli – e tempi più brevi – per l’acquisizione della cittadinanza per i minori nati o formati in Italia, cioè le c.d. seconde e terze generazioni di immigrati. A tale obiettivo chiave se ne aggiunge un secondo: l’acquisizione della cittadinanza in 5 anzichè 10 anni per gli stranieri non appartenenti all’Unione Europea sulla base dello jus domicili, a patto che vengano soddisfatti dei criteri qualitativi per valutare la reale integrazione (sociale e linguistica) dello straniero, così come l’effettiva volontà di diventare cittadino italiano (è previsto infatti un “giuramento di osservanza della Costituzione e di rispetto dei suoi valori fondamentali”) .

Senza entrare nei dettagli tecnici delle innovazioni previste, occorre soffermarsi sullo spirito che ha inspirato questa proposta, che – correggendo l’eccentricità italiana e riportandola all’interno del quadro europeo – costituisce una drastica rottura col passato. Difatti, mentre la nostra Repubblica rafforza un’interpretazione della cittadinanza come famiglia – cui si appartiene per discendenza (jus sanguinis) o matrimonio (jus connubii) – il resto d’Europa converge su una posizione che integra e/o limita tale criterio, scoraggiando i matrimoni di comodo e facilitando l’acquisizione della cittadinanza da parte degli stranieri non comunitari stabilmente residenti (jus domicilii) e quelli nati sul territorio (jus soli).

Analogamente, l’introduzione di un filtro di natura “culturale” – basato non solo sulla conoscenza della lingua del nostro paese, ma anche sull’accettazione dei valori e principi costituzionali sancita mediante un giuramento solenne – si inserisce in una più ampia tendenza europea: basti pensare al citizenship test introdotto in Gran Bretagna, al contrat d’accueil et intégration francese o al test di lingua e cultura olandesi adottato dai Paesi Bassi. Ciascuna di queste controverse iniziative, seppur in misura diversa e per vie differenti, rimanda a una comune logica di stampo assimilazionista, che enfatizza la necessità – da parte di chi viene accolto – di riconoscere e assumere come propri alcuni tratti e valori fondamentali della società ospitante.

La proposta Granata-Sarubbi insiste sulla disponibilità ad apprendere gli strumenti culturali necessari per interagire con la società in cui si risiede e dove si intende vivere e ciò senza pretendere un’ assimilazione culturale a tappe forzate. Conseguentemente l’iniziativa si presenta come un progetto equilibrato: l’introduzione del criterio della conoscenza linguistica e dell’elemento della condivisione dei valori nazionali è infatti controbilanciata dalla facilitazione dell’acquisizione della cittadinanza per jus soli e dalla riduzione dei termini di residenza da 10 a 5 anni. In una tale ottica, la cittadinanza – come espresso nella redazione introduttiva del progetto legislativo, ancora una volta in sintonia con la generale tendenza europea – diviene “il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale”. In altre parole, la cittadinanza costituisce il premio per un’integrazione in buona parte già avvenuta, alla quale non resta che l’ufficializzazione da parte dello stato italiano. Piuttosto che incentivo all’integrazione, perciò, l’attribuzione della cittadinanza è interpretata come punto di arrivo per quegli stranieri che si siano già in buona misura integrati – socialmente e linguisticamente – nella società di accoglienza.

Eppure, nonostante l’enfasi posta dai proponenti sul nesso causale tra livello di integrazione raggiunto e acquisizione della cittadinanza, nei fatti la relazione tra questi due concetti appare problematica. Da una parte, è innegabile che una cittadinanza più flessibile e inclusiva sia potenzialmente foriera di una maggiore possibilità di integrazione, pur non essendone una condizione necessaria né sufficiente. Dall’altra, sebbene secondo la proposta Granata-Sarubbi l’integrazione sociale e linguistica costituisca un pre-requisito necessario all’acquisizione della cittadinanza, non è chiaro come si arrivi nella pratica a soddisfare tale criterio. Un conto sono le politiche e i test di integrazione sulla carta, che mettono a disposizione diritti – quali l’accesso all’educazione e alla salute, nonchè l’accesso alla cittadinanza – e valutano il presunto livello di integrazione del singolo individuo. Altro la loro attuazione nel paese reale, e i comportamenti della società che accompagnano tale processo.

Per tali ragioni, nonostante l’indubbio ruolo che la proposta di legge n. 2670 C potrebbe svolgere nel colmare la sfasatura storica tra la realtà dei processi migratori e la politica della cittadinanza in Italia, resta da precisare ulteriormente come si possa concretamente incentivare un’integrazione effettiva, che non rimanga sulla carta. Secondo i proponenti, “la cittadinanza deve diventare per lo straniero adulto un processo certo, ricercato e formativo; il punto di arrivo di un percorso di integrazione sociale, civile e culturale e il punto di partenza per il suo continuo approfondimento”. Proprio per essere tale, però, l’integrazione necessita di politiche concrete, capaci di coniugare, ad esempio, la tutela della sicurezza nazionale e il rispetto dei diritti umani e delle minoranze, e di assicurare il rispetto delle religioni all’interno di uno stato fermamente laico e garante dell’uguaglianza tra i sessi. Più banalmente, se si vuole che la conoscenza della nostra lingua e dei nostri valori civici costituiscano dei pre-requisiti per l’acquisizione della cittadinanza, è necessario assicurare la disponibiità di corsi a tale fine che siano ampiamente distribuiti sul territorio nazionale e compatibili con gli orari di lavoro.
Sono questioni, queste, che, accanto ad una necessaria revisione legislativa, dovranno subito essere affrontate affinché le “buone” intenzioni producano anche “buoni risultati”.

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Inserito da:

Giovanna Lauro -

hidetoshi777
12-10-09, 13:15
a proposito degli infortuni sul lavoro ---> estratto da Infortuni sul lavoro, perché tante morti bianche? - LASTAMPA.it (http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/71961/)


Le statistiche considerano proprio tutti gli incidenti?
No. Per quanto riguarda gli infortuni, soprattutto nei settori dove c’è molto lavoro nero e molto lavoro d’immigrati, in media uno su tre non viene denunciato.

Sono colpiti di più i lavoratori stranieri?
Non c’è dubbio, anche perché molto presenti nell’edilizia. In pratica migranti e stranieri, che rappresentano l’8% della popolazione residente in Italia, pesano per circa il 16% sul totale delle morti (176) e degli infortuni (143.561). Una quota maggiore rispetto alla loro presenza nel mondo del lavoro.

La tendenza migliora o peggiora?
Peggiora: se nel complesso morti e infortuni diminuiscono, per gli immigrati aumentano del 2 per cento.

Perché l’edilizia resta il settore killer?
In parte per ragioni oggettive. Ma anche perché il prevalente modello del subappalto consente la sistematica violazione delle regole di sicurezza che pure esistono, e che sono considerate di buon livello e comparabili agli standard europei.

hidetoshi777
13-10-09, 12:19
13-10-09
IMMIGRATI: NAPOLITANO, LI SI TRATTI SEMPRE NEL RISPETTO DIRITTI UMANI


(ASCA) - Roma, 13 ott - I ''delicati'' aspetti ''spesso controversi'' delle azioni da condurre per contrastare l'immmigrazione clandestina debbono sempre avvenire ''nel rispetto dei diritti umani e in particolare del diritto all'asilo''. Il richiamo e' venuto stamane dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha preso la parola nel corso della cerimonia di apertura della 1* conferenza dei prefetti.

Napolitano ha quindi auspicato un'azione volta a ''favorire nel modo piu' conseguente l'integrazione degli immigrati regolari.

hidetoshi777
14-10-09, 13:57
Asilo politico, il business degli avvocati
Record di domande a Bari. E c´è chi fugge dal villaggio invaso dalle scimmie
di Giuliano Foschini

Più che a Milano, secondi in Italia soltanto a Roma. Bari è tra le città italiane preferite dagli extracomunitari che richiedono asilo politico. Lo dimostrano i dati del ministero dell´Interno, aggiornati a settembre: dall´inizio dell´anno, infatti, a Bari sono arrivate 1.666 richieste contro le 1.279 torinesi o le 1.122 milanesi. La percentuale di accoglimento delle richieste è però bassa, anche sotto quel 40 per cento di media nazionale. Ancora più basse sono le percentuali degli accoglimenti - da parte dei tribunali civili e amministrativi - dei ricorsi contro i dinieghi.
Nonostante questo, però, i ricorsi presentati sono centinaia e centinaia: come hanno denunciato ormai da tempo le stesse associazioni che tutelano i diritti degli immigrati, esiste una fitta rete creata da alcuni legali che, anche in mancanza di requisiti seri, illudono gli immigrati presentando ricorso. In questa maniera intascano la parcella (da qui, secondo molti, l´incremento dei mendicanti stranieri per strada) oppure accedono al fondo destinato alle spese di ufficio.

Spesso i ricorsi sono assolutamente insensati da un punto di visto giuridico. E non solo. Emblematico è il ricorso presentato il 15 dicembre del 2008 da un cittadino ganese, rappresentato dall´avvocato Costantino Nardella. Così come ricostruisce il giudice Achille Bianchi nella sentenza depositata nei giorni scorsi, l´extracomunitario e il suo legale hanno messo per iscritto una storia incredibile per motivare la presunta insensatezza del diniego. «L´uomo ha narrato - scrive il giudice - in sede di audizione che viveva nella città di Sunyani, invasa dalle scimmie». Sì, scimmie. «Un giorno - giura l´uomo - il padre aveva ucciso una scimmia arrampicatasi su un albero vicino alla loro casa. Qualche giorno dopo, poi, vi è stata un´invasione di circa 1.500 scimmie, che avevano distrutto l´abitazione e ucciso la madre, in quel momento sola».


Il racconto sull´invasione delle scimmie assassine, però, non finisce qua. Il ragazzo ha raccontato che "tornato dal lavoro e trovata la madre dissanguata e senza vita, aveva lasciato il paese, il 2 agosto del 2007. E dopo essere passato in Libia nel luglio del 2008 era arrivato in Italia". Da qui, la richiesta sull´asilo: «Temo di rientrare in patria - ha dichiarato l´uomo, tramite il suo legale - perché ho paura delle scimmie che vivono nella mia città e da anni vanno in giro come uomini».

Il racconto, fantascientifico, non ha però convinto il giudice. «La storia - è scritto nella sentenza - suscita perplessità sotto il profilo della verosimiglianza: l´assunto secondo cui nella città di origine non esisterebbero le condizioni minime di sicurezza a causa dell´insediamento delle scimmie non appare credibile». Niente permesso, quindi. Al massimo c´è materiale per un bel film.

Asilo politico, il business degli avvocati | Bari la Repubblica.it (http://bari.repubblica.it/dettaglio/asilo-politico-il-business-degli-avvocati/1748311)

hidetoshi777
15-10-09, 11:43
Omofobia e immigrazione: l'Onu critica l'Italia - Il Sole 24 ORE (http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/onu-diritti-umani-italia.shtml?uuid=7161ba8c-b8e3-11de-aca8-54b9b3d67ee0&DocRulesView=Libero)

Il responsabile dell'Alto commissariato per i Diritti umani, Navi Pillay, contesta la bocciatura alla Camera della legge anti omofobia: «È un passo indietro». Sotto osservazione anche la libertà di stampa


Le Nazioni Unite aprono a Bruxelles un nuovo ufficio dell'Alto commissario ai Diritti umani e il responsabile dell'istituzione Onu, Navi Pillay, critica l'Italia per la bocciatura alla Camera della legge anti omofobia, definita «un passo indietro». Secondo Pillay «è necessaria una piena protezione» per gli omosessuali: «In alcuni paesi l'omosessualità è addirittura criminalizzata, ma non possiamo ignorare che in altri le minoranze omosessuali sono soggette non solo a violenze, ma anche a discriminazioni in vari aspetti della loro vita», ha osservato l'Alto commissario Onu. Pillay ha detto, inoltre, che sta seguendo con attenzione la situazione della libertà d'informazione in Italia: «Stiamo sorvegliando ("watching" il termine inglese, ndr) la situazione in Italia, come in ogni altro paese in cui la libertà d'informazione è minacciata», ha detto l'Alto commissario Onu. Contestata anche l'aggravante di reato prevista dal "pacchetto sicurezza" italiano per gli immigrati clandestini che commettano un crimine: l'Alto commissariato ai Diritti umani non ha escluso l'invio di una richiesta all'Italia di modificare la legge. Pillay ha osservato infatti che l'aggravante di reato per i clandestini «è una discriminazione», delle persone non di nazionalità italiana o dell'Unione europea. «Per gli immigrati irregolari - ha sottolineato l'Alto commissario Onu - non ci può essere una sospensione dei diritti umani. Per punire lo stesso reato, dovrebbero esserci le stesse regole per chiunque». Pillay ha annunciato infine che parlerà della questione durante i contatti con la presidenza di turno svedese dell'Ue.
14 ottobre 2009

hidetoshi777
15-10-09, 11:46
Welfare Fvg, i sindacati:
«Legge xenofoba. Andremo nelle piazze e faremo ricorso»
Sonia Sicco

TRIESTE. I sindacati di Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza per protestare contro la legge regionale voluta dalla Lega Nord che limita l'accesso ai servizi di welfare per i cittadini residenti da pochi anni in Friuli Venezia Giulia. «Difficile - ha affermato il segretario regionale della Cgil, Franco Belci - non definire xenofoba questa legge». La chiamata è per il 27 ottobre, a Trieste, davanti il Consiglio regionale. L'obiettivo? «Sensibilizzare la comunità regionale su quanto sta accadendo». I sindacati hanno anche preannunciato approfondimenti legali per porre il quesito di anticostituzionalità della legge. «Mentre l'obiettivo di tutti è la lotta all'immigrazione clandestina - ha osservato Belci - in Friuli Venezia Giulia si penalizzano gli immigrati regolari che lavorano e pagano le tasse, impedendo loro l'accesso al welfare a cui hanno diritto». Non solo.
Secondo Belci si crea anche «un paradosso». Per colpire gli immigrati, ha sottolineato, «si penalizzano anche i cittadini cosiddetti normali, come quelli residenti in altre Regioni». Ecco allora che le tre sigle, insieme alle associazioni di immigrati e a quelle simpatizzanti, inviteranno tutti «a scendere in piazza per protestare contro una legge approvata da una maggioranza di centrodestra ostaggio della Lega Nord».
L'immigrazione, infatti, pesa economicamente sul bilancio del Friuli Venezia Giulia. Secondo i numeri diffusi da Belci, la componente immigrata residente conta per il 10% del Pil (circa 3,2 miliardi di euro). «Si chiede loro di adempiere a tutti gli obblighi - ha commentato - ma si negano loro i servizi che contribuiscono a garantire con il pagamento delle tasse». Ma critiche sono giunte anche per le modalità seguite. «Una leggina di cinque articoli - secondo il segretario regionale della Uil, LucaVisentini - che non ha velleità di riforma o di razionalizzazione, ma solo di esclusione di alcune persone. Consideriamo questa legge anticostituzionale - ha aggiunto - e ci muoveremo affinchè questo venga riconosciuto». Per il sindacalista «dietro questa legge c'è la volontà politica della Lega, di cui la maggioranza è succube. Una maggioranza che finora si è mossa in modo strabico e inefficace. Si parla molto ma non si da corso alle intenzioni. Servirebbe una riforma del sistema sanitario, del sistema ospedaliero, dell'assistenza. Invece si fanno discriminazioni e tagli».
«Aspettiamo di vedere come verrà confezionata la legge Finanziaria - ha detto Visentini - che sconta un ammanco di 200 milioni di euro. Vogliamo conoscere come verranno ugualmente mantenuti gli attuali livelli di welfare. Speriamo che il Presidente della Regione, Renzo Tondo, ci convochi per illustrarcela». Non fa onore alla Regione, secondo il segretario regionale della Cisl, Giovanni Fania, una legge che «ha scritto una brutta pagina. Credo che sia più italiano chi paga le tasse - ha concluso - rispetto a chi le evade. Questo è un provvedimento speculativo dal punto di vista politico: tutti ammettono che i risparmi saranno limitatissimi. Si mercifica sui valori di civilità».

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/welfare-fvg-i-sindacati:-%C2%ABlegge-xenofoba-andremo-nelle-piazze-e-faremo-ricorso%C2%BB/2112259

hidetoshi777
15-10-09, 11:48
Oltre lo stop della Consulta. «Ecco perché è incostituzionale»


CLANDESTINITA' La Corte non entra nel merito, ma respinge le eccezioni avanzate dai magistrati sulla norma che aggrava le pene. Il caso di Torino attende la pronuncia sul reato di ingresso e soggiorno. Nelle carte indicate tutte le contraddizioni.

Intanto blocco poi ci penso. Potremmo sintetizzare così la decisione della Corte costituzionale su parte dei ricorsi avanzati negli ultimi mesi sulla introduzione nel nostro codice dell’aggravante di clandestinità. In breve, la Corte non ha deciso sul “merito costituzionale” per quanto riguarda la norma stessa, ma ha respinto al mittente i ricorsi di varie procure. Ha giudicato inammissibile, perché mal formulato, il ricorso sollevato dal Tribunale di Livorno, mentre ha optato per la restituzione degli atti ai giudici di Ferrara e Latina perché la questione deve essere analizzata nell’ambito della costituzionalità del più grave reato di clandestinità.

Mentre la maggioranza di governo, in testa il ministro Maroni e la Lega, già si sfrega le mani in attesa di un verdetto che alla luce del primo pronunciamento sull’aggravante sembrerebbe scontato, la Consulta non si è ancora pronunciata invece sul ricorso di Torino, fra i primi a sollevare l’eccezione per la verifica della costituzionalità dell’articolo 10 bis del decreto sicurezza. Inviato alla Consulta dal giudice di pace Alberto Polotti di Zumaglia, il documento avanza dubbi sulla “ragionevolezza” e sulla corrispondenza della norma con la Costituzione, in particolare con l’articolo 3. Abbiamo raggiunto il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli, responsabile della richiesta di legittimità avanzata dal pm e accolta dal giudice nel suo ricorso in relazione al caso del giardiniere egiziano irregolare, con un figlio nato in Italia, da cui è scaturito il provvedimento di richiesta di parere alla Corte costituzionale.

Caselli, non volendo in questo momento rilasciare dichiarazioni sui primi responsi della Consulta, ci ha invitato comunque a rifarci alle carte, e quindi ai documenti sia del giudice che dei pm. E allora, andiamo a vederle queste carte. «L’art. 3 (...) appare violato sotto un altro specifico profilo, concernente l’irragionevole disparità di trattamento tra la nuova fattispecie» e quella precedente, si legge nella richiesta della procura, «che prevede la punibilità dello straniero inottemperante all’ordine di allontanamento del questore solo quando lo stesso si trattenga nel territorio dello Stato oltre il termine stabilito e “senza giustificato motivo”».

Secondo la procura si inserisce quindi nel codice una vera e propria forma di discriminazione sociale assolutamente contrastante con la Carta, quando ciò che si «sanziona è solo apparentemente una condotta (l’azione dell’ingresso e l’omissione del mancato allontanamento) (...) mentre il vero oggetto della incriminazione è la mera condizione personale dello straniero, costituita dal mancato possesso di un titolo abilitativo all’ingresso e alla successiva permanenza nel territorio dello Stato, che è, poi, la condizione tipica del migrante economico e, dunque, anche una condizione sociale, cioè propria di una categoria di persone».

Non solo. La norma «pregiudica indirettamente anche alcuni diritti inviolabili dell’uomo». Inoltre, sia il giudice che la procura segnalano anche alcune lacune e contraddi-zioni della legge che in alcuni casi punisce con maggiore durezza chi perde il diritto (anche per un “gap” burocratico) al permesso di soggiorno e chi, invece, entra clandestinamente nel nostro Paese, e «non espulso manu militari, ma intimato di lasciare il territorio dello Stato, possa ivi legittimamente trattenersi perché sorretto da un “giustificato motivo”». La conclusione, quindi, è dettata dalla logica: «Il nuovo reato di immigrazione clandestina non appare conforme alla Costituzione (...) proprio perché punisce indiscriminatamente ed automaticamente tutti (...) senza tenere conto dell’eventuale esistenza di situazioni legittimanti tale presenza ». Ma questa è, esclusivamente, una questione di merito.

http://www.terranews.it/news/2009/10/oltre-lo-stop-della-consulta-%C2%ABecco-perche-e-incostituzionale%C2%BB

hidetoshi777
17-10-09, 09:40
IMMIGRATI : DA ASOLO LE PROPOSTE DI 'FAREFUTURO' E 'ITALIANIEUROPEI' (2)
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(Adnkronos) - Presentando il paper di Farefuturo, il Segretario generale della fondazione Adolfo Urso ha suggerito di ''dare cittadinanza a chi nasce in Italia alla fine delle scuole elementari, oppure dopo cinque anni di residenza regolare a chi dimostra di conoscere la lingua italiana e di condividere i valori e i diritti costituzionalmente garantiti''. Ribadendo la sua contrarieta' alle scuole coraniche, in quanto ''fonte di ghettizzazione e di contrasto'' e al ''velo negli edifici pubblici, nelle scuole e nelle universita''' ha, invece, espresso favore per ''l'introduzione dell'ora di religione islamica facoltativa nelle scuole pubbliche''.

''Il governo - ha poi affermato - ha operato bene nel contrasto all'immigrazione clandestina ma nei respingimenti occorre garantire il rispetto dei diritti dei rifugiati, di quello comunitario e di quello internazionale. Occorre - ha detto - distinguere l'illegalita' di accesso dall'illegalita' di permanenza: un conto e' infatti definire illegale chi entra nei confini di uno Stato in aperta violazione delle norme nazionali. Altro e' la condivisione di chi, venuto in possesso dei requisiti legali, abbia perso lo status di legalita' per motivazioni spesso a lui non imputabili''.

Per Marcella Lucidi, responsabile Gruppo Immigrazione di Italianieuropei, che ha concluso la prima sessione del workshop, ''l'immigrazione non e' un'emergenza, ma un fatto epocale. Non siamo sotto assedio ed e' dimostrato che gli immigrati non tolgono lavoro agli italiani. Anzi, per entrambi e' 'doppio affare'. L'immigrazione - ha spiegato- e' un tema straordinario e difficile e pertanto bisogna diffidare delle risposte semplici, quelle determinate da una politica ambigua che produce scelte contraddittorie alternando ideologia e pragmatismo e per le quali gli immigrati irregolari oggi sono criminalizzati e domani regolarizzati''.

hidetoshi777
17-10-09, 09:42
IMMIGRATI: PISANU, SI' ALLA LEGGE SULLA CITTADINANZA

(AGI) - Roma, 16 ott - "Considero la legge sulla cittadinanza un'iniziativa positiva perche' muove verso l'inserimento degli immigrati. Il problema essenziale non e' tanto il numero degli anni di residenza quanto quello dell'idoneita' complessiva dell'immigrato a ricevere la cittadinanza". E' quanto ha dichiarato oggi Giuseppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia, intervistato da Lucia Annunziata nel corso del convegno 'Le nuove politiche per l'immigrazione. Sfide e opportunita'', secondo appuntamento dei Dialoghi Asolani, momento di incontro bipartisan organizzato ad Asolo dalle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei. "Una persona che paga le tasse, conosce la lingua italiana e rispetta i nostri ordinamenti e le nostre leggi - ha affermato Pisanu - non deve aspettare 10 anni per ottenere la cittadinanza. Se pensiamo poi che gli immigrati sono il 6,5% della popolazione italiana ma producono il 10-13% del Pil possiamo ben capire come la prosperita' futura del nostro paese dipenda dalla nostra capacita' di integrare lavoratori stranieri. Senza di loro saremmo certamente piu' poveri. L'Italia - ha poi dichiarato Pisanu - continua a guardare all'immigrazione come ad una patologia, ad una minaccia, senza nessun approccio realistico.
Dovremmo invece seguire le indicazioni dell'Europa che ci invita a guardare al fenomeno dell'immigrazione come ad una risorsa piu' che ad un pericolo. L'immigrazione clandestina e' la patologia di un fenomeno positivo e come tale va contrastato. Data la complessita' del fenomeno - ha concluso - e' quanto meno assurdo che l'immigrazione sia competenza esclusiva del ministero degli Interni. Dovrebbe invece essere materia di un ministero ad hoc".

hidetoshi777
17-10-09, 09:45
Pubblichiamo il documento realizzato dalla Fondazione Farefuturo in occasione del workshop di Asolo dedicato all'immigrazione organizzato insieme alla Fondazione ItalianiEuropei. Di seguito, l'introduzione del direttore Mario Ciampi. In fondo, il link al paper.

Il documento “Immigrazione integrata e cittadinanza di qualità” della Fondazione Farefuturo parte da una semplice osservazione dei fenomeni globali e della loro influenza sui flussi migratori. Per comprendere l’entità di questi ultimi e la natura strutturale del fenomeno migratorio nelle società globalizzate, basta leggere le proiezioni che riguardano il nostro paese: nel 2050, gli extracomunitari potrebbero rappresentare dal 17% al 20% della popolazione residente e, se l’aumento percentuale dovesse restare costante, le nascite di bambini stranieri potrebbero addirittura superare quelle di bambini italiani. L’altro punto di partenza è una semplice constatazione complementare alla prima: la globalizzazione non ha creato un’unica civiltà, un mondo cosmopolita, né ha generato una particolare egemonia di una cultura sulle altre. Semmai, ha complicato il quadro, ha scompaginato gli assetti precostituiti, ha imposto una sovrapposizione di culture e la conseguente necessità di farle convivere all’interno degli Stati nazionali.

Queste tendenze hanno un certo carattere di ineluttabilità che le toglie in qualche modo alla disponibilità dei singoli Stati e delle loro scelte. Con questo, non si vogliono negare le difficoltà: le società non tendono spontaneamente all’inclusività, soprattutto se sono caratterizzate da un alto livello di unità. In queste società, è tale il sentimento comunitario radicato nella lingua e nella storia, che molti provano un certo disagio nel confrontarsi con consistenti gruppi di nuovi cittadini con origini diverse. Talvolta, dal disagio si passa a forme più o meno esplicite di esclusione, che spesso trovano conferma nelle legislazioni in materia di cittadinanza.

La cosa non deve sorprendere. La democrazia è per definizione il regime politico più inclusivo, ma non è immune da sentimenti di esclusione: del resto, una democrazia funziona meglio quando i legami tra i cittadini sono più forti, e più forte è la fiducia e il sentimento di solidarietà che li unisce. Ma bisogna essere realisti: l’inclusione di insiemi di immigrati rappresenta una sfida – e dunque una questione da risolvere – per qualsiasi paese. Si tratta però di una prova cruciale per le sorti delle democrazie contemporanee, che proprio sul sentimento comunitario della fiducia e, talvolta sulla sua ricostruzione, devono investire le loro migliori energie.



IL DOCUMENTO:

http://www.ffwebmagazine.it/documenti/pdf/Paper%20FAREFUTURO%20DEFINITIVO.pdf

hidetoshi777
18-10-09, 12:58
Osservatorio migrante

di Andrea Billau

Cominciamo questa cronaca, della settimana migrante appena passata, da uno sbarco di migranti a Portopalo in Sicilia il 9 ottobre, che evidenzia bene l'assurdità del trattamento che devono subire persone che tanto hanno sofferto per arrivare nel nostro paese: un gommone con 53 immigrati, tra cui 5 donne e 9 minorenni, è stato soccorso dalla Guardia di finanza. Una delle donne era in stato di gravidanza da 8 mesi, uno dei migranti è stato identificato come scafista ed è stato ed è stato fermato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; tutti gli altri sono stati denunciati per il reato di clandestinità. Con una battuta: “soccorsi e mazziati!” Il giorno dopo di fronte a Porto Empedocle la Guardia di finanza ha soccorso un barcone con a bordo 22 migranti somali(2 donne e 8 minori). Informavamo la scorsa settimana di uno sbarco tragico a Gela con due morti e 4 dispersi; uno dei dispersi è stato trovato tre giorni dopo, il 10 ottobre, lungo una spiaggia ed è stato scoperto da un pescatore.



Sempre il 9 ottobre il ministro dell'interno Maroni in una conferenza stampa riprendeva una decisione del giorno prima della Commissione europea di chiusura di una procedura di infrazione verso il nostro paese, della direttiva sulla discriminazione razziale del 2000 che solo nel 2008 è stata recepita , per affermare che era stata riconosciuta la legittimità delle politiche in materia di immigrazione clandestina e in particolare dei respingimenti; gli rispondeva a stretto giro di posta il deputato del Pd Sandro Gozi ricordando al ministro che: “quella procedura riguardava solamente la direttiva antidiscriminazione e non il nodo dei respingimenti, sul quale vorremmo sapere quali sono state le risposte del governo italiano ai quesiti posti dalla Ue”.



È tra i più bravi d'Italia ma non è italiano è l'efficace titolo di un articolo dell'Unità del 10 ottobre che racconta la vicenda di un ragazzo albanese giunto in Italia nel 2001 e che iscritto alla quinta elementare ha avuto una carriera scolastica d'eccellenza fino a meritarsi la medaglia d'oro di “Alfiere del lavoro” che viene data ai migliori venticinque studenti del nostro paese che gli verrà consegnata il 5 novembre dal presidente della Repubblica, ma ovviamente, per il permanere nel nostro ordinamento dello “jus sanguinis”, Henri Ibi, questo il nome del ragazzo ormai diciottenne, ancora non ha la cittadinanza italiana. E proprio per passare allo “jus soli” continua l'iniziativa bipartisan sulla riforma della cittadinanza del parlamentare finiano Fabio Granata e di quello democratico Sarubbi: i due hanno chiesto l'adozione della loro proposta di legge( firmata da 50 deputati, tra cui i radicali, democratici, pdl, Udc e Italia dei Valori)come testo base per arrivare ad una soluzione condivisa. “Dall'inizio della legislatura-hanno spiegato i due parlamentari-si è avviato un confronto in Commissione Affari Costituzionali, ma finora è prevalsa la logica dei blocchi contrapposti: lo testimoniano i resoconti dei dibattiti svoltisi, che ogni cittadino può consultare sul sito della Camera, e lo conferma la difficoltà fino a questo momento di adottare un testo base su cui avviare la discussione parlamentare. Ecco perché invitiamo le forze politiche di buona volontà a ripartire dalla nostra proposta: un testo certamente perfettibile, ma frutto di una seria e onesta ricerca di condivisione; una prova di dialogo, insomma, in un momento in cui i toni della politica italiana appaiono particolarmente accesi. Secondo i canoni vigenti il nostro testo ha l'imperdonabile difetto di non essere automaticamente riconducibile, in via esclusiva, a nessuna forza politica: nessuno, insomma, può dire che si tratti della proposta del Pd, del Pdl, dell'Udc,o dell'Idv. ma è proprio questa, a nostro parere, la sua forza più grande: un testo condiviso(magari non perfetto, ripetiamo, ma già sottoscritto da decine di parlamentari di diverse provenienze)ci appare infatti un ingrediente essenziale per la creazione di un clima costruttivo e per l'avvio di una discussione proficua su un tema così importante per il futuro del paese”.



Ancora per chiedere lo jus soli ma non solo, l'interessante iniziativa della Cisl del 10 ottobre a Roma a Piazza Navona dal titolo “Una risorsa per l'Italia. Legalità,sicurezza, accoglienza, integrazione”, che ha visto uniti in piazza poliziotti e immigrati(hanno copromosso il sindacato di polizia Siulp e l'Associazione nazionale lavoratori oltre le frontiere e hanno aderito le associazioni dei vigili del fuoco, della polizia penitenziaria e della guardia forestale). Dieci i punti posti all'attenzione del governo: 1) il rispetto dei diritti umani e di accoglienza sanciti dalla Convenzione di Ginevra del 1951; 2) il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia; 3) il no alle ronde, al razzismo e alla xenofobia; 4) la richiesta di un coordinamento unico delle forze dell'ordine; 5) nuovi investimenti e misure alternative alla pena per evitare il sovraffollamento delle carceri; la regolarizzazione di tutti gli immigrati che lavorano nel sommerso; 6) il trasferimento ai comuni della possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno; 7) il riconoscimento del diritto di voto agli immigrati alle elezioni amministrative; 8) la valorizzazione del lavoro dei poliziotti, dei vigili del fuoco, della polizia penitenziaria e del corpo forestale; 9) il potenziamento di uomini e mezzi di tutte le forze dell'ordine con la garanzia di un salario dignitoso 10) l'affermazione del diritto e del dovere di ognuno a vivere nella legalità e nel rispetto della legge dello stato. Erano presenti secondo gli organizzatori in 30000, 10000 secondo la questura; un numero considerevole comunque che ha reso quest'originale manifestazione ancor più signi9ficativa. Adesso aspettiamo di vedere la più tradizionale manifestazione nazionale sull'immigrazione di sabato 17 a Roma, a cui ha anche aderito il Partito radicale nonviolento, che nell'intenzione dei promotori vuole essere di rilancio del movimento antirazzista nel nostro paese.



A dispetto delle tragicità del momento che il nostro paese sta vivendo, in particolare per quanto riguarda le politiche migratorie, le cose si muovono e ne è testimonianza la relazione che il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha inviato al ministro dell'Interno Maroni e per conoscenza al capo dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione dello stesso ministero Mario Morcone(che in una puntata precedente dell'Osservatorio ricordavamo aver avuto il coraggio di opporsi pubblicamente, durante la Conferenza nazionale sull'immigrazione a Milano, alle politiche proibizioniste del suo stesso ministero), per chiedere la chiusura immediata del Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, dopo aver valutato la situazione disastrosa in cui versa la struttura e il disagio estremo vissuto dai migranti reclusi!

E veniamo al nostro rapporto con l'Islam; la settimana ha visto l'attentato del cittadino libico alla caserma a Milano e naturalmente s'è aperto il vaso di pandora contro le moschee come centro della propaganda fondamentalista (si è distinta come al solito la Lega e la solita Santanché), mentre in tutt'Italia e specialmente al nord i fedeli mussulmani hanno un'estrema difficoltà a far valere i loro diritti di edificare i loro edifici di culto; parole ragionevoli sono quelle in merito pronunciate dal capo della polizia Manganelli: “Non c'è solo fanatismo dietro l'attentato di ieri a Milano, ma anche rabbia e mancata integrazione”. Contemporaneamente a Osimo, in provincia di Ancona, una giovane donna è stata accoltellata dal padre perché aveva un fidanzato albanese(chissà se islamico?!)e però, a differenza di quanto successo per il padre islamico che ha ucciso la figlia che aveva un fidanzato italiano, non si è alzata la canea della condanna di un'intera comunità, in questo caso quella italiana che potrebbe essere definita, secondo i superficiali canoni del pregiudizio, cattolica!



Il 13 ottobre alla Conferenza dei Prefetti, il Presidente Napolitano è ritornato a criticare, di fronte al ministro Maroni, le politiche sull'immigrazione del governo; ha detto: “La delicatezza di aspetti spesso controversi dell'azione da condurre, ad esempio per contrastare l'immigrazione clandestina nel rispetto, sempre dei diritti umani e in particolare del diritto all'asilo e per favorire nel modo più conseguente l'integrazione degli immigrati regolari, o nell'azione per colpire la criminalità diffusa oltre che quella organizzata e per coinvolgere nei modi giusti, entro limiti chiari, i cittadini nell'impegno della sicurezza comune, la delicatezza e la complessità di questi problemi e dei contrasti politici che vi si legano non debbono impedire uno sforzo di discussione oggettiva e di serena concreta ricerca delle risposte da dare”.



La Corte costituzionale ha stoppato i ricorsi riguardanti l'aggravante di clandestinità per i reati commessi da immigrati irregolari, introdotta dal decreto sicurezza del maggio 2008, uno, quello del Tribunale di Livorno, perché incompleto, gli altri due, provenienti da Ferrara e Latina, perché con la recente introduzione del reato di clandestinità potrebbe essere assorbita dal nuovo reato su cui pure alcuni tribunali hanno già eccepito la costituzionalità. La maggioranza di governo riteneva questa decisione della Consulta un banco di prova anticipato per quanto riguarda proprio il suddetto reato ma la corte per ora non è entrata nel merito della valutazione di costituzionalità delle norme sottoposte alla sua attenzione.

hidetoshi777
18-10-09, 13:00
APCom - A Roma corteo contro razzismo "in 200 mila" (http://www.apcom.net/newscronaca/20091018_050700_3d22b2f_73516.html)

A Roma corteo contro razzismo "in 200 mila"

Epifani (Cgil): governo cambi politica
Roma, 18 ott. (Apcom) - Sono "200 mila", secondo gli organizzatori, i manifestanti che hanno invaso le strade della capitale per la manifestazione contro il razzismo. Il lungo corteo colorato che si mosso da piazza della Repubblica alle 14:30 è stato scandito dalle testimonianze di molti immigrati accompagnate dalle musiche anche tribali eseguite da molti partecipanti. "Come speravamo si tratta di una grande manifestazione: oggi il razzismo è parte della vita quotidiana di molti immigrati vogliamo dargli voce perchè si parla anche dei nostri diritti e del futuro dei nostri figli", ha detto Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell'Arci che è tra gli organizzatori della manifestazione. Secondo Miraglia sull'immigrazione "questo Governo va avanti raccontando bugie e ci riporta al passato". Tra gli altri in piazza, ci sono Paolo Ferrero, Nichi Vendola, Giorgio Cremaschi, Franco Grillini, Domenico Pantaleo (Flc-Cgil), Fabrizio Marrazzo (Arcigay Roma), Piero Sansonetti e Moni Ovadia. In testa al corteo, un grosso striscione del comitato 17 ottobre che dice 'No al razzismo, no al reato di clandestinità, no al pacchetto sicurezza'. Alla manifestazione hanno aderito molti sindacati, delegazioni dei partiti di sinistra (hanno partecipato tra gli altri il leader di Rifondazione Paolo Ferrero) e i comitati universitari dell'Onda di Roma. Il segretario della Cigl, Guglielmo Epifani, ha detto che "c'è troppo razzismo nei sotterranei della società: non c'è consapevolezza dei rischi che corre una società che ha paura del diverso e per questo siamo qui per chiedere al governo di cambiare politica". Per Epifani si tratta di una iniziativa "gioiosa e necessaria": commentando poi il fatto che al corteo non vi siano altri rappresentanti degli sindacati confederali, il leader della Cgil ha detto che "questo è uno dei fatti strani della stagione sindacale che stiamo vivendo, che per me è incomprensibile". Per il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, la manifestazione nazionale contro il razzismo a Roma "è una bella prova di solidarietà e mobilitazione, segno che c'è una coscienza civile in questo Paese che reagisce contro ogni forma di razzismo". Red/Cro

hidetoshi777
18-10-09, 13:02
''No al razzismo'', 200mila in piazza per i diritti dei migranti - Adnkronos Cronaca (http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/No-al-razzismo-200mila-in-piazza-per-i-diritti-dei-migranti_3888656786.html)

''No al razzismo'', 200mila in piazza per i diritti dei migranti

Roma, 17 ott. (Adnkronos/Ign) - Una folla di "almeno 200mila persone", secondo gli organizzatori, ha sfilato per le vie del centro di Roma in occasione del corteo organizzato da quasi 500 sigle dell'associazionismo e del sindacato contro il razzismo e le politiche del governo in materia di immigrazione e di sicurezza. Presenti alla manifestazione esponenti e insegne di Cgil, Arci, Emergency, Amnesty International.

Il lungo corteo si è incamminato da piazza della Repubblica poco prima delle 15 dietro lo striscione di testa 'no al razzismo, al reato di clandestinità, al pacchetto sicurezza'. Tra i manifestanti anche numerosi leader politici e sindacali come Nichi Vendola (Sl), Paolo Ferrero (Prc), Guglielmo Epifani (Cgil). Fra le adesioni, anche quella dei Radicali e dell'Unione degli Studenti (Uds). Preceduto da un cordone di poliziotti e da mezzi della polizia, il corteo, rumoroso e partecipato ma del tutto tranquillo, si è diretto verso piazza Bocca della verità.

Mentre un episodio di vandalismo si è verificato nella stazione della linea A della metropolitana di Cinecittà, con quattro tornelli danneggiati e dipendenti MetRo minacciati e spintonati da un gruppo di oltre 200 persone che pretendevano di recarsi in piazza della Repubblica senza pagare il biglietto.

In marcia per le vie di Roma ha sfilato anche un 'Cristo', con tanto di corona di spine insanguinata, tunica bianca, una bandiera arcobaleno che pende dal bastone (ma senza barba). Tammaro Iavarone, pensionato di Giugliano (Napoli), ha voluto rappresentare così personalmente "la sofferenza di Gesù che oggi è incarnata dalla sofferenza dei tanti immigrati che giungono sulle nostre coste''. ''Quando respingi un immigrato - rileva - è come se respingessi Cristo. Gli immigrati fuggono dalle guerre e dalla povertà, è gente in cerca di sollievo e di integrazione. Abbiamo il dovere di dare loro una risposta".

Secondo il segretario del Pd, Dario Franceschini, obiettivo della manifestazione è contrastare "una serie di norme che anziché aiutare l'integrazione e combattere la criminalità mettono sullo stesso piano immigrazione clandestina e criminalità. Ed ha ribadito che "quella per il diritto di voto agli immigrati è una nostra battaglia. Chi nasce in questo Paese deve diventare cittadino italiano. Abbiamo presentato le nostre proposte, è una battaglia che faremo in Parlamento".

Quella di oggi è "una manifestazione necessaria perché c'è troppa xenofobia nel mondo della nostra società e troppe forze politiche lisciano il pelo a questi sentimenti irrazionali" è stato il duro atto d'accusa del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Un aspetto, questo, sottolineato anche da Moni Ovadia, che ha preso parte al corteo. ''Nella cultura di questo governo ci sono componenti intolleranti e xenofobe. Non è un caso - ha evidenziato - se è stata respinta la proposta di legge contro l'omofobia".

Mentre è stato Piero Bernocchi, leader dei Cobas, a osservare che "il Paese è ridotto in maniera così ignobile anche per la guerra dichiarata ai migranti, che contribuiscono con salari da fame a mandare avanti l'Italia"

"Il governo non fa nulla contro la crisi per alimentare la guerra tra i poveri - è stato l'affondo anche di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista - Noi invece vogliano costruire l'unità dei lavoratori, sia italiani che immigrati. Questa destra promuove atti obiettivamente razzisti, per poi dire cose diverse con qualche suo esponente moderato per raccattare i voti per gli altri versanti. Chi a destra non approva questa linea razzista abbia il coraggio di presentare proposte che consentano di sconfiggere queste politiche, altrimenti è solo propaganda e belle intenzioni".

Per Nichi Vendola, leader di Sinistra e libertà, la manifestazione di oggi a Roma è una "ribellione delle coscienze contro la notte della nostra democrazia, contro il razzismo, l'omofobia, l'intolleranza che sembrano essere stati sdoganati nella società anche per il linguaggio delle elites di dirigenti". "Oggi - ha rilevato il governatore della Puglia - a prendere la parola sono tutte le persone, immigrati e italiani, che vedono con timore questo crescente clima seguito all'ascesa della destra al governo. E' un clima che fa paura, contro il quale tanta gente si è ritrovata qui per ribadire i diritti umani, la cultura dell'accoglienza e dell'ospitalità".

In piazza anche il Nobel Dario Fo. ''E' una giornata importantissima - ha rimarcato - L'Italia ha perduto qualcosa di straordinario, il suo Dna, quello di saper aiutare la gente che si trova in difficoltà. Siamo stati il popolo più disposto ad accogliere, ad aiutare. Abbiamo nella nostra lingua dei modi di dire straordinari come 'se qualcuno bussa alla porta offriamo subito non solo l'acqua ma spesso anche il vino'". E invece, "di colpo siamo diventati ottusi, grigi. Tutta la questione sicurezza è stata un'operazione culturale per andare a trovare 'il nemico'. C'è un clima, che coinvolge anche gli omosessuali, che vede un pericolo in qualsiasi cosa sia diverso".