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Visualizza Versione Completa : VIII Congresso di Radicali Italiani



il Gengis
24-10-09, 12:27
Radicali Italiani Movimento liberale, liberista e libertario
Soggetto costituente del Partito Radicale Transnazionale

Via di Torre Argentina, 76 – 00186 Roma e-mail: segreteria.roma@radicali.it
Tel. (39) 06.68.97.91 – Fax: (39) 06.68.80.53.96 Racolta pre-firme per le Elezioni regionali del 2010 / VIII Congresso di Radicali Italiani (http://www.radicali.it)


Roma, 20 ottobre 2009


Ciao,

l’VIII Congresso di Radicali Italiani è convocato a Chianciano Terme, presso il Centro Congressi Excelsior, dal 12 (ore 14,30) al 15 novembre prossimi.
Il Comitato Nazionale ha deliberato la convocazione eccezionalmente “posticipata” rispetto alle date statutarie in ragione delle numerose iniziative in corso: a questo link (:: Radicali.it :: (http://www.radicali.it/view.php?id=147122)) trovi la mozione approvata.
Siamo alla vigilia di un altro importante appuntamento elettorale, quello delle elezioni politiche regionali del marzo 2010. Appuntamento che vede pregiudicata la possibilità per molti dei nostri dirigenti, a partire da Marco Pannella, persino di essere candidati, a seguito delle disobbedienze civili antiproibizioniste poste in essere negli anni scorsi; un’assurdità tutta italiana che consente alla medesima persona di poter essere parlamentare italiano o europeo, ma non amministratore locale o consigliere regionale.
Abbiamo avviato la campagna delle pre-firme, per raccogliere la disponibilità di quanti ci consentiranno, in tempi rapidi, di presentare le liste Bonino-Pannella nelle 13 regioni che andranno al voto.
Radicali Italiani è impegnato, in collaborazione con gli altri soggetti dell’area radicale, all’elaborazione di un progetto organico di Riforma – ispirata al modello americano – delle istituzioni europee, dello Stato nazionale italiano e del suo ordinamento regionale, per giungere alla costituzione di un governo alternativo al sessantennio partitocratico. La riforma include l’adozione, a tutti i livelli istituzionali, dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, e l’immediata riforma dei criteri di selezione del personale della pubblica amministrazione, con riferimento particolare alla sanità, superando e abolendo l’attuale prassi di scelte clientelari e lottizzatorie.
Grandi, quindi, sono le sfide che ci aspettano, soprattutto se ci soffermiamo sulla specifica situazione in cui versa Radicali Italiani.
Ci eravamo posti l’obiettivo di far vivere lo strumento politico Radicali Italiani autofinanziando completamente la sua esistenza, ma il contesto politico, e soprattutto la soffocante sottrazione del diritto dei cittadini all’informazione, ha posto l’intero movimento radicale in condizioni politiche e finanziarie letteralmente insopportabili, al punto da far dipendere, negli ultimi mesi, l’intera attività e l’esistenza stessa di Radicali Italiani unicamente dall’impegno volontario e militante.
E’ su tutto questo e sugli altri fronti di iniziativa, dalla giustizia all’economia, che abbiamo bisogno di dibattere e confrontarci al Congresso di Chianciano Terme per comprendere e decidere come proseguire e rilanciare le iniziative di Radicali Italiani. Come coniugare queste difficoltà oggettive con la vera sfida che abbiamo di fronte, che continua ad essere quella di riuscire a passare dalla fase di Resistenza a quella di Liberazione e quindi necessariamente al coinvolgimento di altri da noi, di tutti quei liberali, socialisti, ambientalisti, laici - che pure ci sono in questo Paese - disposti a rappresentare una classe dirigente di governo alternativa a quella responsabile dell’attuale dissesto.
La nostra storia è fatta di conquiste a volte grandi e altre piccole, ma costanti e nella direzione “giusta”, garantite solo dall’apporto individuale di chi ha partecipato, assicurando l’autofinanziamento e la militanza.
Attraverso Radio radicale e il sito internet Racolta pre-firme per le Elezioni regionali del 2010 / VIII Congresso di Radicali Italiani (http://www.radicali.it) potrai essere costantemente aggiornato sulla preparazione del Congresso, mentre qui di seguito trovi tutte le indicazioni necessarie per poter partecipare e per poter contribuire alla sua riuscita.
Cosa puoi fare da subito:

* attivarti per la raccolta delle pre-firme: in questa fase non serve l’autenticatore, puoi quindi raccogliere autonomamente o metterti in contatto con altri compagni della zona e organizzare tavoli per strada che, come sai, sono l’elemento di interlocuzione e informazione diretta che possiamo avere con i cittadini;
* raccogliere adesioni al manifesto-appello “Per la messa in sicurezza del territorio. Per la rottamazione edilizia e per un’edilizia sostenibile”;
* prenotare subito il tuo soggiorno a Chianciano Terme, facendo crescere, sin dalle prossime ore, il numero dei partecipanti al Congresso, dando così un segnale a tutti gli altri compagni, e alimentando la speranza che, ancora una volta, insieme potremo farcela, rilanciando le iniziative, l’autofinanziamento e l’organizzazione;
* rinnovare l’iscrizione, se non lo hai ancora fatto, per poter partecipare a pieno titolo al Congresso o contribuire per finanziare le iniziative in corso.

Un caro saluto, e arrivederci a Chianciano, dal 12 al 15 novembre.

Antonella Casu Michele De Lucia Bruno Mellano

Segretaria


Tesoriere


Presidente



-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

SCHEDA DI PRENOTAZIONE ALBERGHIERA

Il Sottoscritto (nome e cognome)……………………..………………………….…..………………

Indirizzo………………………………….……..…Città…………………………….…………… …

Recapito Tel. ………….……Fax ……………..……E-mail …………..……………..…………....

Desidera prenotare:

Nr. camere singole _______

Nr. camere doppie _______

data arrivo: _________ data partenza: ___________

Quotazioni:
2 stelle 3 stelle 4 stelle stand 4stelle sup.

Doppia € 30,00 € 38,00 € 50,00 € 60,00
Singola € 35,00 € 45,00 € 60,00 € 70,00

Detti prezzi si intendono al giorno e per persona con trattamento di pensione completa incluse le bevande ai pasti.
Riduzione 3 letto adulti 15%
Piano Famiglia 2 bimbi = 1 adulto

Pagamento: Diretto in hotel alla partenza

Sarà inviata conferma scritta con nominativo e indirizzo dell’hotel assegnato.

Da inviare mezzo fax o e-mail a :

Clante Hotels

Via Sabatini n. 7 Chianciano Terme
Tel. 0578/ 63360 - 0578/63037
Fax 0578/ 64675
e.mail clantehotel@libero.it

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COME SI ARRIVA A CHIANCIANO TERME

In macchina: Autostrada del Sole (A1) tratto Roma-Firenze uscita n°29 Chiusi-Chianciano

In treno: linea Firenze-Roma, stazione FF.SS. di Chiusi-Chianciano Terme

Dalla stazione ferroviaria è disponibile un servizio pubblico di autobus, in coincidenza con i principali treni, che raggiunge Chianciano Terme in 20 minuti oppure è possibile prendere un Taxi.

In aereo: gli aereoporti più vicini sono quelli di Firenze (120 km), Pisa (200 km), Roma (210 km) e Perugia "Sant'Egidio" (80 Km)

subiectus
25-10-09, 14:08
State seguendo il dibattito radicale in vista della prossima assise congressuale? Se sì, secondo voi quali tendenze stanno emergendo? E cosa ne pensate?

Nicola
25-10-09, 16:21
State seguendo il dibattito radicale in vista della prossima assise congressuale? Se sì, secondo voi quali tendenze stanno emergendo? E cosa ne pensate?

A differenza di quanto sostenevano alcuni aruspici, il compagno numero uno :D non ha affatto imposto una virata verso i temi internazionali, ma, sensibile agli umori della stragrande maggioranza dei radicali, si è fortemente sintonizzato sulle questioni italiane ed elettorali/amministrative. Sarà questo, secondo me, il tema imperante a Chianciano e lo sarà comunque almeno nel mio modesto intervento.
Per la prima volta come radicali ci presentiamo, o almeno ci proviamo :D, in tutte le regioni dove è prevista la competizione elettorale. Più volte, anche nelle riunioni pubbliche, ho palesato i miei timori; il rischio, cioè, che un abbraccio col PD si riveli l'ennesima fregatura, come già sostanzialmente successo dopo le Politiche dell'anno scorso (altrimenti, perché prevedere nella mozione del CN addirittura una clamorosa uscita dal gruppo parlamentare del PD?).
Pensando al PD, anche grazie agli interventi di alcuni amici radicali di questo forum, mi sono subito apparse le nefaste immagini del malgoverno, ad opera degli esponenti democratici, delle regioni del Meridione: la Calabria, la Campania e, come ottimamente ricordato da Pannella in un'intervista a "L'Altro", la Puglia, con una gestione sanitaria scandalosa.
Proprio per questo, però, da rompicoglioni cronici :D, noto che sta emergendo fra di noi una sana tendenza savonaroliana, ovvero il porci come "moralizzatori" del PD, a partire proprio dalla questione della sanità. Si tratta dell'inizio di un dialogo forse impossibile, ma che con generosità credo sia moralmente giusto dover tentare, nella speranzosa lotta per un PD migliore.

Domenico Letizia
25-10-09, 17:10
A differenza di quanto sostenevano alcuni aruspici, il compagno numero uno :D non ha affatto imposto una virata verso i temi internazionali, ma, sensibile agli umori della stragrande maggioranza dei radicali, si è fortemente sintonizzato sulle questioni italiane ed elettorali/amministrative. Sarà questo, secondo me, il tema imperante a Chianciano e lo sarà comunque almeno nel mio modesto intervento.
Per la prima volta come radicali ci presentiamo, o almeno ci proviamo :D, in tutte le regioni dove è prevista la competizione elettorale. Più volte, anche nelle riunioni pubbliche, ho palesato i miei timori; il rischio, cioè, che un abbraccio col PD si riveli l'ennesima fregatura, come già sostanzialmente successo dopo le Politiche dell'anno scorso (altrimenti, perché prevedere nella mozione del CN addirittura una clamorosa uscita dal gruppo parlamentare del PD?).
Pensando al PD, anche grazie agli interventi di alcuni amici radicali di questo forum, mi sono subito apparse le nefaste immagini del malgoverno, ad opera degli esponenti democratici, delle regioni del Meridione: la Calabria, la Campania e, come ottimamente ricordato da Pannella in un'intervista a "L'Altro", la Puglia, con una gestione sanitaria scandalosa.
Proprio per questo, però, da rompicoglioni cronici :D, noto che sta emergendo fra di noi una sana tendenza savonaroliana, ovvero il porci come "moralizzatori" del PD, a partire proprio dalla questione della sanità. Si tratta dell'inizio di un dialogo forse impossibile, ma che con generosità credo sia moralmente giusto dover tentare, nella speranzosa lotta per un PD migliore.


si ottimo filo discorsivo, condivido. anche se con il pd non cambierà mai nulla ma la speranza è l'ultima a morire quindi bene che vi sia dialogo.

il Gengis
27-10-09, 08:58
Radicali Italiani Movimento liberale, liberista e libertario
Soggetto costituente del Partito Radicale Transnazionale

Via di Torre Argentina, 76 – 00186 Roma e-mail: segreteria.roma@radicali.it
Tel. (39) 06.68.97.91 – Fax: (39) 06.68.80.53.96 Racolta pre-firme per le Elezioni regionali del 2010 / VIII Congresso di Radicali Italiani (http://www.radicali.it)


Roma, 20 ottobre 2009


Ciao,

l’VIII Congresso di Radicali Italiani è convocato a Chianciano Terme, presso il Centro Congressi Excelsior, dal 12 (ore 14,30) al 15 novembre prossimi.
Il Comitato Nazionale ha deliberato la convocazione eccezionalmente “posticipata” rispetto alle date statutarie in ragione delle numerose iniziative in corso: a questo link (:: Radicali.it :: (http://www.radicali.it/view.php?id=147122)) trovi la mozione approvata.
Siamo alla vigilia di un altro importante appuntamento elettorale, quello delle elezioni politiche regionali del marzo 2010. Appuntamento che vede pregiudicata la possibilità per molti dei nostri dirigenti, a partire da Marco Pannella, persino di essere candidati, a seguito delle disobbedienze civili antiproibizioniste poste in essere negli anni scorsi; un’assurdità tutta italiana che consente alla medesima persona di poter essere parlamentare italiano o europeo, ma non amministratore locale o consigliere regionale.
Abbiamo avviato la campagna delle pre-firme, per raccogliere la disponibilità di quanti ci consentiranno, in tempi rapidi, di presentare le liste Bonino-Pannella nelle 13 regioni che andranno al voto.
Radicali Italiani è impegnato, in collaborazione con gli altri soggetti dell’area radicale, all’elaborazione di un progetto organico di Riforma – ispirata al modello americano – delle istituzioni europee, dello Stato nazionale italiano e del suo ordinamento regionale, per giungere alla costituzione di un governo alternativo al sessantennio partitocratico. La riforma include l’adozione, a tutti i livelli istituzionali, dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, e l’immediata riforma dei criteri di selezione del personale della pubblica amministrazione, con riferimento particolare alla sanità, superando e abolendo l’attuale prassi di scelte clientelari e lottizzatorie.
Grandi, quindi, sono le sfide che ci aspettano, soprattutto se ci soffermiamo sulla specifica situazione in cui versa Radicali Italiani.
Ci eravamo posti l’obiettivo di far vivere lo strumento politico Radicali Italiani autofinanziando completamente la sua esistenza, ma il contesto politico, e soprattutto la soffocante sottrazione del diritto dei cittadini all’informazione, ha posto l’intero movimento radicale in condizioni politiche e finanziarie letteralmente insopportabili, al punto da far dipendere, negli ultimi mesi, l’intera attività e l’esistenza stessa di Radicali Italiani unicamente dall’impegno volontario e militante.
E’ su tutto questo e sugli altri fronti di iniziativa, dalla giustizia all’economia, che abbiamo bisogno di dibattere e confrontarci al Congresso di Chianciano Terme per comprendere e decidere come proseguire e rilanciare le iniziative di Radicali Italiani. Come coniugare queste difficoltà oggettive con la vera sfida che abbiamo di fronte, che continua ad essere quella di riuscire a passare dalla fase di Resistenza a quella di Liberazione e quindi necessariamente al coinvolgimento di altri da noi, di tutti quei liberali, socialisti, ambientalisti, laici - che pure ci sono in questo Paese - disposti a rappresentare una classe dirigente di governo alternativa a quella responsabile dell’attuale dissesto.
La nostra storia è fatta di conquiste a volte grandi e altre piccole, ma costanti e nella direzione “giusta”, garantite solo dall’apporto individuale di chi ha partecipato, assicurando l’autofinanziamento e la militanza.
Attraverso Radio radicale e il sito internet Racolta pre-firme per le Elezioni regionali del 2010 / VIII Congresso di Radicali Italiani (http://www.radicali.it) potrai essere costantemente aggiornato sulla preparazione del Congresso, mentre qui di seguito trovi tutte le indicazioni necessarie per poter partecipare e per poter contribuire alla sua riuscita.
Cosa puoi fare da subito:

* attivarti per la raccolta delle pre-firme: in questa fase non serve l’autenticatore, puoi quindi raccogliere autonomamente o metterti in contatto con altri compagni della zona e organizzare tavoli per strada che, come sai, sono l’elemento di interlocuzione e informazione diretta che possiamo avere con i cittadini;
* raccogliere adesioni al manifesto-appello “Per la messa in sicurezza del territorio. Per la rottamazione edilizia e per un’edilizia sostenibile”;
* prenotare subito il tuo soggiorno a Chianciano Terme, facendo crescere, sin dalle prossime ore, il numero dei partecipanti al Congresso, dando così un segnale a tutti gli altri compagni, e alimentando la speranza che, ancora una volta, insieme potremo farcela, rilanciando le iniziative, l’autofinanziamento e l’organizzazione;
* rinnovare l’iscrizione, se non lo hai ancora fatto, per poter partecipare a pieno titolo al Congresso o contribuire per finanziare le iniziative in corso.

Un caro saluto, e arrivederci a Chianciano, dal 12 al 15 novembre.

Antonella Casu Michele De Lucia Bruno Mellano

Segretaria


Tesoriere


Presidente



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SCHEDA DI PRENOTAZIONE ALBERGHIERA

Il Sottoscritto (nome e cognome)……………………..………………………….…..………………

Indirizzo………………………………….……..…Città…………………………….…………… …

Recapito Tel. ………….……Fax ……………..……E-mail …………..……………..…………....

Desidera prenotare:

Nr. camere singole _______

Nr. camere doppie _______

data arrivo: _________ data partenza: ___________

Quotazioni:
2 stelle 3 stelle 4 stelle stand 4stelle sup.

Doppia € 30,00 € 38,00 € 50,00 € 60,00
Singola € 35,00 € 45,00 € 60,00 € 70,00

Detti prezzi si intendono al giorno e per persona con trattamento di pensione completa incluse le bevande ai pasti.
Riduzione 3 letto adulti 15%
Piano Famiglia 2 bimbi = 1 adulto

Pagamento: Diretto in hotel alla partenza

Sarà inviata conferma scritta con nominativo e indirizzo dell’hotel assegnato.

Da inviare mezzo fax o e-mail a :

Clante Hotels

Via Sabatini n. 7 Chianciano Terme
Tel. 0578/ 63360 - 0578/63037
Fax 0578/ 64675
e.mail clantehotel@libero.it

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COME SI ARRIVA A CHIANCIANO TERME

In macchina: Autostrada del Sole (A1) tratto Roma-Firenze uscita n°29 Chiusi-Chianciano

In treno: linea Firenze-Roma, stazione FF.SS. di Chiusi-Chianciano Terme

Dalla stazione ferroviaria è disponibile un servizio pubblico di autobus, in coincidenza con i principali treni, che raggiunge Chianciano Terme in 20 minuti oppure è possibile prendere un Taxi.

In aereo: gli aereoporti più vicini sono quelli di Firenze (120 km), Pisa (200 km), Roma (210 km) e Perugia "Sant'Egidio" (80 Km)

Burton Morris
29-10-09, 19:59
La rivoluzione liberale passa per Chianciano

• da "L'Opinione"

di Pier Paolo Segneri
La radicalità è al centro. Non ai margini. Perché la radicalità va dentro le cose. Nel profondo. Non alle estremità. La radicalità è liberale. E i liberali sono al centro, anche in Europa. Liberale e Radicale sono sinonimi. Non sono parole confondibili con le vecchie posizioni ideologiche di destra o di sinistra, massimaliste e clericali, autoritarie e comuniste, dogmatiche e violente, che hanno caratterizzato gran parte della politica novecentesca.
Ripeto: oggi come ieri, i radicali e i liberali non sono riconducibili ai massimalismi o agli estremismi delle diverse provenienze ideologiche. E chi pensa ai Radicali come a una componente estremista, di destra o di altrove, sbaglia di grosso. Eppure, in Italia, si continua a sbagliare. Forse anche per ignoranza. O per malafede. Infatti, qualcuno continua lo stesso ad usare il termine “radicale” collocandolo in un ghetto, in un angolo estremo, in una periferia dell’assetto politico italiano. E’ un errore, in cui non dobbiamo cadere. Bisogna continuare a tenere i ponti abbassati e parlare con tutti, muoverci a tutto campo. Come abbiamo sempre fatto. Come abbiamo saputo fare anche durante l’anno appena trascorso. Bisogna preservare tale peculiarità dei Radicali. Bisogna perseverare nel dialogo e nel contraddittorio con tutte le forze politiche, dei vari schieramenti. Soprattutto con gli elettori. Per attuare la rivoluzione liberale e democratica: per la Riforma americana della giustizia, dell’economia e delle istituzioni. Per il federalismo europeo.
Parliamoci chiaramente: i Radicali sono il centro non moderato della politica italiana. Un centro radicale d’attrazione e di aggregazione. E’ questa l’eresia che provo a rilanciare, per l’ennesima volta, anche grazie all’ospitalità del quotidiano l’Opinione. E lo faccio, con più forza e vigore, in virtù del dibattito che sta animando la fase pre-congressuale di Radicali Italiani. Ora basta con i ghetti, i pregiudizi e le esclusioni. I Radicali sono la “sinistra liberale” e, al medesimo tempo, sono anche gli eredi della “destra storica” di Cavour e Quintino Sella. Perciò non confondeteci con la “sinistra radicale”, che lasciamo volentieri a Nicki Vendola e a tutti i leader massimalisti. Casomai, aggettivate quella “Sinistra” con il suo nome proprio: estremista, comunista o massimalista. Ma, per cortesia, non chiamatela più “Sinistra radicale”.
Radicale è un sostantivo, non un aggettivo. Il pensiero e il metodo liberale, di conseguenza, vivono e connotano pienamente la ricerca nonviolenta dei Radicali. E, insieme, appartengono al futuro. Perché i laici, i liberali e i libertari si muovono da una memoria antica, secolare, ancora viva nel presente, che si proietta verso l’avvenire. In altre parole, la radicalità liberale travalica le etichette e va in profondità. Infatti, essere radicale significa andare alla radice, entrare nel cuore dei problemi, approfondire le questioni. La radicalità, quindi, è l’esatto opposto dell’estremismo. Gli estremisti tendono ad occupare - appunto - le estremità, la superficie, le differenti ali degli ideologismi. I Radicali, invece, vanno in profondità. E sono, prima di tutto, dei liberali. A tal proposito, è forse necessario ricordare che i Radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino sono, ad oggi, l’unico movimento liberale, storicamente liberale, (sin dalla nascita, cioè sin nel 1955), che abbia ancora, in Italia, una riconosciuta forza e consistenza politica, unita a una singolare e mobilitante capacità propositiva, programmatica, elettorale. Aperta a tutti.
Il Congresso di Radicali Italiani è ormai alle porte e Chianciano è pronta ad ospitare, dal 12 al 15 novembre prossimi, un momento forse fragile della nostra storia, ma vissuto senza alcuna debolezza. Anzi, se consideriamo l’impostazione politica e organizzativa che sta dando la segretaria Antonella Casu e se teniamo bene in mente la ricchezza del dibattito offerto dal recente Comitato nazionale di ottobre o dall’ultima Direzione o in quella che ci sarà in settimana, oppure se pensiamo al contraddittorio emerso nelle ultimissime riunioni della Giunta esecutiva con le diverse strategie per il futuro e per le imminenti elezioni regionali, sembra proprio che una rinnovata energia creativa e militante stia attraversando i Radicali.
Il dibattito interno, infatti, ha acquisito una inevitabile spinta verso il contraddittorio aperto, sincero, trasparente con l'incontro e lo scontro dialogico di idee, proposte, visioni, alleanze, costruzioni future. Si tratta di un vento liberale, quindi, che soffia ancora più forte dentro le stanze di Torre Argentina e che è spesso caratterizzato da una corposa voglia di cambiamento, di innovazione, di riforma, di alternativa e di governo. Per questa ragione, personalmente, continuo a ritenere che il centro propulsore dei Radicali si ritrovi, ormai, al centro dell’assetto politico italiano, al centro della scena. Perché sono un centro d’attrazione mosso dall’esplicita volontà di alternativa al sistema partitocratico. E stare all’opposizione della non-democrazia italiana non significa stare all’opposizione di questo governo o all’opposizione di chi lo rappresenta. Sarebbe una scelta non radicale. Non è così che possiamo sperare di costruire la liberazione dal sessantennio partitocratico. Questo Pd non è una novità. E ritengo che “il nuovo” Pd non stia nella riproposizione del vecchio Ulivo o nell’evoluzione della sinistra Pci-Pds-Ds-Pd. Anche se con il Pd, in prospettiva del cambiamento, si può e si deve continuare a interagire e interloquire. Ma sinceramente non mi va l’idea di fare la fronda in tasca alla gamba sinistra del Regime partitocratico. Preferisco organizzare l’opposizione per l`alternativa al “monopartitismo imperfetto” e provocare una assunzione di responsabilità che porti i Radicali al Governo del Paese. E sostituire, con un nuovo costume politico, questo sessantennio di Potere illiberale e antidemocratico. A cominciare dalle prossime elezioni Regionali. Politiche?

Burton Morris
29-10-09, 20:01
La rivoluzione liberale passa per Chianciano

• da "L'Opinione"

di Pier Paolo Segneri
La radicalità è al centro. Non ai margini. Perché la radicalità va dentro le cose. Nel profondo. Non alle estremità. La radicalità è liberale. E i liberali sono al centro, anche in Europa. Liberale e Radicale sono sinonimi. Non sono parole confondibili con le vecchie posizioni ideologiche di destra o di sinistra, massimaliste e clericali, autoritarie e comuniste, dogmatiche e violente, che hanno caratterizzato gran parte della politica novecentesca.
Ripeto: oggi come ieri, i radicali e i liberali non sono riconducibili ai massimalismi o agli estremismi delle diverse provenienze ideologiche. E chi pensa ai Radicali come a una componente estremista, di destra o di altrove, sbaglia di grosso. Eppure, in Italia, si continua a sbagliare. Forse anche per ignoranza. O per malafede. Infatti, qualcuno continua lo stesso ad usare il termine “radicale” collocandolo in un ghetto, in un angolo estremo, in una periferia dell’assetto politico italiano. E’ un errore, in cui non dobbiamo cadere. Bisogna continuare a tenere i ponti abbassati e parlare con tutti, muoverci a tutto campo. Come abbiamo sempre fatto. Come abbiamo saputo fare anche durante l’anno appena trascorso. Bisogna preservare tale peculiarità dei Radicali. Bisogna perseverare nel dialogo e nel contraddittorio con tutte le forze politiche, dei vari schieramenti. Soprattutto con gli elettori. Per attuare la rivoluzione liberale e democratica: per la Riforma americana della giustizia, dell’economia e delle istituzioni. Per il federalismo europeo.
Parliamoci chiaramente: i Radicali sono il centro non moderato della politica italiana. Un centro radicale d’attrazione e di aggregazione. E’ questa l’eresia che provo a rilanciare, per l’ennesima volta, anche grazie all’ospitalità del quotidiano l’Opinione. E lo faccio, con più forza e vigore, in virtù del dibattito che sta animando la fase pre-congressuale di Radicali Italiani. Ora basta con i ghetti, i pregiudizi e le esclusioni. I Radicali sono la “sinistra liberale” e, al medesimo tempo, sono anche gli eredi della “destra storica” di Cavour e Quintino Sella. Perciò non confondeteci con la “sinistra radicale”, che lasciamo volentieri a Nicki Vendola e a tutti i leader massimalisti. Casomai, aggettivate quella “Sinistra” con il suo nome proprio: estremista, comunista o massimalista. Ma, per cortesia, non chiamatela più “Sinistra radicale”.
Radicale è un sostantivo, non un aggettivo. Il pensiero e il metodo liberale, di conseguenza, vivono e connotano pienamente la ricerca nonviolenta dei Radicali. E, insieme, appartengono al futuro. Perché i laici, i liberali e i libertari si muovono da una memoria antica, secolare, ancora viva nel presente, che si proietta verso l’avvenire. In altre parole, la radicalità liberale travalica le etichette e va in profondità. Infatti, essere radicale significa andare alla radice, entrare nel cuore dei problemi, approfondire le questioni. La radicalità, quindi, è l’esatto opposto dell’estremismo. Gli estremisti tendono ad occupare - appunto - le estremità, la superficie, le differenti ali degli ideologismi. I Radicali, invece, vanno in profondità. E sono, prima di tutto, dei liberali. A tal proposito, è forse necessario ricordare che i Radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino sono, ad oggi, l’unico movimento liberale, storicamente liberale, (sin dalla nascita, cioè sin nel 1955), che abbia ancora, in Italia, una riconosciuta forza e consistenza politica, unita a una singolare e mobilitante capacità propositiva, programmatica, elettorale. Aperta a tutti.
Il Congresso di Radicali Italiani è ormai alle porte e Chianciano è pronta ad ospitare, dal 12 al 15 novembre prossimi, un momento forse fragile della nostra storia, ma vissuto senza alcuna debolezza. Anzi, se consideriamo l’impostazione politica e organizzativa che sta dando la segretaria Antonella Casu e se teniamo bene in mente la ricchezza del dibattito offerto dal recente Comitato nazionale di ottobre o dall’ultima Direzione o in quella che ci sarà in settimana, oppure se pensiamo al contraddittorio emerso nelle ultimissime riunioni della Giunta esecutiva con le diverse strategie per il futuro e per le imminenti elezioni regionali, sembra proprio che una rinnovata energia creativa e militante stia attraversando i Radicali.
Il dibattito interno, infatti, ha acquisito una inevitabile spinta verso il contraddittorio aperto, sincero, trasparente con l'incontro e lo scontro dialogico di idee, proposte, visioni, alleanze, costruzioni future. Si tratta di un vento liberale, quindi, che soffia ancora più forte dentro le stanze di Torre Argentina e che è spesso caratterizzato da una corposa voglia di cambiamento, di innovazione, di riforma, di alternativa e di governo. Per questa ragione, personalmente, continuo a ritenere che il centro propulsore dei Radicali si ritrovi, ormai, al centro dell’assetto politico italiano, al centro della scena. Perché sono un centro d’attrazione mosso dall’esplicita volontà di alternativa al sistema partitocratico. E stare all’opposizione della non-democrazia italiana non significa stare all’opposizione di questo governo o all’opposizione di chi lo rappresenta. Sarebbe una scelta non radicale. Non è così che possiamo sperare di costruire la liberazione dal sessantennio partitocratico. Questo Pd non è una novità. E ritengo che “il nuovo” Pd non stia nella riproposizione del vecchio Ulivo o nell’evoluzione della sinistra Pci-Pds-Ds-Pd. Anche se con il Pd, in prospettiva del cambiamento, si può e si deve continuare a interagire e interloquire. Ma sinceramente non mi va l’idea di fare la fronda in tasca alla gamba sinistra del Regime partitocratico. Preferisco organizzare l’opposizione per l`alternativa al “monopartitismo imperfetto” e provocare una assunzione di responsabilità che porti i Radicali al Governo del Paese. E sostituire, con un nuovo costume politico, questo sessantennio di Potere illiberale e antidemocratico. A cominciare dalle prossime elezioni Regionali. Politiche?

Notizie Radicali - il giornale telematico di Radicali Italiani (http://www.radicali.it/newsletter/view.php?id=148488&numero=12415&title=DOWNLOAD)

Burton Morris
29-10-09, 20:47
A differenza di quanto sostenevano alcuni aruspici, il compagno numero uno :D non ha affatto imposto una virata verso i temi internazionali, ma, sensibile agli umori della stragrande maggioranza dei radicali, si è fortemente sintonizzato sulle questioni italiane ed elettorali/amministrative. Sarà questo, secondo me, il tema imperante a Chianciano e lo sarà comunque almeno nel mio modesto intervento.
Per la prima volta come radicali ci presentiamo, o almeno ci proviamo :D, in tutte le regioni dove è prevista la competizione elettorale. Più volte, anche nelle riunioni pubbliche, ho palesato i miei timori; il rischio, cioè, che un abbraccio col PD si riveli l'ennesima fregatura, come già sostanzialmente successo dopo le Politiche dell'anno scorso (altrimenti, perché prevedere nella mozione del CN addirittura una clamorosa uscita dal gruppo parlamentare del PD?).
Pensando al PD, anche grazie agli interventi di alcuni amici radicali di questo forum, mi sono subito apparse le nefaste immagini del malgoverno, ad opera degli esponenti democratici, delle regioni del Meridione: la Calabria, la Campania e, come ottimamente ricordato da Pannella in un'intervista a "L'Altro", la Puglia, con una gestione sanitaria scandalosa.
Proprio per questo, però, da rompicoglioni cronici :D, noto che sta emergendo fra di noi una sana tendenza savonaroliana, ovvero il porci come "moralizzatori" del PD, a partire proprio dalla questione della sanità. Si tratta dell'inizio di un dialogo forse impossibile, ma che con generosità credo sia moralmente giusto dover tentare, nella speranzosa lotta per un PD migliore.

Quoto in pieno.

macoute
30-10-09, 02:14
e quindi?

Burton Morris
31-10-09, 14:30
e quindi?

Benvenuto nel forum. E quindi, secondo Segneri e anche secondo me, il futuro della lotta antipartitocratica riparte ancora una volta da Chianciano.

Burton Morris
09-11-09, 21:53
Radicali Italiani a congresso a Chianciano Terme

Roma, 9 novembre 2009

Si aprono giovedì prossimo 12 novembre alle 15.30, a Chianciano, i lavori dell’8° Congresso nazionale di Radicali Italiani. L’appuntamento annuale è aperto a tutti, iscritti e non iscritti al movimento. Le assise sono chiamate a decidere le iniziative e il progetto politico del prossimo anno, che vedrà tenersi fra l’altro le elezioni legislative regionali, da considerarsi elezioni politiche a tutti gli effetti.

Il congresso è chiamato ad affrontare il nodo della possibilità stessa per Radicali Italiani di proseguire nell’iniziativa e nella lotta politica, proprio mentre precipita la questione morale, incalzano proposte di riforma presidenzialiste “sudamericane”, si minaccia una semplificazione autoritaria come ultimo atto della degenerazione partitocratica. Per scongiurare tutto ciò, verrà approfondita la proposta radicale di riforma “americana” delle istituzioni europee, nazionali e regionali e di tutte le articolazioni dello Stato.
A Chianciano i Radicali discuteranno anche di praticabilità democratica degli istituti regionali, di anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, degli strumenti di democrazia diretta e della “class action”. Verranno rilanciate le proposte di riforma economica e sociale, contro tutti i proibizionsimi. Al centro del dibattito i problemi ambientali, la messa in sicurezza del territorio, la rottamazione edilizia, il ripensamento della struttura urbana.

Nei quattro giorni di congresso sono già previsti, fra gli altri, gli interventi di Antonio Di Pietro (IdV) Angelo Bonelli, Marco Boato e Paola Balducci (Verdi) Riccardo Nencini (Sdi) Bobo Craxi e Saverio Zavettieri (Socialisti) Stefano De Luca (Liberali) Salvatore Buonadonna (RC) Luigi Manconi (PD) dello psicoterapeuta Massimo Fagioli, del costituzionalista Mario Patrono, del giuslavorista Pietro Ichino, degli economisti Franco Debenedetti, Riccardo Gallo e Alessandro De Nicola, degli avvocati Carla Rossi e Giandomenico Caiazza.

I lavori si concluderanno nella serata di domenica 15 novembre con il rinnovo della cariche di segretario, presidente e tesoriere e l’elezione degli altri organi statutari.

:: Radicali.it :: (http://www.radicali.it/view.php?id=149021)

Hope
15-11-09, 22:10
CHIANCIANO (SIENA) - Mario Staderini è stato eletto dal congresso segretario dei Radicali Italiani con 152 voti. Quarantaquattro voti sono andati all'altra candidata, Valeria Manieri. Quindici sono state le schede nulle, 6 quelle bianche. Staderini è nato a Roma 36 anni fa ed è avvocato. Ha lavorato presso la Commissione Europea nella tutela dei diritti dei consumatori, è stato consigliere municipale nella circoscrizione del Centro Storico a Roma. Da 20 anni milita nei Radicali. Come avvocato si è battuto per i diritti dei disabili con l'associazione Luca Coscioni. Recentemente ha vinto un concorso pubblico come dirigente in un importante Ente.

PANNELLA CHIUDE A PD, SI' A VERDI E SOCIALISTI
(di Sergio Cassini).

Marco Pannella chiude la partita con Pier Luigi Bersani e lancia l'alleanza con i Verdi e con i Socialisti per le prossime elezioni regionali. E' questa la novità emersa nell'ultimo giorno di lavori dell'ottavo congresso dei Radicali Italiani. Giovedì scorso il leader del Pd aveva stressato l'agenda dei suoi impegni per partecipare all'assise di Pannella anche alla ricerca di alleati per le prossime elezioni. Ma il confronto sulle regionali si è presto arenato, anche perché la Rosa nel Pugno puntava a un'alleanza "stabile" col Pd in tutte le regioni, mentre per i Democratici gli accordi dovevano essere a macchia di leopardo, in pratica solo dove i radicali facevano comodo. "Dobbiamo prenderci la cacca del Pd solo nel Lazio?", ha detto significativamente questo pomeriggio Pannella ai giornalisti in via informale. Il no dei radicali al Pd è arrivato stamani per decisione dello stesso leader storico che nel suo intervento di chiusura del congresso non è stato tenero con Bersani: "Complimenti anche all'attuale segretario se dopo 30 anni di permanenza nel Parlamento Europeo oggi i Radicali ne sono esclusi. Il Pd ha usato in modo indecente i suoi strumenti non solo contro di noi, ma per tradire il suo popolo e i suoi militanti".

Poi ha rivolto la sua ira a Walter Veltroni accusandolo di avere accettato nelle ultime elezioni il simbolo di Di Pietro come alleato chiedendo invece ai 9 candidati Radicali di rinunciarvi: "Si vergognano delle nostre bandiere che hanno nascosto nello scantinato perché il Vaticano non le vedesse. Ma ora i nostri 9 parlamentari sono ancora in Parlamento con dignità mentre quelli del loft se ne sono andati molto lontano". Marco Pannella si è tolto il sassolino dalla scarpa anche per la candidatura di Massimo D'Alema a ministro degli Esteri Ue: "é stato un errore che Berlusconi abbia scelto D'Alema e che il Pd abbia accettato tutto questo. La verità è che Berlusconi comanda da decenni a casa loro". Sul no di Pannella a Bersani non c'é stato un grande dibattito congressuale, anche perché il rifiuto è stato proposto nelle ultime ore dell'assise della Rosa nel Pugno. Il congresso ha però dato il via libera senza riserve all'operato del leader storico approvando una mozione con gli stessi contenuti politici con 143 sì, 12 no e 12 astenuti. In sintesi il documento sottolinea che sarà possibile riaprire il dialogo col Pd, "ma a condizione che cessi l'ostilità nei confronti dei Radicali e il tentativo di negarne l'identità".

Fonte (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2009/11/15/visualizza_new.html_1617641841.html)

Oli
15-11-09, 23:18
Da elettore iscritto del PD mi spiace. Ho sempre creduto nella necessità di aggregare una forza pulita e laica, in modo da controbilanciare i poteri forti clericali. Mi spiace davvero, per noi perché perdiamo un alleato prezioso e per voi perché vi metterete con forze che almeno in Italia non portano molto bene elettoralmente.

subiectus
15-11-09, 23:49
Auguroni al cubo, mi sa che ne hanno (abbiamo) un bisogno maledetto, è vero che dal Pd ultimamente non arrivano buoni segnali, ma cercare l'accordo con forze politiche che non se la passano benissimo non mi sembra una buona idea, comunque sarei felice di sbagliarmi.

Burton Morris
15-11-09, 23:52
Da elettore iscritto del PD mi spiace. Ho sempre creduto nella necessità di aggregare una forza pulita e laica, in modo da controbilanciare i poteri forti clericali. Mi spiace davvero, per noi perché perdiamo un alleato prezioso e per voi perché vi metterete con forze che almeno in Italia non portano molto bene elettoralmente.

ciao Oli, con il PD non è finita qui, il dialogo continuerà e, dopo l'intervento a Chianciano di Bersani, c'è stato un importante schiarimento nei rapporti che sicuramente agevolerà il dialogo

AUGURI A MARIO!!!!
Staderini sarà un grande segretario, ne sono certo, è un ragazzo troppo serio, capace ed appassionato per deludere.

Burton Morris
15-11-09, 23:53
Auguroni al cubo, mi sa che ne hanno (abbiamo) un bisogno maledetto, è vero che dal Pd ultimamente non arrivano buoni segnali, ma cercare l'accordo con forze politiche che non se la passano benissimo non mi sembra una buona idea, comunque sarei felice di sbagliarmi.

E' ancora tutto da vedere, non sono state prese decisioni irrevocabili.

il Gengis
16-11-09, 16:12
http://www.radicali.it/download/pdf/patrono.pdf

il Gengis
16-11-09, 16:15
VIII Congresso di Radicali Italiani: la mozione generale approvata
Il Congresso si è tenuto a Chianciano Terme, dal 12 al 15 novembre 2009. Eletti Mario Staderini alla segreteria, Michele De Lucia alla tesoreria e Bruno Mellano alla presidenza.

Le mozioni particolari e altri documenti saranno pubblicati appena possibile.

Chianciano Terme, 15 novembre 2009

L’VIII Congresso di Radicali Italiani, riunito a Chianciano dal 12 al 15 novembre 2009, saluta l’arrivo in Italia del Dalai Lama, in occasione del V Congresso mondiale dei parlamentari per il Tibet, che si terrà a Roma nei giorni 18 e 19 novembre. Al riguardo, è indispensabile che l’opinione pubblica mondiale sappia quanto ancora una volta il Dalai Lama ha solennemente proclamato: che da oltre vent’anni il fine della lotta nonviolenta del popolo tibetano è l’autonomia e non l’indipendenza della propria terra, autonomia da perseguire sull’esempio istituzionale dello Statuto del Sud Tirolo- Alto Adige italiano, come recentemente riaffermato dalla stessa guida spirituale e politica. Il Congresso rivolge un appello affinché riprenda subito la lotta nonviolenta, il Satyagraha per l’affermazione della verità: solo così si potranno aiutare i tibetani, gli uiguri e lo stesso popolo cinese a trovare la strada della democrazia, nell’interesse anche della grande nuova realtà della Cina di oggi.
Di fronte al precipitare della crisi politica e morale, degli stravolgimenti di politica europea e internazionale, all’incalzare di ulteriori controriforme e in particolare quella sulla giustizia, fino alle ipotesi “presidenzialiste” di stampo putiniano, alla semplificazione autoritaria in corso delle istituzioni, ormai esse stesse strutturalmente anti o a-costituzionali, come ultimo atto della sessantennale degenerazione partitocratica documentata nel Libro Giallo sulla “Peste italiana” redatto nella primavera scorsa, l’VIII Congresso di Radicali Italiani chiama da subito a una rivolta gandhiana, sociale, politica, morale.
Il Congresso denuncia l’ulteriore aggravarsi delle condizioni di sostanziale non democraticità del regime italiano, a partire dalla sottrazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare e dalla generale e sistematica violazione della legalità che caratterizza la vita pubblica e istituzionale del paese.
In quest’ambito è particolarmente grave e intollerabile la sistematica, proterva, deliberata esclusione di Marco Pannella e del movimento radicale dai network informativi e dai programmi di approfondimento politico. E’ cosa non di oggi, ma che oggi si è particolarmente acuita e aggravata. Pannella è escluso e dalla comunicazione politica e da ogni dibattito sull’attualità: dal testamento biologico e fine vita, alla giustizia e le carceri; dalla voragine del debito pubblico alla politica estera; e in generale da tutte le iniziative che pure vedono i radicali protagonisti attivi. Si tratta di un evidente, indiscutibile attentato ai diritti dello stesso Pannella, sottoposto a una discriminazione “ad personam” che non ha precedenti, ma anche di un attentato ai diritti di tutti i cittadini. E’ questione che non deve e non può essere accettata e che ci deve vedere mobilitati per ripristinare condizioni di diritto e di legalità.
Il Congresso indica nella disastrosa bancarotta della Giustizia italiana una delle più gravi questioni sociali del nostro tempo. L’amnistia strisciante, clandestina, di massa e di classe, praticata attraverso la sistematica prescrizione dei reati, sembra essere ormai lo strumento privilegiato di gestione del sistema giudiziario. Sono circa 140.000 ogni anno i reati prescritti, mentre lo spaventoso arretrato dei processi raggiunge l’iperbolica cifra di 10 milioni fra civili e penali. La legislazione criminogena in materia di ordine pubblico, le norme che puniscono gli extracomunitari in quanto tali e la forsennata, inutile e dannosa politica proibizionista sulle droghe, sono fra le cause principali di sovraffollamento degli istituti. La popolazione carceraria – malgrado l’indulto conquistato dai Radicali nel 2006 – ha superato la soglia critica dei 65.000 detenuti, metà dei quali in attesa di giudizio, rispetto a una capienza ordinaria di 43.000 reclusi. I cittadini privati della libertà sono costretti a vivere in condizioni fisiche, psicologiche e sanitarie incostituzionali e indegne di un paese civile. Sono oltre cinquanta i detenuti che nel solo 2009 si sono tolti la vita, migliaia gli episodi di autolesionismo, frutto di disperazione. L’unica soluzione immediata per fare fronte a questa situazione è una riforma radicale della Giustizia, da accompagnarsi a un’ampia amnistia finalizzata al ripristino della legalità. Questa riforma deve essere incentrata sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, su una definitiva separazione fra magistratura giudicante e pubblica accusa, sulla responsabilità civile dei magistrati, sul potenziamento e l’ammodernamento a tutti i livelli del sistema giudiziario.
Da questa situazione di degrado nascono casi come quello di Stefano Cucchi, cittadino arrestato per un non-reato (detenzione di pochi grammi di sostanza stupefacente) entrato vivo in un’istituzione dello Stato e uscitone morto. Questi casi sono drammaticamente numerosi: emblematico quello di Aldo Bianzino, arrestato e condotto nel carcere di Perugia e di lì uscito morto in seguito a ferite non si sa procurate da chi e perché. Il Congresso si schiera al fianco dei famigliari di Cucchi e Bianzino nella loro giusta richiesta di verità, e appoggia le iniziative già poste in atto da Rita Bernardini e dai parlamentari radicali per una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno dei suicidi e delle morti in carcere o in altre istituzioni dello Stato (caserme dei carabinieri, commissariati, questure, eccetera).
Il Congresso dà mandato agli organi del Movimento di promuovere un seminario di approfondimento del ricco e complesso progetto presentato da Mario Patrono per la riforma radicale delle istituzioni, ispirata al modello costituzionale americano, che possa rilanciare il “sogno” di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi di un governo federale europeo.
E’ un fatto significativo e di grande rilievo che, in un tale contesto, abbiano portato la loro voce al congresso nuove e importanti realtà sociali.
Il Congresso saluta il movimento sindacale di tutte le forze di Polizia (Siulp, Sap, Siap, Silp Cgil, Ugl Polizia di Stato, Coisp della Polizia Penitenziaria; Sappe, Osapp, Sinappe, Fns, Uil P.A., Fp Cgil, Uspp Ugl del Corpo Forestale dello Stato; Sapaf, Ugl, Fe.Si.Fo, F.N.S., Uil P.A. Forestali, F.P.Cgil) che hanno dato vita a Roma il 28 ottobre scorso, a una manifestazione di ispirazione democratica e nonviolenta di 40.000 poliziotti, completamente censurata dagli organi di informazione. Ringrazia in particolare il rappresentante del Siulp Felice Romano, che nel suo intervento al Congresso a nome di tutte le organizzazioni promotrici, ha denunciato il tentativo in corso di militarizzare e depotenziare le forze di sicurezza, mortificandone la professionalità e distruggendone le risorse umane, anche con demagogici e dannosi provvedimenti quali l’impiego dell’esercito in funzioni di ordine pubblico e l’improvvida creazione di ronde di cittadini privati; ne condivide la denuncia, si impegna a sostenerne le legittime rivendicazioni.
Il Congresso sottolinea la straordinaria iniziativa di grande significato politico assunta da Salvatore Usala, Giorgio Pinna, Mauro Serra e Claudio Sabelli, malati di sclerosi laterale amiotrofica, che hanno intrapreso uno sciopero della fame, per loro particolarmente oneroso. Come già Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, hanno deciso in prima persona di lottare con gli strumenti della nonviolenza gandhiana, perché sia finalmente riconosciuto il fondamentale diritto a un’assistenza adeguata, come stabilito dalla legge. Ringrazia Maria Antonietta Farina Coscioni, co-presidente dell’Associazione Coscioni e deputata radicale, e gli altri 380 cittadini che si sono associati all’iniziativa; il Congresso denuncia la grave inerzia e la colpevole, sorda, indifferenza del Ministero della Salute, e fa propri gli obiettivi dello sciopero della fame.
Il Congresso ringrazia gli imprenditori: Giorgio Fidenato, che ha deciso, con un’azione di disobbedienza civile, di rifiutarsi di prelevare gli importi dovuti allo Stato come sostituto di imposta, versandoli direttamente ai propri dipendenti, scelta per la quale subirà un processo la cui prima udienza è fissata per il prossimo 19 novembre; Luca Peotta, coordinatore dell’associazione “Imprese che resistono”; e Katia Bastioli, per avere tutti portato il loro saluto ai Radicali, presso i quali troveranno sempre sostegno militante nella lotta contro le tassazioni inique e le inefficienze pubbliche, che in Italia pesano spesso in misura esiziale sull’economia, sulle persone e sulle imprese.
Il movimento si impegna ad assicurare il massimo successo all’iniziativa promossa da Rita Bernardini nei giorni 6,7 e 8 dicembre, di visita dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici ai Centri di Identificazione ed Espulsione, ai Centri di Accoglienza e ai Centri per i Richiedenti Asilo; e rinnova il suo sostegno ai parlamentari laici di maggioranza e di opposizione che intendono opporsi alla Camera dei Deputati al Pdl Calabrò, oscurantista e illiberale, promosso dallo schieramento clericale contro tutte le coscienze libere e consapevoli.
Il Congresso denuncia come il paese sia devastato dalle corporazioni partitocratiche, sindacatocratiche e confindustriali, che hanno fino a oggi impedito il realizzarsi di quelle riforme strutturali indispensabili per uscire dalla crisi, a cominciare dal passaggio dall’attuale sistema di welfare, particolaristico e iniquo, a un welfare democratico, universalistico, senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratto di lavoro, i cui costi possono essere sostenuti con la contestuale equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini e con il suo graduale innalzamento per entrambi. La crisi finora è stata vissuta in chiave di emergenze e contingenze, ma non può essere affrontata solo cercando di limitare i danni, specie nel momento in cui l’Italia rischia di subire un indebolimento strutturale del sistema manifatturiero delle PMI, a causa dell’uscita dal mercato di un gran numero di imprese, con ulteriori gravi conseguenze sull’occupazione.
Per quanto concerne la politica di gestione del territorio, il Congresso rileva che dal secondo dopoguerra è in atto nel mondo la più grande espansione demografica, urbana ed economica della storia, secondo un modello di produzione e consumo che ha provocato anche conseguenze negative, non solo ecologiche, sempre più ingovernabili se non intervengono politiche di riequilibrio, quali la decrescita demografica su scala globale e l’uso parsimonioso delle risorse non riproducibili. In una logica liberale, occorre usare soprattutto il sistema fiscale per dare un prezzo ai comportamenti insostenibili, dall’emissione di Co2 al consumo selvaggio del “territorio”, favorendo di contro comportamenti all’insegna del risparmio e dell’efficienza energetica, pur in una prospettiva di crescente benessere. Occorre perciò adottare un criterio di misurazione del benessere diverso dal PIL, come quello proposto dalla Commissione Stiglitz, che tiene conto anche dei fattori della legalità e della qualità dell’ambiente. In Italia, il sessantennio partitocratico, attraverso la sistematica violazione della legalità, ha causato le emergenze ambientali di cui la Regione Basilicata è tragica esemplificazione. Radicali Italiani, a fronte della sempre più accelerata urbanizzazione, con la violenta sottrazione di suolo che ne è conseguita e di cui il recente “piano casa per il rilancio dell’edilizia” è solo l’ultimo esempio, ritiene necessario l’avvio di una nuova politica nazionale per il governo del territorio che abbia come priorità:

* la messa in sicurezza del territorio e l’implementazione di efficaci forme di monitoraggio e gestione dei rischi che contraddistinguono strutturalmente il nostro paese e il consumo di suolo;
* il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio favorendo la rottamazione (con eventuale “delocalizzazione”) degli edifici post bellici, privi di qualità e non anti-sismici, riconoscendo priorità di intervento alle aree a elevato rischio idrogeologico, a partire dall’area vesuviana e dei Campi Flegrei.


Il Congresso saluta come un fatto nuovo e positivo l’intervento nella giornata iniziale del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, e auspica che esso segni una rottura della continuità, nella linea di ostilità e di negazione dell’identità e dell’autonomia radicale, linea che storicamente, da sempre, hanno seguito il Pci, il Pds, i Ds e ora il Pd, fino a provocare, da ultimo, l’esclusione dei Radicali dal Parlamento europeo. I Radicali intendono proseguire questo dialogo per quanto è possibile. Al contempo, denunciano la politica compromissoria con il governo Berlusconi che sta cercando di portare Massimo D’Alema alla carica di responsabile della politica estera europea, e che ha già prodotto i suoi effetti negativi con l’indecente accordo fra l’Italia e la Libia di Gheddafi.
Radicali italiani ringrazia infine per il loro intervento al Congresso gli economisti Franco Debenedetti, Riccardo Gallo, Alessandro De Nicola e Alberto Pera, con l’annuncio dell’iniziativa “Club per l’economia di mercato”; saluta inoltre l’iscrizione al movimento di un qualificato gruppo di esponenti liberali.
Il Congresso ritiene che qualsiasi ipotesi di alleanza o di coalizione alle prossime elezioni regionali è subordinata alla capacità del movimento radicale nel suo complesso di raccogliere le firme necessarie, regione per regione, provincia per provincia, per la presentazione delle liste Bonino-Pannella alle prossime elezioni regionali: un compito che non sarà possibile senza che una vasta massa di cittadini, finora inattivi di fronte allo sfascio della democrazia, annunci da subito la disponibilità a firmare. Il Congresso prende atto degli interventi dei compagni Bonelli e Boato per i Verdi e Craxi e Zavettieri per i Socialisti e della profonda svolta che la maggioranza del recente Congresso del Sole che Ride ha impresso al movimento verde, sottraendolo, e noi speriamo liberandolo, dallo schiacciamento dell’estrema sinistra massimalista e comunista. Ai Verdi e agli ecologisti rivolge un appello perché con urgenza si esamini la possibilità di tutte le azioni da realizzare in vista delle prossime elezioni regionali. Uguale appello nel ricordo della Rosa nel Pugno, lasciata purtroppo fallire, rivolge ai laici, ai socialisti, ai liberali che non si arrendono e intendono sottrarsi all’assorbimento nei due blocchi di potere.

il Gengis
16-11-09, 16:17
VIII Congresso di Radicali Italiani: relazione della segretaria Antonella Casu

Chianciano Terme, 12 novembre 2009

Care compagne, cari compagni,

il nostro essere qui, a questo VIII Congresso di Radicali Italiani, dimostra ancor più, quanto ricco, forte e determinato sia questo Movimento e più in generale la realtà Radicale.

Questo è l’unico partito, nel panorama politico italiano, che vede regolarmente convocati gli organi deliberativi e che vede e coinvolge quanti, assumendosene tutti i costi, danno corpo all’azione e all’iniziativa politica.

Se noi quantificassimo, e ritengo dovremmo farlo, le spese e le ore di impegno che ciascuno di noi assicura all’iniziativa politica radicale, avremmo un bilancio che si avvicinerebbe di più al valore della realtà del nostro Movimento di quanto non si possa evincere invece dai dati strettamente “contabili” di Radicali Italiani.

E’ vero viviamo di autofinanziamento, ma non solo e non soltanto delle quote di iscrizione e di contribuzione che registriamo sui nostri conti; viviamo soprattutto dell’apporto di quanti, giorno per giorno, praticano il loro essere radicali stando per esempio nelle strade, tra la gente, ad informare, a raccogliere firme, a tentare di far partecipare in modo diretto i cittadini alla vita politica e istituzionale.

Conoscenza che cerchiamo storicamente di assicurare, nel modo più diretto possibile e che vorremmo fosse assicurata in modo costante e a tutti i livelli, per tutti.

I Radicali lo hanno fatto innanzi tutto con Radio Radicale per 33 anni e oggi ci troviamo a dover combattere perché quel servizio pubblico non sia cancellato. Lo abbiamo fatto destinando prima i soldi del finanziamento pubblico dei partiti, poi quelli dell’editoria e infine, dopo vent’anni in cui abbiamo assicurato la messa in onda delle sedute parlamentari assumendocene tutti gli oneri, facendo fronte a questa parte con gli introiti della convenzione oggi a rischio.

Ecco come abbiamo utilizzato noi radicali i fondi pubblici.

Come soggetto politico ci troviamo a vivere ed è stato così per tutto l’anno, una difficilissima situazione finanziaria e organizzativa, e dunque politica, che mette costantemente in discussione la stessa esistenza del Movimento.

Eppure, seppur con pochi strumenti, riusciamo a fare molto, ad affrontare grandi battaglie, spesso anche molto ambiziose, soprattutto se confrontate con le risorse a disposizione. La determinazione e l’impegno dei militanti è sempre stata la nostra forza e la nostra materia prima del nostro essere e anche del nostro essere diversi dagli altri.

Quale soggetto politico vive di così pochi mezzi, senza mai aver avuto un condannato o anche solo un indagato o un imputato per corruzione, concussione o per aver sperperato soldi pubblici.

In quale altro partito basta iscriversi, certo con una quota impegnativa, ma basta essere iscritto per partecipare direttamente a pieno titolo ai congressi, con elettorato attivo e passivo.

Forse, anche per questo dobbiamo non esistere, non dobbiamo essere conosciuti.

E’ questo costume politico che non deve essere conosciuto, perché fa paura.

Perché è l’opposto del costume di questo Regime partitocratico.

Il Congresso di un anno fa era all’insegna della resistenza radicale, R/esistenza radicale.

Eravamo in una situazione di quasi certa eliminazione e cancellazione dei radicali.

Avevamo ottenuto, dopo l’elezione e la mancata proclamazione dei senatori nella XIV legislatura, l’elezione o meglio la nomina di 9 parlamentari nelle liste del Partito Democratico, dopo averci negato la possibilità di presentare nostre liste, come invece è stato consentito all’Italia dei valori.

E guarda caso nel primo caso la mancata proclamazione vedeva Pannella fra gli esclusi dal Senato e nel secondo caso, abbiamo visto, vissuto e dovuto consapevolmente accettare, il veto a Pannella in Parlamento.

Dicevo, eravamo in una situazione in cui pur avendo degli eletti questi dovevano essere “nascosti” tra le file del PD e non certo per nostra volontà, eravamo alla vigilia dell’appuntamento elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo dove i rischi della nostra fuori uscita erano palpabili e dovevamo affrontare l’anno in cui anche il rischio di far fuori Radio Radicale era ampiamente previsto e preannunciatoci da Marco Pannella ed era praticamente di già stato chiuso il Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva.

Uscimmo da quel congresso difficile e per certi versi anche drammatico, con una mozione che risultava debole sull’analisi del sessantennio partitocratico e che, per questo, vide l’astensione di Pannella.

In questo anno di R/esistenza però, i nostri parlamentari sono stati riconosciuti come delegazione radicale nel gruppo del PD, abbiamo seminato e fatto germogliare il senso e la necessità della trasparenza e della conoscenza della vita istituzionale a tutti i livelli incardinando il processo per l’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, si è riusciti a tenere accesa l’antenna del Centro d’Ascolto e in vista dell’appuntamento elettorale per le elezioni europee abbiamo organizzato la nostra iniziativa politica ripercorrendo e documentando 60 anni di illegalità e di assalto allo Stato di diritto, realizzando quel prezioso documento che abbiamo intitolato La Peste italiana, per far vivere il dettato della nostra Carta Costituzionale.

Era proprio il momento elettorale, quello in cui il Regime partitocratrico poteva segnare definitivamente il momento della cancellazione dei Radicali. Invece, la Lista Emma Bonino-Marco Pannella presentandosi da sola si è distinta, ha affermato il suo esistere.

Ancora una volta la differenza l’ha fatta la Nonviolenza e, con la nonviolenza, la genialità di quel indomabile leone lottatore che è Marco Pannella che con la sua intelligenza e le sue “esagerazioni” mediatiche, e non solo, ci ha dato e fatto intravedere la linea e il percorso da seguire.

La differenza l’ha fatta, ancora una volta la resistenza radicale, la non rassegnazione a subire le decisioni dei due egemoni protagonisti della semplificazione autoritaria dello schieramento politico, il PdL e il PD, avversari su tutto a parole, ma uniti nel compromesso e nella convergenza quando si tratta di spartire il potere, di controllare la RAI o di cambiare, nell’immediata vigilia del voto, la legge elettorale fissando al 4% il quorum della rappresentanza al Parlamento Europeo.

Un bipartitismo, questo, che è sempre più monopartitismo imperfetto.

Il nostro risultato, politicamente positivo, non è purtroppo bastato a superare lo sbarramento del 4%. Per la prima volta dopo trenta anni la forza federalista, liberale, e laica dei Radicali è assente da Bruxelles e Strasburgo in singolare e preoccupante coincidenza con l’ingresso nel Parlamento Europeo di forze nazionaliste, antieuropee e a volte anche dichiaratamente razziste e xenofobe.

La politica riformatrice e federalista, della democrazia e dei diritti umani dovremo di conseguenza porla in essere dall’esterno senza poter far perno sulla straordinaria iniziativa diretta dei parlamentari radicali, determinanti in molte occasioni nel corso delle legislature di questi trenta anni.

E’ stato il costo pagato partecipando ad elezioni non democratiche con la necessaria presentazione autonoma della lista, che non aveva del resto alternative.

Il discorso sarebbe stato diverso se alla forza politica dei radicali, ma soprattutto alle nostre proposte, ai nostri programmi, alle nostre iniziative sul fronte italiano, europeo e transnazionale fosse stato riconosciuto nell’anno intercorso fra le elezioni politiche e le elezioni europee un ruolo paragonabile a quello che è stato riconosciuto e tributato all’Italia dei Valori di Di Pietro, al cui successo sia il PdL che il PD hanno spianato una vera autostrada; a noi invece è stata riconosciuta una modesta presenza negli ultimi dieci giorni della campagna elettorale che è stato possibile strappare solo grazie allo sciopero della sete di Pannella, alle delibere di condanna dell’AGCOM, all’intervento del Capo dello Stato, all’occupazione di uno studio Rai nell’ultima settimana da parte di Emma Bonino e al suo sciopero della sete a cui si sono aggiunti oltre 200 cittadini. Lo sfondamento del muro della disinformazione, di cui si sono per altro - come sempre - avvantaggiate anche le altre liste minori, ha riguardato prevalentemente i talk-show politici, seguiti da poco più di un terzo degli elettori, e solo in minima parte i telegiornali che sono invece visti dalla totalità della platea televisiva. L’Italia profonda non è stata di conseguenza raggiunta e non poteva esserlo. Le ultime manifestazioni nonviolente avevano infatti avuto come obiettivo proprio quello di rimuovere il silenzio e la disinformazione dei telegiornali.

Questo soprattutto alla luce del fatto che, tre settimane prima del voto un sondaggio aveva rilevato che solo tre elettori su cento erano a conoscenza della presentazione autonoma della Lista Bonino-Pannella. Fu proprio questo dato, questo sondaggio a dare il segno della non democraticità di quelle elezioni e a costringere il Presidente della Repubblica, nella sua funzione di garante della Costituzione, ad intervenire.

Un altro sondaggio degli stessi giorni attribuiva alla nostra lista l’1% dei voti, cifra tuttavia assai poco attendibile non solo alla luce dei risultati dell’altro sondaggio, ma anche per l’aleatorietà e il vasto margine di errore di cui occorre tener conto sulle piccole cifre percentuali. Si può quindi realisticamente valutare che poco più di due settimane prima del voto il nostro risultato si attestasse sullo zero virgola qualcosa, corrispondente a uno zoccolo duro di radicali e di elettori che avevano conoscenza della presenza delle liste radicali grazie all’ascolto di Radio Radicale. Non c’è dunque alcun dubbio che il risultato elettorale del 2,4% è stato conseguito nelle ultime due o tre settimane grazie alla dura lotta nonviolenta che ha consentito di aprire un varco nel muro della disinformazione e che quel risultato rappresenti per noi un vero e proprio successo, il segno di una vera e propria tenuta politica.

Il maggior consenso è stato ottenuto nelle aree metropolitane; in diverse grandi città si è superato il 4%, a Milano si è raggiunto il 5%.

Una ricerca sociologica di Ilvo Diamanti ha messo in rilievo che solo un terzo degli italiani forma il proprio voto in base alla lettura dei giornali o ai dibattiti nei talk-show, mentre i due terzi si affidano alla sommaria informazione dei telegiornali, se ne può facilmente dedurre che il voto radicale proviene in grande prevalenza dai ceti medi che più si interessano di politica. Essendo stati gli altri cittadini privati della possibilità di essere informati vista la nostra pressoché totale assenza dai telegiornali.

Il nostro voto d’opinione, come evidenziato anche da una ricerca dell’Istituto Cattaneo, ha raccolto una percentuale ragguardevole di elettori di centro-destra, critici nei confronti del Governo che, non volendo votare PD, ha considerato il voto radicale come un voto di garanzia ed elettori di sinistra che hanno voluto rimarcare, con il loro voto, la loro critica laica e riformatrice e la loro volontà di un radicale cambiamento.

Da non sottovalutare che la nostra iniziativa per il ripristino della legalità e la lotta nonviolenta intrapresa in quelle settimane, in cui tutto sommato poco si parlava di elezioni europee e poco si stimolava alla partecipazione, ha fatto sì che, oltre all’intervento diretto del Presidente della Repubblica, si determinasse anche una maggiore partecipazione al voto, tanto è vero che, l’affluenza alle urne è stata al di là di ogni previsione e l’Italia è risultato il primo Paese tra i 27 in termini di affluenza alle urne.

Per un brevissimo periodo, quindi, siamo usciti dall’anonimato in cui ci aveva cacciato la ferrea disinformazione. Siamo tornati ad esistere come soggetto politico perfino per alcuni dirigenti del PD che si sono serviti del nostro risultato per sommarlo a quello del loro partito e alleggerire così il peso della sconfitta.

E’ stato un attimo, una breve parentesi. Il silenzio è tornato a cadere su di noi.

Per il mondo dell’informazione siamo tornati ad essere semplicemente inesistenti.

E’ la solita lamentela dei radicali? E’ vittimismo, quello dei radicali?

Il Centro d’Ascolto dell’informazione radiotelevisiva che ha analizzando i TG delle edizioni principali nazionali, tra il 1° settembre e il 20 ottobre, fornisce i seguenti dati:

Tg1 i radicali sono inesistenti in voce. Anche considerando il periodo precedente (dall'8 giugno, 5 mesi) le interviste sono 6 per 2'8'' pari allo 0,43% del totale degli esponenti politici.


Tg2 dedica ai radicali 44'' in voce in 2 interventi, pari allo 0,36% delle presenze politiche. Come per il Tg1, considerando il dopo elezioni, le presenze totali sono 6 in 5 mesi per complessivi 1'53'' pari allo 0,5% del totale.


Tg3 negli ultimi 2 mesi dedica 2 interventi in voce per 1'22'' pari allo 0,66%, mentre nel periodo post elettorale le presenze totali sono 12 per 4'47'' pari all'1,06% del totale.

Nessuna presenza al Tg4 negli ultimi 2 mesi; una presenza, per 14'' se si considerano gli ultimi 5 mesi.


Il Tg5 dedica ai radicali 33'' in due interventi, mentre sono 10 gli interventi se si parte dall'8 giugno al 20 ottobre per 3'34'' pari all'1,07% del totale.


Su Studio aperto l'unico intervento in 5 mesi è di 4''.


Radicali assenti anche dal Tg di La7 negli ultimi 2 mesi, mentre l'unica presenza in 5 mesi è stata di 34''.


In totale i Tg principali delle Reti Rai hanno dedicato complessivamente ai radicali 2'06'' in voce in 4 interventi dal 1 settembre al 20 ottobre. Nello stesso periodo i Tg Mediaset hanno dedicato 37'' in 3 interventi.


Mi pare alquanto difficile parlare di vittimismo radicale.

La verità è che siamo una forza politica estranea agli equilibri di potere, siamo una forza politica scomoda e il Regime partitocratrico ha paura della forza dirompente che scaturisce dall’essere noi una forza politica presente – con le proprie lotte, con le proprie denunce, con le proprie proposte di riforma, con le proprie iniziative portate avanti sempre con tentativi di dialogo a 360 gradi – nel Parlamento e nel Paese.

Ed è per questo che dobbiamo essere censurati. Lo siamo stati, presenti e attivi e allo stesso tempo censurati:

* Con l’azione rivolta ad ottenere che la crisi economica e occupazionale fosse affrontata ponendo mano alle riforme economiche, da subito e senza rinvii.
* Con le proposte di trasparenza e di riforma strutturale contenute nell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, unica proposta politica rivolta a porre un argine al dilagare della questione morale ad ogni livello della vita pubblica, nonostante le cronache hanno portato alla ribalta vicende come quelle dell’Abruzzo, della Campania, del Lazio, della Basilicata, della Calabria e di Catania.
* Lo siamo stati, con qualche eccezione nella censura, nei giorni di ferragosto, promuovendo la presenza di oltre 160 parlamentari nei duecento istituti penitenziari. Quando abbiamo posto, di nuovo con forza, al centro della questione Giustizia, la proposta di una amnistia che non deve essere – come fu l’indulto - un tampone momentaneo di una crisi di sovraffollamento giudiziario, ma la premessa necessaria di una azione di riforma ineluttabile di una Giustizia ormai ridotta allo stremo e capace solo di produrre ordinaria ingiustizia, su cui poi tornerò.
* In parlamento, proponendo che la legalizzazione del lavoro nero e clandestino non fosse limitata alle sole badanti, ma estesa a tutti i lavoratori e i datori di lavoro che fanno richiesta di regolarizzazione.
* E a Roma il giorno della marcia dei cinquanta mila immigrati, dando voce nei due giorni successivi, attraverso Radio Radicale, al presidio di oltre duemila lavoratori di colore del Casertano e della Campania..
* Ancora, a Piazza Navona, con Marco Pannella, accanto ai cinquanta mila poliziotti scesi in piazza per manifestare il proprio disagio sociale.
* Lo siamo stati in queste ore con lo sciopero della fame di Maria Antonietta e di quasi 300 cittadini che con lei hanno affiancato e sostenuto con lo sciopero della fame di Salvatore Usala e degli altri malati di SLA che chiedono al Governo l’assistenza necessaria, il rispetto del loro diritto a una vita dignitosa. E che ora continua anche al fianco delle vittime del dovere e dello Stato.

Solo per ricordare alcuni dei momenti di grande iniziativa radicale, di cui gli italiani non sanno.

Noi non possiamo accettare questa cancellazione silenziosa. Il problema investe naturalmente in primo luogo la RAI e quello che dovrebbe essere il servizio pubblico dell’informazione radiotelevisiva, ma investe anche Mediaset e Sky, investe la Commissione di vigilanza e controllo sulle trasmissioni radiotelevisive rimasta sostanzialmente inerte dopo la cacciata di Villari e l’elezione di Zavoli, investe l’Autorità Garante delle comunicazioni i cui richiami e le cui richieste sono stati sostanzialmente elusi, riguarda anche se in maniera meno evidente e meno totalitaria la carta stampata, riguarda la maggioranza di governo, ma riguarda anche la responsabilità dell’opposizione e in particolare quella del PD, ai cui gruppi parlamentari appartengono, sia pure con il riconoscimento di una loro autonomia, i nostri deputati e senatori.

Noi siamo ancora una volta chiamati a rompere questa cortina di esclusione, di censura e di silenzio, rispetto alle persone attive nel contesto sociale, alle formazioni politiche, ma soprattutto a tutta una serie di tematiche completamente ignorate nei palinsesti televisivi.

Abbiamo ritenuto nell’ultimo Comitato nazionale che la lotta per conseguire questo difficile risultato debba passare necessariamente, come è già avvenuto nelle elezioni europee, attraverso la autonoma presentazione elettorale alla prossima consultazione per il rinnovo dei consigli regionali, prevista per il prossimo mese di marzo e che interesserà quasi tutte le Regioni a statuto ordinario.

E’ un terreno per noi arduo. In primo luogo perché è un terreno – quello delle elezioni regionali come quello delle elezioni amministrative – sul quale fin dal 1980 abbiamo sempre escluso di potervi impegnare i simboli e i candidati radicali, se non in casi eccezionali in cui ci si poteva misurare con iniziative politiche e convergenze elettorali straordinarie. In secondo luogo perché rispetto alle europee non avremmo il diritto che era riconosciuto alla lista Bonino-Pannella in forza della rappresentanza che avevamo avuto a Bruxelles e per parteciparvi dovremo invece superare l’ostacolo, davvero impervio, della raccolta delle firme regione per regione e collegio provinciale per collegio provinciale. E’ un appuntamento elettorale, questo delle elezioni politiche regionali, che vede da un lato pregiudicata per molti dei nostri dirigenti, a partire da Marco Pannella, in conseguenza delle azioni di disobbedienza civile poste in essere negli anni precedenti, la possibilità di essere candidati; assurdità tutta italiana che consente alla medesima persona di poter essere parlamentare italiano o europeo, ma non amministratore locale e dall’altro una pressoché teorica possibilità di raccolta firme in sei mesi. Ed è per questo che il Comitato nazionale di Radicali Italiani insieme agli altri soggetti della galassia radicale ha deciso da subito il lancio di una campagna per la raccolta di pre-firme, cioè di disponibilità di persone che in ogni parte d’Italia – convinte della necessità di una autonoma presentazione radicale, si dichiarino pronte a firmare le liste nelle diverse province nei tempi ristretti e con le formalità rigide previste dalla legge. Una campagna di cui abbiamo avvertito la necessità, ma che comprensibilmente non siamo ancora riusciti a far decollare.

Dobbiamo ricostruire dunque, con la raccolta delle pre-firme e poi con la presentazione delle nostre liste, i rapporti di forza necessari per assicurare la autonomia del soggetto politico radicale, condizione necessaria di ogni rapporto di alleanza.

Non possiamo rimandare questa prova ad altri futuri impegni elettorali in primo luogo perché allora sarebbe con ogni probabilità troppo tardi e in secondo luogo perché ormai, da tempo, il dissesto politico amministrativo di quello che chiamiamo regime partitocratrico, anche in termini di spesa pubblica, passa già oggi attraverso le Regioni, le loro leggi, i loro bilanci, i loro indebitamenti ancor prima che giunga a compimento la discussa e scarsamente meditata riforma federalista.

Essa può infatti avere successo solo se riusciremo a dare vita – da qui alla consultazione regionale - in tutto il Paese ad una grande campagna politica e sociale, che riesca con i metodi della nonviolenza gandhiana e radicale a dare espressione politica a quel senso di diffusa rivolta civile e morale suscitata dalla diffusa illegalità e dal conseguente degrado ad ogni livello delle istituzioni e della vita politica e amministrativa.

Non esistono scorciatoie a questo difficile compito.

Anche l’ipotesi di presentazione di nostre liste in una alleanza di coalizione non ci sottrarrebbe dalla necessità di raccogliere le 160mila firme necessarie se si vuole essere presenti su tutto il territorio interessato alla consultazione elettorale regionale.

Ma noi non possiamo dare per scontata questa soluzione, stiamo verificando la possibilità di coalizione con i Verdi e con i Socialisti.

E non possiamo dare per scontata la decisione di presentazione autonoma di nostre liste in tutte le Regioni, almeno fino a quando i rapporti con il PD rimarranno quelli che sono stati fino ad oggi.

Noi non siamo un partito comunque a disposizione del PD, che è portato a includerci o ad escluderci a seconda dei propri mutevoli interessi. Un rapporto di alleanza può nascere soltanto da una chiara convergenza programmatica, in cui accanto a punti di comprensibile reciproca autonomia e anche di dissenso siano però chiari alcuni obiettivi comuni di riforma e un mutamento profondo del modo di atteggiarsi, per quanto riguarda le responsabilità di governo e di gestione della cosa pubblica, nei confronti della vita politica e amministrativa. Credo che sia questo il senso della proposta di una “alleanza democratica” fatta da Pannella e Bonino nel loro recente incontro con Pierluigi Bersani alla vigilia del suo insediamento alla assemblea nazionale del 7 novembre. E una alleanza democratica – basata su progetti politici e convergenze programmatiche e non su spartizioni di potere - presuppone per quanto ci riguarda se non la fuoruscita almeno la decisa rimessa in discussione della logica dell’occupazione partitocratrica delle istituzioni.

Così come nella primavera scorsa abbiamo avvertito l’urgenza e la responsabilità di dover rendere un’opera di verità documentando i misfatti che il sessantennale Regime partitocratrico ha posto in essere determinando la scomparsa della legalità costituzionale, della Democrazia e dello Stato di Diritto, per avviare il recupero della legalità democratica e rilanciare gli obiettivi e le speranze della rivoluzione liberale, così nelle scorse settimane abbiamo ricostruito con meticolosità quasi notarile, le vicende dei nostri rapporti con il centro sinistra, prima con DS e Margherita e poi con il PD. Dalla preclusione al nome di Luca Coscioni sulle nostre liste alle regionali del 2005, alla accettazione nella Giunta per le elezioni del Senato di una interpretazione che impediva la proclamazione di otto senatori legittimamente eletti a vantaggio di altri otto che non ne avevano diritto (con un ulteriore indebolimento della già esigua maggioranza del Governo Prodi), all’accordo obbligato che ci ha impedito una presentazione di liste autonome, alle politiche del 2008, a differenza di quanto era invece concesso all’Italia dei Valori e ci ha imposto il diktat dell’esclusione delle candidature di Marco Pannella, di Sergio D’Elia, di Silvio Viale, fino alle più recenti vicende che hanno preceduto le elezioni europee: il concorso del PD all’elevazione dello sbarramento del 4% alla immediata vigilia del voto, il venire meno della parola data di una elezione di Marco Pannella nelle liste del PD alle europee, l’annuncio provocatorio dato da Franceschini di un divorzio consensuale a cui non avevamo dato mai alcun consenso. Ricostruire la verità dei fatti, anche su tutto questo, per gettare le basi per un rapporto migliore, o meglio per un rapporto e un confronto leale e fruttuoso che fino ad oggi non c’è mai stato.

Sono rimasta particolarmente colpita dal fatto che il tema della riforma della giustizia non sia stato praticamente mai affrontato da alcuno dei candidati alla segreteria del PD. Eppure, un grande partito che si definisce democratico non può ignorare quel grande principio di ogni moderna democrazia che vuole, ad esempio, l'assoluta autonomia (e conseguente separazione) fra giudice e pubblico ministero. Purtroppo in questo primo scorcio di legislatura, tanto la maggioranza quanto l’opposizione, quando hanno affrontato il tema della giustizia, lo hanno fatto solamente in termini di “sicurezza”.

Non vi è tra i dirigenti dei due schieramenti (fatte le debite eccezioni) la cultura del giusto processo, la cultura del rispetto concreto dei diritti fondamentali, la cultura del processo, la cultura del processo accusatorio.

Eccetto che sui processi che toccano da vicino il Presidente del Consiglio, sulla giustizia non vi è distinzione, la pensano tutti allo stesso modo e non trasmettono alcuna idea di novità culturale. E non è certo un caso se oggi Luciano Violante non trovi più i consensi di una volta all'interno di un mondo che non è in grado di apprezzare determinati mutamenti culturali.

Se questo è il contesto, è necessario sollecitare innanzitutto il più grande partito di opposizione, la cui nuova dirigenza si è da poco insediata, ad assumere sul tema della riforma della giustizia (in un momento assai delicato e forse decisivo) una posizione chiara che non si fermi al no aprioristico ad ogni prospettiva di cambiamento o a modesti slogan tipo "giustizia come servizio ai cittadini" o "certezza della pena".

E' ora che si prenda atto che i cambiamenti sono ormai necessari - come più volte ha ribadito il Capo dello Stato anche sulle problematiche relative alla giustizia - e che si esca dalla palude del rifiuto, sempre e comunque, di ogni prospettiva riformatrice.

Da questo punto di vista il pungolo "provocatorio" dei parlamentari radicali può essere quanto mai utile ed opportuno.

Noi proponiamo – dal vivo della lotta politica – la riforma americana della giustizia.

Vi invito, anche su questo, a leggere il progetto elaborato da Mario Patrono per “una Riforma Radicale delle istituzioni”, dove trovate l’ultima parte proprio dedicata alla riforma della disastrata giustizia italiana.

Quando diciamo che dobbiamo avere l’ambizione – io direi il senso di responsabilità – di candidarci al Governo del Paese, dobbiamo semplicemente osservare le macerie che il sistema partitocratico è stato capace di accumulare in questi decenni e contemporaneamente ricordare, nei decenni, cosa abbiamo proposto e attivato come alternativa.

Non ci siamo mai limitati a denunciare, ma abbiamo sempre avuto cura di offrire soluzioni.

Posso fare solo un elenco? Un elenco può essere noioso, però io vi chiedo di immaginare l’Italia con queste riforme se solo il gioco fosse stato semplicemente democratico e non truccato dal fascio degli interessi partitocratici che solo raramente, e momentaneamente, siamo riusciti a slegare prima che si ricomponesse.

1978

Legge Reale

Reati opinione e associazione

Abolizione Tribunali Militari

1981

Fermo di polizia

Ergastolo

Porto d’armi

Reati opinione e associazione

Smilitarizzazione Guardia Finanza

1987

Responsabilità civile magistrati

Commissione inquirente

Sistema Elettorale CSM

1995

Soggiorno cautelare

1997

Carriere Magistrati

Incarichi extra-giudiziari magistrati

Sistema elettorale CSM

Smilitarizzazione Guardia Finanza

Responsabilità civile Magistrati

1997 (quando depositammo i referendum in tutte le segreterie comunali, facendo un appello agli imprenditori per sostenerli e farli propri)

Smilitarizzazione Guardia di Finanza

Separazione carriere magistrati

Responsabilità civile dei magistrati

Carcerazione preventiva

Termini ordinatori

1999

Consiglio Superiore della Magistratura

Separazione delle carriere

Incarichi extragiudiziari

Smilitarizzazione della guardia di Finanza

Responsabilità civile dei magistrati

Carcerazione preventiva

Termini ordinatori e perentori

In questi giorni siamo stati tutti colpiti dalla vicenda di Stefano Cucchi che è venuta alla luce grazie alla sua straordinaria famiglia e a Luigi Manconi. Sta emergendo quello che prima veniva nascosto. Io credo che ha questo abbia contribuito anche la straordinaria iniziativa, da noi promossa, del Ferragosto in carcere quando, per la prima volta, 168 parlamentari di tutti gli schieramenti hanno visitato pressoché tutte le carceri italiane.

Si è trattato della più massiccia azione di sindacato ispettivo mai effettuata in Italia. Iniziativa che ha consentito non solo e non tanto l’acquisizione dei dati di tutti gli istituti penitenziari, ma che ha dato la possibilità di conoscenza diretta e quindi di consapevolezza di quella che è la realtà carceraria, dell’intera “comunità penitenziaria”, fatta non solo di persone private della loro libertà, ma anche di tanti operatori, dai direttori agli agenti, agli educatori, psicologi e assistenti sociali che la realtà del carcere la vivono quotidianamente. Questo, credo, sia stato uno degli aspetti di maggior rilievo che questa iniziativa ha garantito: la conoscenza diretta. Buona parte di coloro che vi hanno partecipato hanno avuto modo per la prima volta di vedere questa realtà e lo abbiamo sentito dalle testimonianze rilasciate a Radio Radicale – che ancora una volta ha garantito un apporto fondamentale – come in molti abbiano avvertito la responsabilità di doversene occupare e di meglio comprendere come in effetti tante siano le azioni possibili sia nel breve che ne lungo periodo.

Ora si tratta di farsi forti di quell’iniziativa e di quel coinvolgimento trasversale che si è creato per portare avanti a livello parlamentare e non solo iniziative volte a realizzare quelle soluzioni necessarie, anche perché davvero si è raggiunto un livello inumano, intollerabile, senza precedenti, e lo si riscontra anche solo tenendo conto di quanto stiano crescendo i suicidi in carcere. Su questo fronte abbiamo avviato le procedure affinché i detenuti possano depositare i ricorsi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per le violazioni che quotidianamente sono costretti a subire e analoga iniziativa a quella di ferragosto verrà organizzata per la prima decade di dicembre per quanto riguarda i centri di prima accoglienza e di identificazione ed espulsione.

Occorre essere chiari: ciò che accade nei nostri istituti di pena, è soltanto l’epifenomeno della ben più ampia (e grave) situazione di crisi e sfascio della giustizia. Come giustamente dice Marco Pannella, il sistema e il problema carcerario è solo un’appendice del sistema e del problema giustizia. E’ sotto gli occhi di tutti che l’Italia versa, da anni ed in modo permanente, in una situazione di illegalità tale da aver generato numerosissime condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Per questa situazione il nostro Paese è stato richiamato all’ordine a più riprese dal Consiglio d’Europa, che proprio di recente ha riconfermato nei contenuti e nei richiami un rapporto presentato dal Commissario Gil-Robles già nel 2005, il quale sottolineava proprio la necessità di un ripristino della legalità nel sistema giudiziario italiano.

Nella relazione presentata alla Camera dei Deputati il 27 gennaio scorso il Ministro della Giustizia ha (tra l’altro) detto: “Quello che di impressionante vi è da sottolineare immediatamente all’attenzione di tutti voi è la mole dei procedimenti pendenti, cioè, detto in termini più diretti, dell’arretrato o meglio ancora del debito giudiziario che lo Stato ha nei confronti dei cittadini: 5 milioni 425mila i procedimenti civili, 3 milioni 262mila quelli penali (che arrivano a 5 milioni e mezzo con i procedimenti pendenti nei confronti di ignoti ndr). Ma il vero dramma è che il sistema non solo non riesce a smaltire questo spaventoso arretrato, ma arranca faticosamente, senza riuscire neppure ad eliminare un numero pari ai sopravvenuti, così alimentando ulteriormente il deficit di efficienza del sistema”. Dunque secondo i dati ufficiali, sommando civile e penale, in Italia l’arretrato dei processi sfiora la cifra iperbolica di 11 milioni di procedimenti pendenti, che sarebbero molti di più se solo negli ultimi dieci anni non si fossero contate ben 2 milioni di prescrizioni (nel nostro Paese secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero della Giustizia si contano circa 200 mila procedimenti penali prescritti ogni anno). Nel dubbio se chiamare tutto ciò “fallimento” o “bancarotta fraudolenta”, occorre essere consapevoli che in un contesto del genere i concetti di “pena certa” e di esecuzione “reale” della stessa rischiano di risultare fortemente limitativi se non del tutto fuorvianti. In questo quadro e per queste ragioni, contro l’amnistia anonima, strisciante, di classe ed illegale chiamata prescrizione, solo un ampio e definitivo provvedimento di amnistia e di indulto potrebbe consentire, da un lato, una sensibile riduzione della popolazione carceraria entro i limiti della capienza effettiva e regolamentare e, dall’altro, l’eliminazione di più della metà degli attuali procedimenti penali pendenti, ciò che potrebbe essere serio e non velleitario presupposto per quelle riforme strutturali del sistema giudiziario e penitenziario senza le quali appaiono gravemente a rischio gli stessi diritti civili e della persona previsti dalla nostra Costituzione.

I rapporti con il PD andranno meglio con il nuovo segretario di quanto non lo siano stati con Veltroni e Franceschini? Durante le primarie Bersani ha parlato di non biodegradabilità radicale. Non abbiamo compreso se fosse un giudizio negativo o la premessa del necessario riconoscimento della nostra autonomia politica, organizzativa ed anche elettorale dal momento che ci sono state sbarrate le porte del PD e la possibilità di partecipare alla sua costituzione con il rifiuto della candidatura di Pannella alle primarie per la prima segreteria.

Più recentemente Pierluigi Bersani ha parlato di ”specificità radicale”, si è incontrato con Pannella e Bonino, ci ha indicato nella sua relazione alla Assemblea Nazionale tra le forze politiche presenti in Parlamento con cui bisogna confrontarsi per costruire un progetto di alternativa. Sono i primi prudenti segni di una volontà di dialogo?

Se è così ci auguriamo che abbiano presto un seguito.

Noi, siamo comunque disposti a parteciparvi con le nostre analisi (le stesse che abbiamo raccolto nel documento “La peste italiana”) e con le nostre proposte di riforma, davvero radicale, per la ricostruzione della democrazia, la riconquista della legalità, la moralizzazione della vita pubblica.

Occorre un confronto sulle riforme istituzionali, da questo punto di vista due sono gli elementi di novità che si muovono nella direzione da noi sempre indicata (e sempre rifiutata a sinistra): l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione sui partiti politici e la riduzione del costo complessivo della politica per allinearlo ai parametri europei. Sulla riforma elettorale ci accomuna il fatto che la scelta dei parlamentari debba essere affidata al voto degli elettori, noi siamo convinti che l’unico sistema che può garantire davvero questo, sia il sistema uninominale (scelta peraltro indicata dallo stesso PD nel programma per le elezioni politiche scorse), completando il processo di informazione e conoscenza della vita istituzionale e dei suoi rappresentanti con l’istituzione dell’APE, che consente di selezionare la classe politica e lega gli eletti agli elettori nel e al territorio.

Quanto alla riduzione dei cosiddetti costi della politica, di fronte alla proposta di riduzione dei parlamentari noi diciamo attenzione, guardate all’esempio inglese: vi sono piccoli collegi ove i candidati e soprattutto gli eletti sono conosciuti e quindi esprimono effettiva rappresentatività del territorio. In questo esempio la Camera dei Comuni funziona benissimo e c’è un numero di deputati superiore a quello della Camera italiana.

Occorre il confronto sulle altre riforme di cui il Paese ha bisogno dal welfare all’ambiente, dall’energia al territorio.

Ed è proprio il territorio un altro dei fronti, su cui voglio soffermarmi, di assoluta centralità anche rispetto al risvolto attuale sia in relazione al cosiddetto Piano Casa, sia in relazione alle recenti catastrofi dell’Abruzzo e di Messina, che sono solo le ultime di una lunga serie e che offrono l’opportunità di riproporre la questione centrale: proseguire con una politica partitocratica che privilegia interessi personali e procede sull’emergenzialità o una politica di governo del territorio per il bene della collettività tutta?

Tutte quelle case che abbiamo visto polverizzate sono il segnale di un Paese che è stato incapace a governare la particolarità del suo territorio, che ricordo è sismico al 75%.

Oltre la metà degli italiani vive in aree soggette ad alluvioni, frane e smottamenti, terremoti e fenomeni vulcanici.

Il rischio idrogeologico a livelli molto elevati interessa il 60% dei comuni italiani.

Come ha avuto modo di dire chiaramente in Senato anche Guido Bertolaso, l’Italia vanta il record dei rischi naturali, ma tutto questo è stato troppo spesso sottovalutato e ignorato per dare ampio spazio al cosiddetto sviluppo delle città, delle aree industriali e commerciali, delle infrastrutture e, soprattutto, dell’attività di costruzione di nuovi insediamenti abitativi utilizzando il territorio come se tali rischi non esistessero e non costituissero una reale minaccia per la vita dei cittadini.

Si è consentito che si costruisse fuori da ogni regola e fuori da ogni criterio di buonsenso, considerando possibile costruire sul greto dei fiumi, sui versanti delle colline disboscate e quindi instabili.

La vulnerabilità degli edifici riguarda milioni di vani dell’edilizia residenziale post-bellica, priva di qualità e non antisismica, costruiti in Italia nel corso degli ultimi 60 anni con una irresponsabile espansione urbanistica.

Per molti anni abbiamo scontato la mancanza di normative adeguate e poi di leggi incomplete perché mancanti dei regolamenti attuativi o semplicemente disattese.

Dopo i terremoti del Friuli e dell’Irpinia i Radicali hanno posto il tema politico di una normativa capace di affrontare i temi della prevenzione; così come con l’elezione di Marco Pannella nel consiglio comunale di Napoli, all’inizio degli anni ’80, sottolineando il rischio Vesuvio, i Radicali hanno posto e proposto la necessità di un riequilibrio economico-territoriale da realizzare con la decongestione dei pesi urbanistici, con l’estensione dell’area metropolitana oltre la provincia e la rottamazione dell’edilizia di bassa qualità. Napoli è un esempio emblematico, è la provincia più densamente popolata d’Italia, con 3 milioni e mezzo di abitanti, con ben due aree vulcaniche: la vesuviana e la flegrea.

Tale proposta dal livello locale di Napoli è stata poi estesa anche a livello nazionale, con il “Manifesto per la rottamazione edilizia post-bellica priva di qualità e non antisismica” di Aldo Loris Rossi; e sul piano internazionale, con il “Manifesto di Torino” dello stesso Rossi approvato nel 2008 dal XXIII congresso mondiale dell’Unione internazionale degli architetti.

Ma la classe politica dirigente di questo Paese ha continuato e continua a privilegiare altri interessi, anche i recenti provvedimenti sul cosiddetto “Piano casa” non fanno che peggiorare quel malcostume ormai così tanto diffuso.

Nato per dare impulso all’economia a partire dall’edilizia dovrebbe almeno avere come obiettivo parallelo quello del raggiungimento di quella qualità o miglioramento dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio nel suo complesso e dell’adeguamento degli impianti volto ad un risparmio energetico, invece si sta rivelando una più ampia e incontrollata cementificazione senza regole omogenee sul territorio nazionale, con agevolazioni fiscali e in termini di oneri concessori assolutamente ingiustificabili e peraltro inique perché di classe e per non per tutti.


Manca ancora il decreto legge di semplificazione di alcune procedure di competenza dello Stato, c’è solo un’intesa fra Stato e Regioni che grazie ad un federalismo tutto all’italiana lascia a ciascuna Regione la possibilità di normare il piano casa con ampi margini di discrezionalità e infatti i disegni di legge regionali già approvati mostrano un ampio spettro di declinazioni a livello territoriale con diseguaglienze e obrobri.

Ancora una volta si affronta la questione con lo spirito dell’emergenzialità senza pensare a riforme di lungo respiro. La parte relativa, ad esempio, alla “rottamazione” degli edifici andrebbe resa permanente essenzialmente per due motivi:

1) La riqualificazione. Considerarla una misura di sostituzione urbana, tenendo conto che il territorio è una risorsa limitata e che questo Paese risulta già abbastanza urbanizzato;

2) L’aspetto economico. Consentire una prospettiva economica di lungo periodo, le imprese sarebbero portate a pianificare investimenti, anche in termini di manodopera, se la prospettiva non fosse quella di pochi mesi, della contingenza, ma di più lunga durata. Se gli obiettivi fossero quelli di un’ampia azione di riqualificazione del patrimonio edilizio urbano, sia in termini di sostituzione, sia in termini di adeguamento alle norme antisismiche e a quelle volte al raggiungimento dell’efficienza energetica.

Non va sottovalutato che le norme europee sul rendimento energetico nel campo edilizio prevedono che le costruzioni realizzate dopo il 2018 dovranno produrre da fonti rinnovabili la stessa quantità di energia che consumano. Allora, perché dovendoci mettere mano oggi, non si tiene già conto di tutto questo?

Non si può continuare come in questi 60 anni, dove l’attenzione al territorio non è stata una priorità per nessuno, per nessun Governo.

La logica che si è sempre seguita, è stata quella di una cultura della crescita, dell’urbanizzazione e dello sviluppo, che non ha considerato, né in modo prioritario, come sarebbe stato necessario, né in modo marginale le reazioni della natura e gli effetti che ne sarebbero derivati.

Occorre prendere coscienza di questo, degli usi e degli abusi che sono stati fatti e porsi come obiettivo quello innanzi tutto di mettere in sicurezza l’intero territorio italiano. Non bastano le denunce, o il rammarico dopo le disgrazie, occorre mettere mano ad un piano complessivo di riassetto e di rinnovamento per riportare le soglie di rischio a livelli accettabili, quindi prendere coscienza degli errori commessi e mettere in atto misure di salvaguardia e di miglioramento.

Ecco perché riteniamo che sia prioritario concentrare le poche risorse disponibili per affrontare un piano complessivo di proposta di riassetto e rinnovamento.

Questa può essere la grande opera.

Questi sono i punti programmatici su cui vogliamo confrontarci con i compagni del PD.

Resta tuttavia preoccupante che su due grandi questioni – politica europea ed oggi euromediterranea e promozione della democrazia e dei diritti umani, da una parte, e dall’altra la questione morale – sia stato impossibile, fino ad oggi, trovare tra PD e Radicali un terreno di azione comune. Quanta forza e determinazione abbiamo dovuto esercitare per letteralmente trascinare D’Alema e l’intero governo Prodi sulla moratoria delle esecuzioni capitali e tuttora vi è un mancato coinvolgimento, a parte l’impegno di singoli esponenti, sul fronte dell’istituzione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, che ormai è indispensabile per riavvicinare gli elettori e per ridare credibilità alla classe politica nazionale e locale.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si vanta di aver sconfitto o eliminato, uno ad uno, tutti i suoi avversari politici: da Achille Occhetto a Valter Veltroni passando per Prodi, D’Alema e Rutelli. Si contano, addirittura, ben sette leader del centrosinistra caduti nella lunga sfida con il più abile torero che sia mai sceso nella nostra arena politica. Anzi, otto. Perché Berlusconi inserisce nell’elenco anche Renato Soru, leader in pectore, battuto nelle ultime elezioni regionali sarde.
Ma la netta sensazione è che il Cavaliere sia stato spesso salvato o favorito dai suoi stessi avversari che, evidentemente, lo considerano più affidabile di altri nel gestire e mantenere il malcostume spartitorio di questo monopartitismo imperfetto, oligarchico e antiliberale. Berlusconi infatti non è il Male di oggi, è soltanto il frutto del sistema che vige da sennt’anni. Lui ha trovato un’autostrada e il pericolo è la rincorsa e l’accelerata che sta dando al degrado istituzionale, fino ad impedire di fatto l’attività parlamentare.

In Italia ci sono due schieramenti politici, ma non sono le due coalizioni elettorali che conosciamo. C’è un polo partitocratico, reazionario e conservatore, che taglia trasversalmente sia il centrodestra che il centrosinistra, ed è di gran lunga dominante nel Palazzo, ben organizzato e ancora saldo al Potere, ma per fortuna, ci sono anche delle pattuglie nonviolente di corsari e di resistenti. Sono per lo più cittadini ignoti, sconosciuti, spesso nascosti. Rappresentano, rappresentiamo, l’alternativa al blocco partitocratico.

Insomma, al di là della non-democrazia italiana, vi è un polo democratico e liberale, che travalica i due schieramenti, passa attraverso le coalizioni in campo e va oltre gli steccati di parte o di partito. Si tratta, cioè, di una componente riformatrice, attualmente minoritaria nel Parlamento italiano, eppure maggioritaria nel Paese, che andrebbe ricomposta.

(segue)

il Gengis
16-11-09, 16:17
Come Radicali, perciò, ci candidiamo a costruire e ad essere l’alternativa democratica e di Governo rispetto a questo Regime. Da tempo, ormai, siamo pronti a rappresentare l’alternativa possibile all’attuale classe dirigente italiana.

Ma per fare ciò, occorre conquistare e salvare le speranze concrete di un cambiamento possibile, che ciclicamente si ripresenta. Come è oggi.

E noi continueremo a lottare per il possibile contro il probabile. Ci rivolgiamo, perciò, a tutti quei laici, a quei credenti laici, liberali, socialisti, verdi, ambientalisti e radicali che hanno deciso di “non mollare”.

Marco Pannella ci dice spesso che sente avvicinarsi l’occasione per attuare in Italia un cambiamento “radicale”. Come? Attraverso l’energia sprigionata da una RIVOLTA, da una rivoluzione liberale, democratica e nonviolenta.

Si deve costruire, al più presto, un’unità composta da coloro che, nel panorama politico e sociale nazionale, rappresentano “il nuovo possibile”.

I discorsi di Gianfranco Fini sulla cittadinanza e sulle riforme rivendicano lo spazio di un dibattito approfondito e sincero.

Ormai le vecchie categorie novecentesche di destra, centro e sinistra non hanno più senso. Sono certo utili per leggere il passato e la storia, ma non servono a capire il presente e non aiutano ad immaginare il futuro.

Il dibattito sulla libertà di voto, di stampa e di parola nel nostro Paese è aperto. Ma gli spazi per la libertà di conoscenza sono chiusi.

Fino a quando i Radicali riusciranno ad essere speranza per le coscienze laiche, liberali e libertarie del nostro Paese? La r/esistenza non basta più. Occorre la Liberazione. Occorre la RIVOLTA liberale.

Dobbiamo saper coinvolgere e convogliare tutte quelle categorie sociali che vivono il disagio di una politica corrotta e corruttrice, incapace di governare le esigenze del Paese, quei piccoli imprenditori costretti a chiudere le loro imprese, quei lavoratori non garantiti da ammortizzatori inesistenti, quei poliziotti riunitisi in Piazza Navona, quei cittadini non italiani ghettizzati e discriminati, quei malati privi di assistenza, tutti i deboli ignorati e dimenticati.

E’ da loro e con loro che deve partire la RIVOLTA nonviolenta per l’affermazione e il riscatto di un futuro migliore e possibile.

E proprio perché è importante rievocare la memoria, per il nostro presente e per dare un futuro alla memoria, voglio ricordare Leonardo Sciascia. Tra qualche giorno ricorre il ventesimo anniversario dalla scomparsa di Leonardo Sciascia, del nostro compagno e capolista radicale: Leonardo Sciascia.

In questo 2009, ricorre anche il trentennale dalla elezione dello scrittore siciliano al Parlamento italiano. Risale, infatti, alla primavera del 1979 la sua candidatura nelle liste del Partito Radicale.

Ricordare Leonardo Sciascia ci permette di rinnovare con la memoria questo nostro presente. E guardare avanti.

Gli scritti, gli interventi parlamentari, gli articoli del maestro di Racalmuto sembrano davvero darci la cifra del presente politico in cui viviamo. Sono la chiave di lettura più lucida per interpretare e comprendere l’attualità, la cronaca, le vicende di questi ultimi mesi.

Sciascia aveva una peculiarità: era molto attento al senso, all’uso e al significato di ogni singola parola, studiava le sfumature che si nascondono dentro ogni vocabolo.

Lo faceva quando parlava di mafia, lo fece quando approfondì lo studio delle lettere di Aldo Moro scritte dalla “prigione del popolo” durante i giorni del sequestro.

Sciascia si soffermò sulle singole parole, su ogni termine, su ciascun vocabolo per offrire una lettura più profonda e umana dell’allora presidente della Dc e di quelle lettere. Fino a dimostrare quanto, quelle missive, fossero autentiche e non il frutto di un uomo privo di senno o costretto a scrivere sotto dettatura o a seguito di un “impazzimento”. Ci vorrebbe un Leonardo Sciascia ad analizzare il linguaggio di questo Regime partitocratrico.

Leonardo Sciascia diceva già allora: “Bisogna ormai salvarsi dai partiti… La partitocrazia ha terribilmente deteriorato l’istituzione democratica, non c’è dubbio”.
Sono passati trent’anni, ma non è cambiato molto, anzi: le cose sono peggiorate e vanno precipitando.

Concludendo, voglio ricordare che questo nostro Congresso è il primo di una serie di appuntamenti che ci vedranno impegnati per i prossimi dieci giorni. Dopo Chianciano, a Roma sono previsti diversi eventi del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e transpartito che avrà nella riunione del suo Consiglio Generale il momento più importante di sintesi dell’attività complessiva di questo anno del soggetto e della galassia radicale.

Noi tutti abbiamo bisogno di un grande Partito Radicale, di cui come Radicali italiani siamo uno dei soggetti costituenti. Certo è una forma organizzativa, la nostra, complessa, a volte persino complicata e talvolta finanche foriera di incomprensioni fra i soggetti che articolano la galassia, ma siamo una realtà che vive con passione l’impegno civile e politico.

Voglio ringraziare quanti hanno riposto in me la fiducia per guidare il Movimento in questo anno e mezzo, è stata per me un’esperienza inattesa e gratificante, anche se non nascondo il fatto che è stata allo stesso tempo molto faticosa e mi ha piuttosto provata fino a indebolire la mia presenza e attività nel corso dell’ultimo mese. Spero di non aver deluso le vostre aspettative, tuttavia sono da questo punto di vista serena, come lo sono stata in tutti questi miei 30 anni di militanza radicale.

Ho la soddisfazione di essermi potuta avvalere di una Giunta esecutiva forte e prestigiosa e ho avuto la fortuna e l’onore di avere al mio fianco e come riferimento due GRANDI Radicali, citerò solo loro per ringraziare quanti hanno collaborato con me: Gianfranco Spadaccia e Angiolo Bandinelli, a quest’ultimo in particolare voglio che da questo Congresso arrivi il più caloroso saluto e sostegno in questo momento di difficoltà personali che gli impediscono di essere qui con noi a Chianciano, ma che sono certa ci sta seguendo attraverso Radio Radicale.

Grazie a tutti voi e buon Congresso

il Gengis
16-11-09, 16:18
VIII Congresso di Radicali Italiani: relazione del tesoriere Michele De Lucia

Chianciano Terme, 12 novembre 2009

VIII CONGRESSO DI RADICALI ITALIANI

CHIANCIANO TERME, 12-15 NOVEMBRE 2009

RELAZIONE DEL TESORIERE

di Michele De Lucia

con la collaborazione di Daniele Bertolini e Alessandro Massari

“Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri... Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere”.

Penso che queste parole – antiche, non “vecchie” – sappiano ancora, a distanza di tanti anni, interpretare e trasmettere le urgenze che ciascuno di noi avverte dentro di sé, quando si alza la mattina e si rende conto che in questo Paese ogni giorno è un po’ più difficile di quello precedente, perché ogni giorno si è un po’ meno liberi e un po’ più poveri, il che contribuisce ulteriormente a renderci meno liberi. La partitocrazia produce povertà.

Se siamo radicali, è perché sappiamo che se non molliamo la speranza di riformare l’Italia, di liberarla, di cambiarla rendendola un posto migliore e più giusto (una democrazia, uno Stato di diritto!), allora noi stessi possiamo, ancora, essere speranza. Se siamo qui, è perché finora a chi sperava, augurava o addirittura cercava la nostra chiusura, abbiamo saputo rispondere rilanciando, giocando il possibile contro il probabile, consapevoli che l’identità la fanno gli obiettivi e le scelte, non le ideologie, non le “pappe pronte”. Per noi laici, l’identità consiste in quello che vuoi fare e in come vuoi farlo: “l’ideologia te la fai tu”.

La domanda “perché siamo qui” registrerebbe in questa sala probabilmente due tipi di risposte: uno è il “perché ci crediamo ancora”; l’altro è “perché siamo stanchi, sfiduciati, ma abbiamo bisogno di ritrovare le ragioni dello stare insieme”, consapevoli tanto della nostra inadeguatezza, quanto della necessità urgente di far saltare il tappo della bottiglia, di aprire porte e finestre, di aprirci all’esterno, all’”altro da noi”.

Ma questo non è affatto semplice, se è vero – come è vero, ce lo dicono i dati di quel Centro d’ascolto che la partitocrazia ha cercato in ogni modo di cancellare – che da mesi e mesi non vai più un secondo in televisione. Non lo è quando, ancora ai primi di maggio, i sondaggi dicono che solo il 3% dei cittadini sa che alle elezioni europee c’è anche la lista radicale, per cui puoi pensare di prendere al massimo centomila voti (poi c’è stato il Satyagraha, lo sciopero della sete di Marco, e i voti sono diventati settecentocinquantamila, ma già ci risiamo). Non dimentichiamolo: questo è stato l’anno del tentativo di liquidazione definitiva del Centro d’ascolto – ora è chiaro a tutti perché – e del tentativo di far fuori Radio radicale. I mandanti e gli esecutori sono quegli stessi barattieri che hanno distrutto il diritto a conoscere per deliberare, il diritto dei cittadini italiani ad essere correttamente informati. Dal “D’Alemoni” al “Veltrusconi”, e ora di nuovo al D’Alemoni. Quel che è certo è che l’anticomunista Berlusconi con i comunisti si trova benissimo. E i comunisti con lui: dalle televisioni alla Bicamerale e ritorno.

La cancellazione del soggetto politico radicale nel suo complesso e la nostra inadeguatezza vanno di pari passo, si alimentano a vicenda. Leggiamole attraverso i dati, nudi e crudi, dell’anno politico 2009 di Radicali italiani:

· al 9 novembre 2009 abbiamo 1.387 iscritti, 79 in meno rispetto alla stessa data dello scorso anno;

· l’autofinanziamento per il 2009 è ad oggi di 300mila euro, a fronte dei 316.700 raccolti al 9 novembre 2008;

· la sottoscrizione straordinaria lanciata da Marco ed Emma a seguito della decisione degli organi dirigenti del Movimento, di dimezzarsi, su proposta del tesoriere, gli stipendi per il periodo corrispondente agli ultimi cinque mesi del mandato ha raggiunto i 56mila euro, cui vanno aggiunti i 40mila che si risparmiano con il dimezzamento;

· le spese sono state così strutturate (le raggruppiamo in tre blocchi principali): 20mila euro per i servizi comuni, 177mila per gli organi dirigenti, 74mila per i collaboratori, 36mila per le iniziative.

Ci torneremo in modo più approfondito nell’ultima parte di questa relazione. Complessivamente è un dato di tenuta (bisogna considerare, ad esempio, che l’Associazione Luca Coscioni ad oggi ha 87 iscritti in meno e circa 37mila euro di autofinanziamento in meno rispetto al 2008), con luci e ombre che andremo più avanti ad analizzare. Ma per leggere l’anno di Radicali italiani dobbiamo leggere innanzitutto l’anno degli italiani, in un gioco di specchi da un lato con l’iniziativa radicale, dall’altro con l’azione della partitocrazia, di quel regime che dura ormai da un sessantennio e dal quale abbiamo l’obiettivo di, finalmente, liberarci e liberare: “dalla resistenza alla liberazione”. E la candidatura radicale al governo del Paese, mandarli a casa, l’urgenza che RIVOLTA! sia.

L’anno appena trascorso è stato quello della più grave crisi economica del Secondo dopoguerra, e in molti hanno sostenuto che la crisi in corso rappresenterebbe, se non il fallimento, almeno la crisi del capitalismo. Non sono d’accordo: questa crisi rappresenta il fallimento della politica e il fallimento della regolazione. Dire “crisi nel mercato, non del mercato”, vuol dire proprio questo. Il livello su cui si consuma in modo devastante la crisi è quello del rapporto tra la politica e il mercato: è fallito il rapporto tra la politica e l’economia.

È la crisi più grave, dunque, e proprio per questo è incredibile come nessuno (tranne noi radicali) abbia evidenziato un fatto tanto evidente quanto occultato: l’Italia era in crisi già prima della crisi; l’Italia sarebbe in crisi anche senza la crisi. Tra i Paesi UE, la nostra crescita era più bassa, il prodotto interno lordo era più basso, l’occupazione era più bassa, gli ammortizzatori sociali erano e restano solo per pochi a fronte di un sistema previdenziale costoso, squilibrato e con l’età pensionabile tra le più basse dell’Unione europea. Tutti noi già eravamo, e ancora siamo, ostaggio del fascio delle corporazioni confindustriali, sindacatocratiche e partitocratiche, le stesse che hanno che ci hanno ridotto nello stato in cui ci troviamo. Le parole chiave di questo Stato corporativo sono due: consociazione e concertazione. Innovazione e ricerca? Non pervenute (anche a causa di quel vero e proprio tumore rappresentato dallo Stato Città del Vaticano e dai suoi diktat, come la fuga dei ricercatori a seguito dell’approvazione della legge 40 ha ampiamente dimostrato). Riforme? Non pervenute. L’Italia – se non ci saranno quelle riforme che altrove sarebbero quasi banali, tanto è evidente la loro urgenza, ma che da noi assumono un connotato “rivoluzionario” – resterà in crisi anche dopo la crisi. L’Italia gli oltre 1.750 miliardi di euro di debito pubblico (28.500 euro di debito a testa, contando anche i neonati) li aveva già fatti, ed il sistema bancario italiano è stato meno colpito di altri non perché più previdente, meglio regolato o più “scaltro”, ma perché più arretrato.

La lama della crisi qui da noi è affondata come nel burro, presentando tutto intero il conto delle riforme non fatte. Solo a mettere in fila pochi dati c’è farsi girare la testa: in Italia dal marzo del 2008 la produzione industriale si è contratta di un quarto, il PIL si è ridotto del 6,5 per cento; siamo tornati indietro sui livelli di vent’anni fa nel caso della prima, di quasi dieci per il secondo. I consumi delle famiglie si sono ridotti del 2 per cento, per la contrazione del reddito disponibile reale e per il peggioramento del mercato del lavoro. Nello stesso periodo l’occupazione è scesa del 3,3 per cento (650.000 unità), l’incidenza della Cassa integrazione sul monte ore lavorate è passata dall’1,5 al 10 per cento. Registreremo presumibilmente ulteriori perdite di occupazione in questi mesi finali dell’anno. Gli investimenti sono caduti del 15 per cento nel periodo. I giudizi delle imprese sulle condizioni per investire, rilevati nel sondaggio di Bankitalia del mese di settembre, non danno indicazioni di una robusta inversione di tendenza. Nelle varie recessioni vissute dalla nostra economia dal dopoguerra l’intensità delle perdite di produzione fu minore di quella osservata questa volta, e tuttavia il tempo occorrente a risalire sui livelli di attività precedenti la caduta non fu mai inferiore a due anni. Ora il tempo di recupero potrebbe essere ancora più lungo. La storia economica insegna che le recessioni causate da crisi finanziarie sono più persistenti. Noi italiani abbiamo oggi il vantaggio di un livello di debito privato basso rispetto a quello di altre economie e di un sistema bancario che non è stato direttamente danneggiato dalla crisi. Abbiamo però la necessità di affrontare le debolezze strutturali della nostra economia per costruire una durevole ripresa che non poggi soltanto sulle esportazioni[1].

22mila imprese commerciali hanno chiuso nel 2008, mentre per il 2009 si prevede che il dato si attesti ad altre 25mila. 1,2 milioni di lavoratori dipendenti non hanno alcuna indennità in caso di disoccupazione involontaria. 450mila parasubordinati non hanno sussidi o non accedono ai benefici introdotti dal governo nell’ultimo anno. Tra i lavoratori “coperti”, quasi un milione ha diritto alla sola indennità con requisiti ridotti (che dura… 2 mesi). Secondo i dati dell’Eurostat, nel 2006 (prima della crisi!) la spesa per trasferimenti alle persone in cerca di occupazione si collocava intorno allo 0,5 per cento del PIL a fronte dell’1,7 nella media dei paesi dell’area dell’euro e dell’1,4 nell’intera Unione europea. Secondo le stime dell’OCSE, il rapporto percentuale tra il numero dei beneficiari di un sussidio di disoccupazione o di un sostegno economico per forme di occupazione a orario ridotto (come la Cassa integrazione) e il numero dei disoccupati era pari a 40 in Italia, 73 in Spagna, 97 in Francia e oltre 100 in Germania.

Particolare attenzione (specie per noi, che nel ’99-2000 in particolare abbiamo dedicato grande attenzione e intensità di iniziativa al Nord-est) meritano le piccole e medie imprese, perché esse rivestono uno ruolo fondamentale nel sistema italiano: basti pensare che il 95% delle aziende in Italia ha meno di 10 addetti e queste stesse aziende danno lavoro a quasi un italiano su due[2]. Cosa vuol dire questo rispetto alla crisi? Vuol dire che mentre nei settori che fanno capo a grandi oligopoli internazionali il riequilibrio delle capacità produttive può essere gestito con iniziative di consolidamento tramite aggregazioni, fusioni e acquisizioni (per cui quelle che dispongono di maggiori risorse ne approfittano per potenziarsi, nei settori frammentati (è il caso nostro) invece la principale forza riequilibratrice è il mercato, a causa di una congenita incapacità delle PMI di compiere operazioni di aggregazione strutturale con l’effetto generale di consolidare i settori di appartenenza. Quindi l’Italia rischia di subire un indebolimento strutturale del sistema manifatturiero delle PMI a causa dell’uscita dal mercato di un gran numero di imprese, con ulteriori gravi conseguenze sull’occupazione. Per contrastare questa minaccia, considerando che l’economia italiana è molto legata all’export, è prioritario aumentare l’efficienza nel sistema produttivo interessato all’esportazione in modo da ottenere guadagni di produttività e di competitività. La crisi finora è stata vissuta in chiave di emergenze e contingenze, ma la stessa non può essere affrontata solo cercando di limitare i danni. Essa può costituire l’occasione per investimenti di nuova capacità innovativa e produttiva in nuovi settori, diventati ancora più promettenti con la crisi. Allora è chiaro che università e ricerca siano componenti vitali. Il potenziale innovativo costituito da tecnologie, conoscenze e capitale umano di eccellenza è destinato a costituire un fondamentale vantaggio competitivo e la principale leva della crescita. Le nazioni dotate di una maggiore capacità di ricerca e di innovazione sono quelle che riusciranno a trarre maggiori benefici da questi mutamenti, riorganizzando la loro offerta di beni e servizi. C’è una sola strada per far sì che possiamo esserci pienamente partecipi della ripresa: attivare un ciclo di investimenti in campi innovativi. Una consapevolezza, un auspicio, un obiettivo che si scontrano con la realtà in cui viviamo: il governo ha appena deciso di congelare i fondi per la banda larga (che oggi serve solo il 20% della popolazione). Questa decisione ha come effetto immediato quello di bloccare gli investimenti in innovazione digitale da parte delle imprese, laddove i dati ci dicono che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di PIL. La banda larga serve a uscire dalla crisi, creare posti di lavoro, aumentare il PIL? Sì? Bene, allora non si fa. Invece si fa il Ponte di Messina. Non fa una piega: la partitocrazia produce povertà.

È chiaro, dunque, perché abbiamo ritenuto necessario fare questa carrellata di dati: questi dati riguardano, raccontano la vita delle persone, la vita dei cittadini di questo Paese, che vedono sempre più ridursi, fino a scomparire, la loro libertà, sia per quanto riguarda i diritti civili, sia per quanto riguarda la loro condizione economica: se è vero, come è vero, che la partitocrazia produce povertà, la povertà si traduce anch’essa una riduzione della libertà.

I provvedimenti “anticrisi” varati dal governo hanno riguardato non più del 12,5% dei lavoratori parasubordinati, del 20% degli apprendisti e del 60% delle persone con contratti a tempo determinato, per cui ne è rimasto escluso proprio chi avrebbe avuto più bisogno di un sostegno (secondo i dati Istat, nell’ultimo anno sono rimasti disoccupati 154mila lavoratori con contratto a tempo determinato, 107mila lavoratori con collaborazioni coordinate e continuative, 163mila lavoratori autonomi). Il “capolavoro” alla rovescia di Berlusconi, Sacconi e Tremonti ha riguardato i lavoratori a progetto: per loro hanno previsto prima il 10 e poi il 20 per cento del reddito dell’anno precedente. Un’elemosina. Una politica discriminatoria, contro i lavoratori flessibili, contro gli artigiani, contro le piccole partite iva, quindi proprio per chi non ha nessun paracadute.

Questi sono i dati che descrivono alcuni degli effetti della crisi, e non è possibile girarci intorno. Ma alla base di questi vi è un dato ulteriore, connotato tutto e solo del regime italiano. Abbiamo “affrontato” (davvero tra virgolette) la crisi presi tra due fuochi, i “buoni a nulla” e i “capaci di tutto”. I “capaci di tutto” berlusconiani hanno recitato due mantra. Il primo mantra diceva “non c’è nessuna crisi, tutto va bene, si fa del terrorismo psicologico, bisogna essere ottimisti! etc.” (e per aiutare la ripresa, intanto del buonumore, il Presidente del Consiglio ha “invitato” stampa e tv a darsi una regolata, dimenticandosi che quei media o sono suoi, o – quando non sono suoi – semplicemente non si nota la differenza); il secondo mantra diceva “non-si-fanno-riforme-in-tempo-di-crisi-non-si-fanno-riforme-in-tempo-di-crisi” e via cantilenando (Berlusconi – Sacconi, lo stesso di Eluana - Tremonti: un coro di voci bianche!). E in effetti non le hanno fatte. Ma ogni volta che hanno detto che non le avrebbero fatte, tutti quanti (tranne noi) si sono precipitati ad applaudire, da Guglielmo Epifani a Renata Polverini, passando per Emma Marcegaglia, in una sorta di “pancorporativismo” sempre più perfetto. Senza respiro, senza visione, senza speranza. Questo Paese continua ad essere devastato dalle corporazioni, dall’interesse particolare che prevale sempre sull’interesse generale, dalla “committenza normativa”, dal voto di scambio, dal privilegio, dall’emergenza permanente strumentale ai salvataggi permanenti.

Tutti hanno finto di dimenticare che le uniche riforme in campo economico-sociale si sono fatte in tempo di crisi: Amato (votammo la sua finanziaria, impopolari per non essere antipopolari, e ci prendemmo gli insulti di quello stesso Pds che pochi anni dopo lo votò Presidente del Consiglio, dopo il primo governo Prodi e i due governi D’Alema); Ciampi (non votammo la sua finanziaria, denunciando come fosse già elettorale); Dini (ne criticammo la riforma delle pensioni perché già allora la giudicammo, con Benedetto Della Vedova, insufficiente, anche se la direzione era finalmente quella giusta. Oggi sappiamo che avevamo ragione: le riforme che prevedono per iniziare a funzionare un momento differito nel tempo rispetto a quello della loro approvazione sono destinate a fallire: valga per tutti, e mai se ne perda la memoria, lo “scalone” di Maroni, la cui eliminazione – costo: 10 miliardi di euro – è stata fatta pagare ai parasubordinati con il protocollo di Prodi del 2007, in cui l’enorme aggravamento delle aliquote contributive (al 26% dal 2010) era rubricato come “Misure in favore dei giovani”. Misure per seppellire i giovani, semmai!

Tutti coloro che si trovano in questa sala sanno quanto la crisi abbia inciso sul loro portafogli, sulla loro libertà, sulle loro vite. Per ciascuno dei 365 giorni che abbiamo alle – e sulle – spalle, tutti noi sappiamo che qualcosa è cambiato: in peggio.

Ma dobbiamo chiederci: come avrebbe affrontato la crisi il nostro Paese, se le nostre proposte fossero state poste all’ordine del giorno, calendarizzate, discusse, approvate? E per “nostre proposte” non intendo solo quelle delle ultime due legislature, ma quelle degli ultimi trent’anni. Quelle che trovate nel corposo dossier in distribuzione, che è a tutti gli effetti parte integrante di questa relazione, prodotto dell’intellettuale collettivo che sappiamo essere. È o non è un fatto che:

o sin dal nostro ingresso in Parlamento, nel 1976, abbiamo indicato il debito pubblico come la bancarotta fraudolenta nel cuore dello Stato, tassa che grava persino sui neonati;

o la proposta di legge che abbiamo presentato sulle pensioni e sul welfare (andare in pensione un po’ più tardi per avere un welfare democratico, universalistico, equo, al posto di quello partitocratico, particolaristico, iniquo) avrebbe consentito di affrontare la crisi senza abbandonare nessuno al suo destino, prevedendo una copertura efficace anche per i più deboli. Nove miliardi di euro per il welfare, ogni anno: questo avrebbe consentito la nostra proposta di legge, se approvata (e deve essere subito chiaro, specie ora che il concetto sta diventando popolare nella politica, che i soldi risparmiati dalle pensioni, se si fa la riforma, devono andare solo e soltanto agli ammortizzatori sociali). Forse un po’ poco per chi, nei decenni precedenti, ha bruciato 120 miliardi di euro in cassa integrazione straordinaria, privatizzando i profitti e socializzando le perdite;

o la proposta di legge sui “contributi silenti” è una misura di giustizia e di equità, a favore proprio di chi oggi è più colpito dalla crisi (per cui avrà periodi anche lunghi di disoccupazione o di lavoro in nero). Secondo alcune stime diffuse dagli organi di stampa, i lavoratori parasubordinati versano ogni anno all’Inps contributi pari a 9 miliardi di euro, ma in cambio ottengono prestazioni per appena 300 milioni di euro. Il dato contribuisce a svelare il fenomeno dei contributi “silenti” (quei contributi che il cittadino versa, anche per molti anni, senza tuttavia riuscire a conseguire i requisiti minimi stabiliti dalla normativa vigente per poter accedere agli istituiti all’erogazione dei quali i contributi stessi sono finalizzati). Si tratta di un vero e proprio furto ai danni dei parasubordinati, degli immigrati, delle generazioni più giovani, che si trovano a versare i loro contributi, di fatto, a fondo perduto. Abbiamo presentato una proposta di legge per introdurre nel nostro ordinamento il principio per la restituzione dei contributi previdenziali quando questi non siano sufficienti a dar luogo alla maturazione di un corrispondente trattamento pensionistico;

o non si contano le proposte su: della lotta alle corporazioni, agli ordini professionali e ai loro privilegi; della lotta ai sindacati delle trattenute automatiche in busta paga e dello sciopero politico, perché siano riformati in accordo con l’art. 39 della Costituzione.

o finanche il caso di quella strana cosa dal nome “esoterico” di “sostituto d’imposta” sembra sul punto di esplodere, dopo i tentativi nostri di abolirlo per via referendaria respinti per ben due volte dalla Corte costituzionale,

Possiamo dire che complessivamente, con le “Proposte politico-parlamentari per l’autunno” e con il successivo documento “Radicali per il governo dell’economia”, che rappresentano la sintesi di trent’anni di proposte e di lotte, abbiamo anche previsto anche la crisi in corso e abbiamo saputo elaborare soluzioni, rivendicando la nobiltà della politica e la necessità per la politica di saper governare i problemi per non esserne governata (o per non essere governata da convenienze privatissime, a base di bustarelle e voti di scambio).

C’è poi l’ultima nata, la pdl “Pannella-Ichino-Cazzola”, quella proposta (sperimentale) che ha messo assieme su un progetto radicale due massimi esperti della materia, del PD e del PDL, che conoscono i problemi, che sanno come andrebbero risolti, e che proprio per questo si scontrano con il muro dei conservatori predominante in entrambi gli schieramenti. Il nuovo regime delineato dalla proposta di legge bilancia in modo adeguato gli interessi di tutte le parti coinvolte, configurando anche un risparmio per il bilancio pubblico. Il lavoratore che intende posticipare il pensionamento può, proseguendo nell’attività lavorativa, godere di un trattamento economico superiore a quello che percepirebbe se andasse subito in pensione. Il datore di lavoro può continuare ad avvalersi dell’opera di lavoratori con un elevato livello di esperienza a costi più contenuti, in virtù della riduzione del carico contributivo. Per quanto concerne l'Erario, infine, il rinvio del trattamento pensionistico si risolve in un risparmio netto sul piano economico.

La novità è che la simulazione preparata dall’Inps sugli effetti che questa proposta determinerebbe, se approvata, dice che si potrebbero risparmiare fino a due miliardi di euro l’anno. Il fatto è che davvero più le “azzecchiamo”, più dobbiamo sparire. Allora, quando succede, ricordiamoci tre cose: 1) le proposte di legge di cui sopra; 2) la copertina dell’Economist del 12 giugno sul debito pubblico, che ritraeva un neonato con al piede una gigantesca palla di… debito; 3) alla copertina dell’Economist sul calo demografico, di pochi giorni fa. Le cose su cui ci battiamo in modo ossessivo da una vita, in Italia (assieme alla persona di Marco) sono bandite dai media; all’estero, sono sulla copertina del più prestigioso e diffuso periodico economico del mondo.

Abbiamo per anni denunciato come la partitocrazia stesse portando il Paese alla rovina, e come stesse mettendo le generazioni l’una contro l’altra. Oggi ormai tutto questo è realtà conclamata. Perché se la stragrande maggioranza dei trentenni hanno solo pochi anni di contributi versati, se pagano un’aliquota contributiva del 26% per pensioni che non avranno o che saranno molto basse, se ormai si resta a casa dei genitori fino a 35 o 40 anni, se la disoccupazione giovanile ha superato il 25%, questo cos’è se non aver messo i padri contro i figli, i nonni contro i nipoti, aver creato dei paria, delle caste, degli “intoccabili”, avere distrutto una società sin dalle fondamenta? Ed è in questa situazione che quando il ministro Tremonti si è messo a parlare di posto fisso nei termini in cui ne ha parlato, quegli altri (Epifani in testa) si sono precipitati a dire che “ha ragione” e che “l’avevamo detto prima noi”. Ma parlare di posto fisso nella versione tremontian-epifaniana, come evocazione puramente ideologica, vuol dire mettere una lapide sulla legge Biagi e su quanto di buono la stessa ha prodotto in termini di posti di lavoro che altrimenti non sarebbero stati creati. Il plauso corale che si è levato dal PD e dalla sinistra in generale, fa la misura di questi buoni a nulla, che agitano soluzioni magnifiche e progressive regolarmente piene di ideologia e prive di copertura finanziaria. E infatti, quando Brunetta, come è accaduto in un recente Porta a Porta, dice a Pietro Ichino “io e te ci metteremmo d’accordo in cinque minuti, ma il problema è che tu sei una estrema minoranza nel tuo partito, il tuo partito ti vota contro”, Brunetta dice una dolorosa verità.

Dunque ci risiamo, siamo di nuovo ai “capaci di tutto” e ai “buoni a nulla”. Con una avvertenza: tra il bianco e il nero ci sono anche diverse tonalità di grigio, e possiamo scoprire che anche i “buoni a nulla” sono un po’ “capaci di tutto” (ve li ricordate quelli di “abbiamo una banca”? Era mica Fassino che lo diceva a Consorte?), e i “capaci di tutto” sono anche un po’ “buoni a nulla”. Ma c’è una cosa che sono entrambi molto buoni a fare: le fondazioni. Come funghi. Non è possibile comprendere davvero quello che sta succedendo, se non si va a mettere il naso lì.

Una testimonianza preziosa l’ha offerta Mauro Agostini, primo tesoriere del PD (gli è subentrato, da pochi giorni, l’on. Misiani), che nel suo libro “Il tesoriere” ha contribuito a fare luce sul finanziamento pubblico dei partiti in Italia, in modo specifico su quello di PD, DS e Margherita, e su quanto questo abbia pesato sulla involuzione politica, ma non solo, del PD.


Negli ultimi cinque anni il finanziamento pubblico è stato enorme, pari a 941.446.091,14 euro. Poiché il PD ha avuto diritto ai primi finanziamenti pubblici “diretti” solo dopo la competizione elettorale dello scorso anno, allora questi fondi gli sono stati “girati” dagli “azionisti di riferimento”, Margherita e DS, con le conseguenze immaginabili e descritte dall’autore: “però i veri sovrani avrebbero dovuto essere Ugo Sposetti e Luigi Lusi, in quanto titolari dei rimborsi elettorali”.
Si denuncia, finalmente, il “potere di veto” esercitato dagli “azionisti” della Margherita e dei DS, vera e propria ragione di tante difficoltà del PD, poiché ciò ha causato la necessità di garantire la «sopravvivenza dei vecchi apparati di partito con le rispettive munizioni finanziarie». Ma le migliori condizioni delle finanze della Margherita - che non voleva pagare l’intero conto - rispetto a quella dei DS «assolveva tutti dall’obbligo politico di sostenere il Pd… ed essere anche la causa profonda della crisi che sfocia nelle dimissioni di Walter Veltroni ». Traduzione: la crisi del Pd e del suo primo segretario è nata da risse per la “roba” tra vecchie oligarchie di cui, è bene non dimenticarlo, anche Veltroni faceva parte.


Ma sono le fondazioni di partito la parte più moderna di un gioco antico perché, grazie a questa schermatura, si sarebbero blindate «con un percorso opaco» migliaia di immobili. E ancora: «L’ispirazione sembra più quella di dare vita a una specie di consorzio o di holding i cui diritti principali restano in mano ai soci fondatori, piuttosto che fondare una nuova formazione politica».
Ciò che è sempre stato chiaro e segnalato dai radicali, trova oggi un’autorevole conferma: il PD è nato sulle rovine delle magre casse dei Ds, sui veti delle ricche casse della Margherita, sulla necessità di garantire la sopravvivenza dei vecchi apparati di partito e sull’uso spregiudicato delle fondazioni, che hanno trasformato i partiti, in questo caso il PD, in vere e proprie holding, con al centro dei propri interessi “la roba”.

Questa non è la situazione del solo PD, ma di tutti i partiti della partitocrazia[3]. Il Presidente Fini ha Fare Futuro, il compagno Massimo (D’Alema) ha Italianieuropei (costituita nel ’99 assieme a Giuliano Amato, un milione di euro di fatturato annuo, sede con affitto da 7mila euro al mese; la sede di Napoli è in condominio con Mezzogiorno Europa, fondazione voluta da Giorgio Napolitano), Marco Follini ha Formiche, Gaetano Quagliariello ha Magna Carta (da cui ha fatto fuori Marcello Pera), Gianni Alemanno ha Nuova Italia, Ferdinando Adornato ha Liberal, Giuseppe Pisanu ha Medidea, Franco Bassanini ha Astrid, Renato Brunetta ha Free Foundation, Sergio D’Antoni ha Democrazia Europea, Ermete Realacci (con Alessandro Profumo ed Emma Marcegaglia tra i soci) ha Symbola.

Come mai tutto questo “fiorire” di fondazioni? Proviamo a dare una risposta. Mentre sui partiti politici grava l’onere della loro pubblicità e ad ogni singolo parlamentare è fatto obbligo di dichiarare alla Camera di appartenenza la provenienza dei finanziamenti ricevuti, niente di tutto questo è previsto per le fondazioni, esentate anche da qualsiasi controllo di organi terzi. Questi partiti-ombra (laddove è rimasta solo l’ombra dei partiti) non hanno alcun obbligo di rendere pubblici bilanci e fondi di finanziamento, mentre vanno a caccia di fondi ministeriali, surrogato delle sovvenzioni pubbliche ai partiti politici.

Torniamo ora a casa nostra, a Radicali italiani, all’illustrazione del bilancio, che per quanto riguarda l’anno politico 1/11/2008 – 31/10/2009, si sintetizza nei seguenti dati:

- lo stato patrimoniale registra attività per 79.973 euro, a fronte di passività per 2.052.673 euro. Il disavanzo cumulato è pari a 1.972.700 euro;

- il conto economico registra proventi per 338.107 euro a fronte di spese per 390.474 euro. Il periodo in oggetto vede dunque un disavanzo di 52.326 euro.

In dettaglio, quanto al conto economico:

- le spese per i servizi comuni sono scese da 42.072 euro a 20.155 euro;

- le spese per le collaborazioni sono aumentate da 142.568 a 273.791 euro. L’incremento suddetto è dovuto anche al fatto che fino al 31 luglio 2008 Radicali italiani non aveva avuto in carico gli organi dirigenti del Movimento, a differenza di quanto accade dal 1° agosto dello stesso anno. Radicali italiani ha avuto quest’anno sei collaboratori (Segretaria, Tesoriere, Presidente, con Antonio Grippo, Alessandro Rosasco e Alessandro Massari); vanno ringraziati in particolare questi ultimi tre, per avere continuato a lavorare – dall’inizio di luglio – senza percepire gli stipendi, situazione che verrà a breve sanata;

- per quanto riguarda le iniziative, la spesa è stata – a fronte dei 124.150 euro dell’anno politico precedente – di 36.077 euro (la differenza si spiega con il fatto che l’anno scorso la sottoscrizione straordinaria per le elezioni politiche e per le amministrative di Roma era stata imputata a Radicali italiani, così come una spesa di circa 85mila euro);

- le spese per campagne di informazione e autofinanziamento sono state di 3.116 euro a fronte dei 29.270 euro del 2008 (13.309 euro in realtà erano relativi ai gadget per gli iscritti);

Per quanto riguarda lo stato patrimoniale, viene qui in evidenza la struttura del debito di Radicali italiani, che ammonta complessivamente a 2.052.673 euro. Il debito del Movimento verso soggetti non radicali (debito esterno) ammonta (al netto dei collaboratori) a 65.759 euro. Il debito verso soggetti radicali (debito interno) ammonta a 1.898.791 euro, di cui 382.776 euro verso Lista Pannella, 1.469.215 verso Partito Radicale e 46.800 verso la Torre Argentina Società di Servizi. Per il VIII Congresso di Radicali italiani la spesa sarà di circa 25.000 euro.

Veniamo alle peculiarità dell’anno politico 2008-2009 di Radicali italiani.

1) Il Partito radicale si è sostituito a Radicali italiani, ripianando debiti esterni per 160mila euro;

2) Fino al mese di marzo 2009, in accordo con quanto stabilito dal Senato del Partito radicale, anche Radicali italiani ha concentrato la richiesta di autofinanziamento sulle iscrizioni a pacchetto (impegno, questo, non rispettato da tutti i soggetti dell’area radicale), che sono passate dalle 456 del 2008 alle 544 del 2009 (54mila euro in più). Subito dopo è iniziata la preparazione delle elezioni europee, che ha visto il momento centrale nel Satyagraha (con la redazione de La peste italiana e l’iniziativa nonviolenta di Marco Pannella). I contratti di collaborazione sono stati inizialmente stipulati con scadenza al 30 giugno, individuata come data nella quale sarebbe stato possibile fare una verifica sulla situazione di Radicali italiani e di tutta l’area, all’indomani delle elezioni europee. Dal 1° luglio, ovvero subito dopo la conclusione dell’Assemblea dei Mille, è stato infine possibile concentrare il lavoro sull’autofinanziamento di Radicali italiani.

La campagna straordinaria di autofinanziamento (se di “campagna” si può parlare, visto che lo abbiamo saputo solo noi e gli ascoltatori di Radio radicale, e considerato che i mesi di luglio e agosto sono i peggiori di tutto l’anno per quanto riguarda la possibilità di reperire fondi), ha dato i risultati seguenti:

luglio 2009: 78 iscritti e 35.875 euro di autofinanziamento (il 460% rispetto al dato di luglio 2008); agosto 2009: 34 iscritti e 20.505 euro di autofinanziamento (il 172,5% rispetto ad agosto 2008); settembre 2009: 39 iscritti e 16.270 euro di autofinanziamento (il 72,4% rispetto a settembre 2009).

Questi risultati sono stati possibile innanzitutto facendo ricorso alle risorse interne, dove in questo caso per “risorse interne” deve intendersi il lavoro dei ragazzi del call-center, che anche in questo momento rispondono al telefono a chi voglia iscriversi o contribuire: basta chiamare lo 06-6826. I risultati del call-center, dall’avvio di un ciclo intenso di riunioni e di scambio di informazioni, culminati in ben tre incontri con Marco Pannella, in cui Marco ha riempito i ragazzi di informazioni, di consigli, di politica a tutto tondo, hanno fatto registrare un’inversione di tendenza che dobbiamo assolutamente riuscire a consolidare: nel luglio 2008 il call-center aveva raccolto 8.200 euro, che sono diventati 16.559 nel 2009; nell’agosto 2008, 2.050 euro, che nel 2009 sono stati invece 12.995; nel settembre 2008, 820 euro, che nel settembre 2009 sono saliti a 10.230 euro.

I risultati prodotti nel trimestre luglio-settembre 2009 sono stati buoni, ma ancora drammaticamente insufficienti rispetto alle necessità del Movimento. Ho allora rivolto alla Segretaria e al Presidente, il 4 settembre, la proposta (aperta) di dimezzare i nostri compensi per il periodo corrispondente al periodo dal 1° luglio fino alla fine del nostro mandato, proposta accettata in ottobre ed alla quale ha fatto seguito l’apertura di una sottoscrizione straordinaria da parte di Emma Bonino e Marco Pannella, ai quali sono seguiti parlamentari, personalità e soprattutto cittadini comuni. Sarebbe stato imprudente, visto il momento dell’anno e il rischio di bruciare l’apertura del 2010 sui pacchetti, lanciare la campagna preparata da Nicolas Ballario, che ringrazio. Si tratta di un ottimo lavoro, che spero potrà essere apprezzato e lanciato dai nuovi organi dirigenti del Movimento. Ad oggi, con la sottoscrizione straordinaria, abbiamo raccolto 56.000 euro, ai quali vanno aggiunti i 40.000 euro di riduzione dei costi del Movimento derivanti dal dimezzamento degli stipendi. Questo ancora non è sufficiente, come è evidente nel fabbisogno di qui a fine anno indicato negli allegati: dobbiamo raccogliere ancora almeno 80mila euro entro la fine dell’anno. L’iniziativa ci ha consentito di arrivare a questo Congresso senza ipotecare il 2010.

Ma proprio nella prospettiva del 2010 va detto chiaramente che:

1) non è minimamente pensabile che il Partito radicale in quanto tale (che garantisce la struttura, e cercherà di continuare a garantirla) possa continuare a fungere da “banca”, come è stato per decenni, di diversi soggetti radicali, dei quali ha garantito la vita politica e organizzativa;

2) non è pensabile che l’articolazione della spesa di Radicali italiani sia tale che la struttura possa continuare ad assorbire buona parte dell’autofinanziamento, soprattutto considerato che la tendenza è quella riportata nella tabella qui sotto. In sintesi: Radicali italiani non potrà vivere nel 2010 come ha vissuto nel 2009, perché andrebbe (nemmeno troppo lentamente) a morire. È con questo che chi avrà la responsabilità di guidare Radicali italiani il prossimo anno dovrà, in ogni caso, fare i conti. Ma attenzione: l’anno in cui abbiamo conosciuto le maggiori limitazioni, dovute non semplicemente al Regime partitocratico, ma anche alla carenza conseguente di risorse economiche ed umane (giunte al minimo storico) dovute alla assoluta mancanza di informazione sulle nostre iniziative (APE, proposte di legge, giustizia, carceri, libertà individuale), è anche quello che ci ha visti produrre un mare di iniziative, con al centro il Libro Giallo, La Peste italiana. E la vicenda della PESC, dove il candidato è D’Alema, non Bonino, vuol dire che ne hanno il terrore: non la candideranno mai a ciò per cui è a tutti gli effetti la migliore candidata, la candidata naturale. Forse la vogliono candidare, invece, alla guida della Regione Lazio, per tanti versi al centro del fascio e dello sfascio, anche perché sanno, grazie all’Istituto Cattaneo, che noi radicali siamo i soli che possono attrarre parte dell’elettorato anche di centrodestra. È stato un anno di particolare difficoltà, ma ricco di politica: un anno in cui abbiamo forse sviluppato gli anticorpi per il rilancio politico, quindi anche organizzativo e finanziario, di Radicali italiani.

Sarà necessario fare scelte coraggiose, e a volte dolorose e costose, che – tuttavia – sono anche le sole che potranno consentirci non di “sopravvivere” – con il rischio, sempre in agguato, di divenire i parassiti delle nostre stesse idee, provando magari il “sottile piacere dell’autofagia” – ma di vivere. Solo da vivi potremo saper essere speranza. Il Paese ne ha dannatamente bisogno, come ne ha bisogno l’individuo che ciascuno di noi è.

“Noi siamo diventati radicali perché ritenevamo di avere delle insuperabili solitudini e diversità rispetto alla gente, e quindi una sete alternativa profonda, più dura, più "radicale" di altri... Noi non “facciamo i politici”, i deputati, i leader… lottiamo, per quel che dobbiamo e per quel che crediamo. E questa è la differenza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, si dovrà comprendere”.

Anno

Radicale


Numero

Versamenti


Totale

Sostenitori


Iscritti


Contribuenti


Autofinanziamento

(€)


Vers.

medio x sostenitore

2001


3.193


2.317


1.415


902


416.671,66 €


179,83 €

2002


4.791


3.134


2.259


875


735.102,48 €


234,55 €

2003


5.893


3.444


2.177


1.267


652.839,41 €


189,55 €

2004


4.001


2.807


1.965


842


559.607,50 €


199,36 €

2005


4.500


3.090


2.233


857


646.973,67 €


209,38 €

2006


3.703


2.035


1.761


274


382.673,95 €


188,05 €

2007


3.719


2.163


1.781


382


316.627,43 €


167,49 €

2008


3.252


1.945


1.501


444


325.769,32 €


164,73 €

2009


3.206


1.760


1.391


369


299.990,42 €


170,45 €


[1] Mario Draghi, Intervento per la Giornata Mondiale del Risparmio, 29 ottobre 2009.

[2] Cfr. Tito Boeri, Piccole imprese non crescono, La Repubblica, 14 ottobre 2009, pag. 1.

[3] Cfr. Primo Di Nicola, L’oro delle fondazioni, L’Espresso, 15 ottobre 2009.

LIBERAMENTE
16-11-09, 17:26
Auguroni a Staderini, e spero che vengano prese decisioni tali da consentire un miglioramento del bilancio e un aumento della partecipazione. E' il momento di allargare la base, la curva di Lafter dovrebbe insegnare ai dirigenti radicali che abbassando i costi di adesione si possono anche massimizzare i profitti.

Hope
16-11-09, 20:05
Hanno bocciato la mozione che prevedeva l'abbassamento del costo della tessera almeno per i giovani. Di questo passo ripeto, si rischia di diventare un partito d'élite.
Capisco che reggendosi solo sull'autofinanziamento il costo salga, ma è altrettanto vero che se si vuol fare i liberali bisognerebbe capire che più il prezzo è basso, tanto la domanda relativa al bene (servizio) aumenta.
In materia di alleanze invece, vedrei bene un eventuale dialogo con socialisti e verdi. Il PD con Bersani non mi ispira benissimo nonostante in un primo momento tifassi proprio lui alle primarie.

Burton Morris
17-11-09, 00:20
Hanno bocciato la mozione che prevedeva l'abbassamento del costo della tessera almeno per i giovani. Di questo passo ripeto, si rischia di diventare un partito d'élite.
Capisco che reggendosi solo sull'autofinanziamento il costo salga, ma è altrettanto vero che se si vuol fare i liberali bisognerebbe capire che più il prezzo è basso, tanto la domanda relativa al bene (servizio) aumenta.
In materia di alleanze invece, vedrei bene un eventuale dialogo con socialisti e verdi. Il PD con Bersani non mi ispira benissimo nonostante in un primo momento tifassi proprio lui alle primarie.


Auguroni a Staderini, e spero che vengano prese decisioni tali da consentire un miglioramento del bilancio e un aumento della partecipazione. E' il momento di allargare la base, la curva di Lafter dovrebbe insegnare ai dirigenti radicali che abbassando i costi di adesione si possono anche massimizzare i profitti.

Anche io ero a favore della mozione sull'abbassamento quota, ma il discorso della Bonino ha fatto optare la maggiornaza per votare contro questa ipotesi.

il Gengis
17-11-09, 11:45
Anche io ero a favore della mozione sull'abbassamento quota, ma il discorso della Bonino ha fatto optare la maggiornaza per votare contro questa ipotesi.

come dice giustamente bonino
è un rimedio già adottato in passato
non è mai servito a niente

il Gengis
17-11-09, 11:47
Dialogo "ruvido" tra democratici e radicali

• da Il sole 24 ore del 13 novembre 2009

di Guido Compagna


E’ certamente fatto importante e politicamente significativo che Pierluigi Bersani, da pochi giorni segretario del Pd, sia andato a parlare nella giornata inaugurale del congresso radicale. E che il neo leader abbia voglia di avviare un confronto «sincero» lo ha ribadito lui stesso, aggiungendo anche un coraggioso riconoscimento sul passato allorché, a mezza voce, ha ammesso: «A volte abbiamo avuto un po` di ambiguità». Poco prima, in una relazione tutt`altro che indulgente, Antonella Casu si era rivolta «ai compagni del Pd» .Ricordando le liste autonome alle elezioni politiche concesse a Di Pietro, ma non ai radicali, la mancata inclusione di Pannella nelle liste per il parlamento italiano e il non mantenimento della parola data sulla candidatura dello stesso leader radicale al parlamento di Strasburgo. Insomma, il confronto tra radicali e Pd è possibile, in parte è già avviato, ma si preannuncia ruvido e con qualche ostacolo. Certo ieri Bersani ha chiarito che quando aveva parlato di «non biodegradabilità» dei radicali voleva dare un riconoscimento alla loro specificità ed autonomia. Al tempo stesso il leader del Pd è sembrato più che mai interessato alla scelta dei radicali peri collegi uninominali in tema di riforma elettorale, così come alla proposta dell` anagrafe degli eletti e dei nominati. Ma non ha nascosto la sua diffidenza per il sistema americano proposto dai radicali. «Magari si pensa all`America - ha detto - e intanto si rischia di finire nell`Argentina peronista». Dal canto loro i radicali insistono sulla necessità che il confronto parta e si tenga su progetti politici e programmatici, a cominciare da quella che il partito di Pannella ha individuato come «la peste italiana». Vale a dire il peso esercitato sulla politica dal «sessantennale sistema partitocratico» del quale Pci e post comunisti hanno sempre fatto parte. Né è un caso che Pannella (in un breve intervento informale e irrituale) sia .tornato a definire come berlusconiana la candidatura di Massimo D`Alema a ministro degli Esteri della Ue. Mentre, come ha osservato anche De Lucia la candidatura naturale sarebbe stata quella di Emma Bonino. Della quale invece si continua a parlare come ipotetica candidata del centro sinistra alle regionali del Lazio. Ma per Bersani il problema vero è quello di costruire l`alternativa a Berlusconi, prima di tutto riuscendo ad interpretare «il senso comune» con il quale parlare con la gente. Ed è con questo obiettivo che anche il confronto tra Pd e Radicali proverà a fare i conti. Al congresso è arrivato anche un messaggio del Presidente della Camera Gianfranco Fini -inviato a Rita Bernardini da sempre impegnata sui diritti dei carcerati nel quale si riconosce ai radicali il merito di aver denunciato lo stato di degrado in cui versa il nostro sistema penitenziario».

il Gengis
17-11-09, 11:47
E il segretario tende la mano ai radicali: io non estraneo

• da Il manifesto del 13 novembre 2009


«Non mi troverete mai estraneo», Pierluigi Bersani arriva al congresso di Chianciano per una sorta di debutto alla guida dei democratici. E, coincidenza casuale ma bella, sale sullo stesso palco da cui Romano Prodi, il grande ispiratore dei nuovo segretario Pd, subito dopo la sconfitta dei Pd e il disastro dei centrosinistra, aveva salutato i radicali «ultimi giapponesi» della sua alleanza sgretolata dal veltronismo, - che pure i radicali ha voluto dentro i gruppi parlamentari. Bersani fa «un`incursione» all`apertura dei lavori, che andranno avanti fino a domenica. Si siede in prima fila e si ascolta la sterminata relazione della segretaria Antonella Casu. Che spazia su tutti i temi dell`attualità, fa un bilancio dell`impegno radicale, dalla giustizia alle riforme, snocciola i numeri e i fatti della «cancellazione silenziosa» dell`attività politica dei radicali dall`informazione. E quando arriva al tema dei rapporto con il Pd non è per niente tenera e fa l`elenco degli sgarbi e degli strappi: dalla preclusione al nome di Luca Coscioni alle regionali 2005, all`accordo obbligato che a differenza del partito di Antonio Di Pietro ha impedito le liste autonome radicali alle politiche del 2008, ai diktat contro le candidature di Pannella, D`Elia e Viale e via fino «all`annuncio dato da Franceschini di un divorzio consensuale a cui non avevamo dato mai alcun consenso». Bersani replica, non nega le differenze (sulla legge elettorale, sulle riforme costituzionali) ma fa l`elenco dei temi su cui è pronto a discutere per costruire «larghe alleanze democratiche», ma «larga larga», spiega poi, e cioè aperta ai radicali come alle forze di centro. Parla di liberalizzazioni in casa di liberali. In ogni caso, appunto, «non mi troverete mai estraneo», il dialogo è aperto. E, visto che Casu chiede «un rapporto leale e fruttuoso che fin qui non c`è stato», lui accetta: «Mi aspetto un rapporto sincero che fin qui non abbiamo avuto». «Non avete» gli ribattono dalla platea. E lui ammette: «Abbiamo, cioè vale per me».

il Gengis
17-11-09, 11:48
Sembra Rutelli ma è anticlericale

• da Gli Altri del 17 novembre 2009

di Alessandro Antonelli

“Ma-rio, Ma-rio, Ma-rio”. Il tripudio dei congressisti scalda la platea dell`Excelsior già nel pomeriggio, ben prima che lo spoglio delle schede suggelli l`incoronazione. Mario Staderini è il nuovo segretario dei radicali italiani: 152 preferenze, il 77,6% dei voti validi. Un plebiscito giunto al termine di un congresso vibrante ma senza particolari scossoni nella nomenclatura di Torre Argentina. Presidente e tesoriere vengono riconfermati all`unanimità mentre la rosa dei candidati alla segreteria, con Antonella Casu ormai fuori dai giochi, perde petali man mano che procedono le dichiarazioni di voto. Alla fine si arriva a un ballottaggio tra giovani e l`avvocato romano 36enne la spunta sull`unica sfidante rimasta in lizza, sponsorizzata da Pannella più per amor di suspance che per convinzione: Valeria Manieri, anni 25, ferma al 22% dei consensi. Con il rinnovo degli organismi dirigenti cala il sipario sugli Stati generali di Chianciano, maratona di quattro giorni intensa e appassionata, che ha visto centinaia di interventi, assise affollate fino a tarda notte e testimonianze commoventi come quella di Rudra Bianzino, 16 anni, orfano di entrambi i genitori per colpa di quell`inferno chiamato carcere: il padre è morto in circostanze "misteriose" dopo essere stato arrestato per coltivazione domestica di canapa indiana; la madre deceduta da lì a poco. Vicenda triste che assomiglia a quella di Stefano Cucchi e apre il solco a due storiche battaglie radicali - contro tutti i proibizionismi e per la trasparenza degli istituti di pena in cima all`agenda della nuova dirigenza. La sensazione è che il cambio della guardia lasci inalterati gli equilibri nel gotha radicale, dove siede inossidabile il tandem Bonino-Pannella. Ciò non significa che Mario Staderini sia una testa di legno piazzata lì in omaggio a un turnover di facciata. Il neo-eletto è persona solida e capace e le sue dichiarazioni a caldo hanno fatto capire che non intende giocare il ruolo di comparsa: «Nel mio mandato mi batterò per ripristinare i diritti politici e civili nel nostro Paese e per eliminare quella che nel congresso abbiamo chiamato la peste dell`illegalità italiana». Fino ad oggi Staderini è stato nel direttivo dei radicali, occupandosi di diritto, di telecomunicazioni e coordinando la campagna "anticlericale.net" contro l`otto per mille alla Chiesa cattolica. Un pedigree di razza che lo aiuterà ad onorare l`altisonante imperativo di questi quattro giorni: "Rivolta". Colpo d`ala così ambizioso da richiedere il massimo degli sforzi e il minimo della frammentazione interna. Anche per questo il congresso ha scelto di licenziare una sola mozione dove si indicano le priorità del 2010: riforma americana delle istituzioni, alternativa al regime partitocratico, "rottamazione" edilizia, lotta per la ricerca scientifica. L`incognita più grande riguarda il nodo delle alleanze politiche. Il barometro di Chianciano ha indicato cielo nuvoloso con principio di schiarite: l`apertura al Pd di Bersani c`è, ma con tali e tante eccezioni piazzate sul sentiero comune da far presagire tempi ancora molto lunghi. Più spedita invece la marcia per l`aggregazione con i Verdi e i Socialisti, con ipotesi che vanno dalla rifondazione della Rosa nel Pugno a un più ampio cartello ecologista, laico e liberale. Ieri è arrivato l`ok di Bobo Craxi: «Vi sarà una lista socialista alle regionali pronta ad allearsi con Radicali e Verdi». Strada sbarrata invece alle altre forze extraparlamentari; il dialogo con Sinistra e Libertà è ai minimi storici e lo stesso Pannella non è parso così ansioso di squarciare tale afasia. In ogni caso, prima di intraprendere esplorazioni di sorta, occorre fare il tagliando in casa propria. Ossia sopravvivere, racimolare firme e quattrini, perché anche chi ha dimestichezza con il digiuno sa che il partito va "alimentato". Il mitico Nicolino Tosoni si aggira nella platea a caccia di acquirenti della "Rassegna stampa": contributo minimo tre euro, ma per fortuna dal generoso portafoglio dei militanti spuntano banconote che non vedranno mai il resto. D`altronde bisogna fare cassa. Il rapporto sullo stato dell`autofinanziamento, steso dal tesoriere Michele De Lucia, è da allarme rosso: le sottoscrizioni nel 2009 sono andate maluccio, fermandosi sulla soglia dei trecentomila euro. Così come è calato il numero degli iscritti (1.391) e dei sostenitori (369). Infine c`è la tegola su "Radio Radicale": la norma che prevede il rinnovo della convenzione è ancora incastrata in Parlamento. Insomma: c`è da lavorare. La raccolta delle prefirme per consentire alla lista Bonino-Pannella di essere presente su tutto il territorio alle regionali di marzo potrebbe essere l`occasione per rimpinguare le sostanze e portare ossigeno al forziere di Torre Argentina. Alleanze e finanze. Come andrà a finire? La domanda andrebbe girata all`unico radicale presente a Chianciano con comprovate virtù divinatorie: Marco Amleto Belelli, al secolo "Mago Otelma". Ma non ce la sentiamo.

il Gengis
17-11-09, 11:57
Mario Staderini

• da Europa del 17 novembre 2009

di Gabriella Monteleone

Il suo è un curriculum da radicale doc: ha aderito al Movimento di Pannella quando aveva 20 anni, è diventato segretario dei radicali domenica scorsa all’età di 36, surclassando con il 78 per cento dei consensi la candidata pannelliana Valeria Manieri. Giovane, avvocato, con il pallino del diritto e dei diritti (e non poteva essere diversamente) Mario Staderini si è distinto come castigatore di destra e sinistra ma, soprattutto, del Vaticano. Dal 2003, con il libro Otto per mille, come lo stato sottrae un miliardo di euro ogni anno agli italiani per darli alla Chiesa cattolica, denuncia l’utilizzo politico di quei fondi da parte della Cei coordinando la campagna Anticlericale.net.
Promotore delle delibere popolari per il registro dei testamenti biologici e delle unioni civili, animatore dell’Associazione Luca Coscioni, è impegnato da sempre nella lotta per l’affermazione della legalità: ha contribuito anche alla stesura de La peste italiana, ultimo must radicale di denuncia dello stato “comatoso” dello stato di diritto in Italia.
Il suo superimpegno non viene ripagato da altrettanta visibilità se non a livello locale. È qui infatti, ma “solo” come consigliere al Municipio Roma centro storico eletto per la Rosa nel pugno, che Staderini è riuscito a conquistarsi la fiducia di tanti come protagonista di battaglie contro la lottizzazione o di inchieste come quella del 2008 contro i manifesti selvaggi nella Capitale, fino alla sua costituzione di parte civile al processo nei confronti di don Ruggero Conti (sacerdote della parrocchia di Selva Candida rinviato a giudizio per violenza sessuale contro minori) che gli è costata anche una lettera di minacce di morte.
Così, alle ultime elezioni europee, è stato il radicale più votato della lista Bonino-Pannella anche se non è bastato quel 2,4% su base nazionale a far scattare l’elezione. La sfida ora, da neo segretario, è raccogliere le firme per candidare alle regionali una nuova “Rosa che ride” con verdi e socialisti, con l’auspicio di aprire anche una nuova prospettiva.

il Gengis
17-11-09, 11:58
Staderini, il francescano convertito al Marco sempre ultrà

• da Il Foglio del 17 novembre 2009

Che morisse dalla voglia di fare il segretario dei radicali lo sapevano in tanti e Marco Pannella lo ha detto in congresso, a Chianciano. Che Mario Staderini porterà i radicali più a sinistra, lo dicono i suoi detrattori. Che sia stato scelto anche perché alla linea boniniana di sempre più approfondito abbraccio al Pd credono in pochi, tra i pannelliani, era evidente ieri sera ai partecipanti all`assise. Dunque, meglio un militante più propenso all`idea di mettere assieme - magari attorno ai tavolini delle firme - socialisti, verdi e laici senza partito per trasformare le prossime regionali in un test politico per una nuova "grande", come dice Pannella, coalizione. Tor de` Cenci-Largo Argentina: se non si ha un mezzo proprio sono ore di autobus, posti in piedi, ingorghi, gente sbuffante. Gli esordi politici di Staderini - neosegretario radicale, avvocato romano trentaseienne, militante da un decennio, sono legati alla mancanza di un motorino. Avesse avuto un motorino, sarebbe stato un militante pur sempre ignoto ma diverso. Sarebbe andato a Torre Argentina, avrebbe conosciuto tutti subito, non avrebbe mai e poi mai seguito per anni Pannella a distanza, dalla sua camera di ragazzo secchione trasportato da Garbatella a Tor de` Cenci negli anni 80, in piena adolescenza, quando uno accendeva Teleroma 56 e vedeva Pannella occupare il teleschermo con repliche di comizi vecchi almeno di dieci anni (in cui però il leader radicale diceva cose che, racconta un amico, "al giovane Mario apparivano profetiche: tutto quello che diceva il Pannella d`antan in Tv era poi realmente accaduto, a guardarlo dal futuro"). E quando Staderini conobbe Pannella dal vivo, nella seconda metà degli anni 90, e, da attivista radicale, gli diede un passaggio con la Polo, l`impressione iniziale gli parve confermata. Con un motorino a disposizione, Staderini, detto "Marione" per l`altezza, resa ancora più alta dai capelli rossi sparati oltre il limite concesso dal barbiere ortodosso, non avrebbe mai conosciuto Rita Bernardini nella sua veste più agguerrita, cioè al banchetto di via del Corso. Aiuta un giorno, aiuta l`altro, Staderini si fece militante stabile, forte dell`abnegazione derivante da una precedente fase mistica, con picchi di fanatismo francescano maturato a scuola dalle suore, e carico dell`energia non spesa durante un periodo di attivismo non del tutto appagato in periferia, dove Staderini era l`anima non solo della locale parrocchia ma anche il capopopolo dei ragazzi del parco sotto casa, tifosi romanisti non omologati ma fermamente zemaniani. La domanda di religiosità di Staderini, arenandosi su un dubbio di fede, cambiò direzione quando un prete gli disse "se stai cercando Dio vuol dire che l`hai già trovato". "Tanto valeva cercarlo altrove", disse Staderini a un paio di compagni qualche tempo fa, raccontando l`episodio (e d`altronde il neosegretario radicale è, con Maurizio Turco, l`anima di anticlericale.net). La politica di quartiere, intanto, è diventata per Staderini materia di studi: i suoi amici sono in grado di prevedere il momento dell`immancabile citazione dal libro "Radical" di Saul Alinsky, guru di Obama in tema di attivismo locale. E se Bernardini ha conosciuto lo Staderini militante-ignoto, Sergio D`Elia ha visto un ancora poco noto "Marione" combattere con lui contro il decreto Amato in difesa dei tifosi. Con Marco Cappato, segretario dell`Associazione Luca Coscioni, Staderini ha condiviso le battaglie bioetico-libertarie. All`inizio i due si scontrarono, aspramente sulla modalità di raccolta firme di una campagna antiproibizionista, nel 1997. Poi però divennero amici e coinquilini. Per sette anni, il tempo totale di coabitazione, la divisione dei compiti nell`appartamento fu perfetta, raccontano i frequentatori delle loro cene: Staderini, fissato con i cibi sani, faceva la spesa per sé ma poi si impietosiva e cucinava qualche avanzo per Cappato, il quale, allora eurodeputato, ricambiava la cortesia portando cioccolata da Bruxelles. Ma Pannella da che parte stava al congresso? Il futuro segretario pannelliano Staderini, infatti, aveva già accettato di correre per la carica, ma non aveva ancora ascoltato Pannella, in fase finale di assise, appoggiare la candidata di area Bonino, Valeria Manieri. Volendo decrittare Pannella nell`ipertesto, forse l`endorsement a Manieri poteva essere letto come un incoraggiamento a Staderini, ché se Pannella vuole fermare qualcuno lo ferma apertamente. E però vai a sapere. Fatto sta che all`improvviso il candidato Staderini saliva sul palco e si metteva in dubbio da solo: "Ho preso la parola, come farebbe Pannella, per cercare di pensare, perché sicuramente sono rimasto spiazzato", diceva ribadendo di aver accettato di correre a condizione che la sua candidatura fosse quantomeno apprezzata dal gruppo dirigente. Ma la parola chiave era un`altra: "Popolo". Questa parola non piace a qualche ex segretario, diceva Staderini alludendo a Daniele Capezzone, oggi nel Pdl, ma è questa stessa parola che mi fa decidere di restare in corsa, aggiungeva. E in effetti, ascoltando il congresso dalla radio, si udiva la voce di Staderini ma soprattutto il coro: "Mario-Mario-Mario". Sarà che la mattina precedente Staderini si era intrattenuto con gli ultrà, durante una marcia in difesa dei diritti dei tifosi, sarà che a quel punto i suoi sostenitori avevano già rotto gli indugi formali, tanto più che erano arrivati da Roma, di corsa, il padre e la compagna del candidato, un`avvenente giovane economista fattasi polo di aggregazione di voti nel 2006, quando Staderini divenne consigliere municipale a Roma, nel 2008, quando si candidò al Consiglio comunale, e nel 2009, quando, alle europee, si piazzò subito dietro i big del partito. A Chianciano, a sorpresa, il cosiddetto "Marione" è stato eletto a maggioranza (con la sponsorship del senatore Marco Perduca).

il Gengis
17-11-09, 11:58
Pannella vorrebbe Verdi e Socialisti ma la Bonino spera ancora nel Pd
Dietro la mozione votata all`unanimità, due diverse. E intanto si segnala l`attivismo di MarcoCappato, che lavora a un partito nel partito, forte degli isritti dell`associazione Coscioni di cui è segretario.

• da Il Riformista del 17 novembre 2009

di Giacomo Russo Spena


Stessa visione generale. Due tattiche differenti. Da una parte I`ever green Marco Pannella, più propenso, almeno in prima battuta, alla costruzione di un cammino comune con Verdi e Socialisti. Dall`altra l`europarlamentare Emma Bonino che ritiene obbligatorio, fin da subito, cercare di trovare un accordo elettorale col Pd. Finito il congresso di Chianciano, che ha eletto il nuovo segretario Mario Staderini (pannelliano doc), sul futuro cammino dei radicali c`è molta incertezza. Dietro la mozione votata all`unanimità si celano strategie differenti. La lettura attuale la stessa: il Pd fa parte della «partitocrazia» e «porta avanti una politica compromissoria con il governo Berlusconi». Ultimo caso, la «candidatura bipartisan» di Massimo D`Alema alla carica di responsabile della politica estera europea. Così il documento finale dell`assise chiede ai democratici «un segno di rottura della continuità, nella linea di ostilità e di negazione dell`identità e dell`autonomia radicale, linea che storicamente, da sempre, hanno seguito il Pci, il Pds, i Ds e ora il Pd, fino a provocare, da ultimo, la nostra esclusione dal parlamento europeo». Prima, un accordo "truffaldino" alle scorse politiche con il simbolo radicale rifiutato dall`allora leader Veltroni, a differenza di quello dell`Idv. La presenza del neo-segretario Pier Luigi Bersani, Franceschini non lo fece, al congresso è un importante segnale di scongelamento nei rapporti. Si dice compiaciuto Pannella che però vede dei limiti: «Bersani pensa e parla come se avesse dietro di sé non la politica partitocratica del comunismo organizzato italiano, nelle sue varie edizioni - ha affermato dal palco del congresso - ma come se avesse dalla sua la storia immensa di cent`anni di Giustizia e Libertà, di componente liberale della sinistra europea, in una parola persino il presente ideale ed esistenziale del nostro partito». Giù applausi. Di tutti. Allora che fare alle regionali? I radicali (traghettati ancora una volta dal leader maximo) lanciano un appello a Verdi (che «finalmente si sono liberati dallo schiacciamento dell`estrema sinistra massimalista e comunista») e i Socialisti per un cammino comune, in vista, perché no, di un polo laico, liberale e riformista. Una riedizione della Rosa nel Pugno con l`aggiunta del Sole che ride. Il raccoglimento delle firme per le prossime elezioni un tassello fondamentale e già iniziato. D`accordo, nel voto finale, anche Emma Bonino che sotto sotto non nasconde delle perplessità, considerando l`alleanza col Pd imprescindibile e il progetto della Rosa nel Pugno ormai passato. Chi, invece, è momentaneamente per la rottura («perché la vogliono loro») è Marco Cappato che sta lavorando per creare un partito nel partito forte degli iscritti dell`associazione Luca Coscioni, di cui è segretario. Manovra non molto gradita a Pannella. «Ci sono le condizioni di presentare un nostro candidato alle regionali e di creare un terzo polo laico», sentenzia Cappato. Si fanno i conti senza l`oste. I socialisti, infatti, che domani avranno una segreteria decisiva, vacillano. Sono pronti ad abbandonare Sinistra e Libertà per un`intesa con i radicali ma «l`alleanza col Pd non deve essere messa in discussione, il terzo polo è una scemenza». Lo stesso Angelo Bonelli non si sbilancia: «Costruiamo iniziative comuni - dice - Anche se non ho molto a che spartire con il Ps». Tutto molto vago, con le alleanze che alla fine potrebbero variare da regione a regione: la scelta del candidato del Pd e lo sbarramento elettorale i due punti cruciali. Dall`interno della sede di via Torre Argentina, nel frattempo, si vocifera che Pannella non escluda in futuro un accordo con i democratici ma voglia solo tirare la corda. Avere più potere contrattuale nel momento di sedersi al tavolo delle trattative. Meglio andarci come rappresentante di un nuovo «polo laico» che come semplice leader radicale.

il Gengis
17-11-09, 12:07
VIII Congresso di Radicali Italiani: la mozione generale approvata
Il Congresso si è tenuto a Chianciano Terme, dal 12 al 15 novembre 2009. Eletti Mario Staderini alla segreteria, Michele De Lucia alla tesoreria e Bruno Mellano alla presidenza.

Le mozioni particolari e altri documenti saranno pubblicati appena possibile.

Chianciano Terme, 15 novembre 2009

L’VIII Congresso di Radicali Italiani, riunito a Chianciano dal 12 al 15 novembre 2009, saluta l’arrivo in Italia del Dalai Lama, in occasione del V Congresso mondiale dei parlamentari per il Tibet, che si terrà a Roma nei giorni 18 e 19 novembre. Al riguardo, è indispensabile che l’opinione pubblica mondiale sappia quanto ancora una volta il Dalai Lama ha solennemente proclamato: che da oltre vent’anni il fine della lotta nonviolenta del popolo tibetano è l’autonomia e non l’indipendenza della propria terra, autonomia da perseguire sull’esempio istituzionale dello Statuto del Sud Tirolo- Alto Adige italiano, come recentemente riaffermato dalla stessa guida spirituale e politica. Il Congresso rivolge un appello affinché riprenda subito la lotta nonviolenta, il Satyagraha per l’affermazione della verità: solo così si potranno aiutare i tibetani, gli uiguri e lo stesso popolo cinese a trovare la strada della democrazia, nell’interesse anche della grande nuova realtà della Cina di oggi.
Di fronte al precipitare della crisi politica e morale, degli stravolgimenti di politica europea e internazionale, all’incalzare di ulteriori controriforme e in particolare quella sulla giustizia, fino alle ipotesi “presidenzialiste” di stampo putiniano, alla semplificazione autoritaria in corso delle istituzioni, ormai esse stesse strutturalmente anti o a-costituzionali, come ultimo atto della sessantennale degenerazione partitocratica documentata nel Libro Giallo sulla “Peste italiana” redatto nella primavera scorsa, l’VIII Congresso di Radicali Italiani chiama da subito a una rivolta gandhiana, sociale, politica, morale.
Il Congresso denuncia l’ulteriore aggravarsi delle condizioni di sostanziale non democraticità del regime italiano, a partire dalla sottrazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare e dalla generale e sistematica violazione della legalità che caratterizza la vita pubblica e istituzionale del paese.
In quest’ambito è particolarmente grave e intollerabile la sistematica, proterva, deliberata esclusione di Marco Pannella e del movimento radicale dai network informativi e dai programmi di approfondimento politico. E’ cosa non di oggi, ma che oggi si è particolarmente acuita e aggravata. Pannella è escluso e dalla comunicazione politica e da ogni dibattito sull’attualità: dal testamento biologico e fine vita, alla giustizia e le carceri; dalla voragine del debito pubblico alla politica estera; e in generale da tutte le iniziative che pure vedono i radicali protagonisti attivi. Si tratta di un evidente, indiscutibile attentato ai diritti dello stesso Pannella, sottoposto a una discriminazione “ad personam” che non ha precedenti, ma anche di un attentato ai diritti di tutti i cittadini. E’ questione che non deve e non può essere accettata e che ci deve vedere mobilitati per ripristinare condizioni di diritto e di legalità.
Il Congresso indica nella disastrosa bancarotta della Giustizia italiana una delle più gravi questioni sociali del nostro tempo. L’amnistia strisciante, clandestina, di massa e di classe, praticata attraverso la sistematica prescrizione dei reati, sembra essere ormai lo strumento privilegiato di gestione del sistema giudiziario. Sono circa 140.000 ogni anno i reati prescritti, mentre lo spaventoso arretrato dei processi raggiunge l’iperbolica cifra di 10 milioni fra civili e penali. La legislazione criminogena in materia di ordine pubblico, le norme che puniscono gli extracomunitari in quanto tali e la forsennata, inutile e dannosa politica proibizionista sulle droghe, sono fra le cause principali di sovraffollamento degli istituti. La popolazione carceraria – malgrado l’indulto conquistato dai Radicali nel 2006 – ha superato la soglia critica dei 65.000 detenuti, metà dei quali in attesa di giudizio, rispetto a una capienza ordinaria di 43.000 reclusi. I cittadini privati della libertà sono costretti a vivere in condizioni fisiche, psicologiche e sanitarie incostituzionali e indegne di un paese civile. Sono oltre cinquanta i detenuti che nel solo 2009 si sono tolti la vita, migliaia gli episodi di autolesionismo, frutto di disperazione. L’unica soluzione immediata per fare fronte a questa situazione è una riforma radicale della Giustizia, da accompagnarsi a un’ampia amnistia finalizzata al ripristino della legalità. Questa riforma deve essere incentrata sull’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, su una definitiva separazione fra magistratura giudicante e pubblica accusa, sulla responsabilità civile dei magistrati, sul potenziamento e l’ammodernamento a tutti i livelli del sistema giudiziario.
Da questa situazione di degrado nascono casi come quello di Stefano Cucchi, cittadino arrestato per un non-reato (detenzione di pochi grammi di sostanza stupefacente) entrato vivo in un’istituzione dello Stato e uscitone morto. Questi casi sono drammaticamente numerosi: emblematico quello di Aldo Bianzino, arrestato e condotto nel carcere di Perugia e di lì uscito morto in seguito a ferite non si sa procurate da chi e perché. Il Congresso si schiera al fianco dei famigliari di Cucchi e Bianzino nella loro giusta richiesta di verità, e appoggia le iniziative già poste in atto da Rita Bernardini e dai parlamentari radicali per una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno dei suicidi e delle morti in carcere o in altre istituzioni dello Stato (caserme dei carabinieri, commissariati, questure, eccetera).
Il Congresso dà mandato agli organi del Movimento di promuovere un seminario di approfondimento del ricco e complesso progetto presentato da Mario Patrono per la riforma radicale delle istituzioni, ispirata al modello costituzionale americano, che possa rilanciare il “sogno” di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi di un governo federale europeo.
E’ un fatto significativo e di grande rilievo che, in un tale contesto, abbiano portato la loro voce al congresso nuove e importanti realtà sociali.
Il Congresso saluta il movimento sindacale di tutte le forze di Polizia (Siulp, Sap, Siap, Silp Cgil, Ugl Polizia di Stato, Coisp della Polizia Penitenziaria; Sappe, Osapp, Sinappe, Fns, Uil P.A., Fp Cgil, Uspp Ugl del Corpo Forestale dello Stato; Sapaf, Ugl, Fe.Si.Fo, F.N.S., Uil P.A. Forestali, F.P.Cgil) che hanno dato vita a Roma il 28 ottobre scorso, a una manifestazione di ispirazione democratica e nonviolenta di 40.000 poliziotti, completamente censurata dagli organi di informazione. Ringrazia in particolare il rappresentante del Siulp Felice Romano, che nel suo intervento al Congresso a nome di tutte le organizzazioni promotrici, ha denunciato il tentativo in corso di militarizzare e depotenziare le forze di sicurezza, mortificandone la professionalità e distruggendone le risorse umane, anche con demagogici e dannosi provvedimenti quali l’impiego dell’esercito in funzioni di ordine pubblico e l’improvvida creazione di ronde di cittadini privati; ne condivide la denuncia, si impegna a sostenerne le legittime rivendicazioni.
Il Congresso sottolinea la straordinaria iniziativa di grande significato politico assunta da Salvatore Usala, Giorgio Pinna, Mauro Serra e Claudio Sabelli, malati di sclerosi laterale amiotrofica, che hanno intrapreso uno sciopero della fame, per loro particolarmente oneroso. Come già Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, hanno deciso in prima persona di lottare con gli strumenti della nonviolenza gandhiana, perché sia finalmente riconosciuto il fondamentale diritto a un’assistenza adeguata, come stabilito dalla legge. Ringrazia Maria Antonietta Farina Coscioni, co-presidente dell’Associazione Coscioni e deputata radicale, e gli altri 380 cittadini che si sono associati all’iniziativa; il Congresso denuncia la grave inerzia e la colpevole, sorda, indifferenza del Ministero della Salute, e fa propri gli obiettivi dello sciopero della fame.
Il Congresso ringrazia gli imprenditori: Giorgio Fidenato, che ha deciso, con un’azione di disobbedienza civile, di rifiutarsi di prelevare gli importi dovuti allo Stato come sostituto di imposta, versandoli direttamente ai propri dipendenti, scelta per la quale subirà un processo la cui prima udienza è fissata per il prossimo 19 novembre; Luca Peotta, coordinatore dell’associazione “Imprese che resistono”; e Katia Bastioli, per avere tutti portato il loro saluto ai Radicali, presso i quali troveranno sempre sostegno militante nella lotta contro le tassazioni inique e le inefficienze pubbliche, che in Italia pesano spesso in misura esiziale sull’economia, sulle persone e sulle imprese.
Il movimento si impegna ad assicurare il massimo successo all’iniziativa promossa da Rita Bernardini nei giorni 6,7 e 8 dicembre, di visita dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici ai Centri di Identificazione ed Espulsione, ai Centri di Accoglienza e ai Centri per i Richiedenti Asilo; e rinnova il suo sostegno ai parlamentari laici di maggioranza e di opposizione che intendono opporsi alla Camera dei Deputati al Pdl Calabrò, oscurantista e illiberale, promosso dallo schieramento clericale contro tutte le coscienze libere e consapevoli.
Il Congresso denuncia come il paese sia devastato dalle corporazioni partitocratiche, sindacatocratiche e confindustriali, che hanno fino a oggi impedito il realizzarsi di quelle riforme strutturali indispensabili per uscire dalla crisi, a cominciare dal passaggio dall’attuale sistema di welfare, particolaristico e iniquo, a un welfare democratico, universalistico, senza distinzione di qualifica, appartenenza settoriale, dimensione di impresa e tipologia di contratto di lavoro, i cui costi possono essere sostenuti con la contestuale equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini e con il suo graduale innalzamento per entrambi. La crisi finora è stata vissuta in chiave di emergenze e contingenze, ma non può essere affrontata solo cercando di limitare i danni, specie nel momento in cui l’Italia rischia di subire un indebolimento strutturale del sistema manifatturiero delle PMI, a causa dell’uscita dal mercato di un gran numero di imprese, con ulteriori gravi conseguenze sull’occupazione.
Per quanto concerne la politica di gestione del territorio, il Congresso rileva che dal secondo dopoguerra è in atto nel mondo la più grande espansione demografica, urbana ed economica della storia, secondo un modello di produzione e consumo che ha provocato anche conseguenze negative, non solo ecologiche, sempre più ingovernabili se non intervengono politiche di riequilibrio, quali la decrescita demografica su scala globale e l’uso parsimonioso delle risorse non riproducibili. In una logica liberale, occorre usare soprattutto il sistema fiscale per dare un prezzo ai comportamenti insostenibili, dall’emissione di Co2 al consumo selvaggio del “territorio”, favorendo di contro comportamenti all’insegna del risparmio e dell’efficienza energetica, pur in una prospettiva di crescente benessere. Occorre perciò adottare un criterio di misurazione del benessere diverso dal PIL, come quello proposto dalla Commissione Stiglitz, che tiene conto anche dei fattori della legalità e della qualità dell’ambiente. In Italia, il sessantennio partitocratico, attraverso la sistematica violazione della legalità, ha causato le emergenze ambientali di cui la Regione Basilicata è tragica esemplificazione. Radicali Italiani, a fronte della sempre più accelerata urbanizzazione, con la violenta sottrazione di suolo che ne è conseguita e di cui il recente “piano casa per il rilancio dell’edilizia” è solo l’ultimo esempio, ritiene necessario l’avvio di una nuova politica nazionale per il governo del territorio che abbia come priorità:

* la messa in sicurezza del territorio e l’implementazione di efficaci forme di monitoraggio e gestione dei rischi che contraddistinguono strutturalmente il nostro paese e il consumo di suolo;
* il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio favorendo la rottamazione (con eventuale “delocalizzazione”) degli edifici post bellici, privi di qualità e non anti-sismici, riconoscendo priorità di intervento alle aree a elevato rischio idrogeologico, a partire dall’area vesuviana e dei Campi Flegrei.


Il Congresso saluta come un fatto nuovo e positivo l’intervento nella giornata iniziale del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, e auspica che esso segni una rottura della continuità, nella linea di ostilità e di negazione dell’identità e dell’autonomia radicale, linea che storicamente, da sempre, hanno seguito il Pci, il Pds, i Ds e ora il Pd, fino a provocare, da ultimo, l’esclusione dei Radicali dal Parlamento europeo. I Radicali intendono proseguire questo dialogo per quanto è possibile. Al contempo, denunciano la politica compromissoria con il governo Berlusconi che sta cercando di portare Massimo D’Alema alla carica di responsabile della politica estera europea, e che ha già prodotto i suoi effetti negativi con l’indecente accordo fra l’Italia e la Libia di Gheddafi.
Radicali italiani ringrazia infine per il loro intervento al Congresso gli economisti Franco Debenedetti, Riccardo Gallo, Alessandro De Nicola e Alberto Pera, con l’annuncio dell’iniziativa “Club per l’economia di mercato”; saluta inoltre l’iscrizione al movimento di un qualificato gruppo di esponenti liberali.
Il Congresso ritiene che qualsiasi ipotesi di alleanza o di coalizione alle prossime elezioni regionali è subordinata alla capacità del movimento radicale nel suo complesso di raccogliere le firme necessarie, regione per regione, provincia per provincia, per la presentazione delle liste Bonino-Pannella alle prossime elezioni regionali: un compito che non sarà possibile senza che una vasta massa di cittadini, finora inattivi di fronte allo sfascio della democrazia, annunci da subito la disponibilità a firmare. Il Congresso prende atto degli interventi dei compagni Bonelli e Boato per i Verdi e Craxi e Zavettieri per i Socialisti e della profonda svolta che la maggioranza del recente Congresso del Sole che Ride ha impresso al movimento verde, sottraendolo, e noi speriamo liberandolo, dallo schiacciamento dell’estrema sinistra massimalista e comunista. Ai Verdi e agli ecologisti rivolge un appello perché con urgenza si esamini la possibilità di tutte le azioni da realizzare in vista delle prossime elezioni regionali. Uguale appello nel ricordo della Rosa nel Pugno, lasciata purtroppo fallire, rivolge ai laici, ai socialisti, ai liberali che non si arrendono e intendono sottrarsi all’assorbimento nei due blocchi di potere.
:: Radicali.it :: (http://www.radicali.it/view.php?id=149155)

il Gengis
18-11-09, 11:49
VIII Congresso di Radicali Italiani: intervento di Mario Patrono

Chianciano Terme (SI), 13 novembre 2009

• intervento di Mario Patrono all'ottavo Congresso di Radicali Italiani

Stefano Cucchi, un caso su cui riflettere

Mario Patrono

Cari compagni radicali,

Cari compagni socialisti,

abbiamo oggi molte ragioni per riflettere sul caso di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni morto di morte violenta dopo essere “transitato” nelle celle di sicurezza di Piazzale Clodio.

Osservo di sfuggita, per chi non lo sapesse, che qui parliamo delle celle di sicurezza del Tribunale penale di Roma, parliamo cioè del luogo dove lo Stato garantisce per antonomasia il rispetto della legalità; e lo garantisce nei confronti di chiunque, privati cittadini e pubblici funzionari.

Abbiamo quindi molte ragioni per riflettere sul caso di Stefano Cucchi.

Una è di immediata evidenza. Persiste in Italia una concezione autoritaria dello Stato, che usa il distacco e la prepotenza – e a buon bisogno usa anche la violenza – come strumento per esercitare il controllo sociale. Una concezione autoritaria dello Stato che non accenna a venir meno, malgrado siano trascorsi ben più di 60 anni dalla caduta del fascismo. Una concezione autoritaria dello Stato che sembra anzi essersi rafforzata in questi ultimi anni e mesi.

Questa concezione autoritaria dello Stato si manifesta in forma individuale e in forma sistemica. La morte violenta di Stefano Cucchi, quella altrettanto violenta di Federico Aldrovandi, che la rubrica “Un giorno in Pretura” ha fatto rivivere in questi giorni, e poi la registrazione avvenuta nel carcere di Castrogno a Teramo su pestaggi a detenuti come pratica di contenzione: <<…abbiamo rischiato la rivolta…non si può massacrare un detenuto…si massacra sotto…>>, sono esempi di uso illegale della forza in relazione a casi singoli. Un uso illegale della forza da parte di agenti e funzionari della Polizia, penitenziaria e non, selezionati male, addestrati male, educati male, controllati male, pagati peggio che male e comunque all’interno di una mentalità autoritaria dello Stato. La stessa mentalità autoritaria dello Stato che accetta e consente l’interminabile durata delle procedure giudiziarie che significa disprezzo per i diritti dei cittadini. La stessa mentalità autoritaria dello Stato che sopporta senza batter ciglio il fatto che dentro una cella di 3 metri per 2, cesso compreso, possano ammassarsi per mesi e per anni 7 detenuti i quali hanno a disposizione 2 sole ore di “aria” al giorno; e tutto ciò avviene, malgrado che l’articolo 27, III comma, della Costituzione proibisca perentoriamente quei trattamenti di pena che appaiono contrari al senso di umanità.

A livello sistemico cioè delle istituzioni pubbliche, la presenza nello Stato di un forte residuo autoritario si manifesta in modo particolare nella giustizia, nella burocrazia, nella dirigenza politica sotto il profilo del loro rapporto con i cittadini.

La prima evidenza di una concezione autoritaria dello Stato si manifesta nel campo della giustizia e segnatamente nel processo penale. La giustizia penale è diseguale. La diseguaglianza è di vario tipo. Per cominciare, l’accusa ha nel processo penale facoltà sconfinate rispetto a quelle di cui dispone la difesa. E questo ha un peso negativo in particolare per il cittadino economicamente debole, nei confronti del quale questa situazione di disparità è semplicemente insostenibile. Si pensi al processo accusatorio che si fonda spesso su perizie costosissime. L’accusa non paga le perizie, mentre il costo delle perizie finisce sempre e comunque sulle spalle della difesa, non importa se la sentenza dichiarerà alla fine l’imputato colpevole o innocente. Vi sono persone che per sostenere le spese relative alle perizie, si sono rovinate economicamente. In altre parole, l’accusa esercita poteri investigativi e processuali larghissimi, e nel contempo può disporre di risorse finanziarie illimitate e del cui uso in relazione ai singoli processi nessuno è chiamato a rispondere.

C’è poi il potere della pubblica accusa di “selezionare” l’esercizio dell’azione penale, che è un potere vastissimo ed esorbitante. Ancora. L’esercizio dell’azione penale non è contenuto entro tempi definiti, là dove la civiltà giuridica moderna – viceversa – impone che l’azione penale debba esercitarsi entro limiti di decadenza molto brevi. Non è possibile che il cittadino abbia sospesa sul collo la mannaia dell’accusa penale a tempo indeterminato.

Né vi è in Italia una regolazione precisa della facoltà dell’imputato di ricusare il giudice. Nei Paesi anglosassoni la possibilità di ricusare i membri della giuria popolare, dalla quale dipende il verdetto, è larghissima. Il giudice popolare può essere ricusato anche solo se ha notizie relative al processo. In Italia il giudice non è ricusabile a causa di un capovolgimento, operato dalla Corte costituzionale, dei valori da bilanciare in questa materia: si è posto l’articolo 21 della Costituzione, libertà di manifestazione del pensiero, al di sopra del diritto alla vita e alla libertà personale. All’evidenza, è vero il contrario: la libertà di non finire in galera e magari di non morirvi va considerata senz’altro prevalente, e di gran lunga, rispetto alla libertà del giudice come privato cittadino di manifestare pubblicamente apprezzamenti e giudizi nei confronti dell’imputato. Questo è ovvio.

Infine, non è garantita nel nostro Paese l’imparzialità del giudice e la sua alterità strutturale, e non solamente funzionale, di fronte all’accusa. Giudice e pubblico ministero sono entrambi magistrati dell’ordine giudiziario, svolgono la stessa carriera, sono tra loro “colleghi”. Questo non va bene. Al riguardo, nessun effetto sembra aver avuto finora la norma sul giusto processo, entrata a far parte della Costituzione nel 2001. La quale norma si è dovuta scontrare in questi anni con l’atteggiamento ultraconservatore della Corte costituzionale e che comunque ha avuto vita applicativa assai modesta.

Un altro aspetto dove si manifesta in Italia una concezione autoritaria dello Stato è nel rapporto burocrazia/cittadini. Vi è stata negli ultimi venti anni una crescita dimensionale della burocrazia, e vi è stata di pari passo una crescita nel numero degli alti burocrati i quali sono venuti di fatto assumendo un ruolo di decisori politici. Si è verificata cioè negli anni scorsi una crescita di potere politico della burocrazia nei confronti dell’autorità politica e partitica. A ciò si aggiunge la circostanza dello spoil system all’italiana, per cui ogni governo che approda a Palazzo Chigi si affretta a nominare con contratti “a termine” i dirigenti generali che retribuisce secondo criteri di larga discrezionalità.

Tutto ciò determina una forte disparità tra cittadino e burocrazia nella misura in cui il cittadino è posto di fronte ad un ceto che di fatto è irresponsabile. Non si può cioè nei loro confronti esercitare quel giudizio di responsabilità politica “diffusa”, teorizzato a suo tempo da Giuseppe Ugo Rescigno, per cui il cittadino al momento e per mezzo del voto riesce “a sfiduciare” il “cattivo” politico. Da questo punto di vista la burocrazia gode anzi della più totale inamovibilità, accompagnata da un crescente peso politico. E anche questo non va bene. Negli Stati Uniti, che qui assumo come termine di paragone, tutti i poteri pubblici sono elettivi e tutti rispondono quindi ad una logica democratica. Perfino la Corte suprema (un misto tra la nostra Corte di Cassazione e la nostra Corte costituzionale) è eletta su base democratica: dal Presidente in contraddittorio con il Senato. In Italia, vi sono poteri pubblici eletti accanto a poteri pubblici non eletti: e questi ultimi rispondono ad una logica loro tutta “interna”. È questa una delle grandi debolezze della democrazia italiana.

A completare il quadro vi sono poi gli scarsi poteri del cittadino rispetto all’esercizio delle funzioni amministrative: perché le norme sulla trasparenza si bloccano di fronte alla discrezionalità del decidere cosa “ammettere” alla trasparenza, e cosa no. Ancora. Non c’è un regolamento sulle priorità e sui tempi delle varie procedure, e qui ha origine l’arbitrio della burocrazia che si alimenta della oscurità e della complessità della legislazione italiana, tessuta di rimandi e contro rimandi a commi e sottocommi di leggi e leggine di varia epoca.

Una terza evidenza della concezione autoritaria dello Stato chiama in causa la dirigenza politica. Questa tende in Italia a nascondersi in aree segrete disseminate da cartelli <>. Raramente i frammenti della catena accessibili alla vista formano un sistema coeso con punti d’ingresso chiaramente contrassegnati.

Al contrario gli ostacoli a un efficace controllo a vasto raggio dei cittadini sono numerosi e molti di essi sono invalicabili.

In Paesi meglio civilizzati del nostro una funzione di vigilanza continua, penetrante e a vasto raggio sul potere pubblico e chi lo detiene è esercitata dai mezzi di informazione. In Italia, però, i grandi giornali, quelli che “fanno opinione”, sono nelle mani di potenti gruppi industriali variamente intrecciati alla dirigenza politica, o sono collegati direttamente a partiti politici. La televisione pubblica, la sola di cui merita di parlare, è lottizzata “a tappeto” dai partiti politici: i quali, rotti finalmente gli indugi, la usano ormai anche come strumento al fine di difendere, per interposta persona, gli interessi personali del loro leader: l’editoriale “in video” di Augusto Minzolini, direttore del Tg1, di lunedì scorso, non saprei definirlo in altro modo che come uno spot a favore di Berlusconi. Una cosa mai vista in un Paese di democrazia accettabile.

D’altra parte, il referendum abrogativo delle leggi, voluto dal Costituente quale tipico mezzo di controllo popolare sulle scelte legislative operate in Parlamento dalle dirigenze politiche, è stato ben presto soffocato e reso ormai quasi inservibile, a seguito dell’affermarsi dell’idea di sottrarre a <> e a <> quelle che sono state definite <> (Corte cost., sent. n. 16 del 1978). Si aggiunga, dulcis in fundo, che la legge elettorale in vigore consente alle dirigenze politiche di designare uomini e donne che andranno a sedere in Parlamento accanto e allo stesso titolo dei rappresentanti eletti dai cittadini.

Tutto ciò significa che si è spezzato in Italia il rapporto, che sussiste in qualunque democrazia consolidata, tra alcuni elementi fisiologicamente correlati: rappresentanza, controllo, responsabilità e giudizio politico al momento del voto.

Una dirigenza politica che può contare sull’indifferenza o sulla non/interferenza dei cittadini è fuori di un sistema democratico.

Naturalmente la causa di questa debolezza della democrazia italiana deriva in ultima analisi dal fatto che in Italia non c’è il primato della società civile sullo Stato, non c’è il primato del cittadino sullo Stato, a cui si accompagna una insufficiente coscienza sociale dei propri diritti.

Sta di fatto che il degrado del costume democratico nel nostro Paese è ormai intollerabile. Suscita indignazione in ciascuno di noi.

La domanda di oggi è: cosa dobbiamo fare per rimettere in moto la democrazia italiana? Io penso che abbiamo tutti del lavoro da fare, del gran lavoro: nelle Università, nelle scuole, dovunque possiamo esercitare la nostra influenza. Ma sono fiducioso che riusciremo, attraverso una pedagogia “mirata”, a creare una svolta attitudinale verso la politica; che riusciremo a suscitare nei cittadini un’attenzione permanente nei confronti del potere pubblico e le sue modalità di esercizio. Bisogna che si formi a livello di coscienza collettiva l’idea dell’obbligo per le istituzioni pubbliche di dare conto nei dettagli ai cittadini del loro operato. A partire da un punto. Ciascuno di noi ha diritto di sapere l’uso che si fa del denaro pubblico. Di sapere se il denaro pubblico è stato speso bene; se è stato sperperato; se è stato illegalmente sottratto. L’uso del denaro pubblico deve diventare un uso trasparente. Io come contribuente ho il dovere di partecipare alle spese pubbliche. Ma io come contribuente ho il diritto di sapere come il mio denaro è stato speso dagli amministratori pubblici. Per qualunque istituzione pubblica, dalla Presidenza della Repubblica alla Corte costituzionale, dalla Camera dei Deputati al Senato, dalla Corte di Conti agli uffici giudiziari grandi e piccoli fino ai minimi enti pubblici, il contribuente ha il diritto di sapere la quantità di denaro che serve per pagare gli stipendi del personale interno e per procurarsi e gestire i mezzi con cui erogare i servizi. Perciò il contribuente ha il diritto di sapere, ad esempio, chi sono i fornitori di qualunque istituzione pubblica, dalle maggiori alle minori; a quale prezzo – in relazione al prezzo corrente di mercato – la singola istituzione pubblica paga le forniture che acquista o prende in uso; e chi gestisce per la singola istituzione pubblica l’acquisto e la dismissione dei beni di proprietà o in uso all’ente. Si dovrà arrivare a tanto, facendo cadere uno ad uno i tanti “segreti di Stato” che oggi coprono – legalmente o illegalmente – questa materia.

A quel punto, diventerà allora chiaro anche il diritto dei cittadini di saperne di più circa la vita privata degli amministratori pubblici. Se il presidente della Regione X ha le emorroidi, o è gay, o fa uso di sostanze stupefacenti, a me contribuente non interessa né deve interessare. Ma se quel presidente (dico cose a caso) subisce ricatti a causa delle sue peculiari abitudini, o se ha sul groppone debiti ingenti e riesce malgrado ciò a sostenerli; se possiede ville a Capri, yacht, terreni a Cortina d’Ampezzo o discoteche a San Babila, io contribuente ho il diritto sacrosanto di sapere quale è la fonte di quelle ricchezze: se i risparmi di una vita certosina, se lo zio d’America che lo ha lasciato unico erede dei suoi beni, se l’appropriazione indebita di denaro pubblico (e quindi anche del mio denaro), se la corruzione nell’esercizio delle sue funzioni. Questo i cittadini hanno il diritto di saperlo. L’appello alla privacy, che oggi si fa da parte di amministratori pubblici e che riempie i giornali e le trasmissioni televisive, altro non è che l’ultima trincea del tentativo di sottrarsi al controllo dei cittadini. Questa trincea dovrà finalmente essere abbattuta. Una concezione davvero liberale e democratica dello Stato e della politica non può consentirne la sopravvivenza.

Sono utili le riforme istituzionali per cambiare dal profondo questo stato di cose? Certo, lo sono senz’altro: a patto, naturalmente, che si tratti di riforme giuste cioè di riforme necessarie ed appropriate. A patto che si tratti di riforme che mettano il cittadino al centro della politica e costruiscano l’ordinamento dello Stato, e dell’Unione europea, e delle autonomie locali a misura del cittadino e dei suoi diritti, allo stesso modo di come il sarto confeziona l’abito sulla misura del cliente.

Tuttavia, prim’ancora di qualunque riforma del quadro istituzionale, la possibilità stessa di aprire un varco nella fortezza chiusa della politica è legata, secondo me, ad una riforma in senso democratico dei partiti politici. Aprire i partiti politici a libere discussioni e votazioni sull’intero territorio nazionale; rendere elettiva la scelta delle rappresentanze politiche a tutti i livelli di governo e in ogni sede istituzionale; trasformare i partiti politici in ciò che essi sono per loro stessa natura e cioè articolazioni del sociale. A me sembra che questa debba essere la prima delle riforme da fare. Questa riforma, è chiaro, non basta. Ma almeno sarebbe (per usare la memorabile frase di Winston Churchill) <>.

Vi è poi almeno un’altra ragione per occuparsi del caso di Stefano Cucchi.

Hanno scritto i giornali che Stefano Cucchi era uno spacciatore, e come tale fu arrestato. Non ho elementi per sapere se ciò fosse vero, o no. Quello che so per certo è che la vita di Stefano Cucchi sarebbe stata diversa se egli avesse trovato sulla sua strada una chance di lavoro dignitoso. Questo vale per lui come vale per i tanti giovani che conducono una vita grama, come lo era per lui. Questo però pone il problema dei giovani e del loro accesso ad un mercato chiuso del lavoro, dove ormai il solo lasciapassare che conta è la “raccomandazione”. Questa è una piaga italiana. Lo è soprattutto al Sud, dove l’economia privata è variamente intrecciata con l’economia pubblica. Qui la raccomandazione è la risorsa indispensabile per inserirsi nel mondo del lavoro. Risulta così contraddetto uno dei principi base della civiltà moderna, vale a dire il diritto al lavoro. Il diritto al lavoro significa che chiunque può competere sul mercato del lavoro in condizioni di parità con gli altri. Questa condizione di parità nel Sud non esiste. C’è una specie di forca caudina che molti giovani devono passare per accedere ad un posto di lavoro. Si ha quindi una stortura rispetto alle regole della libera ed eguale competizione nel mondo del lavoro. Un principio di giustizia proclamato dalla Rivoluzione francese è quello che lo status di cittadino, che l’ingresso verso una carriera professionale non deve dipendere né dalla condizione sociale né da quella economica, ma solamente dalle capacità personali. Del resto, il sistema della “raccomandazione” non è soltanto ingiusto. Esso crea condizionamento, dipendenza; crea umiliazione. Negli esclusi, uccide la speranza di una vita migliore.

Questa situazione chiama in causa il ruolo dei sindacati. Negli ultimi anni i sindacati si limitano a tutelare i lavoratori e i pensionati. Cioè si limitano a tutelare il diritto di lavorare e di godersi la pensione dopo aver lavorato. Quello che i sindacati, per difetto di cultura e a causa della loro stessa struttura oligarchica, invece non fanno è la difesa del diritto dei giovani al lavoro cioè il loro diritto di accedere al lavoro. Anche qui, un grande passo avanti sarebbe quello di dare finalmente attuazione all’articolo 39 della Costituzione, il quale stabilisce che i sindacati debbano avere <>. Questo determinerebbe una svolta attitudinale dei sindacati nei confronti del lavoro. Il percorso su questa strada è però ancora lungo.

il Gengis
18-11-09, 11:52
Intervista a Mario Staderini: "Noi, mai con la destra. Ma che fatica con questa opposizione"

• da Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2009

di Giampiero Calapà


Mario Staderini, 36 anni, è iscritto ai Radicali dal 1992 e da qualche giorno ne è il segretario: "Il primo obiettivo per le regionali è presentare ovunque le liste Bonino-Pannella. Allo stesso tempo facciamo appello a Verdi e socialisti per coalizioni anche autonome, se ci stanno noi ci siamo. Il rapporto con il Pd è obbligato: l’ostacolo, però, è rappresentato dall’asse Berlusconi-D’Alema".
Al congresso che l’ha eletta segretario ci sono state due parole d’ordine: rivolta e regime.
"E’ un problema che non riguarda solo l’Italia e ne parleremo al consiglio generale del Partito radicale transnazionale (a Roma dal 20 al 22 novembre, ndr). Perseguiamo una rivolta non violenta, gandhiana: sui grandi temi, come l’eutanasia o l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, gli italiani sono con noi. Un atto di rivolta è quello della famiglia di Stefano Cucchi che mostra le foto del figlio. O Maria Coscioni in queste ore in sciopero della fame, insieme ad altre quattrocento persone, per denunciare lo Stato che abbandona a loro stessi i malati di sla. Vogliamo moltiplicare le fonti di rivolta".
Parteciperete al No-B. Day?
"Capisco le buone intenzioni dei promotori, ma eviterei di ridurre la piazza a piazzate. Come mai neppure Tonino Di Pietro si oppone alla candidatura di D’Alema, avanzata da Berlusconi, al ministero degli esteri europeo? Ecco, se fosse un No B. e D’Alema Day scenderemmo in piazza anche noi".
Tendete la mano a Bersani, ma non a D’Alema quindi?
"D’Alema in quel ruolo sarebbe un problema. Con Berlusconi è in completa sintonia in politica estera: i loro punti di riferimento sono Putin e Gheddafi, i nostri no. In più Berlusconi-D’Alema è l’asse antiradicale dalla mancata riconferma di Emma Bonino a commissario europeo nel 2005 alla mozione Pd-Pdl che chiede all’Europa la libertà di esposizione di simboli religiosi in tutti i luoghi pubblici, non solo nelle scuole. Passando per i nostri otto senatori eletti ed esclusi dal Parlamento nel 2006, con i quali oggi avremmo ancora il governo Prodi. Detto questo il Pd è un interlocutore obbligato, perché non siamo mai stati identitari o autoescludenti".
Vi rivolgete anche a Verdi e Psi, non a Sinistra e Libertà.
"Se il futuro del socialismo è rappresentato da Sinistra e Libertà abbiamo grossi dubbi sul socialismo".
A destra mai?
"Con questa destra "Dio, patria, famiglia" mai. Apprezziamo il percorso di evoluzione di Gianfranco Fini, ma il presidente della Camera non è questa destra".
Non è che fra qualche tempo ritroviamo anche lei nel Pdl, come Daniele Capezzone?
"Il nostro è un partito libertario. Certo, ha avuto un’evoluzione anomala. Quanto a me lo escludo, in assoluto".

Liberalix
18-11-09, 14:04
Ma ora i nostri 9 parlamentari sono ancora in Parlamento con dignità mentre quelli del loft se ne sono andati molto lontano.

Sul no di Pannella a Bersani non c'é stato un grande dibattito congressuale, anche perché il rifiuto è stato proposto nelle ultime ore dell'assise della Rosa nel Pugno.

però se non era per il PD adesso i 9 parlamentari Radicali se ne stavano loro nel loft ovvero a casa...


non ho capito ma è rinata la rosa nel pugno???? :gratgrat:

i socialisti non sono capaci di stare in nessuna alleanza...non sono capaci di stare nemmeno tra di loro...infatti continuano a scindersi alla stessa velocità con cui si accoppiano i conigli...dopo tanti partiti socialisti oggi l'Italia può vantare nuovamente la presenza di 2 PSI.............

i verdi portano sfiga come i socialisti e adesso anche loro hanno adottato il modello socialista...quello dei duri e puri del verdissimo verdismo del sonoiopiùverdedite...per cui hanno cominciato a scindere l'atomo verde....


ma dove andiamo....:gluglu: