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Visualizza Versione Completa : I sardoparlanti e le grafie complesse



Vincent II
10-01-06, 19:43
Su invito del moderatore ripropongo il contenuto di un post relativo a una discussione off-topic avuta con il forumista Perdu in un altro thread e relativo all'eventuale discriminazione linguistica operata da grafie troppo complesse su sardoparlanti non sufficientemente preparati culturalmente.
Invito il moderatore e tutti gli altri utenti a presentare la propria opinione in merito.


Continui a non rispondermi.
Quella che stai cercando di lasciar passare per questione di lana caprina è in realtà un problema capitale di eguaglianza e di civiltà. Ovviamete una cosa sono gli analfabeti che non possono accedere ad alcuna forma grafica, altro i semianalfabeti che come i miei nonni utilizzano la grafia italiana con diversi errori ma tutto sommato in modo abbastanza corretto sia nella morfologia che nella sintassi, ma dato il loro peccato originale di non essere persone sufficientemente colte potranno continuare a utilizzare il sardo sono in forma orale. Questa si chiama discriminazione linguistica e non è una cosa tollerabile anche solo concettualmente.

repubricanu
10-01-06, 21:09
Non è chiaro come hai impostato la questione.
Puoi riformulare il concetto,grazie.

Pisittu
10-01-06, 22:26
a me non pare un probblema, anche perchè poi non si potrà eliminare la lingua italiana tanto facilmente, sevirà un lungo periodo di passaggio, e quindi gli anziani non verranno interessati dal probblema!

Vincent II
11-01-06, 12:06
Non è chiaro come hai impostato la questione.
Puoi riformulare il concetto,grazie.
La questione è semplice.

I miei nonni ottanta/novantenni hanno fatto la seconda e la quarta elementare negli anni venti/trenta. Ovviamente sono semialalfabeti (scrivono un italiano stentato e ricco di sardismi ma sostanzialmente corretto nella morfologia e nella sintassi).

Il punto è che nel caso la Regione adottasse come grafia ufficiale del sardo un codice per loro troppo complesso e così difforme da quello italiano imparato in giovanissima età sarà per loro umanamente impossiblie apprenderlo anche mettendoci tutto il loro impegno e forzandoli a frequentare decine di ore di lezione sull'argomento.

La cosa non riguarda solo i miei avi ma decine di migliaia di persone, lo zoccolo duro dei sardoparlanti.

Come ho scritto a conclusione del precedente post questa a mio avviso si chiama discriminazione linguistica e non è una cosa tollerabile anche solo concettualmente.

Vincent II
11-01-06, 12:29
a me non pare un probblema, anche perchè poi non si potrà eliminare la lingua italiana tanto facilmente, sevirà un lungo periodo di passaggio, e quindi gli anziani non verranno interessati dal probblema!
Pensi che eliminare la lingua italiana sia realistico? Ovviamente si parla della libertà di scelta ad esempio nei rapporti con la pubblica amministrazione di due codici di cui uno particolarmente complesso e a molti inaccessibile. Le persone meno colte che in teoria sono quelle che utilizzano più spesso in sardo in forma orale non avrebbero paradossalmente nessuna possibilità di utilizzarlo in forma scritta e sarebbero costrette a usare sempre l'italiano.
L'unica soluzione possibile a questo dilemma è attendere pazientemente che i miei nonni e tutti gli altri semianalfabeti dell'isola muoiano.




"Se hai un nemico attendi seduto sulla riva del fiume...
prima o poi vedrai passare il suo cadavere..!"
(Confucio)

Pisittu
11-01-06, 16:28
Pensi che eliminare la lingua italiana sia realistico? Ovviamente si parla della libertà di scelta ad esempio nei rapporti con la pubblica amministrazione di due codici di cui uno particolarmente complesso e a molti inaccessibile. Le persone meno colte che in teoria sono quelle che utilizzano più spesso in sardo in forma orale non avrebbero paradossalmente nessuna possibilità di utilizzarlo in forma scritta e sarebbero costrette a usare sempre l'italiano.
L'unica soluzione possibile a questo dilemma è attendere pazientemente che i miei nonni e tutti gli altri semianalfabeti dell'isola muoiano.




"Se hai un nemico attendi seduto sulla riva del fiume...
prima o poi vedrai passare il suo cadavere..!"
(Confucio)


no,il bilinguismo sarebbe la soluzione,anche perchè poi ci sono anche tantissimi adulti(la stragrande maggioranza) che non hanno mai scritto in sardo,me compreso,cmq lo so parlare bene,e mi sforzo di usare i termini "originali".

repubricanu
11-01-06, 18:17
Vincent, spero di non apparire cinico.
Purtroppo la risposta l'hai gia data.
Non esiste modo (all'evenienza) di non creare problematiche con una fascia di popolazione di medio/ basso livello di alfabetizzazione.
Quello che è certo, è che se si intende preservare una cultura identitaria e quindi anche le funzioni comunicative, si dovranno fare per forza di cose per le nuove generazioni.
Che naturalmente dispone di un livello di alfabetizzazione in linea con tutti i paesi occidentali.
Te l'ho semplificata ma in realtà la questione è anche più articolata, bisognerebbe considerare anche la fascia di anzianità (e tu sai che come l'Italia si ha un tasso di anzianità tra i più elevati), e tante altre variabili, questo è solo un'esempio.
Ciao

Vincent II
11-01-06, 19:21
Sono curioso di conoscere l'opinione del moderatore in proposito.:-01#44

Kornus
11-01-06, 19:36
Quello che è certo, è che se si intende preservare una cultura identitaria e quindi anche le funzioni comunicative, si dovranno fare per forza di cose per le nuove generazioni.
Che naturalmente dispone di un livello di alfabetizzazione in linea con tutti i paesi occidentali.
Te l'ho semplificata ma in realtà la questione è anche più articolata, bisognerebbe considerare anche la fascia di anzianità (e tu sai che come l'Italia si ha un tasso di anzianità tra i più elevati), e tante altre variabili, questo è solo un'esempio.
Ciao

Eutanasia?:D

Vincent II
11-01-06, 19:48
Vincent, spero di non apparire cinico.
Purtroppo la risposta l'hai gia data.
Non esiste modo (all'evenienza) di non creare problematiche con una fascia di popolazione di medio/ basso livello di alfabetizzazione.
Ma chi l'ha detto? Basta utilizzare un sistema grafico semplice, intuitivo, accessibile anche alle persone meno colte, non eccessivamente difforme da quello utilizzato per l'italiano. Mi chiedo perchè i sardi si complichino sempre e inutilmente la vita facendo tra l'altro non pochi danni come il caso in questione mette in evidenza.

Perdu
11-01-06, 20:56
Ma chi l'ha detto? Basta utilizzare un sistema grafico semplice, intuitivo, accessibile anche alle persone meno colte, non eccessivamente difforme da quello utilizzato per l'italiano. Mi chiedo perchè i sardi si complichino sempre e inutilmente la vita facendo tra l'altro non pochi danni come il caso in questione mette in evidenza.

i sardi, i catalani, i baschi, gli occitani, i gallesi, gli irlandesi, i frisoni, i friulani.......tutti stupidi perchè usano un sistema ortografico diverso da quello della lingua "dominatrice"
dacci tu la ricetta vincent-e :D

repubricanu
11-01-06, 21:00
Vincent, capisco che a volte le cose possono sembrare semplici, ma bisogna vedere in quali parametri identificare il metodo "intuitivo" ed accessibile a svariati gradi di alfabetizzazione.
Ne converrai che non è possibile.

Su Componidori
12-01-06, 01:14
Su invito del moderatore ripropongo il contenuto di un post relativo a una discussione off-topic avuta con il forumista Perdu in un altro thread e relativo all'eventuale discriminazione linguistica operata da grafie troppo complesse su sardoparlanti non sufficientemente preparati culturalmente.
Invito il moderatore e tutti gli altri utenti a presentare la propria opinione in merito.


Continui a non rispondermi.
Quella che stai cercando di lasciar passare per questione di lana caprina è in realtà un problema capitale di eguaglianza e di civiltà. Ovviamete una cosa sono gli analfabeti che non possono accedere ad alcuna forma grafica, altro i semianalfabeti che come i miei nonni utilizzano la grafia italiana con diversi errori ma tutto sommato in modo abbastanza corretto sia nella morfologia che nella sintassi, ma dato il loro peccato originale di non essere persone sufficientemente colte potranno continuare a utilizzare il sardo sono in forma orale. Questa si chiama discriminazione linguistica e non è una cosa tollerabile anche solo concettualmente.
Premesso che non mi occupo di linguistica, anche se ovviamente l’argomento mi interessa ed è molto importante; che non sono abituato a parlare in sardo, ma riesco a scriverlo in modo complessivamente accettabile…
Se proprio devo esprimere una opinione in merito, molto semplicemente ritengo che la scelta delle regole ortografiche, se supportate in termini “scientifici” dalla moderna linguistica, prescinde dal grado di alfabetizzazione e dall’età anagrafica di chiunque.
Personalmente mi ritrovo nelle proposte formulate con “su sardu de totus” (devo ancora acquistare il libro) da parte di Perdu, che avevo già assimilato “da giovane” leggendo gli articoli in “lingua” dei periodici del “neosardismo”, qualche suggerimento in “su populu sardu”, un libretto di M Pittau “Problemi di lingua sarda” e qualcos’altro, all’epoca della raccolta delle firme per la presentazione del “Progetto di legge popolare per il riconoscimento della lingua sarda”, nella seconda metà degli anni ‘70. Oltre, ovviamente, alle “audizioni” dei miei genitori che parlando in sardo hanno costituito il mio “vocabolario” base.
Quelle proposte, nella variante campidanese, ma non solo, mi sembrano essenziali, semplici, efficaci ed intuitive per essere utilizzate da ognuno in modo naturale senza eccessive difficoltà.
Antonio Lepori e Mario Puddu li conosco da allora, essendo stati compagni di Partito, ma in quel periodo non è stata data loro la dovuta attenzione.
Vincent, i tuoi nonni possono tranquillamente vivere parlando in sardo senza doverlo necessariamente scrivere.
Magari potresti tu registrare i loro racconti e poi trascriverli.

ps: preferirei non essere "sollecitato" ad intervenire...

repubricanu
12-01-06, 03:05
Concordo.

Vincent II
12-01-06, 13:09
Quelle proposte, nella variante campidanese, ma non solo, mi sembrano essenziali, semplici, efficaci ed intuitive per essere utilizzate da ognuno in modo naturale senza eccessive difficoltà.
Vincent, i tuoi nonni possono tranquillamente vivere parlando in sardo senza doverlo necessariamente scrivere.
Magari potresti tu registrare i loro racconti e poi trascriverli.

Ti sei contraddetto da solo e in modo clamoroso.
Una cosa è fare trascrivere i propri racconti dal proprio nipote alfabetizzato, altro è fare (e faccio un esempio tra mille) una richiesta al comune per il ritiro di materiali ferrosi perchè i miei nonni, per quanto vecchi sono e si sentono ancora cittadini attivi e non sono dei relitti del passato come qualcuno potrebbe immaginare. Non aggiungo altro!
Intanto continuate a non rispondere in modo puntuale sul merito del problema he il thread presenta:

- è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?

Kornus
12-01-06, 14:20
- è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?

No, no lu est po nudda......

Difatis sa menzus cosa diat at a esse unu passaju dae Italianu a Sardu in fases divrescias:

1. Inserimentu de su Sardu in sas iscolas e in sas Istituziones e paridade cun s'Italianu (fase de como, mancari andamos meda a bellu e in sos uffitzios e in sa toponomastica ni bio ancora imprenta de Sardu. Problema printzipale est sa mancu de Limba Standard, pianificatzione e gana de ponner in attu sa cosa da palte politica)

2. Immersione Limbistica in sas iscolas po sas Zeneratziones ki comintzana. Es. In Asilo e prima Elementare Limba Veicolare est Sardu e no pius italianu.
Tottu sas materias si imparan in Sardu. In Sardu si iscriene fintzamenta sas grammatigas italianas, ki si oltat goi automaticamente a limba istrantza paris ke s'ingresu.
Po custu bi keren istrutturas e medios meda isviluppados, tipu iscolas de formatzione de Mastros, Universidade Sarda, Medios televisivos e de imprenta, ecc...... Est una fase ki como podimos bene sperimentare in Cadelonnya, Euzkadi e Sud Tirol......

3. Cando custas Zeneratziones suni maturadas e sas zeneratziones pesadas in Italianu isparini, assora semus maduros po unu Sardu comente sola Limba Amministrativa de Sardinnya. Italianu e Ingresu poden esse limbas facoltativas o da imparare e utilizzare solu po sas relatziones cun s'istrantzu.
Fase ki podimos isperimentare in Lituania, Israele e Malta.

Dae sa Fase 1 a sa Fase 3 in d'una situatzione comente cussa Sarda abbisontzamos a su mancu 30 annos.

Ispero de mi esse ispiegadu bene.

Perdu
12-01-06, 14:33
Ispero de mi esse ispiegadu bene.


prus craru de aici, no fait diaderus!!!!!! :)
fessint totus diaici in sardinnya......

Lutzianu
12-01-06, 15:58
Vincent, la questione che poni tu è importantissima, ma bisgona contestualizzare le proposte. in Sardegna purtroppo nessuno si pone questo quesito perchè nella totale indifferenza non si pensa al sardo. e quindi non si pensa neanche all'introduzione di una grafia snella che sia adatta alle persone che non hanno la mente abituata a cambiare sistema ortografico.

ma questa questione non è per niente linguistica. è ovvio. è solo politica. ossia la politica che si vuole riservare verso gli anziani in riferimento all' introduzione della lingua sarda. ma se non si vuole introdurre la lingua sarda questo problema non si pone. d'altronde la tua segnalazione limite in realtà non riguarda solo gli anziani. anche persone con laurea in tasca e più di 50 anni avrebbero difficolta. quindi la domanda su come introdurre il sardo è politica perchè implica quali stratti della società si volgion coinvolgere, la linguistica è un mero strumento della volontà politica. fino a quando non si capisce questo si gira in tondo, comente caddos a sa doma.

se poi un domani ci fosse la volontà di introdurre il sardo sarebbe un gesto di grande democrazia e sensibilità studiare un sistema intermedio che permetta anche ai più anziani e alle persone che non hanno avuto la possibilità di studiare di usare la propria lingua negli atti, di leggerla e di manizzarla.
quando manca la politica però manca tutto.

Salude
L




La questione è semplice.

I miei nonni ottanta/novantenni hanno fatto la seconda e la quarta elementare negli anni venti/trenta. Ovviamente sono semialalfabeti (scrivono un italiano stentato e ricco di sardismi ma sostanzialmente corretto nella morfologia e nella sintassi).

Il punto è che nel caso la Regione adottasse come grafia ufficiale del sardo un codice per loro troppo complesso e così difforme da quello italiano imparato in giovanissima età sarà per loro umanamente impossiblie apprenderlo anche mettendoci tutto il loro impegno e forzandoli a frequentare decine di ore di lezione sull'argomento.

La cosa non riguarda solo i miei avi ma decine di migliaia di persone, lo zoccolo duro dei sardoparlanti.

Come ho scritto a conclusione del precedente post questa a mio avviso si chiama discriminazione linguistica e non è una cosa tollerabile anche solo concettualmente.

repubricanu
12-01-06, 18:24
Concordo.

Su Componidori
13-01-06, 01:50
Ti sei contraddetto da solo e in modo clamoroso.
Una cosa è fare trascrivere i propri racconti dal proprio nipote alfabetizzato, altro è fare (e faccio un esempio tra mille) una richiesta al comune per il ritiro di materiali ferrosi perchè i miei nonni, per quanto vecchi sono e si sentono ancora cittadini attivi e non sono dei relitti del passato come qualcuno potrebbe immaginare.
Stai iniziando a stancarmi.
Solleciti un mio parere e poi cerchi di cogliere presunte contraddizioni accostando frasi che non hanno alcun rapporto tra di loro; sicuramente non nelle mie intenzioni.
Ti saluto Vincent II, già Josto, già Vincent.

Perdu
13-01-06, 11:09
ragazzi, ma non vi rendete conto che questo quì vuole solo provocare? non ha mai nascosto la sua antipatia verso tutto ciò venisse dal mondo indipendentista (e autonomista di sinistra...), quindi, che senso ha continuare a discutere? :confused:

Vincent II
13-01-06, 12:57
ragazzi, ma non vi rendete conto che questo quì vuole solo provocare? non ha mai nascosto la sua antipatia verso tutto ciò venisse dal mondo indipendentista (e autonomista di sinistra...), quindi, che senso ha continuare a discutere? :confused:


Piuttosto che fare il giochino del capro espiatorio, ben noto in sociologia, (vedi lo schema di interazione all'interno del gruppo caratterizzato dai tentativi di alcuni membri di ricercare l'alleanza con il leader al fine di espellere un terzo free rider) :-01#44, perchè non rispondi senza giri di parole e con rispetto al quesito del thread?:p

Eccolo:

è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?

Kornus
13-01-06, 13:46
Piuttosto che fare il giochino del capro espiatorio, ben noto in sociologia, (vedi lo schema di interazione all'interno del gruppo caratterizzato dai tentativi di alcuni membri di ricercare l'alleanza con il leader al fine di espellere un terzo free rider) :-01#44, perchè non rispondi senza giri di parole e con rispetto al quesito del thread?:p

Eccolo:

è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?

Deo t'appo jae rispostu....

Vincent II
13-01-06, 13:50
Deo t'appo jae rispostu....
Medas gratzias pro l'aère fatu.

Lutzianu
13-01-06, 15:30
è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?

NO

Vincent II
13-01-06, 21:11
Se proprio devo esprimere una opinione in merito, molto semplicemente ritengo che la scelta delle regole ortografiche, se supportate in termini “scientifici” dalla moderna linguistica, prescinde dal grado di alfabetizzazione e dall’età anagrafica di chiunque.
Personalmente mi ritrovo nelle proposte formulate con “su sardu de totus”...

:-:-01#11

mriccardo86
27-01-06, 11:10
La questione è semplice.

I miei nonni ottanta/novantenni hanno fatto la seconda e la quarta elementare negli anni venti/trenta. Ovviamente sono semialalfabeti (scrivono un italiano stentato e ricco di sardismi ma sostanzialmente corretto nella morfologia e nella sintassi).

Il punto è che nel caso la Regione adottasse come grafia ufficiale del sardo un codice per loro troppo complesso e così difforme da quello italiano imparato in giovanissima età sarà per loro umanamente impossiblie apprenderlo anche mettendoci tutto il loro impegno e forzandoli a frequentare decine di ore di lezione sull'argomento.

La cosa non riguarda solo i miei avi ma decine di migliaia di persone, lo zoccolo duro dei sardoparlanti.

Come ho scritto a conclusione del precedente post questa a mio avviso si chiama discriminazione linguistica e non è una cosa tollerabile anche solo concettualmente.


Non so se sia un problema di ki è adulto o cose del genere,
ma io dopo che ho letto la grafia di comitau.org, UNA sola volta,
scrivo in sardo con tale grafia.
D'altronde tutti conoscono la K, e la J e ç le conoscono tutti poichè
prima in sardigna si insegnava solo francese.
E poi il sardo "leader" sarà nel futuro, e quindi saranno gli attuali giovani
a imparare questa economica grafia.
Ke da usare via sms è molto utile.
Oltretutto non si possono usare due lingue distinte ma con la
stessa grafia, si rischia di confonderle, di legarle o di subordinare
l'una all'altra, cioè il sardo subordinato all'italiano.
Inoltre è una questione di immagine, anche a livello internazionale.
Penso che, ad esempio, faccia più effetto leggere "Nuraki" che Nurachi,
oltre che essere di lettura più precisa. Poichè "Nurachi" un inglese lo
leggerebbe Nuraci, un francese Nurasci.... e magari uno slavo Nuratz-hi (po narri!).

Scusate l'intromissione o se non c'entrava nudda.

sergiogabrcossu
29-01-06, 01:17
Piuttosto che fare il giochino del capro espiatorio, ben noto in sociologia, (vedi lo schema di interazione all'interno del gruppo caratterizzato dai tentativi di alcuni membri di ricercare l'alleanza con il leader al fine di espellere un terzo free rider) :-01#44, perchè non rispondi senza giri di parole e con rispetto al quesito del thread?:p

Eccolo:

è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?



Nessuna forma d’aiuto verso gli altri può essere considerata immorale. Però non vorrei che questa nuova sortita costituisse un nuovo ostacolo che si aggiungerebbe agli altri che alimentano la diatriba in atto tra i sostenitori della lingua comune o e quelli delle lingue storiche: fatto che, a cinque anni dall’approvazione della legge, ci sta trascinando nel ridicolo. Sono d’accordo per una grafia italiana, ma deve essere un esperienza provvisoria, da praticare come metodo di supporto per un insegnamento della grafia sarda comune.

Plùminus (POL)
21-02-06, 16:46
- è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?


Ma è davvero cosi importante la questione della grafia??
io quando scrivo in sardo a volte utilizzo la sarda autonoma, a volte quella di puddu, a volte altre regole. E penso che tutte si possano utilizzare e leggere con grande facilità. Io credo che delle grafie attualmente in circolazione nessuna possa essere considerata così stramba da nn essere imparata facilmente da chiunque abbia un minimo di cultura e ci ponga un minimo di attenzione.
Quanto alle questione della moralità in riferimento ai semianalfabeti, per così come è stata formulata, a me pare proprio che il problema non si ponga. Perchè non si tratta di impedire niente a nessuno.
Ragazzi, ci troviamo in una fase iniziale nell' utilizzo del sardo a livello scritto amministativo, ed è inamissibile che non si debba contemplare un minimo di elasticità. Anche quando si deciderà per una grafia ufficiale, nessuno impedirà al vecchietto o a chi non si vuole o non ha le capacità di istruirsi, di impiegare la grafia che meglio gli riesce. L'importante è che si faccia comprendere. Perchè qualcuno crede che oggi i moduli ufficiali italiani, compilati da un vecchietto vengano stracciati in presenza di qualche errore di ortografia?
Quindi ritengo che i parametri da considerare nel definire uno standard grafico per il sardo siano ben altri. Con questo nn voglio dire che la facilità di utilizzo non debba essere considerata. Ma mi pare che tutte le proposte attuali (a parte la questione degli accenti di puddu) siano abbastanza rispettose di questo principio. Perchè sarebbero possibili soluzioni ancora più razionali, ma che nessuno si sogna di proporre perchè difficili da utilizzare per sardoitaliani come noi.

In ragione di queste considerazioni, a me infastidisce veramente quando noto che ci si riscalda o ci scandalizza troppo sulla questione della grafia, alla quale si da forse troppo rilievo. E si rischia di scontrarsi e contrapporsi su questioni sulle quali francamente mi pare si possa trovare una soluzione di mediazione che possa accontentare tutti.O non scontentare troppo nessuno.

Scontri che poi rischiano di mettere in contapposizione anche persone che sulla questione ben piu importante dello standard potrebbero far fronte comune.
Perchè il vero probblema del sardo è il disaccordo su questa faccenda.

Plùminus (POL)
21-02-06, 16:51
- è morale impedire ai semianalfabeti l'accesso in forma scritta alla loro lingua madre? SI o NO?


Ma è davvero cosi importante la questione della grafia??
io quando scrivo in sardo a volte utilizzo la sarda autonoma, a volte quella di puddu, a volte altre regole. E penso che tutte si possano utilizzare e leggere con grande facilità. Io credo che delle grafie attualmente in circolazione nessuna possa essere considerata così stramba da nn essere imparata facilmente da chiunque abbia un minimo di cultura e ci ponga un minimo di attenzione.
Quanto alle questione della moralità in riferimento ai semianalfabeti, per così come è stata formulata, a me pare proprio che il problema non si ponga. Perchè non si tratta di impedire niente a nessuno.
Ragazzi, ci troviamo in una fase iniziale nell' utilizzo del sardo a livello scritto amministativo, ed è inamissibile che non si debba contemplare un minimo di elasticità. Anche quando si deciderà per una grafia ufficiale, nessuno impedirà al vecchietto o a chi non si vuole o non ha le capacità di istruirsi, di impiegare la grafia che meglio gli riesce. L'importante è che si faccia comprendere. Perchè qualcuno crede che oggi i moduli ufficiali italiani, compilati da un vecchietto vengano stracciati in presenza di qualche errore di ortografia?
Quindi ritengo che i parametri da considerare nel definire uno standard grafico per il sardo siano ben altri. Con questo nn voglio dire che la facilità di utilizzo non debba essere considerata. Ma mi pare che tutte le proposte attuali (a parte la questione degli accenti di puddu) siano abbastanza rispettose di questo principio. Perchè sarebbero possibili soluzioni ancora più razionali, ma che nessuno si sogna di proporre perchè difficili da utilizzare per sardoitaliani come noi.

In ragione di queste considerazioni, a me infastidisce veramente quando noto che ci si riscalda o ci scandalizza troppo sulla questione della grafia, alla quale si da forse troppo rilievo. E si rischia di scontrarsi e contrapporsi su questioni sulle quali francamente mi pare si possa trovare una soluzione di mediazione che possa accontentare tutti.O non scontentare troppo nessuno.

Scontri che poi rischiano di mettere in contapposizione anche persone che sulla questione ben piu importante dello standard potrebbero far fronte comune.
Perchè il vero probblema del sardo è il disaccordo su questa faccenda.

Viçent
21-02-06, 19:36
Mi inserisco nel vostro interessante dibattito considerandomi d'accordo con Lutzianu sul parere che la lingua è un fatto principalmente politico.
Se ad oggi non si è riusciti ad avviare una seria politica di difesa e valorizzazione della lingua sarda è perchè si è impostato la questione su un piano di èlite (le Consulte) e di volontariato nelle scuole ( non tutti i docenti sono in gardo di utilizzare correttamente il sardo con i propri allievi) e vanno apprezzati ed incoraggiati i docenti che insegnano la storia della Sardegna e che parlano in lingua con i loro studenti.
A questo punto è necessaria una analisi sociologica del problema del bilinguismo e della valorizzazione del sardo. A mio parere le generazioni che possono dare un contributo effettivo nella conservazione della lingua sarda evitandone la scomparsa nell'arco di alcuni decenni come sta avvenendo ed è avvenuto per oltre trecento lingue nel mondo, sono quella delle persone di una certa età (genitori e nonni) che sanno veramente parlare il sardo e gli adolescenti sino ai 10 anni. Una politica di incontro linguistico tra queste due generazioni è l'unica strada possibile poichè le altre generazioni (i giovani e gli adulti) sono oramai compromessi sia in termini di età dell'apprendimento che dalla abitudine anche culturale verso l'italiano.
Una politica di sostegno a questo incontro eviterà il peggio e se i media (soprattutto le televisioni) dedicheranno spazi di formazione televisiva in orari compatibili ed in forme adatte per entrambe le età, i risultati sicuramente arriveranno.
Se considerate blasfema questa mia teoria, ditemelo pure, mi sarà di aiuto per riflettere meglio su una questione vitale per i miei sentimenti di sardo.
Considerate che la mia lingua sarda è il catalano di Alghero e che sto imparando a 50 anni a scriverlo, cogliendo dai giornali della Catalogna, elementi di grafia e parole sconosciute.
A Deu amics de Cerdena

Plùminus (POL)
21-02-06, 20:34
Mi inserisco nel vostro interessante dibattito considerandomi d'accordo con Lutzianu sul parere che la lingua è un fatto principalmente politico.
Se ad oggi non si è riusciti ad avviare una seria politica di difesa e valorizzazione della lingua sarda è perchè si è impostato la questione su un piano di èlite (le Consulte) e di volontariato nelle scuole ( non tutti i docenti sono in gardo di utilizzare correttamente il sardo con i propri allievi) e vanno apprezzati ed incoraggiati i docenti che insegnano la storia della Sardegna e che parlano in lingua con i loro studenti.
A questo punto è necessaria una analisi sociologica del problema del bilinguismo e della valorizzazione del sardo. A mio parere le generazioni che possono dare un contributo effettivo nella conservazione della lingua sarda evitandone la scomparsa nell'arco di alcuni decenni come sta avvenendo ed è avvenuto per oltre trecento lingue nel mondo, sono quella delle persone di una certa età (genitori e nonni) che sanno veramente parlare il sardo e gli adolescenti sino ai 10 anni. Una politica di incontro linguistico tra queste due generazioni è l'unica strada possibile poichè le altre generazioni (i giovani e gli adulti) sono oramai compromessi sia in termini di età dell'apprendimento che dalla abitudine anche culturale verso l'italiano.
Una politica di sostegno a questo incontro eviterà il peggio e se i media (soprattutto le televisioni) dedicheranno spazi di formazione televisiva in orari compatibili ed in forme adatte per entrambe le età, i risultati sicuramente arriveranno.
Se considerate blasfema questa mia teoria, ditemelo pure, mi sarà di aiuto per riflettere meglio su una questione vitale per i miei sentimenti di sardo.
Considerate che la mia lingua sarda è il catalano di Alghero e che sto imparando a 50 anni a scriverlo, cogliendo dai giornali della Catalogna, elementi di grafia e parole sconosciute.
A Deu amics de Cerdena


Quello che tu poni è un elemento interessante che amplia la prospettiva della discussione: necessità di integrare nelle decisioni le problematiche degli anziani, anche in funzione del loro ruolo nella trasmissione generazionale.
E' molto importante ciò che dici. Anche io come te credo che non ci possa essere proficuo futuro per il sardo se si perde la continuità tra vecchie generazioni sardofone e nuove generazioni che impareranno il sardo principalmente sui banchi di scuola. Se si perde questa trasmissione,e quindi il sardo non viene percepito dal bambino come veicolo comunicativo del contesto in cui vive,il sardo verrà vissuto essenzialmete come una fredda materia scolastica, non molto diversa da una lingua straniera. Slegata dalla propria identità, perdendo così gran parte del proprio "appeal".
Il tempo purtroppo marcia a nostro sfavore, occorrono decisioni politiche rapide ed efficaci. E credo che i mezzi di comunicazione ,oltre la scuola possano fare moltissimo.
Ma è proprio perchè son convinto che non si possa recidere il legame, la collaborazione tra nuove e vecchie generazioni, che ritengo che non si possa oggi prescindere dalla valorizzazione ai più vari livelli delle macrovarietà locali