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Visualizza Versione Completa : Medvedev, adesso libertà religiosa in Egitto



carlomartello
14-02-11, 01:23
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EGITTO: MEDVEDEV, VOTO LIBERO E PIENA LIBERTA' RELIGIOSA

(AGI) Mosca - Il presidente russo, Dmitry Medvedev auspica "il pieno ripristino delle procedure democratiche in Egitto attraverso legittimi processi elettorali". In una dichiarazione diffusa all'indomani delle dimissioni di Hosni Mubarak, il capo del Cremlino ha anche chiesto che venga garantita la piena liberta' religiosa affermando che Mosca "considera estremamente importante che l'Egitto mantenga la pace e l'unita' tra le diverse le confessioni". "Un Egitto forte e democratico e' un fattore importante per far avanzare il processo di pace in Medio Oriente", ha sottolineato Medvedev.

AGI News On (http://www.agi.it/iphone/notizie/201102121113-est-rom0029-egitto_medvedev_voto_libero_e_piena_liberta_religi osa)


carlomartello

Miles
14-02-11, 01:25
Ah, pensavo che la volesse estendere alla Russia , invece, dove i Cattolici non se la passano assai tanto bene.
Meglio che niente, sia chiaro.

carlomartello
14-02-11, 01:31
http://english.ruvr.ru/data/2009/12/04/1236278957/3med_vatican.jpg


Fede, difesa e cultura. I tre punti di Medvedev per il suo viaggio in Italia

Ci sono fede, difesa e cultura nell’agenda che il presidente russo, Dmitri Medvedev, ha preparato per il suo viaggio in Italia della prossima settimana. Il capo del Cremlino sarà a Roma con la moglie Svetlana e una folta delegazione di ministri e consiglieri. Sulla carta la visita serve a lanciare l’anno della cultura russa in Italia, un’iniziativa che sarà inaugurata mercoledì, al Palazzo delle Esposizioni, con una mostra sul pittore Alexandr Deineka. Ma Medvedev userà gli incontri romani per allargare la collaborazione con l’Italia, uno dei suoi migliori partner in Europa: a Roma vedrà il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Avrà al proprio fianco il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che ha in programma numerosi incontri con i rappresentanti del governo italiano. Il più importante è quello con il responsabile della Difesa, Ignazio La Russa, per un accordo militare importante: giovedì pomeriggio firmeranno il protocollo d’intesa che permetterà all’esercito di usare lo spazio aereo russo per i rifornimenti alle truppe schierate in Afghanistan. Altri paesi della Nato hanno già concluso accordi simili con il Cremlino per ridurre i tempi ed evitare il passaggio sull’Iran.

Medvedev è in Italia per la terza volta dal 2008, l’anno in cui è stato eletto presidente. Le sue visite hanno sempre anticipato grandi accordi fra le imprese italiane e quelle russe, soprattutto nel settore dell’energia (Eni, Enel), della meccanica (Finmeccanica) e delle costruzioni (Todini). Questa volta, dicono al Foglio fonti russe, ci sarà “più cultura e meno economia”, e sarà rivolta grande attenzione ai rapporti con il Vaticano. Benedetto XVI riceverà Medvedev giovedì mattina. I due si sono incontrati anche nel dicembre del 2009, quando il presidente russo e il Pontefice hanno stabilito “piene relazioni diplomatiche” fra il Cremlino e la Santa Sede – lo scorso giugno, Medvedev ha scelto Nikolai Sadchikov per guidare la nuova ambasciata russa presso il Vaticano. Questa nuova fase ha un impatto positivo sui rapporti fra Benedetto XVI e il Patriarca ortodosso, Cirillo I. Oggi la diplomazia vaticana lavora al grande progetto di un incontro fra il Papa e il Patriarca, che potrebbe avvenire in Russia o, più realisticamente, in territorio neutro.

© - FOGLIO QUOTIDIANO

di Luigi De Biase

Fede, difesa e cultura. I tre punti di Medvedev per il suo viaggio in Italia - [ Il Foglio.it › La giornata ] (http://www.ilfoglio.it/soloqui/7723)


carlomartello

Miles
14-02-11, 01:34
http://english.ruvr.ru/data/2009/12/04/1236278957/3med_vatican.jpg


Martello se vuoi ti posto le foto di Giovanni Paolo II con il re dell'Arabia Saudita.

carlomartello
14-02-11, 01:34
Ah, pensavo che la volesse estendere alla Russia , invece, dove i Cattolici non se la passano assai tanto bene.
Meglio che niente, sia chiaro.

Cerchiamo di non essere caustici. Certamente - per ragioni storiche - i fedeli di Cristo e della Sua Una Santa Cattolica Apostolica Chiesa nella Federazione Russa ancora subiscono i limiti di una realtà in cammino verso importanti e decisive riforme. Pur tuttavia i rapporti con il patriarca russo Cirillo sono notevolmente migliorati e bisogna tenerne conto.

carlomartello

carlomartello
14-02-11, 01:35
Martello se vuoi ti posto le foto di Giovanni Paolo II con il re dell'Arabia Saudita.

Se vuoi aprì una discussione sui rapporti tra Santa Sede e Arabia Saudita, saremo felici di intervenirci. Ma qui si parla di quelli con la Russia tutt'al più.

carlomartello

Giò
14-02-11, 01:37
Le relazioni diplomatiche fra Federazione russa e Santa Sede sono nettamente migliorate negli ultimi anni. Benedetto XVI, sin dall'inzio del suo pontificato, ha puntato molto sui rapporti con la Russia e il dialogo con la chiesa ortodossa.

Miles
14-02-11, 01:38
Russia: Tensioni Cattolici-Ortodossi Su Restituzione Beni

Proteste Nella Regione Di Kalingrado Per Chiesa 'Sacra Famiglia’ - Si riaccende in Russia la tensione fra la chiesa ortodossa e quella cattolica sulla restituzione dei beni confiscati dai comunisti in epoca sovietica. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano Vremia Novostei, nella regione di Kalingrado, dopo l'approvazione da parte della duma, la scorsa settimana, della legge che impone la restituzione dei beni alle rispettive chiese alle quali furono confiscate, sono stati assegnati alla chiesa ortodossa 14 monumenti storici che comprendono 8 castelli teutonici e 6 chiese luterane e cattoliche.

Tra queste, l'ex cattedrale della 'Sacra famiglia’ che dall’80 ospita la filarmonica locale e più volte rivendicata dai cattolici ai quali è stato concesso di celebrare una messa solo nel 2001.

In una lettera aperta alla chiesa ortodossa, il nunzio apostolico di Mosca, Paolo Pezzi, critica il passaggio di proprietà accusando il patriarcato di «fare i propri interessi», e il Parlamento di Kalingrado di agire in segreto senza discutere le proprie decisioni con la comunità cattolica della città, definendo le azioni della duma «irresponsabili e degni di rammarico». Le critiche - scrive il giornale - fanno seguito alla lettera inviata dalla comunità di cattolici di Mosca al patriarca Kirill dove si fa presente che le ultime azioni della chiesa ortodossa« non corrispondono al buon dialogo che si è stabilito ultimamente nei rapporti fra le due chiese».

In dichiarazioni rilasciate a Vremia Novostei, il capo dipartimento per i rapporti della chiesa e della società, Vsevolod Chaplin, da parte sua, sostiene che «bisogna tener presente che le chiese cattoliche prima del 1945 erano sotto l'operato del terzo reich. Poi, per motivi che sappiamo, la Germania e il popolo tedesco hanno perso il diritto su questi territori e questi edifici e questo lo dobbiamo tener presente

Russia: Tensioni Cattolici-Ortodossi Su Restituzione Beni (http://www.buonanotizia.org/index.php?view=article&id=225:russia-tensioni-cattolici-ortodossi-su-restituzione-beni)

carlomartello
14-02-11, 01:40
Riepilogo del primo incontro: La prima volta tra Medvedev e papa Benedetto è stato un successo | l'Occidentale (http://www.loccidentale.it/articolo/la+prima+volta+tra+medvedev+e+papa+benedetto+%C3%A 8+stato+un+successo.0082800)

http://3.bp.blogspot.com/_JB0tiRLjQmw/Sxa_4DkurdI/AAAAAAAAWIQ/NdFyWS0RXbo/s1600/libro.jpg

Europa Patria Spirituale, il primo lavoro pubblicato dai russi contenente gli scritti di un Romano Pontefice, prefatto dall'arcivescovo russo-ortodosso di Volokolamsk.


carlomartello

Miles
14-02-11, 01:42
RUSSIA: testo scolastico sulle “Religioni in Russia” demonizza i cattolici


di Maria Anikina
Secondo esperti e leader di diverse comunità, il manuale contiene numerosi “errori di concetto”, utilizza “terminologia xenofoba” ed è di “basso livello scientifico”. Nel testo si chiede agli studenti “quali problemi ha causato al Paese la libertà dei cattolici di estendere la loro fede”.

Mosca (AsiaNews 05-01-2008) – “Quali sono i nuovi problemi che affronta la società russa dopo che i cattolici hanno ottenuto la libertà di estendere e rafforzare la loro fede?”. È una delle tante domande e affermazioni tendenziosi e inesatte contenute nel libro di testo per scuole medie “Religioni in Russia”. Scritto da Andrei Kulakov, il manuale è stato presentato poche settimane fa alla famosa fiera internazionale del libro di Mosca, la Non Fiction. Il testo nel suo insieme presenta il cattolicesimo come una realtà ostile alla religione tradizionale della Russia, quella ortodossa.

Sul libro di Kulakov si è subito acceso il dibattito tra i media nazionali e negli ambienti ecclesiastici. Un’agenzia di stampa russa l’ha definita una pubblicazione di “basso livello scientifico e che utilizza terminologia xenofoba”. Solo per fare un esempio degli errori di forma e concettuali contenuti nel manuale, basta andare a pagina 108 per trovare la foto di Giovanni Paolo II con invece la didascalia “Benedetto XVI”.

Il testo è stato a lungo discusso tra gli esperti. Il co-presidente dell’Istituto per la libertà di coscienza, S. Mozgovoi, avverte che lessico e terminologia inappropriata possono causare un “incremento di xenofobia, intolleranza e tensioni in una società multirazziale come quella russa”. L’aspetto più grave è che le critiche e le correzioni, suggerite all’autore da alcuni studiosi prima della pubblicazione, non sono state prese in considerazione. Durante la stesura del manuale Kulakov e il suo gruppo di lavoro hanno consultato i leader religiosi di diverse comunità. Per la Chiesa è intervenuto il Consiglio editoriale della “Enciclopedia cattolica russa”, che ha fornito un giudizio negativo sul testo scolastico, elencando almeno 40 “gravi errori” nei soli due capitoli “Il cattolicesimo” e “Il cattolicesimo nella storia della Russia”. Ma nell’edizione finale del libro non appare nessuna correzione. “Ora l’unica speranza – Igor Baranov, membro del Consiglio – è che gli educatori facciano la scelta giusta tra manuali contenenti informazioni esatte e quelli pieni solo di mistificazioni”.

RUSSIA: testo scolastico sulle “Religioni in Russia” demonizza i cattolici (http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=2566)

Miles
14-02-11, 01:45
Primato papale. La Russia guida la resistenza a Roma

di Sandro Magister






ROMA, 6 ottobre 2010 – Mentre le Chiese d'oriente pian piano camminano verso la convocazione di quel "Grande e Santo Concilio" panortodosso che le dovrebbe finalmente riunire in un'unica assise dopo secoli di "sinodalità" incompiuta, fa passettini avanti anche l'altra marcia di avvicinamento, quella che vede l'oriente in dialogo con la Chiesa di Roma.

L'oggetto di questo dialogo riguarda l'unico vero nodo che divide il cattolicesimo dall'ortodossia, cioè il primato del papa.

L'ultima verifica si è avuta pochi giorni fa, a Vienna, dove tra il 20 e il 27 settembre si è riunita la commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, proprio sul ruolo universale del vescovo di Roma nel primo millennio di storia cristiana, prima dello scisma.

A capo della delegazione cattolica c'era il nuovo presidente del pontificio consiglio per l'unità dei cristiani, l'arcivescovo svizzero Kurt Koch. Mentre per le Chiese d'oriente c'era il metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas, grande ecumenista e teologo di fiducia del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, nonché amico di lunga data di Joseph Ratzinger teologo e papa (vedi foto, di Rupprecht/Kathbild).

Gli ortodossi erano rappresentati al completo, con la sola eccezione del patriarcato di Bulgaria. C'era l'arcivescovo metropolita di Cipro Crisostomo II, altro campione dell'ecumenismo incontrato quest'anno da Benedetto XVI durante il suo viaggio nell'isola. Il patriarcato di Mosca aveva mandato a Vienna il suo uomo più in vista, il metropolita Hilarion di Volokolamsk, anche lui fresco di un incontro col papa, col quale ha un rapporto di grande stima.

Tanto più importante è stata la presenza a Vienna del patriarcato di Mosca perché a Ravenna, nel 2007, quando si concordò il documento base della discussione sul ruolo universale del vescovo di Roma, la Chiesa russa non c'era, a motivo di un suo contrasto con il patriarcato di Costantinopoli.

Il contrasto fu poi appianato e il documento di Ravenna fu approvato anche dal patriarcato di Mosca, che peraltro aveva partecipato alla sua preparazione.

Quel documento afferma che "primato e conciliarità sono reciprocamente interdipendenti". E nel suo paragrafo 41 mette a fuoco così i punti di accordo e di disaccordo:

"Entrambe le parti concordano sul fatto che [...] Roma, in quanto Chiesa che 'presiede nella carità', secondo l’espressione di Sant’Ignazio d’Antiochia, occupava il primo posto nella 'taxis', e che il vescovo di Roma è pertanto il 'protos' tra i patriarchi. Tuttavia essi non sono d’accordo sull’interpretazione delle testimonianze storiche di quest’epoca per ciò che riguarda le prerogative del vescovo di Roma in quanto 'protos', questione compresa in modi diversi già nel primo millennio".

"Protos" è parola greca che significa primo. E "taxis" è l'ordinamento della Chiesa universale.

Da allora, la discussione sui punti controversi è proseguita con ritmo accelerato. E ha cominciato ad esaminare, anzitutto, come le Chiese d'Oriente e d'Occidente interpretavano il ruolo del vescovo di Roma nel primo millennio, cioè quando ancora erano unite.

La traccia della discussione è stata, fino a qui, un testo di lavoro elaborato da una sottocommissione mista all'inizio dell'autunno del 2008, in un incontro a Creta.

Nell'ottobre del 2009, a Cipro, la commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, con i russi presenti, ha esaminato e discusso la prima parte di questa traccia, su alcuni casi storici di esercizio universale del "primato" del vescovo di Roma, nei primi secoli dell'era cristiana.

A Vienna, la discussione doveva proseguire. Ma vi sono stati degli imprevisti fin dall'inizio. La delegazione russa ha elevato obiezioni contro il testo di lavoro predisposto a Creta e alla fine ha ottenuto che venga riscritto.

*

La principale obiezione della Chiesa russa è quella che il metropolita Hilarion ha riassunto, poco dopo il meeting, in una nota pubblicata sul sito web del patriarcato di Mosca:

"Il 'documento di Creta' è esclusivamente storico e, parlando del ruolo del vescovo di Roma, quasi non fa menzione dei vescovi delle altre Chiese locali nel primo millennio, creando quindi una errata immagine di come i poteri erano distribuiti nella Chiesa primitiva. Inoltre il documento manca di una chiara affermazione che la giurisdizione del vescovo di Roma non si estendeva all'oriente nel primo millennio. È sperabile che questi errori e omissioni siano corretti in una revisione del testo".

Di conseguenza, la delegazione russa ha chiesto e ottenuto che il testo di Creta – reso pubblico da www.chiesa lo scorso gennaio – non sia assunto tra i documenti ufficiali della commissione, non porti la firma di nessuno dei suoi membri e sia semplicemente utilizzato come materiale di lavoro per una nuova riscrittura della traccia di lavoro. Una riscrittura più attenta alle dimensioni teologiche della questione.

In effetti, al termine dei colloqui di Vienna, i partecipanti hanno concordato di costituire "una sottocommissione incaricata di esaminare gli aspetti teologici ed ecclesiologici del primato in relazione alla sinodalità".

La sottocommissione presenterà l'anno prossimo il nuovo testo al comitato di coordinamento della commissione per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Così che l'anno successivo, il 2012, la commissione potrà riprendere e proseguire – sulla base della nuova traccia – la discussione iniziata a Cipro e a Vienna.

*

I due co-presidenti della commissione, l'arcivescovo Koch per la parte cattolica e il metropolita Joannis per gli ortodossi, in una conferenza stampa del 24 settembre, hanno espresso una valutazione positiva dei colloqui in corso.

Koch ha riconosciuto la diversità di visione tra cattolici e ortodossi: mentre la Chiesa cattolica ha un forte primato e una debole sinodalità, per le Chiese ortodosse accade il contrario. Quindi occorre "che ci scambiamo i rispettivi doni come fa, ad esempio, Benedetto XVI quando accoglie nella Chiesa cattolica gli anglicani con tutte le loro tradizioni e liturgie".

Joannis si è detto d'accordo: gli ortodossi devono chiarire la loro concezione del primato così come i cattolici devono rafforzare la sinodalità. Ha osservato che la storia del primo millennio mostra che alla Chiesa di Roma era riconosciuto universalmente un ruolo speciale, ma il papa lo esercitava consultandosi con gli altri vescovi.

Quanto al prosieguo dei colloqui, il metropolita di Pergamo ha detto che si procederà a "una leggera variazione dell'oggetto, con una più marcata attenzione agli aspetti teologici".

*

In realtà il cammino non sarà facile, se si guarda ai giudizi molto restrittivi che il patriarcato di Mosca, per la penna del metropolita Hilarion, dà del ruolo del papa nel primo millennio:

"Per gli ortodossi è chiaro che nel primo millennio la giurisdizione del vescovo di Roma fu esercitata solo in occidente, mentre in oriente i territori erano divisi tra quattro patriarchi: quelli di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Il vescovo di Roma non esercitava alcuna diretta giurisdizione in oriente, nonostante il fatto che in alcuni casi le gerarchie orientali facessero appello a lui come arbitro in controversie teologiche. Questi appelli non erano sistematici e in nessun modo potrebbero essere interpretati nel senso che il vescovo di Roma fosse visto in oriente come l'autorità suprema nell'intera Chiesa universale. Si spera che, nei prossimi incontri della commissione, la parte cattolica concordi con questa posizione che è confermata da numerose prove storiche".

A questo proposito, né il patriarcato di Mosca né la Chiesa ortodossa nel suo insieme dimenticano che Benedetto XVI, in uno dei primi atti del suo pontificato, cancellò tra gli attributi del papa riportati nell'Annuario pontificio proprio quello di "patriarca d'occidente".

Quando divenne nota, tale decisione sollevò le proteste di molti esponenti delle Chiese orientali. Alcuni vi videro "una prova delle pretese del vescovo di Roma al primato universale".

Il 22 marzo 2006 il pontificio consiglio per l'unità dei cristiani pubblicò un comunicato giustificativo.

L'8 giugno di quello stesso anno, una nota del patriarcato ecumenico di Costantinopoli affermò che, caso mai, il papa avrebbe fatto meglio a rinunciare a qualificarsi come "sommo pontefice della Chiesa universale", poiché "gli ortodossi non hanno mai accettato una sua giurisdizione su tutta la Chiesa".

Dopo di che le polemiche si acquietarono e le due parti iniziarono quell'esame diretto della questione che, iniziato a Ravenna e proseguito a Cipro e a Vienna, promette ulteriori passi avanti.

Ma la questione, come si vede, è sicuramente impervia, di non vicina soluzione.

__________


Primato papale. La Russia guida la resistenza a Roma (http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1345026)

Giò
14-02-11, 01:46
Vabé, diciamole tutte però:

Il nunzio a Mosca: i cattolici sempre più presenti nella società russa

Prima di partire per il suo nuovo incarico in Gran Bretagna, mons. Mennini saluta la comunità russa con un appello all’unità, interna e con i fratelli ortodossi.

Mosca (AsiaNews) – Con un appello all’unità, contro la “rassegnazione alla divisione” tra cattolici e ortodossi, il nunzio apostolico mons. Antonio Mennini, ha salutato la comunità russa prima della sua partenza per la Gran Bretagna, dove papa Benedetto XVI lo ha nominato suo rappresentante lo scorso 18 dicembre.

Ieri, per la messa di saluto a mons. Mennini, la cattedrale cattolica della Madre di Dio a Mosca era gremita di fedeli. Alla funzione, oltre il nunzio uscente, era presente l’arcivescovo nella capitale russa, mons. Paolo Pezzi. Nella sua omelia il presule ha ringraziato Mennini per il lavoro svolto e ha rivolto un pensiero alle vittime dell’attentato terroristico all’aeroporto Domodedovo, dove il 24 gennaio sono morte 35 persone.

Nominato nunzio in Russia da Giovanni Paolo II nel 2002, mons. Mennini, 63 anni, si dedicherà ora ai rapporti con la Chiesa anglicana, dopo aver vissuto in prima persona un rinnovato clima di collaborazione con il Patriarcato di Mosca.

Nel suo messaggio di commiato ai fedeli russi, il nunzio stesso ha ricordato i passi avanti compiuti dalla Chiesa in Russia. “La Chiesa cattolica, così come la Chiesa ortodossa – ha spiegato - con la perestroika è uscita da un lungo periodo di persecuzioni e di prove. Ora, pian piano, questi problemi stanno risolvendosi e i cattolici si sentono sempre più parte integrante della comunità sociale del Paese. Questo comporta un’apertura graduale alla collaborazione e al dialogo sia a livello sociale, sia anche ecclesiale”.

Mons. Mennini ha poi voluto sottolineare come, seppur in una condizione di minoranza, i cattolici siano riusciti a ritagliarsi un ruolo importante nella collaborazione con i fratelli ortodossi: “Campi privilegiati sono la cultura, l’educazione e il servizio sociale, anche perché cresce la consapevolezza che i cristiani debbano rispondere insieme alle crescenti sfide lanciate dalla società secolarista”.

Ha poi ribadito il concetto, ipotizzando che “oggi il contributo della Chiesa cattolica potrebbe forse essere quello di offrire alla Chiesa e alla società russe la propria testimonianza ed esperienza di presenza cristiana, soprattutto nei campi della cultura e del sociale, che per circostanze storiche in Russia sono rimasti lungamente monopolio del regime ateo”. “Mi sembra che i cattolici russi – ha esortato il nunzio - potranno trovare il proprio posto e scoprire la propria missione all’interno della società nella misura in cui approfondiranno sempre più la conoscenza e l’esperienza della propria tradizione, della propria ‘cattolicità’”.

Si è poi congedato dalla comunità con un augurio per la “vostra testimonianza quotidiana”: “Non rassegnatevi mai alla divisione come se fosse un fatto normale o addirittura auspicabile, non distinguete mai tra ‘noi’ e ‘loro’, non misurate mai la risposta che ricevete alle vostre iniziative. Partecipate dello stesso amore che consumava Gesù…fatevi “tutto a tutti per guadagnare almeno alcuni’ (1 Cor 9,22)”. L’appello all’unità, ha poi sottolineato Mennini, si riferisce non solo ai rapporti con i “fratelli di altre fedi e confessioni cristiane”, ma anche “all’interno della stessa comunità cattolica, delle associazioni, delle parrocchie, delle famiglie”. “Che tutti siano uno, perché il mondo creda”, diventi dunque oggetto della vostra preghiera quotidiana e della vita”, ha concluso il nunzio.

Un ministero durato otto anni Mennini chiude così otto anni di ministero all’insegna dell’ecumenismo, come lui stesso ha raccontato definendosi promotore di quell’“ecumenismo dell’amore” cui ha esortato Benedetto XVI. “L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi”, ha aggiunto.

Al termine del rito, il saluto della comunità al nunzio si è concluso con un ricevimento a cui, tra gli altri, hanno partecipato l’arcivescovo Pezzi, il direttore della Biblioteca dello Spirito di Mosca, Jean-François Thiry e il direttore dell’Istituto italiano di cultura, Adriano Dell’Asta.

Visto da Mosca, il mandato di mons. Mennini, ispirato al “reciproco rispetto delle tradizioni”, è stato un successo. Durante gli anni come diplomatico in Russia, è stato artefice e testimone di alcuni importanti passi di avvicinamento tra Vaticano e Patriarcato di Mosca. Nel 2004 ha assistito a un importante avvenimento nella storia delle relazioni tra le due Chiese: la restituzione dell’icona della Madre di Dio di Kazan. Mennini è stato il primo nunzio nel Paese dal 15 luglio 2010, quando è culminato lo scambio di ambasciatori tra Vaticano e Federazione russa. Pochi mesi prima, a fine 2009, il presidente russo Medvedev, ricevuto in Vaticano, aveva deciso di perfezionare le relazioni diplomatiche bilaterali innalzando a livello di ambasciata la sede diplomatica presso la Santa Sede.

Ora la comunità cattolica russa attende la nomina del successore di mons. Mennini. Formalmente potrà avvenire solo dopo la partenza ufficiale del nunzio uscente. La rosa di candidati sarebbe composta da quattro nomi - di cui il più accreditato pare lo sloveno Ivan Jurkovic, oggi nunzio apostolico in Ucraina - ma per il momento nessuno azzarda previsioni. L’arcivescovo di Mosca si limita ad auspicare che la nomina “avvenga nel più breve tempo possibile, magari anche prima di fine di febbraio”.


RUSSIA Il nunzio a Mosca: i cattolici sempre più presenti nella società russa - Asia News (http://www.asianews.it/notizie-it/Il-nunzio-a-Mosca:-i-cattolici-sempre-pi%C3%B9-presenti-nella-societ%C3%A0-russa-20643.html)

Notare la data: 31/1/2011

carlomartello
14-02-11, 01:50
Russia: Tensioni Cattolici-Ortodossi Su Restituzione Beni

Proteste Nella Regione Di Kalingrado Per Chiesa 'Sacra Famiglia’ - Si riaccende in Russia la tensione fra la chiesa ortodossa e quella cattolica sulla restituzione dei beni confiscati dai comunisti in epoca sovietica. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano Vremia Novostei, nella regione di Kalingrado, dopo l'approvazione da parte della duma, la scorsa settimana, della legge che impone la restituzione dei beni alle rispettive chiese alle quali furono confiscate, sono stati assegnati alla chiesa ortodossa 14 monumenti storici che comprendono 8 castelli teutonici e 6 chiese luterane e cattoliche.

Tra queste, l'ex cattedrale della 'Sacra famiglia’ che dall’80 ospita la filarmonica locale e più volte rivendicata dai cattolici ai quali è stato concesso di celebrare una messa solo nel 2001.

In una lettera aperta alla chiesa ortodossa, il nunzio apostolico di Mosca, Paolo Pezzi, critica il passaggio di proprietà accusando il patriarcato di «fare i propri interessi», e il Parlamento di Kalingrado di agire in segreto senza discutere le proprie decisioni con la comunità cattolica della città, definendo le azioni della duma «irresponsabili e degni di rammarico». Le critiche - scrive il giornale - fanno seguito alla lettera inviata dalla comunità di cattolici di Mosca al patriarca Kirill dove si fa presente che le ultime azioni della chiesa ortodossa« non corrispondono al buon dialogo che si è stabilito ultimamente nei rapporti fra le due chiese».

In dichiarazioni rilasciate a Vremia Novostei, il capo dipartimento per i rapporti della chiesa e della società, Vsevolod Chaplin, da parte sua, sostiene che «bisogna tener presente che le chiese cattoliche prima del 1945 erano sotto l'operato del terzo reich. Poi, per motivi che sappiamo, la Germania e il popolo tedesco hanno perso il diritto su questi territori e questi edifici e questo lo dobbiamo tener presente

Russia: Tensioni Cattolici-Ortodossi Su Restituzione Beni (http://www.buonanotizia.org/index.php?view=article&id=225:russia-tensioni-cattolici-ortodossi-su-restituzione-beni)

Hai fatto bene a ricordare questa situazione, che è importante conoscere, ciò dimostra che c'è ancora molto lavoro per le nostre diplomazie - Italiana e Vaticana.
Dispute come questa, o di tipo teologico e dottrinale, non devono però essere utilizzate per scopi distruttivi, poiché tra il Santo Padre e il patriarca russo Cirillo c'è piena condivisione sui grandi temi di attualità, bisogna - parafrasanto il grande Giovanni Paolo II, polacco, perseguitato dai comunisti - che l'Europa dall'Atlantico agli Urali - la "Casa Comune Europea" già concepita da Papa Pio II - torni a respirare con i due Polmoni cattolico e ortodosso, dopo gli anni infausti in cui una cortina di ferro separava gli europei. L'Europa oggi, invece, non respira. E ciò lo vediamo bene.

carlomartello

Miles
14-02-11, 01:53
Cerchiamo di non essere caustici. Certamente - per ragioni storiche - i fedeli di Cristo e della Sua Una Santa Cattolica Apostolica Chiesa nella Federazione Russa ancora subiscono i limiti di una realtà in cammino verso importanti e decisive riforme. Pur tuttavia i rapporti con il patriarca russo Cirillo sono notevolmente migliorati e bisogna tenerne conto.

carlomartello


Le relazioni diplomatiche fra Federazione russa e Santa Sede sono nettamente migliorate negli ultimi anni. Benedetto XVI, sin dall'inzio del suo pontificato, ha puntato molto sui rapporti con la Russia e il dialogo con la chiesa ortodossa.

Il discorso è assai semplice e lineare.
La Russia per vari motivi vuole avere tutti i partner possibili di riferimento in Europa.
Il Papa è conservatore su molte cose (ed è un dono del Cielo per questo motivo) è Tedesco (e la Russia gioca molto sui rapporti con la Germania) e di certo non si arrabbia se in Russia incentivano la pratica Cristiana tout court.
Motivi per cui sul piano diplomatico e politico si apprezzano .


C'è però anche il piano religioso intrarusso.
E lì' accordo non c'è affatto.

La religione Cattolica non è riconosciuta dallo stato (lo è oltre a quella ortodossa, l'islam, l'ebbrismo e il buddhismo) , il Patriarca attuale è un ammiratore esterno di Benedetto XVI per svariati motivi (bioetica e necessità delle radici Cristiane) però vedrebbe volentieri i Cattolici Russi convertiti a forza all'infausta secta orthodoxa, nega ad essi ogni diritto ed ha partecipato alla spartizione di migliaia di Chiese ex cattoliche , confiscate dall'Urss e da queste restituite con sotterfugi alla sola chiesa ortodossa, e ha già detto più volte che anche se prima o poi accadrà , "per ora" (ed è un tormentone che dura da sei anni) non inconterà il Papa.

Medvedev mi sta simpatico e tutto, però non si può confondere il piano diplomatico con quello della realtà o degli idrocarburi della Russia.

carlomartello
14-02-11, 01:54
Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti

Sul sacerdozio femminile e l'omosessualità, tra le altre questioni


MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.

Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall'agenzia russa Interfax.

“Devo dire che l'atteggiamento dell'attuale Papa Benedetto XVI suscita ottimismo”, ha detto in un'intervista concessa ai canali televisivi ucraini alla vigilia della sua visita nel Paese.

Il Patriarca ha ricordato ai giornalisti che il Papa viene spesso criticato da “teologi liberali e dai mezzi di comunicazione di massa liberali in Occidente” per le sue opinioni.

“Ad ogni modo, in molte questioni pubbliche e morali il Papa concorda pienamente con le opinioni della Chiesa ortodossa russa. Questo ci dà un'opportunità per promuovere i valori cristiani con la Chiesa cattolica, in particolare nelle organizzazioni internazionali e nell'arena internazionale”, ha affermato.

Allo stesso tempo, il Patriarca ha riconosciuto che si stanno producendo “fenomeni molto pericolosi” nel protestantesimo contemporaneo, in cui i cristiani “lasciano che elementi peccaminosi del mondo entrino al loro interno e giustificano questi elementi, se vengono offerti dalla società secolare”. Come risultato, “motti filosofici laicisti liberali si ripetono nelle Chiese protestanti e gettano radici nel pensiero religioso”.

In questo senso, si è riferito alla questione dell'ordinazione femminile, che appare in Occidente quando “la nozione laica dei diritti umani si incorpora alla teologia, alle pratiche ecclesiali”.

“Un'altra questione simile è l'atteggiamento nei confronti dell'omosessualità. La Parola di Dio viene distorta per far piacere allo standard laicista liberale. E' scritto molto chiaramente che si tratta di un peccato”, ha aggiunto.

Il Patriarca si è rivolto ai media ucraini ricordando anche l'importanza che i due Paesi, Russia e Ucraina, si integrino in Europa preservando la loro “identità nazionale, culturale e spirituale”.

“Si tratta di una grande sfida in condizioni di globalizzazione – ha affermato –. Dobbiamo preservare la diversità e la bellezza del mondo di Dio e allo stesso tempo promuovere una buona cooperazione internazionale e relazioni pacifiche tra le Nazioni”.

Per il Patriarca, se russi, ucraini e bielorussi respingono i loro “valori di base”, la probabile distruzione della “matrice nazionale” sarà “una grande catastrofe della civiltà”.

“Il mondo sarebbe unificato e orribile, facilmente manipolabile, perché questa cultura tradizionale spirituale della maggioranza della popolazione è il criterio principale per distinguere il bene dal male”, ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa.

ZENIT - Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti (http://www.zenit.org/article-23239?l=italian)


carlomartello

Miles
14-02-11, 01:57
Vabé, diciamole tutte però:


Il titolo è fuorviante.

Passaggi come questo:


Ha poi ribadito il concetto, ipotizzando che “oggi il contributo della Chiesa cattolica potrebbe forse essere quello di offrire alla Chiesa e alla società russe la propria testimonianza ed esperienza di presenza cristiana, soprattutto nei campi della cultura e del sociale, che per circostanze storiche in Russia sono rimasti lungamente monopolio del regime ateo”. “Mi sembra che i cattolici russi – ha esortato il nunzio - potranno trovare il proprio posto e scoprire la propria missione all’interno della società nella misura in cui approfondiranno sempre più la conoscenza e l’esperienza della propria tradizione, della propria ‘cattolicità’

Fan capire che si prospetta un'ipotesi futura.

Una cosa è dire "oggi è così", un'altra è dire "un domani potrebbe essere colà"

Ovvio la speranza non deve mai mancare. Però le cose allo stadio attuale stanno un po' diversamente.

Comunque alla fine il Cuore Immacolato di Maria, trionferà!

carlomartello
14-02-11, 01:57
http://blogs.reuters.com/faithworld/files/2007/12/benedict-and-kirill.JPG

Tra Roma e Mosca ritorna la primavera (http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1341357)

C'è anche la prefazione ad EUROPA PATRIA SPIRITUALE (http://www.zenit.org/article-20545?l=italian).


carlomartello

carlomartello
14-02-11, 02:00
Cattolici e Ortodossi russi per far rinascere l’Europa Cristiana (http://www.lottimista.com/sacro/743-cattolici-e-ortodossi-russi-per-far-rinascere-leuropa-cristiana.html)

Un'alleanza con la Russia per far rinascere l’Europa Cristiana (http://www.lottimista.com/scienze/24-in-evidenza/1126-unalleanza-con-la-russia-per-far-rinascere-leuropa-cristiana.html)

Deo gratias!


carlomartello

Miles
14-02-11, 02:00
Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti

Sul sacerdozio femminile e l'omosessualità, tra le altre questioni


MOSCA, martedì, 20 luglio 2010 (ZENIT.org).- Il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie condivide la visione di Papa Benedetto XVI su molte questioni di attualità, soprattutto di tipo morale ed ecclesiale.

Lo ha affermato egli stesso in alcune dichiarazioni diffuse in occasione del suo viaggio in Ucraina e raccolte dall'agenzia russa Interfax.

“Devo dire che l'atteggiamento dell'attuale Papa Benedetto XVI suscita ottimismo”, ha detto in un'intervista concessa ai canali televisivi ucraini alla vigilia della sua visita nel Paese.

Il Patriarca ha ricordato ai giornalisti che il Papa viene spesso criticato da “teologi liberali e dai mezzi di comunicazione di massa liberali in Occidente” per le sue opinioni.

“Ad ogni modo, in molte questioni pubbliche e morali il Papa concorda pienamente con le opinioni della Chiesa ortodossa russa. Questo ci dà un'opportunità per promuovere i valori cristiani con la Chiesa cattolica, in particolare nelle organizzazioni internazionali e nell'arena internazionale”, ha affermato.

Allo stesso tempo, il Patriarca ha riconosciuto che si stanno producendo “fenomeni molto pericolosi” nel protestantesimo contemporaneo, in cui i cristiani “lasciano che elementi peccaminosi del mondo entrino al loro interno e giustificano questi elementi, se vengono offerti dalla società secolare”. Come risultato, “motti filosofici laicisti liberali si ripetono nelle Chiese protestanti e gettano radici nel pensiero religioso”.

In questo senso, si è riferito alla questione dell'ordinazione femminile, che appare in Occidente quando “la nozione laica dei diritti umani si incorpora alla teologia, alle pratiche ecclesiali”.

“Un'altra questione simile è l'atteggiamento nei confronti dell'omosessualità. La Parola di Dio viene distorta per far piacere allo standard laicista liberale. E' scritto molto chiaramente che si tratta di un peccato”, ha aggiunto.

Il Patriarca si è rivolto ai media ucraini ricordando anche l'importanza che i due Paesi, Russia e Ucraina, si integrino in Europa preservando la loro “identità nazionale, culturale e spirituale”.

“Si tratta di una grande sfida in condizioni di globalizzazione – ha affermato –. Dobbiamo preservare la diversità e la bellezza del mondo di Dio e allo stesso tempo promuovere una buona cooperazione internazionale e relazioni pacifiche tra le Nazioni”.

Per il Patriarca, se russi, ucraini e bielorussi respingono i loro “valori di base”, la probabile distruzione della “matrice nazionale” sarà “una grande catastrofe della civiltà”.

“Il mondo sarebbe unificato e orribile, facilmente manipolabile, perché questa cultura tradizionale spirituale della maggioranza della popolazione è il criterio principale per distinguere il bene dal male”, ha aggiunto il primate della Chiesa ortodossa russa.

ZENIT - Il Patriarca Kirill condivide la visione del Papa su molti aspetti (http://www.zenit.org/article-23239?l=italian)


carlomartello


Bene per il patriarca.
Ma che c'azzecca?
A parole tue , eh, senza copia&incolla.

Non vuole i froci e dice che il Papa fa bene a porre degli altolà.
Ma è una semplice questione di buon senso.

Miles
14-02-11, 02:03
carlomartello, quando hai finito coi copia&incolla selvaggi (che da soli non vogliono dir nulla) fammi sapere.
Ti rinnovo le mie precedenti obiezioni.



Il discorso è assai semplice e lineare.
La Russia per vari motivi vuole avere tutti i partner possibili di riferimento in Europa.
Il Papa è conservatore su molte cose (ed è un dono del Cielo per questo motivo) è Tedesco (e la Russia gioca molto sui rapporti con la Germania) e di certo non si arrabbia se in Russia incentivano la pratica Cristiana tout court.
Motivi per cui sul piano diplomatico e politico si apprezzano .


C'è però anche il piano religioso intrarusso.
E lì' accordo non c'è affatto.

La religione Cattolica non è riconosciuta dallo stato (lo è oltre a quella ortodossa, l'islam, l'ebbrismo e il buddhismo) , il Patriarca attuale è un ammiratore esterno di Benedetto XVI per svariati motivi (bioetica e necessità delle radici Cristiane) però vedrebbe volentieri i Cattolici Russi convertiti a forza all'infausta secta orthodoxa, nega ad essi ogni diritto ed ha partecipato alla spartizione di migliaia di Chiese ex cattoliche , confiscate dall'Urss e da queste restituite con sotterfugi alla sola chiesa ortodossa, e ha già detto più volte che anche se prima o poi accadrà , "per ora" (ed è un tormentone che dura da sei anni) non inconterà il Papa.

Medvedev mi sta simpatico e tutto, però non si può confondere il piano diplomatico con quello della realtà o degli idrocarburi della Russia.

Miles
14-02-11, 02:05
Dispute come questa, o di tipo teologico e dottrinale, non devono però essere utilizzate per scopi distruttivi

Concordo in pieno con questa tua osservazione.

Sono un po' scettico su molte cose, stante l'usanza diplomatica degli abbracci in pubblico e le coltellate in privato ma la Provvidenza è sempre in agguato.

carlomartello
14-02-11, 02:07
Bene per il patriarca.
Ma che c'azzecca?
A parole tue , eh, senza copia&incolla.

Non vuole i froci e dice che il Papa fa bene a porre degli altolà.
Ma è una semplice questione di buon senso.

In Russia la chiesa nazionale e il patriarca Cirillo hanno un forte ruolo pubblico. Cirillo a differenza del suo predecessore caldeggia fortemente un'alleanza con i cattolici in Ue contro le lobby anticattoliche che ne dominano la vita pubblica - già vista all'opera sulla faccenda del Crocifisso.
Leggiti comunque gli ultimi articoli inseriti dal sottoscritto che ben spiegano come la Santa Sede veda nel sodalizio tra Russia e Italia e nel riavvicinamento agli ortodossi la chiave geopolitica di svolta della 'crociata' del Santo Padre in Europa.

carlomartello

carlomartello
14-02-11, 02:13
Il discorso è assai semplice e lineare.
La Russia per vari motivi vuole avere tutti i partner possibili di riferimento in Europa.
Il Papa è conservatore su molte cose (ed è un dono del Cielo per questo motivo) è Tedesco (e la Russia gioca molto sui rapporti con la Germania) e di certo non si arrabbia se in Russia incentivano la pratica Cristiana tout court.
Motivi per cui sul piano diplomatico e politico si apprezzano .


C'è però anche il piano religioso intrarusso.
E lì' accordo non c'è affatto.

La religione Cattolica non è riconosciuta dallo stato (lo è oltre a quella ortodossa, l'islam, l'ebbrismo e il buddhismo) , il Patriarca attuale è un ammiratore esterno di Benedetto XVI per svariati motivi (bioetica e necessità delle radici Cristiane) però vedrebbe volentieri i Cattolici Russi convertiti a forza all'infausta secta orthodoxa, nega ad essi ogni diritto ed ha partecipato alla spartizione di migliaia di Chiese ex cattoliche , confiscate dall'Urss e da queste restituite con sotterfugi alla sola chiesa ortodossa, e ha già detto più volte che anche se prima o poi accadrà , "per ora" (ed è un tormentone che dura da sei anni) non inconterà il Papa.

Medvedev mi sta simpatico e tutto, però non si può confondere il piano diplomatico con quello della realtà o degli idrocarburi della Russia.

Fai bene a dire questo e siamo d'accordo.
Di nuovo: fai bene a farlo presente.
Come detto c'è ancora lavoro per le nostre diplomazie.
Qui però, tra Santa Sede, Italia e Russi, si intravede finalmente in Europa un sospiro di 'restaurazione'... di una casa corrotta e decadente preda di nemici interni ed esterni.
Quindi, Deo gratias!

carlomartello

Miles
14-02-11, 02:15
In Russia la chiesa nazionale e il patriarca Cirillo hanno un forte ruolo pubblico. Cirillo a differenza del suo predecessore caldeggia fortemente un'alleanza con i cattolici in Ue contro le lobby anticattoliche che ne dominano la vita pubblica - già vista all'opera sulla faccenda del Crocifisso.

Nulla da eccepire. E' un'alleanza tra due soggetti in cui il soggetto A vuole restare esterno al soggetto B (a casa propria. All'estero gli ortodossi mendicano chiese in tutte le diocesi) , mentre il soggetto B vuole avere una bilateralità completa.



Leggiti comunque gli ultimi articoli inseriti dal sottoscritto che ben spiegano come la Santa Sede veda nel sodalizio tra Russia e Italia e nel riavvicinamento agli ortodossi la chiave geopolitica di svolta della 'crociata' del Santo Padre in Europa.

carlomartello

Si li conoscevo e la cosa indubbiamente mi rende felice.
Tuttavia riconoscere anche le differenze che permangono e gli ostacoli che spesso e volentieri la chiesa ortodossa interpone (vds quanto è accaduto al Convegno di Ferrara l'anno scorso) dovrebbe porre molta cautela su tutto ciò che non è il mero rapporto diplomatico od un vago apprezzamento etico.
Per assurdo anche il Dalai Lama ha uscite apprezzabili, ciò non implica che diventerà Cattolico.

Poi Dio scrive dritto anche su righe storte.
Ma è altro affare.

Giò
14-02-11, 02:15
Bisogna innanzitutto distinguere le normali relazioni diplomatiche fra Federazione Russa e Stato della Città del Vaticano e il dialogo inter-religioso fra Chiesa Cristiana Ortodossa Russa e Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica Romana.
E' chiaro che non si tratta di due aspetti totalmente indistinti, ma nemmeno da separare con l'accetta.
Il governo russo, ovviamente, non può - dal suo punto di vista - rapportarsi con la Chiesa Cattolica prescindendo dal rapporto fra gerarchie ecclesiastiche cattoliche ed ortodosse.
Quindi non credo che Putin e Medvedev possano fare a meno di privilegiare i rapporti con la Chiesa Cristiana Ortodossa Russa, che del resto è confessione religiosa largamente maggioritaria nella Federazione Russa ed oltre tutto è inscindibilmente legata a secoli di storia russa.
Ciò nonostante, è importante che con Putin e Medvedev, soprattutto a partire dal pontificato di Benedetto XVI, c'è stato un progressivo avvicinamento che sembra - e dico sembra perché certezze finora non se ne hanno - preludere ad un accordo fra Santa Sede e Federazione Russa. Già il fatto della trasformazione della rappresentanza diplomatica in vera e propria ambasciata è molto significativo. E' quindi auspicabile che le relazioni diplomatiche portino ad un pieno riconoscimento della Chiesa Cattolica in Russia. Però il cammino è ancora lungo: non dimentichiamoci che l'ateismo di Stato non è roba di un secolo fa ma, ufficialmente, è finito solo nel 1991!

Il problema dei rapporti con l'Ortodossia secondo me è dovuto anche all'ecumenismo. L'ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II, che nei confronti degli ortodossi ha portato ad un assurdo ritiro delle scomuniche, che risultati ha prodotto?
Gli stessi prelati ortodossi - russi e non - vedono il secolarismo come una malattia della attuale civiltà europea e soprattutto dell'attuale civiltà europea occidentale. Secolarismo che, al di là delle parole di cortesia recenti, vedono anche nella Chiesa Cattolica.
Quando Lefebvre disse in un'intervista che la sua lotta in seno alla Chiesa e al clero contro il modernismo vedeva la simpatia 'esterna' di non pochi ortodossi non mentiva affatto.
La Russia ortodossa, pur non dovendo esser affatto considerata una nuova terra da evangelizzare, non diverrà mai cattolica finché la Chiesa non si presenterà ad essa come vera, sola ed unica Chiesa Cattolica.
Detto in termini meno criptici, la Chiesa si disfi dell'ecumenismo dialogante che la stessa Ortodossia vede con estremo sospetto e si presenti come Chiesa che ascolta ma con l'intento chiaro e netto di convertire, non di dialogare.
Solo una Chiesa forte dottrinalmente potrà porre fine al plurisecolare scisma coi fratelli dell'Est e all'eresia ortodossa. Peccato però che la Chiesa finché avrà nel suo seno gente come Martini o Tettamanzi o organizzerà le "giornate ecumeniche" di Assisi cosa potrà mai pretendere?

carlomartello
14-02-11, 02:19
Concordo in pieno con questa tua osservazione.

Sono un po' scettico su molte cose, stante l'usanza diplomatica degli abbracci in pubblico e le coltellate in privato ma la Provvidenza è sempre in agguato.

Però non puoi negare che questo Papa benché tedesco si trovi più franco nel dialogo con i 'tradizionalisti' ortodossi che con gli 'ultra-liberali' protestanti.
Al di là di questo, regnano sovrane le storiche diffidenze.
Ma la Provvidenza è in agguato.

carlomartello

carlomartello
14-02-11, 02:23
Bisogna innanzitutto distinguere le normali relazioni diplomatiche fra Federazione Russa e Stato della Città del Vaticano e il dialogo inter-religioso fra Chiesa Cristiana Ortodossa Russa e Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica Romana.
E' chiaro che non si tratta di due aspetti totalmente indistinti, ma nemmeno da separare con l'accetta.
Il governo russo, ovviamente, non può - dal suo punto di vista - rapportarsi con la Chiesa Cattolica prescindendo dal rapporto fra gerarchie ecclesiastiche cattoliche ed ortodosse.
Quindi non credo che Putin e Medvedev possano fare a meno di privilegiare i rapporti con la Chiesa Cristiana Ortodossa Russa, che del resto è confessione religiosa largamente maggioritaria nella Federazione Russa ed oltre tutto è inscindibilmente legata a secoli di storia russa.
Ciò nonostante, è importante che con Putin e Medvedev, soprattutto a partire dal pontificato di Benedetto XVI, c'è stato un progressivo avvicinamento che sembra - e dico sembra perché certezze finora non se ne hanno - preludere ad un accordo fra Santa Sede e Federazione Russa. Già il fatto della trasformazione della rappresentanza diplomatica in vera e propria ambasciata è molto significativo. E' quindi auspicabile che le relazioni diplomatiche portino ad un pieno riconoscimento della Chiesa Cattolica in Russia. Però il cammino è ancora lungo: non dimentichiamoci che l'ateismo di Stato non è roba di un secolo fa ma, ufficialmente, è finito solo nel 1991!

Il problema dei rapporti con l'Ortodossia secondo me è dovuto anche all'ecumenismo. L'ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II, che nei confronti degli ortodossi ha portato ad un assurdo ritiro delle scomuniche, che risultati ha prodotto?
Gli stessi prelati ortodossi - russi e non - vedono il secolarismo come una malattia della attuale civiltà europea e soprattutto dell'attuale civiltà europea occidentale. Secolarismo che, al di là delle parole di cortesia recenti, vedono anche nella Chiesa Cattolica.
Quando Lefebvre disse in un'intervista che la sua lotta in seno alla Chiesa e al clero contro il modernismo vedeva la simpatia 'esterna' di non pochi ortodossi non mentiva affatto.
La Russia ortodossa, pur non dovendo esser affatto considerata una nuova terra da evangelizzare, non diverrà mai cattolica finché la Chiesa non si presenterà ad essa come vera, sola ed unica Chiesa Cattolica.
Detto in termini meno criptici, la Chiesa si disfi dell'ecumenismo dialogante che la stessa Ortodossia vede con estremo sospetto e si presenti come Chiesa che ascolta ma con l'intento chiaro e netto di convertire, non di dialogare.
Solo una Chiesa forte dottrinalmente potrà porre fine al plurisecolare scisma coi fratelli dell'Est e all'eresia ortodossa. Peccato però che la Chiesa finché avrà nel suo seno gente come Martini o Tettamanzi o organizzerà le "giornate ecumeniche" di Assisi cosa potrà mai pretendere?
A tal proposito:

http://forum.politicainrete.net/cattolici-romani/75286-verso-lunita-alleanza-strategica-contro-le-sfide-della-modernita.html

Sono gli stessi ortodossi a voler andarci coi piedi di piombo sull'ecumenismo, ma al tempo stesso vogliono approfondire la collaborazione coi cattolici senza dare a Mammona e a forze esterne il tempo di inginocchiare l'Europa.


carlomartello

Miles
14-02-11, 02:26
Il problema dei rapporti con l'Ortodossia secondo me è dovuto anche all'ecumenismo. L'ecumenismo promosso dal Concilio Vaticano II, che nei confronti degli ortodossi ha portato ad un assurdo ritiro delle scomuniche, che risultati ha prodotto?
Gli stessi prelati ortodossi - russi e non - vedono il secolarismo come una malattia della attuale civiltà europea e soprattutto dell'attuale civiltà europea occidentale. Secolarismo che, al di là delle parole di cortesia recenti, vedono anche nella Chiesa Cattolica.
Quando Lefebvre disse in un'intervista che la sua lotta in seno alla Chiesa e al clero contro il modernismo vedeva la simpatia 'esterna' di non pochi ortodossi non mentiva affatto.
La Russia ortodossa, pur non dovendo esser affatto considerata una nuova terra da evangelizzare, non diverrà mai cattolica finché la Chiesa non si presenterà ad essa come vera, sola ed unica Chiesa Cattolica.
Detto in termini meno criptici, la Chiesa si disfi dell'ecumenismo dialogante che la stessa Ortodossia vede con estremo sospetto e si presenti come Chiesa che ascolta ma con l'intento chiaro e netto di convertire, non di dialogare.
Solo una Chiesa forte dottrinalmente potrà porre fine al plurisecolare scisma coi fratelli dell'Est all'eresia ortodossa. Peccato però che la Chiesa finché avrà nel suo seno gente come Martini o Tettamanzi o organizzerà le "giornate ecumeniche" di Assisi cosa potrà mai pretendere?

Secondo me mischi un po' di cose.
Indubbiamente gli ortodossi non vedono bene preti operai, comunità di base , e pattume assortito.
E c'hanno ragione.

Però...

Ricorda che anche il Patriarca attuale è un ex KGB ovvero è diventato vescovo con l'assenso del KGB stesso quindi ha una certa forma mentis (ma sono un po' perplesso se mi si chiedesse se questo non cortocircuiti con la Fede, ma vabbeh) e quindi legato a schemi abbastanza rigidi. E questo può essere un bene od un male , dipende come si estrinseca.

Ritenere però che se la Chiesa ipoteticamente tornasse allo status quo ante 1963 vi sarebbero maggiori possibilità (con forze umane si intende) nella conversione di tutte le Russie (che è una delle profezie della Madonna di Fatima) beh io ti rispondo: "scusa ma c'hanno avuto tempo dal secolo XI per farlo , e mo' proprio mo ,' il problema sarebbe il Concilio?"

Infine per quanto concerne Lefebvre non stento a credere che ciò che riporta sia vero.
Però riguardava i Vescovi della ROCA che pur Ortodossi con l'attuale Patriarcato non centrano nulla anzi erano l'esatto opposto (ed erano comunque sempre in cerca di sostegni da terzi, essendo la Chiesa Russa all'estero sempre a corto di aiuti per intuibili motivi)

Giò
14-02-11, 02:38
Secondo me mischi un po' di cose.
Indubbiamente gli ortodossi non vedono bene preti operai, comunità di base , e pattume assortito.
E c'hanno ragione.

Però...

Ricorda che anche il Patriarca attuale è un ex KGB ovvero è diventato vescovo con l'assenso del KGB stesso quindi ha una certa forma mentis (ma sono un po' perplesso se mi si chiedesse se questo non cortocircuiti con la Fede, ma vabbeh) e quindi legato a schemi abbastanza rigidi. E questo può essere un bene od un male , dipende come si estrinseca.

Ritenere però che se la Chiesa ipoteticamente tornasse allo status quo ante 1963 vi sarebbero maggiori possibilità (con forze umane si intende) nella conversione di tutte le Russie (che è una delle profezie della Madonna di Fatima) beh io ti rispondo: "scusa ma c'hanno avuto tempo dal secolo XI per farlo , e mo' proprio mo ,' il problema sarebbe il Concilio?"

Infine per quanto concerne Lefebvre non stento a credere che ciò che riporta sia vero.
Però riguardava i Vescovi della ROCA che pur Ortodossi con l'attuale Patriarcato non centrano nulla anzi erano l'esatto opposto (ed erano comunque sempre in cerca di sostegni da terzi, essendo la Chiesa Russa all'estero sempre a corto di aiuti per intuibili motivi)

Premessa: la Divina Provvidenza non ha limitati. Ciò che è impossibile all'uomo è possibile a Dio.

Il rischio attuale - so che adesso i cattolici 'adulti' del forum si incavoleranno con me - è che un'eventuale rientro degli ortodossi nella Chiesa consista in un compromesso dottrinale inaccettabile che minerebbe ciò che non si può minare: il depositum fidei.
Il rischio che si vada a creare una sorta di pan-Chiesa al cui interno vi starebbero bene - secondo la logica di chi l'ha concepita - sia uno come Monsignor Fellay che Kiko, sia il patriarca ortodosso che il prelato in stile Tettamanzi o il prete che balla la samba mentre celebra la Messa, può effettivamente esserci.
E - con tutto il rispetto dovuto al Romano Pontefice regnante che sicuramente è migliore (o meno peggio) dei suoi ultimi 3-4 predecessori - certe ambiguità, sia a parole che nei fatti, di B XVI in tal senso non rassicurano del tutto.
Quello che io voglio dire è che solo una Roma pienamente consapevole di essere ROMA, ossia Cattedra di Pietro, roccia della Chiesa universale fondata da Cristo in persona, può intraprendere un serio lavoro di conversione degli ortodossi, siano essi russi o meno.
E' anche un po' il senso di certe rivelazioni mariane connesse ai segreti di Fatima. Ma non voglio addentrarmi in un discorso tutt'altro che semplice.
Faccio notare, comunque, che non poche chiese ortodosse scismatiche locali erano rientrate come chiese uniate prima del CVII, in particolar modo quando vi fu proprio il Concilio Vaticano I (il famoso concilio dell'infallibilità papale ex cathedra).

Miles
14-02-11, 03:06
Premessa: la Divina Provvidenza non ha limitati. Ciò che è impossibile all'uomo è possibile a Dio.

Il rischio attuale - so che adesso i cattolici 'adulti' del forum si incavoleranno con me - è che un'eventuale rientro degli ortodossi nella Chiesa consista in un compromesso dottrinale inaccettabile che minerebbe ciò che non si può minare: il depositum fidei.
Il rischio che si vada a creare una sorta di pan-Chiesa al cui interno vi starebbero bene - secondo la logica di chi l'ha concepita - sia uno come Monsignor Fellay che Kiko, sia il patriarca ortodosso che il prelato in stile Tettamanzi o il prete che balla la samba mentre celebra la Messa, può effettivamente esserci.
E - con tutto il rispetto dovuto al Romano Pontefice regnante che sicuramente è migliore (o meno peggio) dei suoi ultimi 3-4 predecessori - certe ambiguità, sia a parole che nei fatti, di B XVI in tal senso non rassicurano del tutto.
Quello che io voglio dire è che solo una Roma pienamente consapevole di essere ROMA, ossia Cattedra di Pietro, roccia della Chiesa universale fondata da Cristo in persona, può intraprendere un serio lavoro di conversione degli ortodossi, siano essi russi o meno.
E' anche un po' il senso di certe rivelazioni mariane connesse ai segreti di Fatima. Ma non voglio addentrarmi in un discorso tutt'altro che semplice.
Faccio notare, comunque, che non poche chiese ortodosse scismatiche locali erano rientrate come chiese uniate prima del CVII, in particolar modo quando vi fu proprio il Concilio Vaticano I (il famoso concilio dell'infallibilità papale ex cathedra).

Non ti fasciare la testa prima che sia rotta.
Conciliare o meno, Lefebvriano o ipermodernista , come Cattolico, per un ortodosso sei Eretico a prescindere, cambia solo il tempo di cottura sul rogo.

Giò
14-02-11, 03:12
Non ti fasciare la testa prima che sia rotta.
Conciliare o meno, Lefebvriano o ipermodernista , come Cattolico, per un ortodosso sei Eretico a prescindere, cambia solo il tempo di cottura sul rogo.

Lo so. Ma il punto è che eretici e scismatici lo sono loro, per noi! Solo che qualcuno - Paolo VI - ha preferito ritirare delle scomuniche in nome del dialogo ecumenico.
Gesto del tutto inutile in quanto chi è eretico e scismastico è de facto scomunicato di per sé.
A volerla dire tutta, si potrebbe pure discutere sulla validità del gesto.

Miles
14-02-11, 03:22
Lo so. Ma il punto è che eretici e scismatici lo sono anche loro, per noi! Solo che qualcuno - Paolo VI - ha preferito ritirare delle scomuniche in nome del dialogo ecumenico.
Gesto del tutto inutile in quanto chi è eretico e scismastico è de facto scomunicato di per sé.
A volerla dire tutta, si potrebbe pure discutere sulla validità del gesto.

E' stata revocata la bolla di scomunica reciproca tra due singoli soggetti vissuti nell'XI secolo, non all'ortodossia, ma nemmeno al Cattolicesimo (da parte ortodossa si intende)

Lo scisma rimane e permane , e nel momento che essi non accettano alcuni dogmi del Cristianesimo così come tramandatoci e del relativo Magistero Pontificio , secondo il canone 751 del C.C. vigente essi sono eretici.

Poi a volte è più lontano quello che apparentemente ti sarebbe più vicino.
O magari ockamiamente quello apparentemente più vicino è davvero più vicino.

Ma non si parla solo con gli amici , ma anche coi nemici e a volte , pur tenendo costantemente ed immancabilmente presente quale sia la Verità, si catturano più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto.

Motivo per cui nel dubbio non faccio nemmeno aprir bocca ai testimoni di genova.

Giò
14-02-11, 03:31
E' stata revocata la bolla di scomunica reciproca tra due singoli soggetti vissuti nell'XI secolo, non all'ortodossia, ma nemmeno al Cattolicesimo (da parte ortodossa si intende)

Lo scisma rimane e permane , e nel momento che essi non accettano alcuni dogmi del Cristianesimo così come tramandatoci e del relativo Magistero Pontificio , secondo il canone 751 del C.C. vigente essi sono eretici.

Poi a volte è più lontano quello che apparentemente ti sarebbe più vicino.
O magari ockamiamente quello apparentemente più vicino è davvero più vicino.

Ma non si parla solo con gli amici , ma anche coi nemici e a volte , pur tenendo costantemente ed immancabilmente presente quale sia la Verità, si catturano più mosche con un cucchiaio di miele che con un barile d'aceto.

Motivo per cui nel dubbio non faccio nemmeno aprir bocca ai testimoni di genova.

Capisco, però ti renderai assolutamente conto dell'assurdità del ritiro delle due bolle.
Se guardiamo il testo del documento congiunto del '65 ecco cosa leggiamo:

1. Pieni di riconoscenza verso Dio per la grazia che, nella sua misericordia, ha loro dato di incontrarsi fraternamente nei luoghi sacri in cui, attraverso la morte e la risurrezione del Signore Gesù, è stato consumato il mistero della nostra salvezza e, con l’effusione dello Spirito Santo, è nata la Chiesa, il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I non hanno perso di vista il progetto da loro ivi concepito, ognuno per quanto lo riguarda, di non trascurare alcun atto ispirato dalla carità e che possa facilitare lo sviluppo dei rapporti fraterni così avviati tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa di Costantinopoli. Essi sono così convinti di rispondere alla chiamata della grazia divina che oggi porta la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, come pure tutti i Cristiani a superare le loro divergenze per essere di nuovo “uno” come il Signore Gesù ha chiesto per essi al padre suo.

2. Tra gli ostacoli che si incontrano nel cammino di sviluppo di questi rapporti fraterni di fiducia e di stima, figura il ricordo della decisioni, atti e spiacevoli inconvenienti, che sono sfociati nel 1054 nella sentenza di scomunica portata da legati della sede romana guidati dal cardinal Humbert, contro il patriarca Michele Cerulario ed altre due personalità, legati che furono essi stessi oggetto di analoga sentenza da parte del patriarca e del sinodo costantinopolitano.

3. Non si può far a mano di riconoscere ciò che questi eventi hanno comportato in questo periodo particolarmente turbolento della storia. Ma oggi che si è operato su di essi un giudizio più sereno e più equilibrato, sta a cuore riconoscere gli eccessi di cui si sono macchiati e che hanno ulteriormente prodotto conseguenze più gravi, nello steso modo in cui possiamo giudicarne, le intenzioni e le previsioni dei loro autori le cui censure portavano sulle persone prese di mira e non sulle Chiese e non intendevano rompere la comunione ecclesiale tra le sedi di Roma e di Costantinopoli.

4. È per questo che il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I nel suo sinodo, certi di esprimere il comune desiderio di giustizia ed il sentimento unanime di carità dei loro fedeli e ricordando il precetto del Signore: “Quando presenti la tua offerta all'altare, se là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all'altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt 5, 23-24), dichiarano di comune accordo:

a) dolersi delle parole offensive, dei rimproveri senza fondamento, e dei gesti reprimevoli che, da una parte e dall'altra, hanno segnato o accompagnato i tristi eventi di quell'epoca;

b) dolersi ugualmente e togliere dalla memoria e dal mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica che ne sono conseguiti, e il cui ricordo costituisce fino ai nostri giorni di ostacolo al riavvicinamento nella carità, e votarle all'oblio;

c) deplorare, infine, gli incresciosi precedenti degli ulteriori avvenimenti che, sotto l'influenza di fattori diversi, tra i quali la incomprensione e la diffidenza reciproche, hanno infine condotta alla rottura effettiva della comunione ecclesiale.

5. Il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I con il suo sinodo sono consapevoli che questo atto di giustizia e di perdono reciproco, sono consapevoli che non possa bastare a metter fine alle divergenze, antiche o più recenti, che sussistono tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa e che, per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, saranno superate grazie alla purificazione dei cuori, al pentimento per i torti storici insieme alla fattiva volontà di de giungere ad una intelligenza e ad una espressione comune della fede apostolica e delle sue esigenze.

Nel compiere questo gesto, tuttavia, essi sperano che sarà gradito a Dio, pronti a perdonare mentre ci perdoniamo gli uni gli altri, ed apprezzato dal mondo cristiano tutto intero, ma soprattutto dall'insieme della Chiesa cattolica romana e della Chiesa ortodossa come l’espressione di una reciproca sincera volontà di riconciliazione e come un invito a perseguire, in uno spirito di fiducia, di stima e di carità reciproche, il dialogo che li condurrà, con l'aiuto di Dio, a vivere nuovamente, per il maggior bene delle anime e la venuta del Regno di Dio, nella piena comunione di fede, di concordia fraterna e di vita sacramentale che esisteva tra loro nel corso del primo millennio della vita della Chiesa.

7 dicembre 1965

fonte: Dichiarazione comune Paolo VI e Atenagora abolizione reciproche scomuniche (http://www.internetica.it/AttoSolenne-PaoloviAtenagora65.htm)

Da questo documento sembra che lo scisma ortodosso sia stato causato solo da reciproche incomprensioni e nulla più. Come se in realtà fosse stata solo colpa di due vescovi (quello di Roma - cioé il Papa - e quello di Bisanzio - cioé il patriarca di Costantinopoli) un po' troppo litigiosi, vittime loro stessi delle contigenze storiche del tempo.
E sai perfettamente, anche meglio di me, che è una visione riduttiva non solo dal punto di vista dottrinale ma anche dal punto di vista della mera ricostruzione storica 'profana'.
Parlare di reciproche responsabilità nella rottura della comunione ecclesiale, la cui colpa fu precipuamente orientale e non latina, è un mettere in discussione larvatamente l'unicità della Chiesa Cattolica e il primato petrino che allora giudicò senza possibilità d'errore!
Oltre tutto, si minimizza lo scisma parlando simpliciter di divergenze.
Caspita, c'è di mezzo uno scisma, con delle scomuniche - anche ipso facto - in corso e delle pesantissime accuse e condanne per eresia reciproche e mi si viene a parlare modestamente di 'divergenze'?
E' il solito circiterismo denunciato da Amerio.
O 'pretese', per usare un termine a te caro :sofico:

carlomartello
14-02-11, 03:33
Lo so. Ma il punto è che eretici e scismatici lo sono loro, per noi! Solo che qualcuno - Paolo VI - ha preferito ritirare delle scomuniche in nome del dialogo ecumenico.
Gesto del tutto inutile in quanto chi è eretico e scismastico è de facto scomunicato di per sé.
A volerla dire tutta, si potrebbe pure discutere sulla validità del gesto.

La revoca della scomunica non aiuta di per sé il dialogo, su questo siamo d'accordo.
Ci fa piacere però leggere che gli ortodossi stessi vogliano distinguere il confronto teologico e dottrinale - che dicono essere di remota soluzione - con la collaborazione politica, sociale e culturale - di cui sono fautori al pari del Pontefice.
Anche noi auspichiamo l'unità della Chiesa da ovest ad est con le premesse di Giò e ci guardiamo bene dall'approvare velleitari progetti di creazione di una pan-Chiesa.
I cattolici sanno bene che, prima di guardare alla riunione delle chiese scismatiche sotto la Romana Chiesa, la vera battaglia è quella interna alla Chiesa - contro il cancro neomodernista aggiungiamo noi. Ma non è questa la discussione.
Tuttavia lo stesso mons. Fellay, il superiore della Fraternità dell'alfiere della Tradizione mons. Lefebvre, auspicava con enfasi che il Papa consacrasse la Russia al Cuore Immacolato di Maria.

carlomartello

Miles
14-02-11, 03:40
Capisco, però ti renderai assolutamente conto dell'assurdità del ritiro delle due bolle.
Se guardiamo il testo del documento congiunto del '65 ecco cosa leggiamo:

1. Pieni di riconoscenza verso Dio per la grazia che, nella sua misericordia, ha loro dato di incontrarsi fraternamente nei luoghi sacri in cui, attraverso la morte e la risurrezione del Signore Gesù, è stato consumato il mistero della nostra salvezza e, con l’effusione dello Spirito Santo, è nata la Chiesa, il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I non hanno perso di vista il progetto da loro ivi concepito, ognuno per quanto lo riguarda, di non trascurare alcun atto ispirato dalla carità e che possa facilitare lo sviluppo dei rapporti fraterni così avviati tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa di Costantinopoli. Essi sono così convinti di rispondere alla chiamata della grazia divina che oggi porta la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, come pure tutti i Cristiani a superare le loro divergenze per essere di nuovo “uno” come il Signore Gesù ha chiesto per essi al padre suo.

2. Tra gli ostacoli che si incontrano nel cammino di sviluppo di questi rapporti fraterni di fiducia e di stima, figura il ricordo della decisioni, atti e spiacevoli inconvenienti, che sono sfociati nel 1054 nella sentenza di scomunica portata da legati della sede romana guidati dal cardinal Humbert, contro il patriarca Michele Cerulario ed altre due personalità, legati che furono essi stessi oggetto di analoga sentenza da parte del patriarca e del sinodo costantinopolitano.

3. Non si può far a mano di riconoscere ciò che questi eventi hanno comportato in questo periodo particolarmente turbolento della storia. Ma oggi che si è operato su di essi un giudizio più sereno e più equilibrato, sta a cuore riconoscere gli eccessi di cui si sono macchiati e che hanno ulteriormente prodotto conseguenze più gravi, nello steso modo in cui possiamo giudicarne, le intenzioni e le previsioni dei loro autori le cui censure portavano sulle persone prese di mira e non sulle Chiese e non intendevano rompere la comunione ecclesiale tra le sedi di Roma e di Costantinopoli.

4. È per questo che il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I nel suo sinodo, certi di esprimere il comune desiderio di giustizia ed il sentimento unanime di carità dei loro fedeli e ricordando il precetto del Signore: “Quando presenti la tua offerta all'altare, se là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all'altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt 5, 23-24), dichiarano di comune accordo:

a) dolersi delle parole offensive, dei rimproveri senza fondamento, e dei gesti reprimevoli che, da una parte e dall'altra, hanno segnato o accompagnato i tristi eventi di quell'epoca;

b) dolersi ugualmente e togliere dalla memoria e dal mezzo della Chiesa le sentenze di scomunica che ne sono conseguiti, e il cui ricordo costituisce fino ai nostri giorni di ostacolo al riavvicinamento nella carità, e votarle all'oblio;

c) deplorare, infine, gli incresciosi precedenti degli ulteriori avvenimenti che, sotto l'influenza di fattori diversi, tra i quali la incomprensione e la diffidenza reciproche, hanno infine condotta alla rottura effettiva della comunione ecclesiale.

5. Il papa Paolo VI e il patriarca Athénagoras I con il suo sinodo sono consapevoli che questo atto di giustizia e di perdono reciproco, sono consapevoli che non possa bastare a metter fine alle divergenze, antiche o più recenti, che sussistono tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa e che, per mezzo dell'azione dello Spirito Santo, saranno superate grazie alla purificazione dei cuori, al pentimento per i torti storici insieme alla fattiva volontà di de giungere ad una intelligenza e ad una espressione comune della fede apostolica e delle sue esigenze.

Nel compiere questo gesto, tuttavia, essi sperano che sarà gradito a Dio, pronti a perdonare mentre ci perdoniamo gli uni gli altri, ed apprezzato dal mondo cristiano tutto intero, ma soprattutto dall'insieme della Chiesa cattolica romana e della Chiesa ortodossa come l’espressione di una reciproca sincera volontà di riconciliazione e come un invito a perseguire, in uno spirito di fiducia, di stima e di carità reciproche, il dialogo che li condurrà, con l'aiuto di Dio, a vivere nuovamente, per il maggior bene delle anime e la venuta del Regno di Dio, nella piena comunione di fede, di concordia fraterna e di vita sacramentale che esisteva tra loro nel corso del primo millennio della vita della Chiesa.

7 dicembre 1965

fonte: Dichiarazione comune Paolo VI e Atenagora abolizione reciproche scomuniche (http://www.internetica.it/AttoSolenne-PaoloviAtenagora65.htm)

Da questo documento sembra che lo scisma ortodosso sia stato causato solo da reciproche incomprensioni e nulla più. Come se in realtà fosse stata solo colpa di due vescovi (quello di Roma - cioé il Papa - e quello di Bisanzio - cioé il patriarca di Costantinopoli) un po' troppo litigiosi, vittime loro stessi delle contigenze storiche del tempo.
E sai perfettamente, anche meglio di me, che è una visione riduttiva non solo dal punto di vista dottrinale ma anche dal punto di vista della mera ricostruzione storica 'profana'.
Parlare di reciproche responsabilità nella rottura della comunione ecclesiale, la cui colpa fu precipuamente orientale e non latina, è un mettere in discussione larvatamente l'unicità della Chiesa Cattolica e il primato petrino che allora giudicò senza possibilità d'errore!
Oltre tutto, si minimizza lo scisma parlando simpliciter di divergenze.
Caspita, c'è di mezzo uno scisma, con delle scomuniche - anche ipso facto - in corso e delle pesantissime accuse e condanne per eresia reciproche e mi si viene a parlare modestamente di 'divergenze'?
E' il solito circiterismo denunciato da Amerio.


Ricordati che non vi è nulla di davvero irreversibile tra la Chiesa Cattolica e l'ortodossa.

Il Concilio di Lione e quello di Firenze stanno lì a dimostrarlo che anche per il Filoque una soluzione teologica condivisa esiste ed è valida.

Il nodo irrisolto rimane il primato di Pietro.
Mi ha fatto sorridere l'arguzia di Papa Ratzinger che all'ultima serie di belati di alcuni pezzi grossi dell'infausta secta orthodoxa ha detto "bene , se volete torniamo ad esercitare il primato com'era prima dell'anno mille. A voi va bene?" a cui è seguito una specie di gelo per la serie "noi barbuti l'abbiamo sparata troppo grossa"


O 'pretese', per usare un termine a te caro :sofico:

Centro per lo sviluppo dei rapporti tra la Provincia Autonoma di Bolzano e la Russia Nadezhda Ivanovna Borodina - Merano (http://www.borodinacr.it/nadezhda_borodina-it.htm)

:incav::incav::incav:

Giò
14-02-11, 03:41
La revoca della scomunica non aiuta di per sé il dialogo, su questo siamo d'accordo.
Ci fa piacere però leggere che gli ortodossi stessi vogliano distinguere il confronto teologico e dottrinale - che dicono essere di remota soluzione - con la collaborazione politica, sociale e culturale - di cui sono fautori al pari del Pontefice.
Anche noi auspichiamo l'unità della Chiesa da ovest ad est con le premesse di Giò e ci guardiamo bene dall'approvare velleitari progetti di creazione di una pan-Chiesa.
I cattolici sanno bene che, prima di guardare alla riunione delle chiese scismatiche sotto la Romana Chiesa, la vera battaglia è quella interna alla Chiesa - contro il cancro neomodernista aggiungiamo noi. Ma non è questa la discussione.
Tuttavia lo stesso mons. Fellay, il superiore della Fraternità dell'alfiere della Tradizione mons. Lefebvre, auspicava con enfasi che il Papa consacrasse la Russia al Cuore Immacolato di Maria.

carlomartelloMonsignor Fellay ha dichiarato, esplicitamente, tempo fa che in Russia, secondo lui, qualcosa si muove. Se lo dice, credo che sia a ragion veduta.
Questo significa che la rinascita della religione in Russia sia fatto positivo. Dopo tanti anni, effettivamente, lo Stato non ostacola il diffondersi del sentimento religioso in Russia - soprattutto quello cristiano ortodosso. Screzi fra cattolici e ortodossi - non solo a livello dottrinale - in Russia continueranno ma un quadro positivo lo ha tracciato proprio chi ha lavorato tanto per la rinascita della Chiesa Cattolica in Russia. C'è ancora tanto da fare, ma la situazione è certamente maggiormente positiva sia rispetto agli anni '80 che rispetto a soli 5 anni fa.
Tuttavia, torno a ribadire che solo una Chiesa depurata dal virus del modernismo potrà pensare di convertire gli scismatici ortodossi perché solo una Fede retta può smuovere le montagne.
Inoltre, depurandoci dal virus modernista, oltre tutto, sarebbe anche più facile il dialogo - quello certamente consentito - sul piano politico, sociale, etico e culturale in senso lato.

Miles
14-02-11, 03:43
@ Moderatori:

Possiamo scindere la discussione in due parti ?
La prima sui rapporti politici Papa- Russia , e l'altra sui rapporti teologici con gli ortodossi

Miles
14-02-11, 03:44
Monsignor Fellay ha dichiarato, esplicitamente, tempo fa che in Russia, secondo lui, qualcosa si muove. Se lo dice, credo che sia a ragion veduta.
Questo significa che la rinascita della religione in Russia sia fatto positivo. Dopo tanti anni, effettivamente, lo Stato non ostacola il diffondersi del sentimento religioso in Russia - soprattutto quello cristiano ortodosso. Screzi fra cattolici e ortodossi - non solo a livello dottrinale - in Russia continueranno ma un quadro positivo lo ha tracciato proprio chi ha lavorato tanto per la rinascita della Chiesa Cattolica in Russia. C'è ancora tanto da fare, ma la situazione è certamente maggiormente positiva sia rispetto agli anni '80 che rispetto a soli 5 anni fa.
Tuttavia, torno a ribadire che solo una Chiesa depurata dal virus del modernismo potrà pensare di convertire gli scismatici ortodossi perché solo una Fede retta può smuovere le montagne.
Inoltre, depurandoci dal virus modernista, oltre tutto, sarebbe anche più facile il dialogo - quello certamente consentito - sul piano politico, sociale, etico e culturale in senso lato.

Non è che si riferiva alla Fraternità San Giosafat martire versione uniate della Fraternità San Pio X (una trentina di Sacerdoti, se non erro) invece che di geopolitica religiosa a tutto campo?
Perchè le due cose sono un poco diverse.

Giò
14-02-11, 03:47
Ricordati che non vi è nulla di davvero irreversibile tra la Chiesa Cattolica e l'ortodossa.

Il Concilio di Lione e quello di Firenze stanno lì a dimostrarlo che anche per il Filoque una soluzione teologica condivisa esiste ed è valida.Ma infatti quella soluzione è tutt'ora valida....chi l'ha accettata, infatti, non è uscito dalla comunione con Roma.


Il nodo irrisolto rimane il primato di Pietro.
Mi ha fatto sorridere l'arguzia di Papa Ratzinger che all'ultima serie di belati di alcuni pezzi grossi dell'infausta secta orthodoxa ha detto "bene , se volete torniamo ad esercitare il primato com'era prima dell'anno mille. A voi va bene?" a cui è seguito una specie di gelo per la serie "noi barbuti l'abbiamo sparata troppo grossa"
Ecco, una cosa come quella detta da BXVI, pur essendo diplomaticamente arguta, è comunque di un'ambiguità pericolosissima sul piano dottrinale. Anche perché il modernista ecumenista conciliare di casa nostra allora andrà a dire: "Ah ecco, allora lo vedete che il primato petrino era diverso prima di Trento e del Vaticano I? Lo vedete che non c'era nessuna infallibilità papale ex cathedra?"
Magari non era l'intenzione di B XVI - che considero in buona fede, tutto sommato - , ma sappiamo entrambi che se uno dà un dito, poi c'è sempre qualcuno prontissimo a prendersi l'intero braccio.



Centro per lo sviluppo dei rapporti tra la Provincia Autonoma di Bolzano e la Russia Nadezhda Ivanovna Borodina - Merano (http://www.borodinacr.it/nadezhda_borodina-it.htm)

:incav::incav::incav:

Secondo te ci va ulf, e, n ; or?

Giò
14-02-11, 03:49
Non è che si riferiva alla Fraternità San Giosafat martire versione uniate della Fraternità San Pio X (una trentina di Sacerdoti, se non erro) invece che di geopolitica religiosa a tutto campo?
Perchè le due cose sono un poco diverse.

Leggi qua: http://forum.politicainrete.net/rivoluzione-conservatrice/62796-mons-fellay-fsspx-russia-qualcosa-si-muove.html

Miles
14-02-11, 03:57
Ecco, una cosa come quella detta da BXVI, pur essendo diplomaticamente arguta, è comunque di un'ambiguità pericolosissima sul piano dottrinale. Anche perché il modernista ecumenista conciliare di casa nostra allora andrà a dire: "Ah ecco, allora lo vedete che il primato petrino era diverso prima di Trento e del Vaticano I? Lo vedete che non c'era nessuna infallibilità papale ex cathedra?"
Magari non era l'intenzione di B XVI - che considero in buona fede, tutto sommato - , ma sappiamo entrambi che se uno dà un dito, poi c'è sempre qualcuno prontissimo a prendersi l'intero braccio.



E perchè?
Dal punto di vista storico e teologico non fa una grinza.

Il primato di Pietro è una realtà consolidata fin dai primi secoli (http://www.cristianicattolici.net/il_primato_di_pietro.html), seppur è vero che i singoli patriarchi avevano una certa autonomia discrezionale in ambito prettamente canonico (ricordati che non c'era nè internet nè telefono) . E che ogni tanto han fatto finta di non saperlo.

Le definizione successive inquadrano giuridicamente ed ecclesiologicamente una realtà non solo metatemporale, ma soprattutto già considerata consuetudinaria ed accettata come tale già da allora ad Oriente ed Occidente (pur con tentativi di remar contro)

E' questo il motivo per cui i barbuti orthodoxi sono impalliditi. Perchè sapevano nel profondo che non avevano tutte queste ragioni.

Poi se mi dici che ci sarebbero Don Vitaliano , Don Barbero ed Hans Kung che si rotolano per terra vomitando crema di piselli come nell'Esorcista, beh non credo tu sia il primo che si dispiacerebbe particolarmente...

Giò
14-02-11, 04:00
E perchè?
Dal punto di vista storico e teologico non fa una grinza.

Il primato di Pietro è una realtà consolidata fin dai primi secoli (http://www.cristianicattolici.net/il_primato_di_pietro.html), seppur è vero che i singoli patriarchi avevano una certa autonomia discrezionale in ambito prettamente canonico (ricordati che non c'era nè internet nè telefono) . E che ogni tanto han fatto finta di non saperlo.

Le definizione successive inquadrano giuridicamente una realtà non solo metatemporale, ma soprattutto già considerata consuetudinaria ed accettata come tale già da allora ad Oriente ed Occidente (pur con tentativi di remar contro)

E' questo il motivo per cui i barbuti orthodoxi sono impalliditi. Perchè sapevano nel profondo che non avevano tutte queste ragioni.

Poi se mi dici che ci sarebbero Don Vitaliano , Don Barbero ed Hans Kung che si rotolano per terra vomitando crema di piselli come nell'Esorcista, beh non credo tu sia il primo che si dispiacerebbe particolarmente...

Lo so. Però, anche se solo per un espediente retorico, critico il parlare di un "prima" e di un "dopo" riguardo al primato di Roma.

Miles
14-02-11, 04:02
Lo so. Però, anche se solo per un espediente retorico, critico il parlare di un "prima" e di un "dopo" riguardo al primato di Roma.

Giò, se uno è in malafede o è in condizione di "ignoranza invincibile" ha da ridire pure se il Papa recita il Padre Nostro.

Non so se ogni tanto ti leggi blog e siti di cattodibase ma veramente il livello è quello.

Giò
14-02-11, 13:50
Giò, se uno è in malafede o è in condizione di "ignoranza invincibile" ha da ridire pure se il Papa recita il Padre Nostro.

Non so se ogni tanto ti leggi blog e siti di cattodibase ma veramente il livello è quello.

Non si devono offrire armi al nemico.
E B XVI ne offre anche troppe.

Miles
14-02-11, 13:54
Non si devono offrire armi al nemico.
E B XVI ne offre anche troppe.

Qualunque cosa che dice può essere usata contro di lui da chi è in malafede.
E se tacesse (a parte che griderebbero i sassi) verrebbe rimproverato per i suoi silenzi.

Giò
14-02-11, 14:01
Qualunque cosa che dice può essere usata contro di lui da chi è in malafede.
E se tacesse (a parte che griderebbero i sassi) verrebbe rimproverato per i suoi silenzi.

Meglio il silenzio delle visite 'ecumeniche' ai protestanti e agli ebrei, sinceramente.

Miles
15-02-11, 16:21
Meglio il silenzio delle visite 'ecumeniche' ai protestanti e agli ebrei, sinceramente.

Che in questo caso, francamente, non centrano nulla.

Giò
15-02-11, 16:55
C'entrano, c'entrano...

Miles
15-02-11, 17:01
C'entrano, c'entrano...

Dialogo immaginario (ma neanche tanto) :

Miles : Un prete uscendo dalla canonica è scivolato e si è rotto una gamba.

Giò 91 : Indubbiamente è colpa del CVII infatti se vai a vedere cosa scriveva S. Vattelapesca nel 1421 ... (segue copia&incolla chilometrico)

Giò
15-02-11, 17:02
Miles : Un prete uscendo dalla canonica è scivolato è si è rotto una gamba.

Giò 91 : Indubbiamente è colpa del CVII infatti se vai a vedere cosa scriveva S. Vattelapesca nel 1421 ... (segue copia&incolla chilometrico)

Giò91 su queste cose difficilmente si sbaglia, ahimé :D :chefico:

Miles
15-02-11, 17:04
Giò91 su queste cose difficilmente si sbaglia, ahimé :D :chefico:

Dici che ci sia un nesso anche tra CV II e buco nell'ozono?

Giò
16-02-11, 02:17
Dici che ci sia un nesso anche tra CV II e buco nell'ozono?

No, però di sicuro c'è un nesso fra il CVII e le linee-guida del pontificato di Papa Benedetto XVI, che ne dici?

Miles
16-02-11, 02:48
No, però di sicuro c'è un nesso fra il CVII e le linee-guida del pontificato di Papa Benedetto XVI, che ne dici?

A me sembra che il concilio cui faccia riferimento in questa disputa teologica con gli ortodossi, sia quello di Firenze del quindicesimo secolo.

Non so se vi sia maggiore ossessione per il CVII da parte di certi lefebvriani o (su posizioni inverse) da parte di certe comunità di base e comuni hippie pseudocattoliche tipo Taizè.

Giò
16-02-11, 03:36
A me sembra che il concilio cui faccia riferimento in questa disputa teologica con gli ortodossi, sia quello di Firenze del quindicesimo secolo.

Non so se vi sia maggiore ossessione per il CVII da parte di certi lefebvriani o (su posizioni inverse) da parte di certe comunità di base e comuni hippie pseudocattoliche tipo Taizè.

L'attenzione che potrà pure sembrare ossessiva per il CVII è dovuta al fatto che il CVII ha rappresentato forse l'evento più nefasto del XX secolo - soprattutto per le conseguenze che ha portato - in quanto per la prima volta nella storia della Chiesa è penetrata l'eresia senza che l'autorità s'opponesse.
Comunque, la mia era una risposta - tra l'altro lecita e in tema - alla tua osservazione secondo cui se B XVI in certi casi non parlasse lo accuserebbero dei suoi silenzi.
A tale osservazione io ho semplicemente obiettato che se gli interventi di B XVI devono essere i già citati incontri 'ecumenici' allora ben vengano i silenzi.

Miles
16-02-11, 11:36
L'attenzione che potrà pure sembrare ossessiva per il CVII è dovuta al fatto che il CVII ha rappresentato forse l'evento più nefasto del XX secolo - soprattutto per le conseguenze che ha portato - in quanto per la prima volta nella storia della Chiesa è penetrata l'eresia senza che l'autorità s'opponesse.
Comunque, la mia era una risposta - tra l'altro lecita e in tema - alla tua osservazione secondo cui se B XVI in certi casi non parlasse lo accuserebbero dei suoi silenzi.
A tale osservazione io ho semplicemente obiettato che se gli interventi di B XVI devono essere i già citati incontri 'ecumenici' allora ben vengano i silenzi.

Per quanto concerne il primo punto da te sollevato che in buona parte mi trova pure concorde (più sulle conseguenze del Concilio che riguardo il Concilio in se) qualcosa si muove:

http://forum.politicainrete.net/cattolici-romani/99999-un-sillabo-per-il-xxi-secolo.html

Per quanto sollevato nel secondo punto, sono due prassi Pastorali diverse. Entrambe Teologicamente corrette, entrambe che potenzialmente portano frutto a seconda però del quando vengono applicate.
La Pastorale è infatti una cosa che è funzionale non tanto al messaggio che porta (che è Eterno ed incorruttibile) ma all'uditorio cui si rivolge. Se non ci fossero state le commissioni unite con gli anglicani (che ricordati in primis servono per "studiarsi" a vicenda) non ci sarebbe stato il rientro a Roma degli anglicani cosiddetti "tradizionalisti" .
Spiegare cioè all'uditorio anglicano "occhio vedi che nonostante vi abbiano detto il contrario, il Papa non vuole fare il golpe in Inghilterra e portare l'Inquisizione a Piccadilly Circus (non ridere , è propaganda che era corrennte ancora nell'800) , ha portato frutti potenzialmente assai fecondi (e adesso la Chiesa ha un potenziale kommando wehrwolf per una missionareità ancora più capillare nel mondo anglofono)

Sono cammini lunghi (l'ha iniziato Newman ed il movimento di Oxford) , così come il cammino verso le chiese orientali scismatiche è vecchio di circa 8 secoli.
E parte da una considerazione assai evangelica "il medico, non va tra i sani, ma tra gli ammalati"

Giò
16-02-11, 14:05
Non contesto l'andare tra gli ammalati ma il non dire esplicitamente agli ammalati che sono tali e che hanno bisogno della cura se vogliono guarire.
Tutto qua.

carlomartello
18-02-11, 03:00
Veramente straordinario l'incontro di ieri tra il Santo Padre e il Presidente Medvedev, ne è uscita fuori una grande sintonia sui temi di attualità, dalla denatalità alle radici Cristiane d'Europa al Medio Oriente.
Il Santo Padre ha anche detto di voler imparare il russo. :D Roma e il patriarcato di Mosca continuano a avvicinarsi.
Bene così.

carlomartello

Miles
18-02-11, 12:17
Il Santo Padre ha anche detto di voler imparare il russo. :D Roma e il patriarcato di Mosca continuano a avvicinarsi.
Bene così.

carlomartello

Operazione Barbarossa 2.0
Bene così :gluglu:

EURIDICE
14-04-11, 14:51
l'unico modo x assicurare libertà religiosa alla minoranza cristiana in Egitto è un intervento armato dei paesi cristiani in nord africa e uno smembramento di tipo Balcanico dell'Egitto
a Occidente del Nilo un paese cristiano , abitato solo dai Copti
a Oriente del Nilo un paese muslmano, abitato solo dai maometani

dato che i Copti sono Ortodossi , la Russia si dovrebbe porre come guida di questo impegno militare , gli altri paesi slavi dell'europa dell'EST , Italia e Francia seguiranno a ruota