Benvenuto in Termometro Politico - Forum.

Commenti Blog

  1. L'avatar di Maestrale
    Loro


    Erano entrambi nel corridoio della frutta esotica, l'uno di fianco all'altra. Nera aveva solo uno zainetto e un sacchetto biodegradabile, come quelli che si usavano nei vecchi supermercati del XXI secolo. Anche il resto del suo aspetto a prima vista poteva sembrare un pò retrò. Era una di quelle persone che, quando le incontri in giro, probabilmente riescono ad attirare l'attenzione più facilmente di altre, distogliendoti dai tuoi pensieri quotidiani per qualche secondo. Non che si vestisse in modo eccentrico, quello no. E' che se la guardavi per più di un istante, ti accorgevi che il suo in realtà era un look, sì, trasandato, ma anche estremamente ricercato. Non apparteneva alla classe povera, ma si vestiva così perchè le piaceva. Era la sua moda personale. Probabilmente per la stessa ragione che la spingeva a rifiutare il RoboTaxi che suo padre le insisteva a metterle a disposizione ogni volta che doveva andare a far la spesa, naturalmente invano. A nulla serviva la cocciuta insistenza del padre, che non riusciva proprio a capire perchè sua figlia si dovesse esporre a tutti i pericoli di uno spostamento sul suolo lunare, passando in zone non pressurizzate su un semplice autobus a 4 ruote probabilmente male ossigenato. Ma in queste piccole battaglie familiari lei aveva sempre la meglio e, seppure il padre non riuscisse a capirla, aveva le sue ragioni. Lei preferiva prendere la navetta, come qualsiasi altro pendolare che veniva a lavorare al Lago della Perseveranza, perchè le piaceva inserirsi nel variegato mondo degli esseri umani comuni per osservarli. I loro volti raccontavano storie che il suo inconscio, in qualche modo, percepiva. Storie drammatiche, intense, racchiuse in ogni singola ruga. Storie di vita. Storie che poi lei riproduceva sulla tela, quando ritraeva i loro volti.

    Ad essere sinceri Piero l'aveva già notata, ma non per il suo look. Dieci minuti prima, nel lungo corridoio delle farine da coltivazioni lunari, aveva notato il suo fondoschiena, che gli passò di fianco mentre lui cercava di far entrare due sacchi di farina di riso nel suo carrello elettronico. Per un paio di secondi fu ipnotizzato dai suoi fianchi, che sembravano ondeggiare ad un ritmo perfetto mentre la ragazza si allontanava. Poi il suo riflesso condizionato di maschio terminò così come era iniziato, e non appena fu tornato cosciente ricominciò la sua guerra con le leggi della fisica, che gli impedivano di inserire quei sacchi in uno spazio, a loro dire, insufficiente. Dopo esserci riuscito, nel carrello non entrava più niente. Al massimo ci stavano ancora i datteri per i 2 compagni algerini, ma per quanto riguarda le latte coi preparati energetici, e soprattutto le sue bottiglie di Barbera, non c'era niente da fare. Per fortuna Ahmed, quando aveva fatto il calcolo delle provviste da acquistare per quel mese, lo aveva ammonito sul fatto che nel carrello non ci sarebbero entrate tutte. E per evitare di noleggiarne un altro (il noleggio dei carrelli elettronici costava 5 euro l'ora in quell'iperstore), gli aveva prestato una delle sue sacche da minatore. Ahmed calcolava tutto alla perfezione, non sbagliava quasi mai. In quell'occasione però, commise un piccolo errore. Non si accorse che la sacca che aveva prestato a Piero aveva una piccola lacerazione, sul fondo. Nè se ne accorse Piero. E, come capita alle persone precise quella volta su cento in cui sbagliano, successe un casino.

    Nera cercava di ricordarsi se al Vice Vicario di Perseverantia, nonchè sottosegretario alla sicurezza e maggiore delle forze antisommossa, valoroso eroe nazionale della Prima Guerra Lunare e, nei ritagli di tempo, anche suo padre, piacessero gli ananas. Quando Piero parcheggiò il carrello elettronico e si avvicinò con la sacca in spalla al bancone della frutta esotica, riconobbe subito i fianchi che aveva adocchiato prima. Ora che aveva quasi finito la scorta (la sacca era già stata riempita con le latte), istintivamente dedicò più tempo all'osservazione di quella creatura, cercando di farlo nel modo più discreto possibile. Era una ragazza minuta, con la carnagione chiara e un bel fisico atletico. Fu catturato soprattutto i suoi occhi che, al pari dei suoi capelli, non erano castani, erano proprio neri. Nerissimi. Ed erano intenti a scrutare un ananas che la ragazza aveva in mano, che continuava a rigirare da parte a parte, in cerca di chissà quale dettaglio che le permettesse di scoprire il segreto di quel frutto.
    Il tempo che Piero dedicò all'osservazione di Nera durò per 3 secondi netti. Forse sarebbe durato anche di più, ma non lo sapremo mai. Perchè allo scoccare del terzo secondo la sacca di Ahmed, evidentemente esausta, decise di porre termine alla sua lunga e faticosa vita. E non fu un'uscita di scena silenziosa, no signori. Il fondo della sacca si lacerò di colpo, e le 6 latte da 2 chili l'una precipitarono una dopo l'altra sul pavimento in ferro.
    Il frastuono fu tale che venne udito in tutto l'iperstore. Piero sentì la sacca rinculare verso l'alto sulla schiena per ben 6 volte, come il cannone di un vascello che spara le sue pesanti munizioni alla velocità di una mitraglietta. Al primo colpo non capì, addirittura gli passò per la testa l’ipotesi che fosse in corso un attentato dei ribelli. Poi, sentendo sulla schiena la sacca che si svuotava, e vedendo una delle latte che rotolava lungo il corridoio, realizzò. E fu peggio, perché istintivamente cercò di fermare la quarta latta col piede. E naturalmente, come potrebbe capitare a chiunque cercasse di calciare al volo una latta da 2 chili, si fece male. In più calciò la latta, che nel frattempo si era aperta, verso Nera. Quando la sacca era quasi vuota, adottò un'ultima, disperata misura per fermare questa incontrollabile escalation di eventi: cercò di togliersi la sacca dalle spalle. E così facendo, nel gesto di roteare il braccio, riuscì a far cadere l’ultima latta su un cesto di susine gialle, sullo scaffale davanti a loro. Il risultato fu una bella macedonia. Strike, pensò.
    Nera si spaventò, svegliata di soprassalto dal mondo interiore in cui si era chiusa insieme all’ananas che aveva in mano. Ma che cav…, si girò di colpo e vide un ragazzo che calciò al volo, imprecando, una grossa lattina di ferro. Fu un attimo. La lattina fece un rimbalzo, si aprì, e prese a correre dritta verso di lei, fermandosi solo quando le sue scarpe opposero resistenza. Le si rovesciò sul piede destro una montagna di crema arancione, ricoprendole abbondantemente anche la parte bassa dei fuseaux, e in parte anche l’altra scarpa. Anzi, a ben guardare poi, gli schizzi di quella roba puzzolente erano dappertutto intorno a loro. Anche sulla sua maglietta. Alzò lo sguardo, e incrociò quello del ragazzo.
    Si fissarono per un istante senza dire niente. Ci fu qualche secondo di silenzio in tutto il corridoio, anche fra le poche persone nei paraggi che guardavano increduli la scena. Poi Piero, che era un mago delle sintesi, ruppe il ghiaccio con un’unica parola, quella che riassumeva il suo pensiero in quel momento.
    “Cazzo.”
  2. L'avatar di Maestrale
    Pensa Violet che ho in testa questa storia da un pò ma ci sono punti che ancora non mi sono chiari. Uno di questi è che non avevo idea di come far incontrare questi due ragazzi così diversi sulla Luna. Poi qualche giorno fa ho letto proprio il tuo bel blog sul supermercato, e... tac! Anche sulla Luna si deve mangiare, come ho fatto a non pensarci prima. Merito anche tuo quindi
    Quando venderò milioni di copie ti dovrò riconoscere una percentuale
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
N. Post: