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Franco Marino

Grillo e la democrazia interna

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Di , 21-06-13 alle 03:49 (472 Visite)
Grillo, dal mio modestissimo pulpito, è stato criticato in ogni modo e per motivi su cui non è il caso di tornare adesso.
Una delle ragioni sulle quali non l'ho *mai* criticato, è quella della cosiddetta "democrazia interna" al partito, che è una di quelle ragioni pretestuose oltretutto provenienti da una partitocrazia come quella tradizionale, che ha sempre epurato chiunque non si mostrasse complice col sistema.

Ora, questo è uno di quei tantissimi casi dove il manicheismo di Grillo gli si è rivoltato contro. Perché il movimento 5 Stelle, presentatoci dai suoi fondatori, come uno di quei posti dove "ognuno vale uno", è in realtà un partito come tutti gli altri.
E per capire cosa è un partito, bisogna sapere a cosa serve e quale sia la sua reale funzione.
E uno dei più frequenti abbagli ed errori è quello di credere che il partito sia il luogo ove si esprime la democrazia, quando è *esattamente* l'opposto. Ossia un luogo dove le istanze personali di ogni persona che ne fa parte, debbono sottomettersi ad una disciplina generale, necessaria per la vita stessa del partito.

Ma cosa sono i partiti? I partiti sono associazioni private, che la Costituzione non menziona se non "en passant" e oltretutto con una disciplina giuridica alquanto lacunosa (come da tradizione del diritto italiano). Lo scopo principale di un partito è quello di coagulare e organizzare quelle che sono le energie che lo caratterizzano, per indirizzarle verso uno scopo ben preciso, che è poi lo statuto del partito stesso.

Perché d'accordo la democrazia e la libertà di parola, ma poi arriva il momento in cui le persone, al fine di dare un senso alla propria azione politica, devono fare gruppo e andare verso un obiettivo e questo è possibile soltanto se ci sono delle regole e delle discipline.

Il Movimento 5 Stelle ha una struttura fatta di regole come tutti i partiti che vogliano definirsi tali. Io ad esempio non credo in quelle regole e in quei valori, non perlomeno con l'estremismo fanatico che vedo nello statuto (anzi nel "non statuto" come lo chiamano loro) e difatti mi sono sempre tenuto lontano da quel partito. Io e Grillo viviamo ideologicamente, caratterialmente, su due pianeti differenti, io non userei mai i toni di Grillo e non strutturerei mai il partito in quel modo.

Tuttavia Grillo e Casaleggio, un giorno si sono messi a tavolino e hanno deciso una serie di regole alle quali CHIUNQUE VOGLIA FAR PARTE DI QUEL MOVIMENTO DEVE SOTTOSTARE.
Di conseguenza, fare fronda e opposizione interna, non ha alcun senso. Se in quel partito ci si vuole stare, si condividono le regole di quel partito, viceversa il panorama italiano prevede altri partiti più consoni ai nostri valori.

Si dice "Ma Grillo è antidemocratico". Lo è, per tantissime ragioni. Meno che questa.
Infatti lui non nega la libertà di parola ad un parlamentare eletto con lui. Il parlamentare che decide di trasgredire le regole, viene espulso dal partito ma continua ad essere parlamentare che in quanto tale non ha vincoli di mandato.
Può decidere cosa votare, cosa non votare, non è tenuto in alcun modo ad essere fedele al suo partito di elezione (E GUAI SE SI INTRODUCESSERO NORME DISCIPLINARI IN TAL SENSO ANCHE DI CARATTERE COSTITUZIONALE) può tenersi le diarie, gli stipendi e quindi può decidere di essere un battitore libero e di non seguire la disciplina di alcun tipo. Oltre ad essere approcciabile da altri partiti, come è accaduto con Scilipoti che, eletto con l'Italia dei Valori, ha deciso di uscire da quel partito per poi, attraverso un percorso (peraltro prevedibile e discutibile) essere rieletto con Berlusconi.

Essere espulsi da un partito non è un dramma. Ed è un diritto del partito, che è un'associazione privata, stabilire quali siano i valori che lo debbano caratterizzare e come farli rispettare. Questa è una delle tante ragioni per le quali non ho gridato mai allo scandalo quando ad esempio Berlusconi espulse Fini dal Popolo della Libertà.
Fini sapeva benissimo che quel partito si identificava con valori che Berlusconi aveva sempre sostenuto, tra i quali l'idea che la magistratura, così strutturata, fosse un pericolo per il Paese, cosa che Berlusconi ripete a reti unificate da quando è "sceso in campo", giusto o meno che sia.

Allora tu lo sai e se pensi che quel partito sbagli, non ne entri a far parte, salvo poi contestare la linea interna del partito e lamentarti se ti cacciano.
Lo stesso discorso vale per Grillo. I valori del suo Movimento sono chiari. Non li condivido. Non mi piacciono. Ma più che non piacermi quei contenuti, non mi piace il modo con cui vengono proposti.

E quel giorno in cui impazzirò e deciderò di entrare in quel mondo culturale, starò ben attento a verificare se quei valori sono compatibili con i miei.
Poiché non sono i miei valori, me ne tengo lontano.
E non vado a dettare legge in casa altrui.

I partiti sono questo. Luoghi dove il consenso si organizza, nei modi che si ritengono più efficaci. Tra cui anche le espulsioni e le epurazioni.
Altrimenti si ha un partito senz'anima, dove le teste vanno per i fatti loro, dove la mano destra non sa quello che dice la mano sinistra e il sangue si fa acido a furia di litigare.

L'organizzazione è la base di qualsiasi partito che si rispetti e passa attraverso la disciplina e l'eliminazione del consenso.
Dopodiché c'è l'incoerenza di Grillo che parla di una democrazia interna che in realtà non esiste.

Ma è tutta un'altra storia.

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